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KieleHoneyBee

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    Sognatore
  • Compleanno 06/09/1990

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    Donna
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    Sardegna
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    Mmmmh, vediamo un po': faccio la musicista, e mi diletto a scrivere, comporre, cantare, recitare. Non mi fermo mai. Il mio mondo è in continuo divenire. Ed io anche.

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  1. KieleHoneyBee

    HYDA (capitolo 1)

    Julia – Aprile 2012 Ero solo una bambina, quando credevo che la luna piangesse. Ero convinta che lo facesse per il dolore di vedere i suoi figli, i sogni, morire sempre più precocemente nei cuori delle persone. Credevo anche che piangesse per farmi compagnia. O per farlo al posto mio, quando stavo talmente male da non riuscirci affatto. Ma ero cresciuta ormai, e la mia pallida luna era diventata così silenziosa e distante da me che di materno e consolatorio non aveva più nulla, se non qualche ricordo sbiadito legato alla mia prima infanzia. La guardavo anche quella sera, cercando di concentrarmi sul suo freddo candore mentre un imbecille di cui non ricordavo il nome mi trapanava le orecchie di stronzate. Come se non avessi capito dove voleva andare a parare in realtà. Gli occhi verdi mi guardavano luccicanti di orgoglio. Si sentiva capace, con quella faccia carina e innocua. Sorrise. Eh già, si credeva proprio bravo. L'Osho dei poveri. -Capito? Devi rilassarti un pò. Chiudi gli occhi, dammi le mani un attimo.- -No, non credo proprio.- -Respira, e fidati un attimo, e dai..- Mi si avvicinò ancora, a passetti infantili come davanti ad un cucciolo randagio. Teneva i palmi delle mani aperte rivolte verso l alto. In tutta calma, le afferrai e le strinsi forte, facendogli male appositamente. Grugnì dal dolore e trattenne una smorfia, ma non si scompose più di tanto. Mi uscì un piccolo sbuffo. Non voleva demordere, quel dannatissimo ragazzo. -Come hai detto che ti chiami?- m'informai. -Nicholas. Puoi chiamarmi Nick, se ti va, come ti ho già detto due ore fa.- mi rivolse un sorrisone del tipo 'ti perdono', poi si fece di nuovo serio e concentrato, gli occhi socchiusi -Ora, respira di nuovo, senti l'energia? ora ti fidi di me?- -No.- -Come no? Sto provando a metterti a tuo agio, se me lo permetti.- Lo studiai con un occhiata breve. Corporatura media, zero muscoli, braccia praticamente morbide e dritte quasi come quelle di una donna, un pò di pancia tirava leggermente la camicia azzurra ben stirata. Lo schedai: non pericoloso, ostacolo superabile. Non appena mi resi conto della direzione presa involotariamente dalla mia mente, iniziai ad alzare la guardia contro le mie stesse reazioni. Dovevo controllarmi. -Tentare l'approccio ravvicinato con una persona che non vuole essere toccata da te non mi pare esattamente la mossa ideale per 'metterla a suo agio'.- lo blandii. -Ma nessuno qui vuole farti nulla di male, Julia, lo capisci questo?- La stretta fastidiosa allo stomaco si colorò di rosso, strinsi i denti e lasciai che parte di quella che ero realmente fuoriuscisse dal mio sguardo. -Non l'ho nemmeno pensato questo. Se l'avessi fatto, in questo momento tu non saresti in grado di parlare ancora.- Lui rise. Come se avessi fatto una battuta. Il rosso furioso che colorava il mio umore salì di un altra tacca. -Senti, devo andare, mi staranno cercando.- Lo stupore sul volto di Nick mi fece quasi sorridere, ma poi la sua espressione sorpresa tramutò in un cipiglio testardo, e qualcosa mi suggerì che stava per 'succedere' di nuovo. Una stilettata di paura mi colpì brevemente lo stomaco. -Aspetta Julia. Aspetta, aspetta...- lui mi afferrò il braccio mentre cercavo di voltarmi-Non andartene così. Stavamo solo parlando, io posso aiutarti perchè..- -Aiutarmi? Ma aiutarmi a fare cosa?