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MissDuck

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  1. MissDuck

    Vendere un milione di libri con l'autopubblicazione? Si può

    I guadagni a mio parere devono essere l'ultimo dei pensieri. Con la scrittura non si guadagna niente, sia che si pubblichi con un CE che con un POD. Sono d'accordo. infatti mi riferivo al caso in cui la situazione fosse diversa e alla possibilità di raggiungere un pubblico vasto come quello in lingua inglese. Tra l'altro alcuni autori che avevano già pubblicato con case editrici normali si sono rivolti poi al digitale per aumentare gli introiti (vedi Konrath). Sul fatto che possa essere un trampolino almeno per farsi pubblicità sono d'accordo. D'altronde, utilizzando una buona campagna su Facebook, Twitter, Blog dedicati, etc, penso che sia comunque uno strumento valido. Ci avevo pensato anche io qualche anno fa. Certo c'è poi il rischio che la cosa non abbia il risultato sperato
  2. MissDuck

    Vendere un milione di libri con l'autopubblicazione? Si può

    Credo che il punto sia questo: secondo il pensiero del lettore medio italiano (che può essere condivisibile o meno, dipende dai casi), chi si autopubblica o non ha creduto abbastanza nel proprio lavoro per iniziare la ricerca di un editore serio oppure è stato rifiutato dalle case editrici e quindi non ha talento. Non lo so per certo, però forse è questo che pensano anche gli addetti ai lavori nelle case editrici. @Dama spero che tu possa presto affermare il contrario! Incrocini per te x x x x... Posso rispondere solo per me. Se la situazione del mercato italiano fosse diversa e se non ci fossero i limiti mentali di cui ho appena parlato, sinceramente non credo sarebbe un'idea malvagia autopubblicare il proprio lavoro. Certo, prima aspetterei il responso delle case editrici, ma se tutte dovessero rifiutarmi non credo che lascerei i miei lavori ad ammuffire nel cassetto. Inoltre, parliamoci chiaro: a chi dispiacerebbe avere una percentuale così alta sui guadagni? Peccato che la situazione non sia quella idealizzata prima, però.
  3. MissDuck

    Cosa state leggendo?

    Nei rari momenti in cui non sono sommersa da libri e dispense per gli esami, sono impegnata con "Memnoch il Diavolo" di Anne Rice e sto rileggendo "La storia infinita" di M. Ende.
  4. MissDuck

    Vendere un milione di libri con l'autopubblicazione? Si può

    Tempo fa avevo letto anche del caso di Amanda Hocking, un'ex-infermiera americana che ha avuto un gran successo sempre su Amazon. Nel suo blog racconta di come tutti gli editori l'avessero rifiutata e di come si fosse rassegnata all'autopubblicazione pur di guadagnare i soldi per il biglietto di un concerto (mi sembra di ricordare). Risultato: ha già venduto oltre 1 milione di copie, i diritti di una sua trilogia sono stati opzionati per un film, è stata contatta da alcune case editrici europee per i diritti di traduzione e un'altra famosa casa editrice americana le ha commissionato una nuova trilogia con un acconto di oltre 2 milioni di dollari. Sinceramente, penso che questi siano casi limite anche in America (non tutti quelli che si autopubblicano su Amazon hanno successo). Però non posso non fare una riflessione: se il pubblico ha accolto con favore i suoi romanzi (ne ha pubblicati più di 7), allora come mai è stata bocciata da tutti gli agenti e le case editrici che aveva contattato? Certo, il costo irrisorio degli ebook ha agevolato questo successo e le ha portato più soldi di quanti ne avrebbe guadagnati pubblicando tradizionalmente in libreria. Però c'è da dire che spesso, come riporta Amanda, alcune case editrici non le dicevano solo "No, grazie", ma le spiegavano quali erano i suoi punti negativi e su cosa avrebbe dovuto lavorare, evento che in Italia ha la frequenza di un miracolo. Qui da noi, con la scarsa diffusione degli e-reader, la vedo una cosa ai limiti dell'impossibile. Anche volendo autopubblicarsi in formato digitale, non esiste una piattaforma che abbia la stessa visibilità di Amazon. Inoltre c'è da considerare un altro fattore: qui da noi c'è un'altra mentalità. I libri autopubblicati vengono considerati carta straccia (per usare un eufemismo) e se un aspirante inviasse una lettera di presentazione a una casa editrice dicendo che in passato si è autopubblicato, certamente non farebbe una bella figura. Basta vedere la considerazione che i lettori hanno dei libri di narrativa che si trovano su piattaforme come Lulu & C. In Italia, autopubblicazione = scarso talento/zero editing. Quindi direi che se vogliamo arrivare da qualche parte ci toccherà fare la solita estenuante procedura e accendere un cero in Chiesa, vista la mole di manoscritti che vagano per le case editrici nostrane.
  5. MissDuck

    Tutto iniziò con un giovane principe (1/3)

    Infatti non mi aspettavo che accettassi le mie opinioni, ma che riflettessi sul fatto che forse non a tutti può arrivare quello che era tua intenzione trasmettere. Tutto qui. Non ti appesantisco oltre P.S Ho letto la parte 2 del racconto ma non ho avuto tempo di commentare. Visto che mi trovo, ti faccio notare qui un'incongruenza, dato che ne abbiamo discusso sopra. Ricordi che il punto in cui ti avevo parlato delle frasi in corsivo? Ti avevo dato ragione perché avevi scritto anche la prima rivolgendoti alla donna in terza persona. Nell'altra parte del racconto, però, hai espresso così un pensiero di Soylem: Quindi hai usato la 2° persona. Ecco, magari, è meglio decidere quale delle due usare (se 3° o 2°) e uniformare anche le altre. Buona serata
  6. MissDuck

    Tutto iniziò con un giovane principe (1/3)

