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Caty

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  1. Molto interessante e, del resto, Mozart era un autore "popolare", che finì la sua vita in bolletta dopo aver messo in scena "Die Zauberflöte" in un teatro di periferia chiamato anche "Teatro del popolo", il Theater auf der Wiedenin di Vienna. Proprio lui che si era esibito nelle corti e faceva opere, dunque, d'intrattenimento, scrisse quel lavoro ricco di elementi folcloristici e fiabeschi per un pubblico non colto, per di più, con un libretto in tedesco (che non era la lingua "alta" del melodramma), il cui autore era il direttore del teatro, non un poeta professionista. L'opera ebbe un grande successo, che continua, non immeritatamente , ancora oggi.
  2. In linea di massima non ci sarebbe niente di male: l'Orlando Furioso era stato concepito con queste finalità, per esempio. Mi chiederei piuttosto quale livello d'intrattenimento. La produzione libraria si è allineata a quella televisiva e cinematografica e rispecchia la società di massa, un "democratico" "gusto del pubblico", che va dal gradino più basso (Uomini e Donne, Grande Fratello e consimili) alla telenovela in centocinquantasettemila puntate per i più sentimentali (un tempo c'erano i fotoromanzi), al poliziesco all'italiana dove il commissario, neanche a dirlo, ha tanto cuore e scimmiotta le serie americane, fatte meglio e più costose, fino ai ben confezionati filmoni d'azione statunitensi con i divi di Hollywood, equivalente cinematografico dei loro best seller letterari, il cui gusto hanno imposto con una industria globalizzata a mezzo mondo e anzi tutto, le serie televisive d'investigazione (ve ne sono anche di europee) fatte bene, prodotti di consumo professionali di una certa qualità, ma destinate anch'esse all'"intrattenimento" di massa e a una "visione del mondo", se così vogliamo osare chiamarla, a dir poco elementare. Questi "prodotti" targhetizzati con indagini di mercato (perché le televisioni vendono spazi pubblicitari focalizzati sul tipo di utenza) nascono per compiacere il gusto del pubblico, ma finiscono per formarlo. Molti autori giovani oggi hanno un background culturale fatto di film e videogiochi più che di libri. Quindi è un circolo vizioso che tende progressivamente al ribasso. I prodotti d'arte, specie se indipendenti, ma non solo, circolano solo nei festival e resistono una settimana nelle sale, faticano a trovare sponsor se non hanno dei mecenate, i quali però, spesso nascono in ambito politico e quindi anch'essi tendono a strizzare l'occhio a una fruizione di massa. L'idea di una televisione che educa - mi viene in mente quella che negli anni Sessanta faceva entrare nelle case sceneggiati televisivi a puntate tratti da opere di Dostoevskij e interpretati da attori di teatro - è obsoleta e oggi non sarebbe proponibile perché non reggerebbe la concorrenza. Lo stesso è successo e succede alla scrittura. Volevo aggiungere questa riflessione e spero di non essere troppo pessimista, se dico che un futuro diverso non lo vedo. Per il resto, concordo con le considerazioni che hai espresso.
  3. Caty

    Show don't tell & Co

    Ecco, a 'sto punto, è il "Co" che mi preoccupa. C'è dell'altro? Si potrebbe postare un elenchino delle principali regole in una serie schematica di punti? Alla fine, è utile saperle. Mi pare di capire che i naturalisti alla Zola siano sullo "show", Musil e Proust parecchio sullo "show" anche se non hanno trama, Pirandello invece più sul "tell". Dante è "show" nell'Inferno, ma più si avvicina al Paradiso, più è: "I can not tell". Il punto è che scriviamo per gente precaria e indaffarata che non ha tempo di leggere, e la letteratura invece richiede l'otium non solo dell'autore, ma preferibilmente anche del lettore , è un'educazione alla complessità dei vari aspetti della vita che si vogliono raccontare. E' una disciplina umanistica, e l'Umanesimo è finito da un pezzo. Aggiungi che siamo da sessant'anni nella società dell'immagine e dei linguaggi non verbali, e comprendi che la letteratura o si suicida (se non l'ha già fatto) o la fanno fuori (operazioni in corso). Ci sono cose che si possono dire, altre che si devono dire, altre che devi mostrare per farle capire, altre che, per dirle, basta solo mostrarle, altre che non si possono mostrare e bisogna saper dire, altre ancora che ti prendi la briga di mostrare proprio perché non è permesso dirle, altre che suggerisci o lasci intravedere, altre che taci e nascondi del tutto, ma chi legge vede bene. Quindi non mi saprei dare finora regole, avendo sperimentato come siano interessanti e divertenti le sfumature. Però una regola ce l'ho: le cose che si raccontano possono essere vere, nel senso di realmente accadute, inventate o anche del tutto immaginarie, ma non devono essere mai false. Perché è allora che, almeno per me, diventano molto noiose.
  4. Caty

    La mia mamma è piccola

    Bello e basta. Forse la mamma è morta, a ogni età si è orfani e sempre i bambini fanno disegni. E io lo so cosa significa. Grazie.
  5. Caty

    Le case editrici pagano le royalties?

