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Gotbell

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  • Compleanno 28/02/1982

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  • Liz

  1. Gotbell

    Disastri

    volevo dire "e mi sembra"
  2. Gotbell

    Disastri

    Ciao LoScrivano, si si ribadisco concordo con tutti riguardo l'uso delle virgole specialmente all'inizio, ma ripeto l'ho messo giù un po' distrattamente. Per quanto riguarda la parte " aiutandola a sembrare" a me piace sporca un po' la situazione e non mi sembra un errore perdonabile in funzione del suono, mi sembra così anche leggendo e rileggendo. Il fatto di ampliare non saprei, a me così sembra una foto notturna e mi pare una cosa compiuta, non so se allargherò. Grazie tante cmq di aver apprezzato. a presto Daniel
  3. Gotbell

    Disastri

    Ciao Lord, intanto ti ringrazio dell'apprezzamento, sono contento che il frammento ti sia piaciuto soprattutto perchè magari non sei amante del genere. Per quanto riguarda i riferimenti agli autori non sono un grande esperto e non mi piace somigliare troppo a qualcuno in particolare, ma se ce n'è uno che mi ha segnato la vita è proprio Bukowski e se ci si sente mi fa piacere Grazie a presto Gott
  4. Gotbell

    Disastri

    Grazie mille Mad, mi fa molto piacere
  5. Gotbell

    Disastri

    Grazie tante Cupofade, è un bel complimento
  6. Gotbell

    Disastri

    Grazie del comment a entrambe. Concordo con voi sull'uso discutibile delle virgole, anche se a volte mi piace essere un po' fantasioso sulla punteggiatura, quella tra soggetto e verbo sta anche male. Sarebbe stato meglio rileggerlo con un po' più d'attenzione. Cmq il mio intento era proprio quello di annegare il personaggio in un'atmosfera circostante agonizzante che facesse da traino alla fuoriuscita dei mali interiori, una fotografia di un mio viaggio notturno. Grazie ancora
  7. Gotbell

    Il piccolo cinema di Budwick

    ah scusa avevo tralasciato le due righe iniziali. come non detto
  8. Gotbell

    Disastri

    Commento: Le due ciminiere col fuoco in cima, sembravano due ceri a tagliare in porzioni l’orizzonte, intorno al capezzale di una città morta. I lampioni messi lì, fieri, storti, con la testa bassa come chiodi piantati male, straziavano un falso tramonto; arancioni. Uno schizzo rossastro sfuggiva alle mie spalle tra le ditate dello specchio. Colorava i vestiti di un gruppetto di gente al macello. La notte era inzuppata in qualcosa di atomico. Forse il disastro in Giappone, aveva smembrato la nebbia, aiutandola a sembrare un’aurora boreale avvelenata. Il cielo appariva a strati netti. Appena sotto il manto blu elettrico, una linea sottile di fumo, illuminata in maniera irreale dalle fabbriche, si appoggiava azzurro turchese, a un substrato di nuvola rossa sangue che premeva incombente diretta sul suolo, impregnando i campi in asfissia. Un autista, accoccolato dietro il camion parcheggiato a bordo strada, vomitava pallido. Più avanti Stefania si prendeva della cagna su un cartellone pubblicitario. Fissavo l’asfalto con luce ferrea. I sogni, pensai, sono cani morti ai bordi delle strade.
  9. Gotbell

    Il piccolo cinema di Budwick

    Allora devo dire che mi è piaciuto, si entra bene nell'atmosfera del cinema e se ne percepiscono le sensazioni. Si familiarizza molto bene con il protagonista che pur lasciando trasparire poco o nulla di se, lascia percepire i motivi della sua solitudine e della sua ansia. La cosa che mi ha convinto meno è che da l'idea di rimanere incompleto Provo a spiegarmi meglio: con uno svolgimento basato sulla sua difficoltà a trovare ragazze e con un finale così sospeso, mi sembra che perda d'importanza tutta la parte iniziale sia del cinema che delle passioni del ragazzo. Mi pare che si divida troppo nettamente in due tronconi e forse la trama poteva essere più adatta all'estensione di un racconto. Detto questo comunque mi ha convinto.
  10. Gotbell

