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Mara Sverdrup

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  1. Mara Sverdrup

    Taxi Writer - Seconda tappa

  2. Mara Sverdrup

    [TW-2] Lieto evento

    Commento al racconto "Sospesa":
  3. Mara Sverdrup

    [TW-2] Lieto evento

    Ciao @Rhomer, piacere mio! Devo ammettere che aspettavo un tuo commento, ero molto curiosa di vedere cosa ne pensavi proprio perchè immagino sia interessante vedere quali sviluppi possa prendere il proprio racconto, che semi ha gettato nelle menti altrui. Sì, mi è stato fatto notare... Avevo fatto confusione con la prima tappa! Grazie! Sono davvero felice delle tue parole! Sì, il risultato è decisamente cyberpunk e scriverlo è stato oltremodo divertente. In verità si è trattato di uno "spandrel". Piccola parentesi: in biologia uno spandrel è un carattere fenotipico che emerge non perchè è utile a livello evoluzionistico ma come "effetto collaterale" dovuto all'emergere di altri caratteri utili. Il nostro mento, ad esempio, è uno spandrel (dovuto alla retrocessione della mandibola). Il cyerpunk è stato utile a descrivere la decadenza ed i significati simbolici sottostanti. E ovviamente il tuo racconto mi aveva dato un bel La! La citazione a Tetsuo non me l'aspettavo proprio, e pensare che non era neanche voluto... Ma ripensandoci è proprio così, accidenti! Deve far parte dei meandri della mia mente senza che io lo sappia Hai ragione, ma quanto mi piace far urlare i miei personaggi. è un'impostazione quasi da fumetto: costruisco una tela di significati, azioni e pensieri, e le parole sono il colore che ci butto sopra. Però effettivamente non sempre l'esito è felice: mi rendo ben conto, ora che me lo fai notare, che il piccolo monologo di Giulio sembra uno "spiegotto". Grazie del consiglio! A presto
  4. Mara Sverdrup

    [TW-1] Sospesa

    Ciao @RobinK, piacere di conoscerti! Ho trovato il tuo racconto molto fluido nella scrittura, le immagini e gli avvenimenti si susseguono scorrevoli e senza intoppi. E soprattutto senza noia. Sebbene incentrato su un singolo avvenimento di breve durata, sei riuscito a "farmi pendere dalle tua labbra". Infondo sta anche in questo il saper scrivere: il tempo diviene qualcosa con cui giocare, ed in questo caso è ovviamente dilatato a causa della percezione della protagonista, la quale sta vivendo un evento ricco di stimoli e pensieri. Come questo! Ben descritto, palpabile. Emozionante! Andiamo avanti... L'interpretazione che avrei dato al climax del racconto, se non avessi letto i commenti, sarebbe stata una sorta di distacco dal sè (metaforicamente legato alla terra dalla gravità) attraverso un mezzo "estremo" (la corda che permette il distacco dal sè-terreno). Questo avrebbe permesso alla protagonista di osservarsi sotto un'altra luce, come "da fuori". In definitiva concordo con quanto ti è stato già fatto notare nel dire che non emerge con chiarezza il tuo intento. Ma questo non è per forza qualcosa di negativo. Infine... Ti ho ammirato per la tua capacità di calarti con dettagli così precisi in un'esperienza non vissuta direttamente! O forse è un'esperienza che hai vissuto? In ogni caso complimenti. Buon contest, a presto
  5. Mara Sverdrup

