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Martina Seppi

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Tutti i contenuti di Martina Seppi

  1. Martina Seppi

    Il Drago Nero

    La città di Enogher resisteva a fatica. L'esercito degli orchi era più preparato di quanto Bel volesse ammettere e i soldati della città erano numericamente inferiori. Bel diede di speroni, superò le urla e i gemiti dei soldati impegnati a respingere il nemico e si diresse verso la Sommità, la parte più alta della città, dove si ergeva il castello. Man a mano che saliva i vari livelli di strade, gli echi della battaglia si allontanavano. La Sommità era un ottimo punto strategico. Da quell'altura, Bel si rese finalmente conto di quanto gli orchi fossero numerosi, ben più di 10.000. In centinaia si stavano accalcando al Gran Portone, l'ingresso della città, per aprirsi la via che gli avrebbe condotti verso il castello, per reclamare il Libro degli Antichi Incantesimi. Bel sollevò la spada e lo smeraldo incastonato nell'elsa brillò. Un fascio di luce verde colpì gli orchi intenti a distruggere il Gran Portone. A decine finirono in polvere sulla terra. Diversi alzarono lo sguardo e digrignarono i denti quando lo riconobbero. Bel sollevò di nuovo la spada. Lo stesso fascio di luce, lo stesso risultato. Non avrebbe sconfitto tutti gli orchi, ma avrebbe dato ai soldati il tempo per organizzare le difese interne e riparare il Gran Portone, indebolito dalle asce nemiche. Un ruggito proruppe da ovest. Bel girò la testa di scatto, neanche si accorse di aver abbassato la spada. Un enorme Drago Nero volteggiava sopra la città di Enogher. Le squame erano fatte di ossidiana, gli occhi rossi come rubini e i denti di puro diamante affilati come spade. Il Drago Nero volò due volte sopra la città, ruggendo maestosamente. I soldati smisero di combattere, pietrificati dalla paura. Gli orchi ne approfittarono per riprendere l'attacco contro il Gran Portone con più veemenza. Bel non alzò la spada. Non fece brillare lo smeraldo neanche quando il Drago Nero sputò fiamme nere contro i soldati e i palazzi di Enogher. Con un paio di fiammate incenerì diverse decine di soldati e distrusse una delle torri di difesa della città. Poi ruggì di nuovo e riprese ad incenerire la città e tutto ciò che al suo interno di muoveva. Incenerì anche diversi orchi, poco preziosi agli occhi di chi lo cavalcava. Dopo tre fiammate, due torri di difesa erano distrutte, un centinaio di soldati era cenere e il Gran Portone era semi-aperto. Il Drago Nero volò verso Bel che ancora non muoveva un muscolo, ipnotizzato da quello spettacolo. Il Drago Nero volò in cerchio e atterrò sulla Sommità in un turbinio di polvere. Ruggì di nuovo, con ancora più ferocia. Chi lo cavalcava tirò le redini e il Drago Nero si acquietò. Da quando le fiamme nere si erano scontrate con la città di Enogher, Bel aveva avuto solo occhi per chi sedeva in sella al Drago Nero. La donna smontò in modo elegante, lo sguardo fisso negli occhi di Bel. I lunghi capelli neri a boccoli le ricadevano fino a metà schiena. Il vestito viola scuro era sormontato quasi interamente da un'armatura di ossidiana, l'arco visibile dietro la schiena. Bel la osservò dietro ad un velo di lacrime, mentre lei lo fissava intensamente con i suoi occhi azzurri. Si voltò con aria di superficialità e di diresse verso il castello, alla volta del Libro degli Antichi Incantesimi.
  2. Martina Seppi

