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galloway

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  1. Gli stadi del lettore: le fasi che ogni amante dei libri si trova ad attraversare, ovvero le tappe che ogni lettore incontra nel vivere la sua passione. Sono momenti che chi legge conosce bene ed affronta, almeno una volta nella vita. Voi a che stadio siete? Questa ironica illustrazione riproduce le tappe o i gradini di una (in)sana passione. L’immagine, come riporta EbookFriendly, è tratta dal libro del disegnatore Grant Snider ed è inclusa nel suo nuovo volume, The Shape of Ideas, (La forma delle idee). Ho deciso di passare in rassegna i miei momenti così come li ho vissuti finora. Sono piuttosto lunghi ma non mi lamento. Non vi pentirete di leggere fino in fondo ….

  2. galloway

    Il rumore della "scrittura creativa"

    ... catastrofi di vario genere (climatico, pandemico, economico, nucleare, etc...) che, purtroppo, sembrano profilarsi all'orizzonte. Io mi difendo leggendo il libro di Carlo Novelli "Helgoland" e mi affido alla "teoria dei quanti" ...
  3. galloway

    Il rumore della "scrittura creativa"

    "I giovani sono il futuro" , vero, ma anche loro sono destinati a diventare passato ...
  4. galloway

    Il rumore della "scrittura creativa"

    Grazie per la condivisione. Apprezzo le tue considerazioni alle quali vorrei aggiungerne una non meno importante. Riguarda il ruolo che ha in tutto questo "rumore" la tecnologia con i suoi innumerevoli strumenti che mette a nostra disposizione. Quando, quasi mezzo secolo fa Marshall McLuhan, scrisse "the medium is the message" il mezzo è il messaggio si riferiva alla televisione. Non credo si rendesse bene conto di quello che diceva. Oggi noi lo sappiamo bene. Il "rumore" tecnologico ha sostituito il "rumore" mentale ... Il primo è "ferraglia", il secondo è "fatica", pensare costa fatica. Te la ricordi questa canzone della Carrà intitolata, appunto, "Rumore" anni settanta credo ....
  5. galloway

    Il paradosso: odio i sogni

    Puoi farlo in sonno, ti sconsiglio da vivo ...
  6. galloway

    Il rumore della "scrittura creativa"

