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PRB

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  • Compleanno 11 settembre

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    Toscana

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  1. PRB

    Il destino porco 2

    @Ippolita2018 Buongiorno Ippolita, e grazie per il tempo che mi dedichi, è sempre un piacere leggere i tuoi consigli che terrò sicuramente di conto. A me pareva importante sottolineare il fatto che le lettere avevano aperto una frattura mai rimarginata in famiglia, perché così è stato in molte famiglie che hanno litigato per l’eccessiva boria dei giovani. Per questo mi pareva anche importante sottolineare il fatto che la madre aveva solo la terza media, cioè che era una donna semplice e impreparata ad affrontare i discorsi troppo intellettuali del figlio, che poi erano più che altro banalità. Meno male che approvi il mio discorso sul pubblicista che scrive un libro divulgativo che finisce in un riassuntino su qualche rivista. La psicologia era di gran moda in quegli anni, anche se come tutte le mode era più che altro una posa, un voler fare gli intellettuali, ma era solo roba da rotocalco che ha fatto più danni che altro. Non puoi saperlo, ma il vero protagonista della mia storia dovrebbe essere il destino della mia generazione che era illusa di cambiare il mondo ma ora si rende conto che quell’illusione era basata su ideuzze da rotocalco. Il nonno che rimpiangi appartiene ad una generazione precedente, che ha molto patito e molto lavorato.
  2. PRB

    AA - Aspirante Astronauta

    @Deborah Zan. Carino e ben scritto, complimenti.
  3. PRB

    [M142] La statuina

    @Emy Ciao Emy, ti do ragione su quasi tutto. Come puoi vedere, ho fatto rispondere direttamente ad Arnaldo a molte delle critiche che mi erano state mosse, molte delle quali sovrapponibili alle tue. Per quanto riguarda il turpiloquio, noi maledetti toscani ne abusiamo un po’, hai ragione e ti chiedo scusa. Mi avvalgo della facoltà di attribuire molti degli errori al poco tempo: ho bisogno di molte rilletture per ripulire quello che scrivo. Grazie per il tempo che hai dedicato alla mia stupida storiella.
  4. PRB

    Il destino porco

    @Silverwillow Grazie per la dritta sui ghost readers, penso che ne approfitterò anch’io. Antonio è una bravissima persona, tant’è che il nonno comincia con il dire «tu sei un bravo bimbo». La sua bravura sarà però più evidente con il proseguire della storia.
  5. PRB

    Miraggi

    @niccat13 Non so, visto che il padre ha già settant’anni e la madre si suppone pochi di meno, entrano in gioco molte altre considerazioni oltre alle due che menzioni. Divorziare a settant’anni? immagino che ci voglia molto coraggio.
  6. PRB

    Miraggi

    @niccat13 È strano, lo stile di questa nuova parte mi piace molto, mi sembra che scorra meglio della prima parte. Però, non so, mi piaceva di più il primo finale, questa della coppia libera mi sembra un po’ forzata, anche perché non sarebbe potuto restare un segreto così a lungo per la figlia. Comunque, brava.
  7. PRB

