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I'm sorry

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Tutti i contenuti di I'm sorry

  1. I'm sorry

    Lista, Giuria stagionale e Annunci

    Congratulazioni agli autori delle poesie vincitrici (a parte me, che comunque ringrazio le altre giurate @Emy @Elisa Audino e @Silverwillow che le hanno scelte). E' stato un lavorone. Un grande grazie a @Sira per avere coordinato!
  2. I'm sorry

    Aporia

    Ciao @Johnny P Prendo spunto dalla citazione di Montale che metti alla fine per provare a interpretare questa tua poesia. Nel fare questo, rischio di fare emergere più le mie fissazioni, i miei tormenti, che non quello che la tua poesia esplicitamente dice; ma accetto (spavaldamente e forse imprudentemente) il rischio. Una di queste fissazioni (e tormento) è che la poesia "moderna" (meglio sarebbe dire "postmoderna") sia diventata veramente perché sembra si sia ridotta a volere nascondere più che a svelare; è così disorientata che Vorrebbe confessare ma è ormai troppo disillusa di poterlo fare. Vede con terrore cioè la propria fine; non può più indossare perché se ne sente ridicola; e così si presenta nuda aspettando che il la metta di fronte a una realtà implacabile che non ha più la convinzione di sapere rappresentare. Allora delle belle favole antiche; ma al poeta che la guarda rimane la nostalgia della notte passata con la sua amica, e di quel vestito che lei non si sente più capace di indossare: Forse ci vuole un po' di penombra, di mezze luci, di sofferenza (la sfida dei problemi reali da affrontare) perché la poesia possa "vedere" ciò che come umani possiamo vedere (una visione parziale, tentativa, rischiosa; perché la luce abbaglia, ed in effetti la saggezza è che in umbra eius quem desideraveram, sedi). Forse solo nell'autenticità dei nostri dolori e speranze e lotte è possibile intravedere e allora può diventare vera che si nascondono dietro maschere di disorientato opportunismo; purché, beninteso, si sia disposti ad ascoltare gli altri con (fiducioso) interesse; cosa che ho provato a fare stamattina. Mi rendo conto che è stato un azzardo; però la mia plausibile interpretazione è forse l'unica che la tua poesia mi consentisse; e quanto meno ti ho detto come la penso. Mi farai sapere? Ciao PS Ah, il titolo... E che cos'è in fondo la poesia se non Aporia? (un luogo in cui non è che non si passi proprio; è che bisogna inventarsi come).
  3. I'm sorry

    Mantova

    Ciao @@Monica anche a me questa poesia fa tanta nostalgia dell'ultima volta che visitammo Mantova, credo nel 2014 o 15. Con tutta la voglia che avremmo di tornare ad esplorare la nostra bella Italia...! (e non dico altro). Quando è una poesia è riuscita, viene sempre la tentazione di migliorarla ancora: Mi suona strano "strette" (che non è vero: il Mincio si allarga intorno), anche se non saprei suggerire di meglio; forse "avvolte"? O "quiete"? Qui mi suona strano "algide", che letteralmente vuol dire "fredde, ghiacciate"; credo che tu volessi dire "distaccate"; forse "giganti favolosi"? fortunatissimi! Quando siamo andati noi c'era una folla... bello questo passaggio; "sbiaditi" accenna sia al passare del tempo, sia al fatto che gli affreschi, un poco, erano effettivamente sbiaditi (almeno alcuni, a quello che ricordo). Molto bella l'ultima strofa: Le segrete stanze i giardini in cui vola il pensiero il tempo passato ma che è ancora dentro in noi la bellezza della nostra Italia che non sfiorirà mai (almeno spero). Ciao Monica
  4. I'm sorry

    Fast food

    Ciao @Leo74 La storia mi sembra ben pensata e ben costruita. Forse converrebbe lavorare un po' di più sulla contrapposizione fra la disperazione di Gerry / la disperazione di Khaled. Gli elementi ci sono: ma io come lettore li ho passati via senza troppa attenzione. Si potrebbero rendere più evidenti. Analogamente, anche la disperazione di Khaled si potrebbe rendere più drammatica. Gli elementi che dài sono un po' troppo asciutti, quasi giornalistici. Cioè, il mio consiglio sarebbe di mettere un po' più di umanità in ciascuno dei due personaggi. L'impostazione del racconto è buona, l'ambientazione e la vicenda sono credibili. Forse ti ha limitato la lunghezza a disposizione. Al lettore, credo, piacerebbe capire di più delle motivazioni, delle reazioni, della sofferenza dei personaggi. Altrimenti è detta in breve: un profugo siriano fa saltare in aria un Fast food per vendetta verso il figlio del proprietario, che era stato soldato in Siria. Ma è l'umanità dei personaggi che fa la storia. Quindi io ci metterei più dettagli in questo senso. Ciao
  5. I'm sorry

