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leonreno83

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  1. leonreno83

    Mi diletto col dialetto

    ABSDMQILOPZRTNCFGUVE Trosomarì: rosmarino in marchigiano Tocca alla N
  2. leonreno83

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Ho iniziato ad inviare dei racconti e personalmente ho scelto un approccio a metà, ovvero non li mando a una sola rivista alla volta, ma nemmeno a troppe. Seleziono ovviamente in base a cosa accettano e a come lo richiedono, ma anche all'idea di professionalità e di aggiornamento o trascuratezza che mi danno i loro siti e i loro post e via dicendo. Alla fine bene o male si ottiene un numero accettabile di riviste senza bisogno di spammare Oltretutto presumo che ogni tanto comunichino anche tra loro (la stessa Crack ha una pagina sul sito coi link alle altre riviste) e non si farebbe una gran bella figura a mandare a tutto il mondo
  3. leonreno83

    Cosa state leggendo?

    Finito L'esorcista. Stile asciutto, senza fronzoli, horror inquietante, ben scritto. Il film è piuttosto fedele, non ho notato differenze macroscopiche, ho avuto solo la percezione che, in proporzione alla durata, l'arrivo di Padre Merrin avvenga un po' dopo nel libro rispetto al film. La notte scorsa qui vicino c'è stato un terremoto di 3.6, niente di particolare, ma mi ha fatto tremare il letto. Nonostante avessi finito L'esorcista da poco tempo, il primo pensiero è stato comunque il terremoto Ormai nelle Marche abbiamo dovuto farci il callo
  4. leonreno83

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Avrei una domanda. Sfogliando i vari siti delle riviste indicate vedo che si parla spesso in generale di "inediti" e in un caso viene chiaramente esplicitato che non vogliono che un racconto mandato a loro venga inviato (inviato, non pubblicato) anche ad altre riviste. Ora, comprendo il ragionamento (si rischia che un lettore di riviste trovi lo stesso racconto da più parti), ma visto che, da quanto capisco, non di rado i rifiuti arrivano dopo mesi e, in qualche caso, nemmeno arrivano, solitamente come è corretto muoversi se si ha dei racconti da proporre e si è individuata una discreta rosa di riviste adatte?
  5. leonreno83

