Vai al contenuto

Francesco Bisesti

Scrittore
  • Numero contenuti

    3
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

1

Su Francesco Bisesti

  • Rank
    Sognatore

Visite recenti

46 visite nel profilo
  1. Francesco Bisesti

    La controra

    Il sole bruciava, in quei pomeriggi d’estate. Io, quasi ogni giorno, raggiungevo la tabaccheria del nonno a Salita Pontecorvo nel quartiere Tarsia, a ridosso di Piazza Dante. Procedevo a piedi, prima all’ombra nei vicoli di Spaccanapoli e di Cisterna dell’Olio, poi in pieno sole per le scale che da Via Tarsia portano su attraverso il Montecalvario. Appena giunto sulla soglia del negozio, mi accoglieva la nonna Raffaella: ‘O nonno se sta facenn ‘o ppoco ‘e cuntrora. Il che stava a significare che il nonno, finito il pranzo, stava schiacciando un pisolino nel retrobottega e che quindi bisognava muoversi silenziosamente per non svegliarlo. Cuntrora…benché cosciente del senso del termine nella sua forma dialettale, mi ero sempre chiesto quale ne fosse l’origine e, un po’ per intuito, un po’ per le mie reminiscenze di latino, mentre sedevo tranquillo nel retrobottega dove il nonno dormiva, un giorno mi soffermai a pensare. Quanto è piacevole e musicale questa mia lingua! Cuntrora è un’espressione magica che, di per sé, evoca uno stato di completo rilassamento dopo aver soddisfatto le necessità quotidiane. Non riuscirebbe certo a riposare chi, al contrario, non avesse prima ottemperato a questo preciso compito. Quella che altrove si definisce siesta, riposino o pennichella, a Napoli è ‘a cuntrora. Contra + hora, quasi a volere intendere che in quelle ore intermedie, specie nel meriggio estivo, è sconsigliato svolgere qualunque attività. Ma a me piaceva molto assistere, non senza ammirazione, alla sacralità di quel momento che non mi apparteneva di diritto. Venivo dal dolce far nulla a trascorrere il mio tempo in compagnia dei sacri nonni senza aver soddisfatto alcuna “necessità quotidiana”, che fosse mia o anche di altri. Mi piaceva ricordare quegli interminabili pomeriggi di sole, quelle arsure di luce, mentre seduti su un muretto o in auto a seguire gli arabeschi dell’ozio con una musica da stereo che componeva disegni di suoni sommessi nell’aria, stavamo lì ad osservare un gruppetto di ragazzi che, sulle scalinate di una chiesa, stentava persino a cimentarsi nell’antico gioco della cinque lire al muro. A Napoli l’elogio della lentezza non è letteratura ma realtà pomeridiana. Alla controra non si può essere bruschi, repentini, rumorosi e intraprendenti, sarebbe come violare la quiete pubblica. Intanto nel vicolo, mentre ero intento in queste riflessioni, Morfeo lanciava i suoi strali con la complicità di un pianoforte le cui note fuoriuscivano dal balcone di fronte. Tutto era apatia meridiana, solo contrastata dallo sferragliare delle ruote cerchiate di un carretto che il vecchio Saverio sospingeva sul basolato stradale. Sul pianale, blocchi di grondante ghiaccio appoggiato sulla tela di sacco, intrugli colorati e una vecchia pialla da falegname. Don Saverio serviva granite a chi, non meritando il sonno, si aggirava come sonnambulo sotto un cocente sole.
  2. Francesco Bisesti

    La vera narrativa è solo in prima persona al presente?

    Secondo me la narrativa rimane tale sia che si scriva in prima persona sia che lo si faccia in terza. L'unica differenza, in questo secondo caso, è il non essere nel contempo protagonisti diretti del racconto ma, in fondo, conta poco.
  3. Francesco Bisesti

    Viaggio nell'Inquietudine

    Le Inquietudini di uno scrittore portoghese, come Fernando Pessoa, si accomunano a quelle del protagonista di questo libro che si colloca a mezza strada tra il romanzo ed il saggio. Un Viaggio vero, non immaginario, nella città di Lisbona è al centro della storia che, tra l'altro, narra di un amore mai sbocciato.
×