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  1. hiddenheroes

    Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte1\2

    Per quanto riguarda l'incipit, mi trovo d'accordo con te... semplicemente non sapevo come iniziare ed ero in crisi. Quindi ho preferito iniziare in medias res, e costruire l'inizio in seguito, per non bloccarmi. Per quanto riguarda il Gran saggio (che scoprirai essere una lei), si spiegherà in seguito il motivo per cui sceglie dei "bambini" come "soldati". I falli nella memoria del protagonista sono qualcosa di complicato che sarà sviluppata in seguito. Sa di ricordare le cose importanti semplicemente perchè i suoi compagni gli hanno detto che è così. Comunque ti ringrazio molto delle tue critiche e osservazioni, alcune sono davvero esilaranti oltre a essere utilissime.
  2. Commento: Parte 1: Parte 2: Capitolo 1: Alto più di ottocento metri, mille se viene considerata la sezione sotterranea, il Grattacielo era stato costruito proprio per ospitare i principali organi finanziari della città e per dare un posto di lavoro sicuro a centinaia di cittadini. Nonostante fosse acclamato da molti, la sua costruzione destò non poche polemiche, poiché, secondo alcuni, questo avrebbe rovinato l'assetto settecentesco del centro cittadino. Nonostante il ragazzo si trovasse a una grande distanza, riuscì a riconoscere distintamente l'antenna maggiore dell’edificio, oltre al cristallo, l'ufficio centrale del complesso, chiamato così per l'imponente e caratteristica forma. I lavori per la costruzione del Grattacielo non avevano richiesto molto tempo e l'edificio era stato inaugurato poco più di un anno prima. Oltre la città, dominante l'intero orizzonte, il giovane vide l'enorme e massiccia figura del monte Edna, da cui traevano il nome la città, il golfo e l’intera zona circostante. Il monte era in realtà un vulcano quiescente e le sue eruzioni erano sporadiche e non troppo violente. Solo in alcuni momenti storici le colate avevano causato catastrofi e una sola volta una di queste aveva raso al suolo l'intera città. Lo sguardo che il ragazzo diede territorio fu rapido, tornò presto per la sua strada e uscì dal golfo, diretto verso il suo obiettivo. Cercò di orientarsi come poteva e comprese di dover dirigersi verso sud. Accelerò dunque, facendo attenzione a non perdere l'orientamento. Con il sole ormai alto in cielo a sfiorargli il volto, il giovane raggiunse il suo primo obiettivo in circa dieci minuti. Di fronte a lui si apriva il movimentato porto della città di Tunisi, nell' Africa Settentrionale. Il profilo della città appariva molto meno piacevole e armonioso di quello di Ednea, ma ugualmente vasto. Il ragazzo guardava l'orizzonte, come se il suo obiettivo si trovasse proprio lì da qualche parte. Distolse lo sguardo dal porto cittadino, lo diresse verso una vicina spiaggia, apparentemente poco distante dalla periferia cittadina. Osservò da lontano se qualcuno fosse stanziato sulla spiaggia, ma non notò nessuno, così decise di avvicinarsi. Iniziava a indebolirsi e la strada da fare era ancora molta, aveva utilizzato troppa energia andando a quella velocità per un lungo periodo di tempo. Rallentò e si accostò dunque alla riva, alzando un imponente e vistoso polverone. Arrivato si inginocchiò sulla sabbia, fortemente provato dalla stanchezza e notò con sorpresa di non essere molto bagnato. <<Ho dimenticato di portare da mangiare>>, pensò il ragazzo tra un affannato respiro e il successivo, non aveva avuto il tempo per pensare ad altro se non a correre per raggiungere il suo obiettivo. Alzò lo sguardo e con stupore vide di fronte a se un gruppo di ragazzini, probabilmente provenienti da qualche villaggio vicino, sgomenti, guardarlo come se fosse un extraterrestre arrivato lì da qualche strano e lontanissimo pianeta. Dovevano sicuramente aver visto la sua frenata e l'enorme polverone che aveva sollevato, pensò il ragazzo. Notò poi un invitante cono gelato nella mano di uno dei bambini e i suoi occhi si illuminarono. <<Non ti dispiace vero? Ne avrei proprio bisogno>>, disse al bimbo che lo guardò con aria interrogativa, non comprendendo probabilmente le sue parole. Il gruppetto di ragazzini fuggì poco dopo in preda al panico, mentre il ragazzo finiva il gelato per rimettersi in sesto. Riacquistò un po’ di energie e pensò che quello spuntino potesse bastare finché non fosse arrivato alla meta. Camminò fino a superare la spiaggia e si diresse verso ovest, verso la catena montuosa dell'Atlante. Dopo qualche minuto di corsa il ragazzo si trovò di fronte all'ampia distesa di monti, i quali con la loro altezza bloccavano la vista del mare. Sembrarono non dover finire mai. Percorse qualche chilometro in salita, prima di giungere in una profonda vallata. Da qui, il giovane arrivò presto sulla cima di una delle montagne più alte della zona, <<Il Monte dell'Ascesa…>>, bisbigliò distrattamente, come se qualcuno lo potesse ascoltare. Si diresse verso il lato del monte rivolto verso l’infinita distesa sabbiosa che componeva il misterioso deserto del Sahara. Qui si fermò su di un arido altopiano, apparentemente in cerca di qualcosa. Il giovane ispezionò attentamente le rocce che formavano la parete rocciosa del massiccio monte, fece poi un sobbalzo di gioia quando si accorse di aver trovato ciò che cercava. Spolverò la roccia, ne estrasse un enigmatico pezzo di pietra, particolarmente massiccio, con un colore differente da quello del muro a cui apparteneva. Sembrava che fosse stato posizionato in quel luogo proprio perché qualcuno lo prelevasse. Una piccola cavità dalle pareti metalliche era nascosta dietro al pezzo di roccia, apparendo fuori luogo rispetto al contesto in cui si trovava. Il foro era abbastanza profondo e ampio da permettere l'entrata di un'intera mano, era composto da un materiale simile all'acciaio ma molto più resistente. Il ragazzo non era affatto sorpreso dalla natura della cavità, anzi, come in un gesto abituale, inserì la sua mano destra