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Nicephore

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Tutti i contenuti di Nicephore

  1. Nicephore

    Amarene

    Nei romanzi gotici lo chiamerebbero "il Genio della Perversione", la volontà testarda d'autoinfliggersi un dolore causa un desiderio sfrenato di compiere crimini per il solo gusto dell'illegalità. Quando la realtà, unica e inossidabile, inconcludente, immersa in una noia profonda, grazie ad un artificio malnato, si ravviva alla luce della scoperta di una sua alternativa onirica, Arnaut, un inglorioso critico teatrale, languidamente indolente, si convince a capofitto in un baratro di elegante sfrenatezza, dividendosi fra un mondo concreto sapido di invida per l'amico Cadamosto e la sua amante Neiva, e di autocelebrativo sdegno verso tutto ciò che si dimostra pragmatico, realista o necessario; e un mondo intessuto dal groviglio mutaforma dei suoi sogni, vissuti in totale coscienza grazie agli insegnamenti di un vecchio scienziato del sonno appresi da un vecchio libro: Berenice è la favola bella che si dispiega in questa seconda dimensione, ed incarna l'ideale estetico della bellezza fatale. In un universo "doppio" sospeso in tempi e luoghi indefinibili, si recita questo esagerato melodramma, inteso come un teatralità totale e spassionata, sbruffone e pigro, vizioso e infantile, sulla cui ribalta divisa a metà si affanna Arnaut, districandosi dall'una all'altra parte, superbamente convinto di poter giostrare a suo piacimento gli eventi, scandagliando le pieghe più oscure di entrambi i mondi e lasciandosi portare dal fascino della finzione, consapevole della rovina a cui verrà trascinato, accettata in nome della bellezza del dramma. Tutto precipiterà in un parossismo di vizi e ripicche, doppelganger, sdoppiamenti e ricongiungimenti, ombre, figure, marionette e sospetti grotteschi, fino a quando i due mondi non si troveranno irrimediabilmente a collidere. La protagonista è tuttavia Blanche, che come ogni ottima attrice apparirà per poco, se ne andrà senza farsi notare, ma lascerà un vuoto profondo sul palcoscenico e nei cuori della platea; fate tesoro d'ogni sua parola e d'ogni suo gesto, poichè sta tutto lì, il resto è costume.
  2. Nicephore

