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aladicorvo

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  1. aladicorvo

    Guanto di Sfida

    Buongiorno @queffe e @Ilaris Eccomi con il cestino della merenda per la sfida 36. Genere : Fantascienza (mai toccata, dev'essere stato stato il Tafazzi che vive in me a suggerirla, boh...) Staffer: @AdStr se disponibile.
  2. aladicorvo

    Guanto di Sfida

    Grazie @queffe e complimenti a @Ilaris Comincio subito gli esercizi di TrekkingAutogeno, raccatto il temperino per la spada e le pinzette per la penna (che depilata fa più trEnrdy) Il guanto è quello di nonna Teresina, lana a uncinetto, non dovrebbe fare troppo male e in ogni caso tolgo la nappina. Ciao e a presto!
  3. aladicorvo

    Alfio Pt. 3

    E pure io!
  4. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 3 di 3

    Oh, @Nightafter! se non ci fossi ti dovrebbero.. etc etc... Ebbene , sì: hai fatto centro. Su tutta la linea. Il faro nella notte era proprio Ionesco. Tant'è che questo è il rimaneggiamento di una pièce di cui mi sono occupata. Rimaneggiamento pesante, a dire il vero, perché quello si ispirava al "Cadavere in biblioteca" di A.Christie, mentre in questo mi sono divertita a calcare la mano sull'aspetto distopico. Il titolo è preso in prestito da Magritte (rosa gigantesca in un 'chiuso' alla L.Carroll ) Forse avrei fatto meglio a prendere i "Barbari" di Max Ernst, (non posso mettere le immagini qui in officina, però sono facili da trovare in rete) ma le buone maniere, quell'aggrapparsi a un fantasma di garbo vittoriano, mi hanno dirottato su Magritte, e così sia. Commossa per tanta affettuosa attenzione, che ti ha fatto cogliere proprio tutti gli aspetti, intenzioni e sottintesi del mio racconto, ma soprattutto rincuorata. Tuttavia, resta il fatto che, se in tanti fanno fatica a seguirmi, non posso far finta di nulla e crogiolarmi nel miele che mi regali. Me lo tengo stretto al cuore. E intanto punto il dito verso la luna. E guardo. Il Dito e la luna. Di certo hanno entrambi qualcosa da insegnarmi. Un abbraccio grande
  5. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 3 di 3

    @PoldoGrazie, utilissimo. Segnato tutto. L'esperimento da Max Ernst dei poveri non è andato a buon fine. "The Others" è un gioiello, La mia tomba dei lottatori no. C'è da lavorare
  6. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 1 di 3

    Hai ragione @ Poldo, i che sono un respiro che dovrei controllare meglio. L'effetto di straniamento invece è voluto, disagio compreso. Se ti va di arrivare arrivare fino in fondo, mi dirai se funziona o stucca. Grazie
  7. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 3 di 3

