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Marcello

Supercritico
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Tutti i contenuti di Marcello

  1. Marcello

    Mezzogiorno d’inchiostro n.130 Topic ufficiale

    Due tracce una più bella dell'altra...
  2. Marcello

    Cosa state leggendo?

  3. Marcello

    Cosa state leggendo?

    Siccome non ho tempo per leggere ho iniziato contemporaneamente: Bartleby, lo scrivano di Melville e Le ragioni della follia di Fabio Giorgino
  4. Marcello

    Penna e Spada - Il topic per le votazioni

    Come era stato già annunciato, apriamo questo topic che serve a esprimere i voti di ogni sfida. Votate 1 se intendete premiare il campione in carica; votate X se ritenete che i racconti si equivalgano; votate 2 se intendete premiare lo sfidante. Soltanto i voti qui, grazie.
  5. Marcello

    Mezzogiorno d’Inchiostro n.130 - Off topic

    No, domenica lunedì.
  6. Marcello

    Clausola penale e info varie

    Devi diffidare: non è per nulla abituale e dà l'idea che la casa editrice abbia degli scheletri nell'armadio (quelli di qualche autore, probabilmente ). Per ogni altra informazione sui contratti trovi una guida molto seria e dettagliata qui:
  7. Marcello

    Richieste cambio Nome Utente o Cancellazione Account

    Già pronti i ruoli, divisi per sesso: Le "advisor", anche dette cariatidi e i "navigator" o telamoni che dir si voglia come sostengono loro, nessuno.
  8. Marcello

    Richieste cambio Nome Utente o Cancellazione Account

    Eh, questi sostenitori che vanno sostenuti...
  9. Marcello

    Mail sgrammaticate

    Rispondo d'impulso, pensando anche a una certa persona che un tempo vendeva l'acqua miracolosa pubblicizzava i prodigi della sua casa editrice su questo forum con sprezzo della sintassi: no. Magari con un anticipo di qualche migliaio di euro potrei anche cambiare idea...
  10. E se invece fosse interna, ma non coinvolta nell'organizzazione? Servirà del personale in quell'istituto e immagino che non tutti saranno al soldo di Kruger & C. Un infermiere/a dalla spiccata curiosità o che ha assistito a qualcosa che non avrebbe dovuto vedere (o udito una conversazione compromettente)...
  11. Un giornalista incaricato di fare un'inchiesta sulla struttura, o anche un semplice servizio, e che nota qualcosa di sospetto.
  12. Marcello

    1 Giallo x 1.000 2a edizione [31/12/2019]

    @AndreaLuna basta andare sul sito dell'editore: c'è il fac-simile del contratto di edizione che viene sottoposto ai finalisti: http://www.0111edizioni.com/FACSIMILE_CONTRATTO_DI_EDIZIONE_per_Concorso.pdf
  13. Marcello

