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Marcocr

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  1. Marcocr

    I corridoi del monastero

    Ciao @paolasenzalai, ti ringrazio molto per il commento. Mi è veramente piaciuto. Lo hai scritto in modo intelligente. L'intenzione era ovviamente quella di spingere il lettore ad immaginare le cose non dette ma mi rendo conto che qualche spiegazioni in più non avrebbe guastato. In bocca al lupo per il Contest
  2. Marcocr

    Alla stazione

    Ciao @greenintro, grazie mille per il tuo commento. Hai fatto un analisi molto attenta. Ti auguro di tornare a viaggiare presto e di immergerti nelle tue storie. A rileggerci,
  3. Marcocr

    Alla stazione

    Ciao @Emy, ti ringrazio veramente per il tuo commento e la tua analisi. Queste tue parole penso siano uno dei principali motivi per cui scriviamo. Uno dei temi della poesia, le storie, mi è venuto leggendo L'istinto di narrare di Jonathan Gottschall. Viviamo si storie e le storie ci rendono più umani. La nostra mente si nutre di storie. Per tante persone che viaggiano la stazione é il luogo principale dove ci si estranea e si vola nell' Isola che non c'é, il mondo dell'immaginazione e delle storie. Una volta immersi nelle storie un silenzio speciale ci avvolge ed è come si vivesse un altra vita. Ogni giorno poi, con i nostri sogni ed i nostri progetti, possiamo riscrivere una nuova storia. Ho usato parole semplici per ingaggiare il lettore in modo immediato. Sono felice che ti sia piaciuta. Grazie, buone feste anche a te e a rileggerci.
  4. Marcocr

    I corridoi del monastero

    Ciao @ITG, piacere mio. Ti ringrazio molto per il tuo commento, dici delle cose molto utili. Condivido la tua analisi sulle due parti del testo, assolutamente centrata. La verità è che quando pubblico su WD cerco di limitare la lunghezza del racconto e questo mi spinge in alcuni casi ad accelerare. A presto
  5. Marcocr

    Il self publishing nei Mondadori Store

    Ciao a tutti, volevo avere qualche informazione in più su Il self publishing nei Mondadori Store https://www.mondadoristore.it/selfpublishing/ Qualcuno lo conosce o ha usufruito dei servizi offerti? Grazie, Marco
  6. Marcocr