    Miss Preston sistemò la coperta su Evelyn Parker «La febbre scende di colpo, lo so bene» gliela rimboccò per bene, che non rimanesse fuori nemmeno un centimetro «Poi, da dentro, arriva il gelo. È terribile. Quasi meglio tenersela, la febbre. Specie d'inverno.» le carezzò la fronte «Povera cara.» «Povera cara, povera cara!» disse miss Gaynor «E a me chi ci pensa?» Avanzava lasciando una scia vischiosa sul pavimento «Tutti intorno a lei, mentre la mia gamba...» «Se invece di imbellettarsi, se ne occupasse...» ringhiò Miss Connor. «La smetta! Con la sua aria da giustiziera, ma dico, si è vista? Mi domando quanti denti le siano rimasti in bocca» si abbandonò su una poltrona, avvicinò uno sgabello e ci poggiò la gamba « Il suo sangue è marcio, cara. Come quello di tutti.» «Mattina e sera» disse Miss Connor indicando la gamba. «Lo so!» disse l'altra «Va medicata due volte al giorno, lo so! Ciò non toglie... » strinse le labbra. «Fa molto male, sì.» disse Russell «Se può consolarla, con l'ultimo stadio il dolore sparisce. Dopo però dovremo...» «Non ci speri, dottore» disse quella sarcastica «Ho intenzione di tenermi tutto il pacco: braccia, gambe e cancrena.» In quel momento si udì il suono di uno scatto doppio. Collins, a gambe larghe, bandoliera sul petto e due Magnum nella fondine, imbracciava un'arma, metà fucile e metà bazooka. «Mioddio, da dove esce quell'aggeggio?» chiese miss Preston. «Se dobbiamo uscire a caccia non possiamo certo farlo a mani nude. Russell, di sotto c'è uno di questi anche per lei.» «Ma a caccia di cosa, cristo santo! Di cosa?» «Si faccia due conti, dottore. La dispensa è vuota e nel suo orticello sguazzano i topi. Ora, il ragazzo dice che è arrivato con il suo reparto a bordo di un camion, probabilmente saltato per aria nel campo minato. Ci sarà pure rimasto qualcosa, là fuori.» «Ma certo» fece miss Preston «quando mio fratello... o era mia sorella? Bè non importa. Dicevo, quando pestò una mina il corpo andò in mille pezzi. Ne trovarono nel raggio di cento metri, me lo ricordo benissimo. Pezzi di carne di varie dimensioni, alcuni già staccati dall'osso.» «Non vorrete uscire, spero» disse Miss Gaynor. «Preferisce morire di fame?» «Non è di fame che stiamo morendo» disse Miss Connor a bassa voce. «Russel, che fa, viene con me?» «Ma è inaudito!» gridò Miss Gaynor «Ci abbandona! Preferisce andare là fuori, invece che restare qui a difenderci! Lei è... ignobile!» «Ma è quello che fanno gli eroi, non lo sapeva?» fece miss Miss Connor « Perché dove c'è pericolo c'è gloria che però, guarda caso, è sempre da un'altra parte. Dica la verità, Collins: non aspettava altro.» «Io almeno i problemi li affronto. E li risolvo.» « Oh, certo, e noi un problema ce l'abbiamo e anche molto urgente. Se non fosse che...» «Se non fosse, cosa?» «Che la dispensa non era affatto vuota due giorni fa.» «È vero!» disse Miss Preston « Ci siamo andate insieme proprio stamane... o era ieri... Insomma non era vuota per niente!» «E quindi» continuò miss Connor « evidentemente qualcuno i problemi li crea solo per dire di averli risolti. Se lo lasci dire, Collins, lei non è un eroe, è un genio.» «Se non fosse una donna,io...» ringhiò quello col pugno alzato. «Ma mi faccia il piacere!» disse l'altra con una risata di scherno «Dica piuttosto dove ha nascosto le scorte. Cos'è, ce le vuole vendere un tanto al chilo? O se le ingozza di nascosto, quando dice di andare a caccia? Avanti, lo dica. Lo dica che è un maledetto vigliacco! Lo dica, una volta per tutte! Lo dica!» «E va bene, sì! Ho mentito! Non sono mai uscito da qui. È contenta adesso?» disse sbattendo il fucile sul tavolo. «Perché?» « Perché... avevo paura! Come lei, come tutti voi, che lo sapevate, eppure siete stati al gioco. E mi chiede perché? Perché vi servivo così. A tutti servivo così! Perché la notte è buia e fredda e non finisce, no! E allora ci vuole un pupazzo tutto muscoli, che non si tiri indietro, che faccia credere a una salvezza pur che sia. Un vigliacco che faccia finta di credere alle vostre bugie...» si lasciò cadere su una sedia « perché possiate crederci anche voi.» Evelyn Parker si tirò su e faticosamente si mise seduta. «Io non ho mai pensato che lei fosse un vigliacco» disse in un soffio. «Cara! » accorse miss Preston « Non si affatichi, deve riposare.» «Lei è generoso e leale.» continuò quella con un filo di voce « Perché quando mi ha trovato di sotto, stravolta dalla febbre e dal dolore, che cercavo la fiala col mio nome per farla finita, lei me l'ha tolta di mano. E mi ha fatto una promessa. » guardò gli altri. Che tacevano a testa bassa «E quando verrà il momento, perché verrà, verrà per tutti e non potrete farci niente. Quando verrà il momento, lui quella promessa la manterrà. Perché è coraggioso » chiuse gli occhi a cercare quel fiato che si era spezzato «Come chi ti cede la sua dose di morfina. L'ultima.» ansimava «Perché è questo che fa un amico.» «Collins, dove sono le sue dosi?» chiese Russell. «Non ne ha più» disse miss Gaynor «Le ha cedute a noi. Anche se fate finta di non saperlo.» Nel silenzio, Michael si schiarì la gola «Scusate...» Tutti si girarono verso di lui « io non capisco.» «Caro, lei è arrivato adesso, come potrebbe?» disse miss Preston improvvisamente garrula. Michael guardò la botola «Cosa c'è là sotto?» «L'orto del dottor Russell. O meglio, c'era.» «Non solo quello, vero?» «Qualche medicina, vitamine, integratori...» Michael si guardò in giro, guardò il volto cereo di Evelyn Parker, la gamba di miss Gaynor che colava umore sullo sgabello, il fucile di Collins. «Oh caro, non si lasci impressionare, è solo un gioco» disse miss Preston « Non avrà creduto...» e scoppiò in una risata argentina. «Solo un gioco?» «Ma certo! Vede, ognuno di noi sceglie un personaggio, lo interpreta meglio che può e gli altri vanno dietro. Come a teatro. Lei per esempio, che personaggio sceglierebbe?» «Non saprei...» «Ecco, intanto che ci pensa, venga con me.» lo fece alzare e lo prese sotto braccio. La coperta gli scivolò dalle spalle, miss Gaynor dette un'occhiata ai lombi muscolosi poi con un sospiro la raccolse e gliela risistemò addosso. «È quasi ora di cena e c'è ancora così tanto da fare» disse miss Preston spingendolo delicatamente « E, visto che è qui, anche lei deve fare la sua parte.» Michael rabbrividì «Potrei avere qualcosa da mettere addosso?» «Ha freddo? Ma no.» girò la testa «Russell!» intimò e quello corse ad aprire la porta «Vedrà che bel calduccio in cucina» Fece un cenno, Collins li seguì e chiuse dietro di sé. Dall'armadio in fondo alla stanza, un ronzio, poi rumore di ingranaggi. Lo sportello si aprì e la grossa pendola tornò a inclinarsi mentre batteva cinque rintocchi. «Quell'orologio mente» disse Miss Gaynor «Non può essere così tardi.» «Colpa di tutto quel dondolio » disse Evelyn Parker sistemandosi la coroncina di gigli « Non dev'essere facile decidere da che parte stare.» Miss Connor raccolse da terra un giornale e si accomodò in poltrona «In ogni caso sono le dieci.» «D'accordo» concesse miss Gaynor «Ma almeno le dieci di mattina». «È buio.» «Non può saperlo. E comunque è sempre buio quando non c'è il sole. Specie di notte.» «O quando piove» aggiunse Evelyn Parker. «Certo, anche quando piove» disse miss Gaynor. «Perché altrimenti dovremmo arguire che il sole non è sorto. E questo...» «Questo non è nemmeno da prendere in considerazione» disse miss Gaynor. Evelyn Parker guardò il suo macete. Con un lembo della gonna prese a lucidarlo. «Michael era meticcio. Di madre zingara» disse ispezionando la lama «Gente dura, direi coriacea.» «Non questo Michael» disse miss Gaynor. Raggiunse la toletta accanto all'armadio, si accomodò sullo sgabello e cominciò a spazzolarsi i capelli «È biondo e di pelle chiara. Non può essere coriaceo.» «Non ne sarei tanto sicura» disse Evelyn Parker. «Si può sempre rimediare» fece miss Miss Connor senza alzare la testa dal giornale «Con le patate.» «Abbiamo ancora patate?» «Ovviamente».
  8. aladicorvo