    In eterno

    @rask0l , per quanto siamo permissivi in materia di commenti con i nuovi utenti, il tuo è davvero troppo risicato... Sei intervenuto due volte, ma in sostanza hai comunicato soltanto all'autrice che il suo stile non ti ha convinto e che usa troppa punteggiatura. Davvero troppo poco, infatti già due sostenitori hanno segnalato che il commento era insufficiente. Sono costretto a chiudere il racconto; sforzati di fare un commento più articolato a un qualsiasi brano dell'Officina e poi manda il link via messaggio privato a un qualsiasi staffer che vedi online e il racconto verrà riaperto ai commenti degli utenti.
  14. Eccomi! Io invece, che pure sono un lettore ma ho fatto il libraio per ventinove anni, preferivo di gran lunga il tempo in cui facevo gli ordini via fax ai vari magazzini di distribuzione.
  15. Questo è fuori di dubbio , credo che – forse è meglio spero – siamo tutti d'accordo con te. Qui è stato chiamato in causa un aspetto tecnico della strutturazione dei dialoghi e per quel motivo ognuno si sta accanendo a sostenere i propri metodi, ma l'elemento più importante del dialogo è far parlare i personaggi con la propria voce e non con quella dell'autore .
  16. Tutti noi abbiamo dei vocaboli che ci sono antipatici, magari senza un motivo preciso. Puoi sostituirlo con mugugnare e borbottare, sempre che non ti siano antipatici anche quelli
  17. Ah, ho capito... Scherzi a parte, a me piace più così: Dopo aver incontrato il vicino antipatico sul pianerottolo, Antonio entrò in casa, si precipitò verso la sua camera, accese la luce e notò il gatto della bimba disteso sul letto. «Fufy, va' via! su! Quello è il mio letto. Quante volte devo dirti che lì non si dorme?» esclamò.
  18. a cui fa seguito la catastrofe, che consiste nel prendere spunto da un topic qualsiasi e iniziare a parlare di tutto, vero @dyskolos ? Ragazzi, la discussione si chiama: Le tag di dialogo: meglio il buon vecchio "disse" o i sinonimi? Perché costringere un utente interessato all'argomento a leggersi pagine sì interessanti, ma che non c'entrano nulla con la discussione in merito? Dalle tag di dialogo nel discorso diretto siamo già arrivati alle figure retoriche in poesia... Se siete interessati all'argomento delle ripetizioni in narrativa, in poesia, nei comunicati stampa o nel vostro quotidiano preferito aprite una nuova discussione, per favore. Torniamo in topic, ora. Grazie.
  19. È comunque un verbo che comporta un'emissione di voce, si sottintende "con queste parole", "dicendo" o simili. Ben diverso da "ridere", perché non si può ridere una frase (nonostante qualcuno pensi di ridere e parlare contemporaneamente...) e nemmeno sospirare, a parte un "eh". «Eh...» sospirò. «Non doveva andare così» disse poi.
  20. Giustissimo, molto dipende dal tipo di romanzo e dalla situazione. Io scrivo polizieschi e mi ritrovo spesso ad avere dei brainstorming anche di dieci persone. Si tratta ovviamente di dialoghi lunghi, perché un'intera squadra sta valutando indizi, esaminando rapporti della Scientifica, formulando ipotesi... Sono importanti, perché permettono al lettore di avere un riassunto dei fatti (una tecnica che ho imparato da Mankell e ho cercato di fare mia) e di "misurarsi" con gli investigatori, ma è ovvio che rischiano di annoiare. Non posso andare avanti quattro o cinque pagine a forza di "disse A, B, C, D, E..." e quindi cerco di spezzare i dialoghi con degli accorgimenti (una telefonata, un agente che bussa alla porta...), con qualche intervento del narratore (Thomas, che era stato zitto fino ad allora, esclamò «Non può essere stato lui...»), con il commissario che interpella direttamente uno della squadra («Tu che l'hai interrogato, Marco, pensi che..») e via di questo passo. Come diceva sopra @massimopud , me lo posso permettere perché in quei frangenti non ho bisogno di un ritmo serrato: non sta accadendo nulla che lo richieda, ci sono soltanto dieci persone in una stanza che esaminano delle ipotesi. Scusate l'autocitazione, ma era per esprimere questa tesi: io credo che ognuno di noi debba saper valutare nello specifico la scena che sta scrivendo. Non esistono soluzioni universali che si applichino a ogni contesto, ma soltanto un ventaglio di possibilità tra cui l'autore deve scegliere cercando di essere coerente con il genere del romanzo, con la psicologia dei personaggi che ha creato, con l'azione in corso di svolgimento, con l'estensione della parte dialogata, con la situazione esterna e, in ultima analisi, con il proprio stile. Scusate la prolissità, mi è sfuggita la penna la tastiera .
  21. Ma sì, qualche volta si può usare: l'importante è che risulti naturale e non sia un semplice stratagemma per fare capire al lettore chi sta parlando in quel momento. Immagina la scena nella tua mente, compresi gli atteggiamenti dei protagonisti e i loro sentimenti, espressi o repressi che siano: se riesci a 'vedere' la scena saprai con esattezza quando un nome proprio può essere usato senza che risulti artificioso. Prima però metti l'apostrofo anziché l'accento in po', altrimenti non riesco a leggerti .
  22. Su tutto il resto sono d'accordo, ma questo accorgimento è meglio usarlo con grande parsimonia, se non evitarlo del tutto. Se sono due a parlare è rarissimo che una persona usi il nome dell'altro: ce l'ha di fronte, non ne ha alcun bisogno. Anche nell'esempio che hai fatto, perché A dovrebbe dire: Senti, Mario, non credi di essere un po' opprimente? In un dialogo vero direbbe: (ehi), non credi di essere un po' opprimente? Sta parlando a Mario e non c'è nessun altro in giro, non ha bisogno di dirgli 'Mario'. Diverso è il caso se sono presenti più di due persone, ovviamente. Leggo: Con i palmi delle mani piantati sulla scrivania, si sporse in avanti. «Non credo sia stato il postino a suonare... Tu cosa ne pensi, Mario?» e intuisco che dalla parte opposta della scrivania c'è qualcun altro oltre a Mario, ma chi fa la domanda si rivolge esplicitamente a lui (probabilmente perché ritiene che a suonare sia stato proprio Mario). Altre volte si può usare l'appellativo (più la carica o il titolo che il nome, in questo caso) per indicare deferenza e rispetto: «Non sono stato io, commissario, glielo giuro.» «Farò come dice, signor preside.»
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