- Ne avevo abbastanza, di gente che parlava di "aiutarmi". Ne avevo ricevuto parecchio, di aiuto forzato e non necessario. Abbastanza da farmi vomitare l'anima ogni volta che sentivo frasi simili. Cercai di sciogliermi dalla sua stretta nella maniera più gentile che mi riusciva, ma lui mi si avvicinò ancora, mormorando altre frasi sicuramente rubate a caso da qualche libro di Osho, le sue dita ancora strette intorno al mio braccio. A quel punto, il velo rosso raggiunse i miei occhi, e il resto delle immagini diventarono come una vecchia pellicola velocizzata al computer. Lampi sfocati popolarono la mia mente, e sentii il corpo muoversi prima ancora di aver formulato un solo pensiero coerente. Guardai le mie dita chiusersi a serraglio sulla trachea del ragazzo con quella familiare velocità inebriante di cui avevo quasi dimenticato il sapore. Sentii la mia voce minacciarlo di strappargliela se avesse reagito, per poi sbatterlo comunque con forza sul muro, facendogli picchiare la testa e lasciandolo mezzo esanime sul pavimento. Dopodichè, tutto tornò a rallentare. Era tutto confuso eppure così chiaro. Coglievo ogni movimento, la vibrazione di ogni molecola dentro e fuori di me. Allo stesso tempo i colori s'impastavano, gli odori di fumo, alcool, paura, gelosie, segreti che popolavano quella festa si mescolavano al tutto. Sentii qualcuno avvicinarsi. Voci conosciute, sconosciute. Volti. Rabbia. Paura. Preoccupazione. Ma parlavano con me? Eh, si. Ma il mio sguardo grigio li scannerizzava tutti, rapido schedava e poi ignorava. Mi sentii vuota, libera, leggera, forte. Calma. Ero di nuovo lei. Di nuovo me. O meglio, l'Altra me. Ero di nuovo Hyda. Jen - Aprile 2012 Le mie braccia scattavano in avanti, in pugni sempre più rapidi, un attacco serrato come se stessi lottando con un vero avversario. Ma il sacco da boxe resisteva alla mia ira. Buttai fuori l'aria e misi a segno un ultimo paio di calci medio alti, sperando forse di zittire le voci che abitavano la mia testa. -Bella energia...- mi soffiò il coach con un sorriso -...però impara a respirare. Ora prova con me.- Tornai a casa indolenzita ed alleggerita, ma non abbastanza per le mie esigenze. La mia guerra iniziava sempre al click della chiave nella toppa della porta d'ingresso. Appena l'uscio si apriva, era come schiudere ogni volta il "Vaso di Pandora". Volavano alte, le voci dei miei genitori, secche e fastidiose, come da manuale. Discutevano nel loro 'tono da conversazione civile'. Superai l'atrio. I miei erano in cucina, in un angolo, a scambiarsi grida tipo mercato delle pulci. Seduta ad un lato del tavolo, immobile e zitta, la mia sorellina minore, Bea. Fissava un punto a caso del vuoto a mezz'aria, poi spostò lo sguardo nella mia direzione, e mi guardò un attimo. Solo un attimo, le dita appena sollevate. Era il suo modo di salutarmi. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, quelli di mia sorella rappresentavano senz'altro un eccezione. Perché chiunque ci guardasse dentro, oltre al proprio riflesso non avrebbe potuto scorgervi nient'altro. Che fossero mobili, o fissi in un punto soltanto, erano sempre uguali. Due lastre piatte che riflevano qualsiasi cosa le stesse davanti. A me, parevano specchi in un pozzo. -Ciao Bea.- le sorrisi, dirigendomi in camera. -Jenna, muoviti a lavarti che la cena è pronta!- mi urlò dietro mia madre. Mi irrigidii e mi affrettai a scomparire dalla sua vista. Quando usava il mio nome per intero, era segno che gli animi erano parecchio caldi. La doccia lavò via la tensione insieme al sudore e mi restituì vigore. Era un rituale piacevole, soprattutto da quando in seconda media avevo iniziato a tagliare i capelli molto corti, visto che risparmiavo anche tempo. Passai una mano tra i capelli scuriti dall'acqua, tirandoli all'indietro e facendoli stare ritti come spunzoni. Non stavo affatto bene. Erano giorni confusi, quelli, e non sapevano di niente. Sollevai lo sguardò. Il vetro appannato dello specchio nascondeva la stanchezza del mio viso, arrossato per il calore. Ma c'erano specchi a cui non sarei sfuggita. Prima o poi gli occhi di Beatrice mi avrebbero agganciata come uncini e mi avrebbero costretta a guardarmi in faccia. Arrivai in cucina che il silenzio si era fatto grigio. I miei genitori mangiavano con le teste chine sul piatto. -Che cosa è successo?