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Ramo Selvaggio

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Ramo Selvaggio ha vinto il 5 gennaio 2014

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Su Ramo Selvaggio

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    Portatrice sana di sfortuna
  • Compleanno 29/08/1987

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Interessi
    Quasi ogni tipo di musica (in particolare Hans Zimmer, Tim Janis, Howard Shore, i Whithin Temptation), il Giappone e la sua cultura, Ritorno al futuro, Guerre Stellari, la Disney, Tolkien e tutte le sue opere, Salgari, libri fantasy o storici e/o sentimentali come quelli di Georgette Heyer, thriller, gialli (sono fan di Sherlok Holmes fin da bambina). E naturalmente scrivere.

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  1. Ramo Selvaggio

    Ciao!

    Benvenuta nel WD, Tina! Mettersi in gioco è il modo migliore che uno scrittore (o aspirante tale) ha per migliorarsi e crescere! Non aver mai paura di farlo!
  2. Ramo Selvaggio

    presentazione

    Benvenuto nel WD!
  3. Ramo Selvaggio

    Eccomi qui! :)

    Benvenuta nel WD, Juliet93!
  4. Ramo Selvaggio

    Il dubbio 2/2

    Secondo e ultima parte del racconto. Ecco il mio commento. Avvenne tutto in un attimo, Dania sistemò le braccia e le mani in modo da formare una coppa che si riempì di una strana luce nera che, come un fulmine, si mosse fino a colpirmi in pieno. Non riuscì a evitare quel colpo: ero pietrificata dalla paura e dall’orrore. Quando quell’onda nera mi trafisse, non sentì niente o, almeno, non me lo ricordo: tutto divenne un oceano di tenebre in cui mi sentì affondare e annullare, fin quando una forza luminosa e dorata mi tirò indietro, riportandomi a galla. La prima cosa di cui mi accorsi, fu che non riuscivo a muovermi: non potevo nemmeno fare un movimento elementare come sbattere le ciglia, niente di niente. Poi, però, notai che mi trovavo in camera mia perché riconoscevo la carta da parati. Cercai di parlare, ma non la mia bocca non si muoveva, e questo mi terrorizzò ancora di più. Fu allora che Dania entrò nel mio campo visivo. - Stai tranquilla, adesso è tutto finito. - Che diavolo mi è successo? Chi sei tu? – le urlai nella mia mente. Dania mi spiegò l’intera storia, di come lei appartenesse a una specie di setta di stregoni, o roba simile, e di come il mio omicidio doveva essere una sorta di rito di iniziazione dopo il quale Dania sarebbe diventata tipo il capo di quella congregazione di pazzi. A metà dell’opera, però, se ne era pentita e, usando il suo potere, non solo aveva cacciato i tizi mascherati ma aveva salvato quel che rimaneva di me e dalla mia vita. Da quel momento, Dania viveva nella mia casa, nella mia stanza, dove si prendeva cura di me, impossibilitata a far tutto. O almeno questa era la sua prima intenzione. In effetti, non le ho mai parlato dei miei dubbi a riguardo. Diceva che mi avrebbe aiutato, che mi avrebbe restituito un corpo funzionante come quello con cui ero nata, ma non era ancora successo mentre, nel frattempo, lei viveva, grazie alla magia, quella che doveva essere la mia splendida e perfetta vita. D’improvviso, sentì la porta della stanza aprirsi e riconobbi il suono dei passi di mia madre. All’inizio, avevo provato disperatamente a chiamarla ma lei non mi sentiva proprio e non faceva che ignorarmi: ero un relitto visibile a tutti ma che nessuno, a parte la colpevole del misfatto, poteva sentire lamentarsi. - Guarda che ragazzaccia – esclamò mia madre, poggiando qualcosa sulla scrivania – Ha lasciato di nuovo fuori posto quella stupida bambola. La rimise a posto e senza badare a quando forza ci mettesse nel farlo. Soddisfatta, mi guardò un attimo a metà fra il disgusto e la sopportazione ma, prima che potesse fare