    [MI 143] Mani

    Cercavo un racconto da commentare per poter postare il mio. M'imbarazza ogni volta e ogni volta a convincermi che è per questo che siamo qui, che è di qesto che ha fame chi scrive. Quasi per caso inciampo nel tuo. Do una scorsa ai commenti, Bene, vediamo. Non vorrei mi bannasero perché non ho considerato la forma (già successo) e allora, col lanternino a cercare la pulce... Non chiarissimo. Ma poi, che dire @Poldo? Che mi ha emozionato, alla fine quasi commosso. Scruttura pulita, ma profonda, senza fronzoli e pinzillacchere, mi viene da dire onesta, come di chi ti accompagna a dare una sbriciatina dentro l'animo umano, ma in punta di piedi., per gentilezza. Vero, lo ricordo come fosse oggi. Non mi disturba affatto l'uso del presente narrativo, al contrario, qui lo trovo necessario , ma questo è un mio vizio e dunque lascia il tempo che trova Qui si evidenzia la marcia in più del tuo racconto che, nonostante parli di cecità, riesce a farlo in modo visivo. Non solo: riesci a mostrare (show, don't tell!) cosa sia la sensualità, che è fatta di tutti e cinque i nostri canali di comunicazione (ma saranno poi solo cinque?) che diventa gusto della scoperta dell'altro, così come del nostro stare al mondo. E dunque non solo Bravo, ma soprattutto Grazie.
  9. aladicorvo

    Di pietra e di carne (Cap 1 di 3)

