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ViCo

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  1. ViCo

    L'altezza del carro

    Link al commento a "Nel bosco". Il carro aspetta in mezzo al campo. Noi siamo in fila, ancora fermi. Un sole rosso e gonfio compare e scompare fra le nuvole vicino all’orizzonte. Nella steppa tutto si sta facendo grigio. Perfino i sassi ormai fanno ombre lunghe. C’è odore di sangue e airag. Fa venire la nausea. Mi gira la testa, ho la febbre. Il carro è grande. Di così grandi non ne ho mai visti. Lo tirano otto buoi. I soldati hanno portato via i buoi, ora. Sopra c’è una tenda. È una ger tergen. Così si chiamano le tende sui carri. Me lo ha raccontato mio padre. Mi ha detto che i grandi khan non montano e smontano le loro ger. Le mettono sui carri e se le portano dietro. Questa è larga abbastanza da farci stare dentro un villaggio. Per farla sono servite le pelli di cento capre, penso. Il khan che possiede una ger tergen come questa deve essere ricco, molto ricco. È lì a dieci passi dal carro, il khan. Sul suo cavallo marrone e bianco. Sta curvo e guarda avanti. Guarda verso il carro ma non so se guarda il carro. Ha l’arco sulla spalla e un bastone in mano. Ai fianchi due pugnali d’oro. I vestiti e il volto sono ancora sporchi di terra e di sangue. Nessuno gli si avvicina. Neanche ne calpestano l’ombra. I soldati fanno lunghi giri per evitarlo. Solo il vento non se ne cura. Continua a frustare l’erba intorno e i capelli del khan. Neanche il khan, però, si cura del vento. La testa è leggera, come se ci avessero soffiato dentro. Il ragazzo che mi sta davanti è più alto di me di almeno un palmo. Per vedere il carro mi devo piegare di lato. Mi devo piegare tanto, perché ha le spalle larghe. Mio fratello Boroqul è il primo della fila. Anche Boroqul è più alto di me di un palmo. Sacha-beki, invece è due posti davanti a me. Lui mi supera di un dito appena. Mi piego di lato per controllare. Si, è più alto di me di un dito, anche se lui dice di una testa intera. Sacha-beki mi dice sempre che sono un lattante. Mi fa arrabbiare, perché è più vecchio di me solo di poco. Boroqul, invece, è davvero quasi un uomo. Due lune ancora e sarebbe andato anche lui a combattere i mongoli. Sacha-beki e Boroqul mi prendono in giro quando giochiamo ai guerrieri. - Noi andiamo a combattere contro i mongoli, - mi dicono. – Tu resta nella ger con le donne a cucinare, torneremo affamati. E ridono. - Io faccio quello che fate voi, – gli grido contro. - Non sai montare su un cavallo vero, - dice Sacha-beki. - Non sai tendere un arco da uomo, - dice Boroqul. Quando gli rispondo che la prima cosa è falsa e la seconda non riesce neanche a Sacha-beki, non gli importa. Continuano a ridere fra di loro. Mi sono arrabbiato, ieri. Ho battuto i piedi a terra. - Neanche voi hanno portato a combattere contro i mongoli, - gli ho urlato. - Neanche voi siete uomini -. Boroqul si è calato le braghe e mi ha mostrato l’uccello. Sacha-beki ha riso. L’uccello di Boroqul è molto più grande del mio. È coperto di peli. Il mio è nudo. Non ho più parlato. Sto sudando. Ogni soffio di vento mi fa tremare. Stamattina siamo scesi al ruscello e poi siamo andati in cima alla collina a nord. È di là che se ne sono andati i guerrieri qualche giorno fa. Per unirsi all’esercito dei Tatari. Per unirsi al nostro signore Megugin contro i mongoli. È da lì che dovevano tornare. Dalla cima della collina si vede lontano. La pianura oltre la collina arriva ai piedi delle montagne. La steppa era verde stamattina e le montagne azzurre. Guardavamo a nord. Volevamo essere i primi a vedere i guerrieri tornare. Io volevo essere