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Super

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  1. Super

    Il tribunale delle mollette. Parte 2

    Tobias si destò e cercò di darsi un contegno. “Oh si cara, ma lui non è un semplice nemico, lui è Achille, il migliore tra tutti; vorrei essere bravo, affascinante, intelligente, loquace come lui!” “Senti Tobias caro, non mi interessa chi sia questo Achille! So solo che io ho te come mio difensore e hai promesso di fare di tutto per mandarmi a casa sana e salva, cerca di concentrarti, asciugati la bava che quel bell'imbusto ti provoca, e trova il modo di tirarmi fuori da questa situazione! Voglio tornare da mio figlio, assicurarmi che studi, voglio tornare dal mio gatto e si, per quanto mi faccia arrabbiare voglio tornare da mio marito! Trasformati nel mio Paride e fammi tornare a casa!” Giuseppina aveva parlato con così tanta foga da essere tutta rossa in volto, sentiva il battito del cuore fin dentro le orecchie. Tobias la osservò attentamente. Aveva ragione, doveva far di tutto per riportarla a casa, sarebbe stato davvero il suo Paride! Cercò la calma dentro di sè, tutto sommato pensò che se fosse riuscito a vincere un caso così difficile alla sua prima vera causa , la sua reputazione sarebbe aumentata notevolmente. Riguardò il suo adorato Achille, ripensò a ciò che aveva detto a proposito della sua cliente, chiuse un attimo i suoi occhioni e fu pronto per ribattere. “Vostro Onore! Si è innegabile, la mia cliente ha ucciso diverse mollette. Alcune, le più anziane, hanno trovato la morte precipitando dal suo balcone distruggendosi al contatto con il suolo; altre stordite ma ancora vive, sono state distrutte dalla macchina del marito dell'imputata mentre passava in cortile; diverse, le più forti, sono sopravvissute ma catturate da un anziano sono state poi portate in un garage buio. Purtroppo di loro non si hanno più notizie.” Tobias con enfasi fece un sospiro profondo, dopo una piccola pausa riprese il suo discorso con più calore e più colore di prima. “Tuttavia Vostro onore, posso dirvi e testimoniarvi che in questa donna c'è tutto tranne che malignità! Quello di farsi scappare dalle mani le nostre care, è successo per davvero nessuno lo può negare; inoltre dalle indagini è risultato che molte di loro sono state rinchiuse al buio per lunghi periodi nei cassetti della biancheria; una volta ritrovate sono state abbandonate sul primo mobile presente sul percorso dell'imputata. Tutto drammaticamente vero. Ma vostro onore ci sono dei grossi ma. Vi porto un esempio. Un giorno come tanti, mentre la mia cliente stava stendendo le suonò il telefono di casa, all'inizio pensò di non rispondere credendo fosse il solito call center inopportuno, ma quando scattò la segreteria suo figlio maggiore, Dario, iniziò a lasciare un messaggio che le sembrò una richiesta d'aiuto, quindi l'imputata appoggiò sulla scrivania del figlio minore la molletta azzurra che si trovava nella sua mano destra e si precipitò a rispondere. Purtroppo dopo pochi istanti la molletta finì tra le zampe del gatto di casa, quel gattaccio ha l'abitudine di giocare con tutto quello che gli capiti a tiro, Azzurrina da allora è dispersa.” Il giudice Carlo intervenne. “Questo figlio Dario che cosa voleva di tanto urgente?” Tobias fu molto contento della domanda del giudice, voleva dire che si stava interessando alla storia, c'era qualche possibilità di risparmiare la pena di morte a Giuseppina. “Vostro onore, Dario quella sera era in difficoltà perché, qualche settimana prima la moglie è scappata di casa abbandonando lui e il loro bimbo di soli 3 anni; quella sera il piccolo non riusciva a smettere di piangere, Dario era disperato! Non riusciva a capire perché piangesse e non sapeva come farlo smettere; quindi in un momento di disperazione ha chiamato la sua di mamma in cerca di consigli. Certo non poteva sapere che la mia cliente stava stendendo proprio le tutine del piccolo e che le nostre care Azzurrine si sarebbero poi trovate in pericolo.” “Quello che è successo a questo Dario è davvero una cosa terribile, ma soprattutto ancor di più per questo povero fanciullo. Sono inorridito. Dica Tobias, come ha risolto la sua cliente questo pianto disperato?” “Ha indossato il primo cappotto che ha trovato nell'armadio, ha preso le chiavi della macchina, e in ciabatte è corsa dal suo nipotino” “E poi?” “Sig. Giudice, la mia assistita non ha potuto far altro che constatare tutta la tristezza del piccolo Michelino, ha cercato di confortarlo avvolgendolo a lungo in un abbraccio pieno d' amore. Gli ha donato cosi tanto affetto che il piccolo poco dopo si è calmato, è rimasta con lui e il suo papà il tempo necessario per preparargli la cena, una ciambella per colazione; poi è tornata a casa con molta tristezza nel cuore perché avrebbe voluto fare molto di più per loro rispetto a quello che già fa, ma purtroppo per il momento non può, solo il tempo aiuterà i suoi cari a stare meglio. Sig. giudice, vorrebbe davvero tenere lontana questa nonna dal piccolo Michelino?” Nell'aula calò un silenzio carico di emozione. Un giurato si asciugò le lacrime. A Giuseppina venne in mente quell'episodio di qualche anno prima e le si strinse il cuore solo a ripensarci. “Obiezione! Obiezione vostro onore! Si rende conto che la controparte sta cercando di manipolarla? Di condizionarla?” sbraitò Achille scomponendosi in un modo sconosciuto a lui e a tutti quelli che lo conoscevano. Queste sue parole crearono molta agitazione in aula, In un istante agli occhi di tutti, compresi quelli di Tobias, non era più l'affascinante, sicuro di sè Achille; ma piuttosto era diventato l'antipatico Achille. Il giudice cambiò colore dalla rabbia “come osa accusarmi di essere manipolabile da qualcuno? Si vergogni! Alla prossima affermazione simile ci saranno delle conseguenze terribili per lei!” “Mi scuso vostro onore, non volevo offenderla! Me ne dispiaccio davvero” “Va bene, per stavolta è perdonato. Può andare avanti”. Achille si aggiustò la cravatta, ritrovò la sua forte calma e con fare risoluto si rivolse al giudice “ Vostro onore, non metto in dubbio che l’imputata abbia dei problemi familiari da risolvere, ma quella volta che lasciò una molletta gialla avvolta in un calzino lasciandola chiusa in un cassetto per un paio di mesi? Mi pare essere davvero un brutto episodio che non può avere scusanti” Giuseppina, nonostante tutti i suoi problemi da risolvere era una donna molto meticolosa e ordinata, a quanto pare le mollette erano la sua eccezione, e quando un mese di settembre aprì il cassetto dei calzini invernali per controllare che ce ne fossero abbastanza per affrontare i mevi invernali imminenti, sia per il marito che per il figlio; vedendo la molletta Giallina rimase stupita di trovarla lì, ma non diede importanza alla cosa, semplicemente ripose la molletta nel ripostiglio insieme alle altre. Ora eccola in quella che a lei sembrava essere una situazione assurda con qualcuno, o qualcosa, che a quanto pare di importanza all'episodio ne dava eccome. Tobias guardò tra le sue scartoffie e tirò fuori una foto di una donna con lo sguardo molto triste e l'appese su una lavagnetta che sistemò tra il giudice e i giurati presenti. Il giudice era molto perplesso e chiese:“Avvocato, chi è quella signora? Non mi sembra somigli all'imputata, quindi non può essere sua parente” Tobias guardò la sua cliente, le fece un piccolo sorriso, poi si rivolse al giudice.
  2. Super