    Oggi con i social media siamo tutti "autori" nel senso che leggiamo, scriviamo, inter-agiamo, condividiamo, elaboriamo, copiamo, incolliamo, interpretiamo, manipoliamo, reinventiamo. Insomma, scriviamo, ma non siamo "scrittori", ma siamo pur capaci di "inventare" un significato. Il sociologo francese Michel Foucault nel 1969 si chiese "chi è un autore?“ Si diede anche una risposta: "L'autore è certamente un principio funzionale per mezzo del quale, nella nostra cultura, si fissano dei limiti, si esclude, si sceglie, l'autore, pertanto è una figura ideologica che determina il modo in cui noi temiamo la proliferazione del significato". La domanda è allora: si può insegnare a scrivere? La risposta sembra scontata tanto banale è la domanda. Sembra che tutti nasciamo lettori. Tanti, ormai, hanno la possibilità di imparare a leggere, per poi passare a scrivere, in un modo od un altro. Qui, a dire il vero, si tratta di imparare a scrivere non tanto per vivere la quotidianità nel suoi vari e diversi impegni, quanto imparare a scrivere e diventare uno "scrittore". A me che sono un "dinosauro", figlio di un tipografo post-gutenberghiano, questa denominazione mi ha fatto sempre sorridere. E' davvero una vita che ho scritto per vivere, come docente e come scrivente di ogni cosa che possa/debba essere scritta. L'ho fatto, ovviamente, per guadagnarmi da vivere. Ma è di una particolare attitudine alla scrittura che intendo occuparmi: la scrittura come lavoro, professione. Per scrivere libri e possibilmente venderli. Fate una ricerca in rete oppure su "GoodReads" e "Librarything" e scoprirete quanti sono i libri catalogati che si occupano di scrittura creativa. Migliaia, milioni se li cercate su "Google". Con i media moderni sembra che questa passione per la scrittura sia diventata addirittura una mania. Ma la grafomania, come la bibliomania, sembra siano delle patologie piuttosto antiche. Quello che mi interessa qui sono le tante scuole di scrittura creativa che ci sono in giro. Ho letto un articolo su una rivista letteraria inglese in cui una scrittrice, anche insegnante di scrittura creativa, parlava delle sue esperienze in questo campo dopo una vita trascorsa in questo tipo di insegnamento. Ha intitolato, non a caso, il suo scritto:" "Insegnaci a scrivere bene". Lei si riferisce ad un particolare tipo di scrittura chiamata "scrittura immaginativa". Racconti, romanzi, "fiction" per intenderci. E' possibile un insegnamento del genere? Certamente. Ogni cosa che caratterizza gli uomini, penso sia possibile insegnare, nel bene e anche nel male, purtroppo. Si può insegnare la musica, la matematica, le scienze, perchè non a scrivere? L'importante è che ci sia la persona giusta a cui insegnare, persone che abbiano delle particolari predisposizioni, che possano poi diventare un "talento". Si intende che questo non lo si può insegnare a nessuno se non lo si possiede già, ed è tutto da scoprire. La cosa di cui non tutti sembrano rendersi conto è il fatto che per imparare a scrivere bisogna prima impossessarsi della giusta tecnica. Nessuno si aspetta che un ragazzino al quale piace la musica, prenda subito un violino ed inizi a suonare senza che non abbia fatto un gran numero di ore di esercizi e di studi prima. Stessa trafila deve seguire un matematico, un pittore, uno scienziato. C'è un ben preciso elemento tecnico da apprendere da chi il "mestiere" lo conosce. Mentre per la musica, la pittura e la scienza queste sono cose che la maggior parte di noi raramente fa, e chi lo fa lo pratica nei luoghi adatti il laboratorio, il teatro e gli studi. Tutti, invece, abbiamo il dono della parola e crediamo di poter accedere facilmente a quello della scrittura. Parliamo e scriviamo tutti i giorni, in ogni modo possibile. Pensiamo, quindi, che sia facile e possibile scrivere, costruendo pensieri, persone e luoghi immaginari. Grave errore. Dietro ogni vero talento si nasconde una tecnica ben precisa. Thomas Edison ha detto che il 99 per cento del genio è fatto di sudore e aveva ragione. Se c'è il talento, ed anche intelligenza e immaginazione, senza una padronanza della tecnica per comunicarla agli altri, sarà impossibile farsi accettare. Bisogna saper gestire il pensiero, nei suoi vari aspetti comunicativi. E' il "mestiere" che bisogna apprendere, la capacità di riuscire ad immaginare di poter essere "altro" e "altri", al di là di se stessi. Quanti sono disposti a rinunciare a se stessi, alla propria identità, alla propria storia, ai propri pensieri, a favore di un altro, di tanti altri personaggi che diventano persone vere della loro immaginazione? Tanti credono di saperlo fare a cuor leggero, per vendere qualche copia del proprio libro e sorprendere qualche ingenuo che casca nella sua rete. , Si illudono di saper scrivere libri propinandoli a tanti che pensano di saper leggere. Non si rendono conto che per saper scrivere, bisogna innanzitutto saper leggere. Per saper leggere è necessario saper pensare. Io consiglierei alla autrice/scrittrice/insegnante di scrittura creativa, di insegnare innanzitutto a pensare, prima di leggere e poi scrivere. Tutto il resto è solo "rumore", come il titolo di quella nota canzone ... il rumore della comunicazione moderna ...
  7. galloway

    Gli stadi del lettore

    Sono tuttte "proposizioni" vale a dire affermazioni, asserzioni, enunciati, tesi, giudizi, frasi personali e sensate, sentite e sofferte quanto mai, abbiamo bisogno però di elaborazioni, approfondimenti, creazioni per capire quello che pensiamo. Se lo facciamo per noi o per gli altri ...
  8. galloway

    Gli stadi del lettore

    Questo post potrebbe essere un sondaggio ma credo sia meglio elaborare contenuti partecipando, rispondendo ai vari stadi proposti. Una occasione per condividere e confrontarsi, sia come lettori che scrittori, ma sopratutto, a mio parere, come "pensatori". Gli stadi del lettore: le fasi che ogni amante dei libri si trova ad attraversare, ovvero le tappe che ogni lettore incontra nel vivere la sua passione. Sono momenti che ogni lettore conosce, e affronta, almeno una volta nella vita, voi a che stadio siete? 1. Scoprire i libri 2. Innamorarsi dei libri 3. I libri come identità 4. I libri come sostituti dell'interazione umana 5. I libri come intollerabile frustrazione 6. Basta libri 7. Riscoprire i libri 8. Accumulare libri 9. Trasmettere i libri alla prossima generazione 10. Scrivere un libro
  9. galloway

