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Magnolia

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  • Compleanno 28 marzo

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    Donna
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    Campania

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  1. Magnolia

    La rabbia - Capitolo 1.

    @Mauro86 Il racconto l'ho collocato sul piano temporale negli anni '80, e sul piano spaziale in un paese della campania, non lontano da Napoli ma abbastanza da maturare abitudini e tradizioni diverse. Il riferimento a certe dinamiche familiari, che possono poi dar voce a frustrazioni della protagonista, è un punto a cui in effetti non avevo pensato e che vale la pena approfondire, grazie. Poi ho una curiosità: che intendi per "tradizionalista"? @Somniator Mi fa piacere sapere che il sentimento è espresso bene e che sembri autentico. Per mia fortuna, però, ho avuto un'infanzia felicissima, pur umile, che non mi hanno fatto mai reagire con rabbia e invidia. Oltretutto, nel 1988, periodo in cui la protagonista si affaccia all'adolescenza, io ero appena nata! Anche io mi sono ispirata a un sentimento di dolcezza nei confronti di una persona, per tratteggiare questo personaggio! Ringrazio entrambi per l'attenzione e i consigli.
  2. Magnolia

    La rabbia - Capitolo 1.

    @Luigi Amendola @gmela Grazie per l'attenzione che avete dedicato al mio capitolo. Più o meno tutti voi siete stati concordi sulle lacune del pezzo, per cui ci lavorerò. Come sempre, io credo che la critica sia sempre costruttiva, perché l'autore spesso ha in mente cose e le scrive dando per scontato che il lettore segua i suoi stessi passaggi mentali. Non è così. Spero di postare a breve il capitolo successivo.
  3. Magnolia

    La rabbia - Capitolo 1.

    Vi ringrazio calorosamente per aver dedicato tempo a questa lettura. Il mio intento era proprio questo: capire se la trama e come essa viene narrata fosse fluida e comprensibile. Rileggendolo, in effetti, c'è molta ambiguità all'inizio ed è un punto su cui lavorerò. Per il resto, correggerò anche gli altri refusi, e cercherò di migliorare. La cosa che mi rende felice è che, nel mio piccolo, sono riuscita a descrivere una situazione e una condizione che non ho vissuto in prima persona, che non rientra nel mio patrimonio sentimentale ed emotivo. Per me era importante capire questo, soprattutto. Grazie di cuore
  4. Magnolia

    La rabbia - Capitolo 1.