    La grande onda

    Ciao@edotarg ti lasco solo una mia breve impressione sul tuo racconto. Immagino che l'ondata sia una metafora del virus; durante la quale (l'ondata del virus) tu dici che ognuno si fa i fatti suoi, pensando a sopravvivere e disinteressandosi degli altri, anzi odiandoli. Mi sembra che tu carichi il racconto di osservazioni moralistiche senza però renderle credibili. 1) L'ondata è provocata da 2) la donna si preoccupa per il bambino ma non tanto 3) l'uomo lascia andare il bambino perché è cinese, e poi non gli dispiace più di tanto. Tutto ciò richiedeva, a mio parere, maggiore approfondimento per essere credibile ed incidere veramente. Così, sembra più una fotografia (desolante) che una vera storia. Forse sono troppo critico, ma questa è la mia impressione. Ciao
  6. I'm sorry

    Come una chioccia

    Ciao @fcwfex , è una bella interpretazione anche la tua; non mi sarebbe dispiaciuto che tu avessi dato qualche indizio in più; però è vero che la poesia non deve dire proprio tutto, ma essere comunque suggestiva e in qualche modo "provocare". Ciao, alla prossima!
  7. I'm sorry

    Al niente

    Un bell'inizio, felice. Uscire di casa fra la gente frettolosa, nella mattina dell'incipiente autunno. Si sente l'aria fresca. Mi sono permesso di correggerlo: ma ovviamente è il verso centrale della poesia, come dire: non potevo fare a meno di pensare sempre a te, ti cercavo e non ti trovavo. Bello. Mi sono chiesto cosa volessero dire i trattini, Poi ho pensato: ma pensa come sarebbe carina se fosse: Aveva la voce di un piccolo angelo e capelli neri. Tra gli scaffali di libri su libri ho cercato una voce nuova. Fuori la pioggia batteva sui vetri e ogni tanto qualcuno parlava o rideva. è scritto giusto? non capisco "colata". E' un'espressione che non avevo mai sentito. Bello questo: Questo è un po' scontato: Anche se mi fa venire in mente una canzone di Guccini "Il sole che calava già / rosseggiava la città"... Il finale è suggestivo: Quelle "macerie di ieri" hanno un significato, penso, nel precedente Insomma, la tua poesia è felice nel cogliere l'atmosfera della mattina d'ottobre, l'emozione e la speranza di rincorrere un amore che aleggia per l'aria ma non si vuole far trovare. Forse da ripensare il finale. Se l'hai scritta di fretta, forse varrebbe la pena di rimetterla in ordine e vedere cosa ne esce. Ma è molto espressiva già così. Ciap @Exairesi
  8. I'm sorry

    L'elettricità che attraversa il mondo e anima i nostri corpi

    Ciao @Roberto Ballardini la tua poesia è una specie di racconto, o anche un sogno, vissuto da uno che - immagino - stava dormendo e quando lei è partita, e quando è ritornata, e si sveglia per un poco, con la luce (l'elettricità) che lo colpisce agli occhi. E tutto il resto mi sembra come vissuto in un sogno, sensazioni idee pensieri che si inseguono quasi svogliatamente, ma con sempre in testa quell'idea della luce elettrica, che ritorna e poi si immagina le altre vite delle persone conosciute come scariche elettriche che scorrono intorno nei fili di rame in un mondo in cui siamo tutti un po' soli a cercarci, difficilmente incontrandoci, se non quando casualmente si sintonizzano Poi il pensiero corre seguendo la donna (amata) nel suo viaggio, ed è la parte che trovo più fresca, benché in sé descrittiva, ma io la sento partecipativa, cioè come se il soggetto narrante amasse sentirsi in viaggio anche lui Poi si riaccende la luce mentre lei torna, e io immagino lui che si sveglia sonnacchioso e la osserva Mi sarebbe piaciuto saperne di più su forse lei va in America a fare una visita specialistica? In tutto il racconto sento un'inquietudine, forse di un uomo che si sente solo o scoraggiato, in e soprattutto Certo che è normale; è quel "credo" che fa intuire un atteggiamento critico e disincantato. Per cui alla fine il titolo (che suona ottimistico) non mi sembra corrispondere perfettamente al racconto. Comunque si legge con interesse e partecipazione. Ciao Scusa se ti segnalo un refuso (che avrai già notato da solo):
  9. I'm sorry

