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Polatron

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Reputazione Forum

3 Neutrale

Su Polatron

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    Sognatore
  • Compleanno 06/05/1971

Contatti & Social

  • Sito personale
    http://www.mondospiato.it

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Milano
  • Interessi
    Fantascienza
    Psicoanalisi/Psicologia
    Filosofia
  1. Polatron

    L'importanza di quella cosa chiamata dibattito

    Scrivo da vecchissimo frequentatore di forum. Ci approdai dopo alcune resistenze. All'epoca le "comunity" erano realmente luoghi di condivisione. Par di raccontare tempi antichi ma la rete in effetti li contrae... Ho account facebook e twitter. Li uso per sgnalare i cotenuti del mio sito di fantascienza, per "tenere traccia" di alcune amicizie lontane. Il mezzo influisce parecchio sulla qualità del dibattito sia per motivi tecnici che per modifica della disposizione allo stesso. La cosa è influenzata anche dal fatto che gli stessi frequentatori della rete erano inizialmente in minor numero e con cose migliori da dire. Nel discorso specifico del dibattito condivido quindi che il mezzo "forum" sia meglio sei "social". Su twitter spesso si parla da soli. Su facebook spesso si vuole parlare da soli e si postano frasi come "oggi la mia giornata è iniziata malissimo, la mia vita potrebbe essere distrutta...". Tu intervieni (stupido) con "che succede? Posso aiutarti?" senza ricevere risposta. Dopo un paio d'ore la stessa persona posta una foto (che ne so...) di una stella marina e se sei abbastanza stupido scrivi "va meglio? Che è successo prima?". Sul dibattito puro. Sto notando (anche in me) quanto talvolta sia difficile avviarne qualcuno. Non è questione di mezzo. È questione di interlocutori. Io non amo confrontarmi solo con chi la pensa come me. Intervengo più spesso "in opposizione". Se tizio dice "è meglio la montagna" in senso assoluto provo a confrontarmi con lui forse opponendo il mare o un discorso di equilibrio. Purtroppo la norma sempre più diffusa è quella di aggredire chi ha osato contraddire. Qui vince mille volte un forum moderato, piccolo rispetto a un social, dove chi si presenta ha già da se una disposizione diversa. In generale si è persa parecchio la capacita di dire semplicemente "non sono d'accordo perché..." e condurre dibattiti. "La montagna è migliore e chi dicesse il contrario è un idiota". Leggo spessissimo in giro espressioni di questo genere. Il dibattere, anche animato, è crescita. Entrambi resteremo della nostra opinione, può andare bene, entrambi senza saperlo saremo cresciuti comunque. Il bello del dibattere su forum, non potendo farlo di presenza, è che una discussione può durare mesi, dare tempo per riflettere, rielaborare. Il bello del dibattere, con chi ha approccio giusto, è... dibattere!
  2. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Sì. Se un romanzo sulla follia mi divertisse o mi facesse riflettere ha raggiunto un obiettivo. La questione del cortocircuito è un aspetto da temere. Tra me e te, io so che i cannibali esistono; tu sai cosa sono... capiamo la finta sottigliezza in questa differenza. Sulla pubblicità rabbrividisco più di te. Tutti vantiamo di conoscerne certi meccanismi e ci caschiamo. Nel mio ancora inedito ne parlo: agli inizi dicevano "bevete xyz" oggi dicono "i fighi bevono xyz" inducendo ragionamenti che vanno oltre il cortocircuito. Su cosa fa perno un romanzo su un folle? Mi ero espresso su. Il voyeurismo (anche) Quante volte hai provato a sbirciare i vetri di una ambulanza? In quanti verrebbero a sbirciare dietro un vetro mentre stai con un paziente? Il prodotto che compriamo? Parla di follia. Sappiamo che vedremo follia. Non ci importa altro sebbene non sappiamo cosa darà in definitiva la lettura. inorridiremo quando il prossimo tg mostrerà un "folle" con le polsiere e approverà la sedazione chimica... questo perche non sappiamo realmente quanto sofferta sia (e legittima) la loro prescrizione. Per questo dall'inizio rifiutavo l'idea di uno scittore come "formatore". Questi sassi io li adoro, invece. Soprattutto perché tutti conosciamo i punti di vista degli altri. Continuiamo, eh?
