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Marcalb

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Reputazione Forum

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Su Marcalb

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    Sognatore
  • Compleanno 29/07/1950

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Varese
  • Interessi
    Tutela diritti dei consumatori (sono un consulente di Federconsumatori nella mia provincia). Politica. Lettura (non quanto dovrei), scrittura. Da un anno una casa editrice mi ha promosso editor dei suoi romanzi: divertente, ma molto faticoso!
    A proposito di editor: non so cosa io possa aver combinato di tremendo, ma da un paio di mesi non ricevo più testi da editare! Meglio così! Pagare mi hanno pagato (pochissimo per la verità!) e la cosa, passata la novità, non era più così divertente, anzi!
  1. Marcalb

    Concorso per racconti brevi LA LETTURA

    Ciao Alberto, mi impegno personalmente - anche per la stima che ho nei confronti di questo luogo - a considerare valido il tuo racconto anche a +2%. Fammi solo la cortesia di indicare che lo "sforamento" è stato da me autorizzato nella mail con cui invierai il racconto! E grazie davvero per l'interesse! Alfonso Grazie. Spero non rimarrai deluso. Per me il raccontino merita, ma come sai,,, de gustibus... Sono riuscito a scendere a 4018 caratteri e te l'ho già inviato oggi alle ore 14:38 - ho scritto la frase:" "mi appello al vostro buon cuore" Grazie ancora e complimenti anche per il sito nel suo insieme. Personalmente non lo conoscevo e l'ho trovato molto ben fatto e interessante.
  2. Marcalb

    Concorso per racconti brevi LA LETTURA

    Bravo!
  3. Marcalb

    Concorso per racconti brevi LA LETTURA

    Ciao Alfonso, sarò sincero, avevo già nel famoso cassetto un racconto molto adatto al tema del concorso. La difficoltà è stata quella di rientrare nel 4000 caratteri. Limando limando (ho perfino cambiato i nomi dei protagonisti per "guadagnare" caratteri) sono arrivato a 4087 caratteri. Vorrei evitare di togliere ancora materiale, tenendo conto che si tratta non di un semplice "compitino sul tema" ma di un racconto propriamente strutturato con tutti gli elementi necessari, e quindi ti faccio la seguente domanda: esiste un margine, seppur ridotto al minimo di un + 2% (4000 x 2,18% = 87,2), oppure sarete "rigorosamente" tassativi e scarterete ogni racconto che superi i 4000 caratteri? Grazie per la risposta. Alberto.
  4. Dopo due qualificate risposte da parte di due membri “sostenitori” temo che la risposta di un umile “imbrattatore” corra il rischio di sfigurare, ma mi azzardo ugualmente a rispondere. Scherzi a parte, il tuo quesito mi interessa e personalmente io sceglierei la strada che già tu indichi, ovvero: “Posso fregarmene e saltare proprio le parti di racconto in cui lei si svela per quello che è (poi tutto verrà spiegato alla fine)” Buon lavoro.
  5. Marcalb

    Amore infedele

    Ho inviato questo racconto, con una donna come protagonista, perché mancandomi la necessaria sensibilità femminile, capivo che qualcosa non andava nel testo che ho scritto e riscritto almeno una dozzina di volte, senza mai riuscire a esserne veramente soddisfatto. Grazie di cuore per il tuo commento rapido e davvero prezioso. Attenderò con fiducia qualche altro commento, ma già fin d’ora sono abbastanza convinto di riuscire a chiudere con soddisfazione il racconto.
  6. Marcalb