- provai a chiedere, concentrandomi sul piatto di verdure con finta devozione. I miei si scambiarono un occhiata. Finsi di non accorgersene, e aspettai. -Ci hanno chiamato dalla scuola di Bea.- La voce di papà aveva una tremula calma che mi inquietò. -Un bambino si è fatto male, Jen. Non siamo riusciti a capire esattamente come e perché, ma c'è stato una lite, e tua sorella ha reagito in maniera violenta. Il ragazzino ha un anno più di lei, è il figlio di Togni, mio ex collega. Ha il braccio e il naso rotto, oltre a vari danni minori.- -Mi passi il pane?- la voce morbida e neutra di Bea fece sussultare tutti quanti. Parlava poco, e solo quando riteneva necessario. Il che accadeva solo per questioni di praticità, o quando doveva rispondere a domande rilevanti come quelle di un interrogazione scolastica. Sapeva essere brillante, sopra la media, eppure ero l'unica in quella casa che non la trattava come una schizzata mentale. Perchè sapevo, sentivo che dietro ogni gesto, comportamento di mia sorella, c'era una ragione limpida e precisa. La stretta allo stomaco mi sorprese, mentre riflettevo su cosa avesse potuto provocare l'ira incontrollabile della ragazzina. Le porsi la pagnotta, e lei mi ringraziò con uno dei suoi strani cenni. -Quello che successo oggi è molto grave. Stiamo ancora pensando a cosa fare in proposito. Forse dovremo consultare uno specialista. Il Dr. Messini. - fu la sentenza di mia madre. Un ricordo improvviso mi irritò, e il fastidio divenne subito rabbia. -Un altra volta, mamma? Per quale ragione? Non capisce Beatrice più di quanto non capisca la meccanica della sua costosissima auto del cazzo.- -Modera i termini!- il suo viso in risposta divenne di marmo freddo. -E' uno psichiatra di tutto rispetto. Ci è stato molto d'aiuto in passato.- Serrai le mascelle, l'ira che iniziava a strozzarmi. - D'aiuto? Bea non è pazza o schizzofrenica. State sbagliando tutto.- Spostai lo sguardo verso la ragazzina in questione, che mangiava tranquilla come se non la scalfisse nulla di quanto dicevamo. I capelli castani erano legati da un nastro azzurro e scendevano morbidi lungo la schiena. Era così diversa da me. Così piccola, esile. Il mio fisico era temprato da anni di nuoto e arti marziali. Le mie spalle erano forti, allenate a sostenere il peso dei dolori nascosti di quella famiglia. Ci separavano anche una differenza di dieci anni di età, e un abisso di silenzi che non ero ancora riuscita a sanare. Ma il legame che ci univa era un qualcosa di profondo e speciale, e non mi aspettavo certo che gli altri capissero. Papà mi posò una mano sul braccio. -Dobbiamo provare. Forse lui può aiutarci.- -Hai detto bene. - attaccai, furiosa -E' a voi che serve aiuto. Bea ha solo bisogno di essere capita, non trattata come una cavia da laboratorio. Perchè questo è quello che fa il Dr. Messini. Potevate pensare a qualcun'altro perlomeno. Quello stronzo non...- -Vattene!- inveì mia madre -Esci da questa stanza, vattene in camera tua o fuori, dove ti pare, basta che sparisci dalla mia vista. E cerca di tenere lontana la tua influenza da Bea. Con tutte le tue manie..... fra la moto, e quella palestra dove spendi un sacco di soldi per andare a picchiarti con la gente, non puoi certo essere un buon esempio per lei. Per non parlare di....tutto il resto.- La pugnalata mi colpì in pieno petto, mentre mi si mozzava il respiro. Mio padre era una statua di sale. Fissai nauseata la mia genitrice, cercando di capire se facesse sul serio. Mi stava davvero dando un ruolo, una parte di colpa in tutta quella orribile situazione? I suoi occhi dicevano di si. Strinsi i pugni e mi alzai da tavola, senza sprecare una parola. Dovevo uscire da quella casa, o avrei iniziato a spaccare tutto. Due passi, e mi accorsi che Bea aveva mollato il piatto e mi seguiva fuori dalla cucina, diretta alla sua camera, senza nemmeno guardarli. Sospirai: non sapevo se sentirmi più grata o colpevole.
  2. KieleHoneyBee