il primo. Essere più piccoli non vuol dire vedere meno lontano. Ho guardato fino a farmi dolere gli occhi. Fin quando il sole è stato alto sopra le nostre teste. - I mongoli se la saranno data a gambe, - diceva Boroqul. - Megugin li avrà fatti a pezzi. - Mio padre appenderà Temujin per l’uccello, - ha detto Sacha-beki ed è scoppiato a ridere. Sacha-beki dice che suo padre è un generale. Non è vero. Lui dice bugie, anche se le dice bene. Sacha-beki era steso a pancia in su già da un pezzo, stanco di guardare, quando Boroqul ha deciso di tornare al campo. Il vento soffia. Da quant’è che siamo fermi qui? Sembra un inverno intero. Le gambe mi fanno male. I mongoli sono arrivati che il sole era a metà della sua discesa. Sono arrivati da est cavalcando veloci come il vento. Qualcuno ha provato a scappare, ma li hanno raggiunti e ammazzati lì dov’erano. I corpi sono ancora là. Fanno ombre lunghe più dei sassi. Ombre che sbiadiscono ora che il sole è tramontato. Hanno ammazzato tutti gli uomini che hanno trovato. Anche i vecchi. Le donne - quelle che non hanno ammazzato - le hanno prese per i capelli e portate nelle ger. Non ho visto mia madre. Non so cosa le è successo. Grazie al cielo non ho sorelle. Un soldato mongolo ha chiesto che si doveva fare dei ragazzi e per un attimo si sono fermati. Prima che quello chiedesse, ne avevano ammazzati già uno o due. - Decide il khan, - ha detto uno che sembrava il capo. Così hanno raccolto i ragazzi in un recinto per cavalli e due di loro sono rimasti di guardia. Gli altri sono tornati a rubare nelle ger. A prendersi le donne. A bere airag fino a ubriacarsi. Ci hanno lasciati lì ad aspettare. Finché non è arrivato il khan. Un uomo si avvicina al khan. Ha un vassoio in mano. Il khan prende qualcosa dal vassoio e strappa con i denti. Carne secca. Comincia a masticare. Hanno portato via dal recinto i bambini piccoli. Poi ci hanno fatti alzare. Ho sentito male allo stomaco quando ho visto che non mi portavano via con i più piccoli. Un soldato mi ha preso per un braccio e mi ha portato alla fila. È stato allora che ho visto per la prima volta il carro e il khan. Il Gran Khan dei mongoli. È più piccolo di come lo avevo immaginato. Più normale. Non solo del diavolo che sognavo di notte, più normale anche di come lo avevo immaginato di giorno. Ora sta lì e il suo aspetto è allo stesso tempo ordinario e spaventoso. Guarda dritto davanti, come se non ci fosse il carro, né le pozze di sangue, né i corpi. Né l’odore nauseabondo di sangue misto ad airag. Come se non ci fossimo noi qui in fila. Guarda avanti, alla battaglia del giorno dopo, come se questa di oggi fosse roba già risolta. Il khan deve pensare a domani. Non ha tempo per le cose già risolte. Ha dato i suoi ordini. Fra noi c’è uno che dice di aver sentito gli ordini del khan. Almeno in parte. Avrà sentito davvero? Quel che ha detto fa paura. Tutto è immobile. La steppa, il carro, noi. Solo il khan si muove. Mastica lentamente. E l’erba bassa che oscilla con il vento. Le nostre ombre lunghe all’infinito si dissolvono nel grigio del crepuscolo. Potessi infilarti le dita negli occhi, penso guardando il khan. È una rabbia che non ho mai sentito prima. È la rabbia dei grandi. Potrei ammazzare davvero, ora. Quando la rabbia passa mi lascia senza forze. Poi, all’improvviso, tutto si è animato. Tre uomini si sono fermati davanti al carro. Altri, a cavallo, sono venuti ai lati della fila. Hanno le lance in mano. Guardano dritto avanti. Di quelli vicino al carro, due hanno in mano scimitarre. L’altro è piccolo e a mani nude. Parlano fra loro. Il ragazzo davanti si gira e mi guarda. Io mi giro e guardo quello dietro. Devo