    Moby Dick - Melville

    Ce lo sdoganiamo questo tomo prolisso e timorato di cinquecento pagine sulle balene? L'ho finito questa notte dopo tre mesi di lettura a strappo; l'ho detestato, l'ho odiato, l'ho insultato picchiando sulle pagine e, leggendo la biografia dell'autore, maledicendo il suo creatore, urlandogli che si, gli stava bene che nessuno se lo fosse mai filato e fosse morto nell'anonimato, perchè a noi delle balene non ce ne frega niente! Ho passato interi capitoli a leggere blaterii noiosi e pedanti sulle migliaia di tipologie di denti dei leviatani, ho passato interi capitoli a sentirlo correggere con spocchia teologi, scienziati, naturalisti, esploratori, pittori, lapicidi, ritrattisti, scultori, saggisti, astronomi, astrologi, maghi, prostitute, meteorologi, marinai, pescatori, bottai, inglesi, olandesi e spingere con tutta la forza della propria logorrea quello sputo di sabbia umida che è Nantucket tra le terre mitiche, alla destra di Atlantide alla sinistra di Roncobilaccio! Vi giuro, più d'una volta ho deciso di lasciarlo; a pagina cento, ad esempio, quando ancora Achab non s'era fatto vivo ed io credevo fermamente che Ismaele si fosse innamorato di Queequeg e tutto il romanzo fosse un sotterfugio per narrare le gioie di una convivenza con i cannibali e la loro pipa-tomahawk! A pagina cinquanta, dopo il sermone di padre Mapple, letto come un giovanissimo chierichetto che alla messa, alle spalle del prete fa girare l'incensiere e prende uno scappellotto dalla suora! A pagina duecento settanta, dove per una trentina di pagine elenca tutti i ritratti della balena e se ne esce con San Giorgio a cavallo non uccide un drago, non può una vile lucertola incarnare la malvagità, sicuramente il drago era un leviatano e San Giorgio deve averlo caricato A CAVALLO DI UNA FOCA! - ve lo giuro, ve lo giuro - Ci ho letto in mezzo "Alpinisti Ciabattoni" di Cagna e tutta la raccolta di poesie di Emily Dickinson per edulcorare la traversata... Io detestavo Moby Dick... detestavo... Perchè su cinquecento pagine, a pagina quattrocento ancora di questa stramaledetta Balena non c'era l'ombra... Perchè su cinquecento pagine, a pagina quattrocento venti, ancora di questa stramaledetta Balena non c'era l'ombra... E l'odio mi saliva, e visceralmente ribolliva incandescente, e il livore, e il rancore, e la voglia di uccidere questo libro era come la voglia di Achab di uccidere quella diavolo di balena bianca! E arrivato a pagina quattrocentocinquanta, io ancora non sapevo che tre pagine dopo l'avrebbero avvistata, ma a questa pagina Achab, in un pomeriggio armonioso e caldo, guarda la sua ombra specchiarsi nel mare e la vede scendere negli abissi, e Starbuck, il prudente lo vede piangere e gli si accosta e gli parla come parlerebbe ad un padre distrutto e Achab gli risponde come si risponde a un figlio, ed entrambi sembrano d'accordo sulla follia di dar la caccia a questo mostro, ma Achab lo guarda e dice "Achab non esiste più, Achab fa solo il volere del fato, Achab è il suo destino". E dunque io ho compreso che quel libro io non volevo realmente finirlo, ma io non esistevo più, e dovevo ormai compiere il destino... Dopo cinquecento pagine, quattrocentocinquanta delle quali bollerei forse come le più inutili della storia della letteratura, io ho chiuso il libro. epilogo Melville è un martire, si fa odiare, si fa detestare, fa violenza sul lettore, gli descrive nei minimi dettagli le balene per montargli nel cuore quel rancore che il rancore di Achab, un rancore che è nei suoi confronti, nei confronti del volume e nei confronti di QUELLA balena, e ti prepara, con l'introduzione più lunga della storia, ti fomenta, soffia sul fuoco, alimenta e dunque, una volta che quella stramaledettissima Moby Dick soffia, là, e vedi il libro ormai sottile, hai la medesima sensazione di Achab che fissa gli occhi del Parsi dilaniato nei ramponi... Non si esce vivi da Melville... Ma consiglio l'esperienza!
  3. Ringrazio Queffe per la meravigliosa meravigliosa recensione! Preciso e puntuale, molto accorto, molto competente (beccare la citazione di Kafka è 10+) Peccato peccato per gli errori (sui quali ci stiamo confrontando privatamente e che conto di risolvere in tempo brevissimo) Grazie grazie davvero ancora.