    Innanzitutto ti ringrazio per la risposta articolata (credevo stessi organizzando una spedizione punitiva... ) Passo alle spiegazioni. il "lo" fa esattamente il suo lavoro. Continuo a non essere d’accordo: scrivere utilizzando la prima persona non vuol dire riportare “ridondanze e costruzioni non ortodosse”. Non è una trascrizione del parlato, c’è sempre un io narrante: la prima persona serve solo a farci vedere e sentire le cose che sente il narratore, a immedesimarci nel personaggio che sta vivendo quella determinata sensazione, e questo non comporta necessariamente uno stile poco accurato. Di sottofondo emerge comunque lo stile dell’autore, quindi se nel testo si usa una costruzione contorta o poco chiara non si può dare la colpa al personaggio che sta narrando la storia. Non credo che tu abbia scritto il racconto e poi ci abbia aggiunto delle ridondanze e delle costruzioni poco ortodosse. Ti rispondo sui possessivi: Se mettessi "lo sguardo si fa serio" non sarebbe chiaro a chi dei due si riferisce, cioè se è lui che vede lo sguardo di lei diventare serio, oppure se è lo sguardo di lui che diventa serio. Credo che tu debba sempre avere chiara una cosa: stai narrando in prima persona, non sei tu autore che descrivi la scena, è Soylem. È davvero poco probabile che un personaggio “veda” il proprio sguardo che diventa serio, a meno che non si trovi davanti a uno specchio (e non è questo il caso). Inoltre, continui così: A chi altro vuoi che si riferisca quindi lo sguardo? Devi ricordare che io lettore sono nella mente di Soylem. Se lui avesse voluto riferirsi al proprio sguardo, non avrebbe certo detto “il mio sguardo si fa serio” o “lo sguardo si fa serio”, ma avrebbe esternato la propria espressione in un altro modo. Stessa cosa qui: Se metto la prima fuga, il primo amore, la prima ribellione diventa una fuga/amore/ribellione indefinita, non quella specifica di Soylem. Ecco, ripeto: io lettore sono nella mente di Soylem, è ovvio che “la prima fuga, il primo amore, la prima ribellione” sia riferito a lui. Non è affatto indefinito, come riferimento. Di chi altro vuoi che stia parlando Soylem? Devi avere più fiducia nel lettore. Sarò ripetitiva, ma anche qui vale il discorso fatto prima: la lettura specifica di cui parli è fatta a partire da quello che vede Soylem e io lettore guardo attraverso i suoi occhi, è ovvio quindi che siano le mani “della donna” a strusciare sui braccioli, che sia lei a evitare lo sguardo di Soylem, che sia lei a ostentare calma e indifferenza. A questo serve “sua, suo, suo”, a indicare l’appartenenza delle mani che strusciano, a indicare chi è la persona che evita lo sguardo, chi ostenta calma e indifferenza. E qui sono solo in due: Soylem (nella testa del quale mi trovo io lettore) e la donna. Il lettore quindi non può sbagliare. Ho notato che ci tieni molto a questo problema dell'allitterazione, però devi prestare attenzione. Per esempio, la s di suo e la s di sguardo non sono lo stesso suono: la prima è sorda /s/, la seconda è sonora /z/, quindi non fanno allitterazione. Inoltre bisogna tener presente anche l'accento: per esempio, dal punto di vista fonetico "non so se vedi" è composto di due parole /non'sò/ e /sev'védi/, quindi non ci sono parole che iniziano con la stessa consonante e neanche sillabe accentate simili. Nel caso di il suo sguardo si fa serio la trascrizione è /il'suoz 'gwardo si'fa 'sèrjo/ quindi direi che l'allitterazione è scongiurata (ho dovuto usare è/é e ò/ó perché non ho i caratteri fonetici giusti). Apro una parentesi: la trascrizione che fai non è fonetica, ma fonematica (chiamata anche fonemica o fonologica). Infatti la prima si occupa della pronuncia dei suoni o foni, la seconda riporta invece i fonemi in relazione alla loro appartenenza a una determinata lingua (ma sono sicura che tu lo sappia già, lo metto in chiaro per gli altri). Comunque, chiudendo parentesi, l’allitterazione non è affatto scongiurata. Per esempio, è presente un’allitterazione nelle parole: “furor di fortuna” (T. Tasso), che presenta solo due consonanti uguali (per di più nemmeno direttamente conseguenti, dato che sono separate da “di”). Per quanto tu distingua correttamente la s sorda da quella sonora, ti faccio notare che nella frase in questione (Il suo sguardo si fa serio) su 5 parole 3 iniziano con la e in più c’è la sorda [z] in mezzo. Anche se hanno una sonorità diversa, sono sempre due fricative alveolari che comportano una frizione nella pronuncia, quindi potrebbero ugualmente dare fastidio. In realtà "aspettare con un mezzo sorriso che qualcuno si decida" è un modo per fare pressione, per cui la precisazione che lo fa con pazienza è doverosa. Scusami ancora, ma non sono d’accordo: se io aspetto che qualcuno si decida a parlare, con un mezzo sorriso o meno, compio sempre l’azione dettata dal verbo, ossia aspettare. Se tu avessi voluto dare al lettore una sensazione di pressione da parte della donna, al limite avresti dovuto aggiungere dei particolari diversi e non un mezzo sorriso (che per quanto mezzo è sempre un sorriso, che ha un'accezione quasi sempre positiva). Sinceramente non capisco come si possare fare pressione su qualcuno con un sorriso: magari tamburellando con le dita, producendo un ticchettio con i piedi, sbuffando, incrociando le braccia, socchiudendo gli occhi, insomma ci sono tante azioni che uno potrebbe fare, ma certo non sorridere, che avvalora ancora di più l’aspettare con pazienza. Quindi le due frasi “Aspettare con un mezzo sorriso che qualcuno si decida” e “non forzare”, dicono esattamente la stessa cosa per quanto mi riguarda. Lo studio che lei fa di lui lo distrae, per questo lui chiude gli occhi. La congiunzione "ma" non necessariamente contrappone due frasi, le coordina in modo diverso da "e", ma diverso anche da "però". In realtà in questo caso avrei potuto anche scrivere lei ne approfitta per studiarmi e io chiudo gli occhi, però ho scelto "ma" per indicare che non è semplice rapporto causa-effetto (come sarebbe con "e"), ma proprio una reazione. Ti riporto la definizione di “ma” dal dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti (ho tolto quasi tutti gli esempi): _ cong. (con valore avversativo) 1 Contrappone due frasi o due termini di una stessa frase: col sign. di “bensì”; B) col sign. di “bensì addirittura” nella correlazione non solo… ma anche c) col sign. di “invece, al contrario, mentre”: credevo di averlo messo in borsa, ma l'ho dimenticato a casa; 2 Collega due frasi o due parti di una frase, la seconda delle quali limita quanto espresso dalla prima: a) col sign. di “però” introduce considerazioni fatte da un altro punto di vista, ritenuto ugualmente o più importante; B) col sign. di “eppure” introduce un dato che contraddice un'aspettativa. • In funzione di cong. testuale, conferisce valore avversativo-limitativo a una frase o sequenza di discorso rispetto a quanto detto in precedenza. Dov'è il significato di causa-effetto? Quindi come vedi ha sempre un valore di contrapposizione o limitazione o anche avversione, e nel nostro caso in particolare non trasmette al lettore che si tratta di una reazione di Soylem. Perlomeno io (che sono un lettore come gli altri anche se bastarda dentro ) non l’ho affatto percepita così durante la lettura. Certo, se poi ho la possibilità di chiedere a te autore qual era il significato che volevi dargli, allora è un altro paio di maniche, ma qui siamo su un forum. Se tu pubblicassi un libro il lettore dovrebbe attenersi a quanto vede scritto e dovrà trarre da solo le proprie conclusioni, senza purtroppo poter chiedere delucidazioni. Pensaci. Assolutamente no: lui è un imperatore, non ci sono "forse" nella sua vita. È già tanto che si sia limitato al suo mondo e non abbia debordato nel nostro. Forse su questo punto non ci siamo capite. Il passaggio è questo: Dalla risposta di Soylem si capisce che lui stesso afferma di essere molto potente “solo” nel suo mondo. Il “forse” che intendevo io non serviva a mettere in dubbio la sua importanza nel suo mondo, ma a mettere in dubbio appunto l’importanza di Soylem nel mondo dell’autrice. In teoria non è questo che volevi dire? A parte il “forse”, il mio consiglio era solo quello di chiarire il senso, perché se mi dici che ho capito male io allora anche altri potrebbe interpretare male. Venire a dire e dire non hanno lo stesso significato e ti garantisco che cambierebbero tutti i rapporti padre/figlia se lei semplicemente "dicesse". Non è che lei l'ha incontrato e distrattamente gli ha detto la verità, lei è proprio andata apposta su quella sedia per dirgliela, perché lui sapesse com'erano andate le cose, anche se lei sapeva che lui la stava per condannare e che non era possibile tornare indietro. Per inciso, esistono lingue in cui quello che in italiano è espresso con una costruzione analitica lo sarebbe con un verbo apposito. Scusa, ma io avevo già sottinteso con “dire” che lei va da lui a parlargli. Secondo me il lettore in questa frase non nota quell’andare a dire qualcosa di cui parli, lui nota solo il fulcro, ossia quel “dire la verità”. Poi, Soylem è un imperatore, da quanto fai capire, quindi è già implicito che per parlargli qualcuno vada da lui e non lo incontri per caso. Posto che è un pensiero di Soylem, perché? Lui si riferisce a lei in 3a persona nella sua testa, se no avrei dovuto mettere anche "così, è questo il tuo aspetto" e a rigore dovrebbe usare la 2a persona per tutto il brano. Qui effettivamente non avevo notato il “suo” della prima frase in corsivo. Ero sicura di aver letto "tuo", . Quindi in questo caso hai ragione. Prima di stabilire se si tratta di ripetizioni, bisogna considerare il ritmo del testo. In questo caso "non sono" ribadisce con vigore un concetto, che è uno dei punti chiave del dialogo, usare "né" o comunque toglierli indebolirebbe la frase. Ovviamente è una tua scelta e può anche andare il ripetere “non sono” per dare ritmo a una battuta espressa con vigore. Personalmente, però, nell’ultima proposizione continua a non suonarmi bene quel “ma non sono neanche”: è già un elenco di quello che la donna “non è”, perché usi ancora il “ma”? Per quanto tu possa continuare a dargli altri significati (e se ci fai caso usi molto spesso questa