    I corridoi del monastero

    Commento Era una mattina tiepida di una domenica di Primavera ed il signor Piero decise che era il giorno giusto per portare Luca, suo nipote, a Montecassino. Aveva sognato di tenere in mano una roccia sporca di sangue con sopra incisa la parola PAX. Appena svegliato aveva, come di consueto, trascritto il sogno sul suo diario dei sogni e dall’interpretazione che ne fece, capí che era arrivato il momento di fare pace con la propria memoria: “la roccia si riferisce a Rocca Janula, il sangue è simbolo della guerra, Pax è la parola che si trova sul portone della Torretta di Montecassino”. Il messaggio era chiaro. Sarebbero andati a piedi sul vecchio sentiero che un tempo portava dalla vecchia città di Cassino al monastero. “Un pò di hiking oggi ci farà bene”, disse a colazione e Luca, ancora assonnato ed appesantito dalle birre bevute la sera precedente, alzando gli occhi increduli dallo smartphone, aveva commentato “ nonno…a piedi a Montecassino? A fare che? Andiamoci un altro giorno. Perché non andiamo più tardi a prendere un aperitivo? È domenica! Hanno aperto un nuovo bar in piazza”. “Faremo l’aperitivo al nostro ritorno” sentenziò Piero e la discussione finí. Luca capiva quando era il momento di non insistere. C’era un chiaro sistema di regole comunicative tra i due: una sentenza secca, detta in modo netto e stizzito voleva dire “ se non vuoi che ti torturi per i prossimi dieci giorni, si fa in questo modo”. Luca amava Piero, lo rispettava profondamente. Si era trasferito a casa sua ad Aquino dopo la morte dei genitori, una coppia di giornalisti, nella guerra in Bosnia ed Erzegovina. Nonno Piero con le sue sicurezze e la sua semplice visione della vita, era sempre stato il porto sicuro dove Luca amava tornare nei momenti di confusione. Da quando poi vivevano insieme, aveva visto i sacrifici che faceva per lui e provava una sincera devozione nonostante la sua testardaggine in alcune decisioni ed i suoi lamenti, al dire il vero rari. Presero l’auto, una vecchia Panda blu chiaro, e si diressero verso Cassino. Sulla strada ascoltarono alla radio un programma letterario che parlava del recente Nobel a Gao Xingjian. Imboccarono la strada provinciale per il Monastero e, dopo poche curve, parcheggiarono su un tornante dove c’era una piccola grotta con una statua della Madonna. “Proseguiremo a piedi da qui. Come vedi ti ho risparmiato un pò di dislivello”, disse Piero, “grazie nonno”, rispose ironico Luca. Dopo alcuni minuti di cammino si fermarono in un punto panoramico da dove si poteva ammirare tutta la Valle del Liri. Piero spiegò a Luca la Linea Gustav, la linea fortificata difensiva voluta da Hitler. “ Spero che ti ricorderai di questa mattinata agli esami di maturità”, disse Piero solenne. “Ero un ragazzino quell’inverno del ’43. Fu un inverno micidiale! Ricordo che dalla metà di ottobre alla fine di dicembre, una pioggia costante trasformò la valle in un oceano gelido di fango. Il numero di assiderati negli ospedali da campo superava i feriti in combattimento. Cassino era una Babele di popoli: la Quinta Armata americana, il X Corpo D’Armata britannico, i francesi, i polacchi, i tedeschi sulle pendici del monte, il II Corpo d’armata neozelandese, i polacchi…” Quando nonno Piero parlava dei suoi ricordi di infanzia Luca ascoltava in religioso silenzio anche se aveva già ascoltato quelle storie più di una volta. “ Mamma decise di rifugiarsi nel monastero. Non possiamo morire qui, diceva. Quando lesse i volantini che gli alleati lanciarono sul monastero fu come se tutta la forza e la tenacia che l’avevano animata fino ad allora, l’avessero abbandonata in un attimo. Lesse il comunicato quasi senza respirare. Amici italiani, ATTENZIONE Noi abbiamo sinora cercato in tutti i modi di evitare il bombardamento del monastero di Montecassino. I tedeschi hanno saputo trarre vantaggio di ciò. … É venuto il tempo in cui a malincuore siamo costretti a puntare le nostre armi contro il Monastero stesso. … Il nostro avvertimento è urgente: Lasciate il Monastero.” Piero si fermò per qualche istante, guardò negli occhi Luca e riprese. “Lo so. É una storia che ti ho già raccontato. Oggi però ti darò un dettaglio in più. Quello che non sai è che io e zio Giovanni correvamo di nascosto nella biblioteca del Monastero a leggere. Ci rincorrevamo nei lunghi corridoi. Poi ci nascondevamo dietro una grande colonna, prendevamo un manoscritto e leggevamo. Forse dovrei dire provavamo a leggere. Quel poco che avevamo imparato a scuola prima della guerra non era sufficiente a capire quei testi. Però rimanevamo estasiati dalle illustrazioni. Ricordo le immagini di pianeti, delle piante e degli animali. In quei momenti di scoperta la guerra spariva e noi viaggiavamo in mondi immaginari. Era la nostra fuga dalla paura.” “Zio Giovanni?” S’illumino Luca. “Già, proprio lui.” Zio Giovanni era l’eroe della famiglia. Luca era cresciuto con le sue avventure di guerra e la sua morte eroica nel salvare una donna durante il bombardamento del monastero. Ripose la borraccia dalla quale stava bevendo nello zaino e ripresero il cammino. Arrivarono alla sommità del monte e Piero disse: “Devo entrare nel monastero”. “Dai nonno, nel monastero no!” protestò Luca. “Non ci metterò molto. Tu mi puoi aspettare qui fuori”. Si separarono e Piero entrò nel monastero. Salì con passo deciso le scalinate del Chiostro “Bramantesco” e giunse al Chiostro dei Benefattori. Qui un gruppetto di tre monaci chiacchierava allegramente. Piero si avvicinò e chiese: “ Buongiorno, sapete se dom Ettori è disponibile?” “Si, l’ho visto un momento fa seduto in basilica.” “La ringrazio”. Piero entrò nella basilica e vide un monaco seduto intento a leggere. Si avvicinò per vedere la faccia nascosta dal cappuccio. Lo riconobbe e disse: “Ciao Giovanni”. “Ciao Piero, come stai?”, rispose il monaco con un sorriso che trasmetteva pace e serenità. “ Bene, sono venuto con Luca a piedi sulla strada vecchia”. Gli occhi del monaco si accesero. Piero estrasse un pacco dallo zaino e lo diede al monaco. Il monaco aprí il pacco su un lato per vedere il contenuto e diventò pallido. “Perché?” chiese. “L’ho trovato da un collezionista privato e mi è costato caro. Ho lavorato sodo per pagarlo. Tu devi ricollocarlo nella sua posizione originale”. I due si guardarono intensamente e in un attimo si rividero correre per i corridoi della biblioteca. Giovanni ripensò alla fuga, alla donna che li inseguiva, all’Incidente… Una smorfia di dolore attraversò il suo volto. Piero gli strinse le mani sorridendo poi si rimise lo zaino in spalla. “Arrivederci dom Ettori”, disse. Il monaco si alzò e facendo un segno di benedizione rispose “vada in pace”.
  7. Marcocr