    Il destino porco 3

    Anche questo è un brano tratto dalla solita storia di cui ho già pubblicato altri due frammenti, Il destino porco e Il destino porco 2. Trovate i link cliccando su “Descrizione” nella pagina del mio profilo. Raccolta una manciata di lunghi fili d’erba, Antonio si diresse verso un paio di vacche che guardavano i nuovi arrivati con la loro immutabile espressione mansueta. Dal ciglio della strada Antonio passò qualche filo d’erba a una vacca che volentieri li afferrò con la bocca. Ricordi del lontano passato si rincorrevano nella sua mente. Rimasto vicino alla macchina, Andrea guardò Carlo e sussurrò: «poveretto, pare un bimbo». «Mia madre!» disse a bassa voce Antonio a Roberto «Uno dei primi ricordi che ho di lei è quando mi portava a vedere le nostre vacche e io facevo proprio così». Dette di nuovo un po’ d’erba alla mucca e continuò: «davo da mangiare alla vacca, proprio così. Povera donna, era una santa, sempre a lavorare a capo chino perché era una serva lei, ancora le chiamavano serve, e poi le donne a quei tempi obbedivano in silenzio». Si fermò per un attimo e pareva quasi che stesse parlando alle mucche. «L’unica volta che, suo malgrado, mi ha rotto le palle è quando è morta in mezzo alla notte. Erano le quattro e mezza quando è suonato il telefono. Il dottore mi ha detto che c’era stato un aggravamento delle condizioni di mia madre e che dovevo andare in ospedale, parlava e io non lo ascoltavo nemmeno. Poi gli ho chiesto “ma è morta?” e lui ha bofonchiato qualcosa e mi ha confermato che era morta; no, disse deceduta, ma che non voleva dirmelo al telefono. Mi sono vestito di volata e via all’ospedale, mi dicevano cose e io non capivo, mi fecero firmare dei fogli e io non sapevo cosa firmavo, ero come inebetito. Era la prima volta che vedevo un morto, me la ricordo ancora come fosse ieri la faccia di mia madre morta. A vederla lì sembrava serena, come se dormisse, e invece era morta. Era piccoletta, era sempre silenziosa e sempre a lavorare, io avevo ventidue anni e cosa vuoi, passavo pochissimo tempo con lei, ma quella notte capii quando mi sarebbe mancata. Tornando a casa guidavo piano, avevo paura di andare a sbattere tanto mi faceva male la testa. Avevo le lacrime negli occhi, e pensavo a come l’avrebbero presa i nonni. Le vacche mi fanno sempre pensare a mia madre, per questo ti ho chiesto di fermarti. Senti com’è buono l’odore della campagna, invece di quella merda d’aria di città. Chissà se potrei chiedere un trasferimento in una casa famiglia da queste parti, in campagna. Io ci sono nato in campagna, quando ero piccolo dove stavo io era ancora campagna. Poi hanno costruito dappertutto, è arrivato il progresso e tutti abitano in appartamentini in città. Che progresso del cazzo!». «È strano come ci si ricordi delle inezie, e invece certe cose apparentemente importanti svaniscono. Te ne racconto una. Mio zio, te lo ricordi che una volta passammo a trovarti a Bologna, chissà quanti anni fa». «Certo che me lo ricordo, era un tipo in gamba, aveva una Lancia Thema, era fissato con le Lancia mi ricordo». «Quello si. Era un’auto di prestigio ed era italiana, e lui ci teneva. Era un tipo fatto a modo suo, un battitore libero che viaggiava su binari tutti suoi. Aveva una fissazione che non mi dimenticherò mai. Quando trovava un cliente nuovo doveva marcare il territorio come diceva lui, cioè trovare nelle vicinanze un posto per pisciare, e ogni volta che ripassava di lì si fermava religiosamente a pisciare nel solito posto. Aveva cominciato, mi disse, ma tieni conto che i suoi racconti diventavano sempre più epici con il passare del tempo». «Davvero! te lo ricordi mio nonno che stava sempre a chiacchierare in officina? ogni volta i suoi racconti sui fascisti e partigiani diventavano più improbabili.». «Me lo ricordo bene tuo nonno! ti dicevo, il primo grosso cliente mio zio se l’era conquistato dopo un pomeriggio intero a convincerlo, e lui sai, era un asso in quello, li prendeva per sfinimento i clienti. Fatto sta che, quando rimonta in macchina con un bell’ordine in tasca, gli scappava da pisciare che non ne poteva più. Sicché, appena uscito dal paese, si ferma e piscia vicino a una quercia piantata da poco in un posto con dei tavolini per fare il picnic, come usava una volta. Ora i tavolini sono spariti, ma la quercia è diventata grande. E tutte le volte che si passava di lì, lui si fermava, poteva anche piovere o nevicare, e tutte le volte mi diceva che l’aveva cresciuta lui a forza di pisciate quella quercia. E siccome era uno dei rappresentanti migliori dell’azienda e aveva tanti clienti, di alberi o punti in cui si fermava a pisciare ce ne erano tanti. E lo sai cosa? ora, quando passo in quei punti, mi fermo anch’io a pisciare». «Eh be’, mi pare giusto, glielo devi, t’ha lasciato un bel portafoglio clienti» «Assolutamente, e tanti dei gioiellieri più vecchi se lo ricordano ancora con affetto, ogni volta mi ricordano di quella volta che sono andati a mangiare assieme allo zio che, mi dicono, era un vero signore perché voleva sempre pagare lui» «E quand’è morto?» «Era il 2002, era un suo grande sogno arrivare al 2000. “Ti rendi conto che siamo nel duemila”, mi diceva quando lo andavo a trovare, perché ormai lui non viaggiava più, però voleva ancora sapere tutto dei suoi clienti. È morto da campione, com’era sempre stato. La sera precedente era andato a mangiare fuori con certi suoi vecchi amici, e lui voleva sempre fare il ganzo che mangiava e beveva ancora come un giovanotto. E tardi, prima di rincasare, si era fermato da una troia che frequentava, poi si è messo a letto con la moglie che lo brontolava perché era tardi, e la mattina non si è più alzato. Poveraccio. Son sicuro che ora racconta che è morto per non sentire la moglie che lo brontola». «Tutto sommato una bella morte, meglio che marcire in un ospedale. A quei tempi non sapevano una sega, non badavano a quanto zucchero mangiavano o a quante sigarette fumavano, vivevano fino in fondo finché scoppiavano, non come oggi che vivono più sani e muoiono dopo anni di agonie fra ricoveri, badanti, USL, pannoloni e segate varie, soli come cani perché nessuno ha voglia di prendersi cura dei vecchi decrepiti e nemmeno di andarli a trovare. E al funerale non c’è nessuno perché tutti gli amici e conoscenti sono già morti o moribondi. Alle volte penso che quando mi sentirò arrivare a quel punto, trovo una bella discesa e mi lascio andare giù senza freni per un dirupo». «Non dire cazzate» «Se tu fossi Franco mi faresti un pistolotto sull’eutanasia e i diritti di ciascuno». «Mio zio diceva che siccome siamo quasi tutti destinati a essere dimenticati perché siamo solo dei poveri coglioni, l’unica maniera per essere ricordati è fare o dire delle cazzate enormi che fanno ridere tutti. Ogni volta faceva l’esempio di Monsieur d'la Palisse , famosissimo solo per aver detto delle fesserie. Poi, siccome suo padre era stato ufficiale, aveva un sacco di storielle sui militari, tipo il tenentino che, arrivato fresco fresco al reggimento, viene convocato dal capitano che con voce perentoria gli ordina di recarsi alla stazione con un picchetto d’onore per accogliere la madre del milite ignoto. E quello, sbatte i tacchi, porta la mano alla visiera del cappello e con voce decisa dice: “Signorsì signor Capitano”. O un attendente che viene convocato dal suo colonnello che gli dice che, se non fosse tornato da una qualche spedizione, sarebbe toccato all’attendente sbrigare tutte le pratiche per il funerale, e quello, sull’attenti e con la mano alla visiera, risponde pronto: «con molto piacere signor colonnello”. E come ci rideva mio zio a ricordare queste storielle assurde, erano la maniera di intrattenersi prima che inventassero la televisione e il grande fratello. E secondo me, quel suo rito delle pisciate, era il suo modo per assicurarsi di essere ricordato» «In effetti siam qui a parlarne!»
  8. PRB

