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**Frances**

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    Bergamo
  1. **Frances**

    Tempo di Ferie, Viaggi e Vacanze

    Lavorare tutto agosto non ha prezzo. comunque, il periodo migliore dell'anno per andare in vacanza è settembre-ottobre. Costa tutto meno, non c'è la solita gentaglia di agosto che popola le spiagge, e in ogni caso c'è meno ressa.. Cosa chiedere di più?
  2. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Beh, non è un brutto libro. Purtroppo la storia iniziale è molto simile a questa. Una ragazzina fa un incidente mentre è a lezione di sci, colpa del padre e bla bla bla. Si somigliano, ma non ho preso spunto. L'ho scritto prima di leggerlo, e riguarda una mia esperienza passata. Però la somiglianza della trama mi fa riflettere, anche se non l'ho fatto assolutamente di proposito.
  3. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Ringrazio entrambi per i commenti. @Velvetacid: Si, in effetti mi piacerebbe continuarlo, magari senza farlo sembrare troppo la brutta copia de La Solitudine dei Numeri Primi, che è fra l'altro un pensiero orrendo che mi è venuto quando ho finito di scrivere questo breve racconto. Spererei che, andando avanti, la trama diventi leggermente più originale. @Signor Ford: Il verbo "saltellare" mi sembrava quello più giusto per dare l'immagine di una bambina che sta morendo di freddo. In tutta sincerità, non saprei come rendere questa stessa immagine, senza usare "saltellava". L'ho messo per ben due volte, poi, per una questione puramente stilistica: Volevo calcare un po' la mano, sia sottolineando nuovamente la sensazione che sente la bambina, sia indicando quell'elemento statico, in modo da introdurre anche il finale descrivendo la strada trafficata. Stessa cosa vale per il "maneggio spento", che richiama anch'esso un'immagine immobile, abbandonata, che è proprio quello che volevo trasmettere. Sì, possiamo chiamarle 'licenze poetiche', forse, perchè, come tu giustamente hai detto, un maneggio è chiuso, non spento. Ma allo stesso modo mi sembra che il tutto renda meglio l'idea di immobilità. La bambina non è né troppo piccola per capire, né troppo grande per cavarsela da sola. Quindi, direi che ha sui 7-8 anni.
  4. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Decisamente, mi ricordo i tuoi primi scritti. Ahaha è in parte confortante, in parte umiliante.
  5. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Sì, l'avevo capito, ma questo è un limite: la letteratura ha regole che la realtà non ha: ad esempio se cito in un racconto che in una casa c'è una pistola o un coltellaccio da cucina o una pentola a pressione, poi devono essere funzionali alla trama. Peggio per i dialoghi: se parlo con un amico e gli dico:"Salutami la sciampista" sappiamo ambedue a chi ci stiamo riferendo, perchè abbiamo un passato comune, ma in un racconto non regge, dovrei dire qualcosa tipo:"E la tua ragazza ha sempre quel look da sciampista di periferia?" Già, hai ragione. Sta poi a chi scrive rendere il fatto accaduto un vero e proprio racconto. C'ho provato, e se alcune cose risultano incomprensibili è proprio perchè nella mia mente è un ricordo da raccontare, quindi può risultare confuso, alle volte. Ho aggiunto un finale che nella realtà non esiste, per esempio, per renderlo più un racconto che un semplice ricordo, ma è difficile non ingannarsi da soli, per certe piccolezze, poi, che un lettore attento e al di fuori della vicenda nota molto più facilmente di me, che l'ho scritto e in parte vissuto. Tutto sommato, stavolta, sono stata pure più attenta di altre volte si migliora!
  6. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Certo non è detto che sia un fine settimana, l'ho pensato per questa frase: e perchè se il padre prende la bambina oltre quanto stabilito dal giudice vi deve essere l'accordo della madre, e torniamo al dubbio: perchè paga le lezioni per Chiara e non per il fratello? Ehehe, non hai tutti i torti. In effetti non si capisce molto bene. La bambina aveva accettato con riluttanza proprio perchè questo implicava vedere il padre una volta in più a settimana. Il fratello è grande, e nessuno gli aveva chiesto se volesse fare le lezioni di equitazione. Ciò che riporto è, fra l'altro, la pura realtà. Provvederò a sistemare quel pezzo per renderlo più comprensibile. Grazie ancora per il commento e le critiche.
  7. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Errore di battuta: “subire”. Dove è il fratello? Di solito in caso di separazione tra coniugi i figli vanno insieme dal padre. Non so, da noi non sarebbe mai successo, ma non mi sembra molto legale: si tratta di una minorenne affidata a chi le dà lezioni di equitazione che agisce “in loco parentis”, non la può abbandonare per strada. Se per ipotesi il padre avesse avuto un incidente stradale e fosse nell’oggettiva impossibilità di venirla a prendere il custode non può andarsene senza curarsi della minore. Come mai non ha un telefonino? Chiara arriva all’età adulta? Sì, errore di battitura. Provvedo a risolvere. Il padre la porta alle lezioni di equitazione, non è detto che sia un sabato o una domenica, quindi il fratello maggiore non c'è. No, non è per niente legale, né giusto, e per di più crudele. La notizia? Questo episodio è realmente accaduto. Chiara non ha un telefonino, essendo una bambina piccola. Sei l'unico che se n'è accorto. Beh, non c'è scritto che la bambina muore, no? Infatti avevo intenzione di ampliarlo, questo racconto. Ti ringrazio molto della lettura, delle correzioni e delle critiche. Spero di esserti stata d'aiuto. ^_^
  8. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Ti ringrazio molto, Unius, per la lettura e per il commento positivo.
  9. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Ti ringrazio molto per il commento. Il senso che ho voluto dare al finale, più che altro, è quello di far pensare alle sofferenze incredibili ed ingiustificate che prova una bambina mollata da sola al freddo. La tragedia finale, nonostante sia, come dici tu, del tutto casuale, lascia pensare che sia colpa del padre. O, almeno, questo è quello che ho sentito io, rileggendo il racconto. Capisco le tue critiche, e ne farò tesoro. Ti ringrazio molto. ^_^
  10. **Frances**