all'interno dell’apertura e concentrò tutte le sue forze in essa, come se dovesse prepararsi a trattenere qualcosa di molto pesante. L'alone che si era formato precedentemente, durante la corsa, si ricostituì, in forma ridotta, intorno alla mano del giovane, producendo una scarica elettrica di bassa potenza ma evidentemente abbastanza intensa da attivare un meccanismo che aprisse la parete rocciosa. Questa, tirata in alto probabilmente da un magnete, permise al ragazzo di entrare all'interno del monte, chiudendosi immediatamente dopo. Il ragazzo avanzò rapidamente per il lungo corridoio all' interno della montagna, finché non si trovò davanti una stretta voragine circolare. Sapeva già cosa fare. Si preparò e saltò all'interno della voragine incurante degli eventuali pericoli. Si ritrovò sospeso in aria, al buio, senza che potesse vedere dove fosse né dove dovesse atterrare. Pensò a quanto tempo avesse già perso, era già troppo e la discesa avrebbe fatto in modo di fargliene spendere dell'altro. Era indeciso sul da farsi, ma infine decise di sprecare anche le ultime energie ancora fruibili. Con un rombo assordante il ragazzo si trasformò in un potentissimo fulmine di plasma, per poi scaraventarsi ad altissima velocità contro il suolo sottostante, producendo altrettanto rumore. Al suolo, con aria soddisfatta il ragazzo sollevò lo sguardo, rivolgendolo alla voragine appena superata. Capì allora di aver risparmiato l'infinita attesa di scendere per qualche chilometro sottoterra. Proseguì per la sua strada, aggirando da vero esperto numerosi trabocchetti e ostacoli, probabilmente posizionati lì appositamente per tenere lontani gli intrusi. Era ormai evidente che quella non fosse la prima volta che entrava in quel luogo. Il giovane si trovò poi di fronte ad un gigantesco arco, probabilmente costruito dello stesso materiale della cavità in cui aveva inserito la mano precedentemente. Lo superò velocemente, ritrovandosi in un’ignota stanza circolare, estremamente alta, con le pareti ricoperte da uno strano tipo di roccia cristallina, che risplendeva di un colore bluastro. Al centro della sala, in cima a un decorato pilastro blu, vi era una ciotola cava, simile alla prima cavità, costituita dallo stesso materiale delle pareti circostanti e anch’essa riccamente decorata. Il contenitore era simile alle acquasantiere delle cattedrali cattoliche occidentali. Tutti questi elementi davano alla sala un’ambigua aria di sacralità che avrebbe messo in soggezione qualsiasi individuo si trovasse al suo interno, facendogli assumere un comportamento di rispetto religioso. Il recipiente era apparentemente vuoto, ma il ragazzo sapeva perfettamente quale fosse la sua reale funzione. Di fronte a lui, sul lato opposto rispetto all'entrata, vi era un'altra porta, costituita interamente dal materiale metallico di cui erano fatte la cavità e la pila al centro della stanza. Era quello il suo obiettivo. Facendo funzionare il meccanismo di quella stanza, strettamente legato alla pila centrale, sarebbe riuscito ad aprire l’imponente portale. Si guardò intorno, come se avesse paura che qualcuno lo osservasse, poi avanzò verso il contenitore. Pose entrambe le mani sui lati circolari della pila e si concentrò molto più di quanto fece all'entrata della caverna. Questa volta l'alone era evidentemente visibile e la stanza sembrava costruita appositamente per ospitarlo. Le saette si mossero attorno al corpo del ragazzo che, profondamente concentrato, avrebbe dato sfogo alle sue ultime energie e si propagarono per l’intera la sala. Le pareti cambiarono colore passando dal precedente colore bluastro, al giallo e risplendendo in correlazione con il livello di concentrazione del ragazzo e con l'energia da esso prodotta. La pila sembrava invece ancora intatta, come se non fosse ancora arrivato il momento per attivarsi, nonostante l'ingente impegno del giovane. Egli, emise dalle dita potentissime scariche elettriche, che sarebbero state in grado di ferire ben più di un semplice essere umano. Tuttavia lui sembrava immune al loro devastante potere, era quasi confortato, al sicuro dal pericolo che quelle saette potevano rappresentare. Le comandava, le istruiva e loro sembravano seguire, completamente assoggettate, i suoi ordini. Dai cristalli sulle pareti si formarono ulteriori folgori, le quali iniziarono a convergere verso la pila centrale. Le pareti risplendevano di luce propria. La pila si caricava sempre più di energia elettrica, mentre il ragazzo continuava ad aumentare la potenza delle scariche. Nonostante ciò, la maestosa porta di fronte a lui rimase ancora irrimediabilmente sbarrata.
  3. Commento:http://www.writersdream.org/forum/topic/15082-the-story-of-them-chapter-iii-ill-stand-by-you-parte-1/ Parte 1:http://www.writersdream.org/forum/topic/15089-hidden-heroes-un-nuovo-inizio-capitolo-2-un-nuovo-inizio-parte-17/ Capitolo 1: Dalla piazza, il ragazzo balzò velocemente sulle scale da cui scese poco prima, continuando poi a risalire la via su cui si affacciava il suo modesto condominio. Aumentò ulteriormente la velocità, quasi inebriato e insofferente dello sforzo che stava compiendo. Tutt'intorno, il mondo gli appariva come in un fermo immagine, come se il ragazzo avesse adoperato un telecomando e potesse decidere a suo piacimento quando mettere in pausa o avviare la riproduzione. Svincolò velocemente per qualche via secondaria, fino a sboccare su un grosso viale, che sembrava essere una delle principali vie di comunicazione della città. Continuò a girarsi intorno e decise di rallentare la sua corsa. La gente e i veicoli ripresero a muoversi, anche se lentamente, il ragazzo comprese tardivamente di aver esagerato. <<Non vorrei esaurire l'energia prima di arrivare alla meta>>, pensò, mentre attraversava la piazza principale di Ednea. La maestosa cattedrale cittadina, ammirata dai popoli di tutto il globo, si trovava proprio in quel luogo, lo aveva sempre intimorito, fin da quando era molto piccolo, ma questa