    Negli anni ottanta era consuetudine, nel mio paese, villeggiare per tutto il periodo estivo, che includeva le ultime due settimane di giugno, fino alla prima di settembre. Con un po' di fortuna, se le scuole tardavano la riapertura, si rimaneva al mare ben oltre la quindicina del mese, sfrattati a forza solo dal primo temporale della stagione autunnale. Quello che, sfuriando sulle nostre teste acqua e grandine, e vento e terra, preannunciava la fine dell'estate. Li salutavamo dalla strada, i vacanzieri, e loro accennavano a sbracciarsi timidamente stretti nei sedili posteriori delle auto cariche di valigie, oggetti, biciclette; i portabagagli colmi che pareva non dovessero rientrare più. Per chi rimaneva, la vita cittadina si opacizzava. Il silenzio che rimandavano gli appartamenti vuoti e chiusi si mescolava alla calura estiva e le ore trascorrevano secondo uno schema altalenante e impreciso di annichilimento e azione. Tolto il viavai continuo di auto, senza i ragazzetti ben pettinati e vestiti a festa che alla domenica mattina andavano a messa e poi all’oratorio - e che noi puntualmente importunavamo con frasi di scherno e parolacce in dialetto - non rimanevano molti spunti per divertirsi. Vi erano giorni che trascorrevo chiusa in casa, obbligata da mamma a seguire mia sorella minore, dal risveglio alla vestizione ai compiti. E poi c’erano le giornate belle, quelle in cui la banda decideva di avventurarsi verso le campagne del fiume a Capua, o sulla montagna del Tifata, proprio a ridosso del quartiere, e allora si partiva in sella alle nostre bici e si rientrava solo al tramonto, sfiniti, ginocchia sbucciate e sporchi di terra e madido sudore. “Saretta, scendi!” li sentivo urlare dal balcone di casa, e io mi precipitavo giù lasciandomi rincorrere dalle parole aspre di mia madre “dove vai, con quei delinquenti, tu sì femmn, devi stare a casa”, mi urlava mescolando il dialetto ai pochi rudimenti di italiano che si sforzava di parlare. Noi non andavamo mai in vacanza. “Non ce lo possiamo permettere”, queste erano le sole parole pronunciate da mio padre a ogni mia richiesta. Come quella volta che, me la ricordo bene, avevo nove anni e tornai da scuola piangendo. Gettai a terra il mio zainetto liso e cominciai a lanciare calci e a calpestarlo. “Monica mi ha detto che questo zaino è brutto” spiegai tra i singhiozzi, “e che sua mamma non vuole vedermi accanto a lei all’uscita di scuola perché si vergogna che la figlia cammini in giro con una poveraccia”. Seguitai a logorarmi la cartella, comprata di seconda mano in prima elementare, finché non sopraggiunse uno schiaffo, fortissimo, di mio padre. “Perché non posso avere l’Invicta come lei?”, fu la prima volta che mi rispose che non potevamo permettercelo e l’unica in cui alzò le mani su di me. Un attimo dopo, vidi il suo sguardo ingrigirsi, ripresi il mio zaino malconcio e andai nella stanzetta. La bretella scucita mi sembrava solo uno squarcio infinitesimale del logorio che provavo nell’animo. Sentimenti di pietà, compassione e rabbia intrecciavano una danza folle e confusa nella mia mente. Mia madre quel giorno lavò con cura il mio zaino, con dedizione si impegnò a ricucire tutte le slabbrature e dove lo strappo era irrimediabile appose dei rattoppi con una fantasia floreale, forse ricavati da una sua vecchia camicetta. Mi fece pena, quell’affaccendarsi inutile. Lo zaino divenne ancora più brutto ai miei occhi, e ridicolo a quello delle mie compagne. Fu in quel periodo, credo, che nacque dentro di me un radicato sentimento d’invidia, che col tempo, nonostante gli agi e i comfort che la vita mi ha donato in seguito, si è acuito estendendosi a tutti gli aspetti della mia esistenza e del mondo. Un’estate dopo l’altra, le vacanze della mia infanzia divennero il nido in cui covare quella rabbia primordiale che a tratti sentivo implodermi dentro e che non sapevo gestire. Ancora oggi conservo di quei giorni una memoria viva, li ricordo con un misto di malinconia e dispiacere, rimpiangendo i periodi di spensieratezza che mi sono sempre negata, nel corso degli anni. Troppo presa a coltivare l’odio nei confronti di chiunque avesse più di me, e nel cercare con ogni mezzo e ad ogni costo di liberarmi di quella condizione infima di povertà. Un anno, a sorpresa, partimmo anche noi per le vacanze. Mio padre riuscì a farsi concedere quindici giorni di affitto in una casa a Mondragone, dove aveva fatto dei lavori, spendendo una cifra irrisoria. Ce lo disse con orgoglio a tavola, nascondendo sotto i baffi neri e folti un sorriso di complicità con la moglie, una sera di fine Giugno. Non sapevamo nulla di villeggiatura, nemmeno mia madre che dovette chiedere consiglio alla vicina di casa. La signora Maria fu così contenta per noi che ci regalò un materassino che i figli non usavano più, un piccolo ombrellone e dei giochi da spiaggia per mia sorella. Non avevamo neanche una valigia, sistemammo le nostre poche cose in vari scatoloni e buste per la spesa. Partimmo il 16 Luglio 1988, l’estate dei miei quindici anni.
  5. Magnolia