    Il Dio interiore emerge per i pori della pelle

    Gran bel brano. Mi piace molto lo stile breve, con la giustapposizione di semplici ma efficaci frasi chiave e dettagli che rivelano poco a poco il senso del brano. Espressioni come "orsacchietto rosa" e "Poi gli anni della pubertà, i più recenti, segnati dalla strana e pungente voglia di non esistere quando un ignaro professore universitario invitava il "signor Gavetta" ad accomodarsi, e ad alzarsi era invece un’ombra di persona di cui cento paia d’occhi indagavano l’identità sotto gli abiti da donna." Si sente molto il disagio vissuto dal personaggio e mi è piaciuto il fatto di mettere in luce il comportamento (ahimè classico) dei genitori. Molto tagliente la parte di quello che sembra un tentato suicidio. Ultimo ma non ultimo, molto accattivante il titolo, che colpisce perchè non ci si aspetta di leggere quello che viene dopo. La punteggiatura è corretta, non ho notato errori rilevanti. Mi sarebbe piaciuto vedere più analisi della psicologia del personaggio. Qualche altro passaggio chiave (anche solo un paio) sui suoi sentimenti, reazioni, pensieri sarebbe stato ottimo. Per esempio: cosa pensava dello sfogo di rabbia della madre? Come viveva la sua quotidianità in classe? Come percepiva lo sguardo delle persone intorno a sè? Nel complesso un gran bel brano, spero ci sia la prosecuzione;) Martina
  3. Martina Seppi

    Uscita dal Tunnel di Lennut

    Gli orchi si stavano piano piano facendo strada verso la superficie. Saro capì immediatamente che non potevano essere fermati. Era come assistere ad una vorticosa e irrefrenabile salita dell'acqua da un pozzo profondo. Cosa si poteva fare contro una vorticosa e irrefrenabile salita dell'acqua da un pozzo? Saro alzò di più la torcia per cercare di contare quell'orda urlante che avanzava sempre di più verso la superficie. Impossibile contarli, ma ad occhio erano circa un migliaio. Gli orchi avevano occhi piccoli e completamente neri, inclusa la sclera. Erano piccoli, con radi peli sulle orecchie, puzzavano sempre di stantio e avevano solo canini in bocca. Si diceva che fossero capaci di strisciare per terra e mimetizzarsi come serpenti e che il loro sangue portasse malattie a qualsiasi altra creatura. Benché ne avesse incontrati ed uccisi diversi, Saro non sapeva se queste dicerie fossero accurate, ma poteva sicuramente confermare che in battaglia quegli esseri provavano un intenso piacere a smembrare e mangiare le loro vittime. L'orda si faceva sempre più rumorosa man mano che i secondi passavano. Il sudore cadeva copioso dalla fronte di Saro e anche le mani gli sudavano. A stento riusciva a non far scivolare la torcia che aveva tra le dita. Gli altri erano in superficie diretti ad est. In cuor suo, sperava che Azor avesse già avvertito l'Esercito della Foresta dell'imminente scontro con gli orchi. L'orda continuava a scalare il profondo tunnel, unica via d'accesso dal Regno Sotterraneo di Lennut alla Terra Assolata. Saro sapeva che non li avrebbe mai fermati. Mano a mano che li vedeva avanzare, le loro grida di esultanza gli gelavano il cuore. Un senso di torpore freddo lo invase al pensiero di aver fallito. "Ferma gli orchi prima che scalino il Tunnel di Lennut" gli aveva ordinato Andora prima di morire. Lui gliel'aveva promesso. Il sudore colato sugli occhi si mescolò ad alcune lacrime al pensiero di aver tradito la fiducia della Maga Cavaliera. Gli orchi ormai gli erano vicini, meno di duecento metri. Saro guardò in alto in direzione dell'uscita del Tunnel di Lennut. Una piccola fessura da cui trapelava un timido raggio di sole a testimoniare che la Terra Assolata ancora esisteva. Erano circa 100 metri da scalare e Saro sarebbe uscito. L' Apertura (così veniva chiamata dalle creature l'uscita del tunnel di Lennut) era larga circa un metro. Il problema non era uscire, ma non scivolare nell'impresa. Andora aveva spiegato a Saro che gli ultimi cinque metri prima dell'Apertura erano stati oleati e resi scivolosi dagli Antichi Incantesimi per impedire agli orchi di riversarsi sulla Terra Assolata. Ma Saro aveva