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Lorenzo Sartori

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Tutti i contenuti di Lorenzo Sartori

  1. ahahah, sto ancora ridendo . Ma poi hai avuto qualche minimo ritorno? Io mi sono girato il padiglione di Lucca Games con elmo medioevale in testa e copertina in mano a mo' di uomo sandwich, ma è stato per riderci un po' su (a Lucca passi inosservato anche se giri nudo).
  2. Lorenzo Sartori

    Sognatore alla prima stesura

    benvenuto!
  3. Lorenzo Sartori

    Promuovere il proprio libro al Lucca Comics: possibile?

    tornando on topic Lucca è una fiera molto particolare con un pubblico particolare. Editori che espongono ce ne sono, ma gli unici libri che si vendono sono essenzialmente i fantasy (diciamo all'80%) e assolutamente cartaceo. I costi non sono affatto bassi e per il 2015 sono già chiusi per quello che so (di solito chiudono a metà maggio). Detto questo una CE per cui pubblico (non faccio nome per non spammare) ci è stata lo scorso anno e ha venduto quasi quanto Torino.
  4. per le piccole CE fare sistema credo sia molto importante. Suddividere il costo di uno stand, organizzare eventi ecc. Tutte cose secondo me utili. Il fatto è che ogni CE poi ha una sua politica e il creare sistema e lavorare di sinergia è una cosa in cui gli italiani non hanno mai brillato. Credo pertanto che servano eventi condivisi, non solo per fare cassa e farsi conoscere, ma anche per favorire la conoscenza tra i vari editori.
  5. Lorenzo Sartori

    Booktrailer, una moda o marketing intelligente?

    attualmente è un vezzo, come è stato detto. Io ne ho fatto realizzare uno così per divertimento mio e di chi l'ha fatto. Anche carino, pur parlando di una cosa non professionale. Ma se dovessi dare un valore in base al ritorno non ci investirei un solo euro. Detto questo qualche booktrailer io lo guardo, ma non è certo il booktrailer quello che mi convince a comprare il libro.
  6. Linda, grazie di tutto . WD per me è stato un faro in un mare in tempesta. Grazie a WD ho conosciuto le due CE per cui pubblico ora, grazie a WD ho conosciuto diversi compagni di viaggio. Grazie di cuore a Linda e a tutti gli staffer che hanno permesso che WD diventasse ciò che è diventato. Ora mi auguro che la nuova proprietà faccia tesoro di tutto questo e possa far crescere ulteriormente la community, coinvolgendo non solo aspiranti scrittori, ma tutti gli addetti ai lavori che possano contribuire a rendere questo mondo (pronto troppo spesso a piangersi addosso) sempre più trasparente e dinamico. A vantaggio di tutti.
  7. Lorenzo Sartori

    Editoria: c'è speranza, il caso Schettino

    mi hai anticipato. Non dimentichiamo che in questo paese un certo tipo di personaggio "tira" (chissà perché)
  8. Lorenzo Sartori

    Editoria: c'è speranza, il caso Schettino

    ma infatti la novità sta proprio nel fatto che il libro di Schettino non lo pubblica la Mondadori, giusto per citare una big, ma una sconosciuta EAP di Napoli. Questo il segnale positivo (con tutta l'ironia del caso).
  9. Lorenzo Sartori

    Editoria: c'è speranza, il caso Schettino

    La speranza stava nel fatto che nessuna grande CE avesse buttato soldi per sta monnezza. Quanto tu mi di però un po' mi rattrista, significa che c'è gente che con la speranza di pubblicare sta dando soldi a Schettino...
  10. Lorenzo Sartori

