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Mehdi

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    Letteratura e scrittura.

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  1. L'Associazione Culturale Tracciati Virtuali è lieta di inviare alla Sua attenzione il bando della VIII edizione 2014 del Premio Letterario «Città di Castello», riservato a opere inedite di Narrativa, Poesia e Saggistica. La scorsa edizione aveva già visto accrescere il prestigio della manifestazione con la concessione dell'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, riconoscimento confermato anche per l'edizione di quest'anno a testimonianza dell'apprezzamento che l'Associazione ha ottenuto ai livelli più alti delle Istituzioni, grazie all'impegno profuso in questi anni nella promozione di attività culturali. Il progetto è inoltre patrocinato dalla Regione Umbria, dalla Provincia di Perugia, dal Comune di Città di Castello, dalla Università per Stranieri di Perugia, dalla Società Dante Alighieri e dal Centro Studi e Formazione Villa Montesca. La giuria dell'edizione 2014 sarà ancora una volta presieduta da Alessandro Quasimodo e completata dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi, dalla giornalista e scrittrice Antonella Appiano, dall'Ambasciatore d'Italia Claudio Pacifico, dal Segretario Generale della Società Dante Alighieri Alessandro Masi, dalla giornalista Daniela Lombardi e dal docente di Storia Contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia Alberto Stramaccioni. Anche l'edizione 2014 del premio avrà due sezioni speciali: la prima è dedicata a studi e ricerche sulla Regione Umbria in cammino verso il suo 50° anniversario, e la seconda dal titolo Mondi e Culture sulle sponde del Mediterraneo, dedicata alla promozione e alla interazione fra la cultura italiana e quella dei paesi arabi della sponda sud del Mediterraneo. Siamo a disposizione per qualsiasi informazione necessaria invitandoLa a consultare il bando, il sito internet www.premioletterariocdc.it e la nostra pagina Facebook Premio Letterario "Città di Castello". Per partecipare al concorso si deve: I concorrenti dovranno far pervenire, entro e non oltre il 31 maggio 2014, a mezzo posta, alla casella postale 38 (farà fede il timbro postale), un plico chiuso contenente il seguente materiale: 1) n. 3 copie dell’opera in formato cartaceo; 2) copia dell’opera in formato word su CD o chiavetta USB; 3) breve lettera di presentazione dell’Autore; 4) dati anagrafici completi con l’indicazione della fonte da cui è stata appresa la notizia del concorso, riferimenti telefonici e indirizzo e-mail; 5) attestato dell’avvenuto pagamento di €40,00 sul Conto Corrente Postale n. 1003496187 intestato alla Associazione Culturale «Tracciati Virtuali», indicando come causale del versamento: Partecipazione al Premio Letterario Città di Castello – VIII Edizione 2014. Premi saranno così distribuiti:SEZIONE DI NARRATIVA (Romanzi o Racconti) 1° Classificato: Pubblicazione dell’Opera + libri per un valore di € 200,00 2° Classificato: Pubblicazione dell’Opera 3° Classificato: Opera d’arte 4° Classificato: Libri per un valore di € 300,00 SEZIONE DI POESIA 1° Classificato: Pubblicazione dell’Opera + libri per un valore di € 200,00 2° Classificato: Pubblicazione dell’Opera 3° Classificato: Opera d’arte 4° Classificato: Libri per un valore di € 300,00 SEZIONE DI SAGGISTICA 1° Classificato: Pubblicazione dell’Opera + libri per un valore di € 200,00 2° Classificato: Pubblicazione dell’Opera 3° Classificato: Opera d’arte 4° Classificato: Libri per un valore di € 300,00 La Giuria si riserva l’assegnazione di altri premi dal 5° al 10° classificato per ognuna delle tre sezioni. L’Associazione Culturale «Tracciati Virtuali» si riserva ogni decisione in ipotesi di mancata assegnazione dei premi. Il bando lo trovate a questo Link: http://www.premioletterariocdc.it/images/Bando2014.pdf L'occasione ci è particolarmente gradita per inviarle i più cordiali saluti. Associazione Culturale Tracciati Virtuali Casella postale 38 - 06012 Città di Castello (Pg) Telefono 333 5410750 Ho già avuto esperienza con questo concorso, ed è molto promettente e soprattutto i tempi di pubblicazioni in caso di vincita sono velocissimi. Anche quest'anno parteciperò, e quindi mi sembrava carino mostrarlo anche a voi magari potrebbe interessarvi. Spero di essere stato d'aiuto.