    Sedeva accanto al mio letto

    Hai dimenticato un accento a "spiegò", immagino che sia un errore di battitura. Forse il racconto andrebbe ampliato con più descrizioni, magari anche inventando qualche allucinazione, o parlando in modo più approfondito di questi quattro giorni. La malattia può essere un argomento che emoziona molto il lettore, se raccontata in modo più approfondito. Sembra più una piccola cronaca, o un ricordo molto personale. Il mio consiglio è di rendere il tuo ricordo un vero e proprio racconto, aggiungendo elementi anche non accaduti davvero, questo non importa. A rileggerci! ^_^
  11. **Frances**

    Waterfall

    Hai fatto benissimo a postare il brano. Ascoltando e leggendo, sembra proprio di ritrovare quelle parole fra le note. In generale è un pezzo che mi è piaciuto molto, poichè è, come hai detto tu, un frammento che si sposa perfettamente col brano. L'unico appuntino che mi sento di fare è che "Piove, no, diluvia." Forse sarebbe più incisivo così: "Piove. No, diluvia." Insomma, proprio una piccolezza stilistica. Per il resto, vedo che hanno fatto analisi molto approfondite, ma io non voglio, mi rovinerei la poesia. ^_^ Complimenti, mi sono emozionata.
  12. **Frances**

    Devi stare ferma.