congiunzione), dà sempre un’idea di contrapposizione: invece è una continuazione dell’elenco di cui sopra. Innanzitutto ripeti 4 volte “perché” in 4 frasi vicine. Puoi benissimo eliminare almeno il secondo. Attenzione alle ripetizioni: il secondo “di chi” è superfluo. Il secondo “mondo” lo toglierei: attento alle ripetizioni. Questo invece è un caso di ripresa tra battute di persone diverse. Sono due casi molto interessanti e rendono il dialogo più vero, perché questo tipo di riprese sono tipiche del parlato (in tutte le lingue), servono a dare ritmo e in un certo senso a stabilire dei turni nel dialogo. Ci sono anche lingue in cui esistono particelle apposite per indicare questo "cambio di parlante". Il terzo è un caso più complesso, ma rientra nella stessa categoria. Anche qui è questione di ritmo. Non sono d’accordo nemmeno qui: penso tu debba fare attenzione, anche se ti sembra un buon modo di rendere veritiero il dialogo. Puoi farlo una, al massimo due volte, ma in questo testo (che pure è solo una prima parte), le ripetizioni avvengono spesso anche tra le battute e la narrazione di Soylem. Danno fastidio a chi legge (perlomeno a me hanno dato fastidio.) Per esempio, nel caso dei “perché” saltano troppo anche all’occhio, sono uno dietro l’altro. Distraggono anche dalle altre parole. Infatti avevo consigliato non tanto di eliminarli tutti, ma di eliminarne almeno uno. Metterei il punto dopo “sì”. Meglio una pausa più lunga. Questo sì è solo un intercalare e come tale va tra virgole. Mi pare ci fosse anche un altro caso ma ora mi è sfuggito .Qui, ripeto, è una questione anche di gusti. Però io non l’avevo inteso come un intercalare, perché messo lì dà un significato di affermazione della frase precedente e poteva anche essere staccato da quella successiva. Poi, leggendolo ad alta voce, mi sembrava comunque che uno tendesse a fermassi dopo quel “sì” più a lungo, perché inizia un’altra risposta (per quanto sullo stesso piano della prima rispetto alla domanda). Una costruzione troppo pesante con troppi verbi. Molto meglio: “Non voglio che mi veda piangere”. Non è che non vuole farsi vedere da lei, non vuole in generale. Una costruzione col "che" come fa a essere più leggera? Beh, a mio parere è più leggera di 2 infiniti messi uno dietro l’altro. E poi scusa ma non puoi staccare la frase dal contesto del racconto: è un dialogo tra lui e l’autrice, quindi in quel momento è da lei che non vuole farsi vedere e al lettore non interessa molto che sia una linea di condotta in generale di Soylem come imperatore. I tre puntini non vanno bene qui. Capisco che vorresti dare un senso di sospensione alla frase, ma vanno utilizzati solo se la frase è stata interrotta da qualcosa o qualcuno. La frase completa era Capisco come ti senti in questo momento a ricordare queste cose, quindi direi che i tre puntini ci stavano e indicano proprio che lui l'ha interrotta. Fin qui ho notato una cosa: spesso dai per scontato che il lettore sia nella tua mente, ma non è così. Io lettore non posso sapere che quella per te non è una frase finita, perché in italiano “Come ti senti” è proprio una frase completa, o sbaglio? Se volevi dare questa impressione allora dovevi aggiungere qualche altro elemento che la facesse sentire spezzata al lettore. É una frase ridondante: hai già fatto capire in “Cosa credi di saperne tu?” che è quello che pensa il protagonista nei confronti dell’interlocutrice. La toglierei. No, è una sua riflessione a posteriori, non è gratuita. La risposta che lui dà è automatica, con questo conferma che quello che ha detto ha la sua verità, non è solo una battuta fatta per zittirla. Qui ovviamente è una tua scelta: se vuoi confermare il pensiero del protagonista ok. Nulla da dire. La frase sottolineata non è un’azione che si concatena alle altre, ma la spiegazione del perché lui sia sia alzato, quindi messa lì non va bene senza una virgola che la trasformi in un inciso. La congiunzione "e" stabilisce un rapporto causa-effetto tra le due coordinate. Per questo si insegna ai bambini a non scrivere frasi del tipo "oggi piove e io mangio la minestra", perché lascia supporre che io mangio la minestra perché piove e se ci fosse il sole non la mangerei. In questo caso il giochetto è sfruttato per spiegare: non sopporto di restare seduto e quindi vado verso la finestra. Ossia: mi alzo, vado verso la finestra poiché non sopporto di restare seduto. Il motivo per cui non è scritto così è che la versione originale è più immediata da comprendere (banalmente la causa viene prima dell'effetto e non servono spiegazioni) e rispecchia meglio il modo di ragionare: lui si alza quasi istintivamente, realizza di non sopportare di stare seduto e quindi va alla finestra. Tra l'altro è anche questa una forma colloquiale, dato che nei racconti orali le frasi si susseguono in questo modo, perché è più facile tenere il filo che non con poiché e altre spiegazioni. Scusa ma anche qui penso che tu confonda il significato delle congiunzioni. Se scrivo: “Prendo il telefono, compongo il numero e guardo dalla finestra” esprimo una sequenzialità di azioni, non un “causa-effetto”. L’esempio che fai tu è corretto, ma nella maggior parte dei casi la “e” viene utilizzata per indicare una contemporaneità o contiguità di azioni. Poi altra cosa: Quindi l’andare alla finestra è una conseguenza del non sopportare di stare seduto? Credevo che la conseguenza del non sopportare di stare seduto fosse stata quella di alzarsi istintivamente. Forse dovresti precisare meglio che Soylem va alla finestra per non dover essere costretto a sedersi di nuovo, dato che non lo sopporterebbe in quel momento (immagino sia così da quello che hai spiegato adesso, giusto?). Ripeto: il lettore non è nella tua testa. Ma è da solo con il testo e dà un’interpretazione alle parole che tu scrivi. Inoltre utilizzi ancora a sproposito il "ma": che lei non sia una lontana parente non è una frase avversativa alle precedenti. Anzi, è una continuazione dell'elenco. È una versione ridotta della costruzione non solo... ma anche (anzi in questo caso non solo non... ma neanche...). Ah, ecco. Qui però ritorno al punto di prima: l’uso di questa costruzione non si capisce perché nell’ultima parte, quella che dovrebbe introdotta da “ma neanche” contiene anche la formula “non sono”. Non puoi utilizzare tutte e due e aspettarti che il lettore intuisca la costruzione. E poi fuorvia il fatto che tu all’inizio abbia distorto “non solo non” eliminando una negazione (“Solo che nel mio mondo io non sono un imperatore..”). Io questa costruzione non l’avevo proprio vista nella frase, non salta all’occhio questo significato. Ecco spiegato perché prima ti ho detto che l’ultima parte mi suonava male. Domanda: “così” a cosa si riferisce? Se prima hai detto che la sconfitta la rende più forte, è già chiaro che non è debole. Questa frase mi è oscura. Non è così debole come ho pensato finora. Anche qui ti aspetti che il lettore sia nella tua testa: invece io, lettore, leggendo la frase sono andata a cercare il riferimento di quel così, e non l’avevo trovato. Quest’ultima frase presuppone che l’autrice sia scoppiata a ridere, ma stona con “le viene da ridere”: non è detto che se a una persona viene da ridere poi rida per davvero. Meglio specificare. Se il suo viso s'illumina sta ridendo o quasi. Del resto una frase tipo: Le viene da ridere e ride. Rido anch'io. non è il massimo. È chiaro che se dice anch'io stanno ridendo tutti e due. In più è lui che guarda lei: in realtà non può sapere che le viene da ridere finché non lo manifesta ridendo. Non puoi aspettarti che il lettore finisca la frase per immaginare la scena: ogni parola che leggiamo si trasforma subito in immagine e qui non si capisce mentre leggo cosa devo immaginare. Il fatto di farlo capire alla fine lascia nel lettore un senso di insoddisfazione perché è come se fosse costretto a ri-immaginare la scena nel caso in cui non avesse intuito che la donna è davvero scoppiata a ridere. Esempio: Immagina che uno studente sia in classe durante una lezione. Il compagno di banco gli fa un gestaccio e a lui viene da ridere. Sinceramente come fai a capire se ride o meno? Se ti viene da fare una cosa, non è affatto detto che tu la faccia. Altra precisazione: spesso si usa anche l’espressione “ridere con gli occhi”, che non indica il ridere vero e proprio ma presuppone una luminosità particolare, un luccichio nello sguardo, ed è facile che il lettore interpreti “il viso le si illumina” in questo modo. Forse invece che sul viso avresti dovuto aggiungere la descrizione della risata o comunque della sua voce, così da far intendere chiaramente che era scoppiata a ridere. Comunque, a parte le spiegazioni per i singoli commenti, vorrei continuare a precisare un aspetto. Mi fa piacere che tu abbia spiegato il tuo punto di vista, però fossi in te rifletterei sul fatto che non avrai sempre la possibilità di farlo e che il fine di un autore è quello di trasmettere le immagini e le sensazioni della storia che sta narrando. Se, com’è successo adesso, in molti punti io, lettore, ho dato un’interpretazione diversa da quella che era tua intenzione dare, allora vuol dire che quei punti non sono chiari. Non si tratta di sbagliare una regola, si tratta di veicolare un qualcosa da te Autore a me lettore. I miei commenti non sono legge: io leggo il testo e scrivo quello che penso mentre lo leggo, in base a quello che tu autore mi trasmetti. Puoi anche dirmi che in un punto o nell’altro hai fatto così per quel motivo o per un altro, ma sei io, lettore qualunque, non l’ho capito, chi ti dice che non ci siano altri che potrebbero non capire? Quello che è ovvio per te, magari non lo è per i lettori. Quindi, anche se pensi che la tua intenzione era giusta, ti consiglio comunque di chiarire dove hai trovato una non congruenza di interpretazioni (e ovviamente nessuno dice che tu non lo stia già facendo). Ti ho detto all’inizio del precedente commento che scrivi molto bene e che hai già di tuo uno stile abbastanza chiaro e incisivo. Ti rinnovo quindi i complimenti, perché il racconto mi è piaciuto, così come la resa dei personaggi, e ti ringrazio per la possibilità di un confronto costruttivo. A rileggerti
  7. MissDuck

