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luca chi?

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  1. Caldi Giampaolo

    1. massimopud

      massimopud

      Prima o poi tornerà tra noi e allora saranno volatili:

       

      fracchia-commissariato-saranno-v.jpg?fit

  2. luca chi?

    Rubrica arte. Recensioni di "luca chi?" alle emoji di FB.

    Oggi vi presento la seconda opera dal titolo: NO, NON È UN NASO. Il sommo arista X ci ha voluto proporre un'altra delle sue impareggiabili opere. Il soggetto in questione, Y, è ripreso metaforicamente nel culmine della propria menzogna. Tuttavia in questa apparente parodia Collodiana si cela un messaggio che mischia la più fine filosofia al piú gretto istinto primordiale. Come il titolo dell'opera ci suggerisce, quello che potete ammirare nella sua eccelsa fattezza in realtà non è un naso; bisogna scavare più a fondo nel dipinto (dai più livelli di lettura e significati) per apprendere e comprendere correttamente il pensiero geniale di X. Potete innanzitutto notare l'espressione stupita di Y, segno che di menzogna canonica non si può trattare: come potrebbe infatti un bugiardo meravigliarsi della propria falsità? In realtà non può essere preso alla sprovvista dalla sua stessa malafede, indi per cui X, astutamente e con efficace e delicata mano, tinge di una sfumatura rossastra le gote di Y, ad esaltare l'imbarazzo discreto ma dirompente di Y stesso. Questi fattori imprescindibili ci riportano alla metafora di cui ho parlato in apertura: no, quello lungo non è un naso, ma un pene in erezione. Come per l'opera di cui ho parlato la scorsa volta (Testa fasciata) entra in scena, gioco-forza, la presenza femminile Z. Ma attenzione, X vuole mischiare ulteriormente le carte, in quanto, per i motivi che andremo a vedere, Y non è eccitato dalla presenza di Z ma da quella di una seconda figura femminile: W. Gli occhi e la bocca sbarrati di Y, che come detto indicano stupore, ci fanno comprendere come l'erezione non sia voluta, e lo stesso "non naso", o naso-pene che si erge e si allunga in autonomia ma che però non si allarga, è segno dello sforzo di Y che cerca di trattenere con tenacia l'erezione stessa. Dunque Y cerca di celare agli occhi di Z l'improvviso ardore che lo pervade a causa della presenza di W. E qui la filosofia compatta tutti i segni e le suggestioni dell'arte in una sola figura: no, quello non è un naso, ma Y ha una morale così elevata da farlo vergognare e, insieme, lottare per e contro quell'istinto animale che sfocia nella negazione di un concetto, però naturale, quale il tradimento dai connotati fedifraghi.
  3. luca chi?

    Rubrica arte. Recensioni di "luca chi?" alle emoji di FB.

    No, tranquilla, è solo una rubrica "giocosa" Grazie, comunque.
  4. luca chi?

    Rubrica arte. Recensioni di "luca chi?" alle emoji di FB.

