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Awat

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  1. Awat

    Contest Nr. 91 Le mille facce del Natale

    Siii, parteciperò anche io! Chissà, magari vi stupirò
  2. Awat

    Consigliatemi un fantasy che mi faccia ricredere...

    Se ti piace lo stile, io ti consiglierei la Torre Nera di Stephen King. Diciamo che non è "propriamente" fantasy, ma ha alcuni tratti peculiari del genere. E' divisio in 7 libri, l'ambientazione è post-apocalittica, ma a tratti anche moderna e "fantasy-western". Ripeto, SE ti piace il suo stile (kng o si ama o si odia) è molto godibile
  3. Awat

    Il lamento delle storie

    Vabè, mi ritiro: in quarta riga ho scritto "palcoscenico" e poi a distanza di due parole "palco". Vi assicuro che l'avevo letto 100 volte prima di postarlo... scusatemi. Vado a suicidarmi.
  4. Awat

    Il lamento delle storie

    Autocorrezione: al primo rigo ho notato una cacofonia orrenda "gran foga, grande teatro". che vergogna.
  5. Awat

    Il lamento delle storie

    link-----------> --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Mamma? Mamma, sto volando! - Buio. Donne incinte traversarono di corsa la strada, entrando con gran foga nel grande teatro. Lo sfarzo di quel luogo non le era mai piaciuto. Era una vita che ci viveva davanti e mai, mai, nelle sue tante veglie diurne ne era riuscita a cogliere la bellezza: non le sembrava una poi gran cosa, il teatro. Con i suoi costumi, il palcoscenico, gli attori, il palco; la finzione della storia neanche le era mai andata a genio: come avrebbero potuto credere, le persone che assistevano all'opera, che quella che stavano osservando, a discapito delle negligenze o incapacità degli attori, effettivamente fosse una storia, una vera successione di fatti avvenuti in un mondo?; che sia quello reale o quello di un singolo autore non conta, sempre di mondo, caotico ed ingiusto si parla. Uno spericolato treno delle menti, ecco cos'era quel luogo. Uno specchio di anime intrappolate. Tutto ciò che sapeva sul Grande teatro glielo aveva insegnato suo nonno, di cui aveva una incredibile ed ingiustificata stima. Tutte le sere si trovava a passeggiare per largo del Crocevia, tornando dal doposcuola, allungando forse di qualche metro il solito tragitto, per passare di fronte alla grande fabbrica di sogni. Il suo disappunto per come la gente vedeva il teatro creava in lei una specie di sublime attrazione verso quel luogo, un qualcosa di oscuro che le nasceva dal profondo dell'animo e fino al cuore le tingeva lo sguardo d'una sfumatura porpora: ancora non lo sapeva, ma amava il teatro. Ne adorava i costumi, il palcoscenico, gli attori; ma più di tutto era perduta nella finzione della storia, nella messa in atto di una realtà in un altra, nel riuscire ad incrociare due diversi mondi ed a sovrapporli o cambiarli per un certo determinato tempo e spazio. Oh, era così magico! Creare verità esatte, false nella macchinazione, ma reali nella trasposizione in quell'unico mondo a cui appartengono. Oh, si. Il teatro era davvero magnifico; ed odioso, naturalmente. Camminava tranquilla per la propria strada, allungando il passo ora che aveva superato il palazzo dorato, quando un esplosione le fece tremare le spalle. Urlò e si gettò a terra con un impeto di puro terrore. Si girò a guardare il teatro, cosa che in realtà faceva sempre, tra gli alti e i bassi della sua coscienza, quando questo, con un rombo spaventevole, eruttò fiamme dalla sua imponente bocca. Ci furono grida e tantissimi passanti corsero dall'altro lato della strada, blaterando spropositi inutili. Si alzò, dolorante. La sua fabbrica dei sogni era scoppiata in un caos vertiginoso di grida e denso fumo nero. La gente cominciò a correre lontano; forse fu per questo che decise di andargli incontro. Gli si avvicinò sicura, come si farebbe con un vecchio nemico ormai ferito a morte, contro cui nessun attacco avrebbe reso la battaglia svoltasi fino ad allora più onorevole. Si accostò anche per rendergli omaggio: seppur fosse stato lui a morire per primo, in qualche modo aveva l'impressione che alla fin fine avesse perso senza colpa quella personalissima battaglia, e in maniera più che magnifica, per giunta, tanto per non venir meno alla propria natura. Qualcun’altro si era approssimato all'entrata del teatro. Guardava all'interno