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Federico89s

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  • Compleanno 22/08/1989

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  1. Federico89s

    Il parroco - Seconda Parte

    Il Marchese era proprio davanti la scrivania quando il parroco ruppe il silenzio. « Magnifico, dico bene? » esclamò radioso. « Incredibile sì, devo dirlo » ammise Destrione « mai vista in vita mia una sedia di tal fattura. La cura con cui il legno è stato lavorato rasenta la perizia con cui gli egiziani erigevano le piramidi. I quattro piedi si stagliano come colonne romane, come a dire: questo è il tuo posto. La scrivania non è da meno, imponente, regale: circospetta ». La sedia e la scrivania erano state acquistate in un mercatino ambulante da uno zingaro gitano pochi anni prima dal parroco precedente. La polvere stessa di quella sala trasudava storie antiche, la roccia che componeva le mura possenti era permeata da ricordi ancestrali e le opere d'arte avrebbero commosso anche il più duro fra i duri. C'erano solo tre cose in quella stanza che non c'entravano niente, nel modo più assoluto: la sedia, la scrivania e i raccoglitori. « E questa mensola » continuò il Marchese. Giusto, penso il parroco, anche la mensola non c'entrava niente. « Questa mensola smuove qualcosa nelle mie viscere, come un mare in tempesta ». « Cristo Santo » mormorò il parroco. « Come ha detto Padre? ». « Niente Marchese, dicevo: oh Cristo Santo, figlio di Dio, che uomo di rara arguzia mi hai mandato questo oggi ». « Amen Padre, amen » rispose il Marchese facendosi il segno della croce « ma ad ognuno il suo, è il Vescovo che dovremmo ringraziare per aver organizzato questo incontro ». « Giusta osservazione » concordò il parroco « che sia benedetto quel sant'uomo ». La gita proseguii placida, senza particolari scossoni, il Marchese fu abilissimo nel confondere tra loro artisti e periodi storici, liquidando opere di Picasso con un'alzata di spalle, per concentrarsi poi su una crepa del pavimento. « Questo segno è molto particolare » esclamò il Marchese buttandosi in ginocchio, il naso quasi toccava il suolo di pietra « davvero incredibile, sono esterrefatto. Mi dica, che storia si cela dietro questo meraviglioso intaglio? » domandò senza alzare lo sguardo. Il parroco era sul punto di esplodere. « Una storia affascinante » disse svelto, inventando al momento « da fonti accreditate sembra che quell'incisione sia stata lasciata da Cog Lione in persona ». « Non mi è nuovo questo nome... » mormorò il Marchese interessato, avvicinandosi ancora di più a quella che era nient'altro che una crepa su un pavimento di pietra. « Ne sono sicuro mio Signore, un uomo della sua cultura avrà più volte udito quel nome » sopratutto nella sua variante da aggettivo, pensò il parroco « del resto è difficile ricordare tutto. Come dicevo, Cog Lione lascio quell'incisione... come... prova sì. Era un test se vogliamo, per decretare se una persona fosse degna di esser considerata dotta ». Il parroco si rese conto di aver imboccato una strada pericolosa, ma ormai il danno era fatto. « Adoro i test » replicò il Marchese alzando finalmente lo sguardo e mettendosi in ginocchio « in cosa consisteva quest'audace sfida? ». « Beh, ecco... » replicò il parroco simulando un colpo di tosse « vede, per passare la sfida bisognava aprire la crepa con la forza delle dita, recitando ad alta voce il nome e il cognome di questo incredibile artista ed uomo. Personificandosi in lui ». Il Padre si rese conto di non aver mai pronunciato, fatta eccezione per la funzione ecclesiastica, tante corbellerie tutte di fila. « Capisco » annuì il Marchese, negli occhi pura ammirazione. « Quindi, la personificazione avviene dicendo: io sono Cog Lione? Dico bene? ». « Come sempre, la sua perspicacia mi lascia senza parole » si complimentò il parroco, desiderando che un fulmine lo colpisse in petto. Per un breve istante si sentì quasi in colpa ad aver approfittato della stupidità di quel uomo, che ora giaceva in ginocchio, esercitando una pressione costante sulla crepa inamovibile, recitando ad alta voce e senza sosta: io sono Cog Lione. Ma il senso di colpa durò poco, perché in un secondo cambio tutto. Tanta era la pressione che il Marchese stava esercitando su quella crepa maledetta, che le dita scivolarono, il braccio andò lungo parallelo al pavimento urtando una credenza del XV secolo. Per qualche istante sembro finita lì, ma il legno antico si sgretolo come sabbia, ed innescò un interminabile effetto domino franando sul Marchese. La credenza si tirò dietro un armatura, un piedistallo, due quadri e il lampadario di ottone massiccio che molto probabilmente era appartenuto a Napoleone in persona, e tutto questa accozzaglia, violando qualsiasi legge della fisica, convergendo in un unico punto, cadde rovinosamente sul Marchese, uccidendolo sul colpo. Il parroco tirò prima una serie di bestemmie da far rabbrividire Satana in persona, poi si catapultò su quell'ammasso artistico cercando di tirar fuori il Marchese. Il sangue sgorgava copioso e il parroco si accorse presto che i sforzi sarebbero stati vani. Il Padre sapeva bene cosa fare, e lentamente prese l'ultimo raccoglitore sulla mensola. A differenza degli altri, questo non conteneva altro che una lista di nomi, una data e al lato in un riquadro, spiccava la sezione: ultime parole. Le date più antiche risalivano a più di un secolo prima. Il Padre prese la penna e aggiunse un nome, mentre scriveva la credenza e tutto il resto, si ricomponeva in silenzio risucchiando il sangue versato da Destrione. Il Marchese era scomparso. - Marchese Destrione, 21/12/1902 – Ultime parole: Io sono Cog Lione. L'arte e la cultura, avevano mietuto un'altra vittima.
  2. Federico89s

