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queffe

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  1. queffe

    Eternamente

    INTERVENTO DI MODERAZIONE: Ho neutralizzato un "mi piace" dato all'autrice e ricordo a tutti che non si possono usare i punti reputazione in Officina.
  2. ciao Queffe, ti disturbo per chiederti un parere. vorrei proporre il mio ultimo manoscritto a qualche casa editrice di quelle proposte da writer's dream,ma mi è venuto un grosso dubbio: devo forse prima proteggerlo con copyright? si procede tramite SIAE, corretto? grazie se vorrai rispondere.

    daniela

    1. queffe

      queffe

      Ciao Daniela.

      Piuttosto che darti il mio parere (ho una mia linea in tal senso) preferisco darti degli elementi con cui tu possa farti la tua idea: la sezione giusta per cercare discussioni che affrontino questo tema (dovrai girare un po' di pagine di indice, ma dovrebbe valerne la pena) è Questioni legali.

      Io ricordo in particolare una discussione, ma non accontentarti (non dico della specifica discussione, alla quale hanno contribuito utenti competenti, ma di questa mia risposta e cerca ulteriormente nei titoli della sezione).

      Ci sono poi delle discussioni sul tema anche in incubi dello scrittore: cerca anche qui, nei titoli che ti sembrino adatti e vedrai cosa ne pensa chi si è già posto il problema...

    2. daniela spagnolo

      daniela spagnolo

      grazie MIlle, Queffe, mi hai fatto conoscere Copyzero e penso che mi registrerò!! grazie ancora!!

  3. queffe

    I racconti della Settima Luna - Quarto Ciclo

    Per la settimana dal 25 giugno al 1° luglio il racconto che ho scelto è Al di qua della pozza oscura di @Nanni (che spero non si arrabbi se lo taggo ). Un racconto geniale e molto, molto vicino ai miei gusti di lettore. Complimenti Nanni, in particolare perché in questa settimana il tuo lavoro non era privo di ottimi concorrenti. Non menziono nessuno, ma ho molto apprezzato i racconti della mia settimana. Un grazie a tutti gli autori, quindi.
  4. queffe

