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Caty

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    Donna
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  1. Ma dici questo? linkiesta.it - Alla larga dei libri che "vendono"
  2. Arto Paasilinna, almeno, è da leggere.
  3. Ma dai! Vuoi mettere una bella lista della spesa d'autore?
  4. 1) Tenere quello che c'è di buono. Evidenziare i punti critici. Sfrondare la complessità quando è inutile. Favorirne la comunicazione con suggerimenti, quando è utile. Perché è una filiera. Esiste perché un libro è anche un "prodotto", che dovrebbe arrivare a un ipotetico "consumatore". Quindi, lo scopo è l'utile (anche sul piano intellettuale, culturale, spirituale, ecc.). 2) Perché siamo tanti. Non è detto che l'asticella si "alzi", ma mi piacerebbe. Ciò che è "alto" o "basso", da quanto emerge qui, però, è soggettivo. 3) Non v'è ragione di dire qualcosa se nessuno la capisce. 4) Perché la CE risparmia nella revisione. Per me non sono importanti, ma è utile conoscerle.
  5. Magari, quando scende dalla montagna, ha un'avventura spirituale da raccontare. Ciò che per alcuni è un limite, per altri è libertà. Also sprach Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno.
  6. Grazie, Campa! Me la vado a rileggere! È vero, per esempio il soggetto sempre ripetuto, spesso all'inizio, la paratassi. Non sono specifici della letteratura europea. Succede anche nelle traduzioni. Ultimamente ho letto una traduzione di Faulkner (Adelphi) e mentre leggevo, ci sentivo "sotto" l'inglese e veniva da dirmi: se devo leggerlo in italiano non dovrebbe essere così.
  7. Mi sembrava di aver detto la stessa cosa, più altre cose. Credo che un bravo editor conosca la sua responsabilità di fronte a certi autori e a determinati libri. In fondo, se no, potrebbe fare qualunque altro lavoro e non avere a che fare con la letteratura. Certo che no! Morselli fu rifiutato da Italo Calvino. Sei stato paziente a leggerti il libro editato dall'editor. A me è capitato di leggere anche qualche libro "scritto" da editor e anche da editori, e di lasciar perdere. Qualche volta perfino di essere ben contenta di essere stata rifiutata.
  8. Vorrei segnalare questo articolo del Corriere della sera del 6 agosto, uscito in risposta all'intervista di Ginevra Bompiani "Oggi i libri muoiono di editing". Mi sembra tutto molto interessante, comunque la pensiamo in merito. Nell'affermazione di Ilaria Tuti, giovane autrice, "si leggono tanti libri anche diversi, ma con una scrittura identica", mi riconosco, anzi, la penso come lei e senza "forse" — tutti testimoni che l'avevo pure scritto prima, eh? Proprio qua sopra come "descrizione" del profilo appena sono arrivata. E ancora prima altrove. Ahah! — E mi piace anche Mattia Conti quando dice: "la scelta spetta allo scrittore: se adeguarsi agli standard o aspettare l’interlocutore giusto. Io ho aspettato». Ha perfettamente ragione. Infatti io sono trent'anni che aspetto! "Molto onor e poco contante": ci sono tanto abituata, che, se cambiasse qualcosa, ciò ingenererebbe — qui l'editor correggerebbe: "farebbe nascere" — in me delle ansie... Però, ecco, la mia editor è giovane, molto competente, rispettosa della mia "diversità", e una donna, tra l'altro, bellissima, e spero che sia la mia persona giusta! La sto facendo impazzire con gli arcaismi e l'andamento ellittico del mio modo di sragionare — "il quale", "la quale", "indi", "per cui", "poscia". Giorni fa le ho rifilato persino un boccaccesco "non bene certa di come comportarsi in cotale ruolo e in esso frangente"... molto ironico, ma, dato che il discorso andava intorno a prosaici traffici illegali a una dogana, ovviamente, subito cancellato —. Il problema è che quando ti lasciano da solo per trent'anni e più in balia della lingua, crei un rapporto esclusivo e ti dimentichi degli altri, e questo ho voluto impararlo interagendo con la mia editor — è per me una forte motivazione di natura morale — anche se ormai, sia chiaro, mi considero un'"irrecuperabile". A me forse serviva qualcuno che mi tenesse un attimo con i piedi per terra. Pochi giorni fa cadeva l'anniversario della morte di Guido Morselli — il 31 luglio — che, a causa degli innumerevoli rifiuti, nel 1973 si sparò un colpo con la sua "ragazza dall'occhio nero". E no!, c.zzo, mi sono detta. Ha sbagliato. Nel 1973 poteva comprarsi un biglietto di sola andata per Goa come hanno fatto in tanti e perdersi o riconciliarsi con l'esistenza. Ecco, era solo una scusa per parlarvi ancora, ingiustificatamente. Comunque l'articolo, se già non l'avete letto, è da leggere. Buona giornata. https://www.corriere.it/cultura/19_agosto_04/dilemma-editor-troppo-mitizzati-no-essenziali-c095ab82-b6d4-11e9-96ad-4f99fb8da187.shtml
  9. Caty