  4. Voglio fare un po' di sana eristica, come si faceva nei bei tempi andati, quando se ti sdraiavi su un masso a prendere il sole, ti scambiavano per Talete! Allora... Cos'è la brevitas? - Nel senso, che intendo dire per brevitas? e a che campo la lego? La brevitas nasce nella letteratura latina - o per quanto mi ricordi, nella letteratura latina aveva lo stesso ruolo che il turismo, la barbabietola da zucchero e l'industria siderurgica avevano in geografia, ovvero, ogni autore preso in considerazione la adorava spassionatamente e la esigeva fra le caratteristiche del proprio stile scrittorio... Tranne Cicerone, che a lui ci piaceva dilungarsi! Concetti chiari, parole poche - la qualità delle quali non vien detta, insomma sottointesa, poichè per esprimere gravitas, bene o male, non ci si poteva piegare al latino basso, ma nemmeno medio, dunque l'altisonanza (nel cortissimo periodo) era doverosa per dar dignità e letterarietà al componimento. Ma l'impero cade, che ci rimane? Mille anni barbarici - e nelle mie reminiscenze scolastiche, l'unica letterarietà di questo periodo sta nel "periodo" letto sul mio libro di storia delle medie ".. e frollavano la carne sotto le selle dei cavalli". Andando avanti veloce, Dal 1200 al 1799 abbiamo il trionfo della retorica, non c'è nessuno che punti all'essenzialità (perdonate l'imprecisione e la grossolaneria, ma cerchiamo di capirci) tutti a ricercare una poesia (e una prosa) che abbia una marcata letterarietà, una grossa e grassa valenza intellettuale, una poesia che s'impunti a essere complessa, una lingua sostenuta (si, anche Cecco Angiolieri e l'Aretino Pietro nonostante cercassero con tutte le forze di farci vedere quanto sboccati e volgari fossero, erano ottimi ottimi uomini di cultura, e capaci di poetare dosando sapientemente il vernacolo solamente laddove potesse dare il maggior effetto). Ora, seguitemi ancora per poco, poi pongo la domandona... Dicevamo, nell'800, gli illustrissimi questionanti intorno alla lingua decidono di asportare completamente il cancro della retorica dalla letteratura, e anzichè fare un lavoro di bisturi, ci buttano dentro le mani e strappano via tutto indiscriminatamente, tappando poi i buchi con quel che capita: appallottolano un dizionario di fiorentino per far tenere la forma, richiudono e via. Quindi... Abbiamo ancora le lungaggini letterarie, ma con una lingua più bassa rispetto ai secoli precedenti... Da qui, il novecento, la crisi epistemologica, la psicanalisi, la disgregazione dell'Io e la prima guerra mondiale, estirpano anche il bisogno di letterarietà e formalismo che per tutto questo tempo era rimasto nonostante "l'abbassamento" di registro. E QUI nasce la "brevitas novecentesca" figlia dei Vociani (Jahier, Rebora, Slataper ecc..), che definiranno le loro liriche di guerra "Frammenti" o "Frantumi" o addirittura "rottami". Poesie dai versi brevissimi, spezzati, caratterizzati oltre che da un linguaggio semplicissimo e da una struttura elementare, da una esigua lunghezza e da una chiarezza espressiva che l'esperienza bellica esigeva. Ungaretti e Montale NASCONO qui, si complicano col tempo... Quindi, dopo milioni di anni di retorica, il novecento - penso sia chiaro io mi stia occupando della sola poesia - ha scelto la strada dell'essenzialità. A parte gli ermetici, a quelli ancora D'Annunzianamente piaceva fare i misteriosi con delle strutture complicatissime e oscure, patetiche (nel senso greco sentimentale della cosa) e molto melodrammatiche. Dagli anni '60 in avanti, non c'è più stata bisogno nè di struttura nè di lessico, Bukowski ha dato il là ad una serie di "poeticanze" molto molto prosastiche (e prosaiche); così come dalla Beat Generation in avanti si è sdoganata la sacralità della poesia a favore di un sempre più maggior gusto per il "prosastico". E arriviamo ai giorni nostri, e quello che mi chiedo è questo: ho letto molte poesie "essenziali" qui nel forum, poesie con le quali non sono minimamente d'accordo, poesie che non incontrano i miei favori ma che, a quanto pare, alla maggior parte di voi sembrano aggradare non poco. Il mio pensiero è che IN CERTI CASI si sia andati troppo oltre: la poesia non è "un bel pensiero messo giù bene", è un esercizio espressivo e fotografico, è una architettura ed un bilanciamento; Il tentativo di scarnificate un metodo espressivo alla ricerca dell'essenzialità e della chiarezza è antitetico (a mio avviso) ad ogni funzione e aspirazione dell'artificio poetico, che poichè artificio VIVE della propria strutturalità e della propria chiaroscuralità - se non addirittura tenebrìa. ... Di contro le poesie lunghe mi annoiano terribilmente... ... Si beh la morale è "scrivere lungo il giusto"... Contare quanti versi usava Montale (o Baudelaire) e non potersi sbagliare! E usare un lessico POETICO, non prosastico, poichè, a mio avviso, i bei pensierini, o le facili suggestioni non son poesia ma prosa che - efficace - fa subito presa entrando per la via più facile e affabulatrice... Mi sono dilungato orribilmente, vi chiedo scusa... Anzi no! Viva le lungaggini!
  5. Nicephore