    Al di qua della pozza oscura

    Incipit notevole: introduce in pochissime parole un mondo fantastico. Poi, in poche righe, ci presenta tre personaggi (ottimo numero per un racconto) così fortemente caratterizzati (che, quindi, restano immediatamente impressi nella mente del lettore). Dopo sette righe di racconto sorridevo già, sornione, pensando "Bravo Nanni" e pregustandomi la storia. Che non mi ha deluso, devo dirlo subito. Anzi sì, un piccolo elemento di "amarezza" me lo ha lasciato, ma lo dirò fra poco. E mi ha fatto riflettere sul perché a me piace leggere racconti. Il racconto è un semplice tratto. È come quel gioco de La Settimana Enigmistica ("Questo l'ho fatto io") nel quale, in un riquadro bianco, è riportato un segno e lo scopo del gioco è invitare chi lo guarda a immaginarlo come parte di un'immagine completa. Nascono così i disegni pià impensati dei lettori-artisti, nei quali il tratto iniziale si perde, o resta elemento fondamentale. Dipende dalla creatività di chi ho guardato, quel tratto. Requisito di un racconto, a differenza del tratto, deve essere l'autoconsistenza. Ma si tratta, narrativamente, di una definizione di autoconsistenza molto blanda, nel senso che in un episodio, in un pensiero di un personaggio, ci può essere una storia completa. In un racconto il lettore può (e spesso deve) immaginarne buona parte di quella storia, deve immaginare tutti i presupposti che portano al modo di essere, in quell'istante, del personaggio. Cosa che quasi mai avviene nei romanzi (com'è abbastanza ovvio). Ecco; io quasi mai, in un racconto, sento la mancanza di descrizioni, di caratterizzazioni, di presupposti non detti dall'autore. Accetto l'invito a prendere "quel tratto" e immagino (quasi istitnivamente) tutto ciò che l'autore non mi racconta esplicitamente, che c'è bisogno di immaginare. E (talvolta) immagino anche ciò che non è strettamente richiesto. Trovo che nel racconto il ruolo del lettore debba essere molto più attivo rispetto alla generalità dei romanzi. Forse è anche per questo che io, quando scrivo, tendo a lasciare moltissimo non detto: il mio è un invito al lettore a prendersi tutta la libertà che vuole. Sono contento quando mi viene chiesto dove è ambientata una storia (se il racconto è realistico), oppure quando mi dicono «...si vorrebbe conoscere qualcosa di più, di questo personaggio...». Lo so: spesso questa è una critica di chi (legittimamente) si aspetta di non doversi immaginare certi elementi di caratterizzazione. Ma il mio è quasi sempre un "regalo" al lettore: io ci metto i tratti essenziali in una storia che possibilmente stia già in piedi. Se vuoi, tu, lettore, immagina il resto. Che io ho omesso proprio per lasciare lo spazio a te, alla tua immaginazione. Non perché non sia in grado di caratterizzare, di descrivere efficacemente o di colorire: spero che tu (lettore) mi creda... La mia storia, con i tuoi dettagli, sarà sicuramente più adatta a te di quanto non lo sarebbe con i miei! Va bene: basta col pippone autoreferenziale, parliamo di questo racconto. Che mi suscita una sensazione contrastante (l'ho già detto e fra poco ci arrivo). Questa storia è un universo spaziotemporale chiuso (permettimi di usare questo termine pomposo). Perfettamente autoconsistente come tempo, come spazio, come personaggi e come tutto. Ma non completamente "pieno": mi invita quindi (gradevolmente) a immginare qualcosa d'altro che ci potrebbe stare dentro (e che magari c'è, ma non è descritto dall'autore, e io devo-posso-voglio metterci. Ad esempio di che colore è la sabbia - ammesso che sia sabbia e non una gelatina patinata - intorno ai fiori di sale...). Questo racconto è "un tratto" perfetto, quindi, per i miei personalissimi gusti di lettore. Poi , a un certo punto, in tutto quel turbine di fantastico, si innesta una storia parallela. Realistica. Che pare un innesto completamente eterogeneo dal resto. Che lo è (eterogeneo). Talmente eterogeneo da essere completamente a sé. Una storia così a sé (e così simmetricamente "autoconsistente-ma appena tratteggiata") da risultare non solo parallela, ma elegantemente, sapientemente, parallela. Tanto che a quel primo elemento comune ( "...Ai piedi del poggio c’era un piccolissimo lago, poco più che una pozza... ), che si rivelerà la porta di comunicazione tra i due mondi, si delinea subito,. nella mia parte di immaginazione che precorre gli eventi, come la chiave di comprensione di tutto quello che si è narrato fin lì, e di tutto ciò che collega le due storie. La chiave, sottolineo: con la chiave in mano non sappiamo cosa ci attende oltre la porta. Ma sappiamo che quello è l'elemento fondamentale che ci "farà passare" attraverso quella porta. La storia fantastica ideale deve trascinarti come se ci fosse un elastico, tra te e lei: parte e tu la devi seguire, per forza e con un po' di ritardo. Ma poi la storia ti deve aspettare, aspettare