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Caty

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    Letteratura non di genere

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  1. Caty

    Unpopular opinion

    L'espressione "letteratura al femminile" fa c.gare ed è una discriminazione di genere.
  2. Caty

    Bertoni Editore

    azz.. e che ci hai messo dentro?
  3. Pubblicare con un piccolo editore può portarti a essere notato da un grande editore? Purtroppo in genere no e l'eccezione conferma la regola. Inoltre, l'accesso alla grande editoria, anche quando accade, non è necessariamente in relazione con pubblicazioni precedenti con piccoli editori. In compenso ho notato vari autori, anche molto noti e pubblicati da editori grandi, ritornare recentemente a quelli medi e anche piccoli, per mille ragioni diverse che non analizzo qui. Assodato che difficilmente si passa dal piccolo al grande, non è però vero che pubblicare con un editore piccolo sia inutile e non porti da nessuna parte. Personalmente (dato che questo sito richiede esperienze, mi limito a quelle), pubblicare con piccoli editori di qualità - se lo sono può dirlo solo il catalogo degli autori pubblicati - mi ha condotto a essere notata da alcuni critici accademici di livello, a essere presente in studi scientifici anche all'estero, a vincere qualche premio (anche in denaro), a partecipare a festival letterari internazionali in vari Paesi (dove le lobby politiche e culturali italiane non contano o contano molto meno), alla presenza in biblioteche universitarie e nazionali in vari Paesi, anche in mancanza di grandi vendite, essendo la mia scrittura non facilissima. Per chi vuole fare letteratura di ricerca tutto questo non è nulla e c'è anche da considerare che non amo affatto frequentare ambienti letterari, nei contesti competitivi intrisi di opportunismi e ipocrisie mi sento a disagio. Non voglio che alcuno mi legga o recensisca perché sa che sono un editor, dirigo un festival o potrò a mia volta recensirlo su La Repubblica. Ovviamente ho dovuto rinunciare a molte cose, ma non avverto alcun complesso d'inferiorità rispetto a prodigi editoriali come Eco, Saviano e altri fortunati. Ciò non significa che non mi piacerebbe essere pubblicata da una casa editrice maggiore capace di portare i miei libri a un pubblico più vasto, ma se non vogliono farlo è un loro problema.
  4. Caty

    Grazie per avermi accolta

    Ciao, amorecosmico! Che bel nome!
  5. Caty

    Sanpai!

    Ciao, Sanpai
  6. Ellery, scusa tanto se ti disturbo. Vorrei sapere come si fa a inserire il proprio raccontino sotto la firma con l'immagine, come ne vedo tanti. Volevo scriverti in privato, ma non ho capito come. Grazie per le delucidazioni. (Ho visto che risulto iscritta dal 1012 :S, ma non ricordo di averlo fatto. Mi hanno ciulato l'email, pubblica, o agisco come una sonnambula? Grazie per la risposta.

    1. ElleryQ

      ElleryQ

      Ciao Caty, sì ine effetti risulti iscritta dal 2012, è strano. Forse ti eri iscritta per leggere alcune discussioni e non avevi mai partecipato al forum?

      Per mandare un messaggio privato hai due possibilità: entri nel profilo della persona a cui vuoi mandarlo e sull'header (il banner grande in alto, quello personalizzabile) trovi due pulsanti gialli, uno dei quali con una busta da lettera nera.  Da lì puoi scrivere un messaggio privato a quell'utente.

      Seconda opzione: in alto a destra, oltre all'icona delle notifiche e di personalizzazione del tuo account, ce n'è una nera a forma di lettera. Da lì accedi alla tua area messaggi, clicca su "Componi nuovo" e nello spazio "A" scrivi il nome del destinatario.