    non ha tempo non ha spazio

    A mio avviso, DEVE lasciarsi all'autobiografismo in questo tipo di poesia; perchè intima e perchè più il tema trattato si avvicina all'esperienza, più (parlando da sensisti) lo si conosce e maneggia con capacità. La trasfigurazione ci vuole, chiaramente, essendo, a mio avviso, la poesia un'arte affabulatoria e ruffiana, ma uno zoccolo di "sè stessi" deve sempre rimanere, sotto la superficie. Questa parte "sincera" di lei, in questa sua poesia è molto visibile e, a mio avviso, con una forma meno retorica e più "pedagogica", risalterebbe sicuramente! Sono felice di esserle stato utile!
  6. Nicephore

    Descrivere la quotidianità senza risultare noiosi

    Per aiutarti in questo compito, prova a leggere "L'Altrieri" di Dossi - lì dimostra come la banalità del quotidiano, grazie ad un linguaggio e uno stile accattivante, possa risultare molto gradevole. Se usi l'ironia, sii certa faccia ridere, o quantomeno sorridere - evita l'effetto "Colorado" Descrivi moltissimo, o affastella un sacco di "microeventi" uno dietro l'altro in un grosso flusso di coscienza! Ovvero: devi parlare della scuola? Fallo tutto in una volta, in un grande fiume di ricordi tutti ammassati insieme. Vuoi dilatarli, fai la stessa cosa, ma concentra particolari. Coltiva la psicologia dei vicini, fai crescere l'ambiente insieme al protagonista, mostralo mentre piano si adagia (o non si integra) in un contesto... Leggi l'Altrieri
  7. Nicephore

    non ha tempo non ha spazio

    Signor Lombardi, parliamone volentieri... Non la scambi per irriverenza, ma la forma non mi fa impazzire; la rima baciata di per sè, o fa arcaico (quando si fregia di una terminologia demodè) o fa filastrocca (almeno nel mio gusto); in questo caso particolare, fa bambino, fa infantile, senza però averne gli stilemi lessicali o semantici, anzi, vengono coinvolte espressioni poco infantili, ma che nel complesso si sentono come impoverite dal contesto nel quale si trovano (fato, soprannaturale, rimpiangere, freschezza, strafare, "luce" usato a quel modo, discende, "guida il tuo cammino"). L'unica rima irrelata (e questa scelta mi è piaciuta tantissimo) è "mamma / persona" ma avrei invertito il senso che lei ha scelto di dare alla coppia di versi, ovvero sottolineare l'umanità della madre, che, "subita" dal bambino come una divinità generatrice e infallibile, non è altro che una persona, colle sue disperazioni e le sue incrinature, ma brava a nasconderle. Mi piace molto il trittico "dàlle vita a non finire, quella vita che di diede, dàlle anche se non chiede". Questo è molto bello e molto limpido. Il resto un poco Collodi, un poco De Amicis, soffre, e davvero, non per sgarberia, di un certo manierismo poetico che vorrebbe far il verso da semplice, ma tiene la voce impostata da vecchio attore di teatro. Io terrei il trittico e l'idea della rima irrelata, proverei a togliere le espressioni più smaccatamente poetiche e liriche, e la trasformerei in una poesia per bambini. Spero d'esserle stato amico nonostante non rientri nei miei gusti a rileggerla
  8. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Non era la mia un'accusa, ovvero non intendevo dire che per te bastasse l'ispirazione, era per argomentare la mia convinzione che anche nella poesia la retorica c'entra, eccome! Son secondo me punti di vista differenti; capisco che una poesia non debba convincere, ma il convincimento non è forse affabulazione? Fascinazione? E un minimo di paraculismo? Cose che in una poesia io ricerco. Se prendiamo ad esempio alcune poesie di Baudelaire (e qui dico subito, a mio gusto, più grande poeta d'ogni tempo e cardine inossidabile di ogni modernità), vi troviamo non solo l'apostrofe al lettore, ma un gioco lirico verso il convincimento e la persuasione: non è retorica? In generale, io penso che la retorica sera, non sia l'essenziale ovviamente, ma serva come - passatemi la grossolaneria - "arte di metter giù bene le cose". Solo questo... Dunque, salvo eccezioni (vedi Ungaretti, vedi Emily Dickinson) preferisco una poesia che fa ampio uso della retorica. Con "Formalmente" intendo di struttura sintattica, metrica e lessicale. La tua è un'analisi ineccepibile alla quale, come a tutte le analisi che ho dovuto studiare a lettere, compilate dai , credo poco... Ma questa è colpa mia. Nonostante la mia mancanza, grazie d'aver dato un alibi alle mie teorie! Il mio discorso "storico" era più che altro un excursus frettoloso per mostrare l'evoluzione della poesia (italiana ovviamente), che si è piano piano trasformata da un gioco di corte nel metodo espressivo di chiunque con un progressivo allontanarsi da quelli che sono gli stilemi della poesia a favore di quelli prosa manipolati a guisa di lirismo. Ripeto, è un mio astio nei confronti di una certa brevitas che non ha dietro quello studio (supposto ) che tu hai incantevolmente svelato!
  9. Nicephore

