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Polly

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  1. Polly

    Il talento.

    Scintilla, sì, direi che è un termine perfetto Ed è vero, i libri scritti "di sola tecnica" sono di un freddo e di uno sterile pazzesco. Su una recensione di anobii ho letto una frase che mi ha colpito, tanto che me la sono segnata (purtroppo non mi sono segnata l'autore, quindi non posso "creditarlo" :oops: ): "E' un ottimo esercizio di stile poco orientato, secondo me al piacere del lettore ed invece molto centrato al compiacimento dell'autore". Divertirsi e (sperare di) divertire, questo per me è scrittura. Scrivere è comunicazione, dovrebbe esserlo, almeno. Non è una vetrina per (cercare di) far vedere quanto si è bravi. Riflettori puntati sul rapporto tra chi scrive e chi leggerà, non su di sé (autore). Totalmente d'accordo
  2. Polly

    Giovane Holden

    Veronica, ciao. Non ti abbattere Vedi il lato positivo: è meglio trovare le informazioni PRIMA di prendere una decisione, non DOPO averla presa, ti pare? Detto questo, qui sul forum ci sono sicuramente persone più adatte di me a risponderti, e probabilmente lo faranno. Ma visto che a quel sito ero arrivata anch'io guidata dal concorso (ho già pubblicato, e stavo cercando concorsi a cui inviare i miei romanzi), ho dato un'occhiata veloce ai link che hai postato, e direi che hanno elencato con molta enfasi le normali attività di un editore dignitosamente organizzato - non scarsissimo, non eccelso. Tutti gli editori di cui ho visitato i siti finora pubblicizzano le nuove uscite sul loro sito, creando schede per l'opera e l'autore, e se hanno la vendita online ovviamente le vendono - altrimenti che l'hanno pubblicato a fare? Il resto mi sembra molto vago, può tradursi in "guarda, c'è quel concorso, manda il libro se vuoi", oppure davvero nel trovare ogni singolo concorso a cui l'autore potrebbe partecipare, e mandare loro stessi le copie del libro. Chi lo sa? In ogni caso, se uno vuol fare l'editore, e non solo mandare in stampa un romanzo e poi venderlo all'autore dello stesso, qualcosa dovrà pur fare, no? Raccogli tante informazioni e non avere fretta Spero di esserti stata utile. Notte!
  3. Polly

    Il talento.

    Ecco, per la fretta (dovrei lavorare, qui al PC, invece mi sono messa a girovagare per il forum, senza l'intenzione di fermarmi molto, e poi...) non ho letto tutte le risposte - neanche ora, lo confesso :oops: Ma questa mi piace davvero Sono d'accordo che il talento sia molto più comune del genio, e forse ha anche più a che fare con l'usare tutto ma proprio tutto il potenziale che tecnica e strumenti ti mettono a disposizione -> Clapton. Il genio, come dicevate anche voi, trova soluzioni a cui nessuno ha ancora pensato, pensa fuori dagli schemi, vede finestre dove altri vedono solo muri, strade dove gli altri vedono ostacoli invalicabili. Il genio è colui che vede oltre le colonne di Ercole
  4. Polly

    Il talento.

    Trovo questa definizione davvero molto efficace Il talento, in qualsiasi campo, artistico, professionale, sportivo, è avere una marcia in più. E aggiungerei che il talento è la base. Se c'è, si può costruire. Sono le fondamenta di una casa a cui aggiungere poi nozioni, teorie, esperienza, crescita, disciplina, fatica, allenamento, ecc. ecc. La differenza è che queste cose porteranno la persona di talento a costruire una casa solida, bella e piena di vita. La persona che non ha talento e non si applica costruirà una catapecchia instabile, quella che non ha talento ma si è applicata molto costruirà un edificio che assomiglierà a un guscio vuoto. Funzia, come parallelo? :roll: Questo, in generale. Per lo scrivere, trovo che sia un po' più complicato. Nel senso, che non sono sicura che ci sia un unico tipo di talento, che possiamo applicare alla scrittura. Usare la lingua come un poeta, strapazzarla per creare abbinamenti nuovi e sorprendenti, nuovi modi di esprimere qualcosa, è un tipo di talento. Scrivere storie (l'antico "story-telling" che adoro), è un altro tipo di talento. Oggi mi sono imbattuta su un blog nell'inizio di un racconto - credo che fosse un racconto. Poteva anche essere una pagina di diario intimistica. Ne ho letto tre righe, l'autore si è lanciato in virtuosismi incredibili. Non è il tipo di cosa che crea risonanza, in me. Mi lascia indifferente. E' una questione molto personale, altri magari possono ammirarlo moltissimo. Mentre una storia ben scritta con personaggi a tutto tondo che mi trascinano nel loro mondo e mi ci intrappolano, beh, quella è un'altra... storia
  5. Polly