    Il segreto di Groningen - Marcello Nucciarelli

    complimenti Marcello
  11. Lorenzo Sartori

    Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

    non è possibile per utenti base
  12. Lorenzo Sartori

    Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

    sostanzialmente la tua strategia è buona, ma non è vero che non serva l'editing di un testo breve, soprattutto se è stato tradotto. In Italia arriva molta roba straniera tradotta con Google translator. Molta gente si è rotta (ci si sente truffati) e sta segnalando. Per cui giusta la strategia di andare self e di farlo con racconti brevi e in inglese, ma pubblica qualche racconto in meno e cura di più quello che pubblichi. Capisco che l'editing professionale in inglese non sia abbordabile, ma se riuscissi a far leggere ad un paio di persone madrelingua (e con un minimo di esperienza, diciamo almeno "lettori forti") prima di pubblicare sarebbe già qualcosa.
  13. Lorenzo Sartori

    Scrittori che mollano le grandi case editrici

    Un articolo interessante (in inglese) http://www.europeanceo.com/culture/authors-of-their-own-destiny-writers-shun-the-big-five-publishers/
  14. Lorenzo Sartori

    Scrittori che mollano le grandi case editrici

    e se un po' tutti gli scrittori famosi dovessero mollare le grandi CE? Chiuderebbero tutte? Inizierebbero a investire sugli esordienti (magari con contratti "se mi lasci ti cancello")?
  15. Lorenzo Sartori

    "Lo strano caso di Michael Farner" di Lorenzo Sartori

    Michael Farner sarà presente a Roma a presentare Lorenzo Sartori (o qualcosa del genere) venerdì 5 giugno alle ore 18 presso la libreria Altroquando (via dei Governi Vecchi, dietro Piazza Navona). Saranno presenti molti altri autori della scuderia Nativi Digitali e gli stessi editori. Per cui non dite che non vi ho avvisato.
  16. Lorenzo Sartori

    Quanto conta la classifica amazon?

    appunto, secondo me è perché entra in gioco il venduto totale o comunque su uno spazio temporale più ampio, tipo ad esempio l'ultimo anno. In pratica c'è chi ha venduto ancora meno che ristagna ancora più in basso formando una sorta di tappo.
  17. Lorenzo Sartori

    Quanto conta la classifica amazon?

    io credo dipenda dal venduto in precedenza. Se hai venduto qualcosa e poi smetti di vendere non scendi troppo velocemente. Cioè se non vendi da un mese ma comunque hai venduto 20 copie, starai sempre più avanti di chi non vende da un mese, ma di copie ne ha vendute 10. E scendi molto lentamente perché di ebook venduti in pochissimi esemplari Amazon è pieno.
  18. Lorenzo Sartori

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Allora forse si sta puntando troppo in alto. In Italia di scrittori che vivono SOLO di libri che pubblicano ce ne saranno una dozzina. Gli altri vivono grazie alla televisione, scrivendo su giornali, facendo cinema, insegnando, traducendo ecc. Per di più vivi se hai pubblicato un best seller vero, di quelli che di fanno vivere di royalties, perché anche se ti chiamo Eco o Baricco, il possibile flop o l'assenza dalle librerie per anni è una possibilità non rara. Ecco, se ci siamo buttati sulla scrittura perché speriamo di farne una professione allora, oltra a tanta fortuna e costanza, dobbiamo darci da fare in ogni modo. Anche prendendo il biglietto della lotteria. Intendiamoci, tutti noi lo speriamo, ma un conto è sognare e un conto crederci davvero. Per quel che mi riguarda mi accontenterei di avere lettori che apprezzano quello che faccio. Un lavoro ce l'ho e me lo faccio andare bene.
  19. Lorenzo Sartori