    Auguri Sefora

    Tanti auguri!
  8. MissDuck

    Teodoro Gadolla (Nuova versione) 1/5

    È stato un piacere Nanni! Ti rispondo su alcune questioni. Allora, se la tua intenzione era soffermarti su Teodoro che aveva gli occhi chiusi, avresti dovuto fargli mantenere questa posizione aggiungendo delle azioni e non concatenandola all’apertura. La mente del lettore non funziona così: legge una frase e l’azione si trasforma in immagine, ma con: sembra quasi che tu prenda in giro il lettore: perché spiegargli che gli occhi erano chiusi prima di aprirli? A che serve l’immagine che vuoi dare? Il lettore non trova un senso. Altro punto è il significato di questo “fermo immagine” di cui parli: non siamo in un film, siamo in un racconto e il “fermo immagine” non esiste. Un racconto è un concatenarsi di eventi, che accadono uno dopo l’altro. Quando si scrive, il primo obiettivo è quello di far entrare il lettore nel mondo del racconto o nella vita di un personaggio, e in entrambi, come nel nostro, le lancette corrono, i secondi anche. Quindi, a meno che tu non inserisca delle azioni, dei sogni, delle immagini che attraversano la mente o l’inconscio di Teodoro, in modo da farlo vedere al lettore con gli occhi chiusi (e in modo da fare capire a me lettore l’importanza di vedere il protagonista con gli occhi chiusi), la frase “Teodoro aveva gli occhi chiusi” rimane ridondante e non dà l'effetto che speri, perché dura un battito di ciglia, il lettore quando arriva al punto se n'è già dimenticato. Perché? Perché "aprire gli occhi" è un'azione ma "avere gli occhi chiusi" no. "Chiudere gli occhi" è un'azione, ma qui non c'entra nulla, dato che Teodoro si sveglia. No, a mio parere anche qui hai una concezione sbagliata: la personalità dei personaggi viene fuori dalle azioni, non dallo stile o dalle ripetizioni che mette lo scrittore. Sono le azioni (intese anche come dialoghi) che dicono al lettore: Ecco, io protagonista sono fatto così. Certo che è fastidioso: costringi il lettore a passare da una mente all’altra (spesso lasciandolo nel dubbio su alcuni periodi, vedi le volte in cui ti ho chiesto a chi si riferiva una determinata frase). Alla fine il lettore si scoccia di questo ping pong. Soprattutto, questo porta a una mancanza che potrebbe far crollare tutto il racconto, ossia l’impossibilità per il lettore d’immedesimarsi in qualcuno, che sia il narratore onnisciente o uno dei personaggi. Devi stabilire tu le regole e scegliere in che modo vuoi raccontare questa storia. Il lettore non è nella tua mente, si limita a leggere e quindi devi chiarire ogni passaggio il più possibile. Anche qui devo ribattere: non è vero che non esistono regole, esistono solo delle modalità diverse e lo scrittore può scegliere tra loro, ma non puoi deciderle tu a priori. Dipendono anche dalla logica delle frasi. Esempio: Concettualmente è sbagliato, perché la seconda frase completa la battuta. Infatti, anche quando la leggi, non ti fermi a “più”, ma a “Teodoro”. Inoltre guarda: È una frase finita. Non è una frase finita. Se la leggessimo da sola, senza altre frasi, non avrebbe senso: dov’è il complemento oggetto? Cosa dice Teodoro? Quindi converrai anche tu che in questo caso non puoi suddividere secondo il tuo gusto. Ti posto il link di una dispensa utilissima per l’uniformazione dei testi: vengono analizzate quasi tutte le modalità adottate dalle più grandi case editrici. Dato che ami i trattini, vai alla pag. 5, dove viene analizzata proprio questa scelta (adottata da Einaudi tra l’altro, quindi mica la prima che capita). http://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdf Sono contenta comunque di esserti stata utile e sono aperta al confronto come hai visto . Quindi per qualunque altra cosa chiedi pure!
  9. MissDuck