    dubbio su punto di vista e narratore onnisciente

    Ma perchè utilizzare i verba dicendi, quando abbiamo l'indiretto libero?
  10. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Penso il tuo riassunto non sia molto lusinghiero; ma a parte questo, per andare avanti non come bambini annoiati di fronte alla vetrina della pasticceria, come a quanto pare sono, non ho detto che "gli imitatori" non sono bravi perchè non capiscono la complessità FORMALE della stessa, che FORMALMENTE non ha alcuna complessità... Ho detto che è "complicato scriverla", per raggiungere l'eccellenza nel suo incastonarsi in un contesto preciso, storicizzato, e nella sua puntualità e capacità di caratterizzarlo. "Tanto gentile e tanto onesta pare" NON È brevitas, e soprattutto è nata NON semplice, lessicalmente e strutturalmente, nemmeno apparentemente - non è il linguaggio colloquiale dell'epoca, non è una virata verso l'essenzialità, lo stile molto leggiadro può pur dare sensazione di leggerezza, ma, per l'epoca, era proprio della "retorica amorosa", e in quella poesia i TOPOS della retorica amorosa ci entrano a piè pari! Cecco Angiolieri o Folgore da San Gimignano, allora, nonostante il ricorso al sonetto, possiamo vederli come alfieri della brevitas, perchè non nascondono nulla e non lasciano al superfluo; ma è comunque un tipo di poetare AULICO, rispetto al volgo. Io parlo di "BREVITAS NOVECENTESCA", che non è quella arcaica; io intendo la secchezza espressiva a favore di maggior chiarezza, o l'essenzialità di versificazione senza il ricorso a particolari accortezze formali (lessiche o strutturali). La mia perplessità si inserisce in questo alveo, nelle poesie brevi, non strutturate, lontane da quello che potrebbe essere considerato un lessico squisitamente poetico. Non sono "imitatori" nella più classica delle accezioni, bensì la risultante di una progressiva "liberazione" dalle cure poetiche che ha avvicinato la lirica al prosastico; avendo come risultante quella che io considero "pessima prosa che va a capo". Questo è il mio discorso. 1) La retorica come "arte di parlar bene" è l'essenziale della poesia, secondo me - e da qui parte tutto il mio discorso PERCHÈ (e qui sono i punti 2) e 3) a mio parere, non basta la vocazione poetica, o meglio, ci sta bene anche non averla questa "vocazione" - non dico che un eccellente manierista possa essere uno straordinario poeta, ci mancherebbe che ora ci si affidi ai cesellatori di precisione , ma che l'ispirazione sola non regali una voce abbastanza incantevole per adagiarsi sulla lirica senza che si senta il soffrire di laringite...
  11. Nicephore