    Grazie a te @CelanteS per le tue riflessioni. In effetti non è la prima volta che mi fanno notare una certa difficoltà a seguire le mie storie. Potrei dirti che è tutta colpa delle scie chimiche, del Covid o dei maledetti ottomila caratteri strozzati in gola. Tutte scuse. La verità è che, come i bambini, ragiono per immagini, do per scontato che tutti facciano lo stesso e con la stessa velocità. Errore. Dovrò porci rimedio. Dunque grazie ancora
  10. aladicorvo

    Te lo do io il Natale! [Off topic]

    Ecco, sì... anche per limiti mentali, diciamolo. Non vorrei passasse per spocchia. E' che il quattro mani mi ha sempre messo in crisi, forse stato un trauma ai tempi di Twister
  11. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 2 di 3

    «Dunque non siete gli Abbot» disse il ragazzo «Allora perché siete qui?» «Lei fa troppe domande. Non è educazione, lo sa?» fece miss Preston «Ma la capisco: non è affatto bello perdersi da queste parti... A proposito, che ci faceva nella brughiera, caro?» «Caccia ai cinghiali, che altro?» fece Collins «Ancora! Sono anni che non ci sono più» disse miss Connor « se ne faccia una ragione.» «È vero. Lo so per certo.» fece miss Preston «Sono finiti poco dopo i cervi. Poi è stata la volta dei maiali. Poi le vacche, le capre e le pecore. L'ultimo è stato il pollame, se non sbaglio.» «Gli uccelli.» corresse Miss Gaynor «Alla fine solo quelli. Poveri, patetici mucchietti, tutti piume e ossicini, che dico io, va bene la salsa per dare sapore, ma i pallini! Per poco non mi scheggiavo un dente!» «In ogni caso» disse Miss Preston sedendo sul bordo del divano «Lei ha corso un gran rischio. La brughiera non è un buon posto per le passeggiate. Il lungolago, lo è. O anche l'argine del fiume, se si hanno le scarpe adatte. Ma non la brughiera. Anche se, a ben vedere...» restò un momento assorta, con l'indice puntato sulla guancia «C'è ancora il lago, Collins?» «Non stavo passeggiando» disse il ragazzo massaggiandosi una spalla. «Ah, ecco, volevo ben dire.» «Credo... Sì, credo di essere caduto dal camion.» aggrottò la fronte «Tutti i reparti avevano avuto l'ordine di trasferimento e...» «Soldati!» disse Collins « C'era da aspettarselo!» «Si calmi.» fece Russell «Lo guardi: non può essere un soldato.» «Perché no?» «Perché è praticamente... Nudo.» sospirò miss Gaynor. «E con gli occhi azzurri» le bisbigliò miss Preston. «Ti mettono quella in ospedale.» disse Evelyn Parker a voce bassa «Ti levano tutto, anche la biancheria» immobile, fissava un punto nel vuoto «Ti dicono che la riavrai dopo. Ma non è vero.» «Devo andare.» disse il ragazzo « Mi staranno cercando.» scosso dai brividi, cercava di alzarsi «Non credo.» disse miss Connor. Aprì uno scatolone e tirò fuori una coperta sdrucita «Lo copra, miss Preston» «Ma, caro, lei ha la febbre.» disse quella mettendogli una mano sulla fronte. «I miei compagni! La missione...» «Minimo quaranta. Per questo delira.» «Per questo l'hanno buttato fuori dal camion, i suoi... compagni» disse miss Connor. «Devo andare, devo andare!» gridò il ragazzo. «Stia giù» disse miss Preston «Non può andare da nessun parte in queste condizioni.» «E in ogni caso sarebbe inutile.» fece miss Gaynor «C'è stata un'esplosione stanotte. L'avete sentita tutti, no?» «Se è per questo molte esplosioni» fece miss Preston «Ma erano tuoni... Erano tuoni, vero?» «Ma sì, tuoni, certo.» disse Russell «Vento, pioggia e tuoni. È così che fa la tempesta.» «O i campi minati.» disse miss Connor fissando Collins. «Ah, quindi il camion è saltato per aria su uno dei nostri... insomma è saltato per aria» disse miss Preston «Vede caro, non c'è motivo di andarsene. Proprio nessun motivo.» Collins prese il cinturone con le pistole e lo indossò, prese il fucile e lo mise a tracolla. «Cosa sta facendo?» chiese Russell. «Potrebbe esserci rimasto qualcosa da recuperare. Viene con me?» «Non ci penso nemmeno. Non c'è niente là fuori.» Collins lo fissò con un mezzo sorriso «Vigliacco, solo all'idea di uscire se la fa addosso.» Russel lo afferrò per un braccio «Là fuori non c'è niente. Niente. La capisce questa parola o è troppo complicata?» «Basta, smettetela» disse miss Connor «Non è questo il modo.» Collins si divincolò, spinse Russell contro il muro, gli prese il collo e cominciò a stringere «Non prendo lezioni da uno come lei...Dottore.» «Si fermi, Collins! Si fermi, ho detto!» urlò Miss Gaynor. «Era un bambino» ringhiò quello