che l'elastico trasferisca la propria energia a te, che magari, poi, per un attimo "vai più avanti" e ti senti in grado di immaginare cosa succederà fra poco, e cosa quell'elemento, (appena introdotto) rappresenta. Ma poi la storia deve nuovamente accelerare. Magari prosegue per un breve istante alla tua velocità. Poi di nuovo ti supera, presto ti lascia indietro e allora ti senti di nuovo trascinato, e poi che quella che era stata la sua accelerazione ridiventa la tua. Questo gioco "morbido" di continue accelerazioni e attese della storia è l'alchimia fondamentale che contribuisce a dare il piacere nell'atto della lettura, secondo me. Poi, sì, c'è il piacere "retrospettivo", che arriva alla fine e ci fa dire di aver letto una bella storia; ci sono, eventualmente, il piacere dell'eleganza o dello stile utilizzato dall'autore. Tanti sono i piaceri della lettura, ma quello del "trascinamentro-a-elastico", quando lo trovo nelle storie fantastiche o poliziesche, mi fa letteralmente godere (ognuno gode come può e meglio crede ). Certo: è più facile che il gioco a elastico sia più evidente nei romanzi, o nelle storie lunghe, ma io l'ho sentito (forte) anche qui. Bravo quindi, Nanni. MA (come dicevo) alla fine la mia sensazione è contrastante. Sono perfettamente appagato, ma (mai come questa volta, che io ricordi dalle mie letture più recenti, e in particolare qui su WD) sentirei la voglia di non veder finita così questa storia. Perché questi tre splendidi personaggi (più uno) meritano più di un racconto. Devo rettificare quanto ho detto poco fa: dopo la lettura (e dopo averci pensato e ripensato, altra eredità bella che ci può lasaciare un racconto) questo tuo/nostro universo posso accettarlo come "chiuso" solo dal lato "iniziale". L'altro lato (che perentoriamente e, sempre a mio gusto, ancora "sapientemente") nello splendido finale ("splendido" perché perfettamente funzionale per lasciare al lettore il dono del "tratto da completare", obbligandolo a immaginare tutto quello che non sarà più uguale, e in che modo potrà non più esserlo) io lo vorrei, con tutto il cuore, non ancora chiuso. Ecco cosa immagino (permettimi, perché io colgo il tuo invito-regalo a immaginare, ma non so dare ai personaggi il disincanto che gli dai tu, non so renderli così semplici e complessi - scusa il banale ossimoro - così bene come lo fai tu): il sommozzatore-suicida quando si sveglia al di qua non ricorda quasi più nulla della sua vita precedente. Si ritrova abitante di quel mondo esattamente come lo sono gli altri tre. Loro vorrebbero conoscere la sua storia, ma lui ne conosce solo alcuni elementi che caratterizzano il suo essere "di qua", come lo vedono gli altri tre. Quindi questo non è di alcun aiuto. Loro insistono, ma lui ribalta la situazione (la sua reazione potrebbe essere qualcosa sul genere del "se voi m'interrogate e pretendete che io ricordi qualcosa che non so, allora anch'io ho diritto d'interrogare voi") e mette i tre davanti alla "rivelazione" che pure loro non sanno nulla di loro stessi, e se il sommozzatore-suicida appartiene così naturalmente, proprio come loro, a quel mondo, forse anche loro sono venuti a quel mondo "cadendo" al contrario da lassù. Nasce quindi, in essi, il bisogno di conoscere chi erano ("se" erano davvero), o se non abbia ragione il sommozzatore a dire che non c'è nulla, prima, Ma se non c'è nulla, prima, da dove vengono quelle reminescenze che il sommozzatore ha portato con sé e che a loro, così chiaramente, pare di portare di se stessi? Non sono quei ricordi del sommozzatore (che potrebbero essere ampi tratti della storia parallela che hai narrato, disarticolata dalla sua consistenza in un "mondo al di là") così stranamente simili ai vaghi ricordi che hanno i tre personaggi che preesistono in quel mondo? Poi immagino un elemento di rottura: che il cadavere dell'uomo venga trovato, e recuperato, e ciò in qualche modo (chissà come immagineresti tu il punto di vista al di qua?) abbia un effetto di sottrazione (fisica? solo "mentale"? ...?) per cui il sommozzatore non è più lì assieme ai tre. E loro vedano che lui è stato portato via (o se n'é andato) attraverso la pozza, e pensino a un modo per andarlo a cercare ("se" c'è un modo), e provino a oltrepassare quel varco. Che ci riescano o no, non (o)so immaginare... Questo è ciò che vorrei "sentirmi raccontare" e che di solito non provo (non è vero: non "di solito", bensì "proprio mai") quando finisco di leggere un racconto che, per altro, mi ha completamente appagato. Sulla forma: credo che abbia qualche elemento un po' grezzo, e necessiti di revisione (c'è qualche refuso, qualche piccolo intoppo nella fluidità della lettura e qualche passaggio è involuto), ma per il momento mi fermo qui: il mio intento era quello di comunicare cosa mi ha dato questa lettura, al di là del suo stato di messa a punto. A rileggerti.
  5. queffe