volta non se ne curò minimamente. Egli sapeva perfettamente dove dovesse dirigersi, nonostante la velocità decisamente anomala non solo per un ragazzino, ma anche per qualunque essere umano, riusciva ad orientarsi perfettamente tra le vie della città, come se corresse tra quegli edifici da anni. Dopo aver percorso gran parte della via principale, Corso Tetrade, il giovane cambiò repentinamente direzione, sbandando per qualche attimo prima di riacquistare l’equilibrio e rimettersi in strada. Capì di dover prestare maggiore attenzione e di non dover lasciarsi trasportare troppo dall'eccitazione del momento. Di fronte a lui si apriva l'estesa area commerciale di Ednea, sempre gremita di gente pronta a concludere ottimi affari a basso costo. L'anno 2009 aveva infatti aperto un ottimo periodo per la città. Grazie all'inaugurazione del nuovo centro finanziario e al successo crescente del settore turistico, la zona aveva subito un forte incremento demografico, che aveva reso felici gran parte dei cittadini. Il ragazzo si trovò dunque di fronte al vasto porto commerciale della piccola metropoli affacciata sul mare, che costituiva dunque un’ulteriore attrattiva per i turisti, specialmente durante la stagione estiva. Tuttavia, il giovane non sembrò esitare di fronte alla distesa d'acqua e continuò la sua folle corsa, puntando direttamente verso l'oceano. I suoi pensieri mutarono, decise di accantonare momentaneamente il futuro per concentrarsi esclusivamente sul presente. L'obiettivo era proprio quello di superare l’illimitata distesa d'acqua. Il ragazzo si guardò intorno velocemente, doveva trovare in fretta un luogo da utilizzare come trampolino. Non sembrò essere particolarmente spaventato dal correre in acqua, era molto più intimorito dall'impatto che questa potesse avere su di lui a una tale velocità. Improvvisamente notò che la distanza tra lui e la costa non era abbastanza per attutire il colpo e che non poteva far altro che rallentare, con il rischio che qualcuno si potesse accorgere di lui. Fu allora che l'edificio della vecchia dogana, poco lontano dalla sua posizione, colse la sua attenzione. Era l'unico edificio affacciato sul mare rimasto in piedi nel raggio di centinaia di metri. Grazie al suo valore storico, l'abbattimento aveva sollevato forti polemiche da parte dei cittadini e il sindaco Fresa aveva dunque deciso ce non dovesse essere demolito. Il ragazzo aveva finalmente trovato il suo improvvisato trampolino. Accelerò leggermente, finché non si trovò a una decina di metri dall'edificio. Fu quello l’attimo perfetto in cui spiccò un imponente balzo in avanti, che lo portò a stretto contatto con l'edificio. In aria, bloccò le gambe davanti a se, non appena queste sfiorarono l’edificio, il giovane utilizzò la piccola spinta per scaraventarsi verso l’edificio di fronte. Qui, utilizzò la stessa tecnica per catapultarsi in uno dei nove moli d'attracco della città. Constatò solo in quel momento che il suo impatto con il terreno aveva causato una piccola ma evidente voragine, tuttavia non aveva tempo da perdere, era già estremamente in ritardo e come fece pochi minuti prima, con la vecchia signora Cini, decise di non curarsene. Il ragazzo continuò ad avanzare per il molo, era una rampa di lancio perfetta, malgrado fosse ancora intimorito dal violento impatto che avrebbe potuto avere con l'acqua. Ricominciò ad accelerare poiché era fondamentale che i cittadini non si accorgessero di lui e che dunque non vedessero né l'impatto, né la scia che probabilmente avrebbe provocato correndo in mare. Il ragazzo si concentrò nuovamente, l'alone, fortemente diminuito di intensità, tornò a mostrarsi con la stessa lucentezza di prima. Gli abitanti non sembrarono tuttavia notarlo minimamente, forse i problemi della vita quotidiana erano più importanti di un comune alone giallastro venuto fuori dal nulla. Il ragazzo ripropose lo schema precedente, il molo sembrava ormai volgere al termine. Doveva cercare di impattare l'acqua il più lontano possibile dalla costa, il salto doveva quindi essere considerevolmente ampio. La costa era ormai prossima, la città sempre più distante, tanto che il ragazzo esitò per un momento, poco prima di raggiungere il bordo della piattaforma. Un attimo di sconforto lo pervase, lui che era sempre rimasto ottimista, positivo e sicuro di sé, ma che negli ultimi mesi aveva probabilmente vissuto uno dei momenti più tristi della sua ancora breve esistenza, che aveva messo in dubbio tutte le sue certezze. Non poteva rassegnarsi, non poteva accettare di essere ancora lì, proprio quando si sarebbe dovuto trovare nel luogo in cui il suo destino sarebbe stato scelto, lo strano posto che avrebbe permesso a tutti quegli infausti ricordi di ripetersi. Fu in quel momento che il giovane spiccò un piccolo balzo in avanti, prima di flettere le ginocchia e compiere un astronomico salto verso l'infinità che gli si presentava davanti. Adesso si librava in aria, stava volando, spensierato come non lo era mai stato, una piuma trasportata dal vento, etereo come polvere nell'immensità dell'universo. I suoi pensieri di qualche secondo prima se ne erano andati, portati via, dissolti dalla brezza che gli attraversava i capelli. L'ottimismo tornò a farsi sentire e tenacemente pensò che l'unica cosa che dovesse fare era affrettarsi e che fosse inutile lasciarsi sopraffare da pensieri negativi, i quali non avrebbero portato a nulla di buono. Abbassò lo sguardo e vide l'abisso avvicinarsi: il momento dell' impatto si avvicinava. Pensò per un attimo che potesse ancora trovarsi troppo vicino alla costa, ma non poteva voltarsi per controllare, non ancora. Si preparò come meglio poteva all'impatto, sapeva di dover concentrare tutta la sua forza nel momento immediatamente successivo al contatto con l'acqua. Espirò lentamente, mentre la grande distesa azzurra si avvicinava sempre di più a lui, ma stranamente la tensione che ebbe fino a poco prima sparì. Un suono sordo venne appena udito dal