avere una faccia come la sua, ora: bianca, sottile, con la bocca aperta e gli occhi troppo grandi. Sta per succedere qualcosa. Nessuno di noi sa esattamente cosa. Tremiamo tutti un po’ più forte. Nessun rumore. Solo il fischio del vento. - Avanti, - dice piano il khan. Con questo silenzio si sente chiaro fin qua. Uno degli uomini con la scimitarra viene avanti. Prende Boroqul da un braccio. Mio fratello punta i piedi. Resiste, ma non troppo. Non sa se gli conviene. Il mongolo è grosso come un bue. Lo porta al carro e lo fa mettere dritto. Fa segno con la mano. Boroqul è di un palmo più alto del pianale. Il mongolo guarda il khan. Il khan abbassa la testa senza smettere di masticare. Il mongolo con la scimitarra trascina via Boroqul. Non vanno lontano. Lo porta vicino al suo compagno. Lo spinge in ginocchio. Boroqul non ha il tempo di fiatare. Il mongolo gli stacca la testa con un colpo di scimitarra. Ci sono grida dappertutto. Dietro di me e davanti. Dalla mia bocca anche. Ognuno nella fila si guarda intorno, cercando chi gli dica che non è successo per davvero. Tentano un passo avanti o di lato pensando a scappare. Ma ci sono gli uomini a cavallo. La fila si allunga e si accorcia, sbanda a destra e sinistra. Poi si raddrizza e sembra fermarsi di nuovo. Il ragazzo davanti a me non resiste e scappa. Corre gridando. Corre senza pensare. Uno dei mongoli a cavallo lo insegue. Lo raggiunge prima che abbia fatto trenta passi. Lo colpisce alla schiena con la lancia. Quello cade sanguinante. Il mongolo scende dal cavallo. Lo afferra dai capelli e lo trascina indietro. Finché è a uno sputo dalla fila. Tira fuori un coltello. Poggia il ginocchio a terra. Solleva la testa del ragazzo tirandogli i capelli e gli taglia la gola. Non piangere, mi dico. Ma è tardi. Le lacrime già scendono. Il petto si gonfia per i singhiozzi. Mi sono pisciato addosso. La fila si muove. Il secondo compagno è già in piedi accanto al carro. La fronte supera il pianale. Una spinta, un passo, un colpo di scimitarra ed è a terra morto. La fila fa un altro passo. Già misurano il prossimo. Respiro forte. Tremo. Sputo il muco e le lacrime che mi scivolano in bocca. Faccio un passo dopo l’altro. Non voglio guardare verso il carro. Così guardo di lato. Guardo verso il khan. E vedo che anche lui mi guarda. Il suo sguardo e il mio si incrociano. Il Gran Khan dei Mongoli. Per un attimo penso che mi legga negli occhi. Che si chieda cosa provo. Cerco di mettere nello sguardo tutta la mia rabbia. Spero che sia sufficiente a ucciderlo. Poi prego che sia sufficiente a fargli pietà. Ma lui non mi vede. Mi guarda come se fossi un sasso. Solleva una mano e con il dito stacca un pezzo di carne secca che gli si è infilato fra i denti. Sputa e guarda a terra. Quando solleva gli occhi sono diretti altrove. Un attimo ancora e dà un colpo di sperone al suo cavallo. Se ne va. La fila prosegue. Solo due ragazzi davanti a me, ora. Uno è Sacha-beki. C’è un mucchio di corpi davanti al carro. I due mongoli con le scimitarre sono sudati. Le braccia sporche di sangue fino ai gomiti. Portano al carro Sacha-beki. Lui è più alto di me di un dito. Troppo. A lui tagliano la gola. Spingono via il corpo con un calcio. Portano un altro al carro. La testa non arriva al pianale. L’uomo piccolo lo porta via. Salvo. È questo che ha deciso il khan. Risparmiate i bambini e ammazzate gli altri. E per distinguere gli uomini dai ragazzi hanno preso come misura l’altezza del carro. È buio ora. È freddo. Il mongolo con la scimitarra mi viene incontro con passo stanco. Respiro a fondo. Non piango più. Lui solleva il braccio e mi prende per la spalla. È il mio turno adesso.
  2. ViCo