    Minestrone Reale-Surreale: indigeribile?

    Un modo "furbetto" di evitare il problema è quello di inventare il nome della città, poi (anche se la maggior parte dell'azione si svolgerà in "interni") connotare fortemente l'ambientazione mostrando luoghi di Napoli. Addirittura "esagerando". Che so? Con un vulcano che sovrasta il golfo sul quale si affaccia la ("tua") città, o con qualche altro luogo comune tipico del capoluogo campano e dei suoi abitanti. Va da sé: non citando nulla con il proprio nome (a partire da sfogliatelle e pastiera ), mozzarelle a parte, ovviamente. Credo che "dire e non dire", mostrare (ma senza esplicitare) potrebbe anche rafforzare l'effetto di contrasto fra il surreale e il reale. Metanarrativamente una cosa del genere potrebbe passare come un: «Qui se il lettore ci vede una nota città, è bontà sua». Ma il primo consiglio che ti do è quello di seguire fedelmente la tua ispirazione: per il momento non forzarti nel rispetto di una presunta digeribilità (quindi cancella tutto il contenuto di questo post, eccetto quest'ultimo periodo ).
  6. queffe

    Motivi politici per uccidere un coniuge?

    @MarcoG non vorrei scoraggiarti, ma tempo fa ho visto un thriller per la tv (uno dei tanti, di quelli che danno su rai2 al sabato sera, quindi non so darti riferimenti più precisi, mi spiace) nel quale ciò avveniva. Lei era la dirigente di un movimento ambientalista e lui (non ricordo se marito o compagno) di un partito che si trova a dover prendere importanti decisioni (che coinvolgono la sua carriera politica) in radicale contrasto con i principi della donna. Non ricordo molti dettagli, ma la storia funzionava. Non un capolavoro, ma comunque un onesto film per la tv. L'omicidio alla fine era solo tentato. Ambientazione nord Europa. L'idea non è quindi completamente originale, ma nemmeno così inflazionata. Pone però, affinché risulti plausibile, dei problemi importanti di costruzione, come ti ha già fatto presente Marcello.
  7. Al più @Kuno del forum ,(attributo mica da poco) tanti, tanti (quanti? Troppi!) auguri anche da parte mia!
  8. queffe

    Sognare, forse

    Non lo avevo letto, consapevolmente. Lo avevo "tenuto da parte", come mi capita spesso per i libri della mia libreria, in attesa di un momento in cui mi fossi sentito nelle condizioni ideali per leggerlo. È una questione "di pelle", di sensazioni vaghe e (probabilmente) irrazionali. L'ho tenuto da parte, questo racconto: il curioso titolo, il suo autore, il riconoscimento tra i migliori del WD, avevano creato in me un'aspettativa. E non sono rimasto deluso. Bravo @massimopud
  9. queffe

    Tutto ciò che oggi...

    Il commento valido per pubblicare un proprio lavoro deve essere fatto lo stesso giorno della pubblicazione. Chiudo invitandoti a riguardare il regolamento di sezione e a rifare un commento (più approfondito e articolato possibile) che segnalerai a me o a qualsiasi altro componente dello staff che troverai online.
  10. queffe

