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Caty

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  1. Vabbè, non lo faccia combattere contro Sansone e Napoleone dopo aver varcato il Rubicone in Sicilia. Manzoni suggeriva: vero storico (documentazione) + vero poetico (= verosimile). Alcuni fatti e personaggi del romanzo sono storici (es. il Cardinal Borromeo, la dominazione spagnola, la carestia, la peste), Renzo e Lucia, la Perpetua, l'indimenticabile Don Abbondio, sono inventati (ma ce ne saranno stati tanti come loro). Nel travaglio interiore del'Innominato è riscontrabile probabilmente quello di Manzoni nella conversione, ecc. Il libro ha avuto grande successo perché l'autore ha messo nella vicenda la sensibilità e i valori della propria generazione, dell'Italia del Risogimento: il popolo (inteso come borghesia), gli umili, la prepotenza dei potenti. I luoghi del Lecchese, Monza, Milano, ci sono tutti e li conosceva bene. Un esempio, più vicino, può essere "Memorie di Adriano" della Yourcenar (documentazione storica + vero poetico dell'interiorità di Adriano), un grande libro. Mi ricordo il finale: "Entrare nella morte a occhi aperti". Prima avevo citato Gadda della "Cognizione", che ambienta il romanzo in un improbabile Stato andino del Maradagál, in cui si legge la detestata Brianza del Ventennio e un tormentato rapporto con la madre. A volte, per scagliarsi fieramente contro il proprio tempo e il luogo in cui si vive, si allontanano fatti e personaggi nello spazio e nel tempo. Giusto per fare alcuni esempi molto diversi di come si possa intrecciare reltà e finzione in modo che l'immaginazione non "tradisca" la realtà, ma la potenzi.
  2. Caty

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    Haha! Pure io pesco tra gli amici FB!
  3. Ho sintetizzato solo pochi spunti da questa bellissima discussione. Le storie che preferisco sono quelle "liberamente ispirate a". Solo questione di gusti personali, ma credo sia meglio aver frequentato i contesti di cui si narra o diventa difficile risultare credibili a chi li conosce; si possono fare errori marchiani, specie nelle narrazioni realistiche riguardanti Paesi esotici, epoche storiche lontane (avete presenti i film americani degli anni Cinquanta sugli antichi Romani?) o realtà sociali particolari. Documentarsi è fondamentale, ma se non sono un viaggiatore, perché dovrei scrivere un libro di viaggi ispirato a una guida turistica o a YouTube? Qual è il messaggio? Che è meglio sognare in pantofole? Il messaggio potrebbe esserci: "oggi il mondo ci raggiunge attraverso YouTube e l'amore attraverso YouPorn" (chiedo scusa), vediamo cosa salta fuori. A meno che non si punti a esplorazioni interstellari (NB: nella fantascienza la scienza ci deve pur essere) o a lettori inesperti, se non sprovveduti, cui mollare una specie di “pacco”, il patto narrativo deve essere chiaro. Nella dinamica di un romanzo può rivelarsi necessario fare riferimento ad ambiti che ci sono poco familiari, ma perché farne il fulcro della storia? Che interesse può suscitare una finta esperienza? Un'esperienza immaginaria (vera), invece, mi può star bene. Le storie che preferisco si ispirano “liberamente” a dei vissuti di un qualche significato collettivo, generazionale, filosofico, anche quando sono ambientate in luoghi immaginari. Partendo da questo presupposto, mi rendo conto, però, di quanto la realtà vissuta, anche quando è avventurosa come la Storia della mia fuga dai piombi, sia inadeguata alla narrazione. La realtà che c'è dietro conferisce alla storia una forza da governare. Gadda (La cognizione del dolore), Pasolini. Un racconto può trarre ispirazione da un'esperienza, ma in certa misura lo è. Infatti, la nostra mente ha molti modi di "fare esperienza". Si sanno cose che si sono sperimentate, che si sono studiate, intuite, maturate, sperate, sognate, dimenticate, dedotte dal contesto o da questo prodotte (visto che si citava Zola in un post). Si può raccontare la vita per empatia. Le esperienze ci rendono capaci di prevedere e di progettare. Da intuizioni e progetti sono nate architetture di cemento, come personaggi. Quindi, anche se a me piace ispirarmi a cose che so bene e ho visto (non su YouTube), so anche che non si "conosce" solo ciò che si è vissuto. Scusate l'esposizione contorta, ma il rapporto arte-vita è un argomento complesso che mi appassiona.
  4. Caty