    Inauguro questo spazio con una buona dose di positività natalizia. L'immensa opera che vi presento oggi, e che potete ammirare in tutta la sua grazia e magnificenza in calce al post, rappresenta il dolore multiplo di un uomo, un uomo ferito a morte dall'indifferenza di una donna. Il titolo dell'opera è: AMORE NON CORRISPOSTO, MA NEMMENO L'AMICIZIA TANTO, EH. In questo virtuosismo estetico/empatico, l'artista anonimo (che chiameremo X) ci vuole raccontare della delusione di "Testa Fasciata" (che chiameremo Y), inizialmente respinto nel sentimento d'amore. Potete notare infatti la nettezza con cui X ha disegnato le sopracciglia che, in uno scatto esperto di polso, protendono verso l'alto lasciando scoperti gli occhi, luccicanti di lacrime profonde e simili a due lune dalle circonferenze appena appiattite nella parte bassa, a dare un senso di stabilità planetaria dove i corpi celesti cessano di ruotare (metafora che indica come il complesso organico della vita di Y abbia subito una brusca frenata). Da notare anche come la bocca stessa di Y ricalchi parzialmente i volumi e la forma delle sopracciglia, in un giuoco di ripetizione maniacale che scava e insegue il medesimo dramma. L'evoluzione di questa opera, il suo divenire "altro", X ce lo consegna sempre andando oltre, distaccandosi dall'opera stessa e mettendoci nelle intenzioni della donna (che chiameremo Z) oggetto di brama da parte di Y. Infatti si capisce come Z avesse promesso, al posto dell'amore, una bella e intensa amicizia: la testa di Y non sanguina, è stata premurosamente bendata dalla mano amica di Z. Come questa "salvezza angelica" sia stata accolta in modo fortemente maturo da Y, lo si evince dalla perfezione sferica della testa: quasi un gioiello picassiano: Y, infatti, con un enorme sforzo di volontà, accetta i tesori che quella promessa d'amicizia sembra riservare, e dunque mantiene la foggia di un cranio perfetto senza liquefarsi e perdersi in amorfe fattezze. X però non si accontenta, e per inferire un colpo ad effetto alla sua opera, ci lascia intuire il senso di quella bocca semispalancata: le parole finite, la falsa promessa di Z che probabilmente ha troncato il dialogo testè intrapreso, e Y che resta con la cavità orale aperta, nel mistero di chissà quali parole non dette. Quindi, donne, se un uomo vi inoltra quest'opera, ora potete, forse, comprenderla.
  5. Si ritorna a respirare aria pulita.

    Era ora.

    1. luca chi?

      luca chi?

      Ero Downtown train, e ora sono luca chi? ☝😑

    2. luca chi?

      luca chi?

      Luca chi? 🤔

      Ma è ovvio: Luca chi! ☝

  6. luca chi?

    Amore e Contramal

    @Pincopalla, caspita che bel commento. Ti ringrazio molto per gli appunti, alcuni dei quali mi hanno aiutato a svolgere delle matasse che sapevo essere presenti. Sì, in effetti il tutto è un po'/monocorde e rimane aggrappato al forte disagio, se non nel finale, quando il protagonista si accende in una grande fiammata per poi spegnersi definitivamente. Lo so, è un po' poco. Vedrò di rimetterci mano e di inserire dei momenti di "luce" con la speranza di creare quella scossa che evidentemente manca. Come dici tu l'uso delle ripetizioni è una scelta che onestamente a me non dispiace, così come il periodo lungo; sì, è un po' prolisso e il tentativo voleva essere di creare una sorta di " mantra" avvolgente. Tengo comunque fortemente conto della tua considerazione e concordo sul depennare la questione bollette (in realtà voleva essere un'informazione sull'indolenza del personaggio). Per il resto l'ombra e Chris sono la stessa cosa, ma vista rispettivamente da fuori (ombra) e internamente (Chris). Ho voluto sperimentare questo doppio modo di vedere il protagonista, dividendo la parte "d'azione visiva" da quella emotiva. Essendo che la mano è di Chris, credevo non ci potessero essere fraintendimenti. Mah, perché è l'unica parte fisica visibile (in quanto sempre attiva) di Chris . Però non saprei che risponderti. Ci sta il tuo ragionamento. Volevo evidenziare la dimestichezza, l'abitudine e il desiderio con cui Chris prende i medicinali (quasi a occhi chiusi) Vero! Grazie. Mmm... Diciamo che in un contesto nuvoloso e semicrepuscolare (quasi senza luce) io ho sempre visto il colore delle foglie più opaco, in quanto impregnate d'acqua, "pesanti" e senza riflessi. Certo, con la luce artificiale anche dei lampioni (che si accenderanno solo nel finale vero e proprio – ma è un'informazione che manca clamorosamente e che avrei dovuto specificare) il discorso cambia. Che diventa scura. In realtà a ombra, ma credo sia un errore, in effetti... Può darsi. Per reazione intendevo un evento improvviso interiore che si manifestava poi fuori, con l'ombra che si trasforma in figura umana. Ecco, quasi come quando a scuola nell'ora di chimica si facevano esperimenti con provette e robe simili. Ancora un forte ringraziamento. Materiale su cui ragionare me ne hai dato parecchio. A presto!
  7. luca chi?