  2. Grazie Bradipi, mi fa piacere che mi seguiate così con interesse
  3. Per i fulmini neri, nel capitolo precedente ho scritto che Teresa aveva acceso la lanterna, ora vedono tutto. Grazie ancora per i consigli,sempre ottimi. Spero che ti stia piacendo. Alla prossima.
  4. Certo i possessivi, è un difetto che devo eliminare, lo uso troppo, più del normale. E non so il motivo, non sento che ne ho messi troppi, devo cercare di notarli. Ok, mi sono presa un bel po' di libertà --> La tua libertà mi aiuta molto a migliorare, grazie mille. Ma i draghi ritornano? Sì, lo so, ho rotto co' 'sti draghi. --> Certo che ritornano, per la precisione uno di loro farà la sua comparsa più spesso, va beh non voglio anticipare nulla. Grazie ancora, al prossimo capitolo. Ps. Aspetto novità sul tuo romanzo
  5. Scusa hai ragione, non ho collegato i fatti, colpa mia. Allora va bene, non ci sono problemi. Aspetto il prossimo capitolo
  6. Il mio commento: Si alzò. “Dove vai?” gli chiese Nuros. “In camera”. Tirò su la tenda ed entrò nella stanza; si distese sul letto. Si sentiva angosciato e depresso ma soprattutto diverso per tutto quello che riusciva a capire. Aveva cinque anni, ma intuiva cose che prima credeva fossero normali; per esempio quando voleva mangiare, trovava ciò che gli serviva nella cucina, ma ora era diverso. Sapeva che per comprare quel cibo aveva bisogno di rune, che per guadagnarle doveva svolgere qualche attività, che poteva essere per qualcun altro o che lo apparteneva, ma se era sua, doveva pagare delle tasse annuali che servivano al consigliere per mantenere un servizio di sicurezza ottimo contro banditi e malviventi. Non sapeva come definire questo suo sviluppo; che fosse il suo elemento? Che ne avesse scoperto uno nuovo? Entrò sua madre, aveva uno sguardo di compassione. Si sedette vicino a lui e disse con tono dolce: “Cosa preoccupa il mio bambino?”. Cronus la guardò un attimo negli occhi, si sedette e poi abbassò lo sguardo. “Mamma, perché non ho ancora sviluppato niente?”. “La giornata non è ancora finita, vedrai, quando meno te lo aspetti succederà” rispose accarezzandolo. “E se non dovesse succedere?”. “E’ impossibile” cominciò sorridente. “Voglio spiegarti una cosa. Tuo padre è un vampiro, è una razza che non riesce ad usare la magia, e per tenersi al nostro livello ha sviluppato una grande forza. Ti ricordi quando ha abbattuto quell’albero?”. “Sì”. Il ricordo lo fece sorridere. Quel giorno suo padre per raccogliere la legna per l’inverno, aveva deciso di abbattere un albero poiché la pianta era in una posizione pericolosa. Era inclinata in modo alquanto critico e rischiava di cadere da un momento all’altro distruggendo la loro casa. La cosa buffa, che ancora lo faceva ridere, era che suo padre per demolirla l’aveva presa a calci siccome l’ascia che aveva usato si era frantumata in mille pezzi. E mentre la colpiva, uno stormo di uccelli lo attaccò e lui per l’intera giornata si era rifugiato in casa, perché ogni volta che usciva, i volatili lo accerchiavano di beccate. “Per fare quello che aveva fatto tuo padre” continuò sua madre, “deve avere una forza tanto grande”, disegnò un largo cerchio con le mani. “E per averla deve bere sangue?”. “Non lo sappiamo, però è l’unica cosa che riesce a saziarlo. Se mangiasse solo cibo come noi, morirebbe di fame” spiegò la madre. “Invece” aggiunse alzando l’indice. “Noi Atly siamo in grado di usare quella che definiamo magia. Riusciamo a controllare uno degli elementi della natura e usarlo a nostro piacere. Quindi puoi stare tranquillo che sicuramente avrai il più raro degli elementi”, sorrise infine. Cronus si guardò le mani poi disse: “E gli umani cosa sono?”