    Lacrime di Vetro- Storie Vere

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/13648-mi18-pagina-ventisei/page__st__20 Lacrime di Vetro- Storie Vere Isabella [... ] 10.08.2007 Il mio corpo è stanco. Credo abbia bisogno di dormire, ma non riesco ad accontentarlo. L'altro giorno ho chiesto il perché ad una suora della casa famiglia. Ha risposto che succede perché la mia anima chiede redenzione e io non prego abbastanza. Secondo me non ha capito la domanda. E non ha ancora capito me: io non prego affatto. Allora sono andata dalla strizzacervelli, un altra di quelli che “salvano” tutti. Non ho ancora capito come, e se riescono sul serio. L'unica cosa chiara, al momento, è che per farlo mi devono scavare dentro. Si prenderanno tutto, i miei ricordi, i miei pensieri, ogni pezzo di me che a loro giudizio possa servire ad aiutarmi. Non so ancora se mi andrà bene. Comunque lei mi ha chiesto cosa mi piace fare, invece che dormire. Ho risposto che mi piace stare sveglia fino a notte tarda, soprattutto le notti di primavera. Passo le ore guardando fuori dalla finestra. Alzo lo sguardo in alto, nel buio. Non le milioni di luci sparse in quella distesa di astri. Proprio il buio. Ogni angolo buio di cui il cielo dispone, è mio. La gente normale fissa le stelle, lo so. Ma io non sono normale, o qualunque cosa significhi. Perché la mia mente non le vede nemmeno. Dentro di me, c'è spazio solo per l'oscurità. Essa è mia compagna. Mia gemella. Solo lei mi riflette, solo lei sa, conosce il buco profondo che ho nel petto. Questa voragine aperta che mi risucchia l'anima e la vita dall'interno. Ho visto molte cose. Ho visto troppo. Perciò non mi è più concesso di sentire ciò che vedo. E' il mio corpo che si rifiuta. I miei occhi ormai guardano ogni cosa, e ci passano attraverso. Guardo i bambini più piccoli, in questo posto, li vedo piangere e urlare un dolore adulto che non si dovrebbe conoscere a quell'età, e forse nemmeno ad un'altra età. Li vedo cercare nei miei occhi vacui conferma alla loro rabbia. Ma non posso dargli ciò che cercano. Non riesco a sentire il loro dolore, e nemmeno il mio. Non sento la mano fredda della paura sulla pelle. Non sento il morso sanguinario dell'ira. Non sento la stilettata rovente del dolore. Non sento niente. Persino la mia faccia se ne sta andando. Ora è immobile. Ne ho metà paralizzata. I medici non riescono a trovarne la ragione. Probabilmente loro non "vedono". Nessuno qui intorno "vede" davvero. Mi guardo allo specchio, ogni mattina. Un palpito, e smetto di respirare, perché non riesco a riconoscermi. Poi, subito dopo, la faccia nello specchio è di nuovo la mia. Ma su di essa, come un orribile ricamo, una rete di invisibili cicatrici mi attraversa la pelle. Cicatrici che, come il segreto che mi ha consumato e congelato il cuore, nessuno noterà mai.
  3. KieleHoneyBee

    Il corvo scarlatto

    Grazie mille!
  4. KieleHoneyBee

    [MI18] Pagina ventisei

    Oddio è vero! Yeah!! Allora "brother", alla prossima lettura!
  5. KieleHoneyBee

    Il corvo scarlatto

    Il soggetto era malato terminale, quindi ha trovato il modo di liberarsi da quella prigione togliendosi la vita. il dolore della fine gli appare così bello perché sa che sarà l'ultima delle sue sofferenze, e l'inizio di qualcosa di ignoto che però non lo turba, non lo spaventa affatto. Ho cercato una via per trattare con delicatezza un argomento altrimenti molto scottante, per me. Dovevo sfogare ciò che sapevo in qualche modo, ma farci un racconto era troppo forte, visto che è ispirato ad una storia vera.
  6. KieleHoneyBee

    Estate?

    A me piace molto l'uso che fai degli aggettivi! Soprattutto perché sono molto evocativi, come dicevo, dal punto di vista di tutti i 5 sensi. E' vero che li usi in ogni singola frase e dovresti forse dosarli un po' di più [te lo dice una che aveva la stessa mania fino a poco tempo fa, perché, come mi diceva lo psicologo della scuola quando ero piccola, la mia mente percepisce come in 5 dimensioni mescolate fra loro. Sinestesia, appunto.] Comunque bravo', très bien, mes amis!!
  7. KieleHoneyBee

    Estate?