    Dolcissimo dolore

    Ciao @annanna, premetto che io non sono nessuno per poterti "criticare" o darti suggerimenti, quindi prendi con le pinze ciò che sto per scrivere Innanzi tutto vorrei dirti che se volevi trasmettere un senso di tristezza acuta e di ansia, ci sei riuscita bene, o per lo meno io l'ho percepito; secondo me se tu riuscissi a sistemarne un pochino la forma, colpirebbe ancora di più. questo termine a me non piace tantissimo, un "infinito" secondo me suonerebbe meglio io metterei "fermarle" fermarti da cosa? forse "calmarmi" lo dovresti associare a qualcos'altro questa e iniziale la toglierei. in molti mi hanno spiegato che la d eufonica non si mette più, anch'io continuo a sbagliare e sto cercando di ricordarmelo per il futuro :-) un semplice gambe? non ti convinceva? io metterei "un minimo di sollievo" dovresti trovare il modo di farlo scorrere un pò di piu. Spero di esserti stata utile! A presto G.
  3. Super

    Il tribunale delle mollette. Parte 1

    Buongiorno @Colored Shadows Prod, ti ringrazio per aver letto ma soprattutto commentato quello che ho scritto. Trovo le tue correzioni e i tuoi consigli davvero utili, cercherò di metterli in pratica prima della pubblicazione delle altre parti, io e la grammatica italiana abbiamo dei problemi di convivenza dai tempi delle medie Comunque non sei stato spietato solo con critiche sincere e costruttive si può crescere, quindi grazie davvero Buona giornata G.
  4. Super