stringendo più forte. Russell boccheggiava, con le mani tentava di liberarsi «Il suo era... sangue pulito» riuscì a dire. Collins stringeva, Russell rantolava paonazzo. «Ora basta!» disse miss Connor battendo un pugno sul tavolo «Non sarebbe sopravvissuto comunque» Collins lasciò la presa. «E del resto» continuò «quel sangue, non mi pare che l'abbia rifiutato.» «Avete passato il segno!» fece miss Gaynor « C'erano degli accordi.» «È vero! » disse miss Preston. Corse verso uno stipo e cominciò a frugare «Ecco, è tutto qui, nero su bianco, firmato e controfirmato. » disse sventolando un foglio ingiallito «Conversazione e buone maniere. Questi erano gli accordi!» «Me ne sbatto degli accordi» disse Collins «E dovreste farlo anche voi.» «E lasciare che tutto vada in rovina?» disse miss Gaynor «È questo che dovremmo fare?» «Oh no, certo! Meglio le verdurine di Russell, fresche fresche, direttamente dalla cantina. Perché noi qui abbiamo tutto, persino l'orto, vero, dottore? L'orto in cantina, ma signori! Vi rendete conto? In mezzo ai topi che ci cagano sopra. E fanno bene! Anzi, per dare un contributo, pure io adesso...» «Collins!» gridò Miss Preston «Riabbottoni subito i pantaloni!» «No, ha ragione» disse Russell « l'orto è andato. Evidentemente i topi hanno fatto un lavoro migliore del mio.» «Oh, era ora! Che almeno mangeremo fagioli. Ne voglio un quintale, e col vino. Dov'è il cavatappi?» «Niente fagioli» disse Russell «E nemmeno ceci, lenticchie, niente. Non c'è rimasto più niente.» «Ah, ecco perché questo languore.» disse Evelyn Preston «E io che credevo fosse nostalgia. Tutta colpa di Michael. Eh, ma quando torna...» «Non torna, Evelyn» disse miss Connor. « Perché non dovrebbe?» «La smetta, lo sa benissimo perché.» «È inutile girarci intorno» disse Russell «le scorte sono finite da giorni.» «Adesso non esageriamo» fece Miss Gaynor «La torta di carote e le tartine al cetriolo non sono mai mancate. Per il tè intendo. A proposito...» «Miss Gaynor, quando ha preso il tè l'ultima volta?» chiese Russell. «Ma che domanda stupida! Ogni giorno, alle cinque in punto. Seguito dalla lettura dei giornali, come sempre. A proposito, miss Preston, volevo dirglielo, ma non ho mai avuto l'occasione, la sua lettura della cronaca mondana è stata una vera delizia.» «Miss Gaynor, guardi nella teiera, se non le dispiace.» fece Russell. Lei lo fissò. «Coraggio, alzi il coperchio e ci guardi dentro.» Lei si sfilò il guanto di raso, avvicinò la mano alla teiera. Guardò ancora Russell. Guardò gli altri. Chiuse gli occhi. Con un sospiro tornò a sedersi. E restò così, mentre una riga di lacrime le colava lungo la guancia. «Oh, cara!» disse miss Preston cingendole le spalle. E poi a Russell:«C'era proprio bisogno di farle questo?» «Già» disse miss Connor « Me lo chiedo anch'io. Tutta quest'ansia di... Verità, è così che si chiama, no? Perché proprio adesso?» Russell abbassò lo sguardo. «Perché proprio adesso, dottore!» «I flaconi.» disse Evelyn Parker. Tutti si voltarono verso di lei. «Ce ne sono per due, massimo tre flebo, poi basta.» «È vero?» fece Collins guardando Russell. Quello annuì. «Ma bene! E poi?» «Poi arriverà il dolore.» «Oh no, Evelyn!» disse miss Preston «Non dica così!» «Il dolore...» Sgranò gli occhi. Aprì e chiuse la bocca «Il dolore... il dolore!» urlò «È già qui!» Si prese il ventre tra le mani, affondò le dita nella carne, si ripiegò su se stessa. «Russell!» gridò miss Connor. Quello si frugò in tasca. Aprì un cassetto, un altro. Aprì la botola, scese di corsa. Evelyn Parker urlava e si contorceva ormai cianotica. «Presto, per l'amor di dio!» gridò miss Preston. «L'amor di dio...» disse fra sè miss Connor. Russell riemerse dalla botola. «Evelyn ha contato male. Questa è l'ultima» disse mostrando una fiala « Poi ci sono... le altre.» «Non serviranno.» disse secca Miss Connor. «Oh sì, invece.» disse Mis Gaynor con gli occhi lucidi «E prima di quanto si pensi.» Russell riempì la siringa, fece uscire l'aria «Miss Preston, le scopra il braccio.» Quando l'ago entrò, Evelyn Parker sgranò gli occhi ed emise un lungo gemito. «Collins, metta il ragazzo sulla poltrona. Miss Connor, mi aiuti a sollevarla.» L'adagiarono sul divano. Con gli occhi chiusi, tremava, ansimava. Piccoli respiri interrotti che, un poco alla volta, si aprirono, si distesero. Alla fine si placarono. «Miss Gaynor, la smetta di piangere.» intimò Russell «Cerchi piuttosto una coperta.»
  12. aladicorvo

