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Nicephore

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  1. Nicephore

    Amarene

    Nei romanzi gotici lo chiamerebbero "il Genio della Perversione", la volontà testarda d'autoinfliggersi un dolore causa un desiderio sfrenato di compiere crimini per il solo gusto dell'illegalità. Quando la realtà, unica e inossidabile, inconcludente, immersa in una noia profonda, grazie ad un artificio malnato, si ravviva alla luce della scoperta di una sua alternativa onirica, Arnaut, un inglorioso critico teatrale, languidamente indolente, si convince a capofitto in un baratro di elegante sfrenatezza, dividendosi fra un mondo concreto sapido di invida per l'amico Cadamosto e la sua amante Neiva, e di autocelebrativo sdegno verso tutto ciò che si dimostra pragmatico, realista o necessario; e un mondo intessuto dal groviglio mutaforma dei suoi sogni, vissuti in totale coscienza grazie agli insegnamenti di un vecchio scienziato del sonno appresi da un vecchio libro: Berenice è la favola bella che si dispiega in questa seconda dimensione, ed incarna l'ideale estetico della bellezza fatale. In un universo "doppio" sospeso in tempi e luoghi indefinibili, si recita questo esagerato melodramma, inteso come un teatralità totale e spassionata, sbruffone e pigro, vizioso e infantile, sulla cui ribalta divisa a metà si affanna Arnaut, districandosi dall'una all'altra parte, superbamente convinto di poter giostrare a suo piacimento gli eventi, scandagliando le pieghe più oscure di entrambi i mondi e lasciandosi portare dal fascino della finzione, consapevole della rovina a cui verrà trascinato, accettata in nome della bellezza del dramma. Tutto precipiterà in un parossismo di vizi e ripicche, doppelganger, sdoppiamenti e ricongiungimenti, ombre, figure, marionette e sospetti grotteschi, fino a quando i due mondi non si troveranno irrimediabilmente a collidere. La protagonista è tuttavia Blanche, che come ogni ottima attrice apparirà per poco, se ne andrà senza farsi notare, ma lascerà un vuoto profondo sul palcoscenico e nei cuori della platea; fate tesoro d'ogni sua parola e d'ogni suo gesto, poichè sta tutto lì, il resto è costume.
  2. Ringrazio Queffe per la meravigliosa meravigliosa recensione! Preciso e puntuale, molto accorto, molto competente (beccare la citazione di Kafka è 10+) Peccato peccato per gli errori (sui quali ci stiamo confrontando privatamente e che conto di risolvere in tempo brevissimo) Grazie grazie davvero ancora.
  3. Nicephore

    non ha tempo non ha spazio

    A mio avviso, DEVE lasciarsi all'autobiografismo in questo tipo di poesia; perchè intima e perchè più il tema trattato si avvicina all'esperienza, più (parlando da sensisti) lo si conosce e maneggia con capacità. La trasfigurazione ci vuole, chiaramente, essendo, a mio avviso, la poesia un'arte affabulatoria e ruffiana, ma uno zoccolo di "sè stessi" deve sempre rimanere, sotto la superficie. Questa parte "sincera" di lei, in questa sua poesia è molto visibile e, a mio avviso, con una forma meno retorica e più "pedagogica", risalterebbe sicuramente! Sono felice di esserle stato utile!
  4. Nicephore

    Descrivere la quotidianità senza risultare noiosi

    Per aiutarti in questo compito, prova a leggere "L'Altrieri" di Dossi - lì dimostra come la banalità del quotidiano, grazie ad un linguaggio e uno stile accattivante, possa risultare molto gradevole. Se usi l'ironia, sii certa faccia ridere, o quantomeno sorridere - evita l'effetto "Colorado" Descrivi moltissimo, o affastella un sacco di "microeventi" uno dietro l'altro in un grosso flusso di coscienza! Ovvero: devi parlare della scuola? Fallo tutto in una volta, in un grande fiume di ricordi tutti ammassati insieme. Vuoi dilatarli, fai la stessa cosa, ma concentra particolari. Coltiva la psicologia dei vicini, fai crescere l'ambiente insieme al protagonista, mostralo mentre piano si adagia (o non si integra) in un contesto... Leggi l'Altrieri
  5. Nicephore

