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Japhy

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  1. Japhy

    Il figlio dei monti

    Innanzitutto vorrei ringraziarti per il commento. In effetti il destino di Enrico rimane abbastanza vago. Il "passarono molti anni" con cui inizio la parte vista dagli occhi dell'esploratore, unita alle considerazione di quest'ultimo sulla misteriosa casa nel bosco e all'incisione rinvenuta sullo stipite della porta volevano suggerire che Enrico dopo la sua fuga dalla società avesse vissuto diversi anni nel cuore dei suoi amati boschi. Trovando sé stesso e la pace. Per quanto riguarda il paesaggio probabilmente hai ragione. Non l'ho descritto per non legarlo a un luogo particolare, lasciando così spazio al lettore di vedere nei boschi e nei monti della storia i "suoi" boschi e i "suoi" monti personali.
  2. Japhy

    Wallace, David F.

    Io ho letto "La scopa del sistema" e penso che sia un libro assolutamente geniale, oltre che molto divertente. Wallace aveva un acume e un'abilità letteraria fuori dal comune. Degli autori contemporanei un altro che posso consigliare è Dave Eggers. La sua "L'opera struggente di un formidabile genio" è fedele al titolo.
  3. Japhy

    Martin G. R. R. - Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (serie)

    Saga bellissima e molto avvincente. Tuttavia Martin sta procrastinando troppo la conclusione. Il primo volume (Il trono di spade) è uscito quasi vent'anni fa. Personalmente non vedo l'ora di scoprire come andrà a finire questa storia meravigliosa. Inoltre, dato che negli anni il numero dei personaggi e delle vicende ad essi relative è aumentato a dismisura, mi incuriosisce vedere come il buon George riuscirà a gestire la faccenda.
  4. Japhy

    Gli incipit che più vi hanno colpito

    Sono particolarmente legato a Tropico del Cancro di Henry Miller e il suo incipit mi rapisce e mi coinvolge ogni volta che lo rileggo. Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti. Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremmo mai conosciuti cosí intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi. Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c'è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s'uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l'Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c'è scampo. Non cambierà stagione. È l'autunno del mio secondo anno a Parigi. Ci sono stato mandato per una ragione che ancora non sono riuscito a penetrare. Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, sono. Tutto quel che era letteratura, mi è cascata di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio. E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all'Arte, un calcio alla Divinità, all'Uomo, al Destino, al Tempo, all'Amore, alla Bellezza… a quel che vi pare. Canterò per voi, forse stonando un po', ma canterò. Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna… Per cantare bisogna prima aprire la bocca. Ci vogliono un paio di polmoni, e qualche nozione di musica. Non occorre avere fisarmonica, o chitarra. Quel che conta è voler cantare. E dunque questo è canto. Io canto.
  5. Japhy

    Silmarillion - J.R.R. Tolkien

    Tolkien era senza dubbio un uomo dalle grandi risorse letterarie: una vastissima cultura e una straordinaria creatività gli hanno permesso di regalarci opere davvero uniche. Si può dire che Tolkien sia quanto di meglio il genere fantasy abbia mai espresso.
  6. Japhy

    James Joyce: Ulisse

    L'opera più famosa di Joyce. Senza dubbio un libro difficile, ma anche molto piacevole. Personalmente ho gradito molto le tematiche espresse, ma l'aspetto che colpisce di più è senz'altro la straordinaria capacità di Joyce di ideare e realizzare una struttura narrativa così complessa e articolata. Inoltre è anche un testo ricco di passaggi davvero molto divertenti e ironici. Direi che è un libro che non lascia spazio alle mezze misure: o lo si ama o lo si disprezza.
  7. Japhy

    Bukowski C. - Storie di ordinaria follia

    Bel libro, te lo consiglio vivamente. Per rimanere in tema direi che anche Post Office non è male.
  8. Japhy

    Cosa state leggendo?