    [MI 143] La signora

    Piaciuto assai. Soprattutto l'inquietudine che, un poco alla volta, va sostituirsi alla banalità delle faccende in casa della vecchina. E quella 'cosa' che diventa il vero motivo per non alzare il tappeto, per far finta che non ci sia, e che invece è in agguato e aspetta. Per tutto il tempo che serve. Sorvolando su qualche incertezza della punteggiatura (bestia antipatica) ti propongo invece alcune riflessioni, come sempre opinabili, dettate soprattutto dal piacere che ho provato a leggere il tuo delizioso racconto. Tenero e allo stesso tempo cinico, brava! Gambette e zampotte a parte la descrizione funziona. Anzi, ti dirò che l'avrei potenziata con un carosello di ninnoli e centrini, fino a renderla quasi un prolungamento del garbo senile e apparentemente innocuo della padrona di casa. Qui avrei preferito reticenza, addirittura un cambiar discorso che forse avrebbe giovato al montare della tensione. E anche qui, le tinte si sarebbero oscurate meglio se, invece dei vicini, fosse stata la vecchietta stessa a impapocchiare spiegazioni improbabili Concordo con la legnosità dello 'spiegone', ma è così bello, come rinunciarci? Forse giocando sporco, con la vecchina che finge di prendere in giro Rosalina e la sfida ad andare 'oltre' che la guarda senza muovere un dito mentre finalmente pulisce là sotto... Preferirei un più perfido meglio non lasciare l'uomo nero a digiuno. Detto questo, ribadisco: mi è piaciuto. Tanto. A rileggerti!
  13. aladicorvo

    La vecchia - parte 1

    No, cara. Non tagliare, piuttosto segmentare e sviluppare. E' tutto materiale prezioso!
  14. aladicorvo

