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Sugo

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  1. Sugo

    Rumore

    Respirava con affanno seduto a riva dove la sabbia è ben asciutta. Sì, perché non sopportava più nemmeno l'idea di una qualsiasi superficie umida. Il suo corpo no, quello era ancora bagnato e le gocce su di esso, in sincrono con i suoi muscoli, con la sua pelle, si muovevano comandate dall'impulso potente del suo cuore. Teneva le gambe strette tra le braccia in una posizione raccolta, compatta, stretta oltre modo. Tutto era ancora in tensione. Se avesse mai praticato il nuoto a livello agonistico si sarebbe sentito come un esordiente che aveva vinto l'oro alle olimpiadi. La roccia calcarea diet di lui, nell'ora del tramonto creava su di lui un riflesso giallo e sulla sua pelle ebano acquistava un colore ocra, caldo e rassicurante. Lui pure ora era al sicuro. Niente più si muoveva sotto di se. Era sulla terra, sulla madre terra. Terra straniera ma sempre terra era. Alle sue spalle il peso incalcolabile di un nuovo paese da cui in quel momento si stava facendo cullare. Milioni di persone, centinaia di lingue, una moltitudine di paesi da visitare creavano quasi una sinfonia nelle sue orecchie. Ma lui era ancora concentrato su altro. Di fronte a lui c'era ancora il giorno appena trascorso. C'era il mare. C'era la morte. Chiuse gli occhi. Il film nella sua mente comincio improvvisamente. Mentre la carretta stava affondando, tutto intorno a se era rumore. Ogni donna, uomo o bambino che fosse, parlando nella sua stessa lingua provocava solo un assordante Rumore. Non riusciva a distinguere nemmeno una parola, neanche una semplice espressione, come se fosse straniero tra stranieri. Odore di sudore , sangue e urina, se avesse avuto la memoria più lunga avrebbe riconosciuto l'odore di quando era venuto al mondo, ma lì no, lì non c'era niente che avesse a che fare con la vita, c'era solo odore di morte. Il rollio era fortissimo e l'acqua ormai arrivata al bacino, non dava scampo. Il tempo, il tempo poi era come se aspirasse con forza tutta l'aria che aveva nei polmoni. E continuava a ripetersi come un mantra che non sapeva nuotare, che non sapeva nuotare. Come se nuotare fosse mai servito in quella camera infernale. Ecco l'ultimo atto, ecco l'ultimo istante. Ecco! Avvertì un rumore come di frattura. Un tonfo subacqueo che veniva da sotto i suoi piedi tremolanti. Bolle di aria, turbinio di correnti, mani, piedi, pugni, strappi, dolore e solo alla fine, aria. Si, si era ritrovato in superficie. Non sapeva come era accaduto, ma così era. Ed ora? Ora sarebbe annegato, se non si fosse reso conto subito che con il suo sgambettare e la sua forza nelle braccia riusciva a stare a galla. Prima trattenne il fiato e poi subito dopo si costrinse a controllarlo. E poi capì che era solo, unico e solo uomo in mezzo all'azzurro. Sopra di se e tutto intorno a se, solo azzurro. La terra si vedeva ma era distante. La puntò famelico come se volesse azzannarla, e iniziò in qualche modo a dirigersi verso di lei. Aprì gli occhi e per un attimo riuscì a sentire il rumore delle onde, che piccole, leggere, e lente accarezzavano i sassi di fronte a se. In questo suono udiva ancora l'eco di quella giornata. La vita gli aveva insegnato tanto e ricordò il gesto che doveva fare. Proprio come un mese prima aveva fatto, lasciando il suo villaggio in Kenia. Sèrine prese una manciata di sabbia con la mano, se la mise nella tasca dei pantaloni che rappresentavano il suo unico indumento, e ancora una volta, senza paura si era messo in cammino.
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