altro, Dania entrò nella mia stanza. - Oh Teresa, sei tornata presto! - Ti avevo detto che oggi sarei uscita prima da scuola – rispose Dania calata nella parte, poggiando a terra lo zaino – C’era l’assemblea. Stai diventando vecchia, mamma! Che stavi facendo? - Ma quale vecchia, ti sei dimenticata di dirmelo che oggi avevi l’assemblea! Sbadata sarai tu, come al solito! – rise allegramente – Comunque, stavo notando che hai davvero troppa roba in questa stanza: c’è il caos, non saprei nemmeno da dove cominciare a buttare tutte le cianfrusaglie che ci sono in giro. Perché non butti qualcosa? Magari quella vecchia bambola per cominciare. - Ma chi? Dania? No! Lo sai che era la mia bambola preferita da piccola. Te lo ricordi? Alle elementari la portavo con me persino in classe, nascosta nello zaino! - Beh, ormai sei una signorina, non credi di non averne più bisogno? E poi, voglio dire, guardala: è bruttissima! Tutta bianca, vestita di nero e con quegli orridi capelli rossi sbiaditi! Inoltre, non mi è mai piaciuto il suo sguardo: è inquietante, sembra quasi che possa guardarti sul serio. - Ma che dici, mamma! Una bambola viva? Non ti avevo forse detto di non vedere quel film horror ieri sera? Visto, te lo dicevo che non fanno per te! Se ti sentisse papà! - Ah, ah, hai ragione – rise di nuovo – Allora, vuoi darmi una mano con il pranzo? - Cucinare? Sì, dai! Che cosa prepariamo? Facciamo le patatine fritte? Mia madre si avvicinò a Dania e, insieme, lasciarono la stanza, ciarlando del più e del meno come fossero davvero genitore e figlia, mentre io rimasi immobile dove mia madre mi aveva sistemata. Erano così naturali, così perfette in quel ritratto di pura vita domestica, da istillarmi mille dubbi e ancora più sofferenze. E molto più odio e frustrazione. Preferivo la sistemazione di prima, almeno riuscivo a vedere la stanza ma, anche volendo, adesso non c’era nessuno che potesse spostarmi: ero una bambola dopotutto, e più il tempo passava più mi abituavo a quella situazione. Ultimamente, però, riflettevo: ma è davvero così? Voglio dire: e se i film sui giocattoli che prendevano vita rappresentassero la verità? Forse ero davvero solo una bambola che credeva di essere stata umana mentre, in realtà, ero sempre stata solo un giocattolo: dopotutto, mia madre avrebbe dovuto riconoscermi o perlomeno avvertire che Dania non era sua figlia ma solo una vile bugiarda con il mio vero aspetto. A meno che, tutto quello che avevo in testa, non fosse un gioco di Teresa/Dania, come quello in cui le bambole interpretano i ruoli che il padrone assegna loro: e se fosse stata quella ragazza ad aver inventato la mia storia mentre giocava con me e io, ad un certo punto, abbia creduto che dicesse sul serio? Può benissimo esserlo, tutto sommato, non ricordo nemmeno quanto tempo sia passato esattamente dall’incidente. Se è mai avvenuto a questo punto. Un mese? Un anno? Un decennio? Boh. Questo, però, significa che il mio cuore è solo un’illusione che svanirà al prossimo gioco? Vuol dire che sono un essere privo di significato ed esistenza, una marionetta nelle mani di qualcun altro? Solo questo? Eppure io posso pensare. O, almeno, immagino di poterlo fare: non lo sto forse facendo ora oppure lo sto solo credendo, dandomi delle false speranze? O forse ancora è quello che Dania vuole farmi credere? Cercare di farmi impazzire per prendere il mio posto. Boh. Non saprei proprio. Chi sono io? Anzi, che cosa sono io? Una volta, credevo di essere stata qualcosa di vivente, magari un’umana, ora non lo so più con sicurezza. Spero un giorno di scoprirlo: si dice che la speranza sia l’ultima a morire, alla fin fine. O almeno, spero che non muoia prima del mio io attuale. Chi lo sa, dopotutto, per ora sono una bambola: il tempo per scoprirlo è l’unica cosa che non mi manca.
  5. Ramo Selvaggio