    La tomba dei lottatori - Cap 1 di 3

    Vista dalla brughiera, la villa così buia e diroccata, faceva pensare a un rudere abbandonato. Aveva visto tempi migliori, con i suoi tre piani adorni di statue e vetrate, ma adesso giaceva sbilenca, tra rovi e calcinacci, con porte e finestre sbarrate da tavole di legno fradicio. Diroccata sì, ma tutt'altro che abbandonata. Un lampo squarciò il cielo. Luce livida, fragore. La stanza di nuovo immersa nel buio, interrotto solo dal chiarore tremulo delle candele. Che erano sparse qua e là, a gruppi di cinque, dentro bacinelle di smalto scrostato e legate insieme con uno spago, che a gocciolare e piegarsi non dessero fuoco al resto. Armadi con sportelli divelti, tendaggi di velluto sdrucito, divani e poltrone consunti, tavoli e sedie sciancate. Ma soprattutto carte. Libri per lo più, ma anche documenti e riviste, che erano ovunque: fuori e dentro casse e scatoloni, accatastati lungo i muri e sulla scala fino al piano di sopra, lasciando appena lo spazio per un piede. Luce, fragore. Buio. Miss Connor ebbe un sobbalzo. Si guardò intorno e riprese a sfogliare il suo libro, che aveva perso quasi tutta la rilegatura e metà delle pagine, così che a girarle restavano in mano ed era impossibile tenerle insieme e dunque, tanto valeva lasciarle andare, ad ammucchiarsi per terra, come foglie d'autunno. «Piove» fece Miss Preston sporgendosi dalla balaustra. L'altra annuì senza nemmeno alzare la testa «Certo che piove. Lo fa da mesi.» «È un bene per le piante, non crede?» «E allora perché le annaffia?» «Perché sono di plastica. E a loro se piove o c'è il sole non interessa affatto.» «Ah, ecco.» Miss Preston scese canticchiando. Ogni vasetto la sua spruzzatina. Fine della scala, fine dei vasetti, fine dell'acqua. Dosaggio perfetto. Accarezzò i petali e sorrise «Belle le mie roselline.» «Margherite, miss Preston. Quelle sono marghertite.» Le gettò un'acchiataccia «Sono...» «Di plastica, certo. E a loro...» L'altra sbattè l'inaffiatoio sul tavolo «Senta!» fece minacciosa. «Senta lei, invece: sono quasi le cinque.» «Come lo sa?» «Lo so e basta. Oggi tocca a lei. Si dia una mossa.» Un tramestio. Un colpo. La botola al centro della stanza si sollevò e la testa del dottor Russel emerse con i baffi impolverati e gli occhiali a sghimbescio. «Niente, l'impianto elettrico è andato.» «Che notizia!» fece miss Connor. «C'è un falso contatto. Colpa degli asparagi, di sicuro.» «E allora li elimini.» «Impossibile. Ormai sono radicati alle fondamenta.» Buttò sul pavimento la cassetta degli attrezzi e, con un certo sforzo, tirò fuori i suoi cento chili. «Il tè?» fece fregandosi le mani. «Il fango.» disse Miss Connor squadrando le galosce incrostate «Dovrebbe lasciarle di sotto.» Dall'altro lato della stanza la porta si spalancò e Miss Gaynor apparve. Per un momento restò sulla soglia, così che si potesse ammirare la figura slanciata, il portamento aristocratico e l'abito di raso e strass, con guanti abbinati. Poi si precipitò furente «Immonde creature, feccia rivoltante! Di tutte le...» «Cos'ha perso stavolta?» «Non l'ho persa! Me l'hanno rubata!» Russell le corse incontro e la spinse delicatamente verso la poltrona «Qualunque cosa sia, la ritroveremo, si calmi.» Miss Gaynor aprì la poscette, prese a frugare finché tirò fuori portacipria e rossetto. «Rosso fiamma. Le sta bene» disse Russell. «Certo che mi sta bene.» lo passò tre volte, sopra e sotto. Strinse le labbra, le aprì, si guardò girando la testa e allungando il collo «Tutto mi sta bene» e chiuse il portacipria con uno scatto secco. Un lampo. Un boato. Da chissà dove, una corrente d'aria gelida spense le candele sulla scala. Dal buio emerse Evelyn Parker. Pallida, lo sguardo assente, il volto incorniciato da una coroncina di gigli, il corpo sottile avvolto nel tulle dell'abito da sposa, scendeva lentamente, tenendo in una mano una candela e nell'altra un macete. Accese con la sua le candele che si erano spente, si guardò intorno, scelse una poltrona e vi si accomodò. «Mi si sono rotte le acque.» annunciò con voce incolore. «Ancora!» fece miss Connor «Quante volte devo dirglielo? Lei non è incinta.» L'altra scattò in piedi «Lo sono, eccome!» inveì. «Da tre anni?» «E allora questo cos'è?» disse sporgendo il ventre gonfio. «Un pallone o magari un cuscino...» «La mia stola di volpe! Allora sei stata tu, brutta troia!» urlò Miss Gaynor avventandosi con le dita adunche. «Bada.» disse l'altra allungando il macete. In quel momento la porta della cucina si aprì e miss Preston entrò con un vassoio carico di tazze e piattini. «Il tè!» disse festosa «Qualcuno mi faccia spazio sul tavolino.» «Non vedo Collins.» disse Russell accatastando le carte in un angolo. «Se è per questo non vedo nemmeno biscotti né torta» fece Miss Gaynor stizzita « È forse questo un té? No, ditemelo. » Da un armadio in fondo alla stanza, un ronzio, poi rumore di ingranaggi. Lo sportello si aprì e una grossa pendola cominciò a inclinarsi mentre batteva cinque rintocchi. «Mioddio, le sette, è tardissimo!» fece Miss Preston correndo a raddrizzarla. «Le quattro, invece. Abbiamo tutto il tempo» fece secca miss Connor. In quel momento due colpi, la porta d'ingresso ebbe un tremito. Ancora due colpi. Russell l'aprì e Collins entrò barcollando. Portava in braccio un giovane svenuto, con indosso una camiciola che gli copriva a malapena le gambe. «Liberate il divano, presto!» Lo adagiò, si slacciò il cinturone con le pistole e lo posò sul tavolo. «Collins, che significa questo?» disse miss Connor. Miss Preston si avvicinò, poggiò le mani sulla spalliera, allungò il collo e si sporse. Piano, come ci fosse una belva invece che un ragazzo biondo, atletico, labbra carnose, naso dritto, delicato e virile allo stesso tempo e momentaneamente privo di sensi. «Chissà di che colore avrà gli occhi» disse sottovoce. «Azzurri» fece miss Gaynor, affacciata accanto a lei «O magari verdi.» «Io li preferirei azzurri. Come certi laghi che riflettono il cielo» disse l'altra, col mento poggiato su una mano «Se lo ricorda il cielo, miss Gaynor?» Quella si strinse nelle spalle. «Però... è ben messo, non trova?» «Sì. Molto, molto ben messo.» disse Miss Gaynor e dette un'altra passata di rossetto. In quel momento anche Evelyn Parker si affacciò alla spalliera «Michael!» urlò con occhi spiritati e si avventò col macete alzato «Infame maledetto!» Miss Connor le fu addosso «Non è Michael» le afferrò il braccio «Michael era nero.» «Meticcio. Lui era meticcio.» disse l'altra abbassando il macete «Brutta parola. Meticci sono i cani.» si girò e tornò a sedere «Del resto, lui, bastardo lo era. Di padre tedesco e madre ungherese. Zingara per la precisione. In queste condizioni non c'è da stupirsi se poi uno va in giro a ingravidare ragazze oneste.» Il giovane emise un gemito. Aprì gli occhi e tentò di tirarsi su «Dove...?» Collins gli mise una mano sulla spalla «Tranquillo, ragazzo. Va tutto bene.» «Tutto bene?» fece stizzita Miss Gaynor «Fa preso lei a dire tutto bene. Qui si son fatte le sette e del mio tè nessuno se ne interessa!» Il ragazzo si mise a sedere «Chi siete? Dove mi trovo?» «Questa è la dimora degli Abbot» disse miss Preston aggiustandogli un cuscino dietro la testa «Piuttosto lei, come si chiama, caro?» Quello aggrottò la fronte, esitò «Michael. Sì, il mio nome è Michael.» «Michael! Lo dicevo io!» gridò Evelyn Parker, di nuovo in piedi col macete inastato. «Coincidenza» disse miss Connor «Una pura coincidenza.» «Oh sì, cara!» fece Miss Preston «Ne ho conosciuti a bizzeffe di Michael. C'è stato un periodo che i figli maschi li chiamavano tutti così. Anche mio padre si chiamava Michael... più o meno...» Il ragazzo si guardava intorno spaesato «Voi siete gli Abbot?» «Ma neanche per sogno! Abbot, figuriamoci!» fece miss Gaynor. «Non ci sono» disse miss Preston. «E dove...?» «Via. Affari, vacanze o qualcosa del genere. Vuole una tazza di tè?» «Sì, accidenti!» fece Miss Gaynor «Tutti vorremmo questa dannata tazza di tè!»
  15. aladicorvo

