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henderson

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  1. henderson

    Caro Giovanni

    http://www.writersdr...84-lintervista/ Caro Giovanni, è un periodo di secca. Niente più da scrivere. Provo la sensazione di un pescatore davanti a un mare tenuto fermo da un coperchio di ferro. Il pescatore sa che sotto la lastra ci sono mostri, semplici branchi di acciughe, sirene. Ma il saperlo a cosa gli serve, se non può pescare? Da giovane ho dilapidato le parole quasi le avessi vinte in una fantastica lotteria plurimiliardaria. Avevo il vizio di scrivere e strappare. Con la pittura, invece, bastava che mi dicessero: bello! e io subito staccavo la cornice dal muro. Insistevo perché accettassero. Non ero generoso, ero solo ricchissimo, capisci? Vedevo la mia montagna di soldi - parole, tratti, idee, spunti, visioni e fantasie pascolanti come bestie felici nell’eden - e pensavo: potrò e saprò sempre, perchè non finiranno mai. Invidio quelli che hanno conservato nei cassetti. Invidio quelli che hanno cassetti. Diciamo che ho cantato a lungo, a lungo, a lungo. E adesso è inverno e non ho più voce. Tuo Arturo Arturo, mio buon amico, t'invio questa foto: è una cicala. Chissà perché le cicale me le immaginavo tutte sgraziate, grigie o nere, con ributtanti corpiccioli pelosi. Invece alcune, se non sono farfalle, poco ci manca, no? Tuo Giovanni
  2. henderson

    L'intervista

    Non rinnovo il consiglio di rivedere le regole grammaticali ( lo sto rinnovando, in effetti ). Il testo è comunque carino. Ha una sua leggerezza. Tu parli di angoscia e mi sembra esagerato: la definirei un'ansia benevola, da prestazione. E' assolutamente filmico e dunque, procedendo per immagini, la brevità delle frasi mi sembra azzeccata come scelta. Non sento la mancanza di una maggiore caratterizzazione dei personaggi, perché sono streotipi facilmente evocabili. Rivedrei la costruzione di qualche frase, con calma. cià
  3. henderson

    Pierugo e Carmela, una storia d'amore

    Grazie, belfagor sì, la parola cazzo è un eccesso, Sphera, ma mi pareva adeguata al genere...sai che non ci avevo pensato a far morire Carmela invece di Pierugo con una bella pratica sadomaso? Grazie per i suggerimenti, Lodin
  4. henderson

    Il titolo è alla fine

    divertente, i, Karl! ciao
  5. henderson

    Pierugo e Carmela, una storia d'amore

    me piageva tando il finale trugulento, cicciuzza
  6. henderson

    Pierugo e Carmela, una storia d'amore

    grazie mille, cene sventola.
  7. henderson

    in morte del Che

    Sì, la prospettiva del Mantegna é straordinariamente potente, così come la luce: suggerisce l'idea di una resurrezione che è vita eterna. Ma non credo che a Guevara importasse risorgere in paradiso. Forse voleva restare morto come un morto qualunque su questa terra.
  8. henderson

    lo zen, il suonatore Jones, eccetera

    e anche questo casino di formattazione del mio messaggio è una disgrazia di fuori
  9. henderson

    lo zen, il suonatore Jones, eccetera

    Palahniuk! wow! grazie, holderin, troppo, troppo buona le disgrazie di fuori che ne parliamo a fare? vengo ora da una disgrazia di fuori del tipo piove a dirotto cammino con le buste della spesa cariche a una si strappa il manico io sto in discesa caracollando sui miei stivaletti eccetera
  10. henderson

