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valex

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    Torino
  1. valex

    La Corte Editore

    Non ho avuto una buona esperienza. Ho inviato il testo cartaceo a novembre del 2012 e non hanno risposto in nessun modo. Li ho poi incontrati in una manifestazione di libri in bancarella nella mia città nel settembre 2013. Credo di aver parlato con il titolare della CE, e ho chiesto se avessero letto il lavoro. Solite scuse: riceviamo tanti manoscritti, i tempi si allungano, abbiamo poche persone per leggere tutto, ecc... ecc... Mi ha assicurato che mi avrebbero risposto comunque. Sono passati altri nove mesi (diciannove in totale) e sempre nulla...
  2. valex

    Edizioni Arpeggio Libero

    Wow! Complimenti. Spero di aggiungermi alla lista degli autori di Arpeggio Libero. A presto e grazie di tutto.
  3. valex

    Edizioni Arpeggio Libero

    Sicuramente firmerò. Il romanzo è stato terminato due anni fa, e avevo già inviato il testo ad altre CE famose, senza avere nessun tipo di risposta. Mi hanno già detto che la pubblicazione potrebbe avvenire nel 2015 e la cosa mi sta benissimo. Da come scrivi, mi pare che tu li conosca bene. Hai già pubblicato con loro?
  4. valex

    Edizioni Arpeggio Libero

    Ciao a tutti. A fine ottobre 2013 ho inviato il mio primo romanzo ad Arpeggio libero. Mi hanno risposto due giorni fa, dicendo che sono interessati al lavoro. Ho subito risposto e mi hanno immediatamente mandato la bozza di contratto che valuterò bene, ma che, a prima vista, pare buona. Visitando il loro sito, leggendo qui, e su altre recensioni in rete, mi pare si tratti di una realtà piccola, ma seria e impegnata a crescere. Qualcuno ne sa qualcosa di più? Grazie Valerio
  5. valex

    La terza Maria - 3 -

    Ciao Sissi, come sempre i tuoi appunti sono preziosi e li ho seguiti tutti tranne il "pietra su pietra" che è una triplice ripetizione voluta. Grazie.
  6. valex