    Come una chioccia

    Ciao @fcwfex Complimenti per l'ardimento! Voglio dire, è una poesia che mi pare vada decisamente "controcorrente" rispetto ai modi e ai temi più diffusi... Trovo molto simpatica l'espressione che mi pare una rivisitazione arguta del mistero della Natività, o forse una sua riproposizione "da un altro punto di vista", più moderno, ma che "ci sta". Carina anche la rima (magari "splendida" era meglio di "splendente": sarebbe stato un perfetto endecasillabo...) C'è una voglia (e anche, mi pare, la contentezza) di vivere di cose semplici (a parte che "a tre voci", che subito non avevo notato, è curioso: non avrete mica cantato in polifonia? ) e un rifiuto della frenesia del vivere attuale, a cui sembra in effetti mancare un vero fine: (se non di arrivare all'"apericena"). io amo tantissimo la tradizione! E naturalmente c'è un'affermazione che di questi tempi è forte, ma che condivido anch'io: perché in un mondo un po' troppo individualista queste "piccole cose" sono importanti. E poi dài, sono la nostra vita. La tua poesia mi ha fatto sorridere. Ciao!
  10. I'm sorry

    La Droga degli Dei

    Ciao @AzarRudif Eccoci qua! Perdonami Azar, ma io di questa poesia non ci ho capito niente (almeno della prima e dell'ultima strofa: con gli indizi che hai dato, sulla seconda posso invece almeno fare delle ipotesi). Sono venuto a leggerla perché mi era piaciuta la precedente "Architetto Versi sono"; e sono ora a risponderti perché la tua risposta è stata incoraggiante. Tu dici E io ti rispondo sinceramente che, per me, hai scritto enigmi: cioè metafore che erano tali solo per te. Giustamente perché, chi mai può pretendere di avere una "spiegazione soddisfacente del mondo"? Il mondo è un mistero. E altrettanto giustamente è assurdo; ma chi può mai pretendere una cosa del genere? A me basta che mi trasmettano qualcosa di interessante. Cioè non cerco una verità scientifica; ma una (limitata) verità "pratica". Tu dici che la prima cosa è ma l'autocoscienza è una condizione necessaria e non sufficiente; e per me non è il fine; anzi io diffido di tante "verità assolute" che individualmente sembrano vere solo perché non vengono mai confrontate. Dopo questi ragionamenti, credo che un po' di indizi me li sono dai da solo, e adesso trovo stimolante la seconda strofa: però onestamente non sono ancora sicuro di avere capito bene ciò che volevi dire! Con chi ce l'avevi? Io qui su WD cerco semplicemente un canale di comunicazione; cosa che, credo, sia l'intenzione di tutti; ma la poesia è, appunto, "trovare le parole per dirlo". Ciao, alla prossima!
  11. I'm sorry