. Yuni alzò le sopracciglia. Sapeva che avrebbe reagito in quel modo, nessuno gli aveva mai parlato di quella razza quindi in teoria non dovrebbe sapere della loro esistenza, non che fosse un segreto, ma a quanto pareva l’aveva sorpresa ugualmente. “Beh, gli umani, come li chiamo io, Atly senza magia. Sono persone che vivono in terre lontane, alcuni vengono da noi per sbrigare vari affari ma pochissime volte decidono di vivere nelle nostre terre. Il motivo? Non lo sappiamo. Qualcuno dice che sono gelosi di noi, perché loro non hanno nessun potere, ma dobbiamo però riconoscere la loro praticità in tutto. E’ grazie a loro che siamo in grado di costruire armi come spade e asce, prima ci era impossibile”. “E se io fossi umano?”. Sua madre non riuscì a trattenere una risata, e dopo essersi calmata disse: “No, non sei umano. Io non lo sono e neanche tuo padre, al massimo puoi essere vampiro cosa che non sei, quindi sei certamente un Atly, devi solo avere un po’ di pazienza, molto presto svilupperai il tuo elemento”. Quando? Quando sarebbe successo? La tenda svolazzò e si mostrò Gerad. “Ho sentito delle risate, di cosa state parlando?” chiese sorridente accomodandosi sul letto di Nuros. “E’ preoccupato perché ancora non ha sviluppato il suo elemento, così pensa di essere umano” rispose Yuni. Gerad lo guardò divertito, poi si alzò e si mise vicino a lui. “Cronus, non devi preoccuparti. Sviluppare la magia è come crescere, deve avvenire per forza delle cose, quindi se non sarà oggi, sarà domani”. “Ma nessuno ha mai ritardato così come me” disse il figlio. “Vorrà dire che sei speciale” rispose Gerad. Non si aspettava una risposta del genere, in effetti suo padre aveva ragione. Perché doveva pensare al peggio? Cronus sorrise e abbracciò entrambi i genitori. Sentiva i loro respiri sui capelli e il loro odore avvolgerlo; una felicità lo pervase e quel peso che sentiva sul petto si alleggerì. “Bene, andiamo a stare con gli altri” disse la madre dopo un po’. Ritornarono nel soggiorno e continuarono le discussioni che prima facevano. Cronus si sedette vicino a suo fratello, che gli disse: “Cosa è successo?”. Lo guardò sorridente e rispose: “Niente, niente”. Per le ore successive rimase ad ascoltare gli argomenti di cui discutevano zio Raik, Gerad, Yuni e Teresa e nessuno dei quali riguardava il suo caso. Nuros ogni tanto evocava attorno all’indice dei fulmini azzurri per divertimento e quando esagerava veniva ripreso dalla madre, che lo sgridava: “Smetti, esaurirai le energie e finirai per svenire”. Dory invece era seduta vicino a suo padre sul divano mezz’addormentata, era alquanto annoiata; ma quando si alzarono per preparare la cena, lei iniziò a correre qua e là per sistemare il tavolo e le posate. Dopo che ebbero cenato, la famiglia dello zio Raik ritornò a casa; “fateci sapere” dissero prima di uscire. Cosa volevano sapere? Che non avrebbe mai sviluppato la magia? “Come ti senti?” chiese Gerad quando si erano messi a sedere sui divani. Cronus si strinse nelle spalle. Le torce accese illuminarono il sorriso che mostrava suo padre che disse: “Non ti preoccupare, arriverà il tuo momento”. Cronus fece un sorriso forzato e si alzò: “Vado a dormire”. “Vengo anche io” aggiunse Nuros. Entrambi i fratelli entrarono in camera e si stesero sui rispettivi letti, e dopo aver ricevuto la buonanotte dai genitori e spento la torcia, Nuros gli chiese: “Non senti proprio niente?”