    Caro Giuseppe

    Consiglierei di porlo in forma indiretta: Stamattina la stazione è deserta, mi dico sorridendo che il treno è tutto mio. oppure, se preferisci la forma diretta: Stamattina la stazione è deserta. «Il treno è tutto mio,» mi dico sorridendo. (Questo perché a me piacciono i caporali «», per conformità con l'annuncio iniziale, nel quale usi il trattino, forse è meglio: Stamattina la stazione è deserta. – Il treno è tutto mio, – mi dico sorridendo.) Non capisco cosa intendi per "tempista". Mi piace, rende il senso del desiderio della protagonista: quello di "volare" più alto di quanto la vita non le conceda. Ma anche, nella situazione specifica, quel suo sentirsi in un'altra dimensione, una volta nel vagone. Via la virgola. Bella immagine. Varcare non è sinonimo di entrare, bensì è "superare", "oltrepassare", quindi non è usato correttamente, qui. Dato che non puoi ripetere, potrei consigliarti: "Salire su un vagone è sempre come entrare in un luogo nuovo ed estraneo" devi usare il plurale, sia per sintassi che per significato: il soggetto della frase sono "le persone", una quindicina è nell'inciso. E poi "fare gli affari propri" non si riferisce al collettivo, bensì a ciascuna persona. Basta "un bel fisico". Magro è superfluo. Se la metti così pare che sia lei a dirla, la castroneria. Consiglio: Che dire della sua stazione? È stata rifatta da pochi anni ma funziona male. Come al solito un'altra castroneria, direi. Mmmh... Questa immagine non mi pare pertinente: hai presente cosa sono leruote dei treni sulle rotaie nelle stazioni? Puzza di ferro consumato dei freni, di traversine impregnate. L'idea di aria che il lettore ha vicino alle ruote dei treni, quando partono o arrivano non è questa. Certo: lei può proiettare la sua fantasia, ma devi essere consapevole che il lettore possa non trovarla particolarmente evocativa. Della "d" eufonica possiamo farne a meno. Userei "Stacco" al posto di "Distacco": è un semplice movimento, non una scollatura o una separazione con la forza. Inoltre non userei "raggiungo", perché non mi sembra che ci sia da coprire una gran distanza. Di certo non nel senso di centimetri o metri (cioè di distanza vera e propria), ma nemmeno di sforzo per lei, che vuole (ormai fortemente, lo si capirà nel seguito) scrivere. Non si scrive così. Se il "li" (senza accento, e desueto come la "d" eufonica") lo vuoi proprio mettere, devi usarlo così: Castroneria, li 25 agosto 2018 Consiglierei, per le parti della lettera, di usare il corsivo, per distinguere graficamente la narrazione dal testo che lei scrive. Refuso Per il ritmo della frase consiglierei di usare una punteggiatura diversa: Cambio posizione della seduta. Sto viaggiando, ma non sono per niente stanca. Non è coerente. Poco prima hai scritto che il treno ha preso velocità e corre come non mai. D'accordo: nel frattempo può essere arrivato a un'altra stazione, può aver rallentato, ma se non lo dici nel lettore resta l'immagine del treno che vola, perché la frase usata in precedenzza è bella e ha il potere di rimanere impressa: Inoltre, tornando alla frase di prima, c'è bisogno di rivedere la sequenza o la punteggiatura, per non rendere errata la similitudine. Perché pare che anche il treno cigoli sull'asfalto. Quindi consiglierei: M’immagino che vada al rallentatore come il mio treno, cigolando un po' sull’asfalto. Così la similitudine è riferita all'andare al rallentatore (non "a"). E "cigolando un po' sull'asfalto" diviene consecutiva, più intuitivamente riferibile al biciclo. Refuso, di nuovo. Non è obbligatorio, ma io userei il congiuntivo: È giusto che tu non mi voglia bene, Femminile: un'estranea È indiretto: non ci vuole il punto interrogativo alla fine. C'entro, non "centro" Ma che brutta questa locuzione, in questo contesto... Anche se rappresentativa del suo stato d'animo, io consiuglierei un più sobrio "nessuno mi considera", oppure: "nessuno si accorge di me" La locuzione affermativa "Sì" (che viene da "sic est", cioè "così", va con l'accento sulla "i". Attenzione perché lo usi altre due o tre volte, successivamente). Poi, qui, dopo il "Sì", non vedrei male una virgola. Allora: qui secondo me abbiamo alcuni problemi, sia di scrittura, sia di narrazione. Prima di tutto: glielo hai fatto appena dire che si sente una povera disgraziata. Mi pare che ripeterlo appesantisca e faccia scadere in un'atocommiserazione esagerata (già ce n'è parecchia in questo racconto, non mi pare il caso di rimarcare così). Poi abbiamo una sequenza di tre "scelto" che alleggerirei. Manca una maiuscola dopo il punto. E poi "quel famoso incontro" non ci sta proprio. Sarà famoso per lei, ma il lettore non ne sa nulla, quindi la locuzione si configura ai suoi occhi come un banale luogo comune. Allora: se riesco a indovinare l'incontro dovrebbe essere quello fra lei e Giuseppe. No? Allora falle osare un po' di intimità: Se potessi tornerei indietro e cancellerei il mio incontro con te, quell'autunno, al ristorante. refuso: desidero E poi "da" me stessa (non "di"). "passino" Oppure: Io continuo ad amare, nonostante gli anni che passano. Prima degli avversativi (ma, nonostante, però... ecc.) consiglio caldamente la virgola, che rafforza la proposizione coordinata. Refuso Femminile: un'indiana Ti rispondo: – nessuno, – con coerenza. Qui il congiuntivo è d'obbligo. Cosa vuoi dire? per il troppo Dopo "ho" ci vuole una virgola. "Amo e fuggo via" oppure "Amo e sfuggo" è Eliminerei, decisamente. Magari tutta la frase potrebbe essere scritta così: Ciò che sto provando temo sia un grave errore, ma non sto facendo nulla di male e solo tu sai che cosa c’è di buono nel mio cuore. Un racconto molto triste, a tratti con troppa autocommiserazione della protagonista, come ti ho già detto, ma intenso e pieno di immagini belle ed evocative. Tuttavia rimane troppo oscuro (nel senso che non si capisce, stando dalla parte del lettore) il rapporto che c'è, o c'è stato, fra lei e Giuseppe. Forse sarà stato un "personaggio" locale, ma servirebbe qualche informazione in più riguardo il loro incontro, riguardo la formazione di quell'immagine angelica che, in lei, c'è di lui. Altrimenti resta qualcosa di incomprensibile nel lettore, e non si riesce a provare, per la voce narrante, la vicinanza che merita. A rileggerti
  11. queffe