del suo stomaco in fiamme come se vi vedesse qualcosa di familiare; vide la donna entrare nell'inferno. C'era davvero qualcuno che amava così tanto quel luogo da decidere di farne la sua eterna dimora? Qualcuno che amasse più di lei quel posto? Mai e poi mai! Seguì a passi decisi il tragitto già percorso dall'altra e la seguì all'interno. Il caldo era insopportabile, ma non si arrese: si tolse scialle, giacca e maglioni vari, buttando tutto per terra mano mano che si addentrava nell'anticamera porpora. Spalancò le porte intarsiate ed entrò nella sala. Era popolata di ombre e luci. I seggiolini, come le pareti e qualsiasi altra cosa, erano in preda alle fiamme. Traversò il corridoio fino a raggiungere il palcoscenico. Sulle lisce tavole di legno v'era allestita una scena d'esterno: Un lampione stava ad indicare che probabilmente doveva essere stato notte; sullo sfondo vi era disegnata la sagoma di un palazzo ottocentesco. Un mazzo di rose era poggiata vicino al lampione, lasciato da qualche attore intento a scappare dalla furia del fuoco. Intorno a lei tutto veniva via pezzo per pezzo, in preda a convulsi movimenti delle vampe: era un vero e proprio disastro. L'incendio si stava mangiando tutto, senza lasciare nulla d'avanzo. Lei, dal canto suo, era rimasta con solo la sottoveste. Vide la donna salire sul palco. Dannata! Come osava pestare quel sacro suolo? Corse verso di lei. Cercò di attirare la sua attenzione, ma sembrava persa nei suoi pensieri. Ehi! Ehi! Niente, non si girava. Che sfrontata! Si decise a proseguire anche lei quando notò qualcun altro. Di fronte alla donna che stava inseguendo, c'era una bambina. Aveva i capelli mori raccolti in due treccine, legate dietro la nuca a mo’ di fiocco. Vide l'altra venire meno, cadere svenuta. Urlò alla bambina. Chi era? Che ci faceva li? Stavano arrivando i soccorsi? Delle voci salirono dalle sedie vuote del pubblico: voci fini, appena udibili, lamentose. Eppure non c'era nessuno; che fosse frutto della sua immaginazione? Si addentrò ulteriormente, verso la bambina. Ehi!, la chiamò. Si girò. Il sorriso inquietante stampato sul viso marmoreo della bambina le strappò per un momento l'anima: non era reale, ma disegnata. Le estremità della bocca le arrivavano fino a delle orbite vuote, oscure come l'abisso. Rimase spiazzata davanti a quell'immagine. Il suo cuore non resse. Ci fu un'altra esplosione. - Ah! Si alzò di soprassalto dal letto. “Mamma! Mamma!”, urlò. Una donna si presentò alla porta, ostentando uno sguardo severo. “Basta, Nine, non puoi chiamarmi ogni volta fai un incubo”, disse quella. “Ma la nonna ha detto che ti devo raccontare i miei sogni, altrimenti diventano veri!”, sbottò la bambina. “Si, poi con la nonna ci parlo io; buona notte”. Richiuse la porta. La stanza era buia e silenziosa. Nine si rimise sotto le coperte, poco convinta. Qualcosa si mosse. Alzò la testa, spaventata. Da un angolo, due bagliori l'accecarono. Conosci la terribilità del falso, bimba?, le disse una voce. Provò a sgranare la vista, ma non ebbe grandi risultati; non riusciva a scorgere nessuno. Conosci la terribilità del fato, bimba?, ripeté la voce, insistente e lamentosa. Un coro si alzò ai lati del letto, una cantilena spasmodica, ripetuta all'infinito. Mamma!, urlò. Mamma! Ma la madre non arrivò. Una luce argentea, spettrale, avvolse tutta la camera. Conosci la terribilità della fantasia, bimba? Aiuto!, urlò con tutte le sue forze. Poi, d'un tratto cessò tutto. Senti come un peso librarsi del suo petto. Tornò il buio. Pianse; si addormentò che ancora versava lacrime. Nel suo cuore, una piccola lucina si spense. - Sdraiata per terra, scorgeva ora quello che era rimasto del suo grande teatro: una montagna di cenere, accatastata malamente, sparsa e scomposta sotto la volontà del vento. Si alzò, si guardò intorno; non v’era nulla, tranne lo scheletro del suo vecchio treno, ormai deragliato. Non arrivarono mai i pompieri, ne alcuna ambulanza; non vi era più traccia della donna che aveva seguito. Si allontanò lentamente, riprendendo la strada di casa, notando senza stupore il vuoto delle strade, la desolazione che la circondava. Non sarebbe mai più passata per quella parte della città, anche quando avessero ricostruito la struttura con un nuovo Gigante a dar spettacolo. Il sogno era stato spezzato, nulla poteva ridarle quello che aveva perso.
  6. Awat