    non ha tempo non ha spazio

    Signor Lombardi, parliamone volentieri... Non la scambi per irriverenza, ma la forma non mi fa impazzire; la rima baciata di per sè, o fa arcaico (quando si fregia di una terminologia demodè) o fa filastrocca (almeno nel mio gusto); in questo caso particolare, fa bambino, fa infantile, senza però averne gli stilemi lessicali o semantici, anzi, vengono coinvolte espressioni poco infantili, ma che nel complesso si sentono come impoverite dal contesto nel quale si trovano (fato, soprannaturale, rimpiangere, freschezza, strafare, "luce" usato a quel modo, discende, "guida il tuo cammino"). L'unica rima irrelata (e questa scelta mi è piaciuta tantissimo) è "mamma / persona" ma avrei invertito il senso che lei ha scelto di dare alla coppia di versi, ovvero sottolineare l'umanità della madre, che, "subita" dal bambino come una divinità generatrice e infallibile, non è altro che una persona, colle sue disperazioni e le sue incrinature, ma brava a nasconderle. Mi piace molto il trittico "dàlle vita a non finire, quella vita che di diede, dàlle anche se non chiede". Questo è molto bello e molto limpido. Il resto un poco Collodi, un poco De Amicis, soffre, e davvero, non per sgarberia, di un certo manierismo poetico che vorrebbe far il verso da semplice, ma tiene la voce impostata da vecchio attore di teatro. Io terrei il trittico e l'idea della rima irrelata, proverei a togliere le espressioni più smaccatamente poetiche e liriche, e la trasformerei in una poesia per bambini. Spero d'esserle stato amico nonostante non rientri nei miei gusti a rileggerla
  6. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Non era la mia un'accusa, ovvero non intendevo dire che per te bastasse l'ispirazione, era per argomentare la mia convinzione che anche nella poesia la retorica c'entra, eccome! Son secondo me punti di vista differenti; capisco che una poesia non debba convincere, ma il convincimento non è forse affabulazione? Fascinazione? E un minimo di paraculismo? Cose che in una poesia io ricerco. Se prendiamo ad esempio alcune poesie di Baudelaire (e qui dico subito, a mio gusto, più grande poeta d'ogni tempo e cardine inossidabile di ogni modernità), vi troviamo non solo l'apostrofe al lettore, ma un gioco lirico verso il convincimento e la persuasione: non è retorica? In generale, io penso che la retorica sera, non sia l'essenziale ovviamente, ma serva come - passatemi la grossolaneria - "arte di metter giù bene le cose". Solo questo... Dunque, salvo eccezioni (vedi Ungaretti, vedi Emily Dickinson) preferisco una poesia che fa ampio uso della retorica. Con "Formalmente" intendo di struttura sintattica, metrica e lessicale. La tua è un'analisi ineccepibile alla quale, come a tutte le analisi che ho dovuto studiare a lettere, compilate dai , credo poco... Ma questa è colpa mia. Nonostante la mia mancanza, grazie d'aver dato un alibi alle mie teorie! Il mio discorso "storico" era più che altro un excursus frettoloso per mostrare l'evoluzione della poesia (italiana ovviamente), che si è piano piano trasformata da un gioco di corte nel metodo espressivo di chiunque con un progressivo allontanarsi da quelli che sono gli stilemi della poesia a favore di quelli prosa manipolati a guisa di lirismo. Ripeto, è un mio astio nei confronti di una certa brevitas che non ha dietro quello studio (supposto ) che tu hai incantevolmente svelato!
  7. Nicephore