    La terza Maria - 3 -

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18562-un-buco-spazio-temporale/ Vista dall'inizio della salita, l'abbazia, per quanto apparisse ancora piccola, già incuteva timore all'animo dell'osservatore di passaggio. Nel lato meridionale, il ciglione formato dal muro di cinta e dagli edifici di pietra grigia, appariva identico alle rocce su cui sorgeva. Si estendeva più in larghezza che in altezza, conferendo al tutto un aspetto di fortezza ancor più che di luogo sacro. Poche finestre, molto piccole, indicavano che la parte visibile era di soli due piani, e sopra l'ultimo piano si scorgeva un muro curvo che sicuramente era l'esterno dell'abside della chiesa che, a simbolo della grandezza del Signore, era stata costruita per dominare sulle altre costruzioni. Alessandro chiese agli uomini di fermarsi e la guardò a lungo. Per il poco che gli era possibile da quella distanza, cercò di comprendere qualcosa in più. "Qualcuno di voi è già stato qui?" I soldati si voltarono con espressione stupita. Come sempre fu il comandante a rispondere. "Mai, frate. Nessuno di noi conosce questo posto. Perché ce lo chiedete? Se così fosse, ve ne avremo già parlato durante il viaggio." Alessandro annuì e si rese conto dell'inutilità di quella domanda. In realtà, quello che aveva sperato era che qualcuno facesse qualche osservazione sulla costruzione e gli togliesse il disagio che sentiva. "Avete ragione capitano, proseguiamo, manca poco alla fine del nostro viaggio." Percorsero lentamente due ripidi tornanti e la visuale cambiò. Da un piccolo slargo della strada era possibile scorgere l'intero complesso dal lato occidentale, e tutto appariva diverso. Quello che avevano scorto all'inizio era solo la parte posteriore del monastero, quella meno importante e meno curata. Visto di lato, il complesso abbaziale, si mostrava meglio e si poteva cogliere la logica con cui era stato edificato. Con una prudente decisione, i costruttori dell'opera avevano scelto come terra edificabile la sommità di una collina che aveva i lati a mezzogiorno e a levante ripidi e impercorribili, mentre sui lati a ponente e a mezzanotte il pendio degradava con maggiore dolcezza, permettendo la realizzazione di una strada facilmente percorribile anche da carri pesanti. Appariva evidente che il terreno edificabile a disposizione fosse poco e impervio, e il gruppo di edifici che la componevano erano disposti su tre livelli irregolari. Il livello più basso era circondato da mura basse e robuste, oltre le quali si scorgevano semplici costruzioni di pietra grigia e legno. Al livello immediatamente superiore, edifici più grandi e massicci indicavano che si trattava di parti dell'abbazia vera e propria, mentre il livello più alto pareva essere occupato solo dalla chiesa. Dai racconti di Guidone, Alessandro aveva saputo che la costruzione principale aveva circa un secolo di vita, ma il tutto era stato riedificato e ingrandito più volte, sempre partendo da un nucleo originario di oltre quattro secoli prima. A osservarlo da quella distanza, il complesso pareva un'opera morta, pietra su pietra, tratta della stessa pietra della collina su sui sorgeva. Quasi che la natura, e non l'uomo, per gioco e non per calcolo, avesse modificato e disposto le rocce in modo da farla apparire come opera dell'ingegno umano e non un semplice capriccio della natura stessa. Al di fuori delle mura, si intravedeva una vigna e un bosco di alberi da frutta, ma nessun contadino ne percorreva i sentieri o era intento a prestare qualche opera manuale. Le strette finestre degli edifici si mostravano come semplici segni regolari tra le pietre, ed era difficile immaginare che oltre di esse vi fossero esseri umani intenti alla preghiera o ad altre opere cristiane. Alla vista di tutto ciò, Alessandro provò un sentimento di tristezza che lo indusse a dubitare della propria fede. Per quanto inquietante apparisse l'abbazia di Ranzona al pellegrino che per la prima volta la scorgeva, si trattava pur sempre di una casa del Signore, dove uomini devoti vivevano in comunione per cantare le lodi all'altissimo e per portare la parola cristiana alle genti. Per darsi un po' di coraggio e rasserenare l'animo, il giovane monaco si mise a pregare a bassa voce, cercando di scacciare i neri pensieri che gli affollavano la mente. Intorno a lui, i quattro soldati e il capitano non sembravano badare molto all'aspetto dell'abbazia e scambiavano tra loro qualche commento pratico. Avevano fame ed erano visibilmente provati dal viaggio. Per quattro notti su sei avevano dormito all'aperto avvolti solo da pesanti coperte, si erano nutriti di quel che si era trovato e non avevano mai potuto riposare a lungo. Spostarsi per oltre cento miglia romane nel mese di ottobre non era cosa abituale neppure per un soldato, e solo un motivo importante poteva giustificarlo. I cinque non avevano la minima idea di quali fossero le ragioni del viaggio, ma, abituati a obbedire al loro signore, avevano svolto al meglio il compito di difesa e accompagnamento, e ora attendevano con ansia i pochi giorni di riposo che gli sarebbero stati concessi nell'abbazia prima di intraprendere la strada del ritorno e riscuotere, infine, la paga che gli avrebbe dato l'abate Guidone. Pochi minuti dopo giunsero in vista del pesante portale d'accesso al complesso abbaziale e, prima di annunciarsi, Alessandro si soffermò ancora qualche istante a osservare la costruzione. Da quel punto di osservazione, il tutto aveva un aspetto più leggero e meno inquietante. La pesante porta di legno nero si presentava come l'unica apertura di un robusto muro di cinta che si estendeva per oltre duecento passi su ogni lato. Anche da quel punto, a poca distanza dall'ingresso, nell'ultima luce pomeridiana, tutto appariva fermo come se un maleficio diabolico avesse cacciato ogni cristiano per lasciar posto solo agli uccelli di rapina che volteggiavano sugli edifici. Percorso l'ultimo tratto, un soldato scese da cavallo e bussò forte al portale. Alessandro avvertì un forte disagio e si tenne qualche passo indietro a osservare, chiedendosi se mai si sarebbe affacciato qualcuno ad aprire.
  7. valex