ragazzo, che immediatamente dopo l’impatto riprese la sua folle corsa all' interno della distesa blu. Il suo corpo che inizialmente sembrò sprofondare inesorabilmente verso l'abisso, iniziò lentamente a risalire. La velocità era crescente, l'alone che in aria era sparito, tornò a pervadere il corpo del ragazzo, ora carico elettricamente. Egli era estremamente concentrato, il momento era delicato, ormai solo le ginocchia rimanevano sotto la superficie marina. Quando queste riemersero vi fu un momento di apparente calma, seguito immediatamente da una piccola, ma potente esplosione, causata dalla potente aura del ragazzo. Questi sembrò schizzare come un proiettile, lontano dalla città, infima e ormai lontana dietro di lui. Il suo unico pensiero era adesso la destinazione verso cui rivolgersi. Prima di avviarsi per la giusta strada, come per rassicurare se stesso in un ultimo saluto, fece un rapido giro del golfo su cui si affacciava Ednea. La città appariva ai suoi occhi in tutta la sua sobrietà ed eleganza: le sagome degli edifici più alti si stagliavano a perdita d' occhio sull'orizzonte. Le strutture portuali, appena restaurate, apparivano modulari e ordinate lungo tutto il golfo, ad eccezione del litorale, in cui le spiagge erano gremite di cittadini e turisti che si godevano piacevolmente il sole di fine Agosto. La cupola della cattedrale svettava invece tra gli altri edifici per la sua imponenza, facendo riaffiorare nel ragazzo ricordi spiacevoli, non soltanto legati alla sua infanzia, ma collegati anche agli eventi di alcuni mesi prima. Dal lato opposto della città, in evidenza per la sua sagoma alta e longilinea, si stagliava quello che era ormai diventato il simbolo della città, segno dell'inaugurazione del nuovo centro finanziario e del suo lancio nel mercato mondiale: il Grattacielo.
  4. Commento: http://www.writersdr...arte-1/�������� Capitolo 1: http://www.writersdr...maekos-parte12/ 2 Un Nuovo Inizio Un flebile fascio di luce attraversò una delle poche finestre che interrompevano le monotone pareti di casa Fridone, poggiandosi poi delicatamente sul levigato pavimento di una delle sue stanze. Il Sole si alzava in cielo, sempre più luminoso, sempre più maestoso e il raggio continuò a seguire la sua strada, quasi guidato da un preciso e irrevocabile scopo. Raggiunse infine il corpo di un giovane che, come era comune tra i ragazzi della sua età, si godeva una delle ultime mattinate di Agosto poltrendo fino a tarda mattinata nel suo comodo letto, prima dell'inizio delle lezioni. Il tempo scorreva, la mattinata procedeva tranquillamente e il fascio di luce languì la piccola bocca del ragazzo, per poi continuare a scalare il suo volto. Non appena superò le palpebre, queste si dischiusero lentamente, mostrando i suoi occhi di color nero pece ancora assonnati. Il ragazzo si voltò verso la parete alla sua sinistra, sulla quale erano posizionate una grande foto della sua famiglia e una mensola con la sua scarna collezione di libri, la maggior parte dei quali contenevano figure e disegnini. Era solito dire a chi entrasse nella sua accogliente stanza che quei libri fossero di suo fratello minore, ma chiunque lo conoscesse abbastanza, sapeva che ciò non era affatto vero. Voltandosi dall'altro lato, verso il resto della stanza, il giovane riconobbe finalmente la fonte del raggio di sole che lo svegliò qualche attimo prima. Il suo sguardo si spostò, puntò il letto su cui aveva riposato serenamente fino a qualche attimo prima, in cerca della forza di scattare fuori da quel morbido e confortevole rifugio. Ormai riconosceva in quel giorno, uno degli ultimi in cui avrebbe potuto godersi l'ozio mattutino, prima che le tanto odiate lezioni riprendessero. Fu in quel momento che un oggetto estremamente familiare, posto con cura accanto al letto, ma nonostante questo non molto caro al ragazzo, catturò la sua attenzione. Non appena lo vide i suoi occhi si spalancarono e il panico prese il sopravvento. Un urlo inumano pervase le mura dell'intera casa, svegliando gran parte del vicinato. Il ragazzo trovò inaspettatamente la forza che aveva tanto ricercato e si sollevò di scatto, come se fosse stato sdraiato su un fastidioso letto spinato. Si guardò intorno con sguardo vuoto, cercando qualche punto di riferimento che gli dicesse cosa fare. Si voltò allora nuovamente verso l'oggetto che gli aveva provocato quella reazione, un semplice orologio digitale. Erano le cifre che segnava ad aver allarmato il ragazzo, non appena le vide capì immediatamente che era in ritardo. Pensò a come fosse potuta accadere una cosa del genere, non era mai stato puntuale, ma questa volta aveva preso tutte le precauzioni necessarie: aveva puntato tre allarmi differenti e consecutivi, per evitare eventuali ripensamenti e aveva quasi costretto il fratello a svegliarlo entro il sorgere del sole. Inoltre, quello non era certo un appuntamento che poteva mancare, da quell'incontro poteva dipendere il destino di più di una persona. Il giovane comprese che era ormai troppo tardi per arrivare puntale, ma decise comunque di provare a raggiungere chi lo aspettava in tempo. Si scaraventò contro l'armadio, nel lato opposto della stanza, lo aprì e tirò fuori i primi abiti che gli saltarono all'occhio. Li indossò frettolosamente e si avviò poi verso il bagno di casa. Per prima cosa, come d'abitudine, curò i suoi denti in modo che fossero di un bianco splendente, solo dopo pettinò i capelli, per poi dare una celere occhiata alla sua immagine riflessa nello specchio. Altezza nella media della sua età, fisico atletico causato da anni di sport e allenamento, carnagione piuttosto scura, capelli corti di un intenso nero corvino. Il ragazzo si diresse rapidamente in cucina, prese qualcosa da uno sportello, la divorò in pochi secondi e uscì dalla porta di casa. Scese le scale che lo avrebbero condotto fuori dal condominio in un battito di ciglia, rallentato tuttavia dallo sfortunato incontro con la vecchia signora Cini, la signora che risiedeva al piano inferiore, la quale preoccupata, avendo udito il potente urlo lanciato dal ragazzo, gli chiese cosa fosse accaduto. Il giovane, conscio del fatto che se avesse anche solo accennato qualcosa alla vecchia signora, l'intera città l'avrebbe saputo in breve tempo, decise di evitarla con un repentino: <<Nulla, non si preoccupi!