. “Per cosa?” disse Cronus guardando il buio soffitto. “Per l’elemento”. “No, per quello no”. “E l’altro”. “L’altro cosa?”. “Per non aver ancora sviluppato la magia”. Cronus si coprì la testa con le coperte. “Mi sento deluso, frustrato, arrabbiato, triste, ho questo peso sul petto che mi sta frantumando il torace, ho paura…ho paura di ritrovarmi senza magia per tutta la vita e odiato da tutti perché sono diverso…io…”. “Io non ti odierò” Nuros lo interruppe. “Sei mio fratello e i fratelli si aiutano. Anche se rimarresti senza un elemento, io sarò sempre vicino a te a proteggerti, in fondo è a questo che serve la magia”. A Cronus, senza volerlo, le lacrime iniziarono a colare. “Quindi non preoccuparti, io, la mamma e il papà ti saremo sempre vicini” aggiunse Nuros. “Adesso però dormiamo che domani si ritorna all’allenamento…Buonanotte”. Cronus non rispose, non sapeva che parole usare per esprimersi meglio di suo fratello, era felice ma allo stesso tempo era angosciato; voleva essere lui quello che avrebbe protetto suo fratello e i suoi cari. Pianse in silenzio fino ad addormentarsi. I giorni seguenti, furono distruttivi per Cronus, in quanto non sviluppò nessun elemento e questo fatto non preoccupava solo lui, ma anche i suoi genitori. Ogni tanto, suo padre sorridente gli controllava la bocca e gli occhi, ma lui sapeva benissimo il motivo; voleva vedere se c’erano segni di vampirismo. Passarono settimane e ancora nessuna novità. Nel frattempo, si allenava con suo fratello a combattere con la spada, ma questo non lo aiutava perché per la maggior parte del tempo, Nuros veniva addestrato da loro madre a controllare l’elemento fulmine e ogni volta che assisteva a questi tipi di allenamenti si rendeva conto di quanto era inutile e scarso. I mesi e le stagioni passavano e Cronus viveva lo sviluppo di Nuros, era migliorato molto, ora riusciva a dare forme non troppo complicate ai fulmini che evocava. Doveva essere felice per suo fratello, ma sentiva il contrario; era invidioso.
  7. rispose il Grande Saggio Dussfal, continuando a guardare fuori dalla finestra. --> Qui dici che continuava a guardare fuori dalla finestra, poi però, dici: Dussfal si alzò dalla sedia e si diresse verso la finestra. Non capisco, forse mi sono perso qualcosa. A parte questo, mi ricorda molto l'accademia di magia di Skyrim, non so perchè, ma va beh, andiamo avanti XD Per quanto riguarda la trama, ho pochi elementi quindi non posso dare ancora un giudizio concreto. Posso dirti però che è interessante, chissà cosa intendeva Dussfal; e poi riuscirà Volter a risolvere il mistero dello scritto? Io odio gli elfi ma ti seguirò lo stesso Aspetto il prossimo capitolo
  8. “Noi abbiamo già cenato prima di venire qui” rispose zio Raik. Perché questa precisazione? Il magiare insieme crea un legame, che i greci definivano agapico, non dividere il pane con qualcuno è segno di rifiuto. Elimina tutti i possessivi. In effetti hai ragione, loro sono due famiglie unite...sì, tanto ci devo ritornare la renderò più vivace. Per scoprirlo, aprì gli occhi. Vide suo fratello che si capovolgeva sotto le coperte Vede al buio? Non “capovolgeva” ma “si contorceva” No, non ci vede. Semmai vedeva la sagoma di suo fratello sotto le coperte muoversi. Dovevo specificarlo, grazie per la nota. Grazie ancora, i tuoi consigli sono sempre più preziosi, ora vedo di aggiustare altre cose che ho scritto più avanti. Alla prossima
  9. Mehdi

    Siamo tutti connessi. Capitolo 2.