    I racconti della Settima Luna - Quarto Ciclo

    Ecco i raconti della settimana dal 25 giugno al 1° luglio: Le cose più belle Un uomo che muore di fame Teatrino pomeridiano Bellezze Martina e la montagna La laurea di Polleunis L'ultima lacrima Al di qua della pozza oscura Il viaggio di Oreste Sette studi per pianoforte Caro Giuseppe
  12. Grazie per aver chiuso la discussione e per avermi spiegato come funziona su questo forum.

    Io ho commentato con ciò che sentivo di voler dire, ma se l'obiettivo di questo forum è farsi commentare con più parole di quelle che servono, non sono interessato nemmeno a riceverli questi commenti forzati.

    Ma è casa vostra, quindi decidete voi. Così come io ho la libertà di cancellare il mio account.

    Buona giornata.

    1. queffe

      queffe

      Carissimo @Queasy83, non cerchiamo facili alibi con il minimalismo: uno degli obiettivi di questo forum, attraverso l'officina, è offrire agli autori un'opportunità per migliorarsi attraverso l'analisi dei loro testi fatta da lettori appassionati, sinceri e, se necessario, pure severi. La logica che muove e fa vivere l'officina è quella dello scambio: io ti leggo e poi ti offro il mio commento approfondito affinché altri facciano lo stesso con me. Di certo non è tra gli obiettivi di WD quello di offrire una vetrina per le proprie opere. :)

    2. Queasy83

      Queasy83

      Ok, tutto chiaro, proviamo con una seconda partenza.

    3. queffe

      queffe

      Quota

      Ok, tutto chiaro,

      E per tutto ciò che non lo è, lo staff è sempre a tua disposizione. :)

       

  13. queffe

    Birre calde

    @Queasy83 il commento che hai fatto è troppo stringato e non può essere considerato valido per pubblicare un proprio lavoro. Ti prego di riferirti al regolamento della sezione poesia e di fare un commento più approfondito che poi segnalerai via MP a me o a qualsiasi componente dello staff che troverai online. A quel punto questa discussione verrà riaperta ela tua poesia potrà ricevere i commenti dei lettori.
  14. queffe

    Funzionamento tecniche di indagini come partono.

    Oltretutto il costo di un'indagine (attivazione delle forze dell'ordine, della magistratura, l'eventuale avvio dell'indagine giudiziaria) avrebbe costi per la collettività assolutamente spropositati rispetto al danno subito da Gino (per propria negligenza, oltretutto). Se vuoi un consiglio da "girare al tuo amico", digli di lasciar perdere questo articolo, oppure di dargli un'altra impostazione: non quella delle "carenze" delle Autorità, ma delle nostre. Quella di guardarsi sempre da truffatori e malintenzionati; del cosa fare in caso di dubbio di falsità di una banconota (è banale, ma non solo non si dovrebbe consegnare la merce prima di aver verificato, ma nemmeno dare in mano all'altra persona il resto. Questo dovrebbe essere l'A-B-C per un commerciante o anche solo per un fattorino, ma ammettiamo pure che non tutti abbiano presenza di spirito sufficiente. E che la stessa situazione possa capitare a un pensionato o a qualsiasi altra persona alla quale venga chiesto di scambiare banconote da 20 o da 50 Euro con tagli più piccoli. Ecco: un articolo "abbastanza" utile potrebbe essere quello di preparare preventivamente chi possa trovarsi in questa come in altre situazioni: la storia di Gino potrebbe essere un caso, non certo l'unico però, altrimenti l'interesse genrarale per l'articolo sarebbe limitatissimo).
  15. queffe

    Maturi

    No: nel momento in cui la scelta è compiuta indietro non si torna. Non c'è nemmeno più l'ala protettiva del genitore: la consapevolezza dello strappo ha effetti irreversibili. La morte del padre, che pare una trovata di humor nero (alla Rewind, per intenderci, e lo dico con grande rispetto per la sua "padronanza" del grottesco), per me qui assume un significato molto forte. Questo componimento a una lettura poco attenta può sembrare una sciocchezzuola, ma non lo è. Per nulla.
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