    dubbio su punto di vista e narratore onnisciente

    In quella frase "era forse ubriaco?" può essere anche considerato come un indiretto libero, indi per cui non c'è un campio di POV, o meglio, c'è ma sta nell'onniscienza del narratore che sa perfettamente i pensieri dei personaggi. Io, per mio gusto personale, non amo particolarmente il discorso diretto, e in quella frase un " -è forse ubriaco?- pensò la ragazza" non farebbe altro che evidenziare un taglio molto molto banale e scolastico della sintassi. L'errore di punto di vista con un narratore onnisciente è pressochè impossibile, a meno di accavallamenti di pensieri o una certa nebulosità strutturale che scioglie il commento nel narratore nei pensieri dei personaggi confondendolo inevitabilmente...
  12. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Ho letto e studiato il novellino; non l'ho gradito, non te lo nascondo, ma c'entra veramente poco col mio discorso... È diretto, pragmatico, essenziale sia per la volontà di essere essere violentemente moraleggiante, sia per questioni di "adattamento linguistico". Scava nella tradizione e nei miti, ma... Non è poesia... Il linguaggio di Alda Merini non è per nulla un linguaggio "portato in terra", anzi, non penso fosse suo gran problema farsi comprendere; non sarà Quasimodo ma non è nemmeno Pasolini; è un linguaggio laido ma molto curato, e si cela dietro molta molta retorica - che a dir così sembra quasi di farle un torto, ma il dramma atroce dei manicomi non è in quelle modalità lessico-struttuali che potrebbero crudamente essere quelle di un Ken Kesey... Così come non sono d'accordo Montale si sia lasciato alla brevitas o a quella che potremmo definire "essenzialità"; anzi, andando per suggestioni le ha caricate di un riverbero poetico affinchè si sfumassero i confini e tutto mostrasse trasfigurazioni e distorsioni tipiche del ricordare, anche accavallando più situazioni ed episodi! Quindi torniamo al discorso sulla "natura" della brevitas? Perchè con tutto il resto del tuo intervento sono molto d'accordo; ma penso si debba distinguere: voglio dire, in una CRONACA, la brevitas, ovvero l'essenzialità, è fondamentale; deve esserlo, poichè non siamo di fronte ad un messaggio "lirico" ma ad un messaggio "fatico" e dunque "espositivo". Il legame che si crea tra il lettore e questo determinato tipo di testo (e che lo stesso deve impegnarsi a creare) deve forzatamente essere chiaro e preciso, fuggendo ogni ambiguità. Questa è dunque la differenza fra, ad esempio, Moby Dick e "Solo Intorno al Mondo" di Soleum. Quello che più altro intendevo è il ricorso ad una sensazione specifica, espressa in pochi versi dalla lungezza esigua, magari raggruppati in un solo periodo, totalmente chiara e comprensibile senza il ricorso ad espedienti poetici che non siano magari una vaga metafora. Ci sono componimenti brevissimi che io adoro come gli Haiku, ma sono fortemente strutturati sia metricamente (5-7-5) sia semanticamente (il verso finale con riferimento stagionale); questo per dire, che a mio parere, ok la chiarezza, ma di "Mi illumino d'immenso" ce n'è una, ed è molto più complicato di quel che sembra scriverla - eppure di pessimi emulatori (ma anche di buonissimi è non fraintendetemi) il mondo è pieno!
  13. Nicephore

    Telegramma

    Brava... lo stile è quello dei frantumi post-grande guerra; mi piace molto - che alle volte per passare da essenziali si accalcano cose a caso e via! "che è mamma" l'ho letta con la voce di Gaber quando canta Shampoo! Non taoccarli, brava!
  14. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Sto cercando di dirlo da tipo... Una settimana... E lo ribadisco, tutto quello che è INTORNO alla pubblicazione - se c'è ovviamento un sostegno - lo trovo molto più un divertimento che un peso! "Concentrarci sulla nobile arte della scrittura" La scrittura non è un'arte nobile, ha ragione Sanguineti, la scrittura è ARTIGIANATO, e cosa spinge un artigiano a fare una sedia? Il desiderio di farla come dice lui, che tutte le altre sedie son belle, ma non sono come lui pensa che debbano essere, e quindi spacca legna, cesella, avvita, incolla, rispacca e così via! Se poi altri si vogliono sedere, prego, non sono io che devo fabbricarne altre...
  15. Nicephore

    Ciao a tutti ^^

    Benvenuta! Come hai scritto in chat, si, questo forum ê immenso ma c'è chi conosce i posti giusti... ;D
  16. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Guardalo nella frase, applicalo al gioco del calcio, e il destino non c'entra molto con la concezione "Sacchiana" di "Bus de cul". È una mescolatura di astuzia, rimbalzi, furbizia, genio, arte dell'arrangiarsi, provincialismo, scelte imbroccate per grazia del signore, rapidità di esecuzione, propriocezione, istinto, intuizione e va là che vai bene alla spera in Dio! Tutto, tranne che "destino" che s'è preso molto nomi dall'alba dei tempi, ma forse tu lo confondi con la fortuna (che non è il "bus de cu") Penso la discriminante principale non sia tanto la qualità oggettiva del componimento (la sovrabbondanza che dicevo prima, sono convinto infici la mente dei critici, già di per sè categoria detestabile ) (No tu sei storica dell'arte, tu puoi). Certo, alle volte ci si trova davanti a gente straconvinta del proprio lavoro che però a bucarli ci rimane un sacchettino di plastica... Ma quelli non li considero, sono i le cose brutte. Ci stiamo lavorando... O quello, o un'opera buffa in tre atti alla lirica "S'io muoio, tu vivi, ma s'io vivo..." @Alexmusic, ti dirò di più, aprivo un concerto... Mi mancava la rete dei Blues Brothers... Eh, dai, per quello a emergere si fa fatica: o il country o una bottigliata!
  17. Nicephore