    Cani & Gatti Social

    "Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social" Gli argomenti che l'autore di questo saggio provocatorio propone al lettore sono in parte validi, in parte estremizzati. In una società come quella attuale, nella quale siamo destinati ad essere sempre più connessi, non capisco come si possa fare in modo che non aumenti anche la socialità dei mezzi che usiamo. Li usiamo, infatti, per lavorare, ricercare, studiare, pagare, confidare, evadere, pensare, scoprire e via di questo passo. Ricordo che quando il medium televisivo si stava velocemente diffondendo ci furono molti che sollevarono obiezioni, problemi e proteste per la diffusione di un mezzo che era visto come un messaggio del diavolo. Precedentemente lo stesso tipo di discorso l'avevano fatto per l'arrivo dei fumetti. Potremmo dire, allora, niente di nuovo sotto il sole. Invece non lo dico e affermo che molte delle cose che Jaron Lanier scrive le condivido. Quello che lui combatte e teme è la dimensione colossale che gli operatori di questi strumenti tecnologici stanno assumendo a livello planetario, tanto da mettere a serio rischio quella che è la libertà di ognuno di noi. Quando oltre una ventina di anni fa, mi congedai dalla scuola ed ebbi modo di iscrivermi a mie spese ad un corso tenuto online dall'Università di Londra, Institute of Education, sull'apprendimento digitale, mi resi conto che l'uomo stava acquistando un ruolo tanto nuovo quanto diverso sulla scena esistenziale. Stava di fatto assumendo una centralità che non aveva mai avuto prima. Per mezzo dei nuovi media avrebbe potuto assumere il controllo non solo di se stesso ma anche del sistema che aveva a sua disposizione per comunicare. Mi resi conto che le parole chiave erano Connessione Accesso Controllo. Quest'ultima era quella determinante alla quale l'autore di questo libro non sembra dare molta importanza. Se l'uomo rinuncia alla sua individualità, se delega ad altri, o peggio ad un "medium", la sua azione, i suoi pensieri, la sua umanità, allora sarà destinato a finire nelle mani di qualcun altro che con gli stessi strumenti lo dominerà e sarà destinato a perdere non solo la sua libertà ma anche la sua umanità. Non sarà, allora, che un "prodotto" di mercato senza anima e senza futuro. L'invito che Janier gli rivolge è perciò quello di comportarsi come un "gatto" per non diventare un "cane" nel mondo sociale e digitale nel quale siamo destinati (o condannati) a vivere. Il gatto mantiene sempre la sua indipendenza. Il cane lo addomestichi e diventa facilmente tuo servitore. Janier ci invita ad essere "gatti" e non "cani" sociali. Il gatto non rinuncerà mai alla sua indipendenza. Noi non dovremo mai cedere ad altri il nostro controllo.
  10. galloway

    2020: Il peggior anno della storia?

    La sensazione è che stiamo facendo la storia mentre la viviamo. C’è gente che, pur inseguita da un nemico spietato ed invisibile, vive ancora e sempre nella quotidianità, rincorrendo i fatti del giorno con le sue tradizionali miserie, le follie della politica, i furti dell’economia, gli inganni della religione, delle illusioni e delusioni, degli immancabili tradimenti. Il 2020 è già stato immortalato come uno dei peggiori. Per quanto mi riguarda io penso che questo sia stato, nè più e nè meno, uno dei tanti anni vissuti in quello che non mi stanco mai di definire il migliore dei mondi possibili. non sono pochi, se penso che sono entrato nel quinto ventennio. La spiegazione è semplice perchè non sappiamo mai bene quali mondi peggiori siano possibili, in una realtà nella quale ci illudiamo di essere operatori, ma siamo soltanto inermi spettatori. Il 2020 è un anno che nessuno, finchè in vita, dimenticherà. Non possiamo valutarlo nella manieta giusta, non potremo stabilirlo noi, saranno i nostri figli, nipoti e pronipoti a giuducare fatti, eeventi e comportamenti, per quello che serve. Tuttavia, quando si parla del peggior anno registrato nella storia umana, ce ne sono molti tra cui scegliere. Vediamone alcuni. L’anno 1349 vide la “peste nera” uccidere metà della popolazione europea. Nel 1520 il “vaiolo” devastò le Americhe e uccise tra il 60 e il 90 per cento degli abitanti originari dei continenti. Nel 1918 l’ “influenza spagnola” portò alla morte di oltre 50 milioni di persone. Lo storico del Medio Evo Michael McCormick ha scritto che gli storici sono unanimi nel dire che il titolo di peggiore anno nell’anno è detenuto dall’anno 536 d.C. Fu l’inizio di uno dei peggiori periodi in cui gli uomini sono vissuti, se non l’anno peggiore”. (Science Magazine, Ann Gibbons, 2018). Anche se l’ascesa di Hitler nel 1933 è spesso considerata il punto di svolta nella storia moderna gli storici sono unanimi nella loro scelta. Ma è il 536 d.C. ad avere le meglio, per così dire. L’anno cominciò con una nebbia densa e inspiegabile che si estese in tutto il mondo, facendo cadere nell’oscurità l’Europa, il Medio Oriente e parti dell’Asia 24 ore al giorno, per quasi 2 anni. Di conseguenza, le temperature globali crollarono, provocando il decennio più freddo mai visto prima. La carestia dilagò e i raccolti fallirono in tutta Europa, Africa e Asia. Ma il 536 d.C. fu solo un preludio ad un’ulteriore miseria. Questo periodo di freddo estremo e fame causò un disastro economico in Europa e cinque anni dopo, nel 541 d.C. un’epidemia di peste bubbonica portò ulteriormente alla morte di quasi 100 milioni di persone, quasi la metà degli esseri umani dell’Impero bizantino. Questa parte del sesto secolo è stata ampiamente chiamata “Età oscura”, una oscurità sconosciuta agli studiosi, solo di recente scoperta. I ricercatori guidati da McCormick e dal glaciologo Paul Mayewski, hanno scoperto che un’eruzione vulcanica in Islanda all’inizio del 536 portò alla diffusione di una quantità incredibile di cenere in gran parte del globo, creando una nebbia che gettò il mondo nell’oscurità. Questa eruzione fu tanta immensa da alterare il clima globale influenzando negativamente i modelli meteorologici e le colture per gli anni successivi. Etichettare ogni nuovo anno come “l’anno peggiore della storia” è diventata una sorta di moda di questi tempi. Dovremmo guardare indietro all’anno 536 d.C. per apprezzare quanto siamo fortunati a non essere vissuti in un’epoca in cui il mondo fu veramente nell’oscurità. Gli uomini credono di poter influire sul loro destino, senza dubbio lo fanno spesso, se non sempre, in maniera decisiva e consapevole. Tra guerre volute e disastri ambientali creati, essi fanno non poco per peggiorare quello che è il destino della naturale evoluzione/trasformazione della condizione umana. Tutto scorre, tutto passa e tutto si trasforma in un continuo, incessante ed implacabile divenire. Ogni cosa che ha un inizio deve necessariamente avere una fine. Un mistero che finirà quando noi finiremo con esso. Visione, anzi, pre-visione pessimista quella che sto proponendo? Forse. Io mi aiuto con il pensiero stoico. Voi fate come credete.
  11. galloway