    Amore e Contramal

    Tranquilla che le dritte che mi hai dato mi sono servite eccome. @@Monica, intanto grazie mille per la lettura e per avere lasciato le tue impressioni. Mi fa piacere che tu abbia colto l'atmosfera che avevo in mente di trasmettere. Ribadisco un super grazie a te, invece. Ci si incrocia per il forum.
  8. luca chi?

    Amore e Contramal

    Commento Ci fu un ansimo. Chris che boccheggiava come un pesce. Il suo fiatone che si condensava in piccole nuvole e appannava i vetri della veranda. Il freddo era entrato nell'appartamento da un pezzo, la solita faccenda delle bollette insolute, e i dolori reumatici erano entrati in Chris, e sopra i dolori reumatici Chris ci metteva tramadolo e bourbon, e dandoci dentro con tramadolo e bourbon, Chris tentava anche di addolcire i propri pensieri. Un'ombra si faceva progressivamente più grande in direzione del bicchiere vuoto. La mano pallida e tremante di Chris afferrò lo snifter. L'ombra prese a spostarsi fino alla dispensa, poi la mano si sporse a prelevare una bottiglia di whisky da un ripiano e ne versò una dose generosa nel bicchiere. Chris era stato piantato da Rosanna un anno prima e insieme a lei avevano tolto gli ormeggi i buoni propositi, e tutti i fili che lo legavano alla vecchia rete di amicizie erano stati troncati da un’indolenza ormai patologica. Ciò che gli rimaneva non era che un perenne senso di smarrimento: l’ago della sua bussola era attratto unicamente dal magnete che pulsava ininterrotto sulla mensola dei medicinali: scatolette impilate in ordine scrupoloso e sbrilluccicanti di etichette argentate. Tutto intorno era confusione di roba ammucchiata e senza luce. L'ombra attraversò la stanza e si fermò di fronte alla mensola. La mano pallida andò sicura sugli antidolorifici infilandosi tra Xanax e Roipnol, estrasse un blister dalla confezione di Contramal e ne cavò due pillole che mise nella bocca e annegò col whiskey del bicchiere. Sfilò il bugiardino dalla scatola e lo dispiegò. Se di tutte le faccende del mondo e della vita, in generale, a Chris non fregava più niente, provava ancora una curiosità morbosa per quei foglietti pieni di informazioni specifiche scritte in caratteri minuti e fitti: erano plotoni di soldatini microscopici sull'attenti, forieri di una verità scientifica che si svelava con disciplina, pezzo dopo pezzo. E in quelle righe in cui si descrivevano con minuzia i principi attivi, le avvertenze, le precauzioni e gli effetti, ci ritrovava le vicissitudini e le speranze di una vita; tutte le dinamiche che tentava di eludere o conseguire, riaffioravano in un colpo dal mondo della chimica. Nel momento in cui l'oppioide iniziava a cullarlo in una dimensione semi-onirica, ecco che le rigorose spiegazioni cliniche si trasformavano nelle condizioni intime e anarchiche dell’esistenza sentimentale. E i piccoli soldatini mollavano la postura e svestivano la divisa, disperdendosi in un ammasso di caratteri fumosi senza un ordine chiaro. Da quel momento, se leggeva di ansia, Chris non pensava a un effetto collaterale, piuttosto