    Chi resta

    Scrivo Metastàsi (da Metastasio Pietro ) svogliati
  18. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    A me continua a sembrare qui si stia vendendo caro il pane... Io studio lettere, mi occupo di realizzazione e montaggio video per aziende, faccio la maschera a teatro; questo non per dire #sonounapersonamoltooccupataeguardaunpo'trovopureiltempodirispondere", ci mancherebbe di sciorinare i propri impegni per dimostrarsi irriducibilmente capaci - nonotante le avversità - di provarla questa emersione.. Ma che ti devo dire, il mio non è affatto il punto di vista di un "sognatore irriducibile", anzi, io sono un metodico e un parnassiano, detesto il pressapochismo e penso alla scrittura come ad una disciplina più che come una ispirazione fugace - e in quanto disciplina, soggetta a peggioramenti se trascurata. Detto ciò, you got yours and i got mine...
  19. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Ho mai detto "basta scrivere su facebook e dire due cazzate in pubblico" ? Dico che quando ho fatto reading di poesia - una delle esperienze più brutte e indecenti della mia intera esistenza che voglio dimenticare il prima possibile - e ho dovuto preparare il monologo (non è vero, non l'ho preparato, l'ho fatto a braccio), mi è costato solo un viaggio di un'oretta fino al circolone di Legnano... (Copie vendute: UNA al gestore del locale che s'è impietosito -l'imbarazzo mio era ) "Mandare decine di mail"... Scusami, io non voglio attaccare TE direttamente, ci mancherebbe, ma davvero "mandare DECINE di mail" è così faticoso? Ti dà proprio fastidio scrivere quelle due righe "Allego sinossi, romanzo/estratto e breve biografia dell'autore, aspetto notizie, grazie arrivederci"? "Fare ricerche sulle case editrici" ma santo cielo, INTERNET! Nossignori, non mi persuaderete delle indicibili ostacolanti grevità consequenziali il tentativo d'essere un autore... Son convinto del generale cuor leggero della cosa e non c'è più gente che campa di scrittura proprio per questo motivo, perchè ormai lo fan tutti... E con la pubblicazione libera e selvaggia di internet, del self-publishing, della lotta all'alfabetismo, degli agi della vita occidentale che togliendoci il problema della sopravvivenza cruda ci regala la possibilità di pensare... A tensioni e frequenze diverse...
  20. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Una cosa molto, molto, molto diversa...
  21. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    ps: @Alexmusic @Yattaman (se v'ho taggati bene, se non v'ho taggati, mi corrigerete) Grazie del supporto! La mia follia deriva spesso dalla spaventosa voglia di leggerezza che m'abbisogna quando si parla di certe cose - quando c'è da ragionare, son bacato, ma l'aria pei cunicoli fa un bel suono!
  22. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Ma quali attività effettivamente faticose?! Possono essere vagamente frustranti per l'indifferenza, l'intransigenza, l'avidità o la ruffianeria di qualcheduno, ma al netto degli sforzi, non si deve far altro che parlottare in pubblico o far domande o scorrere qualche pagina di feedback! Davvero nell'era di internet abbiamo tutto sotto mano, a portata di click, possiamo chiedere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e ricevere come risposta "è un tumore" io ribadisco, dove diavolo è la fatica? Per rispondere a post scritti sopra: solo talento scrittore non sei?! il notaro allora che era? Che scriveva tra una nota di cancellerai e l'altra? solo destino scrittore non sei?! E allora Gadda? Che manco per ischerzo ha completato un libro che fosse uno, eppure eppure, guarda te che non diventi uno scrittore! Talento e destino secondo me c'entrano relativamente poco con l'emersione di un "sommerso" emergente... Che poi, "emergente"... Uno scrittore è più uno di quegli squali che si muove dritto, e se si ferma, muore; poi nel mio caso i salti li lascio alle balene, io mi accontento d'essere una remora.. (in entrambe le accezioni) Io son d'accordo con Sacchi (anche se sono interista)... Ci vuole "och, pasiensa e bus de cü!", che con il talento e il destino ci azzeccano davvero molto poco, a mio avviso...
  23. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Ok, scusatemi, ora io non voglio essere polemico o offendere nessuno, ma sembra che qui si vada a lavorare in fonderia! Ragazzi, la scrittura è in sè qualcosa di complicato, fra strutture sintattiche gnagne e cose varie, ma addirittura stracciarsi il petto per le indicibili fatiche di uno scrittore mi pare abbastanza melodrammatico! Sono parole, diamogli il peso che hanno sulla carta, meno d'una piuma di piccione, e per imprimerle non ci vuole questo grande sforzo! Ricordo un'intervista a Mastroianni durante la quale gli chiesero delle "fatiche del lavoro dell'attore" - chè ai tempi era uscita la mirabolante epopea del metodo Strasberg, allievo degli allievi di Stanislavskij, che fece finta di non vedere quanto il Maestro in tarda età ritrattò parzialmente le sue tesi, ma vabbè; Mastroianni sembrò abbastanza stizzito, uscendosene con la frase "se uno deve interpretare un morto, che fa, passa un anno al cimitero?". Al di là dell'ironia e di tutte quelle attenuanti che bla bla bla: il discorso non è poi così diverso... Ascoltate Calvino parlare dei propri libri, ascoltate Hermann Hess parlare dei propri libri, ascoltate Kerouac, Montale, Ungaretti, Fitzgerald, Miller, Emily Dickinson che cuciva le sue poesie in quadernetti di pizzo, nessuno, NESSUNO vi parlerà delle fatiche, del tempo, dei sacrifici di scrivere! Ribadisco, non voglio assolutamente essere polemico, ma penso che vada riportato tutto a un piano molto ma molto più leggero, perchè un discorso come quello del signor Piras, disgustato dal mondo e dall'universo, lascia il tempo che trova, su quel piedistallo sgangherato che s'è creato! Venga qua giù, a scrivere, anche le più frustranti indecenze o sofferenze perchè non si può fare altrimenti, perchè più si definisce più si comprende, perchè più parole conosciamo, più possiamo maturare, e la si smetta di ergersi contro i titani che non ci permettono di esprimerci! L'ha mai letto 1984? La libertà di scrivere IO ODIO IL GRANDE FRATELLO nell'angolo cieco sopra un foglio bianco? Senza l'ansia di dire "oh, ma nessuno mai potrà leggere questo mio soavissimo pensiero che meriterebbe il nobel!" Suvvia, è pur sempre letteratura... La fama è un effetto collaterale.
  24. Nicephore

