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Caty

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  1. Caty

    Pubblicare all'estero

    Su Wikipedia. PoI i loro siti sono online.
  2. Caty

    legge sugli sconti dei libri

    Una legge assurda che combatte contro il futuro, che comunque verrà. Il prossimo passo sarà imporre un prezzo maggiorato sulle merci online? Cosa impedisce ai librai di riconvertirsi e di aprire un portale? Sarà vietato acquistare all'estero, sarà lo Stato a stabilire il prezzo delle merci? Io vivo in un piccolo Centro, in libreria non trovo quello che mi interessa, neppure nei negozi di abbigliamento, di calzature e in farmacia. Compro online e in futuro di sicuro si potranno ordinare anche gli asparagi e farsi portare la spesa, volendo... Le vetrine online sono "negozi" fornitissimi, si possono comparare prezzi e offerte. Per quanto riguarda questa legge specifica, penso anch'io che danneggera' i piccoli. Congiunta alle varie carte per docenti e studenti con budget dello Stato che obbliga a spendere in certi settori, più che aiutare la cultura, avvantaggera' il mainstream messo in discussione (e talvolta anche in pericolo) dalla rete, che è uno srumento orizzontale e per questo spaventa chi detiene il potere. Purtroppo non vedo futuro per l'Italia, perché i giovani più dotati vanno a cercar fortuna altrove, i pensionati più avveduti scappano in Paesi dove la vita costa meno e il sistema fiscale è favorevole, laggiù spendono i loro risparmi favorendo quelle economie, così fanno le aziende più dinamiche. Chi resterà in Italia? I tonti 😀, chi fa reddito nel sottobosco ella politixa e delle mafie (ma no, mi sa che pure queste ultime preferiranno inverstire all'estero), e chi spera in varie forme minimali di assistenza? L'Italia ostacola in tutti i modi il proprio proverbiale talento in ogni campo; lo Stato toglie molto e non dà niente o ben poco, e per giunta fa la morale strumentalizzando chi sta peggio. Se con ardui sforzi superi il mero livello di sopravvivenza, ti pone divieti: per questo dall'Italia si deve scappare per forza e più saranno i divieti, più l'economia sarà al tracollo, dato che sono le menti migliori che se ne vanno (a meno che non si innalzino muri come quello di Berlino, per impedire alla gente di uscire, non di entrare, e barriere legislative se ne stanno già innalzando sempre di più): è nella logica delle cose e le seghe ideologiche in merito valgono zero. Questa forse dovevo metterla in Unpopular Opinions.😂
  3. Caty

    Romanzi figli di una pessima idea

    Gliene avevo inviato una versione vecchia un anno fa e non ha risposto. Nel frattempo, manco a dirlo, il romanzo l'ho riscritto. Forse ora è meglio, forse è peggio. Di sicuro, dopo l'editing si legge meglio (prima era una mazzata sui c.glioni tremenda data per puro divertimento 😁😂). Però, ecco, quando mi si chiede di essere all'altezza, in realtà divento ansiosa. Non sono mai all'altezza: sono alla bassezza. Forse lo leggerebbe, ma mica può suicidare la casa editrice stampando cose che rompono il c. al prossimo di proposito! 😀 Io scrivo come scrivo qui: con circonvoluzioni che approdano a un qualche senso dopo aver inutilmente girovagato a caso. Dovrei trovare un'anima sbagliata come la mia, sensibile alla purezza, uno che non è sicuro di voler cambiare, guarire. Che non abbia nulla da perdere, o che abbia vinto talmente tanto da potersi permettere, in caso, un errore. La scrittura non deve "piacere": chiedo al lettore di seguirmi, di lasciarsi condurre in una mente sbagliata, nelle storie sbagliate, fino a una quasi lieta fine 💚. Ma bravo! Ragazzo previdente! 😀
  4. Caty