    Biblioeuforia

    Mi considero un bibliomane ma anche se sei soltanto un bibliofilo conosci la sensazione: quell'ondata di euforia che ti travolge quando, per caso o per fortuna, trovi quel libro sfuggente che cerchi da anni, forse decenni. O forse ti imbatti in un libro speciale di cui non sapevi nemmeno l'esistenza, lo chiamano lo "sconosciuto sconosciuto". Pensi tra te: "Come è possibile che questo libro sia sfuggito alla mia attenzione? Questo libro avrebbe dovuto essere nella mia lista dei desideri!" In decenni di libri di caccia, l'ho sperimentato innumerevoli volte - con libri che sono stati nella mia lista dei desideri da una vita. Quindi pongo questa domanda: non dovrebbe esserci una parola per questa profonda sensazione di euforia, un momento davvero per dire Eureka!, quando finalmente trovi quel Santo Graal o sconosciuto sconosciuto? La parola biblioeuforia la possiamo rifererire come: "la sensazione euforica provata quando finalmente trovi un libro che è stato nella tua lista dei desideri per anni o un libro speciale che non sapevi nemmeno esistesse". La parola biblioeuforia è formata dalla parola greca biblio ed euforia che significa "potere di sopportare facilmente", ma più in generale, "un senso di euforia". Ci sono molte altre combinazioni di parole-elementi da considerare per questo neologismo, tuttavia nessuna è euforica come la biblioeuforia. Quindi la prossima volta che sei in una libreria e trovi un libro speciale, puoi gridare "biblioeuforia". Guardati intorno e vedrai che ci sarà sempre qualcuno che ti farà un sorriso di condivisione.
  12. galloway

    Mi presento

    Non posso non condividere quello che scrivi. Il fatto è che più libri leggi, più punti di vista conosci, più credi di essere "ricco", ma poi, alla fine, ti scopri sempre più povero e ignorante. Tu citi Socrate, tanto di cappello, ma io mi ricordo, mi pare, che disse anche "so di non sapere", o sbaglio? Il fatto è che "tutta la nostra conoscenza ci porta sempre più vicino alla nostra ignoranza", questo lo disse T. S. Eliot. Io, ti confesso, a volte mi viene la voglia di essere "ignorante" quando mi confronto con i tanti "tuttologi" contemporanei.
  13. galloway

    Mi presento

    Benvenuta Eleonora. Anche io sono nuovo da queste parti. Posso farti una domanda? Che significa per te leggere? Buon proseguimento e auguri
  14. galloway

    Il paradosso: odio i sogni

  15. Salve! desidero ringraziarti per la bella poesia "Ottobre" scritta sul tiglio. L'ho pescata su Google e ho scritto un post sul mio blog.

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