    [MI 23] 31 dicembre

    Bellissimo il tuo racconto O.O La trasmissione delle emozioni è sublime, il climax ritmato ed incalzante, e nonostante ciò, il fatto che il protagonista sia un cane fa si il tutto non metta a disagio il lettore, ma anzi lo diverta Capendo il tuo odio per i finali a sorpresa (non mi trovi più discorde ) però io avrei insistito di più all'inizio sull'aspetto nebuloso della faccenda (io personalmente mi ero inizialmente immagginato uno scenario di guerra ahah). Dall'alto del mio sgabello non posso che dirti: ammappete, vivi complimenti
  7. Awat

    Tao

    Ora che ci penso, togliendo il verso "sotto fronde serene", ottengo 17 sillabe precise, ed il significato non cambierebbe o.o Mi hai illuminato, acciderbola, Grazie ancora XD
  8. Awat

    Tao

    Grazie mille per il tuo intenso interessamento Allora: non posso che darti ragione! E' stato stupido voler chiamae haiku un testo che non lo fosse, in effetti ero in dubbio, ma ho voluto provare ugualmente. Le sillabe doveano essere 17, ma forse più di me capisci la difficoltà che ciò rappresenta; ciò nonostante volevo provare lo stesso... fallendo, ma pazienza. Per quanto riguarda il testo in se, nasconde una chiave ermetica, in quanto la mia intenzione era di racchiudervi, secondo la mia interpretazione, un principio proprio del taoismo: "il mondo è armnia," ----> avi che riposano sotto le fronde serene "l'uomo, nel momento in cui crea norme di moralità" ---> mente che si chiude "crea il male" -----> foglia che cade. E' un concetto a cui sono molto affezionato; grazie al tuo aiuto spero di migliorarne l'aspetto
  9. Awat

    Tao

    Link----> ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- (so che ci sono più sillabe del dovuto, questo è un mio primo tentativo) Haiku: Tao Gli avi appassiscono sotto fronde serene; la mente si chiude, foglia che cade.
  10. Awat