    Amore infedele

    Commento http://www.writersdream.org/forum/topic/17952-ngoru-il-cacciatore-revisione/ AMORE INFEDELE Questa sera, quando ho intravisto Daniela al supermercato, l’ho seguita fino alla porta di casa perché è giunto il momento di farle capire che non può semplicemente prendersi mio marito, senza doverne pagare il fio. Ho osservato la mia rivale parcheggiare la sua Mini, togliere le borse della spesa dal baule ed entrare in casa, mentre io mi sono piazzata qui davanti e aspetto, passeggiando su e giù per la strada. Chissà se avrà comprato una bottiglia del vino preferito dal mio Riccardo? Mi sembra di vederla togliere il tappo con le sue dita affusolate e le unghie ben curate. Non so cosa darei per avere la possibilità di osservare la scena! Santo cielo! Ma chi sono io, mentre sbircio attraverso le sue finestre come un’anima in pena? Fa freddo qua fuori e si è messo pure a piovere, tanto per completare il quadro. Mi rifugio nel mio cappotto e cerco riparo sotto la tettoia della fermata del bus. Riccardo non è in casa, da quanto mi appare, ma so che arriverà quanto prima. Valuto in silenzio che forse sarebbe meglio aspettare il suo arrivo, così potrei affrontarli assieme. So da anni dove vive Daniela. Riccardo non è mai stato capace di nascondere niente da me, e in sei anni ne ha fatti di errori. Ne ha seminati di indizi. La prima prova della sua infedeltà l’ho scoperta lo stesso giorno che seppi di essere incinta. Non gliel’ho mai perdonata, come non ho perdonato Daniela, anche dopo tutti questi anni. Ricordo che me ne stavo seduta sul nostro letto, davanti al risultato del test di gravidanza, e accanto la ricevuta del fioraio, per un bouquet di fiori che non avevo mai ricevuto. La nausea delle prime settimane si mescolava all’odore acre del mio mondo che mi stava crollando addosso, con il brutto risultato che appena un mese dopo ero seduta in una triste sala d’aspetto, in attesa del colloquio finale con una dottoressa che insisteva nel chiamare “la procedura” ciò che per me era nient’altro che il violento e freddo rifiuto del mio bambino, con tutte le terribili conseguenze legate a questa tragica decisione. Riccardo, cosciente delle sue colpe, non ha avuto il coraggio di lasciarmi, pur avendo noi continuato a litigare, tra bronci e silenzi, perché mi era impossibile credergli quando giurava di aver interrotto ogni rapporto con Daniela. Alla fine ho perfino smesso di ribattere, talmente ero stanca e sfiduciata. Da allora, tutte le volte che alzavo la cornetta del telefono e nessuno rispondeva, mi sembrava di essere ancora sola come in quella sala d’aspetto. E se mi capitava di annusare un profumo insolito sui vestiti di Riccardo, mi tornava in mente l’odore di disinfettante che aleggiava in quel posto, e mi sentivo morire. Adesso, dopo l’ultimo infuocato litigio, Riccardo ha impaccato la sua valigia e se n’è andato, sbattendo la porta. Ecco perché mi sono decisa a questo confronto con Daniela, dopo averlo a lungo vagheggiato, per farle capire quanto sia terribile sentirsi rubare la propria vita. So che Riccardo è corso da lei, riparando tra le sue braccia molto più ragionevoli e accoglienti delle mie. Ho sempre immaginato che si rifugiasse qui dopo ogni nostro litigio, nella serenità delle sue grazie ammaliatrici. Ciondolo con impazienza da un po’ di tempo ormai, davanti a questa villetta stile inglese. Decido perciò di avvicinarmi con cautela e sbirciare attraverso la finestra della cucina, sperando che lei non mi veda. Daniela ha cambiato i vestiti da rampante donna in carriera per una tuta anonima e delle comode pantofole. E’ la prima volta che la vedo così dimessa, senza quell’aria ricercata che gli abitini di Prada le conferiscono. Strano, ma adesso appare perfino più vecchia di me. L’amante giovane di mio marito ha già le rughe, e tra i suoi capelli distinguo chiaramente numerosi fili grigi. Mi allungo più che posso e mi appare una scena inaspettata. C’è un solo bicchiere di vino sulla tavola. Daniela si alza, ne beve un sorso e infila un sacchetto di pasta precotta nel forno a microonde. Nel frattempo apparecchia con un unico piatto, accende la televisione, appesa all’angolo della parete di fronte, e si passa una mano stanca tra i capelli. Dal nulla mi arriva una fitta allo stomaco: – Daniela è sola! – Lentamente realizzo che non sta aspettando nessuno, e devo ammettere con dolore di essermi sbagliata. Dovunque sia Riccardo questa sera, non è con Daniela! Probabile che lui l’abbia scaricata ancor più facilmente di come ha fatto con me. Mentre rimango lì imbambolata nell’umido del crepuscolo, comprendo che tutto quanto mi è accaduto negli ultimi anni non è per colpa di Daniela: è colpa di Riccardo! E forse è anche un po’ colpa mia, che non ho saputo intuirlo per tempo. Daniela guarda nella mia direzione, attraverso la finestra. Temo di essere vista, ma per fortuna non si accorge di niente, quando il mio telefonino si mette a vibrare per l’arrivo di una chiamata. – Salve Monica! – rispondo, – come sta Emilia? – Si, sta bene. Ha appena finito la doccia. Le ho promesso che la mamma sarà a casa prima di andare a letto. – Mi informa con voce rassicurante la mia baby-sitter. – Si! Sarò a casa presto, – confermo, – molto presto! Nel traffico caotico della mia città, combatto lo smarrimento pensando all’adorato visino della mia Emilia, e per la milionesima volta ringrazio il cielo per avermi aiutato a fuggire da quella sala di aspetto, cinque anni fa. Emilia è l’unica cosa che conta nella mia vita: non Riccardo, dovunque sia finito! Ho anche un moto di rammarico per la povera Daniela, rimasta con molto meno di quello che ho avuto io. Dicono che la vendetta abbia un dolce sapore, ma credetemi, il perdono riempie il cuore.
  7. Marcalb