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    Nel mio caso, proprio no. Rischio di cadere nel pregiudizio opposto. Trattandosi di pregiudizio: mea maxima culpa. In genere, comincio a cercare un autore che conosco, o un titolo, o un tema che mi interessa, e i portali suggeriscono libri acquistati da lettori con interessi analoghi. Se non si conosce l'autore, si possono trovare informazioni in Internet. Ovviamente non sempre funziona, ma continuando nella ricerca i suggerimenti dei portali si affinano. E' anche vero che questi siti tendono a mettere in evidenza i best seller su cui puntano le grandi CE; quelli già so che è poco probabile rientrino nei miei gusti. Se proprio insistono, per capire se potrebbe mai piacermi quel libro basta leggere i commenti: alcuni (pure entusiasti) rivelano una sensibilità talmente diversa dalla mia, che lascio immediatamente perdere. I piccoli editori di solito hanno pochi commenti, quindi ci si deve affidare al catalogo. Ci sono piccoli editori di qualità, che pubblicano autori non solo noti, ma storici. Purché il libro sia disponibile in massimo cinque giorni, mi piace scoprire.
  5. Caty

    vendite all'estero e dichiarazione dei redditi

    Come per ogni attività, le tasse si pagano dove hai il domicilio fiscale, cioè dove hai la residenza per almeno sei mesi all'anno (se è all'estero lo devi dimostrare) e comunque dove svolgi l'attività prevalente. Ci sono accordi con i vari paesi per evitare la doppia tassazione.
  6. Caty

    Scrivere storie "sbagliate"

    Mi viene in mente il film Le vite degli altri, dove a entrare in crisi è un funzionario della STASI nella Berlino Est della DDR, incaricato di controllare la vita di un noto scrittore. Nel corso del suo compito, rimarrà tanto affascinato dal mondo interiore degli artisti che dovrebbe smascherare, da insabbiare l'indagine, pagandone le conseguenze.
  7. Caty

    Scrivere storie "sbagliate"

    Houston, abbiamo un problema! A me capita da una vita e i protagonisti scomodi li trovo divertenti e sono la mia specialità. Innervosiscono il lettore conformista e anche il finto anticonformista; gli editori non amano perderci tempo perché potrebbero indispettire il pubblico, gli ignoranti li fraintendono, i moralisti (a destra e a manca) diventano sospettosi. Ne ho dedotto che si tratta di quella specie di censura più o meno occulta che serpeggia nelle democrazie. Per cui qualcosa, anche se reale, non sarebbe etico. All'epoca della Controriforma i libri sbagliati andavano al rogo (spesso pure i loro autori), nelle dittature, chi non si allinea meglio se tace o cambia aria, nelle democrazie puoi dire quello che vuoi (quasi tutto) ti autocensuri da solo perché sai che in caso contrario sarai messo da parte e se ti va male subirai un linciaggio morale. Comunque, no, il messaggio del libro non glielo farei cambiare. Non sono una scimmia ammaestrata. Meglio una cerchia segreta di venticinque lettori libertini per cui l'etica è la morte dell'estetica, a meno che non sia un'etica più profonda che ognuno deve trovare.
  8. Caty

    Non leggere (alcuni generi)

    Ma va'! A me non piace quasi niente. Mi piaccio solo io! Haha!
  9. Stavo pensando la stessa cosa. In poesia ogni parola ha un peso specifico dentro quel testo, cui contribuiscono il posto che occupa, il suono, la frequenza dei suoni e le parole d'intorno.
  10. Concordo e credo che affidarsi a regole generali sia un buon punto di partenza. Dopo si deve imparare a costruire qualcosa di bello e, per un artista, di unico. Faccio un esempio: personalmente non sopporto le ripetizioni e in merito sono una vera paranoica; determinate parole "importanti" o con un suono particolare, me le ricordo pure se le ho usate nel capitolo precedente e se posso adoperare una parola una volta in tutto il romanzo è una specie di vittoria . Gerundio con il contagocce; imperfetti in sequenza li trovo monotoni come una lavanda gastrica: preferisco tempi verbali alternati e vari (tutti), a costo di modificare la scena. Stessa cosa per il ritmo della frase, di ogni capitolo o parti - più capitoli - della storia: devono suonare all'orecchio e alla psiche come una composizione musicale, con vari movimenti. Il binomio "chiese / rispose" va bene per il libro di lettura delle elementari, meglio niente; i sinonimi sono utili se aiutano ad approfondire la psicologia con piccoli tocchi: se suonano artificiosi fanno ridere. Quindi si parte da alcune regole - suggerimenti non prescrittivi - ma c'è un livello superiore nel gioco: quando puoi usarne di più raffinate per elaborare il tuo stile, creare un'atmosfera, sfumature di un carattere, una dimensione esistenziale. Se finalizzata all'economia della forma, del contenuto o di entrambi, la ripetizione è una anafora. Disse, disse, disse, rispose, rispose, rispose, andava, andava, andava, andando... In un dialogo alla Vladimiro ed Estragone, e in altri casi che ogni autore valuterà, ci può stare. Infine, trascurate assolutamente il mio punto di vista: non ha portato gran fortuna editoriale, anche se mi ha consentito di divertirmi a spostare le virgole per qualche decennio. Giusto per dire di esserci! Fate un po' voi!
  11. Caty

    Droghe e veleni

    Tecnicamente sì, ma nella pratica, inizialmente vi sono prospettive di cura e la morte non è imminente (il primario ci convinse di questo). Con il progredire della malattia la lucidità si perde sempre, fino al semicoma e al coma. Chi accudisce (parenti o struttura) dovrà assumersi delle responsabilità, specie se in famiglia non vi è accordo assoluto sulle cure da dare in fase terminale, è un casino. Se accordo non c'è, interviene l'assistente sociale (tempi lunghi e la situazione del paziente in quelle fasi degenera rapidamente). Il medico curante non si prende la gatta da pelare : medici diversi, filosofie diverse o anche opposte. Se la paziente si aggrava, per es., se non la ri-porti all'ospedale potrsti commettere un reato ed essere denunciato. La morfina non viene somministrata a pazienti anziani perché può provocare la morte (il medico non vuole rischiare la denuncia). Al massimo danno la Tachipirina. Mia mamma all'inizio era cosciente per "urlare" che voleva andare a casa sua e poteva firmare. Però quando si aggravava mia sorella la doveva riportare all'ospedale. L'unica cosa che ho ottenuto è stato di non svegliarla dal coma, quando è stato chiaro che non si sarebbe più ripresa (oggi ci sono delle flebo che svegliano pure i moribondi, è una cosa orribile). Fino a trenta, quarant'anni fa non era così: il paziente poteva stare a casa e il medico di famiglia, se il paziente soffriva, poteva fargli morfina anche se era chiaro che il farmaco avrebbe provocato la morte (è successo a mia zia). Oggi si è messa di mezzo la politica, parenti e medici rischiano la denuncia. Io mi sono semplicemente opposta all'accanimento terapeutico e ti assicuro che non è decisione facile da prendere. Sono passati quasi tre anni e ancora mi chiedo se ne avessi il diritto o cos'altro potevo fare.
  12. Caty

    Risposte a domande espresse in forma negativa

    Il fatto che tu abbia ricevuto un favore da lui, non implica che tu debba essergli riconoscente? (=devi/dovresti essergli riconoscente!) Risposte: Primo caso: chi risponde vuole dire che deve essere riconoscente. Sì, (lo ) implica (concordo che dovrei) oppure, semplicemente: Sì (dovrei essergli riconoscente) Secondo caso: chi risponde vuole dire che non è tenuto ad essere riconoscente. No, non lo implica (dissento, ovvero potrei benissimo non essergli riconoscente) oppure, semplicemente: No.
  13. Caty

    Il volo di Gandulfo

    Surreale e psichedelico, bene scritto, si fa leggere fino alla fine senza deludere, lasciandoci la sua peculiare e poetica filosofia: mi piace!
  14. Caty

    Droghe e veleni

    Un paziente terminale allettato non è in grado di andarsene sulle sue gambe e se non è completamente lucido, lo Stato, per il tramite del primario, ne è custode anche rispetto ai parenti.
  15. Caty

    Droghe e veleni

    Non è così facile: se ha un tumore ed è in un hospice possono prescrivere morfina, Fentanyl, ecc. Se no, non è facile portare un malato teminale a casa. L'assistenza domiciliare ha tempi burocratici lenti e il paziente peggiora in modo molto più rapido; quindi nessun medico firma dimissioni da un lungadegenza (dove in genere giungono semplicemente pazienti anziani che muoiono di polmonite o sindrome da allettamento, cioè di "vecchiaia"): io volevo portare via mia madre (perché tali reparti sono orribili), ma il primario si è opposto, perché la responsabilità è sua e se fosse morta in ambulanza avremmo rischiato denuncia per eutanasia anche se aveva novant'anni. Queste sono le leggi italiane. Risposte: 1 . O ha un amico medico/farmacista tossico che sottrae farmaci i sua disponibilità in modo illegale, oppure medico compicente che fa ricette di oppiacei in eccesso (ne ho conosciuti). 2. Sì, basta. 3. Va a comprare eroina nei bassifondi (che esistono in ogni città) e le fa un'overdose (però se lo beccano è omicidio).
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