    Novembre Flambè

    Poesia sinceramente di mio gradimento, soprattutto per motivi persanali: versi liberi, niente rime. L'unica cosa che mi ha fatto storcere un po il naso è l'allitterazione di "s" al primo verso, non la trovo una scelta condivisibile perchè rende la lettura troppo poco scorrevole, soprattutto per la troppa lunghezza delle due parole. Molto belli i collegamenti: rossastro-ardere-crepitii ed il riferimento piedi-pioggia, che mi ha comunicato un'immagine molto forte, come di qualcuno scalzo, sotto la pioggia (appunto ). Comunque bella, sapessi disegnare, proverei a ritrarla
  11. Bradipi ti ringrazio molto per l'attenta lettura e per le critiche al testo:) in primo luogo devo confessare che cose come "“perchè” al posto di “perché” “sà” al posto di “sa”, “sò” al posto di “so”" sono io a snobbarle un pò, non dando tantissimo peso agli accenti (anche se da quando ho cominciato a leggere le correzioni, non solo ai miei testi, che fate, sto rivalutando il problema), e non dando in generale molto spazio alla forma delle mie storie, quanto al contenuto. il termine "affanciullo" voleva essere un modo simpatico di non essere volgare. Poi ripeto: la storia è volutamente non-sense, l'ho scritta dopo aver letto 20 numeri di rat-man, è quindi cose come discorsi su porte che portano, o su astronauti che pagano i danni dei taxi (non ho nemmeno specificato se lo guidava lui o un autista ) sono volute, ma probabilmente sono poco riuscite (a ben vedere xp). Grazie, spero che le tue osservazioni possano aiutarmi a migliorare ^^
  12. Prima di tutto grazie mille per i consigli. Allora: questa voleva essare il primo capitolo di una storia prettamente non-sense, per cui, si, è la radio che sbuffa, e si, è il camioncino che borbotta. Mi sono ispirato ad uno stile di tipo "fumettistico", quindi le esagerazioni linguistiche (tipo "Mmmmm") sono volute, anche se in effetti potevo diminuire i puntini All'interno della storia vi sono poi più narratori: purtroppo ho letto nel regolamento che non è possibile usare scritte colorate, ma nel testo originale le scritte tra parentesi sono rosse e blu, a differenza di chi parla, prchè il gioco è quello di una meta - meta scrittura, per cui c'è un narratore della storia, che interagisce attivamente con i personaggi, ma anche due "scrittori", diciamo, che commentano la storia nel suo svolgersi (naturalmente anche loro fittizzi, perchè l'autore è uno... ossia io xp). Comunque vedrò di far qualcosa con quei puntini! Grazie ancora
  13. Awat

    Un mare di vino

    Bellisimo il fulmen finale! Si alza in un climax che mi ha rapito, devo confessarlo, senza che me ne accorgessi, grazie alla perizia che hai usato nello scegliere i vocaboli. Anche lo schema metrico non si presta a critiche di sorta. Una piacevole lettura
  14. Awat

    L'uomo sulla panchina

    Wow, grazie mille per i consigli *-* Mi sento un po come un ceco che ha riacquistato la vista xp Consigli utilissimi, in particolare quello di aggiungere qualche piccolo dettaglio nell'ambientazione: appena l'ho letto, mi sono venute in mente diverse caratterizzazioni, che prima a dir la verità ho evitato accuratamente per lasciare che ogni lettore vedesse "ciò che voleva"; ora però penso possa funzionare meglio così. Ho capito che devo riguadagnare molto di stile, anche se in questo vado un po contro il mio "ego", di per sè gran casinaro. Appena avrò di nuovo tempo ci lavorerò su! Di vuovo: grazie mille per il tuo tempo e per gli utilissii consigli
  15. Awat

    L'uomo sulla panchina

    Grazie mille per i consigli! Marò,ma che ignorantone che sono ahah comunque, se ho capito bene le correzioni che mi hai fatto non posso apportarle al testo qui, ma comunque le apporrò al documento sul pc. Per quanto riguarda la trama, i riferimenti distopici erano volutamente "eccessivi", la mia intenzione era di sviare il lettore dalla situazione in svolgimento, così da destare più sorpresa con il fulmen finale. In secondo luogo, si, doveva essere una storia breve, probabilmente devo ritoccarla però, lo scopo era tutto nell'istante finale, la storia è volutamnte "appesa". Per quanto riguarda lo stile....ho provato a cambiare, giuro xp Il fatto è che sono un casinaro, e alla fine i miei testi escono tutti un intruglio di flussi di coscienza, mischiati alla trama pincipale. Proverò a prendere il vizio di mettere accapo quando vi sono dei dialoghi, e sicuramente metterò sempre degli spazi dopo i puntini.... ora che so che ci vanno grazie ancora!
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