    Romanzi figli di una pessima idea

    A me sempre. Il problema è poi convincere qualcuno in sintonia con te a pubblicartelo (varie voltre mi è successo). Parto da un nucleo (o più nuclei) di idee o fatti che mi attraggono per ragioni diverse, oppure da qualcosa che voglio dire perché mi fa incazzare e gli altri lo tacciono per ipocrisia o perchè, stranamente, non lo vedono. Parto senza una storia in testa o con una bozza vaga, in una specie di deriva, in modo edonistico. Poi abbandono il testo per mesi o anche per anni. Quando lo riprendo lo ricostruisco e ristrutturo in una trama scrivendo le parti mancanti, in modo abbastanza freddo. Lo vedo subito che ci sono cose vive che funzionano e non devo toccare. Altre da approfondire e correggere. Lo leggo con mestiere, come se fosse scritto da qualcun altro. In questa fase ho compreso che mi sarebbe stato utile confrontarmi con un professionista. L'ultimo romanzo, in paticolare, è il primo che ho scritto. Avevo trent'anni, ero arrabbiata e con la voglia di rompere il c.zzo al mondo: all'editoria, al pubblico, ai colleghi scrittori, alla società 😀😁, infatti ho scritto quello che mi pareva ispirandomi alla vita, la mia e quella di amici miei sballati e sbagliati per scelta, che però a me sembravano giusti e avevano una loro dignità di antieroi. Risultato: è dal '93 che mi rifiutano il libro e lo riscrivo. Nel frattempo ne è uscita tanta di roba fittiziamente rivoluzionaria fra gli strombazzamenti e il mio è diventato una specie di romanzo storico. Ogni tanto trovo le parti mancanti, ignificati nascosti, cioè cose che dovevano essere dette e oggi ho la maturità per esprimere. Se mai uscirà, forse non in italiano, il libro avrà la fascetta di libro più rifiutato d'Italia e la cosa mi inorgoglisce, perché sono matta. Non ti consiglio la mia strada. È una storia di fallimenti. Però non la cambierei con quella di un autore di maggiore successo, devo ammetterlo, benché mi senta una specie di alieno in cerca dell'anima gemella sul pianeta sbagliato. 👽💚 😇😆
  5. Caty

    Libri di serie A e libri di serie B?

    In effetti, si tratta di tre forme di snobismo e di pregiudizio: i primi considerano di serie A solo il genere "letterario", anche se non vende; i secondi ritengono di serie A solo quello che vende e il resto irrilevante; i terzi disprezzano il sistema nel suo complesso, reputano tutto o quasi di serie B e C: i letterati chiusi nei loro circoli autoreferenziali; coloro che vendono perché autori di "spazzatura" diretta a masse di semianalfabeti. Credo, invece, che i libri (non i generi) di serie A esistano in tutti e tre gli ambiti, ma siano rari. Rari tra le opere di accademici blasonati vincitori di premi, rari tra i best-seller popolari, rari anche tra gli sfigati libri di autori megalomanici contro il sistema, che nessuno crudelmente cago' (tra questi la sottoscritta anarchica disintegralista 😀😁😂).
  6. Caty

    Libri di serie A e libri di serie B?

    Sicuramente l'esperienza di un confronto con un lettore professionista può dare strumenti, come il confronto con "scrittori" veri può essere una esperienza per l'editor. Il problema è che l'editing professionale a pagamento ha senso solo in prospettiva di una pubblicazione concreta. Se così non è, ci sI ritrova, come è oggi, inflazionati di editor improvvisati che in un certo senso ti "correggono il compito" senza portarti da nessuna parte. Lo stesso vale per le scuole di scrittura: se non hanno il "potere" di imporre i propri allievi possono solo licenziarli con un "bravo" e una pacca sulla spalla. Se sei un autore di best-seller o un letterato che ha importanti riconoscimenti critici, puoi insegnare, se no, che insegni? Mi chiedo anche: perché mai l'editoria e il suo indotto di scuole, agenzie e professionisti più o meno indipendenti, dovrebbe perdere tempo a editare manoscritti di analfabeti pieni di errori di sintassi, se esistono dozzine di scrittori che non riescono a imporsi adeguatamente e spesso neppure ad affacciarsi sul mercato? È chiaro che dietro queste operazioni c'è per lo più business che fa leva sull'ingenuità di molti aspiranti; esattamente com'era l'editoria pagamento: con la differenza che questa stampa un libro che non venderà a spese dell'autore, mentre i primi si fanno pagare per non stamparlo. Penso che vi sia un vuoto legislativo che lascia spazio a furbetti di ogni genere che si sono prontamente riciclati dall'editoria a pagamento a quella apparentemente free che il libro lo stampa solo print on demand, per giungere alle agenzie, a varie scuole e "professionisti" indipendenti che spuntano come funghi, e sopravvivono fornendo consulenze e schede di lettura senza stampare un bel nulla. Contano i numeri e le statistiche, non le eccezioni, ovviamente.
  7. Non sarà quella del Conte Leopardi, ma ho una ricca biblioteca 😀😁
  8. Be', per vendicarmi rivenderei i loro libri con il mio autografo di disistima 😀😁😂 (che vale più del libro).
  9. Caty