    Storia vera di una volatrice insopportabile

    Un brano basato sul bipolarismo tipico del "dialogo della mente", in cui un soggetto dialoga con se stesso nella "privacy" del proprio io. Una povera ragazza (credo) stressata dalla paura di volare e dell'aereo soprattutto cerca, in un modo o nell'altro, di vedere il lato positivo in pezzo al panico che la domina e che le fa vedere e "sentire" tutto nero. Molto esilarante in molte parti (la trovata della posizione di Yoga è fenomenale), scorrevole e piacevole anche nella lettura. L'unico intoppo nella scorrevolezza che, personalmente, ho trovato è quel maiscuolo in alcune parti: sembra un blocco alla lettura che sminuisce la fluità del testo. Come ti diceva Bradipi, non si usa molto negli scritti (io non l'ho mai riscontrato salvo casi particolari come quando si riportano i pezzi delle chat o, su internet, nei forum di adolescenti). Tuttavia, il mio è solo un parere personale, nulla di più! Alcune cose che ti volevo segnalare: abitacolo di aereo Aggiungere un "un" prima di aereo, la frase così sembra monca. Sei tu che lo stai rendendo stressante: fai quello che sto cercando di fare io e vedrai che ti rilasserai tantissimo Quel fai quello che sto cercando di fare io non mi suona molto. Forse qualcosa di più semplice, come "fai come faccio io", potrebbe andare meglio. Non sono buone notizie vero? Metterei una virgola prima di "vero". RESIPRA Credo sia un errore di battitura per "Respira", vero? Mi è molto piaciuto "dialogo mentale" tra la razionalità e la paura di una stessa persona, divertente (mi ha ricordato molti film comici), fluido e scritto bene. La ragazza potrebbe benissimo essere una nostra conscente o anche noi stessi, chi lo sa (nessuno sa come reagirà a uno stress pesante, dopotutto!). Complimenti InkDropJo, ottimo lavoro!
  6. Ramo Selvaggio