    Ad Apem

    Ti faccio un piccolo esempio... Il malumore può contaminare la giornata, e l'intensità di questo malumore può essere comunicato al prossimo, a seconda della sua potenza, con una sostanziosa serie di aggettivi: dunque tu puoi essere: infastidito, seccato, alterato, arrabbiato, scuro, imbufalito, rabbioso, furibondo, furioso, idrofobo, irato, incavolato, adombrato, imbestialito, stizzito, arrovellato, fremente, invelenito, iroso, adirato... Ma se sei sempre e solo "incazzato" non solo perdi la capacità di comunicare agli agli altri il tuo sentimento personale, ma perdi la TUA capacità di focalizzare l'emozione, ritrovandoti incapace di comprenderla a pieno. Il linguaggio, secondo alcune teorie, è nato prima del pensiero - o comunque è assodato da alcuni esperimenti lo condizioni fortemente. Dunque non ci sono emozioni che non possano essere detti, solo sistemi espressivi imperfetti!
  25. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Grazie, mi hai tolto le parole di bocca! D'accordissimo, ma potrebbero anche non fiorire mai! Ora, al di là di ogni piagnisteo idiota e molto infantile - che a fare il mulo per le cose giuste va bene, ma per questa mi suona un po' avvilente - che negli ultimi anni ci sia stata una netta diminuzione della fiducia da parte degli editori e una netta diminuzione del talento nelle pubblicazioni, penso sia innegabile. Non voglio andare a prendere i soliti stracitati esempi eh, ma semplicemente credo la richiesta da parte dei lettori non sia più verso uno sforzo di comprensione ma verso un easy-reading che va là che vai bene. Ora, se negli anni '60 chiedevi a Sandra Milo che libro avesse letto, ; se ora si ponessero le medesime domande a Martina Stella, che ti risponderebbe? Ma senza scomodare i massimi sistemi, qual era il libro "generazionale" degli anni post generazione X? "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"... Quale quello nei meravigliosi anni '00? "Tre Metri sopra il Cielo"... Penso sia indicativo.
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