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    ammesso che le storie che stanno dietro la Rowling o anche Moccia siano vere (a posteriori è facile ricostruire il mito) qui stiamo parlando di casi eclatanti: la punta della punta dell'iceberg. Credo e spero che la maggior parte di noi sia consapevole che quei casi sono più rari delle vincite alle lotterie (e comunque vincere alla lotteria è meno faticoso che scrivere) e che quindi per emergere si intenda avere un po' di seguito e magari scrivere con continuità per una grossa casa editrice. O al massimo (ma ripeto, al massimo) vivere o quasi con ciò che si scrive. E' indubbio che si si possa arrivare per diversi percorsi. Basta entrare in libreria per capire che di fronte a dei veri big ci sono centinaia di "casi" destinati sparire, prodotti che hanno una valenza puramente commerciale in cui la qualità della scrittura ha poco a che fare. Non credo esista una ricetta per diventare "famosi", anche solo un poco. Per cui tornando con i piedi a terra sarebbe molto più utile che si discutesse delle reali possibilità che ha un emergente di farsi notare, non di come prendere il nobel per la letteratura.
  20. Lorenzo Sartori

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Ho avuto modo di conoscere di persona Michel Houellebecq. Dei miei amici organizzavano un festival di letteratura e dando una mano l'ho accompagnato in aeroporto (un viaggio piuttosto imbarazzante) e ho avuto modo anche di mangiarci assieme. Ecco, il buon Houellebecq non è certo un personaggio estroverso, non ha fascino (l'ho visto mangiare) e non è certo bello. Manca di quelle attitudini sociali di cui si discute, però è emerso evidentemente per quello che scrive. Questo per dire che non esistono schemi fissi. Nella scrittura come nella vita c'è chi ha più doti di altri, chi si trova al posto giusto al momento giusto e chi si dà da fare per esserci. Ognuno deve fare quello che si sente e cercare di farlo al meglio, con dignità.
  21. Lorenzo Sartori

    Editing si, editing no

    quanto dice papavero è corretto, però credo vada aggiunto qualcosa. Ogni casa editrice interpreta l'editing a modo suo. Ci sono CE che non fanno editing, altre che controllano solo che non ci siano errori grammaticali o (se ispirati) di sintassi e quindi fanno giusto una semplice revisione, altre che operano come dice papavero (e come del resto si dovrebbe fare anche secondo me) e altre ancora che ti sistemano loro il testo e ti mettono di fronte al risultato finale. La realtà di fondo è che oggi come oggi molte CE interpretano o re-interpretano il loro ruolo come meglio credono. Da quando ho iniziato a frequentare questo ambiente ho capito che ogni CE è un po' un mondo a parte. Tornando alla questione di fondo, ovvero se valga la pena farsi editare o meno prima di inviare un manoscritto a un editore, direi che molto dipende dalla dimensione/importanza dell'editore. Mi spiego meglio. Se abbiamo in mano un'opera in cui crediamo molto e stiamo puntando a un contratto con una big, allora può valer la pena far fare un editing a pagamento. Certo, poi dipende anche da chi lo facciamo fare, perché questo mondo è pieno di improvvisatori (autori, editori, editor, critici...) senza esperienza e competenza. Ma diciamo, in questo caso stiamo ragionando in ottica "investimento". Se vogliamo proporre un testo a una piccola CE, allora non credo valga la pena spendere soldi. O la piccola CE fa editing e quindi è in grado di bilanciare il suo essere piccola con il "lavorare bene", con il dare il valore aggiunto all'opera che si propone oppure se è una CE che non ha i mezzi per fare editing, non avrà i mezzi per fare molto altro. A quel punto meglio il self publishing e in quest'ottica l'occhio esterno di qualcuno diventa ancor più importante.
  22. Lorenzo Sartori