    AA - Aspirante Astronauta

    Strana scelta di vocabolo due avrei scritto "alla" costruito avrei scritto "le più disparate" oppure "dalle più semplici alle più complesse" Racconto delicato, il cui pregio maggiore è restituire bene la nostalgia per i sogni dell'infanzia e il senso di perdita di un'innocenza che, in fondo, non smette mai di accompagnarci. Ci sono un po' di refusi e frasi frettolose. Alcune le ho segnalate. Altre volte usi termini un po' freddi ("i coniugi" riferito ai nonni) che spezzano l'identificazione con la protagonista e quindi disturbano. L'ellissi, il salto dall'infanzia all'età adulta, è un espediente che in genere mi piace, ma forse qui avresti creato più pathos con qualche dettagli sui nonni o sui genitori. Insomma credo che il racconto sia una buona base se perdi qualche altra ora a rifinirlo. Alla prossima
  3. ViCo

    [N20-2] Perduta Patria

    Traccia: un bel ricordo in un periodo buio. Sta finendo un anno difficile eppure per ciascuno avrà certamente portato momenti di felicità. Un attimo di gioia brilla di più in mezzo alle avversità? Scritta a tre mani di cui due di @Bestseller2020 Perduta Patria In questa giornata a Milano dopo un anno prigioniero felici vanno i miei pensieri che nulla è per sempre perso Il vecchio spegne i ricordi nel silenzio finiti gli schiamazzi per i piazzali han sbarrato l'uscio gli artigiani dai banchi sono spariti i boccali per le vigne sazi sono i corvi ladri sui tralci incolti che mano abile non ha visto né canti e ceste ripiene In questa giornata a Milano dopo un anno prigioniero felici vanno i miei pensieri che nulla è per sempre perso Perché sei morta Patria? Le tue mura sono ancora perfette le tue strade pulite e deserte libere da detriti e polvere ma non ho sentito cannoni tuonare né stridio di cingoli avanzare niente è piovuto dal cielo per distruggerti con zelo In questa giornata a Milano dopo un anno prigioniero felici vanno i miei pensieri che nulla è per sempre perso Freddi sono rimasti i moschetti immobili i forconi nei fienili le mani alzate e bene in vista sui ceppi hai riposto Lontani sono i giorni dei barbari sulle guglie le tue statue dominano memori di gloriose giornate di vespri e d'Aprile In questa giornata a Milano dopo un anno prigioniero felici vanno i miei pensieri che nulla è per sempre perso Stanno spartendo le tue vesti dentro i palazzi di vetro che alte tiene le sue bandiere come fantasmi di popoli Perduta Patria! Per i capelli ti tengo sogneremo aspettando i baci e strade affollate, amici da stringere i liberatori d'abbracciare In questa giornata a Milano dopo un anno prigioniero felici vanno i miei pensieri dove il cuore si è perso
  4. ViCo

    [N20-2] Nella pace degli dei

    qui la a mancante l'hanno segnalata altri. Sono rimasto spiazzato quando ho capito che si trattava di Medea. I versi per tre quarti della poesia hanno un ritmo rapido e un tono asciutto. Per come la ho letta io non mi sarei aspettato un legame con un tema classico. Leggendola una seconda volta ho notato un paio con una costruzione che forse voleva ricordare un certo linguaggio. come questa: Complessivamente mi è piaciuta, ma trovo una frattura fra la parte finale e il resto, che secondo me non valorizza appieno il potenziale della poesia.
  5. ViCo

    [N20-2] ə

    Questo il passaggio più bello! Poesia quasi geniale. Il quasi dipende dal fatto che alcune associazioni non le ho capite (quindi quel che non è geniale è il lettore di certo). Originale e ben costruita. Mi ha divertito, complimenti.
  6. ViCo

    [N20-2] Fatti di niente

    Mi piace il verso finale vale quanto un'intera poesia Belle e delicate immagini da cui trasuda nostalgia e senso di perdita. E' vero che la penombra predispone a certi sentimenti e immaginarla mentre fuori tutto è imbiancato dalla neve è un tocco di classe. Forse ha agito anche la suggestione della bellissima canzone che De Andrè ha dedicato a Tenco. Non la conoscevo in questa versione Fresu/Turci, ma l'avevo nelle orecchie mentre leggevo. Complimenti
  7. ViCo