    Il tribunale delle mollette. Parte 1

    L' ultima cosa che ricordava Giuseppina era che stava stendendo le lenzuola del letto di suo figlio Giacomo. Era una bella giornata di sole di un sabato mattina, e nonostante fosse a casa dal lavoro per il weekend decise di alzarsi presto per potersi portare avanti con il bucato, era quasi inverno e le giornate di sole erano molto rare; quando Giacomo si alzò per andare a scuola lei si mise subito al lavoro. Un buon profumo di orchidee selvagge si muoveva nell'aria ad ogni movimento delle lenzuola e lei era particolarmente fiera di avere fatto scorta di quell'ammorbidente meritevole di questo. Sforzandosi un altro poco si ricordò anche che stava salutando la vicina del piano di sotto, anch’essa sul balcone intenta a stendere. Tutto il loro palazzo aveva balconi sul cortile interno dotati di fili esterni per stendere. Ecco!! La vicina era davvero il suo ultimo ricordo. Poi ci fu un periodo interminabile di buio, e alla fine si ritrovò in una stanza fredda e nebulosa seduta ad un tavolo. Non sapeva come fosse arrivata lì, sapeva solo che aveva paura e anche molto freddo, che indossava una strana divisa , era un mix tra un pigiama e una tuta metalmeccanica. Iniziò a chiamare aiuto, facendolo usci del vapore dalla sua bocca tanto c'era freddo. Nessuno rispose, allora continuò ad urlare sempre di più. Un forte silenzio era l' unica cosa intorno a lei; Giuseppina fece per alzarsi nell’intento di perlustrare la stanza ma, con grande orrore e stupore, si accorse di essere bloccata alla sedia, eppure non c’era nemmeno una catena a tenerla ferma; era come se la tenesse bloccata una specie di forza di gravità. A quel punto la paura aumentò e si mise a piangere. “Sono lacrime di pentimento quelle? Brava, ci saranno utili” Giuseppina tolse il volto dalle mani zuppe di lacrime e lanciò un piccolo urlo di spavento. Davanti a lei si ritrovò una cosa che assomigliava incredibilmente ad una molletta per stendere i panni, solo che, era in versione gigantesca. Era alta almeno un paio di metri ed era larga come una quercia centenaria. Era di colore rosa pallido e aveva occhi enormi azzurri. Giuseppina dalla bassezza della sua statura si sentì intimorita da quella visione. Iniziò a pensare di trovarsi dentro a un brutto sogno. La molletta gigantesca guardò Giuseppina e la vide molto confusa, così iniziò a spiegarle alcune cose. “ Vede Giuseppina, lei non sta sognando come probabilmente starà pensando, lei si trova nel tribunale delle mollette ed è qui con la pesante accusa di pluriomicidio. Io sono il suo avvocato, mi chiamo Tobias, farò del mio meglio per non farla condannare a morte. Certo lei è la mia prima cliente, tuttavia mi sento in grado di potercela fare!!” Giuseppina era sempre più allibita. Anche se Tobias diceva che non stava sognando doveva per forza essere un sogno, anzi un incubo! Fece di tutto per svegliarsi. Chiamò a gran voce il nome del marito, tutte le volte che la sentiva urlare nel sonno accorreva abitualmente a svegliarla e rassicurarla, ma nulla . Si diede un pugno in faccia da sola, niente si fece solo male; vide una caraffa d' acqua, se la rovesciò in testa, il risultato fu solo che Tobias le porse dei vestiti asciutti per andarsi a cambiare. “Come mai Tobias hai dei vestiti per me?” “Voi umani vi comportate tutti allo stesso modo. Negli anni in cui ho fatto praticantato ho sempre visto il mio capo avere dei vestiti di scorta con se per occasioni simili“. “voi umani” pensò e ripensò Giuseppina mentre andava a cambiarsi. Fu liberata dalla catena invisibile giusto il tempo di asciugarsi ,cambiarsi e fu tentata di fuggire da una porta luminosa, ma Tobias comparve dinnanzi a lei e la guardò con profondo fare di disappunto “Non toccare mai le porte o le finestre senza che qualcuno ti dia il