    Un buco spazio- temporale

    Molto scorrevole. Nel titolo non c'è il solito x di y, ma immagino che sia l'inizio. La seconda parte, da " Paul aveva le mani tutte sudate" è chiara e comprensibile. La prima non l'ho capita molto. L'uomo che esce dalla sala biliardi immagino che sia una scena del film che stavano guardando, ma se scrivi "dietro di esso", sembra che avvenga dietro lo schermo, non dietro il buco sullo schermo. Alcune espressioni non mi convincono del tutto: "attirarlo nelle sue spire come un magnete" Quali spire? In precedenza si dice che: "Era grande nero, sembrava un pozzo di oscurità" "La tensione sul suo volto era del tutto svanita. Paul si alzò e cominciò a camminare verso lo schermo." Qui scriverei: La tensione sul suo volto di Paul era del tutto svanita, si alzò e cominciò a camminare verso lo schermo. In generale metterei qualche informazione in più del tipo: quanto è grande lo schermo, sono a casa o al cinema?, come mai sono lì? etc... Poi ci sono alcuni refusi: "spazio-spaziotemporale" (parola spazio ripetuta) "la ragazze" - la ragazza
  8. valex

    La terza Maria - 2 -

    Bradipi, provo ad andare con un certo ordine. I libri non sono necessariamente del protagonista. Sono libri del suo monastero, ed è plausibile che vengano semplicemente spostati da un posto all'altro per essere copiati, per essere regalati, scambiati, oppure li riporterà indietro. La scorta serve perché Alessandro è un investimento dell'abate e come tale deve essere protetto. E lo è a sua insaputa (Infatti si stupisce della scorta). Nel medioevo, un viaggio di cinque giorni senza protezione era una follia. In quanto al dovere morale di seppellire i morti, capisco la perplessità, ma anche un monaco è un uomo e teme per la propria vita. Durante la peste nera del 1347-52 i preti ancora vivi non ci pensavano proprio a dare l'estrema unzione ai moribondi, ed era proprio per non prendere a loro volta la peste. Alla sepoltura di quei morti ci penserà un religioso del posto. Lui si limita a benedire le salme.
  9. valex

    La terza Maria - 2 -

    Ottime osservazioni, Sissi. Ho già provveduto a correggere. Per il dubbio sulla distanza, ho voluto sottolineare come nel medioevo non si avesse la percezione reale delle distanze. Anche un religioso istruito aveva una visione del mondo assai limitata e le distanze lunghe non erano facilmente comprensibili. Grazie
  10. valex

    La terza Maria - 2 -

    Grazie cicciuzza. Ho dato una scorsa veloce ai tuoi suggerimenti. Ora ci lavoro sopra, ma credo che seguirò i tuoi consigli. A presto.
  11. valex

    La terza Maria - 1 -

    Cicciuzza, allora, spero ti piaccia questo. Ti capisco. Pure io, da almeno quattro anni non trovo più romanzi che mi piacciano. Mi sono rifugiato sui saggi di Storia. Quelli non tradiscono mai. Baron, credo che abbia indagato proprio Pognon e l'ha riportato nel suo saggio. Che nel medioevo esagerassero, non c'è dubbio, ma lo facevano soprattutto sui numeri, non sui fatti. Non scordare che ci sono stati episodi di cannibalismo anche all'inizio del 1600 negli Stati Uniti.
  12. valex