    THE LAST ONE

    Concordo con il commento di Ada, come pure con il fatto che mancano gli “ a capo”. Il testo è, a mio parere, eccessivamente paratattico (conosco questo aggettivo dal giorno in cui fui costretto a cercarne il significato sul dizionario, avendolo trovato nel commento di una casa editrice che avrebbe dovuto pubblicare un mio romanzo. Dico avrebbe perché alla fine scoprii che si trattava di una EAP.) Una certa stoffa nel narrare io l'ho intravista e mi permetto di incoraggiarti a continuare. Il racconto mi è piaciuto e lo vedrei inserito in una storia di più ampio respiro. Uno di quei romanzi tra l'horror e il fantascientifico che, a parte Asimov, io non conosco per niente, e me ne scuso. A rileggerti. Segnalo in aggiunta a quanto già rilevato: Ecco cosa l’aveva svegliato. Secondo me si dovrebbe dire: Che ogni cosa fosse tornata al suo posto.
  8. Marcalb

    Ngoru il cacciatore (revisione)

    Complimenti. Il racconto è interessante e coinvolgente. La scrittura è precisa e corretta, tuttavia non ho trovato la lettura così scorrevole come vorrei. Forse è questione di stile e di nomi stranieri di difficile pronuncia (parere personale, ovviamente). L’argomento trattato è di stringente attualità e colpisce dritto al cuore le persone sensibili a questa piaga sociale gravissima, scoppiata in un’epoca storica in cui la tecnologia è in grado di inviare degli uomini su Marte, ma al tempo stesso è colpevolmente lasciata senza risorse per provare a risolvere il triste fenomeno dell’immigrazione clandestina e di tutto quanto concerne i difficili rapporti tra mondo industrializzato e terzo mondo.
  9. Marcalb

    Messaggio a un non - 2a parte -

    Un grazie di cuore a Mehdi per il lusinghiero commento. Il racconto si basa su una persona che conosco dai tempi lontani dell'università e che da qualche anno, causa una dolorosa separazione dalla moglie, ha iniziato a ragionare un po' come il protagonista. A dir la verità ho scritto e poi pubblicato questo racconto qui su writersdream perché so che questo amico frequentata pure lui il sito e mi auguro che leggendolo si possa prima riconoscere e poi trarre giovamento dal messaggio positivo in esso contenuto. Chiedo scusa agli organizzatori di quello che per me è il miglior forum per scrittori d'Europa, per l'uso forse improprio che confesso di aver fatto in questo caso, anche se a fin di bene e per scopi assolutamente disinteressati.
  10. Marcalb