    AA - Aspirante Astronauta

    Ciao @Deborah Zan., Essendo ingegnere aerospaziale sono stato calamitato dal titolo del tuo racconto. Mi piace l'idea di fondo e le atmosfere che hai creato. La bambina che si rifugia nella mansarda dei nonni a giocare con la riproduzione dello Space Shuttle e a guardare le stelle è un immagine felice e che appartiene all'immaginario collettivo. Di bambini che giocano nelle mansarde è piena la letteratura ed il cinema.Le mansarde sono luoghi magici. Ho visto che i vari commenti precedenti si sono soffermanti sui dettagli e sugli errori per questo mi limito solo ad alcuni appunti. Ci sono espressioni ed passaggi che ho trovato un pò "pesanti", ecco alcuni esempi Il racconto è leggibile ma ti consiglio di alleggerirlo un pochino di queste espressioni, lo rederesti ancora più piacevole. Io aggiungerei ulteriori dettagli alla descrizione della casa in modo tale da far immedesimare di più il lettore nell'atmosfere familiari. Avrei inoltre parlato un pò più dei nonni per dargli uno spessore psicologico. Credo che l'intento del racconto era descrivere i sogni d' infanzia dei quali rimane ora il rapporto con la Luna, per questo il fatto che non ci sia una vera e propria trama non mi dispiace. A rileggerci. Marco
  8. Marcocr

    Sperlonga (edito)

    Ciao @sefora, Mi fa piacere scoprire che ho suscitato in te i ricordi del tuo mare. Come ho scritto nei commenti alla prima versione, volevo scrivere un racconto molto breve, essenziale che evocasse delle sensazioni. Il passaggio che definisci frettoloso non è tanto da una disperazione profonda al canto ma piuttosto da un pensiero oscuro alla ragione. Io giustifico questo momento con il carattere romantico e melodrammatico del protagonista. Ti ingrazio per gli appunti preziosi che non mi avviliscono affatto, anzi. L'Officina è preziosa proprio perché si ricevono commenti e correzioni. Grazie.
  9. Marcocr

    Sperlonga (edito)

