Vai al contenuto

West Egg Editing

Utente
  • Numero contenuti

    5
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

-6 Inopportuno

Su West Egg Editing

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice

Visite recenti

1.164 visite nel profilo
  1. West Egg Editing

    West Egg

    sì, sbagli. Parlavo di mettersi al telefono con un editor che ti fa capire cosa non va. Le scuole di scrittura (certe) sono un'ottima realtà per chi vuole impadronirsi dei ferri del mestiere. Ma alla fine scrivere è un'altra cosa. fraintendi anche qui. Per "idee stuzzicanti" intendo il fatto che a un editore X può piacere l'idea di un libro scritto da una sedicenne molestata dal nonno o di un immigrato che ah fatto fortuna vendendo biscotti porta a porta. Indipendentemente dalla qualità del libro. Se il libro fa cagare ci penserà un editor a metterlo giù per bene. questa si chiama "pippa mentale su falso presupposto", quale sia il falso presupposto dovresti averlo capito, spero. non dovresti preoccuparti troppo di essere compresa, se il risultato è un continuo fraintendere. Prova un'altra strategia. Preoccuparsi di comprendere andrebbe meglio, imho. l'esatto contrario. Puoi affidarti a un'agenzia che potenzi e metta in luce per quanto possibile le idee stuzzicanti che hai avuto. Se poi arrivi a un buon editore che ti pubblica, sì, per tutta la vita avrai un editor al tuo fianco che ti aiuterà nel "tuo" lavoro, e non dovrai più ricorrere ad agenzie. Però senti questa: ci sono scrittori affermati che l'editing lo vogliono tassativamente dal loro editor di fiducia, nonostante il marchio con cui pubblicano. Ragion per cui si fanno comunque editare il libro privatamente. Solo in seconda battuta consegnano all'editore. Non lo chiamerei "pagare per lavorare". il sofisma, o pippa mentale, risiede proprio qui: ognuno è libero di fare quello che vuole. Noi non facciamo "filosofia dell'editing", noi facciamo editing, un servizio che ha un costo, punto. vedo che capisci proprio il contrario di quello che dico: ho detto che la gente che scrive solitamente NON si rassegna alla propria evidente incapacità. La faccenda dei rifiuti poi l'hai aggiunta tu. Sbatterci la testa non è male. Ma ti assicuro che altro è ricevere due righe di rifiuto da un editore, altro è leggere una scheda di valutazione compilata da una buona agenzia, altro ancora è lavorare gomito a gomito con un editor. ora scusa tu la durezza, ma le argomentazioni andrebbero comprese, prima di dichiararsi in accordo o in disaccordo con esse, altrimenti si parla davvero a vuoto. E' un fatto che con lo scrivere non ha nulla a che fare. Ha a che fare col saper "leggere".
  2. West Egg Editing