permesso, sono porte con scarica elettrica incorporata, moriresti. E io non ho nessuna intenzione di farti morire, voglio rimandarti a casa dalla tua famiglia e dal tuo gatto sana e salva”. Tobias era talmente serio che Giuseppina iniziò a credergli. Iniziò sul serio a pensare che non fosse un sogno, cominciò ad avere fiducia in quella strana molletta. Certo, aveva ancora molta paura e non capiva bene la situazione, ma il suo grande desiderio di tornare a casa le suggeriva di stare calma, tenere aperti gli occhi e tutto sarebbe andato bene. O almeno ci sperava. All'improvviso la stanza si riempì. Giuseppina si sentiva osservata, la stanza era piena di mollette gigantesche, alcune colorate altre di legno. Con orrore si accorse che alcune erano integre ma altre no! A una mancava un pezzo di punta, a un' altra mancava un pezzo di molla ed era costretta a muoversi in modo grottesco; alcune avevano bende su un occhio. Giuseppina tremò di paura e le sembrò che il brusio aumentò, sentì frasi tipo “eccola quella assassina!” “gliela faremo pagare!” guardò Tobias in cerca di conforto, lui la guardò e cercando di rassicurarla le disse “ lo so, che non sei così colpevole come puoi sembrare! Riuscirò a dimostrare che non c' era intenzione nell'uccidere!” Lei urlò disperata: “ma io non ho ucciso proprio nessuno!!!!” “SILENZIO IN AULA” tuonò una molletta vestita con una divisa fatta da lenzuola e una mutanda come copricapo. Giuseppina guardò di fronte a lei, si sfregò gli occhi per cercare di capire se stesse avendo una visione o se le stranezze per quella strana giornata non fossero ancora finite, se lo stava ancora chiedendo quando entrò in aula una molletta ancora più alta delle altre con indosso solo un asciugamano bianco di spugna in testa, guardò Tobias per fargli delle domande e lo vide terrorizzato. “Tobias che succede? Qualcosa non va?” “Vedi quell’asciugamano?” “Si certo! Volevo giusto chiederti” “È un segnale terribile! Nefasto oserei dire. Lui è il giudice supremo, si chiama Carlo e indossa la parrucca perché è fissato con la rivoluzione francese, a lui piace usare la ghigliottina per le sue sentenze di morte!” Giuseppina si sentì mancare l' aria. Un attacco di panico era molto vicino. Tobias cercò di recuperare la calma e l'ottimismo che lo contraddistinguevano; certo era il suo primo processo, ma aveva passato tantissimi anni a fare da assistente, tante arringhe vincenti le aveva scritte lui, e poi lui credeva davvero nell'innocenza della sua cliente. Ce la poteva fare, l'avrebbe salvata, ne era convinto. Il giudice guardò tutti i presenti e si soffermò su Giuseppina facendola tremare di paura. “E cosi sarebbe lei la presunta assassina! Come si dichiara signora? Innocente o colpevole?” “La mia assistita è più o meno innocente vostro onore!” Tobias venne guardato con stupore e terrore da Giuseppina, da perplessità ed ira dal giudice Carlo “ Lasciate che mi spieghi meglio” proseguì, “ La signora Giuseppina è rea di aver messo fine a diverse vite vostro onore, tuttavia lo ha fatto senza intenzione, senza cattiveria “ Ed ecco che intervenne la controparte, Giuseppina non la vide fin quando non iniziò a parlare, era una molletta di quelle forti, robuste, una di quelle che si sceglie per stendere le lenzuola in una giornata di vento. Mentre parlava non poteva fare a meno di ammirarla anche se diceva solo cose a suo discapito e parole disdicevoli tipo “ maligna, assassina, a morte”, ecco alla parola morte smise di guardarla con ammirazione, guardò Tobias e vide con allarmismo che non solo stava guardando il nemico con più profonda ammirazione di quanto stesse facendo lei poco prima, ma stava annuendo a tutte le cose terribili che stava dicendo l' altra molletta! “Tobias, Tobias! Che stai facendo? Ti posso ricordare che quello è il nemico?”
  5. Super

