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butch

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  1. butch

    Biografia e case editrici

    Chi di noi non ha in sé un po' di Pincopallinaggine?
  2. butch

    Biografia e case editrici

    Be', ma tanto, prima o poi, questa fase la dovrai pur affrontare. Se una casa editrice usa la biografia come primo strumento di valutazione è libera di farlo (anche se dall'esterno mi pare abbastanza improbabile), così come tu sei libero di scegliere a chi sottoporre il tuo lavoro. Non puoi sapere a prescindere che peso avrà la tua biografia all'interno della valutazione, quindi... perché farsi queste domande, se non esiste modo di modificare la realtà dei fatti? Anche perché credo che siano poche le biografie che, prese da sole senza pensare al relativo manoscritto, possano decidere per la pubblicazione o meno. Dovresti aver avuto una vita e delle esperienze talmente sensazionali da mettere in secondo piano il valore letterario del tuo lavoro. O, al contrario, dovresti aver avuto una vita talmente piatta da precludere la pubblicazione. Nel primo caso potrei anche capire, ma nel secondo... perché? Un Pinco Pallino qualunque non può scrivere un capolavoro? Come può una casa editrice partire da questo assunto?
  3. butch

    Con che ordine scrivere le sottotrame

    Nel mio caso, trattandosi di un noir con una importante sottotrama gialla e un'altra, molto più flebile, "emozionale" (perché non potrei definirla "d'amore"), non potevano che avanzare contemporaneamente. La scoperta di un indizio nella sottotrama gialla (o talvolta in quella emozionale) rimetteva in moto la trama principale, e viceversa. Avevo perfino realizzato uno schema grafico per mostrare lo stato di avanzamento delle varie sottotrame rispetto a quella principale, in modo da capire meglio se ne stavo trascurando qualcuna per un periodo troppo lungo o meno (pippa rivelatasi poi superflua, ma utile allora per tranquillizzarmi, in quanto esordiente al primo romanzo). Non credo che da lettore apprezzerei l'apertura e chiusura di una sottotrama quasi come fosse una sezione a sé stante. Ci sono delle eccezioni, ovviamente. Il Don Chisciotte, che è uno dei libri che ho più amato, è pieno di divagazioni, ma lì ha un suo senso e una sua necessità, sia per i riferimenti letterari alla letteratura sulle gesta dei cavalieri, sia perché ha la struttura temporale di un diario, o quasi, perciò le divagazioni altro non sono che il racconto cronologico delle singole avventure che gli capitano. Vado a memoria, l'ho letto tanti anni fa. Quindi, volendo riassumere una risposta: dipende dal tipo di romanzo che stai scrivendo. Credo che nella maggior parte dei casi sia più utile (e più avvincente) che le sottotrame si avviluppino alla trama principale e procedano assieme, ma esistono delle eccezioni.
  4. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Onestamente non comprendo questo malcelato rancore verso gli esiti del concorso. L'unica cosa che a me darebbe fastidio (non certo l'aver perso, lo davo per scontato) sarebbe leggere il libro finalista e scoprire che è veramente e oggettivamente pessimo. Ma così non sarà, e anche se fosse, saranno i dati di vendita a decretare il successo di tutta questa operazione. Ora, non essendo io un azionista della DeA Planeta: perché mi devo avvelenare il sangue per così poco? Il concorso aveva le sue regole e chi ha partecipato le ha accettate. Non spendendo nemmeno un euro, per giunta. Se non abbiamo vinto, amen. Ha vinto una che "però...chissà...si dice...forse..." ma cosa importa? Il mondo non inizia né finisce con un concorso. Si partecipa per partecipare, e anche per studiare il funzionamento dei concorsi, con i loro pregi e i loro difetti. È solo un'esperienza, utile in quanto tale, non perché si deve per forza ben figurare o addirittura vincere. Se anche avessero fatto vincere una a tavolino, a noi cosa cambia? Forse l'unico a potersi lamentare è il primo tra gli sconfitti. Ma non sono certo io. Io penso di essere arrivato più o meno 1120°. :-)
  5. butch