       

      Quota

      Vorrei sapere come si fa a inserire il proprio raccontino sotto la firma con l'immagine,

       

      Per inserire un link a un racconto, vai sul post del racconto, clicca con il tasto destro del mouse sull'iconcina con i tre pallini in alto a destra (all'interno del post) e seleziona "Copia link"; dopo di che clicca sulla tua area utente in alto a destra, poi su Impostazioni account, vai nella sezione Firma (elenco a destra) e  incolli lì il link copiato. ;)

    2. Caty

      Caty

      Grazie, ci provo.

  7. Caty

    Il più severo giudizio

    @void Sì.
  8. Caty

    Il più severo giudizio

    Il mio incubo è che non mi piaccia quello che scrivo. L'indifferenza e anche il disprezzo degli altri posso sopportarli. Questo è l'incubo, il più severo giudizio. Può indurre uno scrittore a smettere di scrivere per sempre e, nel caso abbia messo il senso della propria vita nel farlo, perfino al suicidio. Chiedo scusa se non è una battuta spiritosa, per taluni potrebbe perfino esserlo.
  9. Caty

    Uno su un miliardo (Parabola docimologica)

    In alternativa, accogliendo il suggerimento di @Lauram della virgola, mi verrebbe di cambiare pure il verbo: "E fu così che mi ritrovai completamente solo, al traguardo."
  10. Caty

    Uno su un miliardo (Parabola docimologica)

    Lo interpreto come la decisione di piantarla con la competizione su tutto e con tutti. E questo gli permette di arrivare solo al traguardo, non primo o ultimo, quello non importa più. Certo, bella interpretazione. Mi piace. Come scrivevo in privato a uno dei lettori, varie interpretazioni del "traguardo" sono possibili, come pure della morale della storiella, ognuno può trovare la propria.
  11. Caty

    Uno su un miliardo (Parabola docimologica)

    Dopo il solo, metterei la virgola. Questo è un consiglio grandioso, Lauram, grazie. Quella virgola cambia tutto, concordo! Sì, sì, approvo! Tu che pensi? Alcune interpretazioni le lascio deliberatamente al lettore, perché si proietti nella storia a modo proprio, perché ognuno decodifichi il messaggio a sé più congeniale (almeno questo è il mio intento). La frase che lega il tutto dilla tu: sarà diversa per ognuno. Potrebbe esserlo anche per me in momenti diversi. Forse il protagonista non era mai stato intelligente, anzi, uno stupido, come suo padre, che pretendeva di misurare la complessità di un essere umano con tabelle docimologiche? Forse era troppo intelligente e il genio sconfina progressivamente nella follia? Forse il male di vivere è connaturato all'essere umano e accomuna tutti, intelligenti e dementi? Forse chi è intelligente soffre di più? L'intelligenza eccessiva può rendere diversi ed essere una specie di malattia? (faccio solo degli esempi di domande cui non posso e voglio dare una risposta). Magari tu avresti domande diverse. Ti ringrazio tanto per avermi risposto: avevo postato questa cosa e, dato che da parecchie ore non mi c.gava nessuno, cominciavo a chiedermi se non fosse arrivato per niente il messaggio o avessi sbagliato qualcosa a livello tecnico, dato che è il mio primo raccontino sulla piattaforma. Ciao.
  12. Caty

    Preferite leggere in cartaceo o digitale?

    Come lettrice preferisco il digitale. Come autrice la possibilità di far uscire prima il cartaceo e dopo un annetto il digitale.
  13. Caty

    [H2018] Zorankra

    Non so nulla del "sesso dark", comunque sei la fine del mondo
  14. Caty

    Uno su un miliardo (Parabola docimologica)

