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butch

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    Italia, Abruzzo

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  1. butch

    Presentare un libro a Torino: ma dove?

    Ciao a tutti, ho un grande e bellissimo legame con Torino e mi piacerebbe presentare il mio romanzo anche in quella meravigliosa città, quest'autunno. Purtroppo però non la conosco sufficientemente bene per sapere dove poter organizzare una presentazione efficace. Considerate che non potrò contare su di un nutrito gruppo di partecipanti sicuri, e che quindi escluderei i locali troppo ampi. Una libreria, anche piccola, potrebbe essere più che sufficiente, ma non escludo biblioteche o scuole o altro. Il libro è un noir in cui i protagonisti sono dei banditi che colpiscono alcuni "nemici del popolo" (passatemi la definizione approssimativa) spinti da motivazioni etiche e non da tornaconti personali. Amici torinesi, vi viene in mente qualcosa? Grazie a chi vorrà aiutarmi.
  2. butch

    Come rendere potabili gli "spiegoni" ?

    Lavora di fantasia. Distribuisci lo spiegone su più capitoli, ad esempio. Inseriscilo in un flash-back, tipo storia nella storia, o in una descrizione, o in un aneddoto raccontato da uno dei personaggi.
  3. butch

    Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

    Secondo me assolutamente sì. È però importantissimo riuscire a capire quale sia il proprio stile, se se ne ha uno. Si può scrivere ottimamente senza suscitare alcuna emozione, e questo sarebbe grave. Si può, al contrario, scrivere in maniera mediocre ma riuscire in qualche modo a partorire uno spunto che un buono scrittore (o uno scrittore con un po' di esperienza) riuscirebbe a trasformare in qualcosa di godibile. Non tutto sta nella penna: dimentichiamo spesso che i nostri occhi, la nostra sensibilità e la nostra attenzione sono fondamentali per scovare attorno a noi gli spunti per un racconto o un romanzo. Bisogna sintonizzarsi su quello che ci circonda, filtrarlo con la nostra natura e poi riuscire a metterlo nero su bianco. Non è facile, non è nemmeno impossibile. Bisogna avere curiosità, sensibilità, pazienza e disciplina. Io, per esempio, sono in cerca di spunti per nuovi racconti da almeno un paio di mesi, ma non ho ancora trovato nulla che valga la pena descrivere. È proprio così o sono io che rimango "cieco" di fronte a quello che mi circonda? Probabilmente uno scrittore avrebbe trovato già una decina di buone idee, e alcune di esse sarebbero diventate del buon materiale narrativo. La differenza sta anche qui: nell'abilità di setacciare quello che ci circonda alla ricerca della nostra pepita d'oro. La frase, l'idea, lo spunto da cui prende l'abbrivio la narrazione. Credo che quello sia un presupposto più importante del riuscire a tradurlo in "scrittorese". La forma si può imparare, per il contenuto, be', ci vuole più predisposizione. Ma mai dire mai. Tutto può essere imparato. Non credo troppo alla favoletta delle muse. Mi spaventa l'idea che i talenti non possano essere acquisiti. Di certo non diventerò un genio, ma mi accontenterò di migliorare più che posso e arrivare al mio limite. Oh, male male che va, almeno la carbonara mi esce da paura, giuro.
  4. butch

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Piccola precisazione: la critica positiva alla quale ambisco ha valore solo se ben circostanziata e contornata da qualche critica negativa. Del complimento puro non me ne faccio nulla, quindi zio Franco che mi dice "Bello il tuo libro" purtroppo non mi aiuta granché.
  5. butch

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    La tua sottolineatura in effetti è corretta. Forse sono io che ragiono in maniera diversa. Scrivere mi piace tanto quanto ricevere una critica positiva da parte di un esperto o di un lettore che stimo.
  6. butch

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Be', é chiaro che se ti chiami Lansdale ciò che scrivi deve piacere a te per primo. Ma se sei un povero cristo di esordiente che cerca d'imparare qualcosa, non mi pare saggio che l'unico metro di giudizio sia il tuo gusto personale. All'inizio sarebbe meglio cercare di convincere anche chi ha esperienza. Non mi pare che facendolo si umili il proprio "sacro fuoco" (concetto che trovo sbagliato, presuntuoso e limitante). Poi dipende anche da cosa si vuol fare dei propri lavori. Se il cassetto è la tua massima ambizione, continua pure a scrivere assolutamente per te stesso. Nessun problema. Magari ti diverti anche di più.
  7. butch

    Nomi dei personaggi

    Al mistero su cosa spinge a scegliere nomi stranieri per personaggi italiani, non so rispondere né ora né mai. Per mia fortuna non ho mai letto cose del genere, e penso che sarebbe un buon motivo per smettere di farlo qualora succedesse, per poi andarmi subito a fare un impacco di trielina sugli occhi. Sullo scegliere i nomi dei personaggi, be', io li scelgo come scelgo tutte le loro altre caratteristiche: devono calzargli bene, essere credibili, facili e non utilizzati da altri scrittori o autori. Parlo in questo caso della combinazione nome + cognome (perdonatemi l'esempio cretino, ma sono pur sempre le 7:55 di mattina): non chiamerò mai un mio personaggio Sherlock Holmes (come invece dopo vent'anni hanno ritenuto di fare alla Bonelli rivelando il nome di battesimo dell'ispettore Bloch: Sherlock Holmes Bloch).
  8. butch