    Teodoro Gadolla (Nuova versione) 1/5

    Precisare che aveva gli occhi chiusi è sicuramente superfluo. Se dicessi subito “Teodoro aprì gli occhi”, si capirebbe che ovviamente per aprirli dovevano essere stati chiusi. Frase inutile quindi. Inoltre meglio partire in modo più incisivo, eliminando l’imperfetto. Anche qui aggiungi delle precisazioni inutili: è ovvio che se dici che tutto era offuscato ti riferisci a “quello che si poteva vedere”. Lo eliminerei. Eliminerei il “come” perché a mio parere è già implicito che si tratta di un’impressione del protagonista. Anche perché se usi questo paragone vuol dire che è quasi come se una nebbia ci fosse per davvero. Inoltre è meglio usare in questo caso la costruzione “avvolto da qualcosa” e non “in qualcosa”. Quindi: “avvolto da una lieve nebbia”. Altra cosa: evitare di anticipare l’aggettivo, perché nella lingua italiana si usa in pochi casi, specialmente forse in poesia. Io cambierei l’aggettivo in “leggera” e lo posticiperei. Ma è un mio gusto. c’era una figura incerta, Quindi usi un narratore onnisciente? Altrimenti come cavoli fa Teodoro a vedere una figura alle sue spalle senza girarsi. Meglio sistemare. Se già dici che è una figura umana solo in parte, eviterei di usare il “ma” avversativo: un altro conto è scrivere “umana, ma munita di...”. Poi l’unica differenza, da quanto fai capire, riguarda solo le braccia, quindi meglio non dire “in parte umana”, perché per la maggior parte è simile a una normale persona. Ulteriore considerazione: prima hai detto “figura incerta”, ma come fa a essere incerta se poi la descrivi? Quindi per tagliare la testa al toro, potresti eliminare l’aggettivo “incerta” e sostituirlo con “umana”, in modo da eliminare l’imprecisazione di prima. Altra cosa: usi “munita di”, ma è sempre meglio non essere troppo elaborati, a mio parere. Bisogna rendere la lettura più fluida, perché l’obiettivo è creare delle immagini nella mente del lettore e scrivere in maniera troppo articolata a volte è un impedimento. Per esempio, io avrei preferito direttamente “con ampie...”. Già le ali, per loro natura, sono piumate nella maggior parte dei casi. Meglio precisare e usare aggettivi solo quando devi descrivere qualcosa d’insolito e non di ovvio. Lo eliminerei. Questa frase non esprime alcun concetto preciso, per quanto mi riguarda, sinceramente. Cosa significa “testimone oculare perfetto”? E perché un testimone oculare perfetto avrebbe uno sguardo d’aquila? La rivedrei. Non sono molto pratica del trattino (personalmente uso i caporali), quindi mi astengo dal segnalarti cose inerenti alla punteggiatura in attesa di qualcuno più competente, però penso che tu debba lasciare uno spazio tra il primo trattino e la battuta. Inoltre sono sicura che “Disse” vada scritto con la prima lettera minuscola e poi non puoi spezzare questo tipo di battuta con un punto (“particolare.”) perché la frase nella battuta non è finita nella prima parte, ma continua nella seconda. A parte la punteggiatura, mai spezzare una battuta dopo un verbo. Altra questione è la battuta in sé: quel “disse Teodoro” e poi ripetere lo stesso nome subito dopo, non è una buona soluzione. E poi cosa vuol dire “apparentemente a nessuno in particolare”? Ci sono lui e la figura con le ali, il protagonista non può presentarsi alla nebbia, no? Quindi, anche qui, risolverei 2 imprecisazioni con una sola trovata: invece del “disse Teodoro”, puoi eliminare il nome e riferirti alla figura con “disse alla figura” o una frase simile, da inserire dopo Gadolla, se proprio vuoi spezzare la battuta. Quel “credo” inserito lì suona male. Forse sarebbe meglio “del 1965, credo.” Qui sinceramente non si capisce a quale dei personaggi tu ti riferisca. Devi specificare e non creare confusione nel lettore. Non so, anche qui mi sembra troppo elaborata come frase: io lettore che sguardo dovrei immaginare? Forse, se proprio vuoi specificare quell’incerto (che tra l’altro hai ripetuto già prima con “figura incerta”), renderei la frase più breve: “lo sguardo incerto di chi non ha capito troppo della vita”. Ma anche così sinceramente non mi convince molto. Perché non lasciare semplicemente “incerto”? Ci rifletterei. Qui mi fai capire che la descrizione di prima è riferita a Teodoro. Quindi usi il narratore onnisciente, ma non puoi saltare così dentro e fuori la testa di Teodoro, perché prima hai descritto quello che vede lui. Devi deciderti: o narratore onnisciente anche nelle descrizioni precedenti, oppure narratore in terza persona nella mente di Teodoro. la figura angelica Non puoi dire “gli fece eco” se prima non c’è una battuta. Da’ l’impressione che il lettore abbia saltato una frase che non c’è. Troppi verbi per dire semplicemente che la figura avanzò verso di lui. Qui utilizzi un verbo che è sullo stesso piano di “fare eco”, perché entrambi si utilizzano per i dialoghi. Quindi, a maggior ragione, terrei solo “parlò” e eliminerei “Gli fece eco la figura angelica”. Altra cosa: ripeti due parole che si somigliano troppo “parlò” e “parole”. Magari potresti usare “amarezza” riferendoti al tono. Ovviamente è una mia opinione. Anche qui dovresti inserire uno spazio tra trattino e “Io”. A parte poi che dopo i 3 puntini non dovresti iniziare con la maiuscola, perché è una continuazione della frase precedente, ma usi due negazioni “non” e “nessuno” che si eliminano a vicenda. Quel primo “non” è già una negazione delle parole di Teodoro, se aggiungi “nessun anno” cambi improvvisamente il senso della frase, perché ti riferisci alla figura angelica e quindi il fatto che non abbia un anno di nascita è la verità. Non puoi negarlo come tutte le altre cose. Non sono se mi sono spiegata bene. Al limite chiedimi pure. Anche qui specifichi l’ovvio: già il verbo “comparire” indica “l’apparire di qualcosa dal nulla”. Lo eliminerei. Altra cosa: di solito gli anni vanno messi con la lettera maiuscola (es. Venti, Trenta, etc). Non capisco: un tavolino non è un tavolo, quindi sedie funzionali per cosa? Poi, a meno che non ci siano chissà quante sedie, meglio specificarne il numero se puoi contarle sulle dita di una mano. Questa costruzione a mio parere suona male: una lampada non è un essere vivente. Molto meglio “Una lampada a stelo illuminò l’ambiente”. È anche più incisivo. Questo passaggio mi è oscuro: cosa dovrebbe immaginare il lettore? Io l’avrei proprio eliminata. Poi quel “chissà dove, chissà come” mi suona male. Spazio all’inizio della battuta, come prima (d’ora in poi non lo ripeto, tanto hai capito). Comunque evita di ripetere “sono” nella stessa frase. Puoi