gli tornava alla mente il momento in cui era stato stretto nelle spire dell'incertezza di una dichiarazione amorosa. Ricordava bene i sudori, le palpitazioni e il senso di paura che lo portarono a fuggire dalla bellissima Lara, una mattina d'autunno in cui le aveva dato appuntamento alla fermata del tram. Se era depersonalizzazione, invece, la abbinava a alla fine del rapporto con Rosanna che non di rado associava anche agli attacchi di panico. Perso in quelle fantasticherie, l'occhio saltava da un paragrafo all'altro e inevitabilmente cadeva su gravidanza e allattamento: era la maternità, l'apice della femminilità che lo coinvolgeva al punto di volerla scalzare con la propria paternità in un moto di orgoglio egoista, equilibrato, però, da un senso di cooperazione e condivisione di gioie e dolori. L'attesa di essere padre, le premure verso la donna gravida che lui vedeva nella persona di Tania (coinquilina del terzo piano), la mano che stringeva quella di lei durante il travaglio, ed infine la gioia più grande della vita: avere un figlio. L'ombra si mosse in direzione della dispensa e poi virò in direzione del divano con un altro bicchiere di whiskey stretto nella mano. Riprese il foglietto e, a caso, ci puntò l'indice sopra: alterazione del sonno. Le volte che era rimasto sveglio a fissare il vuoto non le contava più, come neanche poteva ricordare quanti e quali fossero stati i volti di donna che nelle notti insonni avevano preso forma, sbucando dal soffitto della stanza da letto. Erano sempre figure angeliche che elargivano sorrisi e stringevano il cuore. In quella dimensione strampalata e offuscata, Chris dimenticava le proprie timidezze e soprattutto che l’unico rapporto duraturo che aveva avuto nella vita, con Rosanna, era stato frutto di un mezzo miracolo. La solitudine gli si palesava sotto il naso come un oggetto a sé stante: non aveva spigoli e non faceva paura. Chris dunque pensava che non c'era momento migliore per sferrargli l'attacco decisivo e sconfiggerla. La mano pallida ripiegò il bugiardino e lo rinfilò nella scatola. L'ombra prese a ondeggiare in direzione della porta d'ingresso. Tracciando traiettorie a zig zag giù per le scale, percorse i cinque piani che la separavano dalla strada, tergiversando solo per qualche attimo sul pianerottolo del terzo: Tania non c'era, il portaombrelli era vuoto. Forse era al lavoro. A novembre il viale alberato era un trionfo cromatico. Tutte le tonalità dal giallo al rosso esprimevano cariche di vita malinconica. Mentre la pioggia attutiva l'intensità dei colori, l'ombra procedeva curva, marciando sconnessa sul manto delle foglie cadute a terra. In fondo al viale, poco più avanti, una facciata di un grigio slavato provocava, in ogni anima che ci si imbatteva, un senso di errore e di lutto. Era quella sensazione dell’irrimediabile che, una volta respirata, impregna ogni poro della pelle e ci si porta appresso per tutto il giorno. Ma agli occhi di Chris, il Bar Pinuccio ogni volta rappresentava la possibilità di svolta. L'ombra scivolò nel locale. Il vecchio Giuseppe