    West Egg

    [formula di saluto adatta all'ora] giusto qualche parola di chiarimento, dato che seguiamo il topic con molto interesse. La redazione di Westegg consta di persone che hanno lavorato o attualmente lavorano nel mondo editoriale, spesso per realtà diverse. Dei libri intercettati da questa o quella casa editrice si parla, si discute, all'interno dei vari uffici vengono stilate schede di presentazione, appunti, note sulle letture all'ordine del giorno ecc. Chiaramente noi possediamo un archivio personale di lavori che a vario titolo ci sono stati sottoposti, affidati, presentati. Talvolta si parla di un promemoria con un titolo e un indirizzo di posta, talvolta di persone con le quali si è stabilito un rapporto diretto di conversazione e scambio di idee e che magari non è culminato nella pubblicazione di un libro, ma ha aperto prospettive per il futuro. Tutte queste persone le abbiamo contattate per notificare l'avvio della nostra attività. Niente vendita di archivi o insider trading insomma :-) A molti abbiamo semplicemente telefonato. Chi ha lavorato con un editor sa quanto conti il rapporto che nasce dalla collaborazione attorno alle problematiche di un libro. Ora, stando agli ultimi post, sembra che qualcuno abbia frainteso in parte la natura del nostro mestiere. Noi non riscriviamo da zero i libri degli altri. Abbiamo detto che nel caso ci offrissero il giusto saremmo disposti a farlo. Certo non facciamo i correttori di bozze. La media del nostro lavoro consiste in una scheda di valutazione che inquadra il libro coi suoi punti deboli e forti, e poi, se si stabilisce di andare avanti di concerto con l'autore, un editing del quale si decide la "profondità". Consideriamo un testo di trecento cartelle, da editare in maniera "leggera" (rivisitazione dei personaggi, perfezionamento dei dialoghi, eliminazione delle incongruenze narrative, dei tic autoriali, sbavature varie) in un mese di lavoro. Poniamo un prezzo di 1300 euro. Sapete cosa vuol dire? Sono 5,4 euro per ora, con otto ore al giorno, perché si lavora mica si scherza. Aggiungete il corollario di telefonate con l'autore, che giustamente deve sorvegliare dove va il suo libro, aggiungete il tempo che spendiamo fra noi per discuterne assieme, aggiungete che se si è deciso per un editing "leggero" significa che nel libro ci crediamo e ci sembra che abbia ottime possibilità... insomma, ci sembra di stare sul mercato a prezzi convenienti. Certo, se uno vi proponesse un editing a 100 euro, dovreste storcere il naso. Non stiamo parlando di "pacchi" di soldi. Ma ognuno legge il mondo secondo le proprie tasche, e questo ci sta. Quanto alla necessità di una figura come quella dell'editor... guardate il boom delle scuole di scrittura. Da noi sono un fenomeno, negli USA le migliori università hanno la loro brava cattedra di Creative Writing. Un editing non è "eccoti il libro, fallo diventare migliore, ci vediamo tra sei mesi". Vi assicuro che è molto più complicato. Molti editor italiani pensano al proprio mestiere come a una scuola privata. In parte riconosciamo che è vero. La domanda è quanti aspiranti scrittori sono davvero pronti a mettersi tutti i giorni al telefono con un tizio che ti inchioda alle cose che non sai fare, senza blandirti mai con quelle che invece sai fare. A questo punto uno però osserva: ma esistono gli editor interni alle case editrici! Perché non lasciamo che siano loro a prendersi cura del nostro libro? Bene. Benissimo. Lo abbiamo fatto per anni. Provate a immaginare quanti manoscritti cestinati. A volte un manoscritto che ti appassiona finisce nel cestino semplicemente perché chi ha il potere di decidere è concentrato in un'altra direzione. Migliaia di manoscritti ogni anno, poche decine diventano libri. Quello che suona strano è la naturale concordanza fra chi ritiene che un editing pesante sia una specie di orrore morale (la mia arte!) e chi crede che l'editing debba spettare alle case editrici che hanno fiducia nel libro. Ma gli editori non hanno fiducia "nel libro", cedono più facilmente a una serie di idee stuzzicanti. E allora altro che editing pesante! Un'ultima osservazione sui "grandi maestri dell'arte". Non raccontiamoci amenità. Coi grandi maestri della letteratura contemporanea non riempiremmo un taxi. Il resto sono solidi professionisti - affiancati da ottimi editor - che hanno imparato come e cosa scrivere. Tra l'altro l'analogia fra letteratura e storia dell'arte, almeno per quanto ci riguarda, non calza proprio. Chiunque si rassegna immediatamente all'evidenza di non saper disegnare. La stessa rassegnazione, tra chi accarezza l'idea di scrivere, è merce rarissima. Al momento sto leggendo un bel noir ambientato in Piemonte ai giorni nostri. Un testo scritto molto bene, pieno di personaggi interessanti e con una costruzione narrativa che non ha niente da invidiare ai maestri americani. Il tipo che l'ha inviato a Westegg non ha scritto "salute terricoli, vi offro la mia opera d'arte", ma "ciao, ho scritto un romanzo poliziesco, spero che vi divertirete a leggerlo quanto io mi sono divertito a scriverlo". L'editing di un libro del genere riguarda soprattutto questioni di "intonazione". Mantenere sempre il linguaggio al livello scelto, far sparire i residui autoriali ancora in vista, cassare qualche aggettivo di troppo, girare quella frase al contrario perché suona meglio, scongiurare l'allitterazione maledetta a pagina novanta ecc. ecc. La verità è che vorremmo sempre libri così, anche a costo di guadagnarci meno. Ma i libri buoni sono ancora più rari degli autori rassegnati. un saluto La Redazione di Westegg P.S. la poltiglia noiosa purtroppo esiste e affolla le scrivanie, ma renderla leggibile non significa affatto riscrivere tutto ex novo. Quando dico che un buon editing fa superare il primo capitolo non mi riferisco solo al punto di vista del lettore. Chi vuole intendere intenda...
  3. West Egg Editing