    Grazie mille Xereff, le tue osservazioni sono ultili. Per quanto riguarda l'azienda di Mattia, non sarà fondamentale per la storia, ma comunque sia hai ragione, se apro una porta devo mostrare cosa c'é dietro. Rivedrò questo capitolo e aggiungerò altri dettagli sul suo lavoro, che magari posso riprendere più avanti. Sì, sì, mi hai fatto venire una buona idea. Grazie tante, mi fa piacere che ti sia piaciuto, fammi sapere
  10. Un rombo lo fece voltare; apparvero dal nulla un ragazzo con i capelli corti e una ragazza di pelle scura, con i capelli viola che mettevano in risalto i suoi occhi verdi. Indossavano delle vesti dalle forme stravaganti, fatte di un materiale che Cronus non conosceva. Intorno a loro il terreno aveva subito un avvallamento, come se fossero caduti dal cielo. Così mi sembra più chiaro. E' chiarissimo. Sì, la parola che cercavo era cratere, forse è più chiara. Certo che ancora ho molto da imparare. Non finirò mai di ringraziarti Sissi. Il tuo intervento è stato ottimo, grazie Nanni
  11. non si capisce bene cosa intendi per "strani" Forse era meglio dire che erano strani agli occhi di Cronus, o meglio erano nuovi agli occhi di Cronus. Anche qui non ho capito. Perché il foro sotto i piedi dovrebbe far pensare al fatto che siano caduti dal cielo? Perché ho pensato ad un metorite, perchè quando cade crea un foro, forse era un esempio stupido? Loro avevano sotto di loro una voragine nel terreno, come posso dirlo? Non mi piace che Gerad resta in disparte. Lo so che quelle pietanze non erano destinate a lui ma sedersi intorno alla tavola è un momento comunitario per la famiglia. Io lo farei accomodare con loro anche se si nutre in maniera differente. E' vero, infatti quando scrivevo questa parte, non era soddisfatto, provvedo subito a inserirlo nella famiglia. Non ho notato altro. Il sogno deve avere qualche collegamento con la storia che hai narrato in precedenza ma non ricordo bene tutti i passaggi. Come hai detto tu è frustrante seguire un racconto a distanza di giorni. Spero di riuscire un giorno a seguire la tua storia in modo continuo, allora riuscirò a fare i giusti collegamenti. Alla prossima. Per la precisione, lui ha visto il futuro, un evento che vivrà ma che dovrà cambiare, dovrà renderlo più sicuro. Comunque sì, leggere un racconto a distanza di giorni è frustrante, soprattutto quando lo stai seguendo con molto interesse, come il tuo ad esempio. Per continuare, vado a rileggermi i vecchi capitoli; è molto bello farlo, ma è stressante non mangiarlo in sol boccone. Comunque sia, grazie per l'attenzione che mi dai, alla prossima
  12. Il mio commento: Caratteri: 8220. Chi erano quelle persone? Alla sua sinistra trovò una ragazza dai capelli rosa; anche lei aveva degli indumenti strani. L’unica cosa che riusciva a riconoscere era il mantello nero che le copriva le spalle. Si voltò a guardare ancora una volta il drago; era impressionato dal suo aspetto minaccioso. D’un tratto, il vento cominciò a soffiare e la coda del drago iniziò a muoversi come un serpente; e non solo, tutto il resto prese vita, anche la ragazza bionda: “Geid, non provare a sfidarlo da solo. E’ vero che è tuo padre, ma lui vuole sterminare gli esseri viventi, quindi è il nemico di tutti”. Il ragazzo dalle ali nere strinse con più fermezza la spada; la lama brillò con più intensità; e disse: “Non conta niente per me. Per colpa sua ho perso mia madre. E mia sorella è morta due volte, mi ha privato da una vita felice…e per questo…io”; alzò la spada in alto e gridò: “Ti ucciderò…”. Spalancò le ali facendo cadere la ragazza e prese a correre verso il drago. Dopo una decina di