    Scatole Cinesi di Monica Lombardi

    Grazie per il tuo interesse Intendi agli autori per pubblicare? No. E non obbliga ad acquistare copie E' molto piccola, ma a mio avviso anche molto seria. Abbiamo sempre fatto (almeno a me sembra, poi giudica ovviamente chi ha in mano il libro) un buon lavoro di squadra, sia in termini di editing, che di copertina. A proposito, volevo inserirla, usando il link dello zoom di ibs, ma non ci sono riuscita :roll: , a questo punto metto solo il link... http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788895883052
  6. Polly

    Scatole Cinesi di Monica Lombardi

    ciao a tutti, finora ho pubblicato tre romanzi, due polizieschi (con lo stesso protagonista) e una commedia sentimentale. "Scatole Cinesi" è il primo romanzo che ho pubblicato, nel 2008, ed è il primo volume di una trilogia che intendo dedicare al tenente Mike Summers di Atlanta. Nel 2009 è uscito "Labirinto", al terzo volume sto lavorando Sinossi Atlanta, Georgia, novembre 2007. Una donna viene trovata morta, nella sua vasca da bagno. Sul posto viene chiamato Mike Summers, il più giovane tenente dell’Unità Omicidi della Polizia di Atlanta. Che affronta i casi come dei puzzle da risolvere. Vanessa Dunhill era una programmatrice. Perché nessuno sembra sapergli dire esattamente a che cosa lavorava? Era sola. Ma chi era l’uomo con lei quella sera? L’immagine del puzzle fatica a prendere forma. E l’unica che sembra poterlo aiutare è Julia, la sorella della vittima. Che forse sa più di quanto non creda di sapere. Indizio dopo indizio, scatola dopo scatola, Summers, insieme alla sua squadra, procede caparbio alla ricerca di quell’unica traccia che può raccontare la verità. Nascosta sotto strati di apparenza, nella scatola più piccola del gioco di incastri. Quarta di copertina Mancavano pochi minuti alle nove e trenta, ma le nuvole basse continuavano a proteggere il tenue bagliore proveniente da est. I vetri della casa riverberavano in modo artificioso le luci rosse provenienti dalle due auto della polizia parcheggiate lungo il marciapiede. L’uomo percorse il vialetto a passi veloci per sfuggire alle fredde gocce di pioggia che gli bagnavano il viso e la testa nuda, raggiungendo l’agente che lo aspettava sotto il portico. “Buongiorno, tenente” lo accolse questi. “Buongiorno”. Il nuovo arrivato prese le soprascarpe che il giovane poliziotto gli porgeva. “Grazie. Spegni quelle luci, Luke” disse infilandosele. “Ci siamo già fatti notare a sufficienza. E se era un segnale per me, come vedi, sono arrivato”. Booktrailer Molte altre info, tra cui foto dei luoghi del romanzo, "musica" del romanzo, commenti e Easter Eggs sul mio sito: http://www.monicalombardi.it Sul sito c'è anche il link al mio profilo su FB. Dati del libro Paperback 269 Pagine ISBN-10: 8895883055 ISBN-13: 9788895883052 Editore: Domino di Gragnano Trebbiense Prezzo: 16 euro In teoria (molto in teoria, come ha detto qualcuno ) il romanzo è ordinabile in qualsiasi libreria. Le principali librerie on-line sono state testate, la più veloce sembra essere webster : http://www.webster.it/libri-scatole_cinesi_lombardi_monica_domino-9788895883052.htm Sito dell'editore: http://www.edizionidomino.eu Seguendo il consiglio dell'admin, incollo qui sotto un altro "pezzettino", l'incipit - trattandosi di un giallo, mi sembra la scelta migliore (non ho trovato qui quella funzione che permette di "nascondere" del testo per evitare che un post sia troppo lungo - se esiste e non l'ho vista, mi dite dov'è? grz) SABATO Prologo 10 novembre 2007, ore 21.55 – Gilmore Lane, quartiere di Atlantic Station, Atlanta, Georgia Colpite dai fari dell’auto che procedeva in senso inverso, le goccioline di pioggia sul parabrezza si illuminarono come prismi di luce. La donna azionò il tergicristallo per ripulire il vetro e svoltò nel corto vialetto della costruzione a schiera. Spento il motore della Saab grigio metallizzato di fronte al garage, afferrò il sacchetto del videonoleggio e quello del supermercato dal sedile accanto ed uscì dalla macchina, portando istintivamente la mano libera al collo per chiudersi meglio il bavero del corto cappotto di pelle. Quel sabato sera l’umidità si insinuava attraverso i vestiti, provocando brividi e una lieve sensazione di