>>. Continuò poi la sua corsa verso il portone principale, prima che la donna potesse continuare a fare domande. <<Perché sono così sbadato?>> continuava a chiedersi il ragazzo, finché finalmente non si trovò fuori dal portone del condominio in cu abitava, in Via Bastiongreco 61, nella città di Ednea. Pensò poi che fosse inutile continuare a tormentarsi pensando a ciò che era ormai accaduto e che non poteva più essere modificato, decise dunque di concentrarsi sul proprio obiettivo. Sapeva già dove dovesse andare, così, con passo deciso, risalì gran parte della piccola via in cui si trovava e svoltò a sinistra. Il giovane scese una ripida rampa di scale, alla fine della quale si apriva un ampio spiazzale dal quale si diramavano varie stradine minori. Intraprese una di esse. Sapeva di dover fare attenzione, il quartiere non era dei migliori. Si trovava in uno dei luoghi più disagiati dell'intera città, i bassifondi, costituiti dal vecchio borgo medievale che soprattutto negli ultimi anni era diventato un luogo malsano e abitato da persone poco raccomandabili. La sua famiglia aveva infatti spesso preso in considerazione l'idea di trasferirsi in un quartiere migliore, tuttavia le possibilità economiche non avevano permesso che questo avvenisse. Nonostante la giornata fosse tersa, la via era oscura, ma il ragazzo riuscì a distinguere ai suoi lati alcuni decadenti palazzi e qualche casa diroccata. Alte e strette, le sagome degli edifici avrebbero preservato il segreto di ciò che il ragazzo stava per compiere, il motivo per cui aveva raggiunto quello sgradevole luogo. Aveva scovato quella stradina proprio per quello scopo, non era dunque la prima volta che la percorreva. Nonostante avanzasse, la stretta via si inscuriva, lasciando pervadere il corpo del ragazzo da una sensazione di angoscia ed insicurezza, era sparito ogni barlume di speranza che facesse presagire la vicinanza dell'uscita. Il giovane giunse poi davanti a un edificio più alto di quelli circostanti, che possedeva una diroccata insegna con su scritto "Municipium”. Questo, chiudeva la stradina, la quale si rivelò finalmente per ciò che era sempre stata: un vicolo cieco. Il ragazzo si fermò e rivolse lo sguardo verso l'entrata del vicolo. Alzò gli occhi verso il cielo e scorse un'unica, innocua nuvola, che quasi rovinava la perfezione di quella assolata giornata d'Agosto. Abbassò nuovamente lo sguardo, l’asfalto era scuro, leggermente bagnato a causa della leggera pioggia estiva di qualche giorno prima. Il ragazzo pensò ancora al luogo verso cui si doveva dirigere. Pensò a chi lo aspettasse e al motivo per cui dovesse andare lì, poi un raggio di sole fece capolino dagli oscuri palazzi, che svettavano lungo lo stretto vicolo. Il raggio si posò sul volto del ragazzo, facendogli avvertire una forte sensazione di tepore, in netto contrasto con l'austerità di ciò che gli stava intorno. Gli tornarono stranamente in mente le parole che qualcuno gli disse diversi anni prima, quando era ancora un bambino: <<Vedi il sole? Splende a milioni di chilometri da noi…>>, diceva una voce calma e amichevole, che riecheggiava irrimediabilmente nei suoi ricordi, <<Nonostante questo, per tutti noi è una certezza, lo vediamo così vicino, così tangibile, così terreno… La sua luce è qualcosa che diamo per scontato, eppure essa impiega otto minuti prima di toccare il nostro pianeta. Otto minuti! Le distanze astronomiche sono così immense che neanche la maggiore velocità dell'universo riesce a coprirle istantaneamente>>. Il giovane immaginò il volto della persona che aveva detto quelle parole, poi pensò a ciò che quella persona rappresentasse per lui, a quanto fondamentale fosse nella sua altrimenti monotona e comune vita. I suoi innumerevoli pensieri vennero interrotti quando quell'unica nuvola coprì il raggio di sole che gli sfiorava delicatamente il volto. Il giovane tornò finalmente alla realtà, capì che era quello il momento, che non doveva più attendere. Abbassò la testa, rivolgendo lo sguardo verso il terreno, distanziò accuratamente le gambe, spostando la sinistra indietro. Si piegò poi sulle ginocchia e contrasse tenacemente i muscoli delle gambe, che si ingrossarono cospicuamente. Tutto intorno al giovane si formò uno strano alone, apparentemente inconsistente, nonostante la sua presenza avesse un forte impatto sull'ambiente circostante, tanto che le piccole pozzanghere sul terreno iniziarono a caricarsi elettricamente. Il ragazzo abbassò ulteriormente lo sguardo e fece un profondo respiro. L'alone intorno a lui era diventato più evidente, la sua presenza si imponeva e l'aria appariva carica di elettroni, i quali sembravano giocare nell’ambiente, tra i flussi d’aria, formando casualmente piccole ma evidenti saette che passando per il corpo del ragazzo raggiungevano il terreno. Improvvisamente tutto sembrò arrestarsi. Un ultimo, profondo, respiro, interruppe il silenzio che permeava l’intera area. Il ragazzo alzò poi rapidamente il capo e con voce potente urlò: <<Via!>>. L'alone si ripropose talmente rapidamente da far sembrare che un fulmine fosse appena caduto dal cielo, in quel tetro e buio luogo. Le gambe del giovane si mossero, una davanti all'altra, sempre più speditamente, finché dell'oscurità del vicolo non rimase nulla. Continuavano ad avanzare a velocità crescente, come se l'attrito che dovessero sostenere fosse trascurabile. Il ragazzo doveva compiere uno sforzo fisico immane per sorreggere uno sforzo simile. Si ritrovò nello spiazzale da cui aveva raggiunto il vicolo e il sole tornò finalmente a sfiorare il suo corpo, facendo risaltare la sua scura carnagione.
  5. hiddenheroes