    West Egg

    Credevo che la risposta fosse chiara, ma evidentemente qualche dettaglio è sfuggito, per cui ricapitolerò brevemente: 1. Non crediamo nell'autopubblicazione. Il lavoro che svolgiamo, se decidiamo di prendere in carico l'editing di un libro (e non è detto che lo facciamo) è rivolto a ottenere il massimo dal testo in vista della sua circolazione. Lo ripeto: non crediamo che l'autopubblicazione sia una strada seria per chi ha in mente di scrivere. 2. Non vendiamo i contatti con gli editori. Il costo del servizio Total è di poco superiore a quello del Double, praticamente la mediazione è gratuita, ma il lavoro di comunicazione e contatto ha quantomeno un costo vivo, cioè il costo orario. Il servizio Double non lo offriamo in vista di un'autopubblicazione: quando Leonardo Colombati si presentò a Sironi con "Perceber" (uno dei romanzi più belli e complessi degli ultimi anni), Giulio Mozzi rimase colpito dalla presentazione. Colombati gli aveva portato il volume già stampato e rilegato, completo di apparati, corretto fino all'ultima virgola. Sembrano sottigliezze, ma fanno la differenza tra un libro che viene letto con curiosità e un brogliaccio che viene immediatamente classificato come mondezza. 3. Nella prima settimana di lavoro abbiamo ricevuto una grandine di manoscritti. I primi tre autori coi quali abbiamo firmato un contratto di editing erano gli autori dei libri che ritenevamo migliori. Una coincidenza? Sarà. Concretezza per concretezza: chi è bravo vuole migliorare, chi non è bravo cerca di non esporsi (ma quanto blatera...). 4. Valore dell'editing: Manzoni si editava da solo, spesso con ottimi risultati. Addirittura nel biennio 1840-42 si editava tra una stampa e l'altra dei fogli dei Promessi Sposi, utilizzando il tempo di asciugatura tra un giro di torchio e l'altro. Una cosa folle, che fa impazzire i filologi: le copie del biennio sono tutte dissimili fra loro. Autoediting serrato. Ma quanto sono pallosi i capitoli sulla guerra? Torquato Tasso riscrisse la Gerusalemme da cima a fondo, peggiorandola mostruosamente, tanto che "il testo secondo l'ultima volontà dell'autore" dai filologi non viene preso in considerazione, se non per un discorso sulla variantistica. 5. Editor-scrittori. Ancora all'inizio degli anni novanta la figura dell'editor in Italia rappresentava alcunché di oscuro ed elitario. Tra gli editor di Mondadori, il gruppo di Franchini, per esempio, ci si vergognava addirittura a scrivere o pubblicare qualcosa (leggetevi la bellissima lettera "dal sud del mondo di Chaira Berlinzani, si trova in rete). L'editor restava dietro le quinte. Oggi gran parte degli editor di grido sono a loro volta scrittori (Ostuni, Manzon, Desiati ecc.). I tempi cambiano, le idee collassano. Certe idee sull'editoria puzzano di muffa, ahimè. 6. Editing, costi e finalità: è chiaro che alcuni si rivolgono a noi per pura vanità. Come si va dal parrucchiere o in palestra. Se un abbiente signore di mezza età viene a supplicarmi di editare il suo libro di memorie per farlo circolare in famiglia dopo averlo stampato dal tipografo e mi offre cinquemila euro per il lavoro, io il lavoro lo prendo, perché comunque ci metto la professionalità. La committenza è una realtà che esiste da sempre nell'arte, ed è slegata dal valore dell'arte stessa, altrimenti ammireremmo la Cappella Sistina soltanto per il motivo religioso che la ispira. 7. Autori bravi: sì, se trovo il gioiello lo porto subito dall'editore che fa per lui. E' un vantaggio per me, un vantaggio per l'autore, un vantaggio per tutti. Oppure lo indirizzo a una buona agenzia letteraria che se lo prenderà in cura come si deve, senza spese, naturalmente. Ma ragionate sulla differenza tra essere segnalati da un agente (che deve ottenere il suo tornaconto) ed essere segnalati a titolo gratuito da un editor. ancora grazie per l'attenzione
  4. West Egg Editing