    Messaggio a un non - 2a parte -

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/17849-rs02-stanza-numero-6/ Certo, sono solo, ma chi di noi non lo è? Chi può veramente affermare di non esserlo? Tutti si vantano di avere molti amici e parenti; un mucchio di gente con cui trascorrere il tempo libero e lo confermano con l’aria di chi si scoccerebbe se qualcuno osasse mettere in dubbio le loro affermazioni. Immaginate nei giorni di festività: quante facce allegre e quanti cari abbracci e baci, quanti auguri d’ogni bene. Già. Ma se alle spalle avessero avuto occhi e orecchie, c’è da temere che la razza umana si sarebbe già estinta da un pezzo! Da sempre la solitudine fa paura, e tutti la evitano come la peste, conducendo un’esistenza tesa al soddisfacimento di questa ineliminabile necessità di sconfiggerla. Non sia mai che si ceda alla solitudine e all’inedia. Oggi poi viviamo nell’epoca del fare, come tutti ripetono ogni giorno, dai Ministri incaricati di governare la Nazione all’ultimo dei Sindaci di un paesino sperduto in una delle tante vallate alpine. Fare, fare, fare qualcosa. Avere qualcosa da fare, per passare il tempo. E se, causa la crisi di questi anni, è dura trovare qualcosa da fare in termini di attività produttive, ecco che ovunque vi è un fiorire di passatempi, scacciapensieri... ammazza noia: tutto va bene, pur di non esserci con la mente. Un esempio che posso portare, sicuro di non essere smentito, è quello di Pierino il portinaio. Quello tanto gentile e indifeso. Io so che lui farebbe qualsiasi cosa pur di non rimanere solo. Ha fratelli e sorelle che vede regolarmente a ogni ricorrenza. Da loro sopporta di tutto, comprese le critiche perché trascorre il tempo libero facendo lavoretti a punto croce. Sì, il punto croce, un passatempo da donne. Ridono di lui, i suoi cari parenti, e poco importa se ago e filo rappresentano spesso la sua ultima spiaggia pur di non morire d’inedia. Realizzare un bel ricamo è il suo obiettivo giornaliero, insieme all’impegno di dover dire almeno un paio di rosari ogni giorno. E’ molto religioso, il mio gentile portinaio, e vorrebbe che lo recitassi con lui ogni mattino. Non sa che sono agnostico. Del resto, come potrebbe saperlo? Non voglio rivelargli questo mio punto di vista, temo che lo deluderei e non mi cercherebbe più. − Ma allora desideri anche tu un po’ di compagnia, - sussurra una vocina alle mie spalle. − Quindi non è poi così vera questa tua voglia di solitudine a tutti i costi. − Vedo che non comprendi, – rispondo piccato, senza nemmeno voltarmi, − io cerco la solitudine da tutta la gente che mi provoca angoscia, e purtroppo sono la maggioranza, ma desidererei vivamente la compagnia di persone che sentissi uguali a me. − Dunque, tu pensi di appartenere a una stretta minoranza di eletti! − Ecco, detto così sembra tanto una follia, come se stessi parlando da allucinato! Non pretendo di essere un prescelto, dico solo di sentirmi “puramente umano”! − Ma cosa intendi per “puramente umano”? − Significa essere anzitutto un ottimista che non sopporta le moltissime persone che si rovinano la vita con una visione sempre negativa del futuro. Persone che scoprono ovunque le qualità peggiori. Per loro la società è formata solamente da gente taccagna, corrotta e intimamente malvagia, sempre alla ricerca di una vittima da sfruttare, mentre io vorrei tanto incontrare una persona dalla mente fertile, e con lei accanto mettermi alla ricerca di sentieri alternativi. Una persona che mi aiuti a superare le delusioni patite e guardare oltre le debolezze e le meschinità che purtroppo esistono in tutti noi. Con lei accanto vorrei poter riscoprire la mia parte più creativa e generosa, stimolarla e metterla a frutto. Imparare che solamente agendo con slancio e ottimismo certi traguardi diventano possibili. Ai pochi lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare fin qui riservo una sorpresa. Tempo un secondo e getterò nell’oceano della rete questo mio virtuale messaggio in bottiglia. Il mio indirizzo è via al Lago 80, quinto piano, interno B. Con una semplice ricerca, chi fosse interessato non avrà difficoltà a rintracciarmi. Per scrupolo ho già controllato per conto mio e ho scoperto che in Italia d’indirizzi simili ne esistono circa una decina: uno di questi è il mio. A presto! …
  11. Marcalb