    Ert e Marie

    a volte penso che i personaggi, belfagor, non debbano essere raccontati più di tanto. dipende da cosa si scrive, dall'effetto che si vuole ottenere. grazie ciao
  11. henderson

    lo zen, il suonatore Jones, eccetera

    molto confuso, sì come ogni frammento che appunto da qualche parte. il titolo non è mai davvero importante, per me. Ma i titoli sono specchietti per le allodole, lo so, e io non ne becco molte:) grazie zaritè
  12. henderson

    in morte del Che

    chi è, bradipi? non lo riconosco
  13. henderson

    in morte del Che

    grazie, zaritè.
  14. henderson

    Pierugo e Carmela, una storia d'amore

    In un pomeriggio estivo, il clausfrofobico Pierugo riconobbe, tra i volti sconosciuti, tale Carmela. La vide nel momento in cui stava intensamente pensando che l'afa a cui faceva da contraccolpo l'aria condizionata, lo avrebbe probabilmente ucciso, tra gli scaffali del supermercato. Mosse passi incerti per raggiungerla e scambiare due chiacchiere, così, tanto per distrarsi. Carmela era un esempio di matura vaiassa che, mentre lui s'avvicinava boccheggiante, stava buttando nel carrello barattoli di pummarò. Esibiva, sotto il vestito nero in maglina, un reggiseno di merletto e sul davanti mostrava la trippa col piercing e parte delle tette. Però a Pierugo non importava un cazzo di quanto fosse volgare e cafona oltre ogni dire, perché gli sembrava di ricordare che avesse un carattere esuberante e allegro, cosa che in quel momento assumeva dimensioni, se non catartiche, almeno lenitive per la tetra angoscia che gli soffiava alito gelato nel cervello. "Ciao Carmela! ". "Aò, ciao! Che stai a fa' pure tu qua?" "La spesa". "Ah...come si sta bene con l'aria condizionata,eh?". "Altroché", rispose lui mentendo, perché sarebbe stato perlomeno surreale spiegare a quell'idiota felice l' orrore di vivere su un pianeta rotante nell'universo. E poi probabilmente Carmela ignorava l'esistenza dell'universo. "Che te sei combrato, eh? I surgelati? Ma te magni i surgelati, che te pozzino?". E, mentre gli frugava con gli occhi nel carrello, gli dava delle spinte sul braccio con la punta delle dita e lui rimbalzava all'indietro, tanta era il vigore del femminone e tanta la sua fiacchezza. "Eh, sì. Mi faccio 4 salti in padella, ché non mi va di cucinare, con 'sto caldo" "A li mortè, e vieni a trovarmi, nò? Ché ti faccio la peperonata, altro che 'sta sghifezza... " "Eh, magari, una sera passo" "Passa quando te pare e piace, anzi, stasera che devi fa'? Passa stasera, no?" "Stasera veramente..." "No, no, devi passa' stasera. Vieni, eh! Aò, guarda che t'aspeddo, sa? Aò, non me dare 'na sola!" "Veramente non mi ricordo bene la strada, Carmela" "Come non te lo ricordi? E' Via Mi-la-no, numero ven-dot-to. Sgrivitelo, forza, scrividelo!" "No...no, me lo ricordo..." "Aò, allora il vado, Vieni verso le oddo e mezza. Aò, vieni eh?" " Va bene, Carmela, grazie" Alle oddo e mezza, infelicissimo, suonò al campanello. Carmela aprì. S'era messa un abito rosso, con uno spacco inguinale "Aò., vieni, vieni, endra, mettete comodo" La casa di Carmela era una casa come la padrona sua, con il divano di alcantara nero e i cuscini di alcantara zebrati. "Vieni, vieni in cucina, guarda che t'ho preparato, altro che surgelati". Nella cucina rosso lacca sui fornelli fumava una padellona con i peperoni. "Tiè, assaggia" e gli allungò il