era dietro il banco a leggere il giornale. Il bar era vuoto. L'ombra prese posto al tavolino più appartato, in un angolo. Giuseppe si sfilò gli occhiali, gli alitò sopra e strofinò le lenti con un panno. Poi girò lo sguardo verso l'ombra: «Sei tu, Chris?» «Già…» rispose l'ombra. «Ti ho riconosciuto dalle mani. Per il resto mi sembri peggiorato parecchio.» «Una crema al whisky, per favore». Giuseppe si voltò verso il retro: «Tania, c'è gente! Un Bayless!» Poi riprese il quotidiano sportivo, lo spiegò e ci si barricò dietro. Il rumore dei passi sulla pedana in linoleum provocò una reazione dell'ombra, e più si avvicinavano, più questa prendeva i contorni netti ed andava arricchendosi di dettagli. Quando Tania arrivò al tavolo con la crema al whisky, ad attenderla c'era la figura di Chris, nitida: un volto dai lineamenti morbidi e aggraziati, la bocca fine che disegnava un sorriso appena accennato ma profondo. Dietro le labbra leggermente carnose e socchiuse di Tania si intravedeva il bianco lucente dei piccoli incisivi. «Ciao, Chris. Come stai?» Tania poggiò il bicchiere sul tavolino. «Non c'è male. A parte l'acqua che mi sono appena preso…» Chris rigirava il bicchiere nella mano. «Se vuoi ti posso prestare il mio ombrello, così quando torni a casa non ti bagni.» A quella gentilezza, Chris reagì con una sicurezza inaspettata. Tutto gli sembrava perfetto: Tania lì davanti, i suoi ricci neri ad avvolgere l'aria come tentacoli seducenti, lui seduto a fissarla negli occhi con tutta l'intensità del desiderio e nessuna paura nel cuore. Prese il bicchiere e bevve d'un fiato, si alzò e andò di fronte a lei. «Senti, Tania, che ne diresti se venissi con te quando stacchi? Non ti potrei mai lasciare senza ombrello. Poi è il tuo…» Tania sforzò un colpetto di tosse per schiarirsi la voce. «Ah, no, tranquillo. Oggi non torno a casa. Mi vengono a prendere tra poco con la macchina.» Chris tornò a sedersi. Bevve ancora due negroni. Sotto la luce del lampadario si poteva notare come la sua sagoma stesse perdendo progressivamente di chiarezza. La porta del locale si aprì. Entrò un uomo elegante, scarpe lucide e completo da gran soirée. I passi veloci sulla pedana di linoleum risuonarono ostili e strazianti. Tania era già tra le braccia dell'uomo. Mentre si voltava verso Chris, disse ad alta voce: «Allora prendilo pure. Me lo puoi lasciare davanti alla porta.» Quando il suo sguardo si fermò sul tavolino nell'angolo, vide una sagoma scura con la testa un po’ china maneggiare una scatoletta. I due se ne andarono. La sagoma scura ordinò ancora da bere e inghiottì un'altra pillola. Porse i soldi a Giuseppe, intascò il resto, e uscì. La luce arancio dei lampioni illuminava il viale. Sotto la pioggia, una macchia scura con l'ombrello procedeva lenta sul manto di foglie bagnate e appassite. Passo dopo passo, sembrava affievolirsi e confondersi con la foschia. Ci fu un colpo di vento e l'omrello prese il volo. Quando ricadde a terra, iniziò a rotolare impazzito sul viale deserto. P.s. ringrazio @Fryda per alcuni consigli preziosi.
  9. luca chi?