    Le ragazze - Capitolo 4 - 1/3

    schermisce.
  10. Caty

    [FdI 2019-2] La sindrome di 'sta stronza

    Eh, noi vecchi! Perle di saggezza! Comunque: divertente; si fa leggere, dai. Bravo.
  11. Personalmente ritengo che qualunque "genere" possa diventare anche letteratura: questo verrà deciso dopo, dalla storia e da chi la scrive (qui apro una parentesi che possiamo riempire con sterminate bibliografie) e anche dal numero e dalla qualità dei lettori (qui altra larghissima parentesi). Esistono romanzi bene scritti che trattano temi universali, però, nonostante le pretese, prevedibili e noiosi. E altri libri, pure questi noiosi, perché inutili, perché raccontano una storia (qualunque storia) che non vale il tempo della tua vita per vedere "come va a finire", sebbene sia ben congegnata. Consideriamo che la vita è un tempo limitato (questa forse è la trama di ogni libro), quindi se leggo: o provo piacere o imparo qualcosa che mi serve a vivere, meglio le due cose insieme. Esistono libri "letterari"— alcuni dei quali anche senza trama ("anche", dato che prima si citava l'Odissea, che trama ha) — i quali non annoiano, sono avvincenti per come sono scritti, sono leggibili su più livelli o forse l'inesistente trama diventa interessante perché sono scritti bene, sono il ritratto di un'epoca sulla quale aprono una finestra (Proust, Musil, il mio preferito, in questa schiera). Ed esistono anche libri di avventure, o comunque basati su una trama, che lo stesso aprono una finestra sui tempi, sui gusti, su mondi. Cos'hanno in comune? In entrambi i casi, leggendo si fa un'esperienza che resta. Credo che il tema debba ruotare non tanto intorno alla scelta fra "cosa" e "come", ma intorno al rapporto tra scrittura e vita nella sua dimensione individuale, sociale e universale. V'è un antico adagio tibetano che recita più o meno: se so che morirò domani, posso imparare ancora qualcosa stanotte. Sia che siamo lettori, sia autori, teniamolo a mente: magari lì ci troviamo la letteratura. Buona giornata.
  12. Caty

    Quanto siete famosi?