    [N20-2] Cenere

    Premessa: non sono un grande lettore di poesia ed essere il primo a commentare mi fa sentire un tantino a disagio. Detto ciò: ho apprezzato molto la metrica. Il ritmo mi ha fatto pensare a un testo musicabile. L'interpretazione della traccia è perfetta. Personalmente ho una resistenza nei confronti delle parole cuore e gioia nei versi, ma questo è dovuto al mio carattere da misantropo e non al vostro testo. Bella la chiusura.
  8. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    Traccia: Il primo bacio - L'emozione e il senso di scoperta che prova il protagonista quando fa l'esperienza del suo primo bacio devono essere il centro del racconto. Non deve per forza essere un testo di genere rosa, anzi, sono bene accetti tutti i generi e le ambientazioni. Scritto a quattro mani con @Bestseller2020 Preliminari Appena oltre i confini del Paradiso terrestre, nella brulla campagna, l'uomo timorato di Dio, Adamo, si rivolgeva all'Onnipotente. Salivano dall'altare i fumi del suo sacrificio e il primo di tutti gli uomini osservava preoccupato il cielo silenzioso. «Signore? Signore mi senti? Lo so che ce l’hai ancora con me per la storia del serpente e della mela, ma adesso ho davvero bisogno del Tuo aiuto. È la terza volta che ti chiamo e, se posso permettermi, questo modo di comunicare è piuttosto costoso. Se lo sa Eva che in una settimana ho bruciato tre capretti sull’altare, chi la sente. A proposito è di lei che devo parlarti. Non capisco proprio come funziona. Hai detto che mi condannavi a lavorare, ma io con il lavoro me la cavo. Hai visto la casa che ho costruito? E i campi? Sono bravo con gli animali e i campi, no? Ma con lei non ci capisco niente. Da quando ci hai cacciati dall’Eden è tutto diverso. Sta sempre incazzata. Si comporta come se la cacciata fosse colpa mia – e tu sai benissimo che non è così. E poi il fatto è che non capisco proprio il meccanismo. Non capisco come dovrei fare con lei per, sai, per moltiplicarci. Preferivo quella cosa che facevamo prima, nel Paradiso terrestre. Sai, quando le toccavo la punta delle dita e le nostre anime si fondevano e tu mandavi tutta quella luce e gli angeli cantavano. Eh, quello si che mi piaceva! Ed era facile. Ora invece davvero non ho capito che devo fare. Ho provato con quella cosa che mi hai dato - come si chiama? – la logica, ecco! Ma con Eva la logica sembra non funzioni. Ci ho ragionato su e ho capito che c’entra quel pezzo che mi hai messo fra le gambe. L’ho capito perché quando lei si avvicina il pezzo cambia forma e mi dà una sensazione strana. L’ho capito anche perché in quella zona siamo diversi io ed Eva. Oddio, ho avuto anche il dubbio che servissero quelle sporgenze che ha sul petto lei. Anche lì siamo diversi, ma lasciamo perdere che non è questo il punto. A proposito ti dispiace se dico oddio? Comunque, il problema è che quando il pezzo fra le gambe si mette in moto e io mi avvicino a lei per provare, lei si incazza peggio di prima e mi dice che sono un porco e che vuole i preliminari. Tu hai idea di cosa sono i preliminari? Scusami se ti parlo di queste cose, ma da quando ci hai sbattuti fuori ho perso l’unico amico con cui potevo parlare. Gli animali non parlano. C’è il serpente è vero, ma ti pare che mi confido con il serpente dopo il casino che ha fatto? Andiamo Signore, ho capito che non vuoi più parlarmi, ma va bene anche quella cosa dei segni. Non so: mandami una nuvola con una forma particolare, un angelo messaggero, potresti farmi un disegnino? Se non mi dai un segno mi sa che quella cosa del moltiplicatevi non riesco a farla. Ti prego.» Improvvisamente un fruscio fra le fronde attrasse la sua attenzione. «Cos’è stato? Ho sentito un rumore. È il tuo segno? Veniva da quell’albero. Aspettami un attimo che torno.» Adamo si allontanò attratto dall'insolito movimento di rami nel suo frutteto. Non più di un minuto e poi tutto euforico ritornò e si gettò ai piedi dell'altare, dove ancora si consumavano i resti del povero capretto. «Allora Signore ho trovato qualcosa sotto l’albero. Due