    Unpopular opinion

    Le ragazze bassine sono le più sexy...
  6. leonreno83

    Padre - Capitolo 1

    Salve a tutti. Pubblico qui questo secondo racconto che ho scritto qualche tempo fa. Non è nato per essere un racconto a episodi ma, vista la lunghezza e la trama che a mio parere si presta bene alle puntate, mi sembra la soluzione più idonea. La storia è quasi del tutto ambientata in un percorso naturalistico esistente, la Gola dell'Infernaccio, che si trova nelle Marche e appartiene all'area dei Monti Sibillini, non troppo distante da dove vivo. Ci sono stato più volte in questi anni, sempre con amici. L'idea, in realtà, mi è venuta durante una passeggiata in un altro percorso, ma ho preferito spostare la narrazione lì, perché conosco meglio il posto e lo trovo più evocativo e con più posti simbolici. In "On writing", Stephen King dice che le sue idee partono dalla domanda "E se...?". Per questo racconto la mia ispirazione è stata "E se un giorno, facendo un percorso naturalistico, incrociassi per due volte le stesse persone senza aver cambiato direzione?". Da lì è partito lo sviluppo. Voleva essere un horror cupo, inizialmente, ma poi è evoluto in qualcosa di diverso. Per scriverlo sono anche ritornato nel posto da solo, a inizio settembre, per avere il tempo di fermarmi, di osservare, di scattare foto e fare qualche video. Volevo insomma sperimentare la scrittura ispirata a elementi sensoriali veri. Spero che vi piaccia PADRE Capitolo 1 - La Partenza 24 Maggio 2020, ore 08:00 Il cellulare iniziò a suonare. Giny aprì gli occhi di colpo e scrollò la testa. Allungò lentamente il braccio intorpidito, sdraiato sotto un lenzuolo leggero, e afferrò il diabolico apparecchio. Odiava svegliarsi di soprassalto, perché le faceva venire spesso il mal di testa. Appena lesse il nome sul display, però, si rilassò. Fece tap sull'icona verde. "Giny! Sai che giorno è oggi?" "Ciao. È... domenica. Sono le otto e stavo dormendo." "Esatto!" disse allegro suo padre, ignorando la sua lamentela. "Ma soprattutto è la prima domenica dopo la fine della..." "Quarantena." "Esatto! Hai capito cosa voglio dirti?" Giny sbadigliò e sorrise. "Si, ho capito. Vuoi tornare lassù." "Non dirmi che non ci avevi ancora pensato. Volevi forse sfuggire, questa volta?" "Ma no, vengo sempre volentieri, lo sai." "Bene. Passi a prendermi tu?" "Ok, dammi il tempo di alzarmi e prepararmi. Tra un'oretta o poco più sarò lì." "Ottimo! A dopo." "A dopo, Padre." - Giny si stiracchiò e decise di rimanere a letto ancora per qualche minuto. Sorrise al pensiero dei primi segnali di libertà dopo mesi di clausura forzata. Non era mai stata così a lungo lontana dai suoi genitori. Viveva da sola da un paio di anni, anche se tra casa sua - un piccolo appartamento in affitto - e quella dei suoi c'erano non più di dieci minuti di cammino. Quando aveva iniziato a pensare di fare il grande salto era molto impaurita. Loro l'avevano appoggiata e aiutata a trovare una soluzione che le permettesse di non allontanarsi troppo. Il lunedì precedente aveva potuto riabbracciarli - anche se non letteralmente - e si era resa davvero conto di quanto le fossero mancati. Soprattutto lui, l'uomo che in un mix di ironia e riverenza chiamava Padre. Scostò il lenzuolo e si diresse verso il bagno. Fece una doccia veloce, lavò i denti e si sciacquò il viso. Mentre si guardava allo specchio rimproverò sé stessa. Suo padre aveva ragione: ora che la quarantena era terminata, fare una cosa così importante, quasi sacra per loro, come la passeggiata insieme all'Infernaccio poteva venire in mente anche a lei. Le dispiaceva di non averci pensato ed era felice che ci avesse pensato lui. Indossò i vestiti e le scarpe da escursione e preparò in velocità un po' di provviste. Prese un paio di borracce un telo da mare, perché adoravano stendersi sul prato davanti all'Eremo e rilassarsi guardando il cielo. Mise tutto nello zaino. Tornò in bagno e applicò un leggero trucco ai suoi begli occhi verdi, che di rado passavano inosservati. Sistemò alla meglio i capelli, castani ma tinti di un rosso scuro, mossi e lunghi fino alle spalle. Una breve colazione ed era già fuori dall'appartamento. - L'utilitaria di Giny aveva undici anni ma faceva ancora il suo lavoro e a cambiarla non ci pensava affatto. Non che potesse permetterselo, in quel momento. Sistemata la roba e acceso il motore, l'autoradio partì in automatico, sintonizzandosi su una radio commerciale che stava trasmettendo una hit del momento, una di quelle che suo padre definiva Il massimo del risultato col minimo dello sforzo. Mentre accelerava e usciva dal parcheggio, Giny immaginava già cosa sarebbe successo: lui non avrebbe retto l'affronto musicale e avrebbe cercato di cambiare stazione o di mettere la sua musica. - Lui la stava aspettando di sotto, col suo tipico sorriso arzillo. Mise il suo zaino nel portabagagli ed entrò in auto sedendosi sul lato passeggero. "Padre, non siamo conviventi." "Vorresti costringermi a fare un'ora e mezzo di viaggio sul sedile posteriore? E poi devo assolutamente togliere questa oscenità che stai ascoltando." Attaccò una chiavetta USB e iniziò a sfogliare le cartelle dei suoi gruppi preferiti. "Oggi ci vuole qualcosa di tosto", disse. Poi aggiunse: "Niente Lezioni, promesso." Le Lezioni. Ciò di cui suo padre parlava erano in realtà una delle cose che gli avevano permesso di aiutarla ad affrontare la vita quando era adolescente. Da enorme appassionato di musica dei suoi anni di gioventù e non solo, gli era venuta l'idea di usare alcune canzoni per rafforzare i consigli che dava a sua figlia. La prima volta fu quando lei aveva dodici anni ed era sovrappeso. Era evidente che ne soffrisse molto anche se non ne parlava mai. Non aveva mai subito insulti e bullismo da qualcuno, ma la sua autostima era debole. Un giorno lui aveva deciso di tirare fuori l'argomento, e le aveva offerto il suo aiuto nel fare qualcosa per volere più bene a sé stessa. "Nei momenti in cui senti scoraggiata e vorresti mollare, prova ad ascoltare musica. Se associ una canzone a un obiettivo, te lo ricorderà ogni volta che la senti." le disse, facendo partire un pezzo di Ben Harper dal PC. Anche se non capiva ancora bene l'inglese, la melodia dolce e intensa colpì Giny fin da subito. Non si era mai preoccupato di scoprire se la cosa avesse un fondamento scientifico in psicologia, ma i fatti erano che Giny aveva iniziato ad andare in palestra, aveva perso il peso in eccesso e, dopo più di dieci anni, continuava ad andarci e si piaceva. Mentre l'auto si metteva in marcia, dall'autoradio partì un pezzo country dei Creedence Clearwater Revival. "Così va meglio.", esclamò suo padre. Erano di nuovo insieme, ed era tutto perfetto.
  7. leonreno83

    Padre - Capitolo 1

    @Ilaris mi scordo sempre di taggare
  8. leonreno83

    Padre - Capitolo 1

    Gli snellimenti sono interessanti, io stesso preferisco uno stile asciutto. Ti rispondo a un paio di cose: - Sullo scrollare la testa appena sveglia hai ragione. Diciamo che l'avevo inteso come quello scrollare di testa vigoroso di chi è confuso - Il nomignolo Padre l'ho scelto perché definisce una simpatica riverenza fuori epoca. Chiamandolo così lei gli esprime rispetto ma in maniera leggera e ironica. Per spiegarmi meglio, l'ispirazione mi è venuta da una mia ex collega che usava chiamare ironicamente la mamma Madre, scimmiottando Jean-Claude di Sensualità a Corte Grazie mille per consigli e osservazioni, e ti invito a leggere anche i capitoli successivi se ti va, mi sarebbe utilissimo!
  9. leonreno83

    Ossa

    Così sembra funzionare meglio In realtà però dici che la rondella è di ferro. Scusa se ti ho costretto a rispiegare quanto detto nei commenti precedenti, è che quando scrivo un'opinione non leggo in alto, per non farmi influenzare (un po' come quando mandi qualcosa che hai scritto a persone che conosci, ognuno ti dice la sua senza sapere cos'hanno detto gli altri) e perché trovo utile per l'autore che percepisca quando una certa cosa gli viene fatta notare diverse volte. Però nel complesso la vicenda continua a non filarmi al 100%, provo a spiegarmi. Il colpevole è il padre, che se ho capito bene ha seppellito i cadaveri nella proprietà di Tomei (se erano così tanti strano però che Tomei non l'avesse mai beccato sul fatto o che non avesse mai scoperto nulla o che qualche animale randagio non avesse mai tirato fuori qualche osso facendo affiorare i resti) e ha aggiunto la rondella dell'orologio, del quale si era appropriato in qualche modo dopo la morte del proprietario. Se ha fatto questo evidentemente quell'orologio doveva essere una caratteristica di Tomei conosciuta da tutti. Ma se questo orologio era così ben riconoscibile perché l'ha tenuto? Se l'ha preso apposta per usarlo come ulteriore indizio per incastrare Tomei, io al posto suo, per sicurezza, dopo aver lasciato la rondella me ne sarei disfatto. Posso capire che lasciare l'intero orologio lì non fosse verosimile perché perdere una piccola rondella ci sta ma non accorgersi che ti è caduto tutto l'orologio è poco credibile, però non vedo perché tenerlo. A voler essere pignoli può esserci, perché no, il rischio che quell'orologio salti fuori, magari perché il bambino lo tiene sempre indosso essendo l'ultimo regalo di suo padre, e che qualcuno possa riconoscerlo.
  10. leonreno83

    Consigli di lettura

    Salve! Sono in cerca di titoli horror che trattino la possessione demoniaca con un approccio asciutto e al limite del documentaristico, stile "L'esorcista", che sto già leggendo. Non mi interessano spettacolarizzazioni alla Constantine, per intenderci. Consigli? Grazie
  11. leonreno83

    Cosa state leggendo?