disagio che la temperatura in sé non avrebbe giustificato. La donna coprì con qualche passo affrettato la breve distanza che la separava dalla porta di casa e l’aprì con le chiavi che aveva già in mano. Varcata la soglia e abbandonati i sacchetti a terra, tolse cappello impermeabile e cappotto gettandoli sul portabiti a specchio. Al di sopra dello skyline nero di Manhattan serigrafato nel cristallo, il suo viso, più pallido del solito, la osservava come un’ombra a lei estranea. Scuotendo con una mano i lunghi capelli biondi che il copricapo le aveva schiacciato attorno al viso, prese la busta del supermercato e si diresse verso la cucina. Appoggiò il sacchetto sull’ampia penisola che sporgeva nel centro della stanza e accese i faretti della cappa che la sovrastava. Non le capitava spesso di cucinare, non le piaceva neppure, ma aveva sempre apprezzato l’eleganza e la funzionalità di quell’arredamento. Mobiletti lisci, senza fronzoli, e colori chiari. Chi aveva arredato quella casa aveva avuto ottimo gusto. Vi abitava da più di un anno e non aveva cambiato nulla. Non aveva neanche comprato una pianta. Aprì il frigo semivuoto per riporvi il latte, alcune scatole di surgelati e prenderne una bottiglia di vino bianco. La stappò, afferrò uno dei calici dalla mensola sopra la penisola e ne versò un bicchiere. Tolse scarpe a tacco alto e orecchini e, camminando scalza sul parquet, passò in soggiorno. La lucina della segreteria del telefono sul tavolino accanto al divano di pelle lampeggiava. Schiacciò il tasto, cominciando a sorseggiare il vino. “Ciao, sono Andy. Volevo sapere se ti andava un cinema stasera. Se ci sei o rientri presto, richiamami”. “No, Andy, non mi va un cinema stasera. E di certo non con te”. La voce era stanca, ma neanche la stanchezza era riuscita a celare il sottile velo di sarcasmo con cui aveva pronunciato quella risposta destinata a rimanere inascoltata. Si avvicinò al tavolo di legno e cristallo dove era rimasto il laptop da quella mattina. Lo aprì e lo accese. Forza dell’abitudine. “Ciao, sono Julia”. La voce squillante proveniva ancora dalla segreteria. “Qui tutto bene. Proverò a richiamarti domani, magari ti trovo in casa. Almeno la domenica non lavorerai, no? Spero che ora vada un po’ meglio, dall’ultima volta che ti ho sentito. Bacio, a presto. Ah! Io rientro lunedì”. Il beep della segreteria segnalò la fine del messaggio. “Lo so che rientri lunedì, Julia cara”. Posò il cellulare accanto al computer. Sfilò la giaccia del tailleur grigio antracite e la piegò sull’alto schienale della sedia, lasciandosi scivolare sul sedile imbottito foderato di pelle nera. Sorseggiando il vino, prese a schiacciare pigramente sulla tastiera. Lo squillo del campanello risuonò arrogante nella casa silenziosa. Guardò l’orologio alla parete. Le dieci e un quarto. Irritata, andò verso la porta con passo svogliato, e quando l’aprì solo gli occhi tradirono un guizzo di sorpresa, mentre la sua espressione rimase indecifrabile. “Buonasera. Non è un po’ tardi per fare visita a una signora?” *** 10 novembre 2007, ore 23.10 – Peachtree Road NW, Atlanta Il burrito di Uncle Julio’s era il suo preferito. Soprattutto quello di pollo. Con la bocca ancora piacevolmente pizzicata dalla salsa guaçamole, lasciò il ristorante e attraversò il parcheggio ancora pieno. A quell’ora di sabato era sempre così. Quando era arrivato un’ora prima non aveva neanche provato ad entrarci, rassegnandosi a lasciare la macchina accanto al vicino Piedmont Hospital. Non gli piaceva portare l’ombrello, mentre in quella stagione era praticamente inseparabile dal cappello di feltro grigio a tesa stretta che, all’occorrenza, serviva anche a ripararlo dalla pioggia. Come quella sera. Attraversando Collier Road, diede uno sguardo alle luci chearrivavano sulla carreggiata alla sua sinistra e che, forse per la rifrazione dell’asfalto bagnato, gli sembrarono più forti del solito. Una parte distratta del suo cervello registrò, dalla loro altezza, che doveva trattarsi di un’auto di grosse dimensioni, forse un fuoristrada. Quello di cui non si accorse era la velocità a cui sopraggiungeva. L’impatto fu inevitabile, e violento. L’asfalto duro lo accolse con un pesante tonfo sordo. Grazie per l'attenzione e, nel caso, buona lettura
  7. Polly