    dubbio su punto di vista e narratore onnisciente

    Ma perchè utilizzare i verba dicendi, quando abbiamo l'indiretto libero?
  8. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Penso il tuo riassunto non sia molto lusinghiero; ma a parte questo, per andare avanti non come bambini annoiati di fronte alla vetrina della pasticceria, come a quanto pare sono, non ho detto che "gli imitatori" non sono bravi perchè non capiscono la complessità FORMALE della stessa, che FORMALMENTE non ha alcuna complessità... Ho detto che è "complicato scriverla", per raggiungere l'eccellenza nel suo incastonarsi in un contesto preciso, storicizzato, e nella sua puntualità e capacità di caratterizzarlo. "Tanto gentile e tanto onesta pare" NON È brevitas, e soprattutto è nata NON semplice, lessicalmente e strutturalmente, nemmeno apparentemente - non è il linguaggio colloquiale dell'epoca, non è una virata verso l'essenzialità, lo stile molto leggiadro può pur dare sensazione di leggerezza, ma, per l'epoca, era proprio della "retorica amorosa", e in quella poesia i TOPOS della retorica amorosa ci entrano a piè pari! Cecco Angiolieri o Folgore da San Gimignano, allora, nonostante il ricorso al sonetto, possiamo vederli come alfieri della brevitas, perchè non nascondono nulla e non lasciano al superfluo; ma è comunque un tipo di poetare AULICO, rispetto al volgo. Io parlo di "BREVITAS NOVECENTESCA", che non è quella arcaica; io intendo la secchezza espressiva a favore di maggior chiarezza, o l'essenzialità di versificazione senza il ricorso a particolari accortezze formali (lessiche o strutturali). La mia perplessità si inserisce in questo alveo, nelle poesie brevi, non strutturate, lontane da quello che potrebbe essere considerato un lessico squisitamente poetico. Non sono "imitatori" nella più classica delle accezioni, bensì la risultante di una progressiva "liberazione" dalle cure poetiche che ha avvicinato la lirica al prosastico; avendo come risultante quella che io considero "pessima prosa che va a capo". Questo è il mio discorso. 1) La retorica come "arte di parlar bene" è l'essenziale della poesia, secondo me - e da qui parte tutto il mio discorso PERCHÈ (e qui sono i punti 2) e 3) a mio parere, non basta la vocazione poetica, o meglio, ci sta bene anche non averla questa "vocazione" - non dico che un eccellente manierista possa essere uno straordinario poeta, ci mancherebbe che ora ci si affidi ai cesellatori di precisione , ma che l'ispirazione sola non regali una voce abbastanza incantevole per adagiarsi sulla lirica senza che si senta il soffrire di laringite...
  9. Nicephore

    dubbio su punto di vista e narratore onnisciente

    In quella frase "era forse ubriaco?" può essere anche considerato come un indiretto libero, indi per cui non c'è un campio di POV, o meglio, c'è ma sta nell'onniscienza del narratore che sa perfettamente i pensieri dei personaggi. Io, per mio gusto personale, non amo particolarmente il discorso diretto, e in quella frase un " -è forse ubriaco?- pensò la ragazza" non farebbe altro che evidenziare un taglio molto molto banale e scolastico della sintassi. L'errore di punto di vista con un narratore onnisciente è pressochè impossibile, a meno di accavallamenti di pensieri o una certa nebulosità strutturale che scioglie il commento nel narratore nei pensieri dei personaggi confondendolo inevitabilmente...
  10. Nicephore

    La brevitas - stile retorico o salvagente per principianti?