    Al momento sto leggendo "L'arte di costruire un romanzo" di Elizabeth George per motivi didattici. Niente di rivoluzionario ma è comunque utile conoscere le tecniche dei grandi autori, poi in un secondo momento si valuta se fanno per te o meno. Inoltre, per interesse ma anche per la tematica, ho iniziato "L'esorcista". Mi trovo alle prime avvisaglie di possessione, per ora posso dire che il film è stato abbastanza fedele.
  12. leonreno83

    Padre - Capitolo 4 - FINALE

    "PADRE" Capitolo 1 - LA PARTENZA Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 1 di 3) Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 2 di 3) Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 3 di 3) Capitolo 3 - IL RISVEGLIO CAPITOLO 4 - IL RITORNO (FINALE) 24 Settembre 2020, ore 8.00 Il periodo più brutto della vita di Giny non accennava a terminare. Non aveva più quelle incontrollabili crisi di pianto dei primi tempi dopo la scomparsa del padre, che la provavano fino a farle venire dei forti mal di stomaco. La disperazione, però, sembrava aver lasciato il posto all'apatia. Ogni tanto aveva provato a riprendere qualche libro in mano, ma non riusciva a concentrarsi abbastanza per poter studiare e il suo percorso all'università si era fermato. La madre soffriva quanto lei e nessuna delle due pareva avere sufficiente forza da essere un sostegno per l'altra, così anche il loro rapporto si era raffreddato un po'. A Giny dispiaceva molto, ma non sapeva come evitarlo. Aveva solo voglia di stare sola. Quella mattina, quattro mesi dopo, aprì gli occhi per caso alla stessa ora di quel maledetto giorno, quando a svegliarla fu la chiamata dall'ospedale. Quell'ultima passeggiata era stata così viva e reale che tuttora quasi rifiutava di ammettere che non fosse mai avvenuta. Ma non aveva trovato nessuna foto nel cellulare. Forse era per questo che non aveva mai detto niente. Si vergognava. Aveva paura di essere impazzita, di quella pazzia che non si rende conto di se stessa. All'improvviso scosse la testa e prese la decisione. Tornerò da lui. Si alzò e si preparò. - Giny percorreva gli ultimi metri che la separavano dalla meta, da quel posto in cui, fino a quel momento, non aveva più avuto la voglia né la forza di tornare. Ogni tappa di quella camminata le ricordava qualcosa di suo padre di lei insieme, ma era più concentrata sull'arrivo, sul posto dove quattro mesi prima lo aveva lasciato. O voleva credere che fosse stato così. Giunse nello spiazzo che era quasi mezzogiorno. C'era un solo escursionista, che proprio in quel momento si incamminava verso le Cascate Nascoste. Avanzò, del tutto sola, nella piccola radura. Stese l'asciugamano sotto un albero, vicino alla staccionata di legno. Era partita senza pensare troppo a cosa aspettarsi. Probabilmente nulla. Aveva agito d'impulso credendo che le sarebbe servito, non preoccupandosi del resto. Tirò fuori un paio di panini. Prese il powerbank e lo attaccò al suo lettore musicale, che si era scaricato una decina di minuti prima. Mentre mangiava, si guardò intorno: non arrivava nessuno, la fontanella in fondo continuava a scrosciare senza sosta e un vento leggero faceva rumoreggiare le fronde degli alberi. Poi si sdraiò, chiuse gli occhi e fece ciò che aveva sempre fatto quando andava lì con suo padre: si lasciò andare al silenzio e alla pace. Resterò qui, si disse. Resterò qui finché non accade qualcosa. Il pensiero le sembrò assurdo e logico insieme. Si cullava nell'irrazionalità, convinta che prima o poi avrebbe capito, che quel giorno sarebbe scesa dall'Eremo sapendo cosa avrebbe fatto della sua vita. Non c'è nessuno. È come l'altra volta. Riaccadrà. Rimase sdraiata per oltre un'ora. Respirò regolarmente e non mosse alcun muscolo. Poi riaprì gli occhi. Erano umidi di lacrime. Il cielo rimaneva chiaro. Non si era fatto notte in pochi attimi. Non erano apparsi fantasmi di uomini morti quarant'anni prima. Nessun Padre Pietro. E Nessun Padre. Si sentì piccola e sciocca. Una bambina sperduta che si era intestardita a credere nelle favole, che fosse tutto vero, che avrebbe potuto passare dal mondo reale a quello dei sogni solo perché lo desiderava così tanto. Le lacrime iniziarono a scendere sulle guance. Si girò su un fianco e, per alcuni minuti, pianse. Poi si rialzò e raccolse le sue cose. Sbatté e piegò l'asciugamano, riponendolo per ultimo. Si mise lo zaino in spalla e fece per muoversi verso il ritorno, quando si ricordò del lettore musicale. Posò di nuovo lo zaino a terra e lo tirò fuori, staccandolo dal powerbank. Mise gli auricolari e lo accese. La canzone che suonava era quella interrotta quando si era scaricato? Le sembrava di no. Giny riconobbe all'istante la melodia e le parole che uscivano dalle cuffiette. Il cuore le balzò quasi fuori dal corpo. Now I have heard a hundred violins crying And I, I have seen a hundred white doves flying But nothing is as beautiful as when she believes When she believes... in me Nulla è così bello come quando lei crede in me. When she believes di Ben Harper. La prima Lezione. In fondo era così che l'aveva sempre aiutata, no? Alla fine, quel qualcosa che stava aspettando lassù era arrivato. Suo padre era ancora lì con lei. All'Eremo, nella canzone, nella passeggiata. Ovunque. Tutto ciò che le aveva lasciato gli avrebbe permesso di non abbandonarla mai più. Prima di incamminarsi verso la discesa e verso una nuova vita, Giny chiuse gli occhi. Erano ancora umidi ma, dopo tanto tempo, sorrise.
  13. leonreno83