farlo solo se c’è un punto prima. Quindi meglio: “timida e riservata, nata...” “Lo” va con la lettera minuscola, perché “zittire” fa riferimento all’atto del parlare e non a un’azione diversa. Poi, l’aggettivo “secco” è superfluo, perché indicato già da un verbo duro come “zittire”. Mi sembra una frase troppo “artificiosa”. Meglio usare un altro tipo di paragone, o ancora meglio non usarne s enon te ne vengono in mente di più specifici. Ecco, dato che qui ripeti “come”, meglio eliminare il paragone di cui dicevo prima. A parte la virgola che andrebbe prima di “come”, sinceramente non puoi dire che lo guarda “come” a vole fare una cosa che è effettivamente quella che fa. Meglio sostituire “come a” con “per”. Poiché è un’azione che fa l’angelo, andrei da capo per la sua reazione e ancora a capo per la continuazione della battuta di Teodoro. Inoltre andrebbe una virgola dopo “testa” e un punto dopo “disgustato”. Andrebbe una virgola anche dopo “Gotto”. Di solito si dice: “Sono nato a Catania, il 4 novembre ...” Ripeti la parola “angelo” troppo presto. “A” con la lettera minuscola. Inutile cercare di correggerlo, pure ci avrebbe provato lo stesso, perché era nella sua natura farlo. Quel “pure” non suona bene, sembra un refuso di “eppure”. Usi un verbo troppo ricercato. Devi fare in modo che tutti i lettori ti capiscano. Comunque ti faccio notare che qui sei passato nella testa dell’angelo. Deciditi. Non so, avrei sostituito la virgola con “e”, ma è una mia opinione. Inoltre meglio usare “guardava”, perché “stare+gerundio” indica continuità e svolgimento di un’azione e questo è un ricordo dell’angelo. Meglio dire “su una sedia”. Questa frase mi ha fatto venire il mal di testa: troppo ingarbugliata, usi troppo spesso il verbo “fare”. La rivedrei. Non penso che “gli accadesse”. Magari “come spesso accadeva”. Anche qui usi in modo sbagliato i verbi: l’angelo sta raccontando un episodio passato, quindi “si era domandato”. Mi sembra una frase inutile, che rende solo più contorto il periodo. La eliminerei. Qui non capisco io: a lui cosa? Volevi intendere perché era capitato/successo proprio a lui? Perché era stato scelto lui? Forse meglio specificare. Non è un errore, ma avrei preferito mantenere l’ausiliare di “entrare”. Per evitare una rima musicale, avrei sostituito con là. Inoltre eliminerei “con un altro”, perché è già implicito nell’atto di sostituire. Anche qui mi sfugge il senso (ma forse sono tarda io). Qui dici due cose ben diverse: un conto è non poter fare una cosa, un conto è non saperla fare. Meglio scegliere quella che effettivamente blocca l’angelo. A mio parere è meglio mantere il verbo al singolare (“lo aveva assalito”), altrimenti togli l’inciso e specifica che i soggetti sono 2. Poi mi sembra che noia e disperazione siano due sensazioni troppo contrastanti: come si fa a essere disperati e annoiati? Non mi stancherò mai di ripeterlo: inutile specificare il susseguirsi delle azioni e lo scorrere del tempo. Le azioni sono già concatenate le une alle altre. Via “improvvisamente”, che tra l’altro è anche un avverbio (meglio evitarli). Espressione appartenente troppo al parlato. Io avrei unito le due frasi con un “e, non solo l’aveva visto, l’aveva anche riconosciuto”. Infatti inizi anche questa frase con una congiunzione: meglio non eccedere perché non diventi la prassi. Anche qui “Concluse” è sinonimo dell’atto di parlare, quindi lettera minuscola. Poi non mi sembra una conclusione fare “bah”. “Acido” è superfluo. Meglio evitare di specificare ogni volta il tono della battuta, perché traspare già dalla battuta stessa. Metterei “Essere” con la lettera minuscola, perché i punti sospensivi fanno immaginare che Teodoro stia cercando un modo per terminare la frase, come poi accade. Frase superflua: è una ripetizione delle parole appena pronunciate. Attento agli accenti: È (anche dopo nel testo). Tra l’altro non ho ben capito a che prerogativa si riferisca Teodoro (ma magari si capirà dopo?). Non capisco perché ritorni al passato utilizzando il presente: questo passaggio mi stona un pò. Tra l’altro, “fatto acquisito” mi suona male (sono impossibile, lo so *si prepara a ricevere tonnellate di carbone il prossimo 6 gennaio*). Eviterei la ripetizione “bambino/bambino”. Ancora la è accentata. D eufonica (meglio con vocali uguali). Verbo da coniugare alla 3° persona singolare. Parola inutile: o si sente ridicolo o non si sente ridicolo. Scusa, ma è un pigiama, di solito si indossa in casa o per dormire, chi dovrebbe vederlo? Una precisazione inutile. Hai già detto che si sente ridicolo, basta quella. Metterei una virgola prima del “ma”. “Proprio” è più un’espressione del parlato. Una virgola dopo “Ciononostante” e anche qui il verbo è coniugato male. Tra l’altro, “sua” è un aggettivo inutile: è nella sua stanza, è ovvio che tutto quello che c’è dentro è suo. Quel “che” non va bene: a parte che prima della subordinata andrebbe la virgola, è meglio sostituire con “e” perché è un’azione conseguente all’atto di estrarre. Meglio non usare troppi giri di parole: “Poi lo fissa” implica già il rimanere a fissare. Ovviamente io sto usando il tempo al presente, ma rifletti su quello che ho detto riguardo al passaggio dei tempi verbali. Precisazione inutile e ingombrante. Anche qui, giri di parole inutili: se già dici che ha voglia di sdraiarsi, il “mettersi a” dormire è implicito. Terrei solo il verbo dormire: “magari di dormire”, che si ricollega alla voglia di cui parli prima. Il lettore non è stupido: hai appena detto che ha messo lì le cose che stavano nella cartella, perché ripeterlo? Meglio: “perché il letto è occupato” o simili. Metterei una virgola prima del ma. “Devo” è “deve”. D eufonica (non continuo a segnalartela per non essere ripetitiva; controlla il resto del testo). Inoltre mi sembrano 2 azioni che hanno bisogno di una pausa più lunga: sostituirei la virgola o con un punto o con un punto e virgola. Lascerei solo la prima parte. Usi ripetere troppo spesso le stesse parole. Al posto del secondo, potresti mettere “dovrebbe farlo ora”. Usi anche qua lo stesso verbo di poco prima. È implicito nell’atto di prendere, quindi parole inutili. Devi snellire il testo. Qui vanno i due punti perché stai spiegando cosa guarda. allora divide in due il foglio, piegandolo nel senso della larghezza, poi lo apre e lo piega ancora, in quattro lungo le diagonali. Quest’ultima frase è superflua e inoltre non chiara. È tutto già implicito in quello che dici prima: ripeto, il lettore non è stupido, sta immaginando già quello che scrivi. Quindi ha già