  3. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Sissi mi ha dato ragione perché sa che sono di quelli da assecondare Però attenzione. Parlo solo da appassionato della materia. Qui è "fattore umano" e "opinioni" e "sensazioni". Molti post indietro si parlava infatti di "cosa suscita in noi personalmente". Il resto sono ipotesi per tutti. Abbracci.
  4. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Riprendo dopo 5 ore. In generale. Di fronte all'equilibrio tra "tecnica" e intrattenimento credo che ci troviamo tutti noi. Ovvero: se scrivo di schizofrenia potrebbe darsi che faccia perno (brutto) sul valore emotivo del termine e considero il lettore "catturato". D'altra parte tra i letori potrebbe esserci Poldo e per evitare una stella su Amazon cerco di documentarmi. Poldo non scriverà una recensione feroce e l'ho intrattenuto (forse). Il lettore più "qualunque" ha avuto una conoscenza che prima non aveva ma sarà incompleta. Dicevo qualche post fa che se non l'ho istruito, al peggio, l'ho intrattenuto perché un romanzo non è un trattato; le conoscenze sono limitate e si possono perfino prendere licenze. ecco, un lato educativo c'è ed è il trasporto "in comunità" della psichiatria; forse molti accettano più facilmente il contatto con chi ha un disturbo perché hanno letto un romanzo sul tema. Forse potrebbe succedere che l'approccio "ideologico" citato da Poldo possa essere ridimensionato in tutti da una presentazione romanzata. Chi lo sa? No? Bene, alora immagino proprio lo scrittore che dice "ho venduto".
  5. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Riprendo da dove ero arrivato @ Sissi. Non so se ci siamo fraintesi a vicenda perché a momenti sem bra mi confuti e altri sembra che siamo d'accordo ...ottimo spunto di crescita. Dunque. L'autore ha come proprio scopo sia quello di intrattenere che di riferire. Il sucesso di certe trasmissioni, dici bene, è legato agli ascolti, non a quanto formano. Breve OT: trasmissioni di spessore hanno vita breve. sicuramente da ragazzo non sapevo cosa fosse l'autismo; poi uscì Rain Man. Il pericolo è che, secondo la tesi di prima, lo spettatore ritenga di sapere tutto sull'autismo con un film. Infatti Poldo stesso fa l'esempio dell'impiegato delle poste che vorrebbe dare consigli a lui. Ecco perché "intrattiene" poiché l'informazione, preziosa comunque, è da prendere con riserva. continuo dopo sulla questione generale (sono arrivato in stazione)
  6. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Ho letto tutti gli interventi e provo a rimettermi al passo. La rapresentazione della follia, per quanto ciascun autore possa documentarsi, sarà sempre romanzata. L'autore stesso rifiuterà di mettere dettagli di disturbo: perfino quando vorrà essere crudo. L'autore non deve nè formare nè informare. Può essere realistico, sì, ma deve intrattenere. La domanda iniziale era sull'effetto che produce. Aggiungo quindi: "intrattiene". Intrattiene trasmettendo inquietudine e ci introduce in quell'ambiente che sottrae il "diverso", normalmente scomodo alla nostra vita quotiana. Quell'ambiente che (brutto...) ci "protegge" perché chiuso ma in cui vogliamo sbirciare perché incuriositi dall'effetto che ci fa il violare il pudore del disagio. Se "leggo" di un cannibale mi "affascina"; se incontro un cannibale mi spavento. Se si venisse inviati a spiare un folle in contenzione ambientale verrebbe fuori la nostra follia di una inconscia sadica curiosità. "Rain man" ha commosso perché non veniva illustrato un caso di autismo con accessi di violenza. Forrest Gump nella realtà non sopravviverebbe 30 minuti. Forse l'effetto che produce in me è quello di allontanarmi dalla realtà della "follia".