    [TW-2] Lieto evento

    Commento Sviluppo del racconto "Petricore". Il processo era completo. Anche se ancora ad occhi chiusi, Elena ne era conscia: ad ogni respiro, sentiva la corrente d’aria rimbalzargli piano nelle narici metalliche emettendo un tintinnio catartico. Erano stati pochi giorni o forse anni, cinquanta respiri o forse miliardi, impossibile dirlo. Ma il caos e il dolore del passaggio avevano lasciato il passo ad una consapevolezza nuova, che aveva terminato il suo processo di maturazione. Negli occhi arancioni e non più grondanti di liquidi purulenti vi era adesso una determinazione non umana. Elena dischiuse piano le palpebre, che serravano quei bulbi asciutti e brillanti come lampadine. Si trovava in posizione fetale sul pavimento del suo appartamento. Si guardò le mani scintillanti, si alzò lentamente, mosse i primi passi. Le bastò questo per conoscersi nella sua nuova forma. Dio l’aveva salvata. E lei doveva trovarlo. Non sapeva altro, non sapeva neanche chi diavolo fosse stata prima di allora. Si lanciò da quel che restava del suo appartamento, uno scheletro di muri portanti arrugginiti, e atterrò in strada. «Antiruggine signorina?» Un uomo col volto solcato e circuiti penzolanti gli aveva respirato loscamente in faccia quella proposta, disciolta in un puzzo oleoso. «Non ne ho bisogno.» Una coltre di gemiti si disperdeva da uomini accovacciati negli angoli dei marciapiedi, la carne mangiata entropicamente dal metallo, mentre Elena metteva alla prova le nuove prodezze della sua fisicità, saltando e correndo fra i cadaveri. Cadaveri di chi non era sopravvissuto alla ruggine, di chi era stato attaccato dal metallo in punti vitali, ma soprattutto cadaveri dei suicidi. «Che dolore!» «Dio, perché non mi ascolti?» «Mio figlio… Avete visto mio figlio?» E bum, un altro corpo cadeva al suolo. L’aria era secca ed immobile, percorsa da un’elettricità sottile e una calma lacerante. Elena osservava i nuovi scenari umani coi suoi occhi-lampadina, correndo a cinquanta miglia orarie per i non-luoghi della sua città in rovina: profeti in erba che fioccavano in ogni dove e platee di nauseabonda vita accartocciata a cercare un senso, falò accesi coi legni dei crocifissi meritori, contrabbando di pezzi di ricambio, bulloni vomitati in ogni dove e orge di spasmodica ricerca del giusto cavo uterino, che c’è chi dice che funzioni, insomma, male non fa, dicevano. Tutto ciò non era rilevante per lei, che di quei luoghi ricordava unicamente le informazioni funzionali a farla orientare, rimaste annidate chissà dove in quel che restava del suo sistema nervoso. Ogni superficie piana di quella agonizzante trama urbana era coperta da un letto di micro-detriti di metalli rugginosi e polverizzati e terra ormai secca e sangue coagulato, retaggio del cambiamento avvenuto, che al ritmo metallico e veloce dei passi di Elena uscivano dal loro stato di quiete creando una nube fumosa e arancione dietro di lei. La disperazione non la tangeva e scivolava sul suo corpo inox. Continuò a correre per ore, il paesaggio cambiava sotto i suoi piedi nudi, ma la notte non arrivava mai: forse a causa delle polveri sottili disciolte in quell’atmosfera infame ­– che assorbivano e riflettevano in un tono malato e giallastro i raggi solari – la Terra era sprofondata in una penombra sempre uguale, statica e senza fine. «Devo trovare Dio.» Un’altra scheggia arrugginita le tagliava il corpo, ma nessuna goccia di sangue ne sarebbe uscita. «Devo trovare Dio!» Fu un odore a fermare quella sorta di automa. Un odore che riaprì connessioni dimenticate nei meandri della sua memoria umana. Odore di casa. Iniziò a muoversi piano guardandosi attorno, come un felino tra i giunchi: la mano che scorre sul muro alla sua destra, i passi attenti, l’olfatto attivo. La mano arriva alla fine del muro. Le dita ne cingono l’angolo finale. Ora i suoi occhi arancioni fanno capolino al di là di esso. Si trovò faccia a faccia con Giulio. Sembrava essere l’unica dannata cosa ad essere rimasta uguale a se stessa. Forse un po’ di barba in più. «Elena! Sei arrivata finalmente.» Non lasciandosi distogliere dal sincero abbraccio di lui, Elena guardò il panorama oltre le sue spalle: una vecchia fabbrica di cui si potevano ancora distinguere le attrezzature per la produzione, tanto malmesse che se solo ci fosse stata una brezza di vento in quel mondo cane sarebbero miseramente collassate. Macchinari ed automi sconosciuti collegati a tapis roulant e braccia meccaniche in una geografia industriale senza senso, specchio della produzione farabutta e senz’anima; ingegneria ciuccia-energia, ora lì a decomporsi, collegata da mille cavi a un unico cuore pulsante: un groviglio di ruggine emettente un odore permeante e nauseabondo di umido assieme ad un insistente e vuoto eco di ferraglia. «Hai visto, tesoro… Mio padre ti ha salvata. E finalmente la decadenza è emersa dal suo stato di quiescenza. So che è difficile da accettare… Ma ora siamo insieme e siamo svegli! Vediamo il mondo per quello che è! Addio rapporti di potere ed economia! Addio sfruttatori e sfruttati! Addio madri e figli! Popolazioni e guerre! Religioni vane e scienze! Illusioni! Illusioni! La ruggine scava fino al midollo le favole del mostro umano e ne mangia le carni!» Ma Elena non ascoltava. Le sue pupille erano diventate piccole come spilli, fisse sul corpo deforme e rugginoso di Dio. Nella mano serrava una delle schegge taglienti trovate in terra. Se avesse avuto ancora le sue mani umane ora starebbe sanguinando come un cane. «Ti ho trovato…» Bisbigliò tra i denti, prima di scattare in avanti. «Elena ma che cazzo stai facen-» Durò poco il tentativo di Giulio di bloccarla, il suo corpo perse presto il suo turgore e si accasciò mollemente in terra con la scheggia ossidata conficcata negli intestini. In pochi secondi Elena fu addosso a quel groviglio di morte. Ne strappava pezzi, ne graffiava la superficie, ne distorceva le estremità con pugni e calci, ma quel po’ di materia divina che riusciva a sottrargli sembrava rigenerarsi con ancor più vigore decadente, ed il furore di Elena veniva spento da un’energia malsana e annichilente emessa intensamente da quel corpo deforme. Dopo poco era esausta, e un dolore straziante al basso ventre la fece vomitare. «Non può finire così… Non può! Non mi fai paura… Perché mi hai salvata? Perché?!» Accovacciata in terra, Elena iniziava ora a strisciare verso i cavi, ansimando. Le sue dita lucenti imbrattate di ruggine trovavano tremando la base dei cavi, spessi quanto una spina dorsale umana, e serrandosi su di essi li trafiggevano e li smembravano e li strappavano, facendone fuoriuscire la ninfa vitale, acqua piovana rimasta lì da chissà quanto. Ma anche in questo caso più ne disfaceva più se ne creavano, e ogni sforzo corporeo trovava come unica risposta l’echeggiare imperturbabilmente coerente della ferraglia del Dio-groviglio. «Non si può sconfiggere un Dio della distruzione con dell’altra distruzione, dico bene?» Un’altra fitta al ventre le annodò le parole in gola. Stavolta non resisteva più. Si accartocciò a terra urlando e tutto il suo corpo fu pervaso di convulsioni che ne deformavano ogni contorno. Gli occhi rigirati all’indietro, i piedi che scalciano, il ventre che si allarga. «Allora creerò qualcosa!» La voce di Elena rimbombò come se le anime dell’umanità intera giacessero coricate in posizione fetale nella sua epiglottide e si fossero destate in quel istante. Le anime dei sofferenti in strada, dei morti del passato e del futuro, che chiedono il diritto di poter morire. Un’esplosione di luce calda, caldissima, si diffuse dalla sua vulva, una luce così densa da avere sostanza, sostanza ustionante. Dio iniziò a sciogliersi sotto il tocco creatore della donna partoriente. Elena perse i sensi, mentre stralci di pelle umana presero a farsi spazio tra le sue placche d'acciaio, e lacrime vere le solcavano le guance ora rosee.
  6. Mara Sverdrup