    Editing si, editing no

    Sostanzialmente la penso anch'io come VirginiaW. Bisogna mettere a fuoco la questione e capire cosa si vuole ottenere. Le risorse sono limitate. La pubblicazione come obiettivo finale è un mito che va sfatato. Una volta che hai pubblicato sei quello di prima. Certo che è un traguardo importante (se non altro emotivamente) ma è solo un giro di boa. Se l'obiettivo è la mera pubblicazione, allora non mi sento di criticare chi paga per pubblicare. Se questo è l'obiettivo basta fissare un prezzo che si ritiene giusto. Contento tu e ancor più contento l'editore a pagamento. Ma se l'obiettivo e diventare uno scrittore, e non dico necessariamente uno famoso, ma una persona che ha un seguito e che non scrive solo per se stesso, allora serve anche confrontarsi con la realtà e non mentire a se stessi. Farsi editare profondamente un manoscritto per mandarlo a una casa editrice per far bella figura è come usare una foto di 20 anni prima per un profilo di un'agenzia matrimoniale. Una case editrice seria investe sull'autore prima che su una sola delle sue opere (a meno che sia la "commercialata" di turno). Mandare un lavoro che poi non è più tuo, in cui non ti riconosci più, non ha senso. Vista dalla parte della casa editrice la questione è: vale la pena investire su questo autore? Ha scritto qualcosa di strepitoso che farà vendere libri a tonnellate o se non altro è alta letteratura che pur non facendo vendere deve in qualche modo essere fatta conoscere al mondo e come editore faccio questo sacrificio? Siamo onesti. Se il nostro è un lavoro mediocre, metti anche "carino", che può far vendere sì e no 200 copie (la maggior parte dei libri non supera questa soglia) non ha senso per l'editore e nemmeno per l'autore investire grandi capitali. E' un lavoro dignitoso, anche interessante ed è in linea con la CE? Richiede un "normale" editing che poi è lavoro soprattutto per lo scrittore? Bene, su queste basi il "matrimonio" si può fare. Per cui l'editing prima dell'invio a una CE non credo abbia molto senso a meno che si usi questo processo per imparare (da un buon editor si può imparare molto). Ma a quel punto l'obiettivo è appunto migliorare, non "ingannare" un editore.
  23. Lorenzo Sartori

    Cosa stà facendo il Governo per l'occupazione giovanile?

    un troll?
  24. Lorenzo Sartori

    Editing si, editing no

    io credo che sia compito di una casa editrice accollarsi l'editing. Se c'è da impazzire a farlo, in quel caso si passa al manoscritto successivo. Se si pensa di aver trovato una perla, ma con tanto lavoro dietro, la CE dovrà fare un ragionamento economico e capire se ne vale la pena. Fare l'editore è anche questo. Dal mio punto di vista una CE deve dare del valore aggiunto e visto che sulla distribuzione è dura e che sulla promozione non si possono fare miracoli e nel 90% dei casi è tutta sulle spalle dell'autore, almeno l'editing dovrebbe spettare alla CE. Altrimenti tanto vale autopubblicarsi. L'autore dovrebbe leggere non 10, ma 100 volte prima di mandare un proprio manoscritto e far leggere a qualcuno di fiducia serve sempre.
  25. Lorenzo Sartori

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    aggiungo una postilla a quanto già detto da Ramble sulla questione giornalisti. I media cartacei sono in grossa crisi. Le gente non solo non legge libri, ma non legge più i giornali. Le ragioni sono varie e internet non è certo l'ultima delle motivazioni, ma non mi dilungo su questo aspetto. Il risultato è che le pagine della cultura sono le prime a saltare. Quelle dedicate ai libri sono solo una piccola parte di queste. Spesso i giornali appartengono a gruppi editoriali che pubblicano anche libri. Spesso i giornalisti che si occupano di cultura sono collaboratori sottopagati. Spesso sono vecchi tromboni che non lasciano spazio ai giovani. Spesso quando propongono qualcosa di più "coraggioso" i giornalisti/collaboratori vengono cazziati dai capo-redattori. Spesso non ci sono più neanche questi collaboratori, ma redattori che appunto si limitano a fare copia e incolla da comunicati stampa. Dare spazio a un esordiente quando probabilmente si è ignorato per anni pure dei premi nobel, è semplicemente impensabile se non su qualche giornale locale. E anche se poi ti dedicano un ritaglio, questo ritaglio non è in grado di farti vendere copie in più. Detta in altri termini se condivi su facebook hai più visibilità.
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