    Grandi & Associati

    Ecco, prima ho risposto saltando una pagina intera della discussione :roll: E' interessante l'esperienza di Lolli, ma anche un po' scoraggiante. Nel senso: scheda molto positiva, quindi opera riconosciuta meritevole, ma strada (alla rappresentanza, quindi alla grande editoria) ancora sbarrata perché non si ha un nome già affermato. O ho capito male? Strada irta, in salita, piena di ostacoli e male illuminata, sigh
  8. Polly

    Grandi & Associati

    Mi aggiungo a una vecchia discussione, ma è il nome dell'agenzia che mi ha incuriosito perché l'ho letta nel thread dedicato a Marsilio... So troppo poco del ruolo e del peso che le agenzie letterarie hanno in Italia per pronunciarmi in proposito. Sul mercato americano fanno da "filtro" per i grandi editori, che hanno talmente tanti editor diversi che un autore non saprebbe proprio a chi rivolgersi (oltre al fatto che non verrebbe considerato). Ma in Italia? Ne so ancora troppo poco... Sono però d'accordo con AfroditeAx quando scrive che non è assolutamente detto che un autore sappia autovalutarsi - voglio dire, ci sono persone che non sanno autovalutarsi neanche nella vita di tutti i giorni Farlo nell'ambito scrittura è decisamente più complicato. Sentire un'altra opinione, più opinioni, è non solo utile ma anche necessario. Poi la propria abilità entra in gioco nel valutare... la valutazione Per il resto, non mi risulta che le agenzie americane si facciano pagare per leggere e valutare. Se sono interessati alla tua scheda personale e alla sinossi ti chiedono un po' di pagine del manoscritto, se in base a quello accettano di rappresentarti, si prendono una percentuale nel momento in cui ti fanno concludere un contratto.
  9. Polly

    Giovane Holden

    Indicono un concorso (aperto sia a inediti che a opere edite), c'è il bando sul loro sito. Buono a sapersi che tipo di contratti poi propongono! :roll: Grazie delle testimonianze
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