    La vecchia - parte 1

    Ebbene lo confesso: non ho resistito e sono andata a leggermi tutti i capitoli. E questo è un senz'altro un merito non da poco del tuo racconto. Claudio avrebbe potuto essere una splendida carogna, di fatto lo è, e per questo forse avrebbe meritato un lessico più tagliente, che solo a tratti gli concedi, e, allo stesso tempo, un respiro più ampio, magari attraverso un uso più frequente del punto a capo. Eviterei il riferimento agli Spaghetti-Western, troppo bonario. Forse meglio soltanto: Si squadravano. Lo sguardo fissi uno sul viso dell’altro. In silenzio. Qui invece sembra proprio un discorso diretto e si sente la mancanza dei due punti e virgolette (per inciso, forse te l'hanno già detto, quelle che usi tu sono i segni di 'maggiore' e 'minore'. Se vuoi usare le caporali, c'è una procedura da seguire, rognosetta, ma spiegata bene in rete) Periodo un po' involuto. L'odore, detonatore della distruzione di memoria e identità materna, una folla di elementi troppo importanti per essere relegati nel dedalo di coordinate e subordinate (bella la manciata di notti ) Ottima la resa della Carogna Senior, che lo tampina per coglierlo in fallo. L'adoro. Godibilissima anche quella della madre, specie quando la rendi così visiva. In conclusione, anche col senno di poi ( i capitoli seguenti) è un bel racconto, su cui varrebbe la pena di lavorare per valorizzare il lato oscuro del personaggio, forse addirittura usando la narrazione in prima persona, che è uno zoom naturale.
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