    Il parroco - Prima Parte

    Nella chiesa di Sant'Agata era custodito un tesoro segreto, che cresceva esponenzialmente da centinaia di anni. Il parroco passeggiava nervosamente, avanti e indietro. L'ampio soffitto sembrava risucchiare l'aria dal basso, facendo in mondo che sì: qualcosa in quel posto ascendesse sul serio. Le ampie e imponenti colonne rinascimentali, ornate da paramenti di dubbio gusto per un posto come quello, più che esaltare la navata, sembravano ricordare che davvero la parte più importante della struttura erano le fondamenta e che per quanto si possa aspirare al cielo, è molto importante guardare in terra – caso mai qualcuno avesse perso qualche moneta, che non fanno in male in questo periodo. L'altare, solitario, faceva quello che fanno tutti gli altari, stava lì: immobile. Il parroco, infelice e nervoso, faceva quello che sapeva fare meglio: bestemmiare in silenzio. Quel giorno infatti aspettava una visita. Gli era stata annunciata giorni prima, dal Vescovo in persona, che ultimamente non aveva nessuna occupazione se non quella di invitare a casa di altri, persone che che a casa loro proprio non ci volevano stare. Questa volta, era il Marchese Destrione, il cui nome si deve attribuire a un grave problema di pronuncia di suo padre Marchillo, che a sua volta lo aveva ereditato dal suo e così via. Nonostante questo, resta ancora incomprensibile quale volesse essere in principio il nome scelto dal Marchese padre, cosa del resto trascurabile, poiché bastava spendere due minuti con il Marchese figlio, per capire che l'unico nome che avrebbe soddisfatto la sua natura era un aggettivo di dubbio gusto. Il parroco, di cui il nome purtroppo non è dato sapere, era all'apice della più ardua scalata blasfema mai concepita, quando dalla facciata fece il suo ingresso il Marchese, con due uomini al suo seguito. Destrione incedeva lento, insicuro. Sembrava che ogni passo fosse una scommessa o comunque, sembrava sempre sul punto di voler tornare indietro, andandosene da dove era entrato. Con un profondo respiro il parroco decise di prendere in mano la situazione, e con passo deciso, si incamminò verso l'ospite. « È un onore averla qui » disse ad alta voce « Sig. Marchese. Un onore e un privilegio ». Il Marchese parve accorgersi di lui solo in quel momento e per poco non ci rimase secco. Erano ormai a pochi metri di distanza quando finalmente parlò. « La ringrazio... la ringrazio » disse infine, la lingua era impastata e le parole quasi incomprensibili. « Il punto è che io in effetti non so... ecco... quello che ci faccio qui ». « Non si preoccupi Marchese, non lo sa nessuno » rispose il parroco. « Di solito le persone entrano per il fresco, nei mesi estivi, sì. In questo periodo dell'anno però, visto che siamo vicini alle festività natalizie, di solito si viene qui per confrontare i vestiti, tuttalpiù ». « Povero me » esclamò il Marchese, nei cui occhi si proiettò puro terrore « non sapevo di questa... comparazione vestiaria. Sono... desolato... desolato per il mio abbigliamento ». « Sig. Marchese lei scherza » ribatté il parroco « mai vidi in vita mia un abbigliamento tanto giusto per questo luogo. La ricchezza dei suoi gioielli è perfettamente in linea non solo con gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo, ma incredibilmente in tono con le ultime circolari a proposito dell'ostentazione ». « Molto bene allora » sussurrò appena Destrione « ma mi permetta di scusarmi a nome dei miei sottoposti » e con la mano indicò senza neanche girarsi i due poveri diavoli alle sue spalle. Entrambi erano vuoti. Non vuoti come un bicchiere vuoto però. Vuoti come un bicchiere appena svuotato, è diverso: è più vuoto così. « Signori », esclamò il parroco, agitando platealmente le braccia in segno di benvenuto « il vostro abbigliamento non ha niente da invidiare a quello di nessuno. In questo luogo, le persone si vestono di quello che possiedono, nulla di più, nulla di meno ». Persino il parroco, maestro in dialoghi senza senso, addestrato all'antica arte della retorica, si rese conto di quanto contraddittoria apparisse la sua ultima dichiarazione. L'esperienza però ebbe la meglio. Solo un pivello avrebbe cercato di rimediare. Ma lui era un campione e fece quello che solo i fuori classe sanno fare: un bel sorriso. È strano ma, molto spesso. le persone quando non capiscono qualcosa - soprattutto quelle più povere di spirito - credono sempre di essere loro a non aver capito. « Andate adesso, aspettatemi fuori » disse il Marchese, questa volta il suo tono era deciso, sprezzante, odioso. I due, senza neanche salutare il parroco, si avviarono all'uscita. « Nostra Eccellenza il Vescovo mi ha informato del suo interesse per i dipinti religiosi » cominciò il parroco. « Ebbene sì Padre, mi diletto d'arte. Mi reputo un fine osservatore e un critico severo ». « Ma allora non c'è tempo da perdere » esclamò il parroco producendosi in un teatrale movimento di braccia « le faccio strada ». I due si incamminarono lungo un ripida scala che sembrava non finire mai, sprofondando nelle viscere stesse della terra. La cripta si apriva tetra e opprimente, come un ricordo di tempo mai vissuto. Le pareti di pietra e la quasi totale mancanza di luce amplificavano quel senso di oppressione, rendendo la permanenza quasi insopportabile. « Non si preoccupi Marchese » rassicurò il parroco « la stanza principale è molto più spaziosa di questa, mi segua ». Superato un piccolo cancelletto di ferro battuto, dietro l'angolo, si nascondeva un vero e proprio tesoro. L'ampia sala era illuminata da una fitta ed intricata serpentina di luci al neon, ed era vasta tanto quanto la chiesa stessa al piano di sopra. Sculture, dipinti, mosaici, pergamene, armature, libri più antichi della scrittura stessa, danzavano in un'orgia estatica di esplosione artistica. Il parroco aveva passato anni a catalogare con cura ogni singolo pezzo di quella galleria sotterranea, innumerevoli notti insonni seduto alla piccola scrivania posizionata sulla parete corta della sala, alle cui spalle spiccavano, su di una mensola, una cinquantina di raccoglitori ben ordinati.
  3. Federico89s