    West Egg

    Esatto, anche io ho capito questo e ai miei occhi pare molto simile a: se paghi e ti fai fare l'editing e quant'altro sganciando 2000 euro, allora ti rappresentiamo presso i grandi editori. A me suona molto simile a questo... No, il senso non è questo. Il pacchetto Total proposto da Westegg non è altro che un servizio Double (editing & proposal + ipotesi di bandella, ipotesi quarta, copertina e slogan, più booktrailer) con l'aggiunta di una serie di intermediazioni mirate presso gli editori che riteniamo possano recepire con favore il libro del nostro cliente. Non facciamo "rappresentanza", non prendiamo percentuali su eventuali diritti o compensi ecc. Il costo è dovuto semplicemente allo sbattersi qua e là come un'agenzia, ma con contatti diretti e decisamente più veloci. Altro punto: volendo portiamo da un buon editore un buon libro, anche solo a ridosso della scheda di valutazione. Il grado di intervento sul testo, le direzioni da prendere, e in generale la strategia stessa di editing da portare a termine la decidiamo assieme all'autore, così come si dovrebbe sempre. Certo è una collaborazione che ha un costo (ritagliamo un po' di tempo per rispondere gratuitamente qui e sono le due di notte...). I grandi marchi fanno editare anche i professionisti consumati. Questo dovrebbe far riflettere. Il libro di un esordiente, quando arriva sulla scrivania dell'editor dura sì e no qualche rigo. Solitamente è poltiglia scritta male, senza mordente, incredibilmente noiosa. Un editing fatto bene lascia leggere piacevolmente e con interesse il primo paragrafo. Un editing ottimale ti porta a fondo pagina col desiderio di andare avanti. Un editing con le palle ti fa superare il primo capitolo, e questo è il sugo della storia. Ora, affidare a un editor professionista - sciolto dalle pastoie del Marchio - il proprio libro significa semplicemente investire a vantaggio del libro stesso e della propria capacità di scrittura (tecniche, errori, accorgimenti, soluzioni stilistiche, abilità nel lavorare i personaggi, nel creare le giuste atmosfere, nel trovare la giusta voce e mantenerla dall'inizio alla fine ecc.). Pubblicare a pagamento NON è un'alternativa. E' la strada della vanità. Noi non viviamo di vanità, ma di lavoro e passione. Ci sono libri che hanno davvero speranze vicine allo zero. Solitamente, quando valutiamo questi libri, le speranze le portiamo sotto-zero. Abbiamo scelto di fare editing in privato perché crediamo in un'idea di lavoro legata soprattutto alla bontà del materiale, e non all'impostazione dei vari Marchi. Questo significa che se trovo un libro che non è - come si dice oggi - mainstream, ma nel libro ci credo (e ci credo ancora di più dopo averlo editato), lo porto da un buon editore di ricerca (ne esistono tanti e fanno un mestiere coraggioso e straordinario). Il dotto di Salamanca perde tempo con le sottigliezze, ma la realtà è che oggi, purtroppo, un Gadda o un D'Arrigo non riuscirebbero a imporsi presso un grande editore. Ma quanto editor, noi di Westegg non ce la sentiremmo di "omogeneizzare" un Gadda o un D'Arrigo. Un'ultima cosa: le nostre valutazioni costano un po' di più di quanto indicato nel thread, arriviamo fino a 400 euro, secondo l'ampiezza del libro. Perché siamo quelli bravi, chiedete in giro. La Redazione di Westegg
  5. West Egg Editing

    Presentazioni

    Un saluto a tutti. Abbiamo visto che si parla di noi nel forum, così abbiamo deciso di fare un salto, anche a beneficio di chi volesse chiarire aspetti del nostro lavoro. Intenzioni, metodi, progetti. La Redazione di Westegg.it
×