passi, iniziò a prendere quota. “Fermati Geid!” gridò la ragazza dai capelli rosa; poi chiuse gli occhi. Il mantello magicamente si ingrandì e l’avvolse completamente insieme ad un luce violacea. Un attimo dopo, il mantello si levò e la luce si disperse mostrando una grande aquila: aveva un enorme aureo becco uncinato e i tarsi ricoperti di lisce piume marroni sino ai piedi, che avevano dei neri artigli spessi e robusti; sul collo aveva legato il mantello che era rimasto piccolo. L’uccello spalancò le maestose ali e prese il volo gridando con la voce della ragazza: “Fermati!”. Cronus era stordito. In che posto era finito? Un rombo lo fece voltare; apparvero dal nulla un ragazzo dai capelli corti e dagli indumenti strani; e una ragazza di pelle scura, dai capelli viola che mettevano in risalto i suoi occhi verdi. Avevano sotto i piedi un foro come se fossero caduti dal cielo. “Babbo, presto trasformami nel libro, presto” disse il ragazzo avvicinandosi con la ragazza. Si fermarono davanti a lui e la ragazza continuò: “Anny sta chiamando gli altri Prosciuga Vita, come hai ordinato, fra poco dovrebbero essere qui”. “Ma di cosa sta parlando?” pensò Cronus. “Babbo, ci sei? Presto trasformami così i tre oggetti sacri sono finalmente riuniti”. Un boato proveniente dal cielo attirò l’attenzione di tutti; dalle nuvole si mostrò un oggetto, strano agli occhi di Cronus, sfrecciare nel cielo ad una velocità pazzesca. Quest’ultimo, nel suo passaggio, lasciò cadere un altro oggetto irriconoscibile che si dirigeva verso la loro posizione. “E’ un missile, babbo fa qualcosa prima che esploda” gridò il ragazzo dai capelli corti. Cosa? Cosa doveva fare? Che cosa era un missile? Prima di poter pensare a qualsiasi cosa, un fischio e una luce accecante gli fecero chiudere gli occhi. “Cronus, Cronus! Non è il momento per dormire. Cronus!”. Aprì gli occhi di scatto; era di nuovo nella sua stanza, ma a differenza di prima, era per terra. Suo fratello lo guardava preoccupato: “Perché dormivi per terra?” Cronus si mise a sedere, si grattò gli occhi e disse: “Ho fatto un sogno strano”. Nuros si sedette anche lui a gambe incrociate: “Che tipo di sogno? Perché anche io ne ho fatto uno strano ieri”. Cronus osservò un secondo suo fratello prima di raccontare il tutto; quando ebbe nominato il drago dell’equilibrio, Nuros gemette: “Anche io l’ho sognato”. “Davvero?” chiese perplesso. “E cosa hai sognato?”. Nuros sospirò. “Ero in un luogo buio, non riuscivo a vedere niente. Camminavo in avanti e chiamavo te, la mamma e il papà ma nessuno mi rispondeva. Avevo paura, poi però, all’improvviso sento una voce rude ridere, era orribile. Mi fermai; tremavo; e mi guardavo attorno spaventato nella speranza di riuscire a riconoscere qualcosa. Poi l’ho vista, una sagoma più oscura del buio, era inquietante. Mi parlò e mi disse che ero speciale e che avrei cambiato il mondo; e senza darmi tempo di parlare, mi afferrò con le sue mani gigantesche. Quando mi portò vicino alla testa, i suoi occhi brillarono di verde, e in quel momento, stranamente, capii che era un drago dell’equilibrio. Poi…poi non mi ricordo più nulla”; suo fratello strinse gli occhi a fessura. “Niente da fare, non riesco a ricordare”. “Sei sicuro che era un drago dell’equilibrio?” chiese Nuros. “Sì, sicurissimo. Non l’ho visto chiaramente ma posso dirti con certezza che era un drago dell’equilibrio”. Cronus rimase in silenzio a pensare: “Dopo quel sogno Nuros è in grado di usare la magia, quindi anche io, dopo il sogno scoprirò l’elemento a cui appartengo?”