    Ossa

    C'è questa similitudine che non mi ha convinto, perché prende un elemento reale (vena dentro macchie e croste), lo paragona ad altro (fiume carsico) ma poi seguita tornando all'elemento reale (strato di cute), quando a mio parere dopo il "come" si dovrebbe continuare con l'elemento di paragone. Per intenderci qualcosa tipo "come un fiume carsico che si tuffa nel sottosuolo e riemerge tra le rocce". Tra l'altro la scelta del fiume carsico la trovo azzeccata. Da amante di thriller e horror ho apprezzato la trama e il tipo di segreto che nascondeva il padre. Sono però in dubbio se ho capito bene o meno il finale riguardo l'orologio. È dell'orologio del padre la rondella, o non c'è alcuna relazione? Lo chiedo perché poi si dice che la rondella era dell'orologio di Tomei, già morto prima del padre. Erano quindi colpevoli entrambi e complici?
  14. leonreno83

    Padre - Capitolo 3

    "PADRE" Capitolo 1 - LA PARTENZA Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 1 di 3) Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 2 di 3) Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 3 di 3) CAPITOLO 3 - IL RISVEGLIO 24 maggio 2020, ore 08:00 Giny si svegliò di soprassalto. Aprì gli occhi e si guardò intorno. Ho sognato, pensò in preda a un'istantanea confusione. Ho sognato tutto. Eppure è successo, mi ha chiamato e siamo andati lì e... Il suo cellulare stava squillando. Mi sta chiamando. È lui. Allungò la mano e lo afferrò. Sul display non c'era Padre, bensì un numero sconosciuto, molto corto. "Pronto?" "Buongiorno, qui è l'ospedale di Macerata. Sono il dottor Poli dal reparto Covid. Lei è Eugenia Nardone, figlia di Salvatore, ricoverato qui?" "Ricoverato?" Scrollò violentemente la testa e fece un respiro profondo. Il mondo reale la travolse di colpo. Non c'era stato nessun Infernaccio. Suo padre aveva contratto il virus ed era stato portato in ospedale qualche giorno prima. "Si... mi scusi. Si, sono io. Come sta mio padre? Si sta riprendendo?" "Signorina, suo padre è peggiorato durante la notte. Ha avuto una crisi respiratoria. Non so come dirglielo... Purtroppo non c'è più." In un attimo nella mente di Giny si alternarono mille interpretazioni di Non c'è più. Irrazionali, ridicole, disperate. Nessuna di queste resse quando provò ad aggrapparsi. Scivolavano via. Alla fine provò con la passeggiata che credeva di aver appena vissuto ma, quando la afferrò col pensiero, anche questa cedette. E così cadde. Svenne per lo shock, scivolando dal letto e urtando il pavimento con un fianco. CONTINUA...
  15. leonreno83

    Mi chiamavano pazzo

    Mi fa piacere esserti stato d'aiuto, anzi poco dopo aver postato mi sono reso conto che sono stato anche un po' idiota perché ti ho indicato i numeri di riga ma, a seconda del dispositivo da dove leggi e della risoluzione, le righe cambiano
  16. leonreno83

    Dolcetto o scherzetto?

    Ciao! A me è piaciuto abbastanza. Letterariamente non è la perfezione ma essendo rivolto all'infanzia non è la priorità. C'è semplicità sia nella storia che nei dialoghi che nei personaggi e una giusta dose di fantasia. Un po' rielaborata e sistemata non sfigurerebbe in una raccolta di fiabe per bimbi. Tra l'altro io coi vari "Ti racconto", "I raccontastorie", le "Fiabe sonore" ecc. ci sono cresciuto, ho passato ore e ore a seguire le favole in cassetta col fascicolo illustrato Personalmente ho una reazione, nei confronti delle scene di bambini che fanno i capricci, che non saprei bene definire. Forse un contrasto tra il pensiero che non siano stato educati bene e quello che in fondo sono solo bambini.
  17. leonreno83

    Padre - Capitolo 2 (parte 3 di 3)