    La terza Maria - 1 -

    Hai fonti certe per il cannibalismo? Sì. Ho come fonte il testo "La vita quotidiana nell'anno mille" di Edmond Pognon, uno storico francese. Cita scritti di Rodolfo il glabro che a sua volta racconta: "Si mangiano animali immondi e i rettili ... i figli ormai grandi divorano le madri, mentre le stesse, dimentiche di qualsiasi tenerezza facevano altrettanto con i bambini più piccoli"
  13. valex

    La terza Maria - 2 -

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18652-la-maledizione-dei-dieci-i-cap-12/ Parte seconda: ....... I tre giovani frati che attorniavano Alessandro nella sala di lettura erano i suoi migliori amici, se di amicizia si poteva parlare in un monastero benedettino fedele alla regola riformata di Cluny. I monaci avevano un'età che andava dai 24 ai 27 anni, e Alessandro era il più anziano di loro. "Vi ringrazio, fratelli, ma credo che ogni cosa sia già a posto e che non mi occorra altro. Il viaggio è già stato predisposto dal nostro abate e con me porterò solo qualche libro e gli attrezzi da scrittura che usavo qui. Lo stilo, la tavoletta, la pomice e poche pagine di pergamena che avevo già preparato in questi ultimi giorni. Se davvero volete aiutarmi, pregate per me. Mi aspetta un compito gravoso, avrò bisogno dell'aiuto di Dio e le vostre preghiere mi saranno d'aiuto. Tra poco avrò terminato e per il vespro sarò con voi nella chiesa. Dovrò pregare molto questa notte, cercherò di ottenere dal Signore la sua benedizione per i giorni che mi attendono." "Abbi fede nel Signore, Alessandro, e lui ti aiuterà." Maiolo da Brescia era forse quello che lo conosceva meglio, lavorava spesso accanto a lui nello scrittoio e aveva per Alessandro una sincera ammirazione mai guastata dall'invidia. Appena informato della scelta dell'abate, non aveva potuto fare altro che approvare la decisione del loro maestro spirituale. Per quell'incarico era stato designato il più adatto. Nell'abbazia c'erano altri monaci che conoscevano lingue diverse dal latino e dal volgare del posto e che avrebbero potuto imparare in un tempo breve l'ebraico antico, ma Alessandro era giovane, volenteroso e sicuramente era il più portato nell'apprendere altre lingue. Si diceva che avesse il dono, riservato agli apostoli e a pochi altri, di imparare qualunque idioma in tempi brevissimi. Alessandro si voltò verso Maiolo, ma non disse nulla. Il momento era adatto a frasi di circostanza, ma dal giovane monaco che aveva davanti si sarebbe aspettato qualcosa di più. Maiolo era conosciuto per l'acutezza del pensiero e quella frase era troppo semplice per uno come lui. "Sappi, però, che non ti basterà pregare e sperare. La volontà la dovrai trovare dentro di te. Il Signore non ti aiuterà solo perché tu lo desideri. Ti aiuterà se lo meriterai. Scaccia le paure, non temere di essere di fronte a una cosa troppo grande. Vedo timore nel tuo sguardo, come se questa cosa ti stesse turbando, più che renderti felice per questo dono che ti è stato fatto. C'è qualcosa nella scelta dell'abate che va oltre la semplice scelta umana, il suo pensiero trae ispirazione dallo Spirito Santo. Conosciamo Guidone, sappiamo che l'errore è molto raro in lui, e anche questa volta avrà preso la decisione migliore." Alessandro riconobbe che le parole di Maiolo erano quelle che ci si poteva aspettare da lui. Il giovane monaco da Brescia parlava sempre molto poco, in ossequio alla regola, ma quando lo faceva era sempre per dire qualcosa che stimolava il pensiero di chi l'ascoltava. Le sue poche parole non bastarono per rasserenarlo del tutto, ma sarebbero state un buon punto d'inizio per affrontare con serenità i giorni che sarebbero venuti. "Se lo potrai fare, scrivimi, Maiolo. So che ci saranno momenti difficili e avrò bisogno di conforto. Pregherò, ma anche leggere qualche tua parola mi aiuterà a superarli." Il frate di Brescia sorrise. "Lo farò, stanne certo. Col permesso dell'abate, ti terrò al corrente della vita nella nostra abbazia e se ce ne sarà bisogno, cercherò parole di conforto per i tuoi momenti difficili." Seguì un momento in cui tutti e quattro rimasero in silenzio. L'ora della preghiera del vespro si stava avvicinando, la luce cominciava a calare e la brezza dell'imbrunire accarezzava le antiche mura dell'abbazia di San Lorenzo. A occidente il cielo era già buio e apparivano le prime stelle. Alessandro ne fissò una e si chiese quanto fosse più