    Questo è il mio primo post nella sezione. Chiedo scusa se ho sbagliato qualcosa (spero di no). Mio padre si dilettava con quei suoi libri di tabelle, a farmi risolvere divertenti giochetti. Lui, di mestiere, misurava il prossimo con i numeri e faceva affermazioni bizzarre, così la volta che disse: “Hai un'intelligenza che sfora di quattro punti sulla scala, decisamente superiore alla media!” Come se una cosa del genere si potesse dire a un bambino, caricandolo di oscura responsabilità. Non ci badai, avevo altro per la testa, era sul serio qualcosa di bello da sentirsi dire? Lui era cattolico e un giorno mi raccontò la parabola dei talenti, di chi li sotterrò e questa fu l'imperdonabile colpa per cui fu addirittura dannato. Ci riflettei, ma non mi venne in mente alcunché. Tuttavia concretamente mi misurai – detestavo velleitari e illusioni – presi il metro e la bilancia e calcolai che, uno su venti, più o meno, ce l'avrei sempre fatta. Volevo contento mio padre, mica potevo deluderlo. Leggendo l'indice si sa cosa c'è in un libro, non è nulla di strano, e poi pensavo ad altro. Pacchia! Tanto i diciannove della classe non capivano un accidenti, era evidente, anche quelli che prendevano voti migliori. E mi misi a ingannare un senso inatteso di noia. Aspettavo qualcosa di genericamente buono dalla vita, se no che ci stavo a fare al mondo. Guardavo le stelle e immaginavo le loro orbite, mica ero una femminuccia romantica. Finché m'innamorai e scoprii il disamore, e il giorno che ebbi soldi da spendere, mi riservai i piaceri che, a detta di chi la sapeva lunga, erano gli unici che rendono accattivante l'esistenza: un'automobile che ruggiva come un giaguaro, notti brave e, per chi avesse osato, droghe costose in cui dissipare patrimoni, e c'era il sesso, ché quello almeno era gratis, ultimo supremo barlume di uguaglianza tra gli uomini! Va bene, vediamo se mi piace. E poi mi guardai intorno a caccia d'altro da provare. Nel frattempo continuavo a divertirmi in gare senza senso. L'uno su venti me l'ero lasciato alle spalle. Vennero: uno su cento, uno su mille, uno su centomila, la chiamano ambizione. Poi venne uno su un milione. Eravamo in pochi, ci odiavamo e ci trovammo lì per caso: non contava l'intelligenza, ma cose stupide come la rabbia, l'ostinazione, la passione, la forza, la ferocia, la fortuna, la capacità di tradire e altro di irrazionale le cui dosi andavano mescolate in quantità molto variabili. Feci il necessario secondo un disegno non troppo preciso, navigando dietro l'istinto, e presi a vivere come uno che gioca alla roulette. Mi serviva per tenere a bada la testa, quello sdegno fatto di ingranaggi. Era abbastanza ricacciare indietro a calci il pensiero fastidioso che niente ci ricompensi dell'essere vivi, giacché non vi è meta che basti ai meccanismi della mente che mulinano a vuoto. Poi arrivammo a uno su un miliardo. Ero vecchio per quella gara e dentro avevo vittorie che mi parevano sconfitte. C'è qualcosa di strambo e sbagliato in me, conclusi, sono malato, e calcolai a colpo d'occhio che a quel punto sarei arrivato ultimo: anzi, a dirla tutta, mi sentivo una specie di zimbello, lo scemo del villaggio, quello che ride, ti tira la giacca, ti rompe le balle e gli fai una carezza perché, poveretto, mica è colpa sua e non è neppure cattivo, con gli occhi stralunati pure guarda le stelle come un giullare preso a malvolere dalla sorte. Allora capii, diedi un'alzata di spalle, girai gli occhi stralunati verso le stelle e mi misi a ridere. E fu così che mi ritrovai completamente solo, al traguardo.
  15. Caty

    Pandemia

    Qui mi autocorreggo, per eliminare la ripetizione (come vedi, succede a tutti): dato che ho inserito "sue" alla riga sopra, elimino "suo" in quella sotto: "lo sguardo contrariato di suo del nipote"- Purtroppo sono una correttrice compulsiva di bozze: gli editori i libri devono strapparmeli dalle mani, per stamparli, altrimenti continuerei sempre a cambiare qualcosa!
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