    "PADRE" Capitolo 1 - LA PARTENZA Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 1 di 3) Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 2 di 3) CAPITOLO 2 - IL CAMMINO (PARTE 3 DI 3) Lo stretto sentiero terminava quasi di colpo, come anche le fronde degli alberi che proteggevano il loro cammino. Arrivarono all'Eremo che era quasi ora di pranzo. La pioggia era già finita e il sole, che fece capolino in pochi secondi, picchiava abbastanza. Alla loro sinistra rividero la fontanella di pietra dal getto continuo alla quale riempirono di nuovo le borracce in vista del ritorno. Di fronte a loro il sentiero riprendeva, per portare alle Cascate Nascoste, ma molti, tra cui suo padre e lei, preferivano fermarsi lì. "Padre, non c'è nessuno nemmeno qui. Non è strano?" Lui non rispose, limitandosi a osservare intorno. Si avvicinarono alla chiesa e andarono in cerca di un buon punto per riposarsi e mangiare qualcosa. L'edificio risentiva ancora delle conseguenze del terremoto. Sul lato sinistro c'erano delle impalcature ed era circondato da una staccionata di legno che ne impediva temporaneamente le visite. Giny osservò la radura rivolgendo lo sguardo alla fontanella, poi si girò di nuovo. Era sicura che non ci fosse stato nessuno quando erano arrivati, ma in quel momento vide tre uomini sul prato, dall'altra parte del recinto, molto vicini alle scale del santuario. Sembravano essere comparsi dal nulla. I teli su cui erano seduti sembravano malridotti e poco recenti. Vide i loro vestiti e i volti e li riconobbe. Per un attimo aggrottò la fronte, credendo di essersi sbagliata. Come potevano essere gli stessi uomini che avevano incrociato vicino al guado più di un'ora prima? Eppure erano proprio loro. Suo padre e lei stavano salendo, quei tre scendevano. Se per assurdo fossero tornati indietro e arrivati lì prima di loro avrebbero dovuto superarli, ma era certa che così non fosse stato. L'ultimo barlume di dubbio crollò quando uno di loro, rivolgendosi a entrambi, ripeté le stesse parole della prima volta: "Benvenuti." Giny guardò suo padre. "Sono quegli uomini che abbiamo incrociato a valle. Come può essere?" "Questo è il loro posto." rispose lui senza guardarla. "Ma... che vuol dire che è il loro..." "Entrate pure!" disse il più giovane dei tre uomini. "È aperto." Giny aveva la bocca quasi spalancata ma non se n'era accorta. Era stata travolta dalle stranezza di ciò che stava accadendo. Suo padre fu più deciso e aprì il cancelletto spingendolo, incamminandosi lentamente verso i tre. Lei lo seguì senza dire nulla. All'improvviso, il sole iniziò a scendere. In pochi attimi si fece pomeriggio inoltrato, poi venne il tramonto e, infine, fu sera. Il tutto in pochi attimi. Il cuore di Giny non aveva mai battuto così velocemente. Non capiva cosa stava accadendo e non riusciva ad avere la lucidità di respirare e fare domande, o gridare, o qualsiasi altra cosa. Suo padre si avvicinò e la strinse a sé, sostenendola. Va tutto bene. Era la voce di lui, ma la sua bocca non si era mossa. L'aveva sentita attraverso la mente. Sentì il corpo rilassarsi a poco a poco, come se qualcuno le avesse dato un forte tranquillante, e si sedettero vicino ai tre uomini. Giny non aveva la minima idea di cosa le stava capitando e perché, ma era calma, di una quiete quasi artificiale. Gli uomini guardavano suo padre sorridendo, come se fossero suoi amici di vecchia data e avessero fatto quella passeggiata tutti insieme. Poi il più anziano parlò: "Mi chiamo Lorenzo, e loro sono Giuseppe e Mauro. Se ci guardi bene, capirai che sai qualcosa di noi." Giny rimase in silenzio per alcuni secondi. Poi, senza abbandonare quella specie di ipnosi disse: "Le targhe. Sotto le Pisciarelle. Siete voi." "Corretto." "Per questo Padre diceva che è il vostro posto." "Esattamente. Qui è dove ci siamo svegliati, se così possiamo dire. Eravamo pescatori. Anche tuo padre è dei nostri, adesso." "Cosa vuol dire?", chiese lei, confusa. Sembrava una bambina imbronciata. "Che anche lui rimarrà qui. Con noi.", pronunciò una nuova voce. Giny alzò lo sguardo. Proveniva dalla facciata della chiesa. Le impalcature non c'erano più e, nella luce della luna, appariva molto luminosa. Dalle scalette scendeva una figura minuta. Era un uomo anziano, con occhiali da vista e i capelli e la barba di un bianco intenso, vestito con un saio. Lei conosceva bene la storia di quei luoghi, e appena lo vide seppe chi era. Padre Pietro rimase in piedi e continuò. "La verità è che nemmeno io ho capito del tutto, proprio come tu non riesci a comprendere ora. Quando sono passato dall'altra parte l'unica certezza che ho avuto è che la vita non finisce lì. Non ho visto Dio, o Gesù, o angeli portarmi nel Paradiso in cui ho sempre creduto. Mi sono semplicemente ritrovato qui. Non so come accada e non so cosa sia quella forza che, proprio in questo momento, ti sta aiutando ad accettare quello che stai vivendo senza impazzire. L'idea che il Paradiso a cui aspiriamo in tanti non sia un luogo in cielo dove si cammina sulle nuvole, bensì il posto che hai amato di più, però, non mi dispiace. Sappi questo, Giny: tuo padre non si dissolverà nel nulla. Sarà felice. continuerà a vivere qui con noi. E anche nel tuo mondo, grazie a te." Giny si girò verso suo padre. Lui le rivolse il più bello dei sorrisi che avesse mai visto. Poi le prese le mani. Lei non si mosse. "Ti amerò sempre. E ricorda le Lezioni." In quel momento, il cellulare di lei squillò. CONTINUA...
  18. leonreno83

    Miraggi - editato

    Ciao! Non ho letto la versione precedente, ma se è stato fatto un editing vedo ancora qualche piccola imprecisione qui e là (es. "...PER un preventivo PER ristrutturare..." all'inizio), credo valga la pena di rivederlo ancora una volta, ma comunque di sicuro c'è poco da correggere. La storia è sicuramente toccante, non è una cosa con cui tutti fanno i conti ma può succedere e, per quanto appunto non sia una vicenda particolarmente originale, è ben narrata. Di certo nella parte iniziale la tensione è retta dalla scoperta della figlia e quindi dai dubbi su cosa accadrà. Alla fine il lettore scopre che invece non è in arrivo alcuna rivoluzione nelle vite dei personaggi e anzi, per qualcuno non c'è niente di nuovo, ma non l'ho percepita come una "delusione".
  19. leonreno83

    Padre - Capitolo 2 (parte 2 di 3)