    Commento Ho riscritto un racconto che avevo pubblicato, lavorando sui commenti che avevo ricevuto. Ve lo propongo per ricevere nuovamente i vostri pareri. Quando le cose andavano veramente male, Giancarlo ritornava a Sperlonga per qualche giorno. Era il suo modo per riconnettersi con la propria intimità. Il suo spirito, romantico e melodrammatico, si rianimava a contatto con i luoghi che gli suscitavano quelle che lui amava definire “rimembranze forti”. Faceva sempre lo stesso percorso a piedi. Era una sequenza logica, un rito, un viaggio nei ricordi dall’infanzia all’età adulta. Con il suo lavoro di agente turistico aveva girato il mondo, direttamente ed indirettamente; avrebbe potuto rifugiarsi in paesi esotici ma era rimasto negli anni fedele a questo pellegrinaggio nei meandri della memoria. Ogni angolo del paese era legato ad un’età precisa e parlava con voci familiari. Partiva dal belvedere che dava sui laghi e da lì ammirava il profilo del monte Circeo. “Guarda, lo vedi il profilo della maga Circe?”, gli chiedeva nonno Marco quando era un bambino. “La costa è il suo vestito e Sperlonga è una gemma di agata bianca cucita per impreziosirlo”. Aveva poi scoperto, parlando con un professore universitario suo cliente, che l’agata bianca era una pietra sacra ad Aurora, dea romana dell’Alba, e Cerridwen, la dea gallese della conoscenza, e si credeva che donasse coraggio e capacità di non avere paura. Così Giancarlo si era convinto sempre più del carattere magico di Sperlonga e quando passeggiava tra i vicoli stretti, si fermava a guardare le case bianche a cercare il coraggio perduto. Scendeva poi alla “Sorgente”, dove un tempo le donne lavavano i panni, e si dirigeva alla Torre Truglia. “Lo sai che nel 1600 era abitata da un sergente e un solo soldato? Di notte i loro spiriti tornano nella Torre”, cercava di impressionare da adolescente i suoi primi amori. Altre volte si sedeva sul muricciolo di Via del Porto a suonare la chitarra e cantare vecchie canzoni. Con Meraviglioso, che interpretava sempre con passione, strappava sempre gli applausi dei turisti e conquistava qualche cuore romantico. È vero, credetemi, è accaduto Di notte su di un ponte Guardando l'acqua scura Con la dannata voglia Di fare un tuffo giù D'un tratto Qualcuno alle mie spalle Forse un angelo Vestito da passante Mi portò via dicendomi così Dalla Torre scendeva al porticciolo e percorrendo tutta la spiaggia arrivava alla villa di Tiberio. “Mentre l’imperatore Tiberio era in un simposio nella grotta si staccarono alcuni massi dalla volta travolgendo tre schiavi. Seiano, un prefetto, salvò l’imperatore facendogli scudo con il proprio corpo. Stefania, la vita è un simposio, un banchetto… ma se diventerà tragico, io sarò il tuo Seiano”. Dichiarò alla sua futura moglie in una notte chiara di Luna, una settimana prima del matrimonio. Anche quella Domenica di Novembre, Giancarlo era tornato a cercare se stesso sul suo percorso rituale. Era uscito tardi; la notte, orfana della Luna, era buia e non inspirava niente di buono. La pandemia aveva spazzato via tutto: la sua piccola azienda turistica e nonno Marco. Alla fine della passeggiata si fermò di fronte all’inferriata della villa di Tiberio. ”Non è rimasto più niente per continuare. É tutto finito! ”, pensò in un abisso di delusione. Si toccò la tasca dei pantaloni dove aveva la pistola che portava sempre con se quando si avventurava in passeggiate solitarie di notte. Un pensiero cupo lo attraversò come una lama fredda. Il suo cuore si riempì di un sentimento tragico e grave. Ma mentre la sua mente si appesantiva di immagini tristi, il vento portò la voce di una coppietta: “Guarda! Sono gli spiriti del sergente e del soldato su quella barca in mezzo al mare” Giancarlo si voltò e guardò il paese illuminato. Rimase qualche attimo a fissare le luci ed un ondata di malinconia inondò la sua anima. Le voci si trasformarono in risa e lui si senti come svegliato da un incubo. Sospirò, si riabbottonò il giubbotto di pelle e cantando ricominciò a camminare. Meraviglioso Perfino il tuo dolore Potrà apparire, poi, meraviglioso
  10. Marcocr