    Dimensioni parallele

    Ciao andreilsero, forse ti servirebbe un fisico più che uno studente di filosofia per rispondere alla tua domanda, ma proverò comunque... male non fa. La teoria del multi-universo mi ha sempre affascinato da un lato e seriamente angosciato dall'altro, provo a spiegarti il perché. Hugh Everett III nel 1957 formula: L'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Questa teoria nasce per risolvere il problema di misurazione nella meccanica quantistica, tutt'ora divide la comunità scientifica, ma credo meriti di essere approfondita persino da profani con me. Secondo la formulazione corrente di questa teoria quindi, la la linearità dell’equazione di Schrödinger implica che il sistema composto “sistema oggetto più apparato misuratore” evolve in una sovrapposizione di stati, quando lo stato del sistema oggetto è esso stesso una sovrapposizione. Perdonami se ridurrò il tutto a concetti semplicistici, ma per me è l'unico modo per comprendere e cercare di spiegare. Per spiegare l'ultima definizione, pensa al famoso ed inflazionatissimo paradosso del gatto di Schrödinger. Il sistema composto da gatto e sostanza radioattiva (trascurando gli altri elementi, quali scatola e marchingegno) risulterà quindi essere in una sovrapposizione dello stato in cui l’atomo non è decaduto ed il gatto è vivo e di quello in cui l’atomo è decaduto ed il gatto è morto. Questo finché non venga sottoposto a “misurazione” da parte di un osservatore che apra la scatola e per constatare la situazione del gatto (e dell’atomo). La teoria elaborata da Everett consiste, in breve, nell’applicazione del formalismo quantistico a tutta la realtà, senza alcuna distinzione tra microcosmo e macrocosmo (con la possibilità quindi, che ci siano sovrapposizioni di stati per sistemi macroscopici). Non ti nego che la compresone pura del suo saggio, va ben oltre le mie capacità intellettive nonché culturali, più scrivo più mi sembra di parlare a vanvera. Ma, ai fini di un racconto, il vero problema quando si scrive di fantascienza è non trascurare assolutamente la plausibilità della storia. Modificare un aspetto, un evento passato, crea quella che in letteratura si chiama ucronia. Di romanzi ucronici ne ho letti pochi, ti consiglio però di vedere una puntata di un telefilm chiamato Misfits. In un episodio in particolare (terza stagione, quarto episodio), un anziano signore (di origine ebrea) viaggia indietro nel tempo per uccidere Hitler, coronando così la sua vendetta e impedendo lo sterminio della razza ebrea. Purtroppo però, Hitler ha la meglio, l'anziano muore e il Führer entra in possesso del suo cellulare. Con questa nuova tecnologia vince la guerra, modificando radicalmente il corso della storia (i nazisti governano il mondo intero). Per quello che mi riguarda, questa visione del viaggio nel tempo è assurda. Non so come si svolge la tua storia, ma dal mio punto di vista il viaggio nel tempo nel passato sussiste solo come parte del passato stesso. Non si può cambiare nulla, tutto quello che è avvenuto è immutabile. Modificare qualcosa nel passato viola la legge più importante della natura: causa ed effetto. L'effetto non può mai, precedere la causa. Una realtà alternativa quindi, vedi (Ritorno al Futuro) è l'unica possibilità quindi, quando si accetta che il passato sia modificabile, cosa a mio modesto parere impossibile. Stephen Hawking, grande sostenitore del viaggio nel tempo, ha escluso categoricamente un possibile viaggio nel passato. Mi rendo conto di aver risposto a ben poco, ti chiedo scusa per la prolissità, spero che qualcuno più qualificato di me ti risponda per bene. Federico
  4. Federico89s