    Ho letto e studiato il novellino; non l'ho gradito, non te lo nascondo, ma c'entra veramente poco col mio discorso... È diretto, pragmatico, essenziale sia per la volontà di essere essere violentemente moraleggiante, sia per questioni di "adattamento linguistico". Scava nella tradizione e nei miti, ma... Non è poesia... Il linguaggio di Alda Merini non è per nulla un linguaggio "portato in terra", anzi, non penso fosse suo gran problema farsi comprendere; non sarà Quasimodo ma non è nemmeno Pasolini; è un linguaggio laido ma molto curato, e si cela dietro molta molta retorica - che a dir così sembra quasi di farle un torto, ma il dramma atroce dei manicomi non è in quelle modalità lessico-struttuali che potrebbero crudamente essere quelle di un Ken Kesey... Così come non sono d'accordo Montale si sia lasciato alla brevitas o a quella che potremmo definire "essenzialità"; anzi, andando per suggestioni le ha caricate di un riverbero poetico affinchè si sfumassero i confini e tutto mostrasse trasfigurazioni e distorsioni tipiche del ricordare, anche accavallando più situazioni ed episodi! Quindi torniamo al discorso sulla "natura" della brevitas? Perchè con tutto il resto del tuo intervento sono molto d'accordo; ma penso si debba distinguere: voglio dire, in una CRONACA, la brevitas, ovvero l'essenzialità, è fondamentale; deve esserlo, poichè non siamo di fronte ad un messaggio "lirico" ma ad un messaggio "fatico" e dunque "espositivo". Il legame che si crea tra il lettore e questo determinato tipo di testo (e che lo stesso deve impegnarsi a creare) deve forzatamente essere chiaro e preciso, fuggendo ogni ambiguità. Questa è dunque la differenza fra, ad esempio, Moby Dick e "Solo Intorno al Mondo" di Soleum. Quello che più altro intendevo è il ricorso ad una sensazione specifica, espressa in pochi versi dalla lungezza esigua, magari raggruppati in un solo periodo, totalmente chiara e comprensibile senza il ricorso ad espedienti poetici che non siano magari una vaga metafora. Ci sono componimenti brevissimi che io adoro come gli Haiku, ma sono fortemente strutturati sia metricamente (5-7-5) sia semanticamente (il verso finale con riferimento stagionale); questo per dire, che a mio parere, ok la chiarezza, ma di "Mi illumino d'immenso" ce n'è una, ed è molto più complicato di quel che sembra scriverla - eppure di pessimi emulatori (ma anche di buonissimi è non fraintendetemi) il mondo è pieno!
  11. Voglio fare un po' di sana eristica, come si faceva nei bei tempi andati, quando se ti sdraiavi su un masso a prendere il sole, ti scambiavano per Talete! Allora... Cos'è la brevitas? - Nel senso, che intendo dire per brevitas? e a che campo la lego? La brevitas nasce nella letteratura latina - o per quanto mi ricordi, nella letteratura latina aveva lo stesso ruolo che il turismo, la barbabietola da zucchero e l'industria siderurgica avevano in geografia, ovvero, ogni autore preso in considerazione la adorava spassionatamente e la esigeva fra le caratteristiche del proprio stile scrittorio... Tranne Cicerone, che a lui ci piaceva dilungarsi! Concetti chiari, parole poche - la qualità delle quali non vien detta, insomma sottointesa, poichè per esprimere gravitas, bene o male, non ci si poteva piegare al latino basso, ma nemmeno medio, dunque l'altisonanza (nel cortissimo periodo) era doverosa per dar dignità e letterarietà al componimento. Ma l'impero cade, che ci rimane? Mille anni barbarici - e nelle mie reminiscenze scolastiche, l'unica letterarietà di questo periodo sta nel "periodo" letto sul mio libro di storia delle medie ".. e frollavano la carne sotto le selle dei cavalli". Andando avanti veloce, Dal 1200 al 1799 abbiamo il trionfo della retorica, non c'è nessuno che punti all'essenzialità (perdonate l'imprecisione e la grossolaneria, ma cerchiamo di capirci) tutti a ricercare una poesia (e una prosa) che abbia una marcata letterarietà, una grossa e grassa valenza intellettuale, una poesia che s'impunti a essere complessa, una lingua sostenuta (si, anche Cecco Angiolieri e l'Aretino Pietro nonostante cercassero con tutte le forze di farci vedere quanto sboccati e volgari fossero, erano ottimi ottimi uomini di cultura, e capaci di poetare dosando sapientemente il vernacolo solamente laddove potesse dare il maggior effetto). Ora, seguitemi ancora per poco, poi pongo la domandona... Dicevamo, nell'800, gli illustrissimi questionanti intorno alla lingua decidono di asportare completamente il cancro della retorica dalla letteratura, e anzichè fare un lavoro di bisturi, ci buttano dentro le mani e strappano via tutto indiscriminatamente, tappando poi i buchi con quel che capita: appallottolano un dizionario di fiorentino per far tenere la forma, richiudono e via. Quindi... Abbiamo ancora le lungaggini letterarie, ma con una lingua più bassa rispetto ai secoli precedenti... Da qui, il novecento, la crisi epistemologica, la psicanalisi, la disgregazione dell'Io e la prima guerra mondiale, estirpano anche il bisogno di letterarietà e formalismo che per tutto questo tempo era rimasto nonostante "l'abbassamento" di registro. E QUI nasce la "brevitas novecentesca" figlia dei Vociani (Jahier, Rebora, Slataper ecc..), che definiranno le loro liriche di guerra "Frammenti" o "Frantumi" o addirittura "rottami". Poesie dai versi brevissimi, spezzati, caratterizzati oltre che da un linguaggio semplicissimo e da una struttura elementare, da una esigua lunghezza e da una chiarezza espressiva che l'esperienza bellica esigeva. Ungaretti e Montale NASCONO qui, si complicano col tempo... Quindi, dopo milioni di anni di retorica, il novecento - penso sia chiaro io mi stia occupando della sola poesia - ha scelto la strada dell'essenzialità. A parte gli ermetici, a quelli ancora D'Annunzianamente piaceva fare i misteriosi con delle strutture complicatissime e oscure, patetiche (nel senso greco sentimentale della cosa) e molto melodrammatiche. Dagli anni '60 in avanti, non c'è più stata bisogno nè di struttura nè di lessico, Bukowski ha dato il là ad una serie di "poeticanze" molto molto prosastiche (e prosaiche); così come dalla Beat Generation in avanti si è sdoganata la sacralità della poesia a favore di un sempre più maggior gusto per il "prosastico". E arriviamo ai giorni nostri, e quello che mi chiedo è questo: ho letto molte poesie "essenziali" qui nel forum, poesie con le quali non sono minimamente d'accordo, poesie che non incontrano i miei favori ma che, a quanto pare, alla maggior parte di voi sembrano aggradare non poco. Il mio pensiero è che IN CERTI CASI si sia andati troppo oltre: la poesia non è "un bel pensiero messo giù bene", è un esercizio espressivo e fotografico, è una architettura ed un bilanciamento; Il tentativo di scarnificate un metodo espressivo alla ricerca dell'essenzialità e della chiarezza è antitetico (a mio avviso) ad ogni funzione e aspirazione dell'artificio poetico, che poichè artificio VIVE della propria strutturalità e della propria chiaroscuralità - se non addirittura tenebrìa. ... Di contro le poesie lunghe mi annoiano terribilmente... ... Si beh la morale è "scrivere lungo il giusto"... Contare quanti versi usava Montale (o Baudelaire) e non potersi sbagliare! E usare un lessico POETICO, non prosastico, poichè, a mio avviso, i bei pensierini, o le facili suggestioni non son poesia ma prosa che - efficace - fa subito presa entrando per la via più facile e affabulatrice... Mi sono dilungato orribilmente, vi chiedo scusa... Anzi no! Viva le lungaggini!
  12. Nicephore