    Messaggio a un non so - 1a parte -

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/17839-rso2-risate-in-montagna/ Abito in periferia, in uno di quei palazzotti pieni di finestre, tutte uguali, allineate l’una accanto all’altra, come reggimenti di soldatini schierati in piazza d’armi. Vivo solo e limito al minimo indispensabile le mie uscite di casa. Lavoro on line e la spesa la faccio su Internet. Spio regolarmente l’arrivo del furgone per le consegne e quando lo intravedo sbucare dal fondo della strada, accendo radio e tv a tutto volume, provocando una certa quantità di chiasso, così da far pensare al fattorino che il mio appartamento sia molto affollato: non si sa mai che voglia rapinarmi. Sì, lo ammetto, da qualche anno sono diventato molto sospettoso, ma il fatto è che nella vita ho imparato a mie spese quanto l’essere umano non sia soltanto ingenuo e sognatore, particolarità che non mi turbano: in fin dei conti le ritengo abbastanza innocue. Ciò che mi fa imbestialire, piuttosto, è l’ipocrisia, seguita da massicce dosi di avidità e viltà. Non sopporto nemmeno quella diffusa incapacità di riconoscenza nei confronti di chiunque abbia fatto l’errore di prestare con disinteresse il proprio aiuto. Ora, lungi da me la volontà di sfruttare cinicamente a mio vantaggio ciò che giudico prima di tutto delle debolezze, pur se terribili, tuttavia devo ammettere che il contatto con la gente m’inquieta e il mio palazzo, accidenti a lui, è un’enorme arnia piena zeppa di api ronzanti. Meno male che non conosco nessuno, eccezion fatta per Pierino, il portinaio: un signore di mezza età, dotato di un grande spirito religioso. Lo trovo anche molto gentile e indifeso, magari proprio a causa di questa sua eccessiva gentilezza. Nell’appartamento sopra il mio abita la “Maledetta Stronza”. Io la chiamo così. Sospetto che abbia messo i tacchi perfino alle pantofole, perché la sento andar su e giù, notte e giorno, creando un calpestio infernale. Al piano di sotto, viceversa, abita “l’Untore”, quello che butta la spazzatura dalla finestra, nell’area verde e, specie d’estate, la puzza delle carcasse in putrefazione, nascoste tra i grovigli di rose e biancospino, mi costringe a tagliar fuori dalla mia vita anche l’aria. Ma ormai non è un problema. Io vivo dentro. Dentro casa e dentro me. Il sesso? Lo faccio on line. Conosco una bella donna e stiamo insieme virtualmente da cinque anni. Lei abita a mille chilometri di distanza. E’ una relazione senza complicazioni, molto profonda, a volte un po’ avvilente, ma la frustrazione è uno scotto da pagare per chiunque abbia fatto le mie scelte. Ci conosciamo molto bene, nell’anima, e trascorriamo insieme serate appaganti. Ho evitato in tutti i modi d’incontrarla: non sono più un ragazzino e mi sento alquanto insicuro fisicamente. La capigliatura mi ha tradito da parecchi anni, in contemporanea con l’arrivo di una “gentile pancetta” che temo abbia deciso di farmi compagnia fino alla fine dei miei giorni. Anche i denti sono invecchiati più del giusto, ingialliti senza speranza, e siccome credo di aver abbastanza capito il tipo di uomini che piacciono alla mia compagna di monitor, sospetto, ahimè, di non rientrare in questa categoria. E poi non ho più l’età per correre dietro alle donne. Lei mi crede quello che non sono, fisicamente, perché mi sono ingegnato in molti modi per darle di me un’immagine mimetizzata della realtà. Ho perfino smaltito dieci chili prima di mostrarmi in webcam, al prezzo di una dieta ferrea, ma non ho resistito nei panni di quello che non ero e sono tornato al mio vecchio regime. Non è per voler essere indolente, ma penso che alla mia età si viva soprattutto di un buon pasto e di un buon bicchiere di vino. Al diavolo l’immagine, la vita è adesso! Sono un disegnatore di moda e i miei tempi di lavoro sono identici a quelli che avrei in ufficio, ma con il privilegio di non conoscere nessuno dei miei colleghi, eccetto il titolare, che mi fa il favore di venirmi a trovare un paio di volte al mese per il ritiro del materiale cartaceo, e la signorina Giovanna dell’Ufficio Personale che non ho potuto evitare di conoscere, poiché ogni fine mese è lei a consegnarmi la busta con lo stipendio. Confesso che per un certo periodo mi sono interessato a lei. Sembrava diversa dalla massa femminile, e mi piaceva quel suo vestire semplice ma elegante. Quella sua gentilezza particolare che le consentiva di non perdere mai le staffe anche quando il suo capo la metteva sotto pressione, costringendola a comunicare al posto suo le decisioni più antipatiche, e subire, mantenendo un contegno inappuntabile, le reazioni scomposte dei malcapitati colleghi dipendenti. Giovanna era un essere speciale, tanto bella quanto saggia, e sentivo di avere un feeling con lei. Era quasi giunto il momento in cui le avrei chiesto di uscire con me, quando un giorno la incontrai sola in sala riunioni, in circostanze del tutto fortuite, mentre attendevamo l’arrivo di un cliente molto importante che voleva assolutamente conoscermi. Fatte quattro chiacchiere, abbandonai l’idea dopo aver scoperto che Giovanna aveva una grande passione per i cellulari, per gli orologi e per tutto ciò che facesse tendenza, perché, a suo dire, “la moda è storia e non la si può evitare!” Beh! Penso sia inutile rilevare che io vivo assolutamente in controtendenza. Ho il cellulare solo perché me l’ha imposto l’azienda. Non chiamo mai nessuno e pochissime sono le volte che ricevo una telefonata. Non porto orologi da quando posso leggere l’ora sul predetto cellulare e riguardo alle mode, mi basta disegnare modelli di vestiti maschili, mantenendomi assolutamente immune da ogni tentazione d’indossare quella roba stravagante, pur rifiutando categoricamente ogni mia esclusione dalla storia, stabilito che sono vivo.
  12. Marcalb