    Mi piace molto come hai delineato il pensiero del personaggio senza "dire" ma facendo proprio "vedere". E' tutto un gioco di immagini, di colori, sapori, odori. Giochi molto sulla sinestesia mi pare, No? La deliberata violenza delle immagini e le crude similitudini usate mi ricordano l'oscura penna di Baudelaire. N' est-ce pas?
  8. KieleHoneyBee

    Il corvo scarlatto

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/13648-mi18-pagina-ventisei/page__st__20#entry214430 Il corvo scarlatto Erano due ali cremisi, spalancate sull'ignoto. Un oblio terribile eppure così dolce, come il dimenticare. Nelle vene scorreva, puro e senza rancore, fino a liberarsi nell'incanto della morte. Come un corvo scarlatto abbandonato sul suo petto, sbocciava impavido un fiore rosso di addio nella bellezza notturna di quella luna nascente.
  9. KieleHoneyBee

    Fortuna

    Non sono una poetessa. Ma ogni tanto scrivo qualche verso ispirato ad alcuni fra i miei racconti. Eccone una. La Fortuna Non ci sono rughe nel volto della Fortuna. Essa ruba il tempo alla stoltezza umana, e vaga giovane, bella e crudele come un demone solitario. Ti incatena all'attesa del suo passaggio, ti inchioda al suolo e al cielo simultaneamente, fin quando si ricorda che esisti. La chiamano anche Destino. Se c'è qualcosa che sopporto meno di lei, è Colui che la brama, suo muto ed inerme innamorato. E senza muovere un dito, ne diviene lo schiavo.
  10. KieleHoneyBee

    [MI18] Pagina ventisei

    Concordo con Luna. Ho letto diversi tuoi racconti, mi sto facendo una bella scorpacciata (uno tira l'altro, come un vassoio di pasticcini lasciato in mano ad un golosone). Perciò, una raccolta sarebbe l'ideale Ne ho letti molti, ma questo è il primo che commento. Ero imbarazzata perché colpita, e quando sono colpita non so mai bene cosa dire. Le tue idee sono sempre inappuntabili, le scelte di sorprendere il lettore non implicano mai forzature di sorta, e questo mi piace, perché trovo inutile ed artificioso il tentativo di essere originali a tutti i costi . Apprezzo moltissimo lo stile. Le frasi brevi, le immagini che crei con delle pennellate rapide ma intense di dettagli, fanno palpitare la pagina come fosse una scena cinematografica in 3D. Complimenti davvero. Ci sarebbero una marea di cose da dire, ma mi fermo qui. Bravissimo.
  11. KieleHoneyBee

    Miss Adelina Bla Bla a rapporto, Signore!

    Grazie mille!
  12. KieleHoneyBee

    Miss Adelina Bla Bla a rapporto, Signore!

    Suppongo nel senso stretto del termine... Benvenuta! Si, un periodo sono arrivata a leggere tre libri al giorno. Da ricovero
  13. KieleHoneyBee

    Miss Adelina Bla Bla a rapporto, Signore!

    Oh, non sapevo fosse vietato mettere troppi puntini di sospensione; meno male ora ho letto il regolamento. Non ho capito una cosa: devo chiedere il permesso agli amministratori per utilizzare come nome utente uno pseudonimo anzichè il nome che ho sulla carta d'identità? Non capisco. Sono un po' tonta.
  14. KieleHoneyBee

    Miss Adelina Bla Bla a rapporto, Signore!

    Quando ho letto nel modulo di registrazione la domanda "di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?" ho pensato..... ma cos'è, uno scherzo? E ho risposto con un idiozia qualsiasi (meglio non ripeterla). Invece la pagina web si aspettava una risposta seria. Ho dovuto rifare tutto dall'inizio. Sono di un intelligenza epica. Ma che brava. Alloooooora, sono Kiele, mangiatrice cronica di libri da quando avevo 2 anni (no, purtroppo non è un errore di scrittura, avete letto bene), musicista e cine-maniaca. Naturalmente, amo scrivere. Leggere è stata una droga nella mia vita, e scrivere è stata un pò una cura. ^_^ Mettere del mio e creare dal nulla qualcosa di nuovo, anzichè limitarmi a fare da spettatrice alle idee altrui, è una cosa che mi fa stare bene. E non credo smetterò mai di farlo. Non scrivo per farmi pubblicare, è più un bisogno psico-fisico che cerco di soddisfare ogni qualvolta ho tempo da dedicarci. Se poi un giorno riuscirò a scrivere un romanzo in cui credo davvero, e piacerà ad un editore, tanto meglio, ma per ora voglio migliorarmi più che posso. Pubblico sul web per vedere come viene recepito ciò che racconto da amanti della scrittura come me, se funziona, e quali aspetti devo limare del mio modo di scrivere. Grazie a tutti, un abbraccio!
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