    "PADRE" Capitolo 1 - LA PARTENZA Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 1 di 3) CAPITOLO 2 - IL CAMMINO (PARTE 2 DI 3) L'Albero del Teschio era sempre lì ad aspettarli. Lungo la salita che portava al bivio per l'Eremo c'era un albero ricoperto di muschio e dalle ampie radici visibili sul terreno. Tre strani buchi sul tronco, che apparivano come due occhi e una bocca, avevano alimentato la loro fantasia fino a generare quel buffo soprannome. Da piccola Giny aveva voluto farsi molte foto vicino a quell'albero. Ed era stato lì che, durante una passeggiata anni prima, aveva trovato il coraggio di parlare a suo padre di quello che le era accaduto a scuola mesi prima. Un ragazzo più grande, che non conosceva, l'aveva incrociata in bagno e, approfittando del fatto che non c'era nessuno, l'aveva usata. Era il termine che a Giny appariva più appropriato. Nei pochi secondi in cui quelle mani finirono dove lei non avrebbe voluto, paralizzata da un misto di sorpresa, terrore e novità - non era mai stata toccata prima ed era ancora alle prese col suo percorso contro i chili di troppo - vide, negli occhi di lui, ciò che non si aspettava: paura, indecisione, senso di colpa. Il tutto era finito quasi subito e non era andato troppo oltre, con lui che era uscito dal bagno di corsa e non si era mai più avvicinato. Giny non capiva quale forza avesse spinto quel ragazzo sconosciuto a fare qualcosa di cui non sembrava convinto nemmeno lui. Era la sua strana espressione che la spinse a non denunciarlo. Tempo dopo, per caso, rivide quello stesso sguardo, quel tentativo mal riuscito di rimanere fiero pur sapendo di aver fatto qualcosa di terribile, in un ragazzino nero nel finale di un film che le piacque da morire, American History X. Quella scena - senza farlo apposta, nei bagni di una scuola - le fece pensare che il ragazzo che l'aveva molestata aveva agito per dimostrare a se stesso di essere ciò che il suo mondo gli imponeva. Ma, come il personaggio di quel film, aveva capito troppo tardi che non era così. Nella sua mente molto si annebbiò in quel periodo, sull'amore e sull'intimità. Era arrivata perfino a pensare di essersi pentita di aver lavorato sul suo aspetto fisico e sulla sua autostima. Perché fare qualcosa per piacersi e piacere di più, se provoca tutto questo? pensava la sua mente di ragazzina. Nel periodo prima di parlarne con suo padre, aveva sviluppato un'avversione per il contatto fisico, anche nei confronti delle persone che amava, pur non arrivando mai al punto di avere reazioni che potevano generare domande. Odiava sentirsi in quel modo e non poteva farci nulla. Gli abbracci non avevano più lo stesso effetto di prima. Si sentiva insensibile e, di conseguenza, sola. Fu un bene che quel giorno di diversi anni prima, all'Albero del Teschio, non passò nessuno per almeno una decina di minuti, perché quando finalmente la lei adolescente si decise a parlarne, aveva accumulato così tanto malessere da esplodere in un forte pianto. L'abbraccio che suo padre le diede fu il primo a sapere di nuovo di bello, di amore. Giny pensò in seguito a quanto fuoco potesse esserci dentro il cuore di un genitore che scopre che sua figlia ha subito molestie, e quanto probabilmente gli era costato mantenere la calma per non peggiorare le cose, preferendo la serenità di lei. Lasciò che si sfogasse e poi, appena furono pronti per ripartire, le promise che avrebbe scovato un pezzo per una Lezione su questo. La fece ridere e sentire protetta allo stesso tempo. Pochi giorni dopo le suggerì Baby can I hold you di Tracy Chapman. Mentre si faceva fare una foto con l'Albero, nella mente di Giny riaffiorarono istantaneamente tutti i ricordi che rendevano speciale quel posto e l'uomo che era con lei. Si rialzò e di istinto lo strinse forte. "Mi sei mancato, Padre", gli sussurrò. Lui capì subito e ricambiò senza parlare. Poi disse sorridendo: "Se fai così per qualche mese di quarantena, cosa farai quando sarò morto?" "Non dirlo nemmeno per scherzo." disse Giny senza riaprire gli occhi. Ci vollero pochi passi per arrivare al bivio per l'Eremo. A destra un sentiero si inerpicava in leggera salita verso il bosco di faggi, mentre a sinistra la via continuava pianeggiante per la foce del fiume. A poca distanza da lì, proseguendo per la foce, il terremoto aveva formato un nuovo laghetto, che avevano visitato in passato. Questa volta, però, la meta era l'Eremo, per cui iniziarono a salire, lasciandosi alle spalle il segnale di legno. - Quando decidi di fare una passeggiata nella natura, hai la speranza che il tempo sia favorevole, che il sole splenda ma non troppo, che la temperatura sia mite, e che non si scatenino fenomeni avversi. Se c'è un posto, però, in cui a Giny veniva voglia di sperare che piovesse, era la foresta di faggi che si incontrava salendo verso l'Eremo. Le fronde, così fitte da filtrare quasi tutta l'acqua, permettevano agli escursionisti di godere di un meraviglioso insieme di cose che stimolavano i sensi: il silenzio del bosco, l'armonia dei tronchi, il fitto ticchettio delle gocce sui rami e, se vicini al fiume a sufficienza, lo scorrere dell'acqua. Il potere terapeutico che ne derivava, quella sensazione di purezza e di ritorno all'essenziale che pervadeva in quei luoghi, in cui nessuna forma di stress trovava spazio, era secondo Giny molto più potente non quando ti viene steso il tappeto rosso di una giornata luminosa, bensì se la natura lascia andare se stessa senza avere troppo riguardo per gli ospiti. Trovarsi sotto un acquazzone non era comunque auspicabile, per cui il riparo che quel bosco offriva lo rendeva una delle zone più suggestive di quel magico percorso. Quando erano partiti, le nuvole nel cielo erano bianchissime ma ora si erano fatte più grigie e, appena pochi minuti dopo l'inizio del bosco, alcune gocce iniziarono a precipitare, esaudendo il suo desiderio. Ancora una volta si capirono al volo, sorridendosi a vicenda. Il sentiero diventò di pietre e si fece leggermente più ripido. Suo padre iniziò ad accusare un po' di stanchezza, così optarono per qualche minuto di sosta. Lui le chiese se le settimane vissute da sola l'avessero cambiata un po', se l'avessero aiutata a maturare più forza nei momenti in cui, per vari motivi, si era trovata a decidere per se stessa senza poter avere accanto le persone che amava. Lei disse di sì, ma il sollievo che le dava essere tornata lì con lui la inebriava e non aveva alcuna intenzione di sottrarsene. "Se stai bene da sola, non ti ferma più nessuno.", disse lui. "Già, ma non mi piace essere sola per troppo tempo." Suo padre la guardò per alcuni secondi. Poi disse: "D'ora in poi farò del mio meglio. Sei pronta per andare?", le chiese. "Si." "Bene. Non manca molto."
  20. leonreno83