    The Story Of Them - Chapter III "I'll Stand By You" (parte 1)

    Per ciò che concerne la grammatica, la trovo abbastanza corretta, anche se evitare alcune espressioni quali "shhh" o "dritta dritta", poiché sono troppo colloquiali. Il personaggio di Vivien lo trovo molto ben fatto, con molte sfaccettature che lo rendono vero. E' bello notare come leggendo il primo capitolo, l'amore sembrava essere solamente da parte di Vivien, mentre adesso appare tutto l'opposto. Molto bella anche la parte finale, continuo a leggere
  6. Davvero divertente! La storia è proprio originale, abbastanza corretta grammaticalmente e fluida. Ciò che mi piace è la sdrammatizzazione della morte e soprattutto dei defunti, rendere divertente e accattivante un argomento del genere non è semplice. Il personaggio principale, Eva, è ottimo perché permette al lettore di impersonarsi in lei e di scoprire più cose possibili sull'aldilà. La storia delle fate poi è davvero esilarante! Per non parlare del logo della "Caronte Trasporti". Vado subito a leggere la seconda parte
  7. hiddenheroes

    The Story Of Them - Chapter I "Someone Like You" (parte 1)

    Il racconto è carino, la personalità di Vivien a trovo abbastanza atipica, non esente da stereotipi, ma comunque interessante. Jack si è visto poco, ma dato che possiede delle fan, si può già immaginare che lavoro faccia. Ciò che mi spinge a continuare la lettura è soprattutto il voler scoprire quale sia il disturbo che rende così orribile l'esistenza di Vivien e soprattutto i risvolti che questo problema possa avere nella storia
  8. hiddenheroes

    Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte 2\2

    ok non faccio spoiler, ma ti posso dire che le tue richieste potrebbero essere in parte soddisfatte. Ti dico solamente che mi sono presupposto l'obiettivo di spiegare scientificamente qualunque cosa vi sia nel mio libro, comprese le "abilità" o "poteri" dei protagonisti. Per quanto riguarda la tua valutazione, hai assolutamente ragione, il primo capitolo non è fatto per far capire molto della trama, bensì per instillare delle domande nella mente di chi legge. Credo di esserci parzialmente riuscito e questo mi fa piacere
  9. hiddenheroes

    Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte 2\2

    No, Maekos non è lo stesso mondo dei protagonisti, si dovrebbe capire dall'inizio del capitolo e si capirà anche in seguito... comunque grazie mille per i consigli sulla scrittura e sulla punteggiatura, credo che mi saranno molto utili sia adesso che in futuro (soprattutto per quanto riguarda i dialoghi). Che ne pensi della "trama" e dei "protagonisti", mi piacerebbe conoscere un tuo giudizio generale del racconto
  10. hiddenheroes

    Mia presentazione

    oh mi dispiace! Starò più attento la prossima volta :\
  11. hiddenheroes

    Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte1\2

    Ti ringrazio molto per le dritte, avevo letto in giro per internet che fosse quello il modo corretto per inserire dialoghi, ma evidentemente si sbagliavano... per il resto grazie per gli appunti, ne farò tesoro. Se ti può interessare qui c'è la seconda parte (la inserisco anche per altri che dovessero essere interessati):
  12. hiddenheroes

    Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 1-Maekos Parte 2\2

    Ho dimenticato di inserire il link della parte 1:
  13. hiddenheroes

    Mia presentazione

    Bene, ho inserito il primo capitolo del mio libro. Se volete leggerlo e avete tempo lo trovate nella sezione Racconti a capitoli
  14. Link del commento: http://www.writersdr...lannessione-22/ Alzai lo sguardo: eravamo al centro della sala. Sul tetto, anch’esso piuttosto alto, si trovavano simmetricamente finestre trapezoidali di vetro colorato, simili a quelle utilizzate nelle chiese gotiche terrestri. Queste, limitavano il passaggio di luce all’interno, facendo apparire la sala come una grande navata di una cattedrale. Paradossalmente, era una delle prime volte che il Gran Saggio ci permetteva di entrare nella sala centrale, probabilmente perché il sistema di sicurezza di questa sala, permetteva la segretezza delle informazioni che ci avrebbe riferito. Abbassai gli occhi. In fondo alla sala vidi una figura venir fuori da una piccola porta che si trovava esattamente dal lato opposto rispetto al luogo da cui eravamo entrati noi. Era lei, Malachia. Si avvicinò a noi con passo deciso, scansò il trono per andare verso il centro della sala. La sua figura esile ma imponente, simile a una ninfa la faceva apparire eterea agli occhi di chiunque la guardasse. La sua sola presenza provocava rispetto e adorazione, il suo viso dai dolci lineamenti, ma autorevole, lasciava intuire l’importanza del suo ruolo. Le guardie ci dissero bisbigliando di inginocchiarci, ma Malachia fece un gesto con la mano destra e immediatamente le due sentinelle si incamminarono verso la porta. Io e Placido la guardammo, conoscevamo perfettamente il potere e l’ influenza che il Gran Saggio avesse su Maekos: la sua forte personalità e le grandi imprese che compì per la salvaguardia del suo mondo, la resero amata e rispettata da tutti. Non passò molto tempo da questo, alla nomina di Gran Saggio, a scapito di colui che avrebbe dovuto succedergli. Non ero sicuro riguardo alla durata della sua carica, perché, per qualche strana ragione, lei non amava parlare di quei tempi. Questo era tutto ciò che sapevamo della sua storia. Fu allora che mosse la stessa mano agile ed esile con cui aveva ordinato alle guardie di lasciare la stanza, verso la porta dietro di noi. Una potente folata di vento si alzò immediatamente, sollevando le pieghe del lungo e maestoso abito indossato dal Gran Saggio. Questo, blu e grigio perla, era impreziosito da gemme e ampio fino a lambire il pavimento della sala. Il corpetto con una leggera scollatura, lasciava scorgere le forme della donna. La parte superiore terminava con delle lunghe maniche che si concludevano formando una cuspide, coprendo anche parte della mano. Sembrò che la raffica stesse per colpirci, ma ci scansò leggiadramente come se, per rispetto, avesse deciso di non passare per la nostra stessa strada. Arrivò poi un tonfo, era il rumore della porta che si chiuse con forza dietro di noi. <<Scusate l’invadenza>> esordì Malachia, con aria estremamente calma, nonostante l’evidente tensione del momento, <<Spero che la mia piccola raffica non vi abbia spaventato>>. Fece poi cenno di avvicinarsi, Placido aveva l’aria piuttosto tesa, molto più che in precedenza. Emise un suono, come per iniziare una conversazione, probabilmente bramoso di conoscere immediatamente ciò per cui eravamo lì, ma fu immediatamente interrotto dall’accogliente voce della donna: <<Ogni cosa a suo tempo>> disse con aria decisa e risoluta, <<Questo luogo è troppo formale, vi prego di seguirmi>>, continuò, e noi facemmo ciò che ci ordinò. La seguimmo fino alla piccola porta da cui uscì poco prima, da lì partiva la grande serie di stanze che insieme andavano a formare gli appartamenti privati del Gran Saggio, camere abitate unicamente da Malachia e dai suoi più fidati consiglieri. Dopo aver superato il lungo corridoio di ingresso, di cui vedevo a stento l’oscura fine, girammo a sinistra per poi varcare la porta del magnifico studio del Gran Saggio. Non ebbi neanche il tempo di capire cosa stesse accadendo, ma non appena entrato, distinsi un’ombra che uscì rapidamente da una porta alla mia sinistra. Anche Malachia si voltò verso la medesima porta, ma non sembrò affatto preoccupata dell’oscura figura, poi fece cenno a noi di sedere. <<Probabilmente immaginate già quale sia il contenuto di ciò che sto per raccontarvi>>, disse Malachia con aria decisa, <<Perché, credevi forse che non l'avremmo capito? Non ricordo di un altro invito nel tuo palazzo, né prima, né dopo la guerra>>, disse Placido con aria saccente. Sapevo che Placido e Malachia avevano un rapporto decisamente più saldo di quello che avevo io con la donna, ma nonostante ciò notai una certa sfacciataggine nel tono di Placido, comportamento che non era tipico del suo carattere. <<Non parlare a sproposito, Placido, non ti permetto di rivolgerti a me così>>, rispose Malachia, leggermente offesa dal comportamento del ragazzo, <<Mi dispiace molto, Signora, non intendevo mancarle di rispetto…>> rispose Placido con area tentennante. Pensai subito che quel comportamento era stato spinto dalla rabbia e dalla paura che Placido provava in quel momento. <<So cosa temete>>, riprese Malachia, come se non le interessassero le scuse di Placido, <<Tuttavia l’angosciante notizia che tanto bramate conoscere, potrebbe essere migliore di quel che vi aspettiate>>. Sembrava sapere ciò di cui stava parlando, ma nonostante la curiosità, lasciai che fosse Placido ad intervenire: <<Vuoi dire che non dovremmo più combattere? Non è una nuova guerra quella che ci attende?