    [RS02] Stanza numero 6

    Stile scorrevole e preciso, a parte qualche punteggiatura che forse andrebbe rivista. Il racconto mi è piaciuto, pur non essendo io un amante di questo genere letterario. Suggerisco qualche possibile variante al testo. L’uso della d eufonica, secondo il mio parere, non è in linea con la scrittura contemporanea, ma è una questione di gusti personali. appena giunti, costatammo che l’albergo era un vecchio edificio in legno era stato posto in modo alquanto improvvisato un tavolone di legno scolorito Possibile variante: Nella stanza si avvertiva un odore nauseante e putrido. L’aria era irrespirabile. Sembrava che dalle assi del pavimento fuoriuscissero esalazioni di cadaveri in decomposizione.
  13. Marcalb

    [RSO2] Risate in montagna

    Potrebbe essere il racconto di un incubo notturno, ma l’autore non ce lo dice, quindi direi che la storia rimane appesa sul filo di una narrazione grottesca, senza svelare una sua coerente direzione. Non saprei dire altro, perché sono molto ignorante in materia di racconti horror. Il testo è comunque ben scritto e lo stile è preciso e scorrevole. Segnalo un paio di imperfezioni (a mio parere, naturalmente). Perché le virgolette? Non mi sembra un dialogo. Anche il tempo del verbo “uscirono” non dovrebbe essere al presente? Il tempo del verbo dovrebbe concordare con i precedenti, quindi direi che si dovrebbe dire: “chiede” è sempre così fatto che dubito riesca a contarsi le dita dei piedi. È già passata mezz'ora e né il signor Bernardelli né Alessio si sono fatti vivi Chi è magri?
  14. Marcalb

    Messaggio a un non so

    Rileggendo, ho scoperto un refuso (temo fra i tanti). Ultimo paragrafo, prima riga: Ai pochi lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare fin qui, Grazie.
  15. Marcalb