    La Droga degli Dei

    Ciao @AzarRudif mi avventuro anch'io nell'ardua sfida di analizzare questa poesia? Sì, per lo meno per la stima (di alcune tue poesie precedenti, specialmente quella dell'Architetto) e la gratitudine (di alcuni tuoi commenti alle mie); perché, a dire il vero, non ci capisco un bel niente. Immagino, visto che dici di averla scritta nel '92, che tu allora fossi molto diverso da quello che sei oggi; e in effetti, se appena provo a ripensare a come ero io nel '92, un po' mi vengono i brividi. Mi permetterai di essere, all'occorrenza, anche un po' "cattivo"? (però sincero?) Allora cominciamo: Qui cerchi di usare parole che una volta si sarebbero dette "auliche", cioè nobili risonanti strane poco usate antiquate. Ma ma ma... 1) salta subito all'occhio la falsa rima (càlamo - perdiàmo) che rima non è e sembra una vera goffaggine (di uno che pensa che sia una rima), e l'avrei evitata; 2) "Sì" mi sembra inutilmente enfatico nell'accennare a qualche discorso già iniziato di cui non c'è traccia; 3) "apocrifo" significa etimologicamente "nascosto" e, nell'uso comune, "non autentico"; che vuol dire? 4) forse riferito alle "lastre ancor lisce"; e potrebbero essere lastre di marmo destinate a ospitare iscrizioni o incisioni, però poi non fatte?; mi lascia perplesso; 5) "mentore" è (Treccani) "Fido consigliere, guida saggia e paterna"; e chi sarà mai, in questo contesto? Il quale è poi "astruso", cioè "difficile a intendersi per troppa sottigliezza o astrattezza"; ma è ancora più difficile da intendere se non c'è nulla da intendere, perché il mentore non ha scritto nulla sulle lastre; 5b) "sine calamo" vuol dire che non aveva niente con cui scrivere (calamo è "canna", dal tipo di penna che usavano gli antichi); vado in palla: come si può scrivere con un calamo su delle lastre di pietra? 6) "perdo parola" sarà forse "le parole non scritte sulle lastre"? 7) "alma" non mi piace: sta per "anima" ed è licenza poetica (quando serve che la parola sia di due sillabe), ed è una delle tipiche parole "antiche" che a mio parere non sono proprio giustificate in una poesia moderna; a parte questo, vuol dire probabilmente "nessuno", cioè "nessuno lenisce la perdita delle parole"; il significato, ancora, mi sfugge; 8) "anche quando perdiamo la follia nei monti": idem come sopra (boh). Ora mi accorgo che ho praticamente distrutto la prima strofa; e mi fermo qui per darti diritto di replica (non si sa mai che io sia tanto imbecille da non avere capito cose che erano, magari, chiarissime...). Però approfitto della tua benevolenza () per fare una considerazione di carattere generale, sulla base di un paio di osservazioni che mi è capitato di fare qui su WD: 1) parecchie poesie sembrano così volutamente astruse da assomigliare a dei veri e propri indovinelli o enigmi (ma è questo che deve fare la poesia? Se il mondo è un groviglio di enigmi inestricabili, cosa di cui sono profondamente convinto, il compito della poesia sarà di aggrovigliarli ancora di più o di cercare di districarli?); 2) però, ironicamente, alcune poesie che vorrebbero farsi capire facilmente (come l'ultima mia: A te che mi chiedevi; e quella di @eterea libellula che ho commentato ieri), sono ambigue lo stesso e non si capiscono bene (anche altre mie precedenti, del resto). Non è un po' strano? Io, forse ingenuamente, ho sempre pensato la poesia (come il racconto, il romanzo, la musica, una pittura ecc.) come una forma di comunicazione; cioè di messa in comune; l'autore scrive (dipinge, suona...) qualcosa che gli è venuto in mente, e lo comunica agli altri per farli partecipare (e vedere se sono d'accordo, se a loro piace come a lui/lei, eccetera). Sembra invece che ciò che cerchiamo di comunicare siano indovinelli; cioè non tentativi di comunicare, ma di nascondere. Certo, ci sono vari modi e forme del comunicare; e spesso si usano modi e forme che anche parzialmente nascondono, ma magari lo fanno per far vedere la cosa sotto una luce nuova; non è il caso di generalizzare troppo o sputare sentenze troppo azzardate, però appunto: è che "non riusciamo" a comunicare o che "non vogliamo"? Cioè la non-comunicazione (l'enigma) è proprio ciò che vogliamo comunicare? Ripeto, per me il mondo resta un enigma; e capisco che qualcuno possa dire qualcosa tipo "è così, cosa ci vuoi fare? e anche la poesia non può che riflettere l'enigma del mondo". Mi sta bene; però allora viene meno il senso della poesia: se tutto è enigma, vado direttamente nel mondo a trovarlo, che me ne faccio delle poesie? Ora tu capirai senz'altro che queste sono considerazioni generali, e che non riguardano specificamente questa tua poesia. Però mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Quanto al commento (o forse meglio alla "distruzione") che ho fatto della tua poesia, e benché il regolamento ti imponga di accettare il commento senza fiatare e tanto meno protestare, io però ti dispenso da questo obbligo, e sarei contento anche che ti mi rispondessi "per le rime", se vuoi. Ciao
  12. I'm sorry