    L'equilibrio- Capitolo 1 Aaron: fuoco (Parte seconda)

    Ciao Sofia, non ti demoralizzare per la mancanza di commenti, molto dipende dai giorni in cui pubblichi, durante il fine settimana molte persone hanno più tempo per leggere e commentare. Ci sono molte persone su questo forum che possono darti consigli ben più preziosi e costruttivi dei miei, non temere, arriveranno. Per quanto riguarda le virgolette, non vorrei che passasse come un gusto personale o un accanimento ingiustificato, è semplicemente un consiglio. Mi sembra strano che tu abbia trovato queste: "<...>" in qualche libro, magari mi sbaglio, però prova a controllare. Noterai che in questo caso: "<<" le virgolette non sono "racchiuse" l'una dentro l'altra, ma separate. Qui invece: "«" oltre ad essere più piccole, l'angolo è più aperto, sembrano stare l'una dentro l'altra. Sono quasi certo che le virgolette che hai sempre visto sui libri, siano le seconde e non le prime. Insisto tanto perché, qualora un giorno volessi sottoporre la tua storia a qualcuno, magari per una pubblicazione, l'editore storcerebbe il naso non poco. E anche perché è una delle prime cose che ho imparato su questo forum Continua a scrivere e non demordere, io continuerò a leggerti. E bada, è più una minaccia che una promessa Federico
  5. Federico89s

    L'equilibrio- Capitolo 1 Aaron: fuoco (Parte seconda)

    Ciao Sofia, eccomi di nuovo. Ti dico subito la prima cosa che ho notato: le virgolette. Capisco che per quanto riguarda la punteggiatura o le scelte stilistiche, tutto si possa infine ridurre al gusto personale, ma le virgolette che utilizzi, non significano nulla. Sono un segno matematico forse, minore e maggiore. Ti lascio un link, per impostare comode scorciatoie da tastiera, sia con Word che con LibreOffice. Caporali Word Il "però" tra due virgole non mi piace molto, io scriverei:" L'unico ricordo che riuscivo a ripescare però, era logoro e neanche più tanto chiaro. " Credo ci sia un problema di formattazione. Nel testo, in alcune parti, c'è lo spazio prima del virgola. Questo periodo è molto lungo. Non fraintendermi, non credo che i periodi lunghi non funzionino, ma penso sia molto più difficile scriverli. Ci sono troppe virgole, troppi incisi per "entrare" nella situazione da te descritta. Questo secondo me influisce sull'aspetto emotivo, non mi ha permesso di vivere quelle che stai raccontando. (Anche qui c'è qualcosa che non va con gli spazi prima e dopo le virgole). Per esempio, secondo me, un semplice punto potrebbe cambiare tutto. Ripetizione di spostato. Cambierei nella seconda frase con "mosso." "Presa di sorpresa" è un po' macchinoso, forse meglio: "colta di sorpresa". Sembra che tu stia ancora parlando del padre, e il cambio temporale dal passato al presente non è molto chiaro. Potresti trovare un altro espediente per renderlo più evidente. Non c'è malizia in questa frase. Risolutezza forse, risentimento. Un'altra cosa: alla fine del discorso diretto, spesso metti un punto. Quello che segue, necessariamente, vuole la lettera maiuscola. Lasciarla disperdere cosa? Non è molto chiaro a cosa si riferisce, alla decisione? Stessa cosa. Punto, lettera maiuscola. Qui per esempio, "Alzai" è scritto con la maiuscola ed è coretto. "Il clan si riunirà, ci sarà un incontro...". In questo modo eviti di ripetere "riunione" tre volte. La storia sta prendendo una piega interessante, continuerò a leggere. Ricorda di cambiare le virgolette Alla prossima, Federico
  6. Federico89s

    L'equilibrio- Capitolo 1 Aaron: fuoco (Parte prima)