    Messaggio a un non so

    Commento: Abito in periferia, in uno di quei palazzotti pieni di finestre, tutte uguali, allineate l’una accanto all’altra, come reggimenti di soldatini schierati in piazza d’armi. Vivo solo e limito al minimo indispensabile le mie uscite di casa. Lavoro on line e la spesa la faccio su Internet. Spio regolarmente l’arrivo del furgone per le consegne e quando lo intravedo sbucare dal fondo della strada, accendo radio e tv a tutto volume, provocando una certa quantità di chiasso, così da far pensare al fattorino che il mio appartamento sia molto affollato: non si sa mai che voglia rapinarmi. Sì, lo ammetto, da qualche anno sono diventato molto sospettoso, ma il fatto è che nella vita ho imparato a mie spese quanto l’essere umano non sia soltanto ingenuo e sognatore, particolarità che non mi turbano: in fin dei conti le ritengo abbastanza innocue. Ciò che mi fa imbestialire, piuttosto, è l’ipocrisia, seguita da massicce dosi di avidità e viltà. Non sopporto nemmeno quella diffusa incapacità di riconoscenza nei confronti di chiunque abbia fatto l’errore di prestare con disinteresse il proprio aiuto. Ora, lungi da me la volontà di sfruttare cinicamente a mio vantaggio ciò che giudico prima di tutto delle debolezze, pur se terribili, tuttavia devo ammettere che il contatto con la gente m’inquieta e il mio palazzo, accidenti a lui, è un’enorme arnia piena zeppa di api ronzanti. Meno male che non conosco nessuno, eccezion fatta per Pierino, il portinaio: un signore di mezza età, dotato di un grande spirito religioso. Lo trovo anche molto gentile e indifeso, magari proprio a causa di questa sua eccessiva gentilezza. Nell’appartamento sopra il mio abita la “Maledetta Stronza”. Io la chiamo così. Sospetto che abbia messo i tacchi perfino alle pantofole, perché la sento andar su e giù, notte e giorno, creando un calpestio infernale. Al piano di sotto, viceversa, abita “l’Untore”, quello che butta la spazzatura dalla finestra, nell’area verde e, specie d’estate, la puzza delle carcasse in putrefazione, nascoste tra i grovigli di rose e biancospino, mi costringe a tagliar fuori dalla mia vita anche l’aria. Ma ormai non è un problema. Io vivo dentro. Dentro casa e dentro me. Il sesso? Lo faccio on line. Conosco una bella donna e stiamo insieme virtualmente da cinque anni. Lei abita a mille chilometri di distanza. E’ una relazione senza complicazioni, molto profonda, a volte un po’ avvilente, ma la frustrazione è uno scotto da pagare per chiunque abbia fatto le mie scelte. Ci conosciamo molto bene, nell’anima, e trascorriamo insieme serate appaganti. Ho evitato in tutti i modi d’incontrarla: non sono più un ragazzino e mi sento alquanto insicuro fisicamente. La capigliatura mi ha tradito da parecchi anni, in contemporanea con l’arrivo di una “gentile pancetta” che temo abbia deciso di farmi compagnia fino alla fine dei miei giorni. Anche i denti sono invecchiati più del giusto, ingialliti senza speranza, e siccome credo di aver abbastanza capito il tipo di uomini che piacciono alla mia compagna di monitor, sospetto, ahimè, di non rientrare in questa categoria. E poi non ho più l’età per correre dietro alle donne. Lei mi crede quello che non sono, fisicamente, perché mi sono ingegnato in molti modi per darle di me un’immagine mimetizzata della realtà. Ho perfino smaltito dieci chili prima di mostrarmi in webcam, al prezzo di una dieta ferrea, ma non ho resistito nei panni di quello che non ero e sono tornato al mio vecchio regime. Non è per voler essere indolente, ma penso che alla mia età si viva soprattutto di un buon pasto e di un buon bicchiere di vino. Al diavolo l’immagine, la vita è adesso! Sono un disegnatore di moda e i miei tempi di lavoro sono identici a quelli che avrei in ufficio, ma con il privilegio di non conoscere nessuno dei miei colleghi, eccetto il titolare, che mi fa il favore di venirmi a trovare un paio di volte al mese per il ritiro del materiale cartaceo, e la signorina Giovanna dell’Ufficio Personale che non ho potuto evitare di conoscere, poiché ogni fine mese è lei a consegnarmi la busta con lo stipendio. Confesso che per un certo periodo mi sono interessato a lei. Sembrava diversa dalla massa femminile, e mi piaceva quel suo vestire semplice ma elegante. Quella sua gentilezza particolare che le consentiva di non perdere mai le staffe anche quando il suo capo la metteva sotto pressione, costringendola a comunicare al posto suo le decisioni più antipatiche, e subire, mantenendo un contegno inappuntabile, le reazioni scomposte dei malcapitati colleghi dipendenti. Giovanna era un essere speciale, tanto bella quanto saggia, e sentivo di avere un feeling con lei. Era quasi giunto il momento in cui le avrei chiesto di uscire con me, quando un giorno la incontrai sola in sala riunioni, in circostanze del tutto fortuite, mentre attendevamo l’arrivo di un cliente molto importante che voleva assolutamente conoscermi. Fatte quattro chiacchiere, abbandonai