    Miraggi

    @niccat13 Premetto che a me non piace molto questo stile fatto di frasi brevi incentrate su dettagli, ansie, stati d’animo e psicologismi assortiti. Però vedo che fra i racconti di Writer’s Dream è molto apprezzato, per cui sono sicuramente io a essere fuori sync con le ultime tendenze. Di solito faccio molta fatica ad arrivare alla fine di questo tipo di racconti, ma non stavolta. Forse perché abbastanza presto spunta la questione del tradimento del padre, cosa che a mio avviso incuriosisce più della ricerca dell’interpretazione del modo di allacciarsi le scarpe o altri arzigogoli del genere. Qui la questione tocca sentimenti profondi e vita vissuta. Mi sono calato nella parte per cercare di capire come avrei reagito io e confesso che speravo che la figlia si sarebbe tenuta il segreto perché, come si suol dire, «occhio non vede, cuore non duole». Ma qui subentrano differenze e diverse prospettive tra uomini e donne, e il discorso si fa troppo complesso. Però va bene così, la figlia decide di parlarne a sua madre e non c’è niente di strano, sappiamo tutti che fra madre e figlia ci possono essere livelli di confidenza che noi uomini ci sognamo. Inutile dire che il finale arriva a sorpresa, ed è proprio il suo bello. A me è piaciuto, e non mi stupisce neppure che una notizia del genere risulti più facile comunicarla per scritto che a voce. Magari avrei aggiunto che la figlia corre a cercare la mamma e le due donne si abbracciano e piangono a catinelle per la questione del cancro, di fronte alla quale tutto il resto sparisce. Però va bene, siamo qui per imparare! Di punteggiatura e refusi non parlo perché non è il mio forte. Ho scovato solo un «dei l lavoro maglia» che doveva essere «del lavoro a maglia» Io ti darei un sette e mezzo o un otto meno
  9. PRB