    Eccomi di nuovo, sarò il tuo incubo! Scherzo naturalmente, ma quando inizio un racconto a capitoli, mi piace continuare a leggere fino alla fine. Ho deciso che mi limiterò a un'analisi formale, più che di contenuti, mi sembra più logico attendere la fine per un giudizio generale. Trovo che nel brano ci sia qualche problema di punteggiatura, alcune parti sono difficili da seguire proprio perché rese pesanti da troppi incisi. In questo periodo per esempio, c'è una vera e propria matriosca di incisi - passami l'espressione - la lettura, a mio parere, ne risente parecchio. Per quanto riguarda il discorso diretto, se vuoi utilizzare le virgolette, allora devi usare quelle caporali che sono queste: "«...»" e non queste "<...>". Se scrivi con Word o con LibreOffice, nella sezione: Inserimento, Caratteri Speciali, puoi impostare comodamente una scorciatoia da tastiera per facilitarti il compito. Dopo "importante" avrei messo un punto. Sia per alleggerire il ritmo ma sopratutto per enfatizzare la frase successiva. . Qui c'è qualche problema. Dopo i puntini di sospensione ci vuole la lettera maiuscola solo se la frase precedente è conclusa. Detto questo, la frase è comunque poco chiara, il dialogo è di Dylan, quindi la sua voce è già stata udita sia da Aaron che dal padre, quel: "Poco dopo Dylan.. " non ha molto senso. Lo toglierei, lasciando semplicemente: "Dylan aveva sceso le scale... " Alla fine del discorso diretto c'è un punto, quindi la frase di dopo dovrebbe iniziare con la lettera maiuscola. Per quanto riguarda il seguito invece, non mi è ben chiaro... esistono i serpenti a sonagli, ma serpenti abbindolati dal suono di un sonaglio non esistono. Potresti dire: come un topo da un serpente o come un serpente dal flauto - anche in questo caso però, non sarebbe del tutto esatto, i serpenti restano ipnotizzati dal movimento del suonatore, e non dal suono - ma quanto meno rientrerebbe in un modo di dire riconosciuto. Sarebbe meglio trovare un sinonimo, ripeti la parola "potevo" ben tre volte. "Non potevo deluderlo e quindi sarei riuscito, anzi dovevo.. " Per quanto riguarda la prima parte, a me non sembra che Aaron idolatri il padre. Ne ha paura senza dubbio, vorrebbe diventare forte come lui ma idolatrare è un'altra cosa. Credo di aver capito cosa intendi, ma è troppo ingarbugliato come ragionamento. In conclusione, secondo me dovresti rivedere seriamente la punteggiatura, stare attenta alle ripetizioni e anche alla narrazione. Al prossimo capitolo, Federico.
  7. La grammatica è una croce, per me in primis. Leggerò con piacere il seguito A presto, Federico
  8. Federico89s