    L'immagine dell'emozione

    Ciao @eterea libellula Ecco il problema si ripropone (quello di cui dicevo in risposta al tuo ultimo commento). Mi piace molto la prima strofa: A parte che "l'immagine dell'emozione" è un'espressione felice, nel senso che ti fa pensare all'emozione come a un'immagine, o a un'immagine come a un'emozione (le immagini che memorizziamo nella mente, e che riusciamo a "vedere" anche dopo tanto tempo: come, spesso, i volti delle persone che abbiamo conosciuto). Ma poi mi piace quella che a me pare una metafora del ricordo: molto spesso, certe scene ritornano a galla come ricordi, e rimangono a lungo, e perciò penso che tu dica Fra l'altro, i ricordi, col tempo cambiano non tanto fisionomia, quanto proprio l'emozione: cose anche non tanto belle ci sembrano migliori, le cose belle spesso ci ritornano bellissime (come la nostalgia). Anche questa parte mi è chiara: la mente che ripensa a quel ricordo, lo può considerare distaccata, nelle sue diverse parti. Meno chiaro mi sembra: A questo punto rimango come in preda della mia interpretazione iniziale: "predisposta", cioè "preparata, ben disposta" a riconsiderare i fatti che sono avvenuti? E che magari in quell'attimo non erano tutti ben presenti alla coscienza? Qui mi è ancora un poco più difficile. Il "tu" è evidentemente un'altra persona; "svuotato" penso voglia dire "liberato da tutte le emozioni che mi avevi provocato la prima volta"; ma "libero e cosciente" non le sento come caratteristiche oggettive (del lui che è oggetto del tuo pensiero), ma forse soggettive (di te che pensi); quindi mi sarei aspettato "libera e cosciente". Qui ammetto che mi sono un po' perso . Ma anche se tutto non mi è perfettamente chiaro, la tua poesia per me sarebbe valida anche solo per quella bella immagine iniziale; perché colpisce la fantasia e mette in moto le emozioni. Poi magari, se mi spiegherai, capirò meglio anche il resto . Ciao
  13. I'm sorry

    [LP13] A tutti gli architetti di grido del mondo

    Grazie @Ippolita2018
  14. I'm sorry

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Nel caso fosse sfuggita, rinnovo la richiesta:
  15. I'm sorry

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Ciao a tutti, chiedo gentilmente di cancellare i miei seguenti racconti: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/49154-i-palloncini-–-capitolo-1/ https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48669-il-sito-letterario-e-gli-haiku/ https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48661-il-frate/ Grazie in anticipo
  16. I'm sorry

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Salve a tutti, chiedo cortesemente la cancellazione di queste poesie:
  17. I'm sorry

    [Gioco] Catena musicale

    Sound of the Sea all Night 9 Hours!!! Listen and Sleep!!! Good Sleep!!
  18. I'm sorry

    Ultimo spettacolo

    Ciao @Massimiliano Marconi , bentornato! Una bella poesia in perfetti endecasillabi che le danno un tocco di nobiltà pensosa, e allora danno anche ragione dell'autoironia di definirti L'immagine del oltre a risaltare visivamente (un pulcinella bianco sullo sfondo nero del palcoscenico) e a richiamare Ungaretti, o forse Fellini (il languore di un circo ... dopo lo spettacolo) fa venire in mente Pirandello (la vita è un'assurda commedia, nella quale ciascuno si sforza di trovare la maschera che ne nasconda meglio i sentimenti). In verità il senso di questa tua poesia è così trasparente e intimo allo stesso tempo, che si ha timore di persino sfiorarlo. E allora mi immagino anch'io su quel palcoscenico, e vedo e tante volte penso anch'io: "Ma questo deve essere proprio l' Però poi mi accade quasi sempre di intuire, o immaginare, se non vedere e allora ci ripenso. Ma tu stesso ci hai ripensato, se hai scritto questa poesia; che nel finale suggerisce appena un tocco di leggerissima... non ironia, ma direi "complicità". Mi pareva di averla forse già letta in un'altra situazione; ma se fosse così, mi ha fatto piacere rileggerla. Complimenti ancora per l'uso perfetto degli endecasillabi. Se vuoi, da' un'occhiata a questa discussione: e vedi se ti va di aggiungere un verso. Ciao Max
  19. I'm sorry