    Argento Vivo Edizioni

    Ho firmato con loro a dicembre, e anche se il mio libro non è stato ancora editato (ovviamente, aggiungo, dato che c'è comunque una priorità data ai tanti libri giunti prima del mio), posso testimoniare che mi sono subito trovato a mio agio: nessun mio dubbio, nessuna mia incertezza, nessuna mia domanda è stata mai, nemmeno per un secondo, trattata con superficialità. Ogni risposta ricevuta è stata tempestiva, cordiale, aperta e proficua. Lo spirito di collaborazione è sempre presente, e questo mi fa ben sperare. La loro attività promozionale mi pare buona: ogni giorno c'è qualche contenuto nuovo sui social, che sia una semplice pubblicità, o il resoconto di un'intervista, una presentazione, un'anteprima etc. Dopo aver avuto un'esperienza disastrosa con un'altra casa editrice (con la quale non si è arrivati - per mia fortuna - alla firma del contratto) l'operato della ArgentoVivo è stato per me la rivelazione che qualcuno ha davvero a cuore gli esordienti. Assolutamente consigliata.
  6. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Per me le esigenze del mercato sono un finto problema. Primo, perché di mercati ne esistono diversi; secondo, perché nessun libro davvero buono resta a lungo imprigionato nelle maglie del mercato. Magari faticherà a trovare un editore, magari ritarderà la sua uscita, magari non venderà migliaia di copie, ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la sua qualità, che dev'essere l'unico faro, a mio avviso. Io resto sono chiacchiere e speculazioni sui "se" e sui "ma". La scrittura, poi, ha il vantaggio di non richiedere nè collaborazioni, nè investimenti, nè compromessi: basta carta, penna, autocritica e disciplina. Il libro può esistere indipendentemente dal mercato... E cosa volere di più? Se non si scende almeno un po' a patti con le esigenze commerciali si può sempre scrivere per se stessi, o per autopubblicarsi...
  7. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Io parteciperei nuovamente molto volentieri: l'esercizio di pazienza prima e quello di umiltà poi (nello scoprire che non ho ottenuto alcun risultato) mi fanno bene. L'unica cosa seccante è che, se si è in attesa di risposte da un editore, si deve tenere tutto bloccato troppo a lungo. Lo dico perché non sono stato né vorrei essere tra quelli che, magari loro malgrado, hanno inviato all'ultimo minuto. Ma un concorso del genere, con un montepremi e una visibilità del genere, per di più gratuito... per me non partecipare sarebbe un errore.
  8. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Chiedo scusa!
  9. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Per me la fine del sogno mi permette oggi di non dover più nascondere che il mio romanzo d'esordio *Editato dallo Staff* ormai circa quattro mesi fa aveva già trovato un editore (free) talmente corretto da lasciarmi il tempo per partecipare e farmi inserire una clausola rescissoria nel caso fortuito fossi finito tra i cinque finalisti. Quindi per me oggi è festa: riprendo i contatti con l'editore e mi preparo a esordire. Non potrei essere più felice. Era solo un bellissimo sogno, ma questa è un'ancor più bella realtà. Comunque grazie a tutti voi per aver condiviso le ansie connesse a questo super-premio. Mi siete stati di grande aiuto!
  10. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Scusate, ma se gli scrittori che hanno usato uno pseudonimo fossero autori affermati, come pensavano di rimanere anonimi in caso di tour promozionale? Maschere? Plastiche facciali?
  11. butch

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Ragazzi, sarò banale ma ormai il tempo dei ragionamenti e delle pippe mentali (per prime le mie) è finito. Per quanto mi riguarda la proclamazione dei finalisti sarà solo il momento in cui tornerò alla realtà, e dopo tutti 'sti mesi direi che è proprio ora. In bocca al lupo a tutti i partecipanti del forum, e speriamo che qualcuno di noi abbia una chance. Daje. ;-)
  12. butch

    Quanto tempo avete per scrivere?

    Ciao, se va bene, nei ritagli di tempo. Ho imparato a concentrarmi anche solo per pochi minuti, magari una mezz'ora appena sveglio, quando moglie e figlie dormono ancora.
  13. butch

    Cosa state leggendo?

    Finito "Furore" di Steinbeck, ora un saggio: "L'Italia intatta" di Mario Tozzi.
  14. butch

    Primo: farsi capire.

    Non so quanti di voi abbiano dei figli. Be', ii ne ho due, di cinque e un anno rispettivamente. Spesso non aspetto le domande, ma spiego loro determinate circostanze usando un vocabolario ridotto e degli esempi a loro familiari. Non c'è una grande differenza tra questa forma di comunicazione e quella con i propri lettori. Non che il lettore medio sia paragonabile a una bimba di cinque anni, ma è più che altro una forma di rispetto e di apertura verso chi ti sta ascoltando che, per me, è doverosa. Se scrivo è perché ritengo di avere gli strumenti per farmi capire: non me la sento di demandare tutto al lettore, e quando un autore lo fa con me mi sento trattato con sufficienza e un filo di snobismo. Tipo chi cita autori, che so, latini, senza degnarsi di inserire una nota a margine con la traduzione. Preferisco di gran lunga avvicinare alla lettura persone che non leggono piuttosto che far vedere quante cose so (ben poche) a una cricca di intellettuali.
  15. butch

    Una frase dubbiosa...

    Tra le due, la seconda mi pare più corretta. Ma in generale nemmeno a me piace particolarmente.
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