    Il destino porco 2

    @Silverwillow Grazie per quel «il pezzo è scritto molto bene» che provvederò a incorniciare. Questo frammento fa parte del solito romanzo, ma non è strettamente legato alla storia del nonno. Franco è un vecchio amico di Antonio, e le loro storie si intrecciano. Sulla questione dei «gusti» probabilmente hai ragione, però non so: Franco è sicuramente maturato, hai ragione, però è anche vero che il maturare va di pari passo con l’affinarsi dei gusti. Ci penserò. La prima frase del tuo penultimo paragrafo la aggiungerò sicuramente alla summenzionata cornice. Devo però riflettere meglio su resto di quel tuo paragrafo, perché le lettere non vengono quasi mai più menzionate nel libro e sono solo un dettaglio che rafforza il mio ragionamento sul destino che è «un figlio d’un cane e quando meno te l’aspetti ti frega» (nonno dixit). Che ci fossero dei problemi in quella famiglia è certo perché ci sono in tutte le famiglie: in quegli anni là era di moda ingigantirli, e Franco adesso si rende conto di aver usato «un lanciafiamme per uccidere una mosca», il che è anche una questione di gusti, o forse di stile. In conclusione, grazie del tempo che mi hai dedicato e per l’illusione che mi regali sul fatto che il mio sia veramente «un buon lavoro» che ti ha incuriosito. Mi raccomando il berretto!
  10. PRB

    Il destino porco

    @Silverwillow Innanzitutto grazie per il tempo che mi hai dedicato, e di certo non mi pento di aver chiesto un commento a un’esperta come te. Questo brano non è proprio l’incipit del romanzo che sto scrivendo, ma compare a pagina due o forse tre. Sorvolo sulle virgole perché studierò con più attenzione i tuoi suggerimenti che in parte mi sono già stati segnalati da altri. Mi rendo conto che il «bimbo» può sembrare strano per chi non è toscano, ma qui per genitori e nonni si rimane sempre bimbi, anche a cinquanta o sessant’anni. Altra cosa che caratterizza i toscani, è il dilungarsi in insulti contorti che, molto frequentemente, si concludono con qualche riferimento alla madre, da cui quel «tegame di su ma’», dove il «ma’» indica la madre e il «tegame»… ti lascio immaginare. I toscani sono talmente contorti e prolissi nel loro turpiloquio che, figurati, una volta ho sentito dire «nato d’un cane il mi’ figliolo»! Naturalmente quello che mi fa più piacere del tuo commento è quel tuo «sulla scrittura in sé nessun problema». Detto da una pluripubblicata mi pare un bel complimento. Il lungo monologo del nonno è tipico delle persone anziane perché il nonno è una persona anziana, e più avanti nella storia si capirà anche che è un vecchio furbacchione che allunga e romanza i suoi ricordi dei tempi della guerra per intrattenere i clienti dell’officina di Antonio. Mi conforta quello che dici sul destino porco perché è un dei temi principali della mia storia e ad Antonio questo monologo del nonno tornerà più volte in mente. L’eredità invece non c’entra niente, non so se ti riferisci a un’altra mia storia intitolata Giovanna che non ha niente a che fare con Il destino porco. Infine, questi meno di 8.000 caratteri sono solo un frammento di una storia che viaggia sui 250.000 caratteri. Grazie ancora.
  11. PRB

    [M142] La statuina

    @Silverwillow Ho scaricato e sto leggendo il tuo libro. Il mio primo commento è: «Ah, però…!»
  12. PRB

    Giovanna

    @Deborah Zan. Grazie Deborah per le tue gentili parole
  13. PRB

    [M142] La statuina

    @M.T. Grazie per i tuoi suggerimenti. Giorgio sapeva cosa e dove cercare perché aveva studiato bene la villa e origliato alcune conversazioni fra padre e figlio Barsotti. Almeno, così mi ha detto lui
  14. Non avevo capito di dover votare, e prima non avevo postato il mio testo nel posto giusto: scusate tutti, sono un disastro! Alla prossima
  15. PRB

    [MI 142] Monsieur Theodore

    @Joyopi Chapeau Monsieur Joyopi, fantastico, originale, scorrevole. Andrò sicuramente a cercare altri tuoi scritti
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