    AA - Aspirante Astronauta

    Le mie personali correzioni: Ovviamente sono osservazioni influenzate anche dai miei gusti personali. Ci sono alcuni particolari che a mio parere lasciano un po' a bocca asciutta il lettore: per esempio il fatto che i nonni siano scomparsi "entrambi un anno prima" fa pensare a qualcosa di particolare che forse valeva la pena di accennare, oppure un piccolo chiarimento su perché i rapporti tra i nonni e i genitori della protagonista siano peggiorati. Per il resto è un racconto tenero che tratta una tematica comune a tutti, cioè la nostalgia per l'infanzia e il dispiacere di dover lasciare indietro qualcosa di simbolico che ha significato molto in passato. C'è l'elemento emotivo ma avrei cercato un escamotage per renderlo più di impatto
  21. leonreno83

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Ho 37 anni, sono adulto e vaccinato più o meno per tutto, tranne il Covid, ma spero di esserlo presto Posso essere abilitato? Grazie!
  22. leonreno83

    Padre - Capitolo 2 (parte 1 di 3)

    Capitolo 1
  23. leonreno83

    Padre - Capitolo 2 (parte 1 di 3)

    PADRE Capitolo 2 - Il Cammino (parte 1 di 3) L'auto di Giny imboccò il tortuoso e dissestato sentiero che portava alla gola. Si fermarono, come facevano sempre, alla fontanella per riempire le borracce di acqua di montagna, fresca e pulita. Giunsero, infine, nell'area di parcheggio di Valleria. Durante il viaggio avevano parlato di quanta gente avrebbero trovato lassù, in una domenica di sole appena dopo la fine della quarantena. L'ultima cosa che si aspettavano era che non ci fossero altre auto, eppure così fu. Scesero nella completa solitudine. Giny era sbalordita da tutta quella fortuna. Indossarono le scarpe da trekking e si avviarono. "Finalmente!" affermò suo padre, fiero come l'Ulisse dantesco, mentre attraversava le due colonne di pietra a base quadrata, non troppo alte ma comunque solenni, che erano a guardia del punto di partenza. Giny sorrise e lo seguì. Il tratto iniziale era quasi pianeggiante. Alla loro sinistra c'erano alte rocce ricoperte di piante rigogliose, mentre a destra si estendeva un ampio strapiombo sovrastato dai monti e da un cielo di un azzurro intenso, interrotto solo qui e là da pigre nuvole bianche. La loro passeggiata aveva delle tappe tradizionali e la vista della gola era la prima. Una frana, nel marzo del 2018, aveva provocato il distacco di un'enorme pezzo di roccia dalla parete opposta, franato a valle lasciando una nicchia che, grazie al diverso colore della pietra sottostante e alla brusca interruzione della vegetazione, aveva una forma ben delineata. La prima volta che la videro Giny pensò a un'unghia mentre a lui, chitarrista dilettante, sembrava un plettro. "Chissà quanto ti sarà mancato il Plettro, Padre. Hai suonato sempre senza fino a oggi?" "Vedo che la quarantena ha fatto malissimo al tuo senso dell'umorismo. O sei sempre stata così e in questi mesi ho dimenticato?" Era uno di quei momenti in cui si divertivano a punzecchiarsi a vicenda. Giny alzò le spalle. "Mi avete fatta così tu e la mamma." Suo padre sospirò. "Già. Che imperdonabile errore." disse, iniziando a incamminarsi. Giny spalancò la bocca e finse un'espressione indignata di stupore, accompagnandola con le mani sui fianchi. "Rimangiatelo subito!" disse, raggiungendolo. Risero insieme. Lei gli appoggiò la testa sulla spalla e lui le baciò i capelli. Non dovettero proseguire molto per raggiungere le Pisciarelle. Annunciata da piccole cascate d'acqua che creavano un microscopico rivolo alla sinistra del sentiero, c'era un grosso spiazzo dal quale si poteva proseguire a sinistra, sotto gli schizzi d'acqua che davano il nome al posto, mentre, per i veicoli del soccorso e delle guide montane, un ponte a destra conduceva a un tunnel, che tagliava l'inizio della gola per qualche centinaio di metri. Giny e suo padre attraversarono le cascatelle d'acqua senza fretta, come se non bagnarsi almeno un po' fosse stato un sacrilegio, ascoltando il rumore dell'acqua che si infrangeva su alcune grosse rocce, destinate a essere scavate ancora per secoli. Rividero le targhe, incastonate nella parete, dedicate ad alcune persone morte nella gola circa diversi decenni prima. Informandosi erano venuti a sapere che uno di loro era scivolato nel fiume Tenna, mentre gli altri erano stati travolti da una valanga. Nella stagione fredda la neve tendeva ad accumularsi per poi scivolare a valle. Le scritte erano state rese poco leggibili dal tempo e i loro volti, nelle immagini vecchie, erano riconoscibili solo da vicino. "Mi faresti una foto sotto la cascata?", chiese Giny porgendo il suo cellulare a suo padre. "Ai suoi ordini, sua eccellenza." Scattò mentre lei, dietro le gocce d'acqua che cadevano, guardava verso l'alto. Tornata a casa ne avrebbe fatto un post o una story. Non ora, però. Ora c'erano solo loro e la passeggiata. Le leggende sull'Infernaccio parlavano di culti negromantici presenti secoli prima in quelle vallate. I racconti si estendevano anche a fate e demoni e ad altri luoghi dei Sibillini. Tuttavia l'unica cosa che Giny trovava inquietante era proprio il tunnel, unico elemento