    Alla stazione

    Commento Migliaia di persone alla stazione Migliaia di mondi in agitazione Nella confusione di annunci, grida, risa, ognuno si immerge nella propria storia aprendo la porta della propria immaginazione con un tablet, uno smartphone, una rivista, un libro. Migliaia di silenzi alla stazione Migliaia di sogni in attesa della giusta interpretazione. Nessuno lascerà la banchina finendo il proprio racconto i convogli arrivano quasi all’improvviso le porte della quotidianità si apriranno a riportare alla realtà i sognatori. Migliaia di speranze alla stazione Migliaia di soli all’alba di una nuova creazione.
  11. Marcocr

    Cheope

    Ciao @edotarg Il titolo dell'opera è brillante. Mi piace perché simboleggia bene il tema di fondo della poesia: ciò che due persone costruiscono insieme e che si spera rimanga come un monumento nei secoli. L'inizio ha un buon impatto: Ci sono alcune cose però che non mi convincono. l'idea che i giorni formino una piramide è interessante ma non capisco perché dovrebbe elevare ad altri mondi. Suggerirei di sostituire "perderti" a "questo". trovo "della forma del fuoco" non necessario. Nel complesso il tema e le atmosfere che suscita mi piacciono. La rilavorerei per migliorare la coerenza interna delle strofe. A presto, Marco
  12. Marcocr

    Il mestiere delle parole

    Commento Parole, Palabras, Mots, Words, Wörter Vibrazioni d’aria Respiri dell’anima Gusci fragili di esistenze e forme Creano mondi Iniziano rivoluzioni Strutture esili che la Storia plasma, deforma, semplifica, arricchisce, contamina. Girano il mondo si inabissano nel’Ignoto si aggrappano alla Realtà e la oltrepassano. Alcune vite le sfiorano altre le stravolgono Si impregnano sulla carta, illuminano schermi riempiono silenzi. Notti insonni di ricerca sulle orme di maestri migliori. Parole, Palabras, Mots, Words, Wörter La vita è tutta qui, in quest’arte antica e sofisticata: il mestiere delle parole.
  13. Marcocr

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    Ciao @Roberto Ballardini, concordo con @Mafra che il tema che hai scelto è universale. Hai fatto molto bene a scegliere la seconda persona ed a creare un dialogo che coinvolge il lettore. Hai affrontato tante sfaccettature del rapporto figlio-madre, come ad esempio: I contrasti le feste di famiglia Come hai scritto nel commento, hai utilizzato uno stile diretto parole semplici ed immediate che ti vogliono coinvolgere direttamente. Nel complesso mi è piaciuta e mi ha coinvolto emotivamente. Io ti suggerirei di cambiare il titolo e di semplificarlo, ad esempio: La seconda adolescenza oppure L'angolo del balcone. Secondo me dovresti legare di più il titolo alle emozioni che susciti. Non mi convince poi l'immagine: Non penso sia appropriata al clima della poesia. Grazie per i sentimenti che hai voluto condividere. A presto, Marco
  14. Marcocr

    Sperlonga

    @paolasenzalai grazie per il commento ed il suggerimento.
  15. Marcocr

    Sperlonga

    Ciao @Freedom Writer il tuo contare i peli sul dorso degli acari è stato prezioso. Sono estremamente convinto che bisogna lavorare sui dettagli e tu hai fatto un'analisi veramente utile da questo punto di vista. Nel tuo commento ho trovato parecchi spunti interessanti. Ti ringrazio.
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