cucchiaio di legno da cui piombò, subito, una goccia d'olio sulla scarpa di Pierugo. "Ahm...buono" "Bono, eh? Come li cucino io, i peperoni, non li cucina nessuno" e senz'altro aggiungere, mentre lui ancora stava deglutendo, gli appiccicò sulla camicia le tette sguainate e gli infilò la lingua in bocca.Cominciò a torcere la testa di qua e di là frugandogli tra i denti e risucchiando saliva. "Carmela....umf... aspet...brup... senti..", ma lei assatanata e sorda lo costrinse a retrocedere contro il frigorifero. Schiacciato con le scapole contro certe calamite a forma di sedano e carota, sentì una botta di caldo bestiale e annaspò. "Quanto me piaci...me sei sembre piaciuto, lo sai?" disse Carmela con voce roca, staccandosi per un momento. Lui non fece in tempo a ringraziare e a controbattere che sì, era compiaciuto anzi combiaciuto, ma forse era meglio non precipitare le cose, che lei gli infilò la mano nella patta, sbottonata in una frazione di secondo. Impugnò il cazzo come probabilmente aveva impugnato il peperone poco prima, per affettarlo e ansimò: " Vieni, vieni in camera". Trascinato per il guinzaglio, si ritrovò in camera da letto e fece in tempo a notare un'atroce riproduzione in plastica de Il bacio di Klimt, enorme, a capoletto. Letto dove fu abbattuto dalla forza bestiale dell'infoiata Carmela che s'era liberata del vestito rosso e ora gli troneggiava sopra in reggiseno a balconcino di pizzo con fettucce rosse e tanga. La carne le premeva contro gli elastici, mentre lui la guardava parandosi, a braccia flesse, con la stessa espressione di muto orrore di uno che vede crollare il soffitto durante il terremoto. " Sgopame, sgopame" rantolava Carmela muovendosi forsennata e tuffandoglisi addosso per rimbucargli la lingua dentro le guance che conservavano ancora un retrogusto di peperone. Fu allora che Pierugo perse la testa, anzi la proiettò in avanti come un ariete contro quella di lei. Il botto lo rintronò un poco, ma stese Carmela che cadde a terra, di fianco al letto. "Aiudo..." mormorò e fece per rialzarsi. "Fermo, troione", sibilò Pierugo mettendosi a cavalcioni e afferrandola alla gola. Carmela stava là con la testa schiacciata contro il pavimento. Lui si osservò le mani che s'erano rattrappite come quelle di un assassino dei films, intorno alla pappagorgia di lei e cominciò a stringere. Ma quella si tirò su e lentamente, con forza animalesca, gli sciolse le mani dal collo. "Aiudo... aiudo..." bofonchiò con poco fiato, "me vole ammazza'.." e, con uno strattone, si tirò in piedi, corse verso la porta e si mise a urlare sul pianerottolo: "Chiamade la polizia!". Allora Pierugo, che era rimasto fino a quel momento in una posizione bizzarra da catatonico tra la gamba del comò e il letto, si sollevò cautamente. Quella strillava ancora e si sentivano le porte aprirsi e qualche voce: "Che c'è ? Che succede?". "Aiudo!!! Accorrete!! ". Fermo davanti allo specchio del comò dove stavano infilate, tra vetro e legno, molte foto di Carmela, al mare, sulla neve e pure sulla ruota del luna park, Pierugo vide anche la propria faccia, livida, sudata, gli occhi sbarrati. Si sentì un tramestio sul pianerottolo. "Sta di là in camera, prendetelo... presdo, presdo!". Pierugo andò verso la finestra, la spalancò e si buttò giù. " Era un impiegato modello. E' stato un rabtus, Vostro Onore" pensò, prima di schiantarsi.
  15. henderson