    Il sogno di Allison

    Ciao, @Deborah Zan.. Premetto che sarà un commento un po' pignolo perché lo userò per pubblicare. Tieni comunque conto che si tratta solo di pareri personali. Ho letto il racconto, e devo dire che in generale mi è piaciuto, forse la trama non è troppo originale, ma lo trovo strutturalmente buono. Mi piace anche come hai gestito paratassi e ipotassi che sembrano avere il giusto equilibrio. Per quanto riguarda la scrittura, apprezzo molto come rendi le descrizioni e si nota lo sforzo nella ricerca lessicale, anche se a volte ti lasci andare un po' troppo alla poetica, che in alcune parti impreziosisce la prosa, mentre in altre si potrebbe evitare (ma questa è una questione di gusti, come d'altronde anche tutto ciò che ti ho segnalato e che ti segnalerò in seguito). Un piccolo appunto devo fartelo anche sull'uso spropositato degli aggettivi possessivi, che il novanta per cento delle volte si possono e si devono evitare, come anche si può e si dovrebbe asciugare il testo nelle parti in cui tendi a ripetere un concetto già chiaro, rischiando così di allungare il brodo. Cosa mi ha lasciato proprio insoddisfatto è il finale, perché non c'è un colpo ad effetto, o anche solo un dettaglio che faccia riflettere o si colleghi al sogno in modo da insinuare un dubbio nel lettore. Certo, la protagonista si pone delle domande, ma che non esulano dalla "realtà del sogno". Oltretutto trovo che le stesse domande se le ponga il lettore senza doverle leggere, e che quindi le potresti omettere. Incipit netto ed espressivo che immerge subito il lettore in un ambiente ostile (quell'appuntito dà proprio l'idea) Se ti interessasse ovviare ai possessivi, dovresti però riformulare alcuni periodi (la scrittura è un piacere, ma anche una bella fatica). E poi c'è la ripetizione di corpo, che in questo contesto potresti evitare, soprattutto perché non mi pare si possa definire una scelta stilistica. Poi una lieve "snellita" per rendere il tutto meno macchinoso. Provo con un esempio, magari non bello, ma che forse rende l'idea: Tengo gli occhi chiusi e le labbra serrate mentre lotto per proteggermi dalla bufera. Nel silenzio irreale percepisco solo questa turbinante nebbia ghiacciata. Mi avvolge a ogni movimento e mi soffoca a ogni respiro, imprigionandomi in un abbraccio mortale. Sto lottando da troppo tempo per rischiare di morire. Tuttavia, ogni fibra del mio corpo è tesa al massimo della sopportazione. Non resisterò ancora per molto. Le forze sono quasi giunte al termine; sto morendo. Non voglio. Così m’impegno nel cercare nel profondo dell'anima anche un solo barlume di speranza. Come vedi di aggettivo possessivo ne è rimasto solo uno, e con qualche piccolo taglio/modifica, e senza nulla togliere allo stile e al testo, quest'ultimo risulta essere più scorrevole. Questo è un esempio, intendiamoci, che potrebbe valere, per il mio punto di vista, anche per altre parti che ti quoterò. Espressione mai sentita. Esiste? Qui snellirei un po' il tutto. "la testa sul punto dell’esplosione" direi pittosto "sul punto di esplodere" Non so, un pensiero logorroico non l'ho mai sentito e comunque non mi entusiasma. Piuttosto opterei per "insistente" o simili. Tolte le parti depennate, credo che comunque dovresti ricercare una maggiore scorrevolezza. Perché "misteriosa"? Emette un "suono" non mi convince. Addirittura tre... 🙄 Senza quella parte mi pare che ci sia un salto più netto che a me piace. Ovvio, ci vorrebbe la spaziatura a separare i paragrafi. Sembra che si stia vestendo in quel momento: Sollevo il lenzuolo e vedo che indosso ho una vestaglia lunga fin sotto le ginocchia. Non che sia brutta come immagine di per sé, ma, pur essendoci un'attinenza col germogliare, trovo un po' forzata la similitudine "oleandro velenoso/incubo", ma solo perchè gli oleandri, seppur velenosi, sono comunque belli da vedere. Spero di esserti stato almeno un poco utile. A rileggerti
  10. luca chi?

    [Gioco] Catena musicale

    Amore - Vasco Rossi (quello tosto)
  11. luca chi?

    Jukebox

    Vasco Rossi - Alibi
  12. luca chi?

    [Gioco] Catena musicale

    Rain dogs - Tom Waits
  13. luca chi?

    [Gioco] Catena musicale

    Già, però dietro ogni titolo si nasconde un passato intrigante. Sono tanti i ricordi di momenti passati ad ascoltare bella musica, talvota in condizioni come minimo alterate P.s. "Il diamante pazzo dei Pink Floyd" è una delle biografie che mi hanno preso di più. Quante affinità con Syd
  14. luca chi?

    [Gioco] Catena musicale

    Downtown train - Tom Waits Finalmente! Grazie per l'assist...
  15. luca chi?

    [Gioco] Catena musicale

    The man who sold the world - David Bowie
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