    Ciao

    È una supercazzola?
  9. Ciao Sofia, torno a commentare dopo un po' di tempo, mi scuserai se sarò troppo duro o fiscale, ma vedo che è una delle prime cose che pubblichi... spero apprezzerai la sincerità. La storia non è nuova, ma questo non è il problema principale a mio parere. Vado per ordine e, perdonami, ma analizzerò la forma e il contenuto di pari passo, spero senza fare confusione. Già dalle prime righe, noto che prediligi i periodi lunghi. Ora, qui si parla di gusto personale e null'altro, ma faccio fatica a starti dietro. Per esempio: secondo me, filerebbe molto meglio. Ripeto, semplice gusto personale. Facciamo subito la conoscenza della protagonista, questo mi piace in un racconto. Quello che mi lascia perplesso è la completa assenza di una descrizione fisica del personaggio. Non fraintendere, apprezzo quando un autore voglia dare spazio d'immaginazione al lettore, ma allo stesso tempo sono sicuro che tu abbia un'idea molto chiara sulle fattezze di Cassandra, perché non condividerle? Devo essere sincero, qui mi sono perso. Allora: i guardiani sono i protettori della natura, e quindi degli esseri umani che la abitano. I comuni chi sono? Perché da quello leggo, sembra che "comuni" sia un sinonimo di umani. Il periodo successivo non mi aiuta. Questo è chiaro. Eliminerei "non il contrario", è superfluo. Tralasciando il refuso, abitatabile, "continuare a rendere il paese in buone condizioni" non funziona. Potresti scrivere: 1- Sapete ormai che ogni nazione ha i propri circoli di guardiani, e che ogni circolo tiene a bada la natura per continuare a preservare il paese in buone condizioni così da essere abitatabile. 2- Sapete ormai che ogni nazione ha i propri circoli di guardiani, e che ogni circolo tiene a bada la natura per continuare a rendere il paese abitatabile. Scritto in questo modo, sembra che Cassandra dica che loro non sono essere umani nel modo in cui gli stanno facendo credere. Credo invece che il tuo intento fosse quello di dire che loro sono esseri umani, e che gli altri stiano cercando di convincerli del contrario. Se devo essere sincero però, e se non ho capito male, mi sembra di aver inteso che i guardiani vivano molto a lungo, quindi proprio umani non lo sono in fin dei conti. In questo pezzo, c'è un po' di confusione con i tempi verbali. "È per questo motivo che oggi ce ne andiamo"; "Il nostro lavoro ci stava inghiottendo"; "Non eravamo più liberi di scegliere". È oggi che se ne stanno andando, i problemi ci sono ancora, non sono passati. Qui entriamo nella parte concettuale, per quello che mi riguarda. Il tema dell'amore è senza dubbio importante, esplorato in ogni forma da secoli. Mi dispiace, ma io non sono affatto d'accordo. Quello che mi distacca dalla tua visione della vita, è la contrapposizione del vuoto all'amore. Il vuoto è un aspetto fondamentale della vita a mio parere. Il vuoto è utile, il vuoto ci spinge a creare; pensa al foglio bianco che ti sei trovata di fronte e che ti ha inspirato questa storia. L'amore stesso nasce dal vuoto, riempirlo è una funzione. Non credo nemmeno che una vita senza amore sia senza valore. È troppo vaga un'affermazione del genere, ci sono talmente tante sfumature e sensazioni da esplorare che ridurre tutto all'amore, è quanto meno semplicistico. L'ultima parte del racconto racchiude lo spunto per il seguito, una possibile storia d'amore tra un guardiano e un umano. Molto probabilmente il personaggio principale, in realtà, è la figlia di Cassandra quini, ma ora sto solo facendo supposizioni. In conclusione, non mi è piaciuto molto questo primo capitolo. Ci sono degli spunti interessanti, come dicevo non è molto originale, ma continuerò a leggere per vedere come prosegue. A presto, Federico
  10. Federico89s

    Ciao a tutti!

    Ciao Livvy, benvenuta. Sei nel posto giusto per crescere (artisticamente) e confrontarti.
  11. Federico89s

    Ciao

    Ciao Mariangela, benvenuta!
  12. Federico89s

    Tautogrammiamo insieme?

    Bellissimo gioco Tremo temendo te, tirchio ti trattengo tentennando. Con la F, minimo 5 parole.
  13. Federico89s

    Investigatori privati e forze di polizia negli USA

    Ciao Alice, non so quanto ti sarò di aiuto, come ci provo. Una domanda sorge spontanea: il ragazzo in questione è maggiorenne? Se qualora lo fosse, a meno che i genitori non sospettino un rapimento - e in questo caso diventa una questione federale - allora la polizia locale non avvierà nessuna indagine. D'altro canto, la stessa natura dell'investigatore privato, nasce per soddisfare le necessità di privati cittadini; nella fattispecie, credo che la situazione da te descritta sia plausibilmente materia di un IP. Qui siamo oltre le mie conoscenze, ma azzarderei a dire che sia poco probabile. Non ha senso, all'interno di una struttura pubblica un ufficio riservato per servizi privati. Credo sia più plausibile, considerando che l'IP era un ex-agente di polizia, che qualcuno indirizzi i genitori al suo ufficio. Per rispondere alla prima domanda, direi semplicemente: capitano. La giurisdizione della polizia locale è decisa politicamente, per quanto riguarda l'ampiezza dell'area su cui il potere è esercitato. Per limiti, non capisco cosa intendi. P.S Il ragazzo noleggia una macchina, il che vuol dire che deve necessariamente essere maggiorenne. Questo esclude, secondo me, a priori qualsiasi intervento della polizia locale, a meno che come ho già detto, i genitori non denuncino un rapimento, nel qual caso interverrebbe l'FBI. Spero di esserti stato utile, buon lavoro
  14. Federico89s