    Il dubbio 1/2

    Questo racconto ha visto la pagina di word stamattina, in seguito a un sogno che ho fatto stanotte che mi è rimasto impresso. Non so se si evolverà in qualcosa o rimarrà così, vedremo in seguito, per ora ho davvero troppi progetti iniziati e, quanto meno, spererei di finirne almeno uno. Non so voi ma, dopo averlo scritto, ho capito che la camomilla mi fa davvero male prima di andare a dormire. Ecco il commento. Chi sono io? Anzi, che cosa sono io? A dire il vero, non lo so. Non più almeno. Una volta ero una ragazza, anzi ero la ragazza: la più bella, la più popolare, forse non proprio la più intelligente e amata della scuola che frequentavo, ma non si può avere tutto dalla vita, no? Sdraiata sul letto, guardo il soffitto, ripensando ai bei tempi andati e quasi mi viene da piangere. Non credevo che la mia mente potesse conservare tanti ricordi insulsi tutti insieme, tipo quelli dei miei compleanni da piccola o delle mie recite scolastiche delle elementari: boh, deve essere lo shock a farli riaffiorare. Soprattutto insieme a questa strana e fastidiosa sensazione di rimpianto. E pensare che credevo di esserne immune. Pensandoci bene, non è proprio che rimpianga quelle scene, al contrario – specialmente quando, alle elementari, Stefania scelse per me quel taglio di capelli ridicolo che ho odiato fin dal primo minuto – sono le persone che vedo in esse a farmi riflettere. È incredibile, pensandoci bene, quanto perfetto sia il corpo umano: si muove, si piega, si relaziona, pensa e sogna. E il bello è che tutto questo viene fatto involontariamente, quasi senza che occorra rifletterci. Io, personalmente, non me ne sono mai curata in passato: forse, hai tempi, non pensavo a me come individuo parte della società che deve relazionarsi in essa, ma a me e basta. Beh, riflettendoci bene, anche adesso è così, anche se in modo differente, forse a causa del mio nuovo handicap. Da quando è successo l’incidente, non mi sento più me stessa per quanto Dania continui a ripetermi che nulla è cambiato. Beh, per lei è facile parlare: non è costretta a letto, impossibilitata a muoversi o a fare la qualunque cosa, anche la più elementare, senza l’aiuto di qualcun altro. Se in questo periodo d’isolamento forzato ho capito una cosa di me, è che sono spaventosamente orgogliosa: odio, in una maniera che non saprei nemmeno concretizzare a parole, il modo patetico in cui Dania mi guarda, mi aiuta e soprattutto vive la mia vita, nonostante facesse parte del patto che stringemmo dopo il fattaccio. Dopotutto, anche se è l’unica che può aiutarmi, ho ragione di odiarla: è colpa sua se sono ridotta così, in questo stato pietoso, oltre il limite del vegetativo. Il ricordo di quel che successe quella volta, al contrario delle altre memorie, non se n’è mai andato: quando meno me lo aspetto, riaffiora, ferendomi sempre profondamente. Era sera, non molto tardi, potevano essere massimo le dieci di sera non più tardi, e rincasavo da una festa da a casa di una mia amica, una vicina di casa per l’esattezza. Asia – la mia amica – voleva accompagnarmi ma, abitando alla fine della strada, non mi era parso il caso e poi la via era ben illuminata e non era mai successo niente di strano: il nostro era un quartiere in, dopotutto. Era lì che mi sbagliavo: ero quasi arrivata a casa quando quelle persone sbucarono dal nulla, accerchiandomi e impedendomi la fuga. Erano enormi e tutti vestiti di nero con il volto mascherato, insomma i tipici rapinatori e, lì per lì, il mio cervello andò completamente in tilt: correvo quasi in cerchio, cercando come una pazza una breccia fra quelle sbarre umane, senza riuscire neanche a urlare o persino a pensare una frase di senso compiuto. Fu in mezzo al mio caos mentale che, nel mio campo visivo, illuminata dalla luce dei lampioni, apparve Dania. All’inizio mi sembrò uguale agli altri, voglio dire era un’altra minaccia vestita di nero ma, forse perché lei era senza maschera e potei costare al volo che eravamo entrambe ragazze, la sua apparizione ebbe il potere di tranquillizzarmi un poco: c’era la remota possibilità che fosse un’altra vittima e che, quindi, fossimo nella stessa barca. E invece no: i tipi mascherati le parlavano tranquillamente, come se la conoscessero bene, e le mie speranze andarono di nuovo a farsi benedire. Quando i tizi finirono di parlarle, lei si avvicinò a me. Era così bizzarra che il suo aspetto mi colpì persino in un momento come quello: aveva la pelle bianchissima come mai ne avevo viste prima, dei pallidi capelli rossi lisci che le scendevano fino all’attaccatura delle spalle e degli occhi azzurri quasi innaturalmente chiari che esprimevano in maniera più che eloquente il suo immenso disagio. Anche lei avrebbe voluto trovarsi in qualsiasi altro posto piuttosto che lì. Ci guardammo un attimo, trasmettendoci le nostre rispettive emozioni in un dialogo silenzioso che sembrò durare un’eternità, o forse meno di un minuto, in cui io la imploravo di lasciarmi andare e lei si scusava di non poterlo fare, anche se lo desiderava. Iniziai involontariamente a sperare di potermela cavare anche se, in fondo all’unico angolo della mia mente che si rifiutava ancora di abbandonare la pessimistica razionalità dell’ovvio, sapevo che non sarebbe finita bene. Furono i tipi in nero a rompere quella precaria e spaventosa quiete. - Dania, ti vuoi muovere? Questa non rispose: si limitò a stringere le labbra, abbassare a terra gli occhi e chiudere forte i pugni fino a farsi diventare le nocche quasi bianche. - Vuole tradirci? – sbraitò un altro anonimo rivolto agli altri – Noi e la Luce Nera? Non capivo un cavolo di quello che dicevano ma, per un momento, mi vennero in mente quei delitti satanici sanguinari e questo mi terrorizzò ancora di più: magari erano davvero dei pazzi invasati che mi avevano scelta per diventare la vittima sacrificale a chissà quale stupidata immaginaria che loro credevano reale. Oddio. I miei occhi schizzarono da una parte all’altra ma, per quanto sperassi, nessuno passava di lì, neanche una macchina o un passante. Era sempre così nei momenti di bisogno, come nel caso dei bus urbani: anche se le conseguenze non erano letali, quando servivano non c’erano mai. - Dania – disse un altro, avvicinandosi alla ragazza rossa e mettendole una mano sulla spalla – Non aver paura: vedrai, dopo la prima volta, sarà tutto sempre più facile. Devi solo farlo, adesso: coraggio, rendici fieri e diventa quello per cui sei nata e cresciuta. Ricordati: tu sei la Luce Nera. Non è quello che hai sempre voluto? Con passo pesante, la ragazza rossa si avvicinò a me: il suo viso era sempre combattuto e i suoi gesti forzati ma, per quanto apparisse costretta, non accennava a ribellarsi.
  7. Ramo Selvaggio