    Croccante

    a breve metterò qualcosa di più articolato
  11. Gotbell

    Croccante

    grazie tante Mattia
  12. Gotbell

    Croccante

    81
  13. Gotbell

    Croccante

    Grazie Dark di avermi concesso un commento così lungo e dettagliato, apprezzo la critica e chiaramente ne farò tesoro. Il racconto è effettivamente piuttosto fulmineo e preso così fa un po' svogliato ma diciamo che fa parte del mio modo di scrivere. In oltre è un estratto da una raccolta di racconti un po' su questo stile che si avvicinano quasi più a frammenti, diciamo delle istantanee molto dettagliate. Grazie ancora anche per gli apprezzamenti. Gotbell
  14. Gotbell

    [MI 24] Temporale d'estate

    Molto bello c'è una poetica che pervade l'intero racconto che per un po' ti fa andare via da dove sei. Di solito un racconto mi piace se ci vedo dei colori e ho visto quelli del temporale. Bravo
  15. Gotbell

    Croccante

    La piazza è chiusa al traffico, il cielo velato, la temperatura piuttosto bassa che entra sotto i vestiti. Il selciato appiccicoso fa scrocchiare le scarpe e sta facendo buio. Le bancarelle sono sempre uguali, le lucine della stessa intensità, sempre più bancarelle che guadagnano sempre meno. I rumori gli stessi di una vita fa’, i generatori ronzano uniti in orchestra, l’aria compressa dei macchinari per fare i brigidini a dirigerli a tempo..vrrrrrrrrr ftshhh vrrrrrrrr ftshhh. Al naso arriva l’anice, la frutta secca, la porchetta, alternati alle zaffate dei bidoni d’acciughe sotto sale. Gli ultimi due passi giusto per dire di esserci stato, ancora due passi per convincermi che una fiera di paese è solo una stupida accozzaglia di bancarelle e non un incubo. Erano tredici anni che non tornavo ad una fiera, solo da poco ho ricominciato a frequentare i luoghi pubblici a dire il vero perché odio essere scrutato dalla gente, ho solo vent’anni e mi sento vecchio. Odio i bambini che mi guardano e ridono, odio gli adulti che se mi vedono all’improvviso, mascherano un sussulto. Ma vaffanculo che passeggiata di merda. Lancio un’occhiataccia a un bimbo che straccia con gli incisivi un filo di liquirizia, col mio unico occhio buono, buono un cazzo, vedo poco o nulla, il bimbo guarda altrove e sbava. Decido per l’ultima tappa prima di battere in ritirata, di andarmi ad ammazzare magari. Giro a destra accanto all’ultimo banco di cosmetici cinesi, passo il venditore di pentole e salgo le scalette. Ecco me lo trovo davanti di colpo e mi si spenge quasi il cuore, il solito pentolone di caramello al fuoco in bilico sul treppiede. Salgo l’ultimo gradino e mi paro davanti all’uomo del croccante, il quale impasta con due grossi coltelli il caramello con le nocciole. Fischiano le lame, l’uomo del croccante è il solito, sudato e invecchiato. - Voglio il croccante normale per mia mamma! – Dico “voglio” non a caso. Il tizio del croccante, fatica a guardarmi, non vuole mettermi a disagio, sarà per la mia fronte simile a un cavolfiore. - Quanto te ne do? – Mi chiede indicandomi col coltello le dimensioni del trancio. Noto la mano che trema e gli occhi che non vogliono incontrarmi. - Bene così. – Sento crocchiare lentamente il croccante nella carta bianca. - Quanto devo? – dico tornando adulto. - Be-bene così, cioè a posto lascia stare, te l’offro io - Mi batto la mano su una guancia, giro il culo e riprendo le scale. - Stai bene? - domanda la moglie al marito croccantaio. - insomma, mi è venuto un caldo alla faccia. - -Ma chi era quel mostro? - - Madonna mi ci viene da piangere - - Perché? - - Era il bimbo che una decina d’anni fa, non ti conoscevo nemmeno, sbatté la faccia correndo, nell’impastatore del croccante e si rovesciò tutto addosso. Dio mio com’è conciato. Non mi sento bene. Sono stato io. Ho passato i guai. Chiudi te stasera. -
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