    il fabbricante di battute

    In linea di massima mi è piaciuto, anche se ho avuto la sensazione, sia all'inizio che alla fine, di una narrazione approssimativa. Il mio consiglio generale, prima di scendere ad esaminare il pezzo nei dettagli, è di diluire l'incipit e il finale, anche se capisco l'esigenza di lasciare maggior rilievo all'incontro e allo scambio di battute tra i due personaggi, che hai saputo riprodurre sapientemente, senza che la lettura risultasse articolata ad hoc. Ok, detto ciò, ti faccio qualche appunto specifico. 1. Non ho gradito il verbo accostare, riferito all'immagine che ho in testa, ovvero il padre che entra nella stanza del figlio e si avvicina per vedere un video al computer insieme a lui. Potrei suggerirti così: “Guarda pà, questo sì che è forte!” fece Luca indicandomi il monitor del computer. Mi avvicinai appena per guardare lo schermo e una foto mi colpì. 2. toglierei quella frase, mi sembra che stoni all'interno del periodo, e proverei a rendere il disappunto allungando le descrizioni e la narrazione. Ad esempio: Era di fronte a me, nello stesso vagone. Ci ritrovammo soli dopo che una scolaresca in gita era finalmente scesa dal treno, interrompendo il baccano che aveva caratterizzato il viaggio fino a quel momento. Lo avevo già notato, incuriosito dal fatto che stava leggendo lo stesso libro che avevo in borsa e che non mi ero ancora deciso ad aprire. Ora che gli studenti con il loro ciarlare fastidioso erano scesi avrei potuto iniziare a leggere, ma non ne avevo voglia. 3. Non sono propriamente errori (anche se nutro delle riserve su "orecchia"), tuttavia credo che si possa rendere lo stesso effetto anche con dei termini meno colloquiali e più adatti al testo scritto. 4. Attraverso 5. Non comprendo il motivo della tristezza, forse è un sentimento troppo forte, per il contesto a cui è destinato. Forse rammaricato, amareggiato, dispiaciuto? O asciutto, laconico? O, addirittura, sostituirlo con un avverbio: commentai seccamente. 6. rispose 7. trattenni 8. La ripetizione è troppo ravvicinata, io sostituirei il primo con talento. Bene, credo sia tutto. Alla prossima!
  6. Magnolia

    Cuore di sabbia

    ci sono dei punti da rivedere, a mio parere. I periodi troppo lunghi, nei componimenti in versi, sono quasi sempre un limite. A meno che non siano studiati nel dettaglio. Non amo i pronomi relativi nelle poesie, "il cui" e "la quale" secondo me vanno tolti. Infine, non capisco la funzione di quel "nonostante", come chiusa... Nel complesso non è una brutta poesia, ma non mi ha preso pienamente.
  7. Magnolia

    Occhi

    Eccomi qui a chiarire. Scusate, forse mi sono espressa male! La poesia mi piace e ha del potenziale, la trovo gradevole se non nel fatto che nel leggerla trovavo un po' di difficoltà iniziale, per il fatto che anche visivamente si vede e sente il distacco tra versi molto brevi seguiti da altri molto lunghi. Detto ciò, nemmeno io sono una fan di rime e di metrica: adoro i versi liberi e le poesie come questa! Una cosa che ho notato rileggendo (e che magari era proprio ciò che non mi rendeva scorrevole la lettura) è il "ferma": non sarebbe meglio tenerlo "fermo" tra due virgole, in modo da creare la pausa giusta con il verso successivo? (così come hai fatto con determinato)
  8. Magnolia

    A volte ritornano!

    grazie mille a tutti per la calorosa (ri)accoglienza!
  9. Magnolia

    Sulla scogliera

    "La descrizione di un attimo": questo suggerisce il tuo componimento! Troppo breve, forse, per arrivare al cuore di chi è estraneo a questo bel quadretto, ma perfetto per lasciare nella mente un fotogramma commovente. D'altronde il mare d'inverno (o almeno suppongo) è ciò che di più romantico e insieme malinconico si possa trovare. Bella la scelta di iniziare con un'immagine "concreta" per poi passare, cautamente, a territori più astratti! E complimenti per la raffinatezza: ho apprezzato in particolare l'ultimo verso! Chiude molto bene il componimento. Alla prossima!
  10. Magnolia

    Occhi

    L'ho riletta più volte, ma non riesco a cogliere il punto esatto per cui non mi convince. Forse perché è un po' "macchinosa", non si legge in modo fluido. Però mi sembra un buon componimento, globalmente mi piace. Gli occhi sono sempre un "pozzo dei desideri". A volte nascosti, a volte palesi. Prova a lavorarci su, magari cambiando ordine ai versi... Alleggerendo qualcosa. Magari il limite è la metrica: versi di una sola parola che seguono (o precedono) versi elaborati sintatticamente. Una cosa che non capisco: sulle pietre del duro cammino, il suo (il soggetto della poesia) o il tuo (l'autrice)?
  11. Magnolia

    Non era bella ma...