    La quiete prima della tempesta

    Un pezzo "vivo", letteralmente, che pulsa e trasuda di emozioni forti dalla prima all'ultima parola. Siamo dentro la testa di un musicista, immagino, esattamente pochi minuti/secondi prima del suo secondo concerto. Un artista giovane (almeno mi da questa impressione) che, tra la folla, arriva a sentirsi vivo dopo anni passati come aspettando quel momento. L'euforia sale, in un crescendo di emozioni che si sente e che ti mette addosso quell'agitazione tipica che sfocia in un'esaltazione di "pura follia" in cui, paradossalmente alla perdita dell'io razionale, si trova la propria strada. O almeno questo è quello che mi ha trasmesso il tuo pezzo. Solo alcuni accorgimenti sono: So quello che devo fare, e cercherò di farlo come sempre dando tutto me stesso Secondo me qui la virgola è superflua. E come sempre, si va all'uno su uno. Qui, invece, metterei una virgola anche dopo la E. cerco di non ascoltare le voci, che si fanno via via più insistenti. Qui secondo me la virgola blocca la continuità della frase. E' parte di me, e io non esisto senza di lei. Anche qui, secondo me, la virgola non ci sta. Il tuo è pezzo vivo e dinamico, scritto bene, un flusso di pensiero scorrevole che paragonerei come a una scalata in cui in cima si trova il picco delle emozioni umane. Molto ben descritta la situazione emotiva: tra la felicità estrema, l'invincibilità e il senso di esaltazione tipico dei momenti in cui, o colpiti da un'intuizione o perché si realizza un sogno agognato quasi irraggiungibile in apparenza, si ha come l'impressione di calcare un confine personale che a stento si può capire se non si è mai provata la sensazione descritta, simile quasi all'onnipotenza. Ottima anche la scelta del titolo: molto azzeccata! Hieronymus, quel che mi rimane da farti sono i complimenti per questo tuo scritto: mi è proprio piaciuto, complimenti ancora!
  8. Ramo Selvaggio

    Il gioco del Testo Alfabetico

    Frattanto, recuperate vagonate ancora ghiotte, insaziabilmente ho ottemperato migliorie pragmatiche alle Cicladi, dove un barbagianni ovvivoro sorseggia limonate elettrizzanti. Trepidante, nebulizzo equamente quattro ukulele zincati, inglobando fantasmi raminghi virtualizzati amorevolmente. Godo intenzionalmente, ho opportunamente mescolato patate albine, ciononostante dovrei ungere budella olezzanti, suggerendo laparotomie estive. Tornavamo nell'estrema quiete, unica zona PACDUBOSLETNEQUZIFRVAGIHOM
  9. Ramo Selvaggio

    Ciao a tutti!

    Benvenuta nel WD, Gabriela!
  10. Ramo Selvaggio

    Buonasera a tutti

    Benvenuto nel WD anche da parte mia!
  11. Ramo Selvaggio

    Buonasera :-)

    Bentornata!
  12. Ramo Selvaggio

    Mi presento

    Benvenuta anche da parte mia, Rosaspina!
  13. Ramo Selvaggio

    Salve, mi presento!

    Benvenuta Aurora! Anch'io, come te, adoro Verne, quindi tranquilla: non sei sola in questo vasto mondo di libri scritti e non!
  14. Ramo Selvaggio

    AssoALI - Presentazione

    Benvenuti nel WD anche da parte mia!
  15. Ramo Selvaggio

    Who's that girl?

    Benvenuta anche da parte mia!
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