    Sto leggendo "Fame" di K. Hamsun. Sono solo all'inizio ma promette bene. Buona lettura a tutti!
  9. Japhy

    Il figlio dei monti

    Enrico amava la montagna. La amava ancor prima di esserci mai stato. La prima volta che andò in montagna fu per lui una gioia immensa. In quel momento scoprì qualcosa che era già parte di lui. Lo straordinario amore per i boschi, per le rocce, per la natura più pura. Aveva trovato la sua “casa”. Sin da ragazzo abitava poco distante dal bosco, portale d’accesso per un mondo sconosciuto alla maggior parte dei suoi coetanei. Un mondo con le sue strade e i suoi abitanti. Un mondo misterioso, tutto da scoprire. Nel tempo libero si infilava gli scarponi da trekking, una tuta e un vecchio maglione e si addentrava nei boschi. Solo. Immediatamente sentiva un senso di libertà e di pace che solo il contatto con la natura poteva dargli. Nelle sue escursioni osservava alberi, rocce, fiori e, quando si facevano scorgere, anche animali. Era come andare a scuola. Ogni volta imparava qualcosa di nuovo. E soprattutto, mentre camminava, pensava. Non si trattava del pensiero razionale, performativo, tipico della quotidianità, della vita di città. No, era un pensare che potremmo definire passivo, la mente si apriva all’infinito potere della natura. Lasciandosi inondare da sensazione ancestrali, vive in lui come nei primi uomini dell’alba dei tempi. Era come immergersi in una sorta di dormiveglia, quello stato mentale né completamente cosciente né completamente inconscio, ma che sta a metà tra i due. Enrico si sentiva vivo, inspirato, ricettivo. In questi momenti era felice, in pace con sé stesso e con il mondo. Ad ogni escursione Enrico si spingeva sempre più in là. Esplorava nuovi luoghi. Vedeva nuove cose. Si inoltrava sempre di più nel cuore del bosco. E saliva sempre di più. Allontanandosi dalla città e dalla pianura si avvicinava sempre di più al cielo. Adorava mettersi alla prova, affrontare le salite più impervie, sentire i muscoli delle gambe indolenziti, il fiato corto. Erano testimonianze della fatica che stava facendo, testimonianze che stava raggiungendo qualche luogo particolare dove magari nessuno era passato prima di lui. Spesso cercava nuovi sentieri, nuove strade. Amava il gusto della scoperta. L’emozione data dall’incertezza. Si sentiva vivo. Raggiunta la vetta, adorava sedersi a riposare guardando l’orizzonte, perdendosi in pensieri che mai si sarebbero schiusi alla mente nella sua vita in città. Ogni volta che tornava a casa dalle sue escursioni sentiva che un pezzo sempre più grande della sua anima era rimasto tra i boschi, sulle montagne. Era sempre più dura rituffarsi nella quotidianità, in un lavoro che sopportava sempre più a fatica. Eppure nonostante tutto erano anni che stoicamente Enrico sopportava quest’esistenza che sapeva non essere adatta a lui. Poi un mattino Enrico non si presentò al lavoro. In ufficio i suoi colleghi pensarono fosse malato. Strano, Enrico non si ammalava praticamente mai, comunque era possibile che fosse stato poco bene e avesse preso il suo primo giorno di malattia in tanti anni. Attesero quindi una telefonata da parte sua. Il giorno seguente a mattina inoltrata, Enrico non si era ancora fatto vivo. In ufficio i suoi colleghi e il suo capo iniziarono a essere perplessi. Lo cercarono sul cellulare e sul numero di casa, invano. Nessuna risposta in entrambi i casi. Non c’erano nemmeno recapiti di famigliari o amici a cui chiedere. Da quel giorno Enrico semplicemente sparì. Tempo dopo si venne a sapere che aveva ritirato tutti i soldi depositati in banca, frutto di una vita frugale fatta di lavoro e sacrifici. Di lui non si seppe più niente, sembrava non fosse mai esistito. Era letteralmente scomparso dalla faccia della Terra. Passarono molti anni, un giorno un esploratore, che si era perso durante un’escursione in montagna, raccontò di essersi imbattuto in una piccola casupola nel folto del bosco. Era in una zona fuori da qualsiasi mappatura, non c’erano sentieri né percorsi noti lì intorno. Inizialmente pensò che fosse una vecchia baita abbandonata da anni e dimenticata da tutti. Era avvolta da sterpaglie e rovi. Poi avvicinandosi per osservarla meglio, si accorse che dopotutto l’erba lì intorno non era poi così alta e i rovi erano cresciuti di recente. Provò a forzare la porta e questa si aprì senza un rumore. Entrando in casa vide che era arredata in modo molto spartano. Il mobilio era composto da un tavolo, una sedia, una vecchia stufa a legna che probabilmente era stata usata anche come fornello e un letto di fattura artigianale. Chi l’aveva costruito non doveva avere grandi nozioni di falegnameria. Era tutto avvolto da uno spesso velo di polvere. L’immagine nell’insieme era quella di una casa avvolta da una mesta serenità. L’esploratore si sentiva fuori posto. Aveva la consapevolezza di essere un intruso. E anche se la casa era disabitata, gli pareva di invadere la privacy di qualcuno. Uscii allora a perlustrare i dintorni. Vide che dietro la casa qualcuno aveva lavorato ad un piccolo orto. Anch’esso stava cedendo all’invasione di rovi e sterpaglie, ma non doveva essere passato molto tempo dall’ultima volta che era stato coltivato. Tornato davanti all’ingresso della casa diede un ultimo sguardo a quella misteriosa abitazione e vide qualcosa che non aveva notato in precedenza. Sopra allo stipite della porta c’era qualcosa. Si avvicinò per vedere meglio. Era una piccola incisione. Qualcuno, probabilmente con un coltellino, aveva scritto tre parole formando una sorta di cerchio con esse. Felicità, libertà, pace. Al centro del cerchio c’era una “E”. Inizialmente l’esploratore pensò che la “E” avesse semplicemente il ruolo di congiunzione delle tre parole. Poi notò in basso a destra un minuscolo puntino. Ora la “E.” assumeva tutti i connotati di un’iniziale. Enrico aveva trovato la vita che aveva sempre sognato.
  10. Japhy