    Questo raccontino è un pezzo a cui tengo molto. Spero che me lo trattiate benino. “Devi stare ferma, qui, ed aspettarmi. Ci metto un attimo. Arrivo appena finisce la lezione, va bene?” Chiara aveva annuito, sperando che fosse vero. Sarebbe tornato, sì. Sicuramente, sarebbe tornato. Non poteva lasciarla sola, lì, in quel maneggio. Avrà avuto da fare, pensava, sicuramente se non avesse avuto da fare sarebbe restato a guardarmi, mentre cavalco quel pony. Invece non arrivava. Il signore del maneggio le disse di scansarsi un po’, quando chiuse il cancello alle sue spalle. Era troppo tardi, aveva detto, doveva chiudere e finire di sistemare le ultime cose, prima di tornarsene a casa. Chiara moriva di freddo, dentro a quel giubbottino rosa che le aveva regalato sua madre. Era un inverno come tanti, uno di quegli inverni che se stai troppo tempo fermo ti si congelano le ossa, ed il sole smette di esistere già alle cinque del pomeriggio. Avrebbe voluto essere a casa, con sua madre, a preparare la cena. Avrebbe voluto subire gli scherzi del fratello maggiore, piagnucolare come al solito ed essere coccolata. Avrebbe voluto non dover per forza stare col padre, nei fine settimana. Lo odiava. Odiava tutto quello che aveva combinato alla madre, ma non poteva dirlo a nessuno. Era pur sempre suo padre, anche se non c’era mai stato. E, adesso, non c’era. Come sempre. Quelle stupide lezioni di equitazione erano state un’idea sua, anche se Chiara non voleva assolutamente andarci per svariate ragioni. Aveva pensato che fosse meglio non farlo sapere al padre, perché era forse la prima volta che s’impegnava a fare qualcosa per lei: portarla alle lezioni di equitazione. Aveva sempre misurato il suo affetto in denaro, cosa che Chiara detestava. Lei avrebbe preferito un padre presente e affettuoso, ad una giornata a Gardaland. Mentre ci pensava e si malediceva per aver accettato di fare queste dannate lezioni, saltellava dal freddo. Saltellava sul posto, perché non poteva muoversi. Poco più in là c’era una strada molto trafficata, soprattutto a quell’ora della sera, quando tutti escono dal lavoro e tornano dalle loro famiglie. Era passata mezz’ora, e il signore del maneggio se n’era andato. Dopotutto non poteva rimanere, aveva detto, doveva tornare dalla sua, di famiglia; e in ogni caso, Chiara non aveva il numero di telefono né di suo padre, né di sua madre. Era sicura che se sua madre avesse saputo che suo padre l’aveva lasciata lì, l’avrebbe ucciso. Purtroppo nessuno avrebbe potuto avvisarla. Non le restava che aspettare che tornasse. C’era solo il rumore del fiume e delle macchine a farle compagnia, mentre pensava a quanto avrebbe voluto che fosse morto. Da quando era una bambina, aveva incubi tutte le notti. Era sempre lo stesso sogno: suo padre su di una gru, che prende delle grosse pietre con la mano meccanica e le butta addosso a Chiara. Per colpa dell’incubo, aveva sempre fatto fatica ad addormentarsi. Aveva cominciato ad impegnare la mente finché non fosse sul punto di dormire in piedi, per paura di lasciarsi prendere dall’ansia. Sarebbe stato un problema che l’avrebbe accompagnata anche in età adulta. Sua madre, poi, le urlava dietro perché non si svegliava mai in tempo per andare a scuola. Avrebbe voluto essere in quella cameretta, adesso. Il freddo era diventato insopportabile. Cominciò a camminare, a piccoli passi, avanti e indietro, mentre soffiava dentro alla sciarpa, nello stupido tentativo di scaldarsi un po’. Un cagnolino le scodinzolò vicino, in cerca di qualche coccola. Mamma le diceva sempre di non toccare gli animali per strada, che potevano portare le malattie. Lo guardò e gli sorrise, ma non lo sfiorò. Lui prese ad annusare intorno a lei, in cerca di qualche posticino in cui poter segnare il territorio. Il freddo diventava sempre più insopportabile. Le veniva da piangere, voleva urlare, voleva essere salvata. Sicuramente si era dimenticato di lei, si. Avrà avuto di meglio da fare che star dietro a una mocciosa che lo detesta. Era sicura che anche lui la odiasse, per questo la faceva aspettare nel gelo di un tardo pomeriggio di febbraio, al di fuori di un maneggio spento. Quasi inconsapevolmente, si mise a camminare sul filo del marciapiede, cercando di restare in equilibrio. Voleva fare qualcosa che la distraesse dal freddo, e quel giochino era l’unico che le fosse venuto in mente. Le macchine passavano veloci, e non si curavano di quella bambina che faceva giochi stupidi per strada. Quando perse l’equilibrio, fu un attimo. Cadde a terra, strisciando le mani sul suolo. Quando ebbe il tempo di guardare dove s’era graffiata, le luci abbaglianti di una macchina ed il suono del clacson la distrassero. Solo un attimo.
  13. **Frances**

    Cronache notturne

    L'idea mi è piaciuta molto, ma secondo me dovresti, diciamo, abbassare un po' il livello del linguaggio. Mi spiego meglio: se ciò che intendevi fare era 'riscrivere' i pensieri di un ragazzo maledettamente ubriaco, frasi come "Purtroppo sono troppo in là per l’autosuggestione,", "La forza del fascino in una donna a volte può far invidia al più spettacolare dei tramonti.", "Credo che l’infinito baratterebbe i propri paradossi per un'ora d’amore con quelle labbra." siano troppo altisonanti. Usi termini ricercati, cosa che un ubriaco, anche se fosse un piccolo genio, non penserebbe. O, almeno, questo è quello che penso io. Mi è sembrata una cosa un po' troppo surreale... Io, piuttosto, avrei inserito molte più parolacce, o termini di uso comune e dialettali, per intenderci. In generale, l'idea è molto carina ed il finale mi è piaciuto molto. A rileggerci!
  14. **Frances**

    Adozione per coppie omosessuali. Cosa ne pensate?

    Favorevole, assolutamente. Beh, forse sono un po' di parte, dato il mio orientamento sessuale. O forse è anche il fatto che sono cresciuta perfettamente bene con mia madre, senza mio padre (il che è anche un dato positivo, dato il soggetto)... Credo che sì, il bambino abbia bisogno della figura paterna e materna e bla bla bla, ma che possa crescere decisamente molto meglio in una famiglia felice. Basta questo. Basta l'affetto, l'amore, e, ovviamente, una stabilità (affettiva ed economica). Il fatto che siano poi due donne, due uomini, un uomo ed una donna, è irrilevante secondo me. Fra l'altro sono state compiute un sacco di ricerche a riguardo, e pare che un bambino cresciuto in una famiglia 'tradizionale' non abbia nulla di diverso da uno cresciuto in una famiglia composta da genitori omosessuali. Se qualcuno ha le prove che questo non sia così (prove che non siano dettate dalla religione, s'intende!) sono pronta a cambiare idea.
  15. **Frances**

    Fringe

    In realtà lo trovavo un telefilm abbastanza scadente, poi però la curiosità ha vinto. La terza stagione è veramente bella. Attendo con ansia la quarta, anche perchè non ho capito una mazza e mi sento spaesata come quandi vidi la terza serie di Lost. Maledetto JJ.
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