  7. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Sì, naturalmente la mia era solo una ipotesi basata su una visione parziale. Ammetto anche parzialmente "prevenuta" Aggiungo che l'autorevolezza del mio intervento (in merito alle reazioni generali) è anche diminuita dalla fruizione esclusivamente delle pellicole. Di certo è quanto costruisce in me ogni racconto di questi, sebbene sia nel mio futuro doverci nuovamente lavorare. La genialità dell'autore non costruirà la sensazione che ho provato nel dovere gestire non da solo, per non più di un paio d'ore, un "comune" soggetto "folle" e a tratti violento. Lanciare un messaggio "Hannibal è affascinante"? Me lo chiedo anche io ma resto coerente con quanto già scritto (non avevo letto il tuo intervento prima, sai?) e per quanto il messaggio non sia produttivo lo chiudi con la copertina. Sì, se la metto così forse è meglio. Questo però è valido per il fatto che nessuno scrittore ti mostrerà mai come stanno le cose realmente e tu (noi) non avrai mai una visione reale della follia anche perché non si avrà mai; Hannibal contenuto che si fa la pipì addosso e non solo, dovere stare vicino a un numero primo e sentire l'impotenza di trainare un carro senza ruote. Questo perché purtroppo l'argomento può basarsi solo sull'esperienza parallela di ciascuno. Non è una provocazione: riusciresti a concepire una tua immersione in un ambiente di follia? Ne hai avuto esperienza? Chiedo solo per capirti meglio.
  8. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Se vale "La solitudine dei numeri primi" visto come film e per restare in tema aggiungerei film come "La ragazza di Trieste" e "Teresa la ladra". Le posizioni nel pensiero comune sono ovviamente superficiali e non possono essere altrimenti. Ogni autore può cercare di documentarsi, descrivere il "cosa" e il "come" e le conseguenze. Nei film si possono trovare costumisti e truccatori in grado di compiere miracoli. Il risultato? A mio avviso nessuno che abbia senso. Paura del folle e di chi è diverso è il primo. Nei numeri primi c'è il continuo scontro fra l'esistenza di tesori nascosti nel profondo dell'anima e il non corrispondere a certi canoni di adeguatezza per far parte del mondo. A mio avviso certe produzioni potrebbero anche avere lo scopo di creare uno spirito di accettazione e solidarietà verso chi soffre un disagio ma il risultato lo si ha nell'elaborazione del lettore/spettatore e non soddisferebbe proprio. Hannibal è un soggetto che affascina finché a proteggerci c'è la copertina del libro o lo schermo del televisore. La sua immagine non sarà mai vera e se proponessimo al lettore più appassionato di incontrare un soggetto simile resterebbe traumatizzato. Chiuse le pagine del libro, Hannibal sparisce come i sogni del risveglio. Per il lettore/spettatore, per i critici, per chiunque voglia farne citazione, Hannibal "È" il suo male, sottolineo "È" il suo deviare. È un soggetto su cui applicare ogni genere di contenzione. Questo giudizio viene dato da coloro che, non conoscendone il significato, si scandalizzano dell'uso di polsiere e cavigliere che tu, specialista, puoi prescrivere sapendo perché-come-quando ma lo fai con estrema sofferenza. Io in effetti non farei troppo testo perché mi appresto a riavvicinarmi professionalmente al mondo di chi soffre anche in questo modo. Tuttavia ora sono ancora abbastanza spettatore. Quindi per ora mi ci metto anche io. Il mondo che è bello e che corre non può permettersi di rallentare per aiutare chi è indietro e quando lo fa dirige le proprie energie in maniera inadeguata (e tu lo sai). Il lettore/spettatore ha bisogno di sapere che quelle cose esistono ma non vuole esserne coinvolto. Non ha torto, il più semplice dei casi richiede impegno "non naturale". Caso più semplice è quello dei "numeri primi". "Semplice" per modo di dire. I personaggi non sono pericolosi, non sono da contenere. Stimolano simpatia. Il lettore/spettatore si commuove, si preoccupa, si morde le unghie ma il finale è lo stesso. Il terreno non è fertile. Chiudi le pagine e allontanati da chi resta indietro e non è bello e profumato come i modelli approvati. Sì, forse il risultato è "zero". Un punto perché fa quel che può per insegnare che esiste "la follia", meno un punto perché il risultato è quello che "la follia" è scomoda. L'accettazione del "folle" è accettata tra chi per qualche forma di obbligo deve accettarla; taluni lo fanno anche con passione. Per i lettori/spettatori è qualcosa da cui scappare chiudendo le pagine. In sintonia con il thread?
  9. Polatron