distante del posto in cui si sarebbe recato l'indomani. ******* Per la prima volta, dopo tre giorni di viaggio, Alessandro capì che i cinque uomini armati che lo scortavano erano una precauzione necessaria e non un inutile sfoggio di arroganza. Aveva già visto il fumo da quasi mezz'ora, ma ora che ne scopriva la causa, un brivido lo percorse. Il villaggio davanti a loro, o meglio, quel che ne rimaneva, indicava chiaramente che da poco tempo qualcuno aveva provveduto a saccheggiarlo e incendiarlo. Si trovavano nelle ultime terre di pianura, e meno di un giorno li separava dalle salite che avrebbero dovuto affrontare per raggiungere l'abbazia. Il comandante del piccolo manipolo fece fermare gli uomini. Con uno dei soldati al seguito, partì al galoppo, percorse le poche centinaia di passi che lo separavano dalle case incendiate e dopo alcuni minuti era di ritorno. "Non ho visto nessuno vivo. Pochi cadaveri e neanche un'anima a cui chiedere qualcosa. Forse i sopravvissuti sono fuggiti nei boschi o in un castello." L'uomo pronunciò le parole a bassa voce, senza far trasparire nessuna emozione. Era sicuramente abituato a queste cose, e forse, in passato, ne era anche stato protagonista. Alessandro e gli altri uomini percorsero il breve tratto di strada e giunsero a pochi passi dalle case fumanti. Senza scendere dal cavallo, benedisse rapidamente i cadaveri mutilati di alcuni giovani uomini. La prima pioggia di ottobre stava iniziando a cadere, ma questo non avrebbe impedito alle case e alle stalle di bruciare del tutto, e del villaggio non sarebbe rimasto che un insieme di cumuli di legna nera. Approfittando del silenzio dei soldati che si guardavano intorno incuriositi, cercò di sentire qualche voce che indicasse che qualcuno era ancora vivo, ma non udì nulla. Gli unici suoni erano i passi dei loro cavalli. "Cosa ne pensate?" Il comandante tardò un attimo a rispondere, come se volesse essere sicuro di dire la cosa giusta. "Non conosco bene queste terre, ma credo che siano lasciate a loro stesse. Fanno parte dell'impero, ma non penso che ci sia un'autorità forte che vigila, e quanto ho visto mi fa pensare che sia in corso una lotta tra piccoli signori locali. Bruciare un villaggio, uccidere vacche, maiali e galline, è la tipica azione di rivalità tra nobili che non devono rendere conto delle loro azioni a un re o a un principe che vive vicino a loro. Avete visto anche voi, ci sono pochi morti. Forse i contadini sono riusciti a nascondersi nel castello del loro signore, che potrebbe essere vicino. Qualcuno non è fuggito ed è rimasto per difendere le abitazioni e le stalle ed è stato sopraffatto, ma ora è tutto finito." Alessandro diede un altro sguardo alle costruzioni fumanti. "Credo che sia andata come dite voi, e credo che sia il caso di allontanarsi molto velocemente. Qui siamo in pericolo." Il soldato lo guardò con un certo stupore. "Siete un militare? Avete esperienza di saccheggi e razzie?" "No. Sono un uomo di dottrina, non ho mai impugnato una spada e monto a cavallo per la prima volta nella mia vita. Però, vedendo che non ci sono più fiamme vive e che gli incendi si stanno spegnendo, immagino che siano già passate alcune ore dal saccheggio. Non escluderei che i contadini possano tornare tra breve accompagnati dai soldati del loro signore. Potrebbero essere tanti, e sicuramente molto aggressivi. Noi siamo in sei, e voi cinque siete soldati armati. La luce è poca, potrebbero non distinguere bene chi è il vero nemico e, anche potendolo distinguere, non vorrei che intendessero compiere una vendetta verso i primi che incontrano." L'uomo mutò espressione, ma non disse nulla. Istintivamente si guardò alle spalle cercando di mantenere uno sguardo sereno, e dopo un istante radunò gli uomini. "Aumentiamo l'andatura. Tra poco tempo sarà buio, piove e la nostra destinazione di oggi non è ancora in vista." Senza aggiungere altro, Alessandro si calò il cappuccio e osservò i soldati. Avrebbero dovuto essere loro a intuire il pericolo, e invece era toccato a lui metterli in allarme. Con rammarico, pensò ancora una volta a quanto fosse raro avere a che fare con uomini in grado di mettere insieme qualche osservazione elementare e trarne una conseguenza. Ricordò a se stesso che viveva in un mondo dove troppi impugnavano armi e pochi leggevano i libri. Pochi istanti dopo lasciarono la radura e imboccarono una pessima strada in direzione nord.
  14. valex