    Telegramma

    Brava... lo stile è quello dei frantumi post-grande guerra; mi piace molto - che alle volte per passare da essenziali si accalcano cose a caso e via! "che è mamma" l'ho letta con la voce di Gaber quando canta Shampoo! Non taoccarli, brava!
  13. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Sto cercando di dirlo da tipo... Una settimana... E lo ribadisco, tutto quello che è INTORNO alla pubblicazione - se c'è ovviamento un sostegno - lo trovo molto più un divertimento che un peso! "Concentrarci sulla nobile arte della scrittura" La scrittura non è un'arte nobile, ha ragione Sanguineti, la scrittura è ARTIGIANATO, e cosa spinge un artigiano a fare una sedia? Il desiderio di farla come dice lui, che tutte le altre sedie son belle, ma non sono come lui pensa che debbano essere, e quindi spacca legna, cesella, avvita, incolla, rispacca e così via! Se poi altri si vogliono sedere, prego, non sono io che devo fabbricarne altre...
  14. Nicephore

    Ciao a tutti ^^

    Benvenuta! Come hai scritto in chat, si, questo forum ê immenso ma c'è chi conosce i posti giusti... ;D
  15. Nicephore

    Che reali possibilità ha un “piccolo” di emergere?

    Guardalo nella frase, applicalo al gioco del calcio, e il destino non c'entra molto con la concezione "Sacchiana" di "Bus de cul". È una mescolatura di astuzia, rimbalzi, furbizia, genio, arte dell'arrangiarsi, provincialismo, scelte imbroccate per grazia del signore, rapidità di esecuzione, propriocezione, istinto, intuizione e va là che vai bene alla spera in Dio! Tutto, tranne che "destino" che s'è preso molto nomi dall'alba dei tempi, ma forse tu lo confondi con la fortuna (che non è il "bus de cu") Penso la discriminante principale non sia tanto la qualità oggettiva del componimento (la sovrabbondanza che dicevo prima, sono convinto infici la mente dei critici, già di per sè categoria detestabile ) (No tu sei storica dell'arte, tu puoi). Certo, alle volte ci si trova davanti a gente straconvinta del proprio lavoro che però a bucarli ci rimane un sacchettino di plastica... Ma quelli non li considero, sono i le cose brutte. Ci stiamo lavorando... O quello, o un'opera buffa in tre atti alla lirica "S'io muoio, tu vivi, ma s'io vivo..." @Alexmusic, ti dirò di più, aprivo un concerto... Mi mancava la rete dei Blues Brothers... Eh, dai, per quello a emergere si fa fatica: o il country o una bottigliata!
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