    Se può servire saperlo, pur essendo abbastanza noti (alle Forze dell'Ordine?) si può non aver visto mai una lira dagli editori nel corso della vita e fare pure una fatica bestia per pubblicare. Ecco la situazione: su Fb le pagine avranno un 20.000 "like" messi alla "Giggi", i quali mi piacerebbe pensare siano lettori, ma sono solo "follower". Wikipedia: ce ll'ho (parecchie lingue); i libri in biblioteche europee e americane, università e altrove: ce ll'ho; festival internazionali: ce ll'ho; note critiche di studiosi seri: ce ll'ho. Ciò non toglie che i lettori siano sempre 25. In Italia attenzione della grande Stampa: 0; Royalties pagate: 0; tempo di occuparsene: 0. In compenso, da quando ho cominciato a pubblicare, parenti e amici mi disconoscono Immaginando che sarebbe potuto succedere, per scelta ho sempre deciso di pubblicizzare tra gente che non conosco e che spero non mi conosca (non nella mia città, dunque). Sarà magari perché anch'io da un po' di tempo mi disconosco.
  13. Caty

    Biografia e case editrici

    Può anche capitare che cerchino una studentessa sedicenne svogliata che parla (e scrive) sul suo blog come una che contemporaneamente mastichi il chewing gum. Vanno moltissimo!
  14. Molto interessante e, del resto, Mozart era un autore "popolare", che finì la sua vita in bolletta dopo aver messo in scena "Die Zauberflöte" in un teatro di periferia chiamato anche "Teatro del popolo", il Theater auf der Wiedenin di Vienna. Proprio lui che si era esibito nelle corti e faceva opere, dunque, d'intrattenimento, scrisse quel lavoro ricco di elementi folcloristici e fiabeschi per un pubblico non colto, per di più, con un libretto in tedesco (che non era la lingua "alta" del melodramma), il cui autore era il direttore del teatro, non un poeta professionista. L'opera ebbe un grande successo, che continua, non immeritatamente , ancora oggi.
  15. In linea di massima non ci sarebbe niente di male: l'Orlando Furioso era stato concepito con queste finalità, per esempio. Mi chiederei piuttosto quale livello d'intrattenimento. La produzione libraria si è allineata a quella televisiva e cinematografica e rispecchia la società di massa, un "democratico" "gusto del pubblico", che va dal gradino più basso (Uomini e Donne, Grande Fratello e consimili) alla telenovela in centocinquantasettemila puntate per i più sentimentali (un tempo c'erano i fotoromanzi), al poliziesco all'italiana dove il commissario, neanche a dirlo, ha tanto cuore e scimmiotta le serie americane, fatte meglio e più costose, fino ai ben confezionati filmoni d'azione statunitensi con i divi di Hollywood, equivalente cinematografico dei loro best seller letterari, il cui gusto hanno imposto con una industria globalizzata a mezzo mondo e anzi tutto, le serie televisive d'investigazione (ve ne sono anche di europee) fatte bene, prodotti di consumo professionali di una certa qualità, ma destinate anch'esse all'"intrattenimento" di massa e a una "visione del mondo", se così vogliamo osare chiamarla, a dir poco elementare. Questi "prodotti" targhetizzati con indagini di mercato (perché le televisioni vendono spazi pubblicitari focalizzati sul tipo di utenza) nascono per compiacere il gusto del pubblico, ma finiscono per formarlo. Molti autori giovani oggi hanno un background culturale fatto di film e videogiochi più che di libri. Quindi è un circolo vizioso che tende progressivamente al ribasso. I prodotti d'arte, specie se indipendenti, ma non solo, circolano solo nei festival e resistono una settimana nelle sale, faticano a trovare sponsor se non hanno dei mecenate, i quali però, spesso nascono in ambito politico e quindi anch'essi tendono a strizzare l'occhio a una fruizione di massa. L'idea di una televisione che educa - mi viene in mente quella che negli anni Sessanta faceva entrare nelle case sceneggiati televisivi a puntate tratti da opere di Dostoevskij e interpretati da attori di teatro - è obsoleta e oggi non sarebbe proponibile perché non reggerebbe la concorrenza. Lo stesso è successo e succede alla scrittura. Volevo aggiungere questa riflessione e spero di non essere troppo pessimista, se dico che un futuro diverso non lo vedo. Per il resto, concordo con le considerazioni che hai espresso.
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