>>, disse il ragazzo con aria prematuramente troppo rilassata. Io non ebbi la stessa impressione, notai nel volto di Malachia un’espressione più che preoccupata, per una semplice nuova guerra, notai un’aria interrogativa pervadere il suo volto, come se non sapesse neanche lei esattamente le parole che voleva proferirci. <<Non fraintendetemi, la probabilità di un nuovo conflitto è alta, tuttavia non è così semplice da determinare, non è affatto chiaro il messaggio del Medaglione>>, disse infine il Gran Saggio, <<Il Medaglione?>>, domandò con sguardo stupefatto Placido, <<Pensavo che vi fossero notizie da una fonte certa, valida, qualcosa di minimamente credibile, il Medaglione non dà alcuna certezza!>>. Risposi istintivamente: <<Il Medaglione dà molto più di una semplice certezza! E’ l’unico strumento che conosca che possa rilevare ogni minima variazione di energia nel nostro universo!>>. Malachia si voltò verso di me, come se non si fosse accorta che anche io mi trovavo lì con loro. <<In effetti>>, rispose la donna, <<Il Medaglione è stato l' unico strumento nell’intera città a rilevare questo lampo di energia anomala>>. <<Anomala?>>, esclamò Placido, <<Quindi questa energia non è né chiaramente nemica, né malvagia!>>, <<Esattamente!>>, rispose con tono soddisfatto la donna, <<Per questo insistevo affinché non vi allarmaste troppo!>>. <<Cosa sarebbe questa energia anomala?>>, chiesi io spinto da una forte curiosità, ed ecco che il volto di Malachia tornò ad essere pervaso da quell’aria interrogativa che avevo osservato poco prima. <<Ahimè, non lo sappiamo>>, mi rispose Malachia, quasi imbarazzata da quella risposta, <<i maggiori esperti del Primo Ellisse si sono prodigati per comprendere cosa fosse questo strano tipo di energia mai osservato prima, quale potesse essere la fonte di questa energia e perché fosse comparsa così, all’improvviso... Nonostante abbiano individuato il luogo da cui si è originato l’impulso non hanno scoperto nient’altro>>. Placido intervenne: <<Un impulso! Perché non avete fatto delle osservazioni sul campo?>>, sembrava quasi infastidito dall’apparente negligenza del Gran Saggio, <<Naturalmente le abbiamo fatte!>> rispose Malachia sconvolta dalle insinuazioni di Placido, <<Io stessa ho mandato vari esperti e la mia stessa segretaria in Antartide, luogo in cui è stato registrato l’impulso energetico, nonostante un’assidua ricerca, seppur con le dovute precauzioni, nulla è stato rinvenuto>>. <<Precauzioni?>>, domandò Placido con lo stesso sguardo attonito di poco prima, <<La Terra potrebbe essere in pericolo, individuate un impulso di energia mai rilevato prima e pensate alle precauzioni da prendere? Non dovreste perdere tempo che per scervellarvi riguardo all’essenza di questa energia e a cosa potrebbe causare sul nostro pianeta!>>. <<Il tuo comportamento è inaccettabile Placido!>>, rispose innervosita Malachia, <<Sono passata sopra al tuo tono sfacciato perché comprendo quanto tu possa essere provato in questo momento, ma ogni cosa ha un limite! Sai perfettamente che è necessario, se non fondamentale, per noi, prendere precauzioni quando compiamo delle missioni sulla Terra, perché potremmo essere scoperti. Sarebbe la fine di Maekos!>>. Placido era mortificato, il suo sguardo era rivolto verso il bianco pavimento perlato dello studio. Io mi sentii in colpa, non avevo compreso fino in fondo il suo conflitto interiore, probabilmente perché non sapevo cosa avesse passato durante la mia assenza. Era come se fosse improvvisamente esploso, come se avesse sfogato tutti i suoi rancori e suoi sentimenti repressi che di solito celava dietro il suo sguardo calmo e comprensivo. Andai vicino a lui, ma non riuscii a proferire parola. Pensai poi a ciò di cui aveva parlato il Gran Saggio. <<Aspetta, Malachia!>>, intervenni allora nuovamente, <<Stiamo parlando di un unico impulso, non di un flusso continuo di energia, o sto forse errando?>>. <<È esatto!>>, rispose il Gran Saggio, <<Un potente impulso>>. Ero sul punto di riferire a Malachia il mio importante pensiero, quando venni distratto da un potente rumore, un frastuono, interrotto dalle voci delle guardie di palazzo. Farfugliavano qualcosa che nessuno di noi riusciva a comprendere. Un attimo dopo, le porte dello studio si spalancarono con violenza e dall’uscio, apparve una figura che tutti e tre riconoscemmo immediatamente. Bene, spero che lo leggiate e che mi possiate dare dei consigli.
  15. hiddenheroes

    L'annessione 2/2

    Carina la seconda parte, ma mi sarei aspettato qualcosa di più sconcertante. Sinceramente, come detto per la parte 1, mi piace lo stile e l'originalità, ma avrei sviluppato di più il personaggio principale. Forse dovresti far nascere in lui una certa consapevolezza alla fine, come se avesse capito che ormai è troppo tardi per tornare indietro. Invece appare un po' irreale nella sua reazione finale. magari per fargli aprire gli occhi, potevi far avvenire un evento drammatico che lo toccasse direttamente, come l'uccisione della moglie da parte dei droidi (o qualcosa del genere). Comunque piuttosto bello, mi è venuta voglia di scrivere un'avventura ambientata in un periodo del genere!
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