    Consigli di scrittura di Joe Lansdale

    Grazie Ace! Ottimo lavoro.
  9. butch

    Biografia e case editrici

    Ma com'è possibile che tu sia riuscito a selezionare una sola casa editrice alla quale inviare il tuo manoscritto? Io, che ho inviato solo alle CE free che avessero dei titoli noir in catalogo (così rispondo anche alla tua domanda sul genere del mio romanzo) sono riuscito a scovarne una ventina... Possibile il tuo lavoro sia di collocazione così difficile? Ultimissima cosa, prima di augurarti in bocca al lupo: nella biografia non so quanto sia importante riportare i titoli di studio. È una sintesi della tua vita, non un curriculum. Io della mia inutilissima laurea non ho fatto alcun cenno, e tantomeno ho scritto di aver frequentato un banalissimo istituto tecnico.
  10. butch

    Biografia e case editrici

    Ti ringrazio molto ma in questo forum ci sono autentici esperti, io non sarò che un esordiente (quando uscirà il mio romanzo quest'autunno). Perché in quegli otto mesi del tuo esempio dovresti per forza pubblicare col self-publishing?
  11. butch

    Cosa state leggendo?

    "Savant" di Jøn Mirko, thriller sui cui risvolti non posso ancora pronunciarmi, ma credo ne vedrò delle belle. A un quinto del libro, posso dire che mi sta prendendo un bel po'.
  12. butch

    Biografia e case editrici

    A me pare che stai facendo un guazzabuglio di "dicono/credo che/mi pare" condito di stereotipi di vario genere, tipo la disabilità e la meschinità nei confronti di chi avrebbe solo la quinta elementare. Se ti pare sensato basare su questi ragionamenti i tuoi futuri eventuali invii (o mancati invii) alle case editrici, fai pure. Io non mi precluderei una strada basandomi sul "sentito dire", oppure, se vuoi farlo, mi pare dovresti accettare anche i consigli di chi, qui dentro, di invii ne ha fatti parecchi, e sta cercando in tutti i modi di smontare le tue teorie. E bada bene: lo faccio non perché mi piace avere ragione, ma perché odio che una persona si debba tagliare le gambe da solo. Magari hai un capolavoro nel cassetto e ce ne stai privando perché un tuo amico dice che le case editrici bla bla bla bla... Ma dai. Prendi il tuo libro e spediscilo, molla questi ragionamenti che ti inchiodano al mondo delle supposizioni. Ci saranno case editrici chiuse, chiusissime, blindate, piene di pregiudizi (su questo ne dubito, ma ammettiamolo pure), così come statisticamente ce ne saranno altrettante che sono l'esatto contrario. Il mio libro è stato scartato venti volte e accettato tre. Di queste tre, ben due grazie al risultato ottenuto al Premio Calvino, e non grazie alla mia scrittura (almeno, non in un primo momento). C'è voluto più di un anno e mi considero fortunato. Lascia perdere il self-publishing, a quello puoi ricorrere in ogni momento. Mettiti alla prova e spedisci il tuo manoscritto. Se nessuno vorrà pubblicarlo, allora magari o ti poni altre domande o te lo pubblichi da solo. Nessuno te lo vieta ed è una strada come un'altra. L'unica cosa che condivido è il fatto che l'auto-promozione ha dei costi, e che questi ricadono quasi tutti sull'autore, se parliamo di un esordiente che ha pubblicato con una casa editrice "free". In questo però sentirei chi di presentazioni ne ha già fatte, io non comincerò prima di questo autunno e posso solo raccontarti quello che farò io. Scusa se sono stato un po' troppo diretto, ma già che scrivi dalla Sicilia mi fai simpatia e poi mi sembri molto giovane. Io non sono nessuno, però quello che ti ho scritto è tutto vero, non è un "sentito dire da...".
  13. butch

    Biografia e case editrici

    Ti faccio alcune domande: una casa editrice ti ha rifiutato a causa della tua quinta elementare? Che c'entra l'essere disabile? E infine: perché una casa editrice dovrebbe scartare sulla base della sola biografia, e al contempo privilegiare chi nella propria elenca più titoli di studio? Non entro nel merito delle scelte editoriali, ma mi pare un discorso assurdo precludersi da soli un potenziale buon libro solo per una biografia che, a quanto scrivi, non é poco interessante, ma é solo povera di titoli di studio? Non ti pare un po' assurdo come ragionamento?
  14. butch

    Biografia e case editrici

    Chi di noi non ha in sé un po' di Pincopallinaggine?
  15. butch

    Biografia e case editrici

    Be', ma tanto, prima o poi, questa fase la dovrai pur affrontare. Se una casa editrice usa la biografia come primo strumento di valutazione è libera di farlo (anche se dall'esterno mi pare abbastanza improbabile), così come tu sei libero di scegliere a chi sottoporre il tuo lavoro. Non puoi sapere a prescindere che peso avrà la tua biografia all'interno della valutazione, quindi... perché farsi queste domande, se non esiste modo di modificare la realtà dei fatti? Anche perché credo che siano poche le biografie che, prese da sole senza pensare al relativo manoscritto, possano decidere per la pubblicazione o meno. Dovresti aver avuto una vita e delle esperienze talmente sensazionali da mettere in secondo piano il valore letterario del tuo lavoro. O, al contrario, dovresti aver avuto una vita talmente piatta da precludere la pubblicazione. Nel primo caso potrei anche capire, ma nel secondo... perché? Un Pinco Pallino qualunque non può scrivere un capolavoro? Come può una casa editrice partire da questo assunto?
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