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Marcello

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Su Marcello

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    Scrittore ed editor freelance
  • Compleanno 22/12/1956

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    Forlì
  • Interessi
    arte, cultura e civiltà dei Paesi Bassi
    scacchi
    viaggi

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32.203 visite nel profilo
  1. Marcello

    Una frase che non mi torna

    E lo è anche "dietro il banco", altrettanto corretta di "dietro al".
  2. Marcello

    Una frase che non mi torna

    My two cents for this one.
  3. Marcello

    virgole e possibili alternative

    Sì, c'è un famoso luminare polacco che organizza gruppi di ascolto e di auto-aiuto: l'esimio professor Kunowski.
  4. Marcello

    virgole e possibili alternative

    Se ti può fare piacere, vale la stessa cosa anche per me. La prima revisione che faccio di un mio scritto consiste nel dimezzare i due punti.
  5. Marcello

    virgole e possibili alternative

    Mettiamo a posto le virgole e sbrodoliamo con i possessivi?
  6. Marcello

    virgole e possibili alternative

    Perfettamente d'accordo con @swetty, ma era fondamentale conoscere le frasi che precedono per stabilire che la virgola è corretta. Le altre due invece
  7. Marcello

    virgole e possibili alternative

    Anche a me . Sapete che io sono molto parco con le virgole, qui ne metterei un paio: Tizio ha visto quel film decine di volte, ma a quanto ricorda non ci sono buchi di trama, come invece sostiene Caio. L'unica davvero necessaria (per me, s'intende) è quella prima di "come" e infatti cercherei di lasciare solo quella . Penso che scriverei: Tizio ha visto quel film decine di volte e non gli pare che ci siano buchi di trama, come invece sostiene Caio. Il "ma" non mi pare che ci stia bene: è proprio perché lo ha visto decine di volte che dovrebbe sapere che non ci sono buchi di trama. O pensi che lo debba rivedere una volta di più?
  8. Marcello

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Credo che tu abbia frainteso in pieno il mio pensiero, oppure io mi sono espresso in maniera davvero maldestra. Non si tratta di mondo interiore: si tratta fondamentalmente di capacità tecniche. Se potessi farti leggere mezza paginetta di certi romanzi che mi vengono sottoposti per un editing sarebbe tutto molto evidente. E ti giuro che non è questione di snobismo, chi mi conosce di persona sa che sono una persona umile. Anche troppo a volte... Non si tratta di avere cose da dire, ma di averne le capacità. Se hai ("hai" impersonale) una storia profonda e intensa da raccontare, ma sintassi, grammatica e consecutio sono parole vuote di significato, quella storia profonda e intensa non potrà arrivare a un lettore senza qualcuno che le dia una forma leggibile. O, se ci arriva così come sta, difficilmente qualcuno potrà goderne. E, per inciso, non sono plurilaureato, ma nemmeno laureato: mi sono fermato tre esami prima, quando mio padre è morto mentre prestavo servizio militare. E non scrivo sbrodolate mainstream, ma romanzi di genere. E De Gregori è il mio cantautore preferito, dopo Guccini.
  9. Marcello

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Mi hai acceso la giornata!
  10. Marcello

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Lo sentivo dire già una decina di anni fa: non ci credevo allora e ci credo ancora meno oggi. Mah, in realtà costavano di più dieci anni fa... Prima della crisi il rilegato con sovraccoperta aveva sfondato il muro dei venti euro; oggi si aggira sui diciotto-diciannove.
  11. Marcello

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Sono d'accordo sulle conclusioni, meno sulle motivazioni. Ad aumentare il giro d'affari, più di quelli che pensano di arricchirsi o di diventare famosi, concorrono la casalinga e l'impiegato del catasto (le prime due attività che mi sono venute, che non hanno nulla di disdicevole in sé, s'intende) che vogliono mostrare a schiere di nipoti, cugini e amici di essere scrittori. Accarezzare il proprio ego fa parte di noi (non dimentichiamo l'Adeodato Lampustri di Umberto Eco) e ora che "si può" con grande facilità non sappiamo resistervi.
  12. Marcello

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Come non essere d'accordo? Sacrosanto. Quello di un tempo, per i motivi legati a ciò che ti dicevo nel primo messaggio. All'epoca una casa editrice quando pubblicava un autore investiva davvero su di lui; non perché gli editori di un tempo fossero più "buoni" di quelli odierni, ma semplicemente per esigenze commerciali. La prima tiratura di un esordiente con Mondadori o Rizzoli non era mai inferiore alle cinquemila copie, ma si attestava quasi sempre sulle otto-diecimila. I bestseller "annunciati", che uscivano nei periodi caldi (Natale e l'estate) viaggiavano su tirature dalle cinquantamila copie in su; un Grisham o uno Wilbur Smith passavano tranquillamente le centomila copie in prima battuta (anche perché i tempi di ristampa erano quattro o cinque volte superiori a quelli odierni e il bestseller che fosse andato in ristampa ai primi di dicembre lo avresti rivisto soltanto nell'anno successivo, mentre oggi l'hai di nuovo a scaffale la settimana successiva). In quel mondo (sembra che parliamo dell'Ottocento, ma sto parlando di una ventina di anni fa) nessuno poteva permettersi di stampare cento o duecento copie di un libro e la selezione doveva essere per forza più accurata, soprattutto per gli editori meno ricchi.
  13. Marcello

    Presentazione "Le memorie di Roksteg - I re perduti di Gherrod"

    Fino a

    Bravo Federico, in bocca al lupo.
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