    Rappresentazione letteraria e immagine sociale della follia

    Due cose colpiscono particolarmmente di questo thread immeritatamente trascurato. la frase del primo post: "ogni volta che escludiamo qualcuno dalla nostra comunità con la facile etichetta del matto, paradossalmente ci priviamo dell’unica possibilità di curarlo e di combattere la sua malattia." La seconda è il dubbio di Nanni che il "disturbo" mentale non sia "solo" una convenzione. Di sicuro Poldo esporrebbe meglio la vastità delle patologie. Dal punto di vista della definizione pura: la malattia mentale esiste. Ciò è vero anche solo per il fatto che nell'essere umano che ne osserva i sintomi nasce la spinta alla cura. A volte sono proprio le definizioni a rovinare tutto. Che si parli di oligofrenia, schizofrenia, nevrosi varie... si definisce di certo il disagio di un essere umano. Questo essere umano abbandonato a se stesso che significa? Che chi lo esclude smette di esserlo. Ci mancherebbe che contraddica un professionista Di certo la mia esperienza mi ha insegnato quanto si può crescere relazionandosi con un uomo di età mentale ferma ai tre anni. Quindi, Nanni, neanche tu sbagli. Se da una parte non si danneggia nessuno a mangiare una bistecca cruda, salvo parassitosi contagiose è tuttavia vero che l'atteggiamento eccentrico non è paragonabile al comportamento violento di taluni soggetti di fronte al quale ancor oggi ci troviamo a cedere all'uso di contenzioni. La percezione del proprio stato di salute (questo mi è stato insegnato) varia da persona a persona e dipende da tanti fattori, perfino culturali. Gli altri sono più forti, sono in tanti. Possono stabilire a maggioranza che io e te siamo malati. Prima di Basaglia chiunque poteva esser rinchiuso in manicomio, bastava volersene liberare. Che ne so, quella che si infatuava del prete veniva rinchiusa? ...Oggi scriverebbe libri di uccelli di rovo e nessuno le darebbe della matta.
  10. Polatron

    Raffaello Cortina Editore

    Segnalo che sul sito, nella sezione dei contatti viene riportato:
  11. Polatron

    Baldini & Castoldi Editore

    Se può essere il link giusto è quello dei contatti ed è da aggiornare la tempistica che sale a 6 mesi. e nella pagina si legge: Cari amici, saremo lieti di valutare i vostri manoscritti che potete inviare a questo indirizzo: Baldini Castoldi Dalai editore c/o La Segreteria Editoriale Via E. De Amicis, 43 20143 Milano Saranno presi in considerazione i manoscritti pervenuti in forma cartacea. I nostri tempi di valutazione sono di circa 6 mesi. Riceveranno risposta gli autori delle opere che a nostro giudizio risulteranno degne di interesse. La spedizione del manoscritto comporta l’accettazione del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs 196/2003. La Casa Editrice non è responsabile dello smarrimento dei testi che le sono stati inviati in lettura e non restituisce i manoscritti, neppure a spese dell’autore. La segreteria editoriale
  12. Polatron