    [LP13] Ti mostro il mio mostro

    sì, ecco perché non capivo... trovo anch'io che sia molto meglio così Ciao @eterea libellula @Poeta Zaza
  20. I'm sorry

    [LP13] Io e Te

    @Alberto Tosciri cos'è MP?
  21. I'm sorry

    [LP13] A tutti gli architetti di grido del mondo

    Ciao @Ippolita2018 qui hai voluto allargare il tema, che era quello della paura, a un orizzonte più ampio, dove la paura tanto spesso è però effettivamente sottintesa. Ho letto le osservazioni di @Plata sulla metrica e le tue risposte. Dal punto di vista "del suono delle parole", la tua "metrica spontanea" mi sembra molto ben riuscita, e dà al componimento il ritmo giusto, lo stesso con cui si susseguono gli avvenimenti o i momenti di questa poesia. La suddivisione in terzine quartine quintine (?), in una forma libera (cioè che si costruisce al momento in base alle esigenze del discorso) è anche lei perfettamente libera. Voglio dire che (non è che io sia un fan della metrica obbligata a tutti i costi; scrivo anch'io forme libere) la resa "sonora" di questa poesia mi sembra perfetta; forse con la sola eccezione di la cui eccezionalità è forse dovuta alla rabbia che ci sentivi dentro; ma che avrebbe forse meritato qualcosa di più cattivo che "boria straordinaria". Già che ci sono (faccio una digressione) mi permetto di commentare parte della tua risposta a Plata: Effettivamente questo è il rischio; ma sarebbe come dire che "se, ballando, sto attenta a fare i passi giusti, non mi diverto più" (io aggiungerei che, se partecipo a un contest letterario con quattro ore di tempo per scrivere una poesia, meno il tempo necessario per adempiere ai requisiti e alle formalità, l'emozione dell'urgenza prevale su tutte le altre emozioni e non riesco più a scrivere niente). Io credo che l'endecasillabo bisogna prima di tutto "amarlo", cioè (per continuare con la metafora del ballo) "abbandonarsi ad esso", "trovarlo gradevole"; e che non sia il caso di sforzarsi se non ti viene. Mia moglie ogni volta mi prende in giro quando cerco di ballare la pizzica: proprio non mi viene! Ma a parte gli scherzi, l'endecasillabo fa parte di una tradizione che si sta esaurendo, e che la gente neanche riconosce più. I versi liberi hanno d'altra parte il vantaggio (che può essere uno svantaggio) di essere più "precisi": il significato delle parole emerge più chiaro e senza compromessi (l'inserimento di una parola in un endecasillabo è spesso un compromesso fra il senso e la metrica, e altera - "forza" - sempre un poco il senso: su questo ti do ragione). Ma chiudo subito la digressione. Questa tua poesia è arguta, nel senso che tratta di un problema reale in maniera originale e spiritosa (cioè, non ridicola: ma con spirito). Secondo me però ti hanno un po' condizionata i vincoli delle parole da inserire nell'ultima strofa. L'effetto mi pare un po' troppo enfatico (vivere in periferia non mi sembra un abisso; cioè, dipende, e forse nemmeno dagli architetti, ma piuttosto dagli urbanisti). Anch'io non capisco bene il senso di quel cioè, letteralmente, la frase è rivolta a Dio e significa "prometti che scaraventerai gli architetti in un abisso di periferia". Se non ho capito bene, o non ho capito tutto, ti prego di farmelo sapere. Ciao
  22. I'm sorry

    [LP13] Io e Te

    Oddio, sarebbe veramente interessante! Sto leggendo un libro sull'argomento, se ti interessa te lo consiglio: siamo un po' troppo condizionati dalla pochezza di argomenti dei "dibattiti" che ci vengono proposti dai media, e per fortuna che ci sono ancora i libri che "allargano l'orizzonte"! Ciao
  23. I'm sorry