capito. Andrebbe una virgola dopo “bene”. Altri giri di parole inutili: non devi imboccare il lettore. Perché non dici direttamente in cosa si trasforma? Al lettore non interessa che tu pensi sia una cosa bella, e se metti direttamente aeroplano è ovvio che sia “un’altra cosa”. Se è un grido come fa a essere piccolo? Magari non è un grido, cerca qualcosa di più specifico. Poi anche qui verbi inutili: trasforma il grido in verbo. "gridare" è uguale a "lanciare un grido" ed è più incisivo. Ma ho capito bene?? Perché se è così non capisco il nesso tra quelle “carezze” e l’aeroplano. Comunque, anche qui giri di parole troppo contorte: La sensazione di piacere indotta dalla bellezza dell’origami Cosa deve immaginare il lettore? Perché non ti concentri sulla sensazione e basta? Troppe frasi tutte insieme, non puoi creare un periodo infinito. Dividi le azioni in sequenze di 2 o 3, al massimo. La è come sempre va accentata. Battuta non realistica, per quanto mi riguarda: “figlio mio” sembra uscito da un racconto dell‘800. I tuoi genitori la usano quest’espressione? Troppo artificiosa. La eliminerei. A parte anche qui “Disse” con la lettera minuscola (vedi sopra), anche adesso sei saltato da un punto di vista all’altro: deciditi. E poi, se proprio vuoi usare il presente, allora perché non l’hai usato anche per il ricordo dell’angelo? Altro consiglio: se cambi drasticamente dal passato remoto al presente, meglio utilizzare il corsivo, per avvertire il lettore. Qui ecco che parte la voce del narratore esterno: se nessuno dei due presenti può definire il contenuto, nessuno dei due può essere certo che non sia figurativo (che poi, sono ignorante io forse, ma in che senso figurativo??). Qui, dopo tutta la confusione dei punti di vista altalenanti, non si capisce chi è l’altro. E comunque manca il punto alla fine della frase. Altra considerazione: quale sproloquio?? L’angelo ha detto 2 parole. Di solito nei dialoghi si usa dire “Cos’è”. Precisazione di Teodoro alquanto oscura. Legge per caso nella mente dell’angelo per capire da un “qualcosa” (altamente vago) il suo significato? “Tirarsi indietro” è un’espressione un po’ abusata nel parlato. Ecco che salti nella mente dell’angelo: ripeto non puoi confondere così il lettore o farà fatica a immedesimarsi in qualcuno. Poi ripeti anche qui le stesse parole: “strano, strano”. E il sì va accentato. La prima frase si riferisce all’angelo: meglio andare a capo per le azioni di Teodoro. Inoltre, continui a usare la costruzione “come per”: Teodoro lo accusa o no con lo sguardo? Ancora questo “come”: vedi che lo usi spesso. Cerca di essere più preciso e meno vago nelle azioni: i personaggi fanno qualcosa di preciso, non fanno una cosa per farne “forse” un’altra. Un po’ vecchia come espressione. Ma ricominciò chi? Ancora confusione per il lettore. E ricominciò con la minuscola, perché indichi l’atto del parlare. Inoltre qui eviterei di spezzare la battuta, o non si capisce dopo il “Non importa”. Dopo Pisa va il punto, perché la frase dopo è un’azione di Teodoro, non legata al parlare. Manca il punto finale . Poi evita gli avverbi, perché appesantiscono. Usali solo se indispensabili, altrimenti sostituisci con un’azione precisa: da cosa si capisce l’ostentazione? Magari l’angelo chiude gli occhi, incrocia le braccia, insomma scegli tu qualcosa che dica al lettore cosa immaginare di preciso. Inizio a pensare che questo modo di parlare superato sia dovuto all’età di Teodoro. Sbaglio? Perché se non è una cosa voluta, allora meglio cambiare. Qui non ne sono sicura ma ti consiglio di controllare se si dica “terzo liceo” o “terza liceo”. Penso che l’esclamazione sia inutile qui. Meglio metterla solo quando necessaria. Il sì è accentato anche qui. Per il resto ce n’è per tutti i gusti: punto di vista altalenante tra Teodoro e l’angelo, e considerazioni che non si capisce cosa c’entrino, e che sembrano uscite dalla bocca del narratore onnisciente, rivolto al lettore. Altra considerazione inutile. Devi dire al lettore solo quello che è importante in questa scena. Intero passaggio inutile: sono digressioni che non aggiungono niente. Le toglierei. Eliminerei tutto (sono sadica, lo so ). Ecco: arrivi finalmente al punto. Tra l’altro è lo stesso all’inizio della digressione: Si, quell’anno di studi Teodoro l’aveva perso. Se ne ricordava. Poi aveva recuperato l’anno successivo. Toglierei tutto il passaggio superfluo e mi concentrerei sull’informazione necessaria: recuperare l’anno scolastico. Quest’ultima battuta è espressa male: innazitutto meglio porre l’accento su “Gli”, magari con un corsivo. Poi non capisco il punto esclamativo: dire un esame invece di 2 esami non mi sembra tutta questa tragedia. Non penso che Teodoro stia tutto il tempo a urlare a ogni frase dell’angelo. Ancora un avverbio superfluo: l’essere mesti spesso è implicito nell’ammettere qualcosa. Lo eliminerei. Poi l’ammissione non riguarda il dire “Oppure”, ma “ero malato”. Quindi toglierei la prima parte della battuta. Altra ripetizione. L’ha già detto Teodoro, a che pro ripeterlo? Altro cambio di punto di vista altalenante. Poi, “il riconoscerlo” mi suona male: meglio eliminare la ripetizione di prima e mettere semplicemente “ricnonoscerlo”: Riconoscerlo sarebbe stato un gran bel passo avanti, secondo l’opinione dell’angelo. Altro giro di parole superflue: “secondo l’opinione” è già implicito se dici “secondo l’angelo”, o sbaglio? Eppure questi sono cambiamenti che potresti anche non fare eliminando proprio la frase. L’angelo fa una considerazione superflua e inutile: Teodoro l’ha appena ammesso, perché dire “sarebbe stato un bel passo avanti”? L’ha appena fatto. A parte il punto finale dopo “tu” (che va eliminato e messo dopo Teodoro) e la lettera minuscola per “inveì”, questo verbo di solito si usa per indicare una persona che dice una parolaccia o una bestemmia contro qualcuno o qualcosa. Lo cambierei. Mi sembra più una domanda che un’esclamazione. Inoltre manca un “ne”. Si presume che l’angelo sia nato ben prima di Teodoro, quindi il riferimento “tutta la tua esistenza” stona, non ha senso. Meglio limitarsi a “Mi hai mai aiutato?”. __________________________________ Non dico nulla sulla trama, dato che è solo una prima parte. Dovresti lavorare molto sulla gestione del punto di vista, evitare le ripetizioni e stare attento alle digressioni che non portano avanti la trama e alle informazioni inutili per il lettore. Detto questo, spero di esserti stata utile e ripeto come sempre che molte cose sono solo mie opinioni, quindi valuta tu. A rileggerti!
  10. MissDuck