    Fortuna improvvisa...degli altri

    Io ho dato perfino un nome alla cosa: "la sindrome di Fortebraccio", personaggio dell'Amleto. Egli compare solo quando tutti stanno, al meglio, tirando le cuoia dopo le loro lotte intestine e si proclama re di Danimarca. Cavoli che forza... Si applica a tante cose: Al lavoro mi trovavo spesso ad affrontare procedure lunghe che chiedevano al computer tempi lunghi. Quando mancava un minuto alla fine della procedura arrivava il capo che mi strappava il lavoro dalle mani e diceva "visto? bastava un minuto!". Altre volte il capo portava un computer da sistemare, magari del "grand ing gal gr figl Barabam", e appena terminavi lo strappava dalle tue mani e lo portava lui. Naturalmente l'autore del lavoro ero io solo qualora il problema si fosse ripresentato. Nella vita abbiamo tutti incontrato dei "Fortebraccio". Almeno quello dell'Amleto rendeva onore ad Amleto. A volte avresti fatto bene una cosa ma non ti è stata data fiducia, tu l'avresti fatta così e così. Dopo tanto tempo a qualcuno viene l'idea (tua) di fare così e così e tutti "wow! che bella idea hai avuto!". Tutto sta nell'essere nel posto giusto, nel momento giusto e con un credito giusto. Tecnicamente si chiama "aver cufortuna".
  13. Polatron

    La paura di non essersi documentati a sufficienza

    Un ciao a Mid (come sta lo sgnufrullo?). Ultimissimi ritocchi al mio libro (stavolta è vero vero vero). Pensa un po': si tratta di un libro fatto per quasi metà da ricerche. Il migliore dei lavori avrà sempre dei buchi altrimenti esisterebbero solo le enciclopedie e dovresti leggerle pagina per pagina, nessuno scriverebbe saggi o romanzi o quant'altro. Nel mio libro ci saranno buchi? Assolutamente sì, ho superato l'incubo. Sai come? Detesto i telefilm di polizia scientifica poiché spesso si presentano cose impossibili anche nella teoria. Ho studiato materie biologiche per cinque anni e ci vuole poco per beccare castronerie ma in fondo penso che si tratta di uno svago e ridacchio per il tizio che scioglie il grasso in acqua (è di fonte e quindi è possibile..... bah...) ma gli autori hanno già intascato. Verne conosceva bene la scienza ma non ha considerato i fattori "base" che impedirebbero un viaggio "al centro della Terra". Tuttavia il romanzo di Verne è obbligatorio per un lettore che si rispetti. Chiunque cercasse le nozioni sullo sgnufrullo andrebbe a cercare letterattura scientifica mica allungherebbe il tempo passando attraverso la descrizione del padrone dello sgnufrullo che si liscia i capelli. Il problema del "documentarsi" esiste. Fortunatamente sono un utilizzatore passivo di fantasy perché se volessi scrivere un romanzo fantasy dovrei sapere che gli Hobbit sono così ma non cosà e sono imparentati di terzo grado con gli "Sgnacchete" e di quinto grado con i "Trappadé". Se metti qualcosa di storicamente errato (in "Fantasia" lottavano due dinosauri vissuti in ere lontane fra loro ma la Disney ancora ci guadagna...) non è bene ma descrivere la torre come alta 200 metri anziché 100 non cambia il senso del romanzo, cadendo giù si morrebbe lo stesso. Per amore di approfondimento io ho fatto ricerche per capire se Nietzsche e Freud si fossero mai incontrati ma potevo anche sorvolare perché la inserisco nel libro solo come una curiosità. Se avessi scritto arbitrariamente che Nietzsche ha (o non ha) ricevuto cure da Freud senza documentarmi sarebbe stato più grave, no? I miei futuri detrattori potranno scrivere "ma non hai considerato questo e quello"; risponderò loro che farà parte del secondo saggio mica posso scrivere tutto, no?
  14. Polatron