    Salve <3

    Ciao Elena, benvenuta
  15. Federico89s

    [EI 1] Soffiami

    Ciao Wonderwall, se non sbaglio è il primo racconto di tuo pugno che commento, spero prenderai le mie critiche per quello che sono: semplice gusto personale. Inizio dicendo che il prompt da te scelto è quello che vorrei sviluppare anche io, sto aspettando un'idea. Detto questo però, trovo che nel tuo racconto ci sia poco dell'atmosfera di Turner, e il castello resta davvero marginale ai fini della storia. Ho fato fatica a capire la storia, di certo sarà per colpa mia, ma noto una certa confusione per quanto riguarda la cronologia degli eventi e non riesco a cogliere i soggetti di cui parli. Tutta questa prima parte l'ho trovata pesante, e provo a spiegarti il perché. A prescindere dal concetto - per ora - la forma è confusa, passi troppo velocemente dal passato al presente. I tempi verbali rendono ancora più pesante la lettura e, a mio parere, complicano ancora di più la narrazione. Credo che l'incipit del racconto debba essere fluido, dovrebbe invitarti ad entrare - passami la metafora - mostrandoti cosa c'è dietro la porta, dandotene un assaggio e solo quello. Qui invece c'è troppa carne al fuoco e la scrittura ne risente. Un'altra cosa che ho notato - e bada questo è davvero mero gusto personale - è che utilizzi molto spesso i due punti. Non che ci sia niente di male, ma ritengo che a volte tu ne abbia abusato. I due punti sono utilissimi in alcuni casi, ma se utilizzati troppo spesso, lo scritto acquisisce una sfumatura troppo didascalica per i miei gusti. Ripetizione: "separammo" "separati". Io cambierei il secondo con "divisi". Questo periodo è decisamente troppo lungo, la punteggiatura lo confonde ulteriormente. Ho provato a riscriverlo, senza alterare troppo il tuo stile: A questo punto mi sono perso: Non riesco a capire di chi stati parlando. Capisco che si tratta di un'altra persona, ma non mi è chiaro né lo scopo né la dinamica della storia che racconti. Tutto il resto del racconto è influenzato da questo tassello che non sono riuscito a cogliere, quindi mi limiterò a segnalarti qualche pulce. Qui dici che tutta l'estate passò senza memorabili eventi, ma la protagonista è già stata sequestrata? Perché da quello che ho capito sembrerebbe di sì. Solo che poco sopra, tu hai scritto :" rinchiusa nella cella in cui mi trovo da una settimana, non riesco nemmeno ad immaginare." C'è un problema cronologico, è passata una settimana o tutta l'estate? E poi, se la prima visita avviene a Ottobre significa che come minimo lei sia stata rinchiusa mesi. La fine è criptica. Mi piace l'idea di non voler lasciarlo andare via, addirittura aspirarlo per poterlo tenere per sempre con te. Quello che mi lascia perplesso è la distinzione tra "fantasma vivo" e "fantasma e basta". Non riesco a capire quale sia la differenza, oltre al fatto che credo che i fantasmi per definizione sia anime tormentate, incastrate nel limbo. Ti chiedo scusa se sono stato troppo duro o pignolo, ma tendo ad essere il più sincero possibile quando commento. Alla prossima, Federico.
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