    [LP13] Orribile e sublime

    Arrivo anche io, @Plata Dico onestamente che non sono mai stato attratto da quell'estetica del sublime, che paradossalmente è poi diventata l'esaltazione del piacere perverso del deforme e dell'orrido. Qui immagino che tu voglia descrivere in cui si prova e in quell'attimo dove intendi che il peso del presente scompare, come se scivolasse nel passato In quel momento hai una sensazione di grande leggerezza: ma subito cioè queste sensazioni passano. Dalla maiuscola immagino che Orribile non si riferisca a "te che ritorni" ma all'"esperienza del ritorno": La conclusione è effettivamente terrificante, e quindi hai dato bene l'idea di che cosa sia la "paura della paura". Ciao
  24. I'm sorry

    [LP13] Referto

    Ciao @Joyopi la tua poesia rappresenta tre momenti con tre efficaci immagini. Una mano scrive freddamente (mano di ghiaccio) un documento (referto) che nella sua apparente impassibilità amministrativa è una condanna a morte (una bara di carta): La reazione del paziente, che si immagina una croce nel cimitero (un abisso atroce); e il sangue scorre nero (non rosso), cioè come denso, pesante, vischioso (fra l'altro non credo involontaria qui la rima croce / atroce): La fine; che io non immagino sia la morte del paziente, bensì quell'attimo in cui, al ricevere la notizia, al cuore manca un colpo (un battito cade); e qui "si oscura il sole" (momento rappresentato dall'immagine del sole che "viene seppellito" da quell'attimo): E quindi il sole è come se non ci fosse più. E quindi il tema di questa poesia è la paura della morte, o forse si potrebbe dire "l'annuncio della morte", che arriva senza suoni di trombe, cavalieri a cavallo, scheletri vestiti da frate con la falce in mano come nei dipinti medievali, ma con l'asetticità apparente e la precisione formale di un atto amministrativo; come potrebbe averlo raccontato Kafka. Complimenti @Joyopi
  25. I'm sorry

    [LP13] Io e Te

    Ciao @Alberto Tosciri Secondo me va un po' fuori traccia, perché "paura della paura" è la preoccupazione che la paura ti assalga controvoglia, e qui la citazione mi pare un po' tirata. Molto bello e fresco il resto della prima strofa: La cosa più bella la presenza di nel deserto: come di un mondo spirituale speciale, che abita lì. Bello anche, benché un po' scontato, Nella strofa centrale il fatto: Io credo che nella schiavitù spesso perdiamo di vista quello che è il vero dramma: la negazione della propria dignità, e non in senso generico ("sopporto da schiavo") ma molto concreto: che senza dirlo dice molto di più di quello che potrebbero dire cento versi. C'è dell'odio (oggettivo: cioè attribuito al protagonista) in queste frasi. Ma è un odio "umano-troppo-umano" (*), che non ha per obbiettivo la sopraffazione sopra altri uomini, ma il proprio diritto all'esistenza. E perciò condivisibile. Non voglio esaltare l'Islam, ci mancherebbe; anzi sulle prime questa tua "citazione" mi era sembrata un po' stonata. Ma nella dinamica della tua poesia, devo dire, ci sta tutta. Questi tre versi "duri" mi sembrano, seppure sotto un travestimento ideologico fondamentalmente "arcaico", perfettamente giustificati dal dramma che hai descritto. Sicché è veramente liberatorio l'ultimo verso: che, non so se fosse intenzionale, ma ricordano (provocatoriamente) le parole di Gesù sulla croce (al ladrone pentito). Non so dire onestamente se tutto "quadri" in questa poesia; però mi ha colpito come, con poche robuste pennellate, tu sia riuscito a costruire e a rendere viva un'esperienza drammatica. Ciao (*) mi accorgo che ho inavvertitamente citato Nietzsche, personaggio che solitamente aborro al punto che, dopo averne letto un libro in gioventù e averci riprovato senza successo più recentemente, me ne tengo ben lontano. Sono allora andato a controllare su Wikipedia per scoprire, con una certa sorpresa, che prima della sua fase nichilista (che tanti danni ha provocato; pur facendo le dovute proporzioni, voglio dire: non ha mica fatto tutto lui), costui ebbe anche una fase illuministica (anche se aveva completamente frainteso Darwin), segnata proprio dal libro "Umano troppo umano" e perciò, a parer mio, anche apprezzabile. Mah, non si finisce mai di imparare...
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