    L'insulto piace

    Bell'argomento: complesso (e quindi stimolante) e delicato. Quando devo fare un acquisto faccio ricerche sulla rete (evviva il web 3.0) alla ricerca di recensioni negative. Perché? Per le promesse sulle prestazioni mi basta leggere la scheda tecnica, no? Basterà per lasciarmi soddisfatto? Vediamo se qualcuno è insoddisfatto dalla funzione che cerco. Ecco, uno l'ha comprato e mi spiega che ogni due per tre deve riavviare togliendo la batteria. Bocciato, compro altro telefonino. In tanti, hanno interesse a scrivere (per esempio sui siti di opinioni pagate) belle opinioni di qualcosa che non conoscono perché ritengono di essere più credibili, nel frattempo il punteggio sul sito di opinioni sale e il conto pure. Il problema di chi critica (nel senso di "recensisce") è il numero di lettori, vedi post qui sopra di Marilyn in cui lei che nella sua obiettività dice "bello" o "brutto" in nome della verità e si accorge della differenza di seguito. Il problema del "consumatore" è quello di farsi un'idea. La trasmissione degli aspiranti cuochi è emblematica: 1) da una parte ci si chiede che interesse possa avere l'esperto a valutare male un piatto ben fatto e ci si fida; 2) dall'altra parte ne abbiamo piene le scatole di programmi di cucina e se non fosse stato per gli insulti è vero che l'audience sarebbe minima. Io non la seguo per questo secondo punto. L'argomento è "l'insulto". Ragionate: "questo piatto è merda". A che serve? A me sinceramente a capire il calibro dello spettatore. Il fatto che la volgarità fa l'oratore un maleducato è lapalissiano e il critico si è giudicato da sé. Le parolacce le diciamo tutti, certo. Il bambino di 6 anni ne sente una, è "trasgressione" e ridacchia. L'adulto che ridacchia è un bambino di 6 anni. Non dico che si debba essere bacchettoni ma non riesco a trovare stimolante uno che traduce una critica legittima con l'uso di insulti. Trasporre tutto alle critiche letterarie è facile. Scrivere "questo autore ha tanta strada da fare, ha una grammatica discutibile [con esempi]" è una cosa è oggettiva. Scrivere "questo sedicente autore ritiene di essere il depositario della lingua italiana; non si contavano gli errori grammaticali, mi aspettavo di trovare perfino errori di ortografia nonostante il correttore automatico del suo software, secondo me questo povero imbecille e dovrebbe rifrequentare la primaria" è principalmente da pirla. Oh, caspita, ho messo anche io un insulto, sono come lui? Forse. La differenza sta nel fatto che il libro recensito non l'ho letto mentre lo stile insultante del critico l'ho letto. La riga inventata da me fa venire da proporgli obiezioni come "l'autore è autore anche se non è capace", "ha veramente dichiarato di essere depositario della lingua italiana?", "il sarcasmo usato alle spalle si chiama 'vigliaccheria'"*, "imbecille è una persona mentalmente disturbata, sei un critico letterario oppure anche tu sei un sedicente psichiatra? Essere sedicenti autori non è reato, esercitare abusivamente la professione medica lo è". A proposito: lode a Crozza che prende in giro questi critici culinari. (*) la vigliaccheria di chi aggredisce protetto dallo schermo di un computer è la peggiore, il post che parla di cose che non si farebbero in ambiente di lavoro ecc è perfetto.
  15. Polatron

    Il valore delle parole

    Bradipi, complimenti per la ricerca. Il video è un buon insieme di termini di uso corrente. Alcuni li abbiamo adottati per provenienza dell'invenzione. Alcuni perché suonano meglio in francese ed è un tipo di evoluzione quasi contestabile. Alcuni erano veramente fastidiosi perché utilizzati veramente a sproposito. Andando parzialmente contro alla mia posizione potrei dire che è "carino" dire chignon che mogno (però non essendo esperto di acconciature potrei scoprire che si tratta di due cose diverse). È invece sicuro che se qualcuno mi dicesse "C'è posta per te, il concierge ti aspetta." si becca un bel diretto Bisognerebbe trovare anche il video con riferimenti inglesi, potremmo girarne uno coi termini inglesi storpiati, come "ceccappare" (suggerisco emoticon relativo al mal di pancia).
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