pesche che si toccavano lì dove c’è quella fessura che le divide a metà. Non fare lo gnorri lo so che è il tuo segno. Come lo so? Perché in genere le pesche non fluttuano a mezz’aria. Ma ti pare il caso di darmi i segni usando la frutta? Lo sai che non la sopporto dopo la storia della mela. Signore, di tutte le tue doti quella che mi viene più difficile apprezzare è il senso dell’umorismo. Sarà perché l’ultima volta che ti ho visto non me l’hai mandata a dire. O quel nomignolo che ti sei dato – il Dio degli eserciti – io non lo so cosa sono questi eserciti, ma suona un tantino minaccioso. Comunque. Ci penso. Cerco di capire che mi vuoi dire. Ci vediamo domani Signore. Provo a portarti un agnello. Sperando che Eva non se ne accorga.» Calò la notte. Un silenzio colmo di melanconia veniva dal Paradiso terrestre. Un silenzio ancor più cupo regnava nella stalla, tra agnelli e vitelli. Lì la paura serpeggiava all'idea del nuovo giorno che si sarebbe a breve presentato: chi sarebbe finito arrosto questa volta? Gli unici suoni erano dovuti a un insolito movimento dentro alla capanna di Adamo. I suoni andarono avanti per un poco e si conclusero con un sospiro. Gli animali si guardarono perplessi. Venne l’alba. Videro Adamo entrare nella stalla di buonora, sorridente. Dopo un poco uscì e loro erano uno di meno. Di nuovo un fuocherello vivace bruciava davanti all’altare. <<Signore, ehi Signore mi senti? Grazie. Lo senti questo profumo? Eh sì non ti sbagli, è proprio vitello. Oggi ci voleva proprio. Ti dovevo ringraziare perbene. Grazie, grazie e ancora grazie per la tua bontà infinita. Ha funzionato tutto. Alla fine ci sono arrivato. Ieri sono tornato dal sacrificio ed Eva era lì tutta gentile e, sai, si è messo in moto quel meccanismo che ti dicevo fra le gambe. Allora mi sono avvicinato e – non ti nego – ero un po’ nervoso, così ho provato a toccarle i polpastrelli. Niente. Allora le ho tirato un po’ i capelli. E niente. Ma poi ho capito. Ho visto la bocca, le labbra erano proprio come una pesca. Allora mi sono toccato le mie e ho sentito che anche la mia bocca doveva assomigliare a una pesca - la mia deve essere di quelle pelose, però – e allora ho avuto l’intuizione. Bocca su bocca è questo che volevi dirmi con quella frutta. È questo che vuol dire preliminari. Mi sono avvicinato e ho messo la bocca sulla sua. Oddio – ti spiace se dico Oddio? – non è che l’abbia beccata subito. Prima ho preso una guancia, poi il collo, ma mi pare che a lei sia piaciuto anche quello. E quando sono riuscito a trovare la bocca – caspita Dio – è stato una favola. Mi sembrava di essere tornato nel Giardino. Gli angeli, la musica, ho sentito tutto. Pure la Tua Voce che mi benediceva. E la Luce. Che cosa meravigliosa! È stato un crescendo. Dimmi la verità a Eva avevi già spiegato qualcosa? Perché lei sembrava sapere già tutto. Dopo un po’ ha aperto la bocca e ha tirato fuori la lingua. Avrei detto che è una cosa schifosa prima di provarlo. Invece è stato fantastico. Mi sembrava proprio il Paradiso credimi. A quel punto l’ho stretta e mi è stato chiaro a cosa serve il pezzo fra le gambe. Sono stati i dieci minuti più belli della mia vita. Dopo la cacciata si intende. Alla fine siamo rimasti lì, abbracciati. Lei è stata dolce come nei primi giorni e io in cuor mio Ti ho ringraziato. Ah Signore! Credo proprio che sarà una passeggiata fare la Tua volontà. Moltiplicatevi! E certo che ci moltiplichiamo. Sai, credo che il primo sia già in arrivo. Sto pensando al nome. Che ne dici Tu di Massimiliano? Troppo lungo? Hai ragione troppo lungo. Allora Caino. Caino è bello, no? Deciso. Si chiamerà Caino. E non ti preoccupare: gli insegneremo le buone maniere e lo faremo diventare un bravo ragazzo. Gli faremo anche un fratellino. Sono sicuro che andranno d’accordo.» Adamo si ritirò nel suo alloggio appena fuori dal Paradiso terrestre. Progettava di ampliare la sua casa, di arare nuovi campi e sacrificare ancora al suo Signore. Intanto sognava il ritorno della notte e, con la notte, dei caldi baci di Eva.
  9. ViCo