l'impressione che neanche gli Antichi Incantesimi avrebbero impedito a tutti quegli orchi di farsi breccia attraverso l'Apertura. Con il cuore appesantito da questi pensieri, Saro gettò la torcia contro alcuni orchi, bruciandone uno che perse la presa sulla parete e andò a sbattere contro altri due orchi, incendiandoli. Saro li vide precipitare nel buio del tunnel per finire nel Lago di Lennut, un'immensa distesa di acqua verde scuro. Si pensava che il Lago di Lennut fosse una sorta di collegamento tra il Regno Sotterraneo e la Landa degli Spiriti, dove le anime delle creature uccise dalle Antiche Maledizioni vagavano in solitudine e disperazione per sempre. Saro iniziò a scalare per raggiungere l'Apertura. Gli orchi erano ancora più vicini. Sentiva le urla nella loro orrenda lingua, sentiva il lezzo dei loro vestiti sporchi e la loro trepidazione vedendo l'Apertura sempre più vicina. Si accorse subito di avere le mani troppo sudate. Le dita non tenevano la presa e le gambe non riuscivano da sole a sopperire alla debolezza delle braccia. Troppi giorni di cammino sottoterra le avevano prosciugate di energia. Gli orchi lo tallonavano. Probabilmente se avesse guardato in basso il suo sguardo avrebbe incontrato il nero assoluto dei loro occhi. Saro non voleva morire, ma soprattutto non voleva fallire. Se avesse trovato un punto, una piccola altura da dove combattere, almeno sarebbe morto dando l'ultimo respiro per la Terra Assolata. La mente gli bruciava dalla disperazione di essere l'ultima, inutile difesa della Terra Assolata, completamente incapace di difenderla. Saro sentì il battito violento del suo cuore. Lo sentiva ancora meglio nel silenzio che improvvisamente era calato. Gli orchi non gridavano più, non avanzavano più. Saro d'istinto guardò in basso. Vide una luce bianca, simile a quella che penetrava l'Apertura. Ma questa luce veniva dal Lago di Lennut, dall'interno del Lago. Gli orchi iniziarono ad agitarsi. Saro percepì l'odore della loro paura, mentre quella luce bianca si faceva sempre più intensa. Saro vide gli orchi cercare le vie di fuga del tunnel, piccole gallerie che si erano scavati nei secoli per espandere il Regno Sotterraneo. All'improvviso la luce bianca divenne accecante per gli orchi e Saro capì che quella luce era il frutto di un Antico Incantesimo. Saro rimase immobile di fronte allo spettacolo di Andora che emergeva dal Lago di Lennut a cavallo di Ogard, il Grande Drago Bianco, la cui luce illuminò l'intero tunnel di Lennut. Ogni battito delle sue ali possenti irradiava di luce bianca che accecò gli orchi. Uno ad uno caddero nelle profondità della terra, annegando nel Lago di Lennut. Andora guidò Ogard verso l'Apertura, le ali che continuavano ad irradiare luce e mietevano vittime tra gli orchi ad ogni battito. Quando gli fu vicino, Ogard afferrò Saro con la sua zampa muscolosa e continuò il suo volo, sfondando l'Apertura.
  4. Martina Seppi

    Ciao a tutti!

    Buon pomeriggio, mi chiamo Martina e sono nuova su questo sito. Vi ho trovato grazie ad un video su YouTube per aspiranti scrittori. Ho deciso di entrare a far parte di questa comunity perchè mi ispira molto il sistema "officina" che avete creato, dove gli scrittori possono allenarsi e raccogliere feedback dagli altri. Le critiche sono sempre costruttive;) Mi piace soprattutto il genere fantasy ma non mi dispiacerebbe esplorare lo spionaggio/action. Ho una fervida immaginazione (come beh credo tutti qua dentro!) e mentre scrivo mi aiuta tanto ascoltare della buona musica. Il genere lo scelgo a seconda della scena da scrivere. Per ora direi che basta così, ma ci si becca in officina;) Ciao, Martina
  5. Martina Seppi

    Ciao a tutti!

    Ciao @Silverwillow grazie mille del link e del benvenuto;) sì ho visto che tra un po' chiuderete, ma me ne sono accorta dopo aver attivato l'account...ma sono contenta che un po' di materiale verrà trasferito su un nuovo sito! Vedrò cosa riesco a produrre in un mesetto!
  6. Martina Seppi

    Ciao a tutti!

    Grazie mille @Ippolita2018
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