    Il conte Armando della Mezzaluna

    Ciao @Kasimiro, trovo che il tuo racconto abbia del potenziale per diventare da carino a bello. A mio modestissimo parere come prima cosa dovresti pensare a migliorare questo incipit forse iniziando proprio da "era già successo a Luigi..." e continuando che in quel momento ne stava vedendo uno nella via del centro e giustamente Luigi poi si chiederebbe della provenienza: portato dal vento o scappato? Quando inizia il dalogo tra Luigi e il bruco mi piacerebbe notare dello stupore da parte di Luigi, oppure è normale per lui dialogare con i bruchi? Se è una sua capacità bisogna trovare un modo di far capire a chi ti legge che è una cosa normale, altrimenti ci vuole una reazione da parte di Luigi. Quando Luigi si pone delle domande interiori tra sè e sè io eviterei queste virgolette <<, con quelle ti aspetti parta un dialogo Per quanto riguarda la grammatica non posso consigliarti nulla di specifico perchè non sono veramente nessuno per poterlo fare, l' unica cosa io controllerei meglio i tempi dei verbi perchè non mi convincono del tutto. In generale bravo :-) spero di esserti stata utile e di rileggerti. Buona serata G.
  6. Super

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    mi ritrovo all'alba dei 39+1
  7. Super

    vi ho trovato cercando

    Ciao a tutti, mi chiamo Gemma e ogni tanto mi trasformo in SuperJem per affrontare gli astri avversi della vita in generale. Quando non sono impegnata a bere spritz, coccolare i miei gatti, far arrabbiare mio marito per la pessima gestione della casa e scrivere racconti, lavoro tristemente come impiegata in una ditta di climatizzazione( blah). Negli ultimi mesi mi sono decisa a seguire maggiormente il mio sogno di vedere qualcosa di mio pubblicato, per farlo sto usando la politica dei piccoli passi partecipando a qualche concorsino qua e la e cercando informazioni in rete, è cosi che ho trovato il vostro "mondo" che mi sembra a primo impatto davvero super! A presto, Gemma
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