    Manuela Arcuri testimonial libro

    *corre a rifugiarsi in un luogo sicuro* La colonna sonora sembra uscita da un film di Dario Argento...
  11. MissDuck

    Nibiru: ciò che resta [cap.2 pt.1]

    Per quanto riguarda l'uniformazione del testo, prova a dare un'occhiata a questa dispensa, che analizza le modalità più usate da diverse case editrici (tra le più importanti): studia quella che ti piace di più e applicala in tutto il testo. http://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdf Per il resto, effettivamente ho dato più importanza alla forma che alla trama in sé (a parte il sogno che non avevo ben capito). Sarà che è la prima cosa che guardo, perché senza una forma chiara è difficile riuscire a seguire anche la storia: per questo ti ho consigliato di fare più esercizio, perché il lettore può basarsi solo su quello che legge e una padronanza non buona della lingua rende tutto più difficile da decifrare. Spero comunque di esserti stata utile. A rileggerti!
  12. MissDuck

    Manuela Arcuri testimonial libro

    Capisco la libertà di espressione, ma certe letture dovrebbero essere Proibite
  13. MissDuck

    [LS2] Ti lascerò volare

    Certo, la fretta è una brutta consigliera Magari questa tecnica ti sarà utile in uno dei prossimi scritti, chi lo sa.
  14. MissDuck

    [LS2] Ti lascerò volare

    Ah, ho capito adesso il senso. Io l’avevo più legato all’atto del disperdere in sé. Ok allora: può andare anche domanda+risposta. Mi permetto comunque di suggerire di iniziare la risposta in maniera meno diretta per enfatizzare meno la vicinananza della sillaba “per” (perché, per). La prima cosa che mi viene in mente: “E perché, poi? Solo per la tua insaziabile voglia di volare.” Certo si può anche trovare una soluzione migliore. Ripeto, comunque, è solo un consiglio. Anche se lasci così non è un errore. Sì, effettivamente è così. Però, trattandosi di un racconto molto breve il lettore può fraintendere e focalizzarsi solo su alcuni dati, perdendo quello che per te è implicito. Ah, ok. Anche se io avrei comunque cambiato il soggetto: solitamente è il tempo che si ferma (figurativamente parlando), non il mondo. Però magari a qualcun’altro può anche suonare bene così. Son gusti. Tranquillo . Vedrai che a furia di usare la terza persona avrai più dimestichezza con aggettivi e pronomi. Qui devo controbattere fermamente, però (ho una testa a prova di proiettile ). Avresti potuto utilizzare il passaggio tra tempi verbali solo se il racconto non fosse stato così breve: infatti è troppo corto per far abituare il lettore a questo sbalzo. Al limite, se fosse stato più lungo, avresti dovuto avvisare il lettore o saltando una riga o utilizzando il corsivo per una delle due parti. Inoltre, anche se per il protagonista disperedere le ceneri è un'azione del presente, non è detto che debba essere raccontato per forza al presente: si può benissimo anche scegliere il passato remoto per il presente del protagonista (che di solito va per la maggiore) e il trapassato per la narrazione dei fatti precedenti. Non c’è una regola fissa. Altra cosa: per utilizzare i due tempi nello stesso capitolo/paragrafo, forse è meglio iniziare al presente, per far capire al lettore dove si trova temporalmente il protagonista o narratore. Esempio: pensandoci adesso, io avrei iniziato a raccontare al presente la salita di Steve sul sentiero, lo stringere Jenny, e di passo in passo avrei inserito dei flashback su quello che lo aveva portato in quel punto, magari utilizzando il corsivo per far capire al lettore il cambio temporale. Quindi avrei optato per una narrazione meno lineare. In questo modo il lettore vede Steve e la sua rabbia nei confronti di Jenny, il suo stringerla, e i flashback alternati lo fanno incuriosire, lo portano a chiedersi: perché Steve è arrabbiato con Jenny? Dove la sta portando? Cosa succederà? E sopratutto, cosa è successo in precedenza? Così sì che avresti avuto la vera sorpresa finale. Grazie a te per il confronto. È costruttivo anche per me, perché non è detto che io sia sempre nel giusto.
  15. MissDuck

    Manuela Arcuri testimonial libro

    Un video di una "eleganza" talmente "elegante" che Altro che "Fermiamo le banche & le tasse"... fermiamo proprio loro!
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