    La Maledizione dei Dieci - I cap 1/2

    Complessivamente mi pare scritto bene e fa venire voglia di continuare. Ti segnalo solo alcune cosette che ho osservato. "un posto dove ognuno, dai più piccoli ai più grandi, si poteva sentire una famiglia." Preferirei: un posto dove ognuno, dai più piccoli ai più grandi, si poteva sentire parte di una famiglia. ___ Le pietre levigate che la componevano erano scurite dagli agenti atmosferici "agenti atmosferici" mi pare un termine giornalistico, preferirei: "dal tempo", "dagli anni" o "dallo smog" ___ Il viale, lungo qualche decina di metri e delineato da alberi colorati dei colori di autunno, "colorati dei colori" ripetizione, potrebbe starci: "nei colori nelle tinte autunnali" ___ il quarto e ultimo quadrante era coperto essenzialmente dalla figura di un ragazzo con un cappuccio calato sulla testa, forse per non mostrare la sua identità. Se ha il cappuccio calato, come si può capire che sia un ragazzo? ___ "ma la risposta gli sfuggiva sempre, come se lui già la sapesse." Questo è auto-contraddittorio, forse serve un ulteriore chiarimento. Attendo il prossimo pezzo.
  15. valex

    La terza Maria - 1 -

    Grazie a tutti per le osservazioni. Provo a rispondere: Baron, ho usato "aeroliti" perché l'ho trovato su un saggio relativo all'anno mille che uso come documentazione. Mi pareva più adatto all'epoca, del termine meteoriti che usiamo oggi. Comunque verificherò la correttezza. Cicciuzza, complimenti per l'analisi. Sull'infodump, cerco di stare attento il più possibile. Sei un editor di professione? Bradipi, ho seguito quasi tutti i tuoi consigli, e ho corretto. Quell' "erano dieci anni", nel testo originale, non segue direttamente la parte precedente. In mezzo c'è un capitolo relativo a Enrico IV del sacro romano impero che qui ho omesso per migliorare la leggibilità. Nella prima parte del mille il cannibalismo in Europa era molto diffuso, si mangiavano bambini e adulti senza fare differenza. Ancora grazie a tutti. Valerio
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