    Trionfo di luoghi comuni. Sia nel contenuto che nella forma. Non la reputo una poesia, e non solo perché mancano le rime. Manca il pathos, manca un soggetto, un oggetto. Manca (quasi) tutto. Purtroppo non è nemmeno recuperabile, qui non si tratta di lavorare di lima e ridefinire lo stile, bisognerebbe strappare il foglio e ricominciare. Magari, cambiando "musa".. Qui, di seguito, i limiti (secondo il mio modesto parere) di questo componimento: 1. la presentazione: troppi spazi tra un verso e l'altro. Sembra banale, ma la formattazione di un testo è un biglietto da visita! 2. aveva / era: eppure esistono talmente tanti verbi... perché limitarsi all'utilizzo dei due ausiliari?! 3. davvero tanti luoghi comuni: il problema non è tanto la sciagurata vita di questa ragazza, ma il modo in cui l'autore (tu) la descrivi. Non aggiungi nulla a quello che una qualsiasi "pettegola" del paese potrebbe dire.
  12. Magnolia

    A volte ritornano!

    Eh, già... Sono tornata. Manco dal forum da più di un anno, oramai, e mi sembrava opportuno (ri)presentarmi, nonostante sia una vecchia utente. Il lavoro, le scelte (giuste o sbagliate) di vita, la famiglia e tanti tanti "et cetera" mi hanno tenuta lontana non solo dal forum, ma dalla scrittura (ahimé). La decisione di riprendere è venuta di getto: chi smette di sperare inizia un po' a morire, dice Liga, ed è così per tutte le cose che si "abbandonano". Si muore lentamente nella negligenza, nella pigrizia, nella routine... Bando alla ciance, comunque. Sono Anna, alias Magnolia, ho 25 anni, campana. Amo, oltre la scrittura, la musica, il rock, Liga, il mio lavoro. Spero di riprendere con assiduità a frequentare il forum, tempo permettendo. Anche se per un po' mi limiterò a commentare e criticare testi, piuttosto che postarne di miei (anche perché come detto sopra non scrivo da un po'). Spero di ritrovare presto la "penna". Ciao e grazie per la cortese attenzione!
  13. Magnolia

    Albeggia

    Sì, hai ragione.. E' un'espressione già sentita, ma tutte le immagini che ho utilizzato sono, in qualche modo, "rappresentative". Voleva essere semplicemente una descrizione, di ciò che si vede quando ti ritrovi ad aspettare l'alba su un treno che minuto dopo minuto fa variare il paesaggio all'esterno Grazie per l'attenzione, alla prossima.
  14. Magnolia

    Notte

    Non sono d'accordo con BRADIPINO, secondo me questo non è un testo in prosa: è poesia! E' vero che andrebbe rivisto, forse di "prosa" ci hai messo veramente troppo, ed è in questo senso che andrebbe definito meglio. Dovresti magari esercitarti leggendo molta poesia, in modo da percepire la differenza con un testo in prosa. Non sono gli "a capo" a fare la differenza: è la musicalità, il modo in cui i temi vengono trattati... La prosa spiega; la poesia svela, ma allo stesso tempo nasconde... Questo componimento ha un'elevata potenzialità, anche se ci sono dei punti che non ho apprezzato. La punteggiatura, ad esempio: questi continui punti di sospensione, mi hanno infastidito la lettura. Ci sono delle ripetizioni che avrei evitato: Respiro e viso sono termini che hai già utilizzato nei versi precedenti. parli delle dita e poi, con un colpo di virgola il soggetto diventa la mano: avrei messo una punteggiatura più marcata, almeno un punto e virgola. Anche se io sarei stata anche più drastica, avrei tolto completamente quel soggetto, in questo modo: Ti accarezzo le dita, affusolate, lunghe, magnifiche: stringo, sento che stringi. Ti amo, lo sai? Non ho capito il perché di quelle parti in latino... Non ha senso ripeterlo quasi ossessivamente: snellisci i versi e rendili più incisivi.
  15. Magnolia

    Vado via

    Mi piace molto il tuo stile: poesie brevi, lessico scorrevole, quasi una prosa. Il tema lascia molto spazio all'introspezione: dell'autore, del lettore? Chissà, magari per entrambi! L'unico appunto: non sarebbe meglio rendere la proposizione implicita: per andare avanti?
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