. “Continua, cosa ti è successo dopo?” interruppe i suoi pensieri Nuros. “Ah…Sì…”, così Cronus gli raccontò nei minimi dettagli cosa aveva sognato: di quei ragazzi e dei loro strani indumenti e poteri; cosa avevano detto; la strana storia dell’essere chiamato papà e l’oggetto sconosciuto che veniva nominato come missile. “Missile? Papà? Il tuo sogno è più strano del mio” rise Nuros. “Chissà…”. Fino a mezzogiorno, Cronus cercò di evocare, con il sostegno di Nuros, un elemento, ma non ci riusciva, non sentiva niente di speciale dentro di sé ed era depresso per questo fatto; perché fra tutti era l’unico che non riusciva ad usare la magia? Cosa c’era di sbagliato in lui? Aveva provato in tutti i modi a concentrarsi o per lo meno a sentire qualche tipo di energia fluire dentro il suo corpo, ma come la terra senza acqua, si sentiva secco. A interrompere le sue meditazioni fu Dory, quando entrò e annunciò che il pranzo era pronto. “Ah! Siete tornati” esclamò Nuros. “E ti sei accorto adesso?” controbatté lei uscendo. Cronus ricevette uno sguardo confuso dal fratello, poi uscirono dalla stanza. Nel soggiorno, era preparato il tavolo colorato da vari cibi allettanti. Yuni con l’aiuto di Teresa e zio Raik, stava sistemando le sedie; Gerad invece versava sangue dentro una ciotola. “Eccovi” disse il padre notandoli quasi subito. “Novità?” e rimase a fissare Cronus. Sapeva perché lo guardava, e avrebbe desiderato con tutto il cuore di dargli una notizia buona, ma dovette pronunciare a malincuore: “No, ancora niente”. Gerad sorrise e disse: “Non preoccuparti, vedrai, più farai tardi e più l’elemento sarà raro, di questo ne sono certo”. Quelle parole erano solo di conforto, lo aveva capito, non era così stupido, o almeno non in quel momento. Infatti si sentiva più grande, più maturo, come se avesse alle sue spalle anni e anni di esperienza; guardava le cose con occhi diversi dai giorni precedenti, riceveva più informazioni, capiva meglio le cose, e la frase detta da suo padre era una bugia bella e buona. Si sedettero tutti a tavola; tranne Gerad che rimase in disparte a nutrirsi; Yuni passò la mano sui capelli ricci di Cronus e gli sorrise prima di posargli di fronte il piatto. Quel sorriso, lo aveva visto tantissime volte, ma mai prima d’ora aveva ricevuto quel tipo di segnale: era un sorriso di compassione, un sorriso che pronunciava parole: “Ti sarò sempre vicina”. Cosa stava succedendo? Perché capiva tutte queste cose? Mentre mangiava, guardava suo fratello abbuffarsi come se non avesse mangiato da un mese. Avevano la stessa età ma guardandolo in quel momento si sentiva il più grande, colui che avrebbe preso cura di suo fratello minore, non sapeva il perché, ma quella sensazione veniva dal cuore. Dopo pranzo, si sistemarono tutti nel soggiorno; Cronus si sedette vicino a Dory e Nuros, e rimasero ad ascoltare i discorsi dei grandi. Parlavano di cose che fino al giorno prima erano incomprensibili per la mente di Cronus: di politica; di come vengono gestite le capitali e le altre isole; di ladri e la loro influenza sulle persone; di abbassare o di alzare le tasse in base alle esigenze per permettere una vita migliore ai civili e l’impatto e la critica su queste scelte; e di tanti altri argomenti che Cronus smise di seguire, poiché la mente iniziò a viaggiare su vari pensieri. La giornata stava per terminare e ancora non aveva sviluppato nessun elemento; nessuno nella storia aveva mai ritardato così tanto. Come faceva a saperlo? Come faceva a sapere che nessuno aveva mai ritardato così quanto lui? Troppe cose a cui pensare, il suo cervello stava lavorando più del solito, sapeva cose che nemmeno esistevano per lui; a un tratto era diventato così saggio. Cosa gli stava succedendo?