    [MI 27] Occhio per occhio...

    Mi hai fatto tornare in mente il film " Un borghese piccolo piccolo" con Alberto Sordi. Sordi in questo film è magistrale: un piccolo impiegato che si trasforma in torturatore per sfogare la disperazione assoluta di aver perso il figlio e lo fa con una calma, una metodicità e una lucidità che fanno paura. Il tuo racconto mi è parso ben costruito e di piacevole lettura, non ho rilevato stonature. Ti faccio soltanto qualche minimo appunto: «La cosa più brutta che ti può capitare, dopo la morte di un figlio, è di renderti conto che la disperazione, la rabbia, il dolore possono far crollare il castello di convinzioni che ti sei creato, trasformandoti nella persona che non avresti mai creduto di poter essere.» Greg fissò dritto negli occhi il Pubblico Ministero per alcuni secondi, aspettando che continuasse. non si capisce bene, visto che greg aspetta che il giudice continui a parlare, chi è che pronuncia la frase iniziale. Si sentiva rilassato, pronto a rispondere a qualsiasi domanda, non gliene importava più nulla ormai. Quello che doveva fare lo aveva fatto, c’era solo da aspettare la requisitoria finale e che quella farsa terminasse. «E di quali convinzioni era fatto il suo castello, signor Adams?» fece il PM in tono quasi condiscendente. Greg serrò la mascella, senza distogliere lo sguardo dagli occhi del suo interlocutore, carichi di un’ansia curiosa. «Perdono, rispetto per la vita altrui, pace» scandì, con le lacrime agli occhi. «E perché adesso non crede più in questi valori?» «Gliel’ho detto. Perché il dolore e la rabbia sono forze distruttrici. Non dico che sia così per tutti, ma per me lo è stato. Lui…»Un singulto lo interruppe, e un’eco di disperazione pervase l’aula immersa in un denso silenzio. Greg inspirò profondamente e riprese tra le lacrime. qui ci metterei due punti per far continuare il discorso a greg «Avete visto il filmato, no? Lui me lo ha ammazzato, con una ferocia che... Quando l’ho visto colpire più volte con la spranga, e poi continuare a infierire su mio figlio ormai a terra privo di sensi, io…» Il PM annuì in modo appena percettibile. «Signor Adams, lei si è fatto giustizia da solo, una giustizia sommaria, degna del più bieco dei criminali. Non è pentito di ciò che ha fatto?» L’avvocato della difesa scattò in piedi. «Mi oppongo. Non è pertinente.» «Vorrei poter rispondere, signor giudice» intervenne Greg, mentre fissava con uno sguardo di sfida il suo avvocato. Se ne infischiava dei suoi consigli, non gli interessava mentire per sperare in uno sconto della pena. Doveva dire le cose come stavano. Doveva andare fino in fondo. Un brusio si sollevò nell’aula. Il giudice guardò l’avvocato della difesa da sopra gli occhialini. «Opposizione respinta.» Poi si rivolse all’imputato. «Risponda alla domanda.» Greg alzò la fronte, in un atteggiamento fiero e dignitoso. «Sono in pace con me stesso. Ho dato libero sfogo al fuoco che bruciava dentro. Dovevo liberarmene. Avevo paura per il rimorso che avrebbe potuto perseguitarmi, ma ho potuto constatare con piacevole sorpresa di provare solo un’appagante soddisfazione.» Fece una pausa, come per riflettere sulle ultime parole, e fissò un punto imprecisato in fondo alla sala. Negli occhi apparve il primo spiraglio di luce da quando era cominciato l’interrogatorio. «Sì, è proprio così: pace e soddisfazione.» «Anche al costo di rinunciare alla libertà?» chiese il PM. Greg abbassò lo sguardo. «Ogni cosa ha un prezzo.» «E a sua moglie non ci ha pensato?» Greg ebbe un attimo di esitazione. Il petto si gonfiò ripetutamente e quando alzò il capo sul viso precipitarono due grosse lacrime. precipitarono due grosse lacrime non mi piace «Anche lei fa parte del prezzo che devo pagare.» «Dunque lei si dichiara colpevole, signor Adams?» Greg tornò a guardare il PM. «Occhio per occhio, dente per dente»sentenziò. «Mi deve rispondere con un sì o con un no. Le ripeto la domanda signor Adams: lei si dichiara colpevole?» «No.» buon finale. ciao
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