    Se gli fai scrivere dal tuo avvocato.
  6. Ce ne sono mille per cui può decidere di non pubblicarti, anche se ti stima e sei bravo, ma solo due per cui può decidere di farlo: 1) Ti ama (succede assai raramente, ma anche editori, editor, agenti e i più accaniti filibustieri s'innamorano, artisticamente, intendo) 2) Per una o molte ragioni sei un buon affare.
  7. Finezze che pochissimi lettori oggi sono (purtroppo) in grado di permettersi e decifrare. Grazie per il post.
  8. Caty

    Studiare per diventare Dio

    Leggendo il titolo del topic mi è venuta voglia di aprirlo perché ho pensato: Faust. Ma andando avanti mi sono imbattuta nei Manga... e, confesso, ho consultato Wikipedia. Giunta a "goku", "naruto" e "rufy", però, ho gettato la spugna e ammetto che mi sono persa. Tuttavia mi è passato per la mente J. Swift e ho pensato che se ci metti la giusta dose d'ironia il tuo potrebbe essere un bellissimo romanzo.
  9. Caty

    Non farsi capire dal lettore

    Comprendo benissimo. I vari capitoli di un manoscritto che amo particolarmente mi ritornano indietro dall'editor che sembrano campi di battaglia, con le frasi che amo di più bollate come da eliminare o riformulare. E cerco la concentrazione, la lucidità e l'obiettività per mettermi a riscrivere frase per frase, per ricostruire l'impalcatura in modo più efficiente ed esatto: perché la mancanza di chiarezza è mancanza di esattezza. L'idea c'è ma non passa, non spacca. Così mi barcameno in una trattativa estenuante con me stessa, con l'intimo terrore di sbagliare, di cancellare la voce narrante, la focalizzazione, le atmosfere, la sperimentazione e in conclusione ogni suggestione, perché invece queste devono rimanere, anzi: essere comunicate in modo più efficace. Per esempio, ho scoperto che l'indiretto libero è particolarmente difficile da utilizzare perché può essere confuso con un'inopportuna intrusione dell'autore. Così pure in genere sono poco amate le figure retoriche nella prosa, tutti i simbolismi, certe sottigliezze, le metonimie... A volte mi scoraggio pensando che finirò per perdere i miei venticinque lettori, senza guadagnarne di nuovi, altre non posso fare a meno di pensare che non si è linguisticamente all'altezza della propria vita, della vita. Mille cose non sono chiare, altre approssimative, altre del tutto insensate.
  10. Caty

    Troppo gerundio fa male alla lettura?

    Sì.
  11. Caty

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Sarei stata d'accordo se avessi abolito il solo. Per il resto concordo sul fatto che abbiano professionisti in grado di assicurarti un prodotto curato in modo perfetto. Questo lo posso capire, anche se, onestamente: non è un po' un pregiudizio? Nessuno ama i refusi e le sgrammaticature sparse, leggendo, ma normalmente, se il libro è interessante, se "senti" una voce narrante che ti prende e ti piace, il nostro cervello li corregge automaticamente, gli errori. Ho letto alcuni libri senza editing anche di case editrici modeste, che ho trovato strani e avvincenti, piccole perle sconosciute, altri, autoprodotti, da leggere tutto d'un fiato. In più hai il piacere della scoperta e a distanza di anni te ne ricordi. Ultimamente, nella giuria di un concorso, ho dato il massimo a un racconto pieno di spaziature sbagliate, con refusi e qualche errore, mentre ce n'erano altri scritti meglio o anche perfetti. Aveva una curiosa raffinatezza nel modo di guardare le cose, e nella voce dell'autore ci ho sentito il tocco dell'artista, di chi sa scoprire e vedere a modo suo. Gli errori si possono correggere, ma se manca lo scrittore, neanche il più bravo dei professionisti e la più accurata operazione di marketing se lo possono inventare (ci provano). Quanto alle grandi CE hanno anch'esse dei bellissimi libri, che sono purtroppo una piccola parte della gran mole di carta che mandano in libreria.
  12. Caty

    Il diritto a conoscere i propri datidi vendita

    Dove si può trovare un facsimile di questa lettera?
  13. Caty

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Purtroppo. Però può vendere online. Consegna a domicilio in un giorno.
  14. Caty

    Piccole case editrici gratuite: il marchio è importante?

    Io compro solo su Internet. Ci compro il frigorifero e i rivestimenti del bagno che faccio ristrutturare, figurati un libro. Quanto compro su Internet, mi colpiscono nell'ordine: il titolo, il nome dell'autore (poi verifico su Internet chi è), la copertina, la quarta (leggendo la quarta quasi sempre passo oltre). Quanto ai miei libri, non mi sbatto in presentazioni, a meno che non le organizzi qualcun altro: per me chi cerca qualcosa di buono in libreria è perché prima lo ha letto su Internet, quindi promuovo solo su Internet. Sarà il 10 % che compra lì, ma sono il futuro, sono quelli che contano e mi interessano, quelli come me. Non acquisto giornali cartacei (il fatto che chi vi scriva di letteratura rilanci quasi sempre l'articolo su FB è un gran segnale, no?). A una recensione su La Repubblica ne preferisco una su Amazon. Scrivo anche in inglese. Ve lo dico con il cuore, perché so che siete giovani e avete speranze. Il futuro del libero mercato delle idee e del talento è questo. Il resto sono privilegi da Ancient Regime. Devo anche dire, però, che se anco mai doveste far molti soldi scrivendo, non è detto che siate più bravi degli altri: in conclusione... se si punta a far soldi, si fa prima ad aprire un negozio, un call center, un B&B, un parcheggio a pagamento, no? Vi auguro ogni bene, in ogni caso.
  15. Caty

    Lorem Ipsum

    POST SCRIPTUM: se son carrube, fioriranno!
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