  13. Mehdi

    Capitolo I "Volter" (prima parte)

    o se il suo maestro stesse volutamente nascondendogli che, in realtà, questa volta stava andando, come avrebbe detto per l'appunto lo stesso Grande Saggio, nella strada giusta Non mi piace come l'hai scritta, io la cambierei così: o se il suo maestro stesse volutamente mentendo e che in realtà stava andando, come avrebbe detto per l'appunto lo stesso Grande Saggio, "nella strada giusta". Erano passati sei anni da quando aveva incontrato il Grande Saggio Dussfal e ancora oggi non aveva ancora del tutto chiaro se il suo maestro potesse leggergli o meno nel pensiero. Erano passati sei anni da quando aveva incontrato il Grande Saggio Dussfal e ancora non aveva del tutto chiaro se potesse leggergli o meno nel pensiero. Sentirgli dire in quel modo quasi sarcastico questo pezzo di carta era bastato per incutergli nuovamente del timore. Questa forma non mi piace, è troppo pesante da leggere: Sentire dire in quel modo quasi sarcastico "questo pezzo di carta" era bastato per incutere in lui del timore. Il tuo modo di scrivere è leggero, e fila bene, non ci sono tanti intoppi e questo aiuta molto. Per quanto riguarda la trama, ho pochi elementi su cui basarmi, ma già ho pensato ad Eragon e il suo maestro Brum, c'é troppa assomiglianza; però come ho già detto non posso dare un giudizio defintivo con pochi elementi. Aspetto magari un seguito per dirti di più. A rileggerti.
  14. Mehdi

    Siamo tutti connessi. Capitolo 3.

    .Anch'io concordo con quanto detto prima di me. E' un po' esagerata la reazione del direttore. Puoi dire che lui rimase paralizzato dalla paura e lei approfittò scattando in avanti. Sì, in effetti avete ragione. L'ho riletto dopo due giorni di risposo e mi ha dato un po' fastidio la sua reazione. Sì, modificherò questa parte. Anche sulle ustioni sono d'accordo. Non provocano tutto quel sangue. Ma hai detto che in seguito ci sarà una spiegazione e allora aspetto il seguito. Sì, lei non solo controlla la temperatura, ma crea anche delle piccole esplosioni. I dettagli saranno spiegati più avanti. Ah dimenticavo. Per il linguaggio e gli effetti di una canna, non posso aiutarti. Sono rimasta indietro con gli anni. Neanche io XD. Non sono una persona come Mattia, infatti avrei dovuto informarmi prima. Ho trovato un PDF su internet proprio su queste cose, canne, droghe e i loro effetti e proverò a migliorare la credibilità del romanzo. Grazie Sissi, sei la migliore
  15. Quote No che non mi annoia! Sono ricomparsi pure i draghi! Nel prossimo capitolo capirai una cosa che forse ti sconvolgerà XD Grazie ancora
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