    Lorem Ipsum

    @Mrs. Robinson ti hanno scritto o telefonato?
  10. ViCo

    [N20-1 - F.C.] N.E.

    Vicina? Al marito non avrebbe detto il nome? sud dell'Africa o Sudafrica Ripetizione Una traccia difficilissima con cui te la sei cavata egregiamente. Leggendo mi sembrava di sentire la musichetta di X-files. Il racconto tiene viva l'attenzione. Forse alcuni aspetti rimangono un po' indefiniti. In cosa consiste il nuovo senso? Mi era sembrato che potesse essere la capacità di parlare attraverso la tecnologia, ma poi mi pare di aver capito che non vuoi specificarlo. Anche il finale forse un po' troppo aperto. Però il racconto intrattiene. Complimenti
  11. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @Ippolita2018 Oddio (l'esclamazione non poteva essere un'altra) dobbiamo ripetere l'esame di punteggiatura Grazie sia per i complimenti sia per i suggerimenti. E' importante avere l'occasione di migliorarsi e il tuo giudizio è fra i più belli che abbiamo ricevuto
  12. ViCo

    Tratti di pioggia sopra Auschwitz

    Bello @Bestseller2020Una poesia che mi ha emozionato. Mi piace quando non si cercano parole nuove ma si combinano in modo nuovo parole antiche. Parlare dell'olocausto non è facile. Si rischia di cadere nello scontato o, sforzandosi di essere originali, diventare leziosi. Qui invece c'è un bell'equilibrio. Il dolore è raccontato attraverso le cose e, in questo modo, si trasmette l'impressione che appartenga non solo agli uomini, ma anche alla natura. Un dolore davvero universale. Bravo
  13. ViCo

    [N20-1] La stirpe degli uomini dei

    Come vedi io e @Bestseller2020 siamo allineatissimi
  14. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @Edu Grazie! A un certo punto della scrittura Adamo non faceva una bellissima figura, ma essendoci diventato simpatico abbiamo cambiato la storia. Ci vediamo nei bassifondi.
  15. ViCo

    [N20-1] La stirpe degli uomini dei

    @Mafra bel racconto. Equilibrato, con un personaggio ben definito e uno stile godibile. Interpretazione della traccia rigorosissima.
  16. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @@Monica Sì siamo un po' tonti, a noi se dici il primo pensiamo al primissimo Grazie del commento spero ti abbia strappato un sorriso
  17. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @ivalibri Non nego che i pensieri all'apertura del pacco non fossero proprio di gratitudine per l'autore della traccia. Anzi diciamo che lo abbiamo considerato proprio un pacco. Però alla fine è stato divertente quindi grazie, per l'opportunità e per i lcommento.
  18. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @Gianfranco P Abbiamo praticamente avuto la stessa traccia. Spero il nostro racconto vi sia piaciuto quanto a me il vostro
  19. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @Almissima Eh già, l'ingenuità degli uomini ha radici lontane. Avrei voluto mettere nel racconto lo scambio "Cos'hai?" "Niente". Grazie!
  20. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @Macleo Un sequel? E' un'idea. Faremo in modo che Adamo si riscatti. Grazie
  21. ViCo

    [N-20-1] Preliminari

    @lauram Grazie, delizioso è il complimento che cercavamo
  22. @Edu Come i migliori bookmakers giochi a tuo favore. La quota giusta sarebbe stata uno a dodici Ma ci sto e punto 3 commenti!
  23. grazie @Befana Profana per l'invito. Mi trovo a mio agio nei bassifondi come nei peggiori bar di Caracas. Vediamo, su cosa potrei scommettere. Scommetto che vince la prima tappa qualcuno del segno del Sagittario
  24. ViCo

    Carbonio Editore

    @dfense Sono d'accordo, ho apprezzato infatti.
  25. ViCo

    [N20-1] Berenice

    Efficace! Bello! Mi è piaciuta soprattutto la svolta voyeuristica arrivata un po' inaspettata e che collega bene l'inizio con il resto del racconto. Solo il "disturbino" che mi aveva divertito, secondo me non trova lo spazio che merita. Detto ciò lo stile di scrittura è credibilissimo, la storia divertente e il finale convincente. Complimenti
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