    Utopia Rivoluzionaria

    Buongiorno @Soir Bleue, voglio iniziare col dirti che ti sono sinceramente grata per il tuo commento così attento! L'ho trovato ricco di spunti per la mia crescita. Tuttavia, voglio dirti da subito anche che credo tu sia inciampato in una sovra-interpretazione del mio testo. Probabilmente ne ha toccato di più l'anima @flambar con la sua risata, che ho apprezzato tantissimo La mia intenzione, infatti, non era quella di lanciare un criptico messaggio politico da interpretare ma, come ha notato acutamente @Ippolita2018 , far trasparire il senso di impotenza del singolo, in un brainstorming psichedelico e per certi versi comico, sebbene atto a veicolare una rabbia incanalabile nella lotta di classe... Mi spiegherò meglio più avanti. In particolare, voglio portare l'attenzione ad alcuni passi del tuo commento. Noto qui l'intenzione molto forte di trarre delle conclusioni sulle mie idee politiche o strategiche, oltre che una piccola incomprensione simbolica: il brodo primordiale da cui la nuova umanità si erge è qualcosa che quest'ultima si lascia alle spalle, non di cui viene ad essere composta. Questo viene chiarito nel verso successivo "come il loto fa dalla fanghiglia". Intenzione che qui si riproduce ancor più intensamente. Nel provare a spiegarmi, rispondo anche ad @AzarRudif . Paradossalmente, la mia ira si scaglia anche sul concetto di scienza della rivoluzione, in quanto sto qui descrivendo un ira dovuta alla frustrazione, un'ira assolutamente infantile ed esausta, anarchica fino al midollo, non organizzata e non direzionata, che da voce agli impulsi animali (poco nobili e sicuramente non organizzati) del singolo. Sto urlando in faccia ai borghesi e ai padroni così come alla sinistra, ai movimenti frammentari, ai dotti che tanto hanno scritto e poco hanno fatto, a tutti coloro che credono di avere la verità in tasca, al sistema che castra l'immaginazione e a tutti coloro che credono di essere liberi ma non lo sono affatto, in un impeto prettamente sanguinario. E i miei fratelli sono gli oppressi che non trovano il modo di farsi sentire: qui entra in gioco, sì, anche un discorso di classe sociale. "Basta stare qui a discutere, distruggiamo tutto e riniziamo da capo", ecco l'intento. Con ciò, non voglio affermare che le mie idