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queffe

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  1. queffe

    [Gioco] Catena musicale

    Pain is so close to pleasure
  2. queffe

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    Ti cederò volentieri il posto nella Hall of Fame dei somari. Ma ti avverto che in buona fede sarà dura fare peggio di me.
  3. queffe

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    Complimenti a @mercy e grazie a tutti i lettori che hanno votato. Il risultato finale per me è una conferma.
  4. queffe

    [Sfida 31] La Competizione

    @Pincopalla @Poeta Zaza @mercy Grzie dei vostri commenti. Ora che la sfida si è chiusa proverò a dare qualche conferma degli elementi che volevo far arrivare al lettore. Confermo, innanzi tutto, l'elemento principale che ha rilevato @mercy : nel mio mondo una sorta di arena spaziale che vede un combattimento tra gladiatori ha sostituito le guerre. Ora, se da un lato mi meraviglia che non sia così evidente (ma probabilmente sono stato io a offrire il tema in un modo presuntuoso e poco appetibile, cioè nella contrapposizione dialettica tipica del dialogo filosofico) che il mondo che ho creato è decisamente migliore del nostro (a Bill Poser metto in bocca quello che vorrei dire io), dall'altro la cosa mi conferma che l'assuefazione, l'abitudine, la lontananza dagli eventi, affievolisce la percezione, e rende perfettamente plausibile l'atteggiamento di Poser (che non si era nemmeno mai posto la questione dell'elevato numero di incidenti). Cosa voglio dire? Semplice: quante guerre ci sono, oggi, nel mondo? Meglio: quanti morti si stima che facciano? Ebbene fra guerre maggiori, guerre minori (così, per convenzione si definiscono quelle che fanno meno di diecimila morti l'anno! ), guerre civili, guerriglie... siamo su due numeri a due cifre. Quante vittime? Diciamo centinaia di migliaia. Cioè dello stesso ordine di grandezza di quelle dell'attuale pandemia. Si tenga conto (non ci sarebbe nemmeno bisogno di sottolinearlo) che diverse guerre in corso o da poco combattute, sono guerre indirette, nelle quali gli effettivi avversari sono, in effetti, agenti per conto di mandanti superiori (quindi non è che i paesi più ricchi ed "evoluti" non si scontrino con avversari nuovi e avversari di un tempo. Solo lo fanno fare a qualcun altro). Mettiamola così (auto cit. ). Se ogni astronave può avere un equipaggio di 20/30 persone e (a voler fare i tragici) capita un incidente al mese, quanti morti otteniamo, nel mondo di Bill Poser e Alan Giddam? Trecento l'anno? Pur nell'imperfezione di un mondo siffatto, chi di noi non firmerebbe per vivere in un luogo dell'unverso dove 300 gladiatori caduti nell'arena (per quello che è divenuto essenzialmente lo spettacolo da offrire ad un pubblico che soddisfa un po' della propria morbosità latente seguendo la competizione in forma di reality, ecco l'imperfezione, che però è anche del nostro mondo odierno), chi non firmerebbe (dicevo) per vivere in un mondo dove trecento glediatori ben remunerati in fama e denaro, riescono a sostituire centinaia di migliaia di morti a causa delle guerre? Nel mondo che ho creato qui, la realtà da noi vissuta è una speculare ucronia, un universo fantascientifico inimmaginabile, o che immagina solo qualche giovane ingegnere con una spiccata fantasia e che usa tale ucronia quale ragionamento per assurdo. Ecco perché, scivolando un poco nel fantastico, instillo in Bill, nel finale, una sorta di onniscienza che gli dà la certezza che la competizione ci ha resi migliori. Bill Poser sono io. Bill è il narratore che sa quanto è realmente migliore di molte altre eventuali, una realtà come quella che vive nel racconto. Vabbé, basta. Aggiungo qualche dettaglio che ho voluto mettere, e che non pretendo si colga. Ho immaginato la stazione lunare come cimitero quale elemento per inquadrare subito una realtà completamente diversa dalla nostra. I due protagonisti sono americani e, ho deciso, tutte le stazioni cimiteriali sono gestite dagli USA, che da guardiani della pace e della democrazia del mondo (in un mondo di guerre), si sono trasfomrati negli operatori cimiteriali (i becchini, per intenderci) del mondo (in un mondo dove dei guardiani della pace non c'è bisogno). Mantengo una vocazione di quel popolo a voler essere arbitro/supervisore di un elemento fondamentale della vita di tutti i popoli (in un intento a proprio modo nobile, per quanto i risultati possano essere considerati molto discutibili; ma se questo è chiaro nel nostro mondo, mi mancava spazio per far trasparire che anche come becchini non soddisfano proprio tutti). E la Luna, unico luogo che puoi osservare da qualsiasi parte del mondo, diventa il luogo dove ogni persona del mondo può guardare sapendo che là i resti dei propri cari riposano in pace. La luna non è nemmeno più luogo di colonizzazione (sebbene mi piaccia molto l'interpretqzione con la quale @Poeta Zaza apre il proprio commento), bensì è il luogo del mondo che abbiamo dedicato ai nostri cari estinti. Il luogo che conserva, forse, il senso più romantico nell'immeginario collettivo, diventa il posto dove tutti andremo a riposare, un giorno. La giostra gravitazionale non è certo una mia invenzione, ma l'uso specifico come "palestra", dove svolgere sessioni obbligatorie di esercizi volti a mantenere il tono muscolare, credo di sì. Sui mezzi di propulsione non c'è nulla di particolare da inventare: tutti quelli citati sono all'ordine del giorno nell'odierna ricerca scientifica multidisciplinare orientata alla conquista dello spazio (e, va da sé, in fantascienza). Vabbé, poi c'è qualche dettaglio che ho usato come puro divertimento (la Virgin come compagnia privata che entra nella competizione, George Lucas che anche in quell'universo era destinato a creare il Millenium Falco di Star Wars ...) Avrei molto altro da dire, in particolare che i pareri negativi sullo sbilanciamento verso il dialogo e la mancanza d'azione, pur voluti, li avevo messi in conto. Sono certo che in uno sviluppo più ampio di questa idea di base (che mi prefiggo senz'altro come obiettivo), la diluizione (e un po' di aggiustamento necessario) toglieranno il fastidioso senso di infodump che quasi tutti avete rilevato. Ho detto tutto? Sicuramente ho detto abbastanza. Grazie di aver letto anche questo mio pippone, se siete arrivati fin qui.
  5. queffe

    [Sfida 31] La Competizione

    Commento Luna. Stazione cimiteriale permanente n.7, lunedì 8 giugno. Fine turno, lascio le consegne a Ed: «Oggi abbiamo portato giù tutte le salme in orbita e un carico di urne. Restano da recuperare soltanto altri due carichi di ceneri provenienti da Europa e Asia, controlli documentali già fatti. Previsti altri arrivi standard: da Terra ci sono stati parecchi lanci nelle ultime ore. Nient’altro.» Ed fa uno sbuffo di noia. «Buon lavoro, eh?» Non mi risponde. Esco dalla sala di controllo e mi dirigo alla giostra gravitazionale. Nel tunnel, poco avanti a me, vedo il nuovo ingegnere meccanico. Lo riconosco dal tipico passo di chi non è abituato alle scarpe magnetiche. Lo raggiungo e gli guardo i piedi. Lui mi sorride imbarazzato. Mi presento: «Sono Bill Poser, squadra recuperi.» «Alan Giddam, manutenzione» mi risponde. Poi cerca di giustificarsi: «Sono arrivato da tre giorni e non avevo mai indossato questi cosi.» «Vai alla giostra?» gli chiedo. «Sì, ho le mie due ore obbligatorie di carico gravitazionale alle 16.» «Se non ti spiace ti faccio compagnia, questa settimana ho anch’io le mie ore in quel turno.» Indossate le scarpe da jogging, sulla giostra ci sediamo vicini. Lui guarda con curiosità la grande volta conica e, sulla parete circolare inclinata che abbiamo di fianco, la pista dove fra poco poseremo i piedi, sottoposti al nostro peso. «Prendere posto,» invita Mary, la suadente voce automatica di servizio. «Inizio rotazione fra un minuto.» Lancio un’occhiata agli altri posti, saluto con un cenno Smith, delle inumazioni, che mi risponde e ammicca verso due ragazze nuove, sedute più in là. Col labiale mi rivela qual è la loro squadra: “fisioterapia” e si massaggia un ginocchio con finta aria sofferente. Una delle due lo guarda e lui, che non attendeva altro, mostra di soffrire moltissimo. Smith è incorreggibile. Il rotore si avvia, i sedili si sbloccano e in breve la forza centrifuga ci fa inclinare di quasi novanta gradi verso il centro della giostra, portandoci sulla verticale della pista. L’espressione soddisfatta di Alan mi dice che non si è ancora disabituato alla gravità terrestre e ciò che per noi stanziali è divenuta sensazione sgradevole, per lui è ancora un ritorno alla normalità. I sedili “scendono” e poggiamo i piedi. Ci alziamo e iniziamo a passeggiare lungo la pista. Sulla volta, ora divenuta parete, si accendono i display, sintonizzati come al solito sul canale News. Stanno parlando del nuovo record per Marte: quarantun giorni, senza fionde gravitazionali. Team misto governativo-privato inglese, nave con vela solare da un miglio. «Durerà poco,» dico «e il nuovo motore ionico della NASA non avrà rivali per anni.» Lui fa una smorfia: «La Competizione non m’appassiona.» «Stai scherzando?» replico. «Sono disgustato,» dice. «Gli incidenti non si contano nemmeno più. Hai sentito quella staffetta da Mercurio? Un banale guasto e il sistema di scudi termici scambia l’off di un sensore ottico per il cono d’ombra del pianeta. Tutti cotti in tre minuti. Sai cosa devono aver provato? E stiamo parlando di una missione interna, una di quelle per cui competere non ha nemmeno più senso.» «Ma se proprio su una rotta interna,» ribatto «solo il mese scorso è stato disintegrato il record di velocità col limite di tre fionde e, per di più, da un bastimento a pieno carico! Non c’è che dire: il comandante Wong e il suo equipaggio hanno compiuto un’impresa fantastica.» «Sì,» prosegue severo Alan «e intanto l’equipaggio Virgin, nella stessa gara, si è schiantato su Venere… Di quelli non c’è rimasta nemmeno una briciola da portare qui, nella parte memoriale.» Gli punto un dito contro: «Sarai mica anche tu contro la Competizione?» «E allora? Del resto a cosa ci ha portato? Ad aspettare le stragi: più sono grandi le navi e azzardate le rotte, più sono forti le nostre emozioni. Dimmi tu, piuttosto: credi conti l’orgoglio nazionale? I team? Il carisma dei comandanti? Balle! Ci raccontano che è questo che importa e, in più, che le navi rendono servizio all’umanità portando indietro più risorse energetiche di quelle spese nei viaggi. Ma alla fine questo nuovo mito della frontiera è solo un’arena nella quale, per spettacolo, si mandano al macello intere squadre di navigatori.» Non l’avevo mai vista sotto questo aspetto. Gli incidenti sono sempre capitati: la corsa alla conquista del cosmo si è fatta via via più serrata e a un certo punto, è vero, nonostante i favolosi investimenti pubblici e privati, la velocità di sviluppo ha iniziato a prevalere su aspetti come la sicurezza degli equipaggi e la necessità di riportarli sempre a casa… Però ribatto: «Sanno bene cosa rischiano. Hanno soldi e fama: anche un motorista può diventare celebre come il proprio comandante. Tornano e passano il tempo a firmare contratti con gli sponsor e a fare interviste…» «Se tornano!» m’interrompe d’impeto. «E se non tornano vivi, una volta spediti i resti qui sulla Luna e puntati i loro laser a modulazione univoca verso la Terra, la prima necessità dei governi e delle majors in competizione è quella di sostituirli con nuovi equipaggi, nuove navi, nuovi sistemi di propulsione. Sempre più veloci. Sempre più pericolosi. Che senso ha tutto ciò?» «Mah,» ragiono «a parte che se potesse toccare anche a me un posto qui con un laser a indicare che sono miei i resti alla sorgente, la cosa mi piacerebbe molto. Poi mi sembra che, oltre questo privilegio che compensa qualsiasi sacrificio, tu neghi il progresso. Dopotutto ci siamo ormai spinti oltre la nube di Oort: la gente è orgogliosa di appartenere a una civiltà senza confini. Tutti hanno un ricevitore satellitare personale per seguire il proprio equipaggio preferito che se pure ha un incidente è, appunto, subito sostituito da uno più prestigioso (devi riconoscere che gli investimenti in questo senso non mancano). E una volta vinciamo noi, una volta vince qualcun altro. E se non è un paese amico, non passa mai molto prima che si possa festeggiare un nuovo record, una nuova distanza raggiunta dai nostri campioni…» «Ah, e questo sarebbe il progresso? Dà retta a me, Bill: questi con le missioni spaziali ci hanno ubriacati. Tutti quanti! Lavoro, mangiare, satellite sempre sintonizzato, record, record, record. Cos’altro abbiamo?» «Mettiamola così,» gli dico con un tono che non ammette repliche. «Il mondo vive in pace da più di cinquant’anni: non una guerra, non una dittatura… Tu sei giovane, ma hai studiato – sì? – che cos’erano le guerre? Oggi ogni pretesa di rivalsa, ogni tensione si risolve nelle gare fra equipaggi, nello spazio. E il più forte prevale, l’altro incassa e per rivincita non può far altro che trovare nuovi mezzi, nuovi propulsori, nuovi equipaggi che li spingano al limite.» Invece Alan replica, eccome. Ora è lui a puntare l’indice su di me: «E tu non sarai mica di quelli che credono alla favola dell’espansione come segno del progresso e della Competizione come prova di civiltà? Ma come potete pensare che senza i viaggi nel cosmo il mondo sarebbe stato peggiore di quello che è? Davvero credi che ci sarebbero state tensioni? Morti per guerre? E che la corsa agli armamenti nucleari sarebbe proseguita? Secondo te gli Stati non avrebbero avuto di meglio che impiegare in spese militari quanto non buttato in missioni spaziali? Sei un sostenitore della teoria degli arsenali con migliaia di testate atomiche? Con qualche dittatore pazzo che avrebbe finto di fare ricerca energetica per produrre materiale fissile da mettere nelle bombe? Ma dai. Se non fossimo sulla Luna, ti direi di tornare con i piedi sulla Terra!» Il resto del tempo lo passiamo seguendo le news. Spicca il magnate George Lucas, che ha annunciato di aver messo sotto contratto un equipaggio eccezionale per il suo Millenium Falco con motore al plasma, che promette di raggiungere 0,9c. Mary ci informa che mancano cinque minuti alla decelerazione, dobbiamo riprendere posto sulle poltroncine. Alan è certo di avermi convinto. Non so, magari glielo dico un’altra volta che invece è proprio così: la Competizione ci ha resi migliori.
  6. queffe

    Levi, Primo

    Di Primo Levi è universalmente riconosciuto il valore dell’opera testimoniale e memorialistica costituita da Se questo è un uomo e La tregua, completata dal saggio I sommersi e i salvati e dalla prima parte di Lilìt e altri racconti. Meno nota è la produzione fantascientifica di Primo Levi: una produzione di altissimo livello nella quale la sua preparazione scientifica e il rigore narrativo si coniugano a una visione quasi profetica del futuro (credo di non sbagliare, ad esempio, dicendo che Levi è stato fra i primissimi autori al mondo a immaginare la clonazione di un essere vivente). Storie Naturali (prima pubblicazione sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila), Vizio di forma e la seconda parte dei racconti della raccolta Lilìt sono opere da leggere assolutamente da chi sia curioso di scoprire un Levi completamente diverso dal più noto testimone e memorialista. Il suo stile pulito, chiaro ed essenziale nonché la genialità delle storie narrate fa di questi libri letture che potranno essere gradite anche ai non amanti della pura fantascienza. Così come si potrà trovare un Levi sconosciuto a molti ne Il sistema periodico che è il suo libro di racconti probabilmente più famoso: una raccolta nella quale storie dal sapore autobiografico e di fantasia, sempre in chiave scientifica, si amalgamano con equilibrio e nella quale chiarezza, profondità dei temi e originalità narrativa, a mio parere, riescono a superare addirittura la grandezza della produzione fantastica di Italo Calvino. A proposito di Calvino, del quale Levi era amico e al quale ha dedicato uno dei propri racconti (Il fabbro di se stesso), alcune delle storie di Levi sono chiaramente ispirate a Le cosmicomiche e Ti con zero. Chi abbia apprezzato questi lavori di Calvino non dovrebbe perdersi Il sistema periodico, Storie Naturali e Vizio di forma. Come si sa Primo Levi non era scrittore di professione e ha narrato la propria etica del lavoro in numerosi racconti e saggi, nonché ne La chiave a stella, dove, con una felice trovata narrativa, racconta la storia di un operaio meccanico specializzato. A proposito di etica del lavoro, Levi ha sempre ribadito con orgoglio di non aver mai rubato con la scrittura, che pure era allo stesso tempo un suo bisogno e una sua passione, una sola ora di lavoro dipendente, scrivendo soprattutto quando si trovava in ferie. Fino al 1975, anno nel quale andò in pensione e poté finalmente dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Levi ha comunque sempre rifiutato, non con sdegno ma semplicemente per modestia, il titolo di scrittore (definendosi invece “uno che ha scritto dei libri”). Così come ha sempre rifiutato il titolo di scienziato (“sono un uomo della tecnica, non della scienza, e se permettete fa una bella differenza”). Era infatti un chimico molecolare e ha passato tutta la sua vita lavorativa in fabbrica a creare polimeri utilizzati nel campo della verniciatura, iniziando la propria carriera come semplice tecnico di laboratorio per giungere al ruolo di dirigente. Sempre e comunque nel campo della produzione industriale. Levi ha pubblicato un solo romanzo, Se non ora, quando? e tutta la sua produzione narrativa è costituita da racconti. Molti non sanno che Primo Levi ha scritto anche poesia, distillando la propria produzione di una vita in un'unica raccolta dal titolo Ad ora incerta, contenente endecasillabi dal rigore classico che sono stati definiti fra i più alti della produzione poetica italiana del secondo novecento. Completano la sua opera un corposo nucleo di saggi brevi e di elzeviri, che sono stati raccolti nel tempo in diversi volumi e nei quali Levi ha affrontato da attentissimo osservatore, in modo brillante e originale, temi scientifici e di attualità. Interessantissimi, fra gli altri, L’altrui mestiere, e La ricerca delle radici, quest’ultima una sorta di antologia personale contenente gli scritti che più hanno segnato la formazione letteraria di Levi. A tale proposito, Primo Levi affermava che il suo modello letterario in effetti non era Petrarca o Goethe bensì il rapportino tecnico di fabbrica, nel quale le informazioni devono essere chiare, essenziali e perfettamente comprensibili da chi riceverà il messaggio scritto. In sostanza, pertanto, in narrativa, la comunicazione deve essere sempre fatta senza dimenticare chi leggerà. Se il messaggio non è compreso dal destinatario la comunicazione è monca e scrivere non serve. Un modello per ogni aspirante scrittore, direi. Primo Levi ha anche tradotto dal tedesco e dal francese: fra altre opere va sicuramente ricordato Il processo di Kafka. Era inoltre fine enigmista ed eccezionale creatore di frasi palindrome, molte delle quali sono raccolte nel suo racconto Calore vorticoso. Le sua opera omnia è pubblicata in due volumi da Einaudi a cura di Marco Belpoliti ma ne esistono diverse altre edizioni, sempre da Einaudi. Quella a cura di Belpoliti è quella che mi sento di consigliare a chiunque voglia completare la conoscenza di questo autore di valore assoluto del novecento italiano. La scrittura di Primo Levi è un esempio ante litteram di quelle doti di leggerezza ed esattezza teorizzate proprio da Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.
  7. queffe

    Cosa state leggendo?

    Ho fatto la spia di Joyce Carol Oates. Non avevo mai letto nulla di suo e trovo spettacolare la sua scrittura. Della serie: "prendi tutto ciò che insegnano nei manuali e nei corsi di scrittura creativa e buttalo via" . Non sono nemmeno a metà e sto andando avanti un po' a rilento, ma non certo perché risulti difficile o pesante (sono io che ho poco tempo in questo periodo). Tornerò alla fine ad argomentare meglio il mio parere, che (ne sono già sicuro) risulterà confermato.
  8. Titolo: I bottoni di Napoleone Sottotitolo: Come 17 molecole hanno cambiato la storia Autori: Penny Le Couteur, Jay Burreson Traduttore: Libero Sosio Editore: Longanesi Collana: La lente di Galileo Pubblicazione: settembre 2006 ISBN: 9788830421561 Pagine: 416 Prezzo di copertina: Euro 18,60 In catalogo: sì Disponibile in ebook: no Disponiblie presso gli store dell'usato: sì Ho trovato una riedizione della TEA (stesso gruppo editoriale) ed esiste anche un'edizione de La biblioteca delle Scienze uscita nel 2010. Quarta di copertina: Rivelando gli stupefacenti collegamenti di natura chimica tra fatti apparentemente scollegati, gli autori presentano nel libro 17 gruppi di molecole che hanno cambiato il corso della storia, arrivando a determinare moltissimi aspetti della nostra vita quotidiana. Il lettore apprenderà per esempio come i bottoni delle uniformi dell'armata napoleonica, fatti di stagno, si sbriciolassero alle basse temperature, mettendo in notevoli difficoltà i soldati impegnati sul fronte russo (e, chissà, ipotecando così l'esito della campagna); come un banale incidente domestico con un grembiule detonante ebbe come conseguenza lo sviluppo dei moderni esplosivi e la nascita dell'industria cinematografica; come la passione degli europei per la caffeina, una molecola che dà una blanda dipendenza, finì per portare alla rivoluzione comunista in Cina. Elenco dei capitoli (metto fra parentesi le mie note esplicative per chiarire il tema del capitolo, perdonatemi se le considererete superflue): Pepe, noce moscata e chiodi di garofano L'acido ascorbico Il glucosio La cellulosa I nitroderivati (esplosivi) Seta e nailon Il fenolo (disinfettanti) L'isoprene (gomma) I coloranti Farmaci miracolosi (aspirina, sulfamidici e antibiotici) La pillola (anticoncezionale) Le molecole della stragoneria (droghe più o meno naturali) Morfine, nicotina e caffeina (altre droghe più o meno diffuse) L'acido oleico Il sale I clorocarburi (freon, cloro, anestetici e ipnotici) Molecole contro la malaria. A chi può servire questo libro. Se vi salta in mente di scrivere una storia nella quale un composto appartenente a una di queste famiglie abbia una sua funzione, sarà opportuno conoscerlo al meglio studiando anche l'influenza che ha avuto sulla storia dell'uomo. Se volete ambientare la vostra storia in uno dei periodi nei quali questi composti sono stati introdotti e hanno fatto sentire i loro effetti, troverete certo interessante questo testo. Se scrivete fantascienza e volete cimentarvi nei futuri alternativi... beh: qui c'è da trarre un bel po' di spunti. Il libro ha una ricchissima bibliografia e un corposo indice analitico (con più di mille termini e nomi) quindi si presta anche a una consultazione di tipo enciclopedico. Gli argomenti sono trattati con rigore scientifico (e in modo tecnicamente approfondito: una conoscenza almeno basilare della chimica è richiesta per apprezzarli appieno) ma ogni capitolo è denso di riferimenti storici concreti che, non limitandosi alle mere ipotesi, possono essere apprezzati anche da chi ricorda la chimica come uno dei momenti tristi delle scuole superiori... Certo che se, oltre alla Chimica, odiavate pure Storia è meglio che stiate alla larga da questa lettura perché un terribile fantasma potrebbe afferrarvi dal passato... Chi invece sta ancora studiando potrebbe trovare in questo libro un piacevole diversivo di materia applicata.
  9. queffe

    [Gioco] Catena musicale

    Come di
  10. queffe

    [Gioco] Catena musicale

    Battisti bis: Con il nastro rosa
  11. queffe

    [Gioco] Catena musicale

    Senza una donna
  12. queffe

    Le perle di massimopud. L'album.

    Ho intenzione di lanciare la proposta (da accogliersi per acclamazione) di candidare il nostro come patrimonio dell'umanità del forum.
  13. queffe

    [Gioco] Catena musicale

    E vai di kriptonite su @SeeEmilyPlay ! No dai: cerco di "rimediare" (non è vero: quel duetto è bellissimo) con un raffinatissimo Satchmo: C'est si bon
  14. queffe

    Chi ha ancora voglia di scrivere?

    Mah, permettimi di dissentire: sarebbe ecologista se viaggiasse in treno o in autobus. Viaggiando in taxi inquina né più né meno di me che mi muovo con la mia auto . Sotto questo profilo siamo tutti sulla buona strada per diventare cadaveri. Avvelenandoci. (Scusate l'off topic).
  15. queffe

    Chi ha ancora voglia di scrivere?

    Ciao, Jack, e benvenuto tra noi. Ti lascio il link alla discussione dedicata ai nuovi arrivati. Visto che hai iniziato bene, senza commettere alcuna infrazione (codice della strada a parte - scusa se ci scherzo su - ma chi se le cerca... ) potrai trovarvi consigli per continuare bene nella tua permanenza qui. Che altro dirti? Che la tua storia mi affascina, anche se sono un amante dello scotch (single malt) e per me tutto il resto non vale nemmeno un assaggio. Non importa quali storie riesca a ispirarti. Ma questa è un'altra faccenda e se tra noi non ci può essere discussione per ciò che riguarda i distillati, spero comunque di incontrarti spesso in giro per il forum.
  16. queffe

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Zapping-pong: disciplina praticata in molte famiglie da quando esistono telecomandi multiprogrammabili per tv, dvd, decoder... La partita si svolge, solitamente, fra il canale sul quale è trasmesso un evento sportivo e un canale dove c'è una fiction e i due (o più) avversari scambiano colpo su colpo fino all'esaurimento delle batterie. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  17. queffe

    Combattimenti

    Commento insufficiente per pubblicare un proprio lavoro. Chiudo in attesa di un commento adeguato, che va fatto, eventualmente, seguendo le linee guida del regolamento. Quando lo avrai fatto inviane il link a me o a qualsiasi altro componente dello staff che trovi online e la discussione verrà riaperta.
  18. queffe

    Lampi di Poesia 11 - Off topic

    Io sono rientrato solo ora. Non ho nemmeno mantenuto la promessa di seguirvi . Vi leggerò.
  19. Complimenti a @caipiroska e @Edu!
  20. queffe

    Le perle di massimopud. L'album.

  21. queffe

    Le perle di massimopud. L'album.

    Eh va be', adesso provi a rialzarti dopo la rovinosa caduta di ieri sera? Ormai hai palesato uno zerbinismo che nulla potrà più cancellare, neppure questi vili affronti al buon Massimo.  Sabotatore infingardo! Comunque poteva essere un refuso credibile. (Anche se sono consapevole che, nel caso, Freud non lo chiamerebbe, così )
  22. queffe

    Le perle di massimopud. L'album.

    @lucantropo Beh, la mia era una citazione dottissima, che il nostro, ha certamente riconosciuto. A tuo beneficio:
  23. queffe

    Levi, Primo

    Da ormai dieci anni, il Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino, pubblica e tiene aggiornata la Bibliografia di e su Primo Levi. Sul sito, in questa pagina è possibile trovare un articolo di agevole lettura che aiuta ad avventurarsi, attraverso la più completa classificazione bibliografica esistente online, nel mondo di infinite sorprese che è l'opera di questo gigante della nostra Letteratura.
  24. queffe

    Le perle di massimopud. L'album.

    Perdonatemi, Mastro Pud, ma non dovreste dare a vedere di essere così poco pratico di queste cose. Citate almeno anche telepheric e telephunken. Con ossequio e deferenza, sempre Vostro, Sorqueffe
  25. @Francesco Wil Grandis Ciò che a te è avvenuto dopo va al di là di ogni possibile immaginazione. Hai tutta la mia solidarietà. Grazie per aver condiviso la tua esperienza. (E grazie a @Sjø per l'invito che ti ha rivolto).
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