moderno in un posto colmo di fantasie antiche. Era quasi sempre chiuso agli escursionisti da entrambi i lati, ma in una delle loro visite passate, al ritorno, lo avevano trovato aperto e avevano voluto togliersi lo sfizio di attraversarlo. Niente di così terrorizzante, ma era comunque buio e stretto. Ok, fatto, ma meglio la natura, avevano concluso entrambi. Si avvicinarono al cancello chiuso e diedero una rapida occhiata all'interno. La vista del cunicolo che proseguiva nell'oscurità dava una forte sensazione di attesa che qualcosa sbucasse all'improvviso, come nei film. Finsero sorridendo di rabbrividire e si avviarono verso la salita. - Continuavano a non incrociare nessuno, salendo. La magia di quel posto era più forte, nel silenzio. Giunsero alla casetta sul fiume, a destra del sentiero. Quella curiosa struttura di pietra, affiancata da una rumorosa cascatella proveniente dal fiume, sembrava fatta apposta per stimolare gli istinti avventurosi dei bambini, come le case sugli alberi o le grotte, e anche Giny, da piccola, non ne era rimasta immune. Per entrarci senza arrampicarsi da davanti, che era troppo alto per un bambino e significava dover bagnare almeno le scarpe, si doveva scavalcare un ammasso di pietre a sinistra e fare tutto il giro da dietro senza scivolare. Non era stato facile, ma con l'aiuto di suo padre ci era riuscita per la prima volta ed era diventato uno dei suoi luoghi preferiti nella gola. Ora che ci era appena tornata, alla veneranda età di ventidue anni, decise che non poteva tornare a casa senza entrare nella casetta di nuovo. Così, con prudenza, scavalcò le pietre e fece il giro. Scivolò appena solo una volta ed entrò. Lui le scattò una foto mentre mimava un'espressione di stupore infantile. Tornando indietro sentiva la sensazione di sollievo e libertà crescere dentro di lei. Ringraziò di nuovo suo padre col pensiero per aver voluto tornare lì. Pochi passi più avanti, sulla sinistra, c'era la statuetta della Madonna posizionata in una nicchia nella parete rocciosa, che si poteva ammirare grazie ad alcune strutture metalliche che servivano da ponte per superare alcuni punti a leggero strapiombo sull'acqua. Si erano sempre chiesti in che modo fossero riusciti a posizionarla così in alto. Tre uomini, due di mezza età e un giovane sulla ventina, vennero verso di loro incrociandoli. Dovevano essersi mossi di buon mattino per essere già di ritorno così presto. Suo padre li salutò: "Salve!". Il più anziano sorrise e rispose. "Benvenuti." Erano le uniche persone incontrate fino a quel momento. Non ne avrebbero viste altre, ma Giny non poteva saperlo. Poco dopo raggiunsero un altro posto che amò rivedere: un piccolo guado nel sentiero. C'era la possibilità di andare dritti e utilizzare un ponte di legno per superare il fiumiciattolo senza bagnarsi, ma a destra una struttura di pietra formava un'altra piccola cascata e, visto il basso livello dell'acqua, permetteva di guadare, nei punti giusti, se avevi un buon paio di scarpe impermeabili. Era un altro momento che non poteva non finire tra i preferiti di un bambino. Giny guadò, come faceva da piccola, mentre suo padre le scattava una foto proprio nel momento in cui perdeva appena l'equilibrio, catturando una posa alla Indiana Jones di cui risero forte.
  24. leonreno83

    Una poltrona per uno

    Premesse alla mia opinione: - Non so giocare a scacchi, a malapena so come si possono muovere i pezzi, perfino "La regina degli scacchi" mi avrebbe un po' annoiato se non fosse stato per il sex appeal della protagonista - Ho visto "Il settimo sigillo" non troppo tempo fa, in un periodo (che sostanzialmente è ancora in corso) in cui ho deciso di procurarmi più film vecchi possibili per colmare la mia ignoranza in merito, e non me ne sto affatto pentendo La partita è narrata a mo' di telecronaca, per cui non ci sono grandi cose da dire, è il classico linguaggio del commentatore appassionato del gioco. La riflessione finale è interessante, ma la conclusione ironica, a mio parere, non è di altissimo livello e abbassa un po' il tono del racconto. Colgo ovviamente il senso della battuta ma, arrivato lì, mi aspettavo qualcosa di un po' più acuto.
  25. leonreno83

    Padre Vostro

    Dal punto di vista della forma e della correttezza non c'è molto da dire, direi che scorre bene ed è ben scritto. Dal punto di vista del contenuto mi è piaciuto. Gradisco sempre quando si fa ironia intelligente su argomenti che in apparenza sembrerebbero tabù per la società. La mia concezione di ironia si avvicina molto a quella che uno dei miei comici preferiti, Ricky Gervais, definisce in questo modo: "Just because you're offended doesn't mean you're right", ovvero che il fatto che tu ti senta offeso non significa che tu abbia ragione e abbia quindi il diritto di tapparmi la bocca. E questo racconto fa ironia efficace sulle menti conformate da anni di litanie ripetute meccanicamente, con tutta probabilità senza nemmeno essersi mai fermati a comprenderne e giudicarne il senso, quelle stesse menti che quasi certamente si offenderebbero a esser prese in giro così. Ben fatto
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