    Un pulcino bagnato

    Premettendo che non avevo colto la natura felina dell'io narrante, devo dire che la lettura mi aveva un po' disorientato. Ritengo comunque molto buona l'idea di un racconto narrato dal punto di vista di un gatto. Ho letto di recente un articolo che parlava proprio di questo, evidenziando il contrasto tra i numerosi (stando all'articolo) racconti "canini" rispetto all'esiguo numero di quelli "felini". Ho letto i commenti degli altri utenti e le relative risposte riguardo all'uso degli avverbi in "ente". Tuttavia sono dell'idea che, per quanto essi siano giustificati dal tuo intento di rendere il linguaggio più adatto alla psicologia del gatto, appesantiscano troppo il testo. Concordo con Nanni riguardo la questione dei quattro punti interrogativi. Anch'io li gradisco poco. Alcuni periodi li trovo un po' pesanti e macchinosi, altri decisamente più gradevoli. In conclusione penso che ,nonostante in alcuni punti io abbia delle riserve sulla struttura del testo (questione anche di gusti personali), l'idea di spiazzare il lettore con un racconto visto dagli occhi di un gatto sia davvero molto buona. Ergo, complimenti!!
  11. Japhy

    Presentazione

    Ciao a tutti, sono capitano su questo sito mentre cercavo alcuni consigli utili su come districarsi nella giungla di case editrici, più o meno serie, in cui gli scrittori alle prime armi spesso si perdono. Detto questo, seguo la prassi del forum e passo a parlarvi un po' di me. Ho trent'anni, scrittore convinto da poco (anche se coltivo il sogno da molto tempo) e accanito lettore praticamente dalla culla. Ho iniziato a scrivere diversi romanzi e racconti, arenandomi puntualmente e mettendoli in stand-by. Recentemente ho iniziato a credere di più nelle mie capacità e a dare costanza al mio impegno letterario. Ho iniziato un nuovo romanzo e, giusto oggi pomeriggio, ho scritto un racconto breve. A livello di gusti letterari devo dire che sono abbastanza onnivoro. Da ragazzino adoravo i fantasy (che tutt'ora leggo sporadicamente..aspetto con ansia l'epilogo della saga delle cronache del ghiaccio e del fuoco), poi crescendo mi sono innamorato dei libri di Henry Miller. Lo trovo assolutamente geniale. Altri autori che adoro sono: J.Joyce, J.Steinbeck, J.Kerouac, H.Hesse, T.Mann, D.Eggers e D.W.Wallace. Sicuramente al momento sto dimenticandone qualcuno e in seguito mi pentirò amaramente di questa omissione. Spero che questa mia presentazione sia stata abbastanza esauriente. Detto questo, auguro a tutti una buona serata!!!
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