l’idea dopo aver scoperto che Giovanna aveva una grande passione per i cellulari, per gli orologi e per tutto ciò che facesse tendenza, perché, a suo dire, “la moda è storia e non la si può evitare!” Beh! Penso sia inutile rilevare che io vivo assolutamente in controtendenza. Ho il cellulare solo perché me l’ha imposto l’azienda. Non chiamo mai nessuno e pochissime sono le volte che ricevo una telefonata. Non porto orologi da quando posso leggere l’ora sul predetto cellulare e riguardo alle mode, mi basta disegnare modelli di vestiti maschili, mantenendomi assolutamente immune da ogni tentazione d’indossare quella roba stravagante, pur rifiutando categoricamente ogni mia esclusione dalla storia, stabilito che sono vivo. Certo, sono solo, ma chi di noi non lo è? Chi può veramente affermare di non esserlo? Tutti si vantano di avere molti amici e parenti; un mucchio di gente con cui trascorrere il tempo libero e lo confermano con l’aria di chi si scoccerebbe se qualcuno osasse mettere in dubbio le loro affermazioni. Immaginate nei giorni di festività: quante facce allegre e quanti cari abbracci e baci, quanti auguri d’ogni bene. Già. Ma se alle spalle avessero avuto occhi e orecchie, c’è da temere che la razza umana si sarebbe già estinta da un pezzo! Da sempre la solitudine fa paura, e tutti la evitano come la peste, conducendo un’esistenza tesa al soddisfacimento di questa ineliminabile necessità di sconfiggerla. Non sia mai che si ceda alla solitudine e all’inedia. Oggi poi viviamo nell’epoca del fare, come tutti ripetono ogni giorno, dai Ministri incaricati di governare la Nazione all’ultimo dei Sindaci di un paesino sperduto in una delle tante vallate alpine. Fare, fare, fare qualcosa. Avere qualcosa da fare, per passare il tempo. E se, causa la crisi di questi anni, è dura trovare qualcosa da fare in termini di attività produttive, ecco che ovunque vi è un fiorire di passatempi, scacciapensieri... ammazza noia: tutto va bene, pur di non esserci con la mente. Un esempio che posso portare, sicuro di non essere smentito, è quello di Pierino il portinaio. Quello tanto gentile e indifeso. Io so che lui farebbe qualsiasi cosa pur di non rimanere solo. Ha fratelli e sorelle che vede regolarmente a ogni ricorrenza. Da loro sopporta di tutto, comprese le critiche perché trascorre il tempo libero facendo lavoretti a punto croce. Sì, il punto croce, un passatempo da donne. Ridono di lui, i suoi cari parenti, e poco importa se ago e filo rappresentano spesso la sua ultima spiaggia pur di non morire d’inedia. Realizzare un bel ricamo è il suo obiettivo giornaliero, insieme all’impegno di dover dire almeno un paio di rosari ogni giorno. E’ molto religioso, il mio gentile portinaio, e vorrebbe che lo recitassi con lui ogni mattino. Non sa che sono agnostico. Del resto, come potrebbe saperlo? Non voglio rivelargli questo mio punto di vista, temo che lo deluderei e non mi cercherebbe più. − Ma allora desideri anche tu un po’ di compagnia, - sussurra una vocina alle mie spalle. − Quindi non è poi così vera questa tua voglia di solitudine a tutti i costi. − Vedo che non comprendi, – rispondo piccato, senza nemmeno voltarmi, − io cerco la solitudine da tutta la gente che mi provoca angoscia, e purtroppo sono la maggioranza, ma desidererei vivamente la compagnia di persone che sentissi uguali a me. − Dunque, tu pensi di appartenere a una stretta minoranza di eletti! − Ecco, detto così sembra tanto una follia, come se stessi parlando da allucinato! Non pretendo di essere un prescelto, dico solo di sentirmi “puramente umano”! − Ma cosa intendi per “puramente umano”? − Significa essere anzitutto un ottimista che non sopporta le moltissime persone che si rovinano la vita con una visione sempre negativa del futuro. Persone che scoprono ovunque le qualità peggiori. Per loro la società è formata solamente da gente taccagna, corrotta e intimamente malvagia, sempre alla ricerca di una vittima da sfruttare, mentre io vorrei tanto incontrare una persona dalla mente fertile, e con lei accanto mettermi alla ricerca di sentieri alternativi. Una persona che mi aiuti a superare le delusioni patite e guardare oltre le debolezze e le meschinità che purtroppo esistono in tutti noi. Con lei accanto vorrei poter riscoprire la mia parte più creativa e generosa, stimolarla e metterla a frutto. Imparare che solamente agendo con slancio e ottimismo certi traguardi diventano possibili. Ai pochi lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare fin chi riservo una sorpresa. Tempo un secondo e getterò nell’oceano della rete questo mio virtuale messaggio in bottiglia. Il mio indirizzo è via al Lago 80, quinto piano, interno B. Con una semplice ricerca, chi fosse interessato non avrà difficoltà a rintracciarmi. Per scrupolo ho già controllato per conto mio e ho scoperto che in Italia d’indirizzi simili ne esistono circa una decina: uno di questi è il mio. A presto! …
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