    Si può scrivere in un altro modo?

    Hanno scoperto l'acqua calda. Meglio tardi che mai. Standing ovation per Mercy. E ti dichiari scrittore della domenica? Guarda che il 99,9 % dei professionisti in Italia si sbatte scrivendo per i giornali, facendo l'editor, fondando agenzie (talvolta case editrici), "movimenti" 😁 e scuole di scrittura, poi scrive come e cosa gli chiedono e infine, nel tempo libero, scrive 😀 . Quindi non buttarti giù, lascia siano gli altri a provarci, se riescono.
  10. Caty

    Si può scrivere in un altro modo?

    Hanno scoperto l'acqua calda. Meglio tardi che mai.
  11. Caty

    Assenza totale di autovalutazione

    Io leggo le prime due pagine, a caso una decina di pagine a metà, inizio e fine dei capitoli, ultima pagina, qualche pagina a caso. Se l'argomento intetessa, serve per capire se la prosa ha qualità al di là della trama. 😊 Stabilito che ne vale la pena, lo leggo dall'inizio. Alcuni deludono deludono lo stesso per motivi vari ben prima delle 50-100 pagine. Però, se ho dato fiducia all'autore, magari a salti e bofonchiando il libro me lo leggo. Ahi... Quindi tutto nasce dal fatto che ero fan dei Rolling Stones: suono sporco, temi scabrosi - sesso, droga - e drogati in scena 😀 le due tifoserie si detestavano 😊. I Beatles mi piacevano perché mi divertivano, ma non li amavo. Comunque sono nella storia della musica sia loro, sia Stockhausen. C'è del vero in quello che scrive: un libro deve conquistare. Il problema è che, come le persone, alcuni libri possono conquistare a prima vista perché appariscenti o misteriosi come una femme fatale, altri meno appariscenti conquistano un po' alla volta e poi rimangono nel cuore e non ti abbandonano mai. Lo stesso vale per i film. Alcuni ti incollano nei primi cinque minuti allo schermo. Qualcuno citava Io sono leggenda. Lo rivedrei? No, perché so come va a finire. Inception è un po' più filosofico, ma può conquistare con gli effetti speciali chi proprio non ci arriva e fraintenderà. Del genere filmone americano (paragonabile a certi loro bestseller), se proprio la trama è avvincente e non ho tempo, vado a cercare lo spoiler online. Altri film catturano con la fotografia, le atmosfere, i temi. Mi viene in mente Lezioni di piano o Melanchholia. Altri per la ricostruzione, per le tematiche serie trattate con ironia. Il Marchese del Grillo, Trainspotting, i film di Virzì. Potrei fare decine di altri nomi, ma se sono riuscita a spiegarmi, saprà suggerirmeli. Inoltre, resta il fatto che non tutti siamo incantati o anche solo interessati dalle stesse cose.
  12. Caty

    Assenza totale di autovalutazione

    Quella che descrive è una tecnica: non la critico e non la "spregio" , solo vorrei il diritto di sperimentarne altre senza essere bollata come incompetente, dato che affronto una strada difficile che qualcuno dovrà pur fare e le case editrici maggiori, come imprese "culturali", avrebbero il dovere di testimoniare. Inoltre, non spernacchio mai per prima, ma allo spernacchiamento mi tocca rispondere, almeno con qualche graffietto della mia pur sempre unghiata zampa felina, dato che si chiacchiera in pubblico e mi stanno a cuore non solo la sopravvivenza letteraria personale in un mondo ostile 😊😇, ma i giovani autori che ci leggono e potrebbero prendere per buone a scatola chiusa opinabili affermazioni. Mi chiede di dire la mia, ma a me pareva di averla detta forse troppo chiara nel precedente e in altri post, e giuro che adesso mi sto proprio trattenendo. Se nessun artista avesse mai cambiato le regole, saremmo ancora all'arte bizantina. Quindi alcuni artisti cambiano le regole. La storia dell'arte ce lo dimostra. Lei si pone nella prospettiva di chi sceglie e determinati autori li cestina perché non rispetterebbero i canoni (o, se non ricopre questo ruolo, se ne fa avvocato d'ufficio). Nonostante varie educate obiezioni, rifiuta di mettersi un minimo in discussione: di quale mancata autocritica può mai accusare altri? Che fine fa uno scrittore dopo innumerevoli compromessi per scrivere secondo un canone prestabilito - voluto da scuole di scrittura? Dalle CE maggiori? -, se per mille motivi imponderabili infine non vende lo stesso? Sarà cestinato ancor più amaramente. E a farle capire quanto opinabili siano, del resto, certe affermazioni riferite, per esempio, ai salti nella narrazione, prima citavo Svevo, ma, scusi, persisto: ha letto qualcosa di Faulkner, il premio Nobel? Risulta persino banale ricordare che determinate scelte strutturarali possono essere di ricerca e non un limite. Cosa impedisce a tanti lettori professionisti di capirle, di rispettarle? Semplicemente, questa volta sì, lo spregio per un autore che non conoscono, che in quelle righe ha messo non solo la sua vita, ma il suo sapere. E non è neppure detto che chi non vuole dipingere come Raffaello debba per forza prima saperlo fare. Auguro ogni fortuna ai Suoi libri e ai miei di canone opposto e anarchico, ma non si permetta di parlare con sufficienza degli artisti che, oltretutto la pagano cara quando non si piegano alle regole preferite dall'industria culturale. Ribadisco che l'arte i propri linguaggi li crea. E questo va rivendicato.
  13. Caty

    Assenza totale di autovalutazione

    Svevo e Gadda (La cognizione) che struttura usano? 😀😁😂 Comunque la mia struttura preferita è quella a intreccio di Ariosto (attuale in molte serie). Più leggo questa conversazione tra Bruno e Ospite, più mi salgono il prurito e l'eczema al pensiero di quanto non sono d'accordo e delle conclusioni simili di chi avrà rifiutato le mie sudate carte. Chi sceglie chi? Chi ha cosa da insegnare? Il prurito è diventato scabbia e tra poco mi verrà la rogna, pure! 😈 😀😁😂Concordo invece con Mercy su Joyce. Dopo un anno di lavoro, persino la mia editor (trent'anni meno di me) ha ammesso di aver imparato qualcosa da una persona inutile quale il mondo dell'editoria vuole convincermi di essere. Un atteggiamento prono nei confronti dei "valori", se cosi mi è concesso chiamarli, o "disvalori" del sistema editoriale, mi sgomenta e vedo crescere una assurda contrapposizione tra "artisti" e "professionisti", in cui i secondi (numerosi) hanno il potere di rifiutare primi (pochi). Di certo non vi è arte senza tecniche, ma l'arte può inventare i propri linguaggi, mentre la tecnica può solo cercare di impararli.
  14. In effetti la realtà è spesso inadeguata alla narrazione, perché alcuni comportamenti umani - per quanto si cerchi di motivarli guidando il lettore nei meandri della mente dei personaggi - appaiono a molti del tutto assurdi e incomprensibili, sebbe siano reali. La mia era una storia in un contesto di emarginazione, di disagio mentale e tossicodipendenza, quindi: logica nell'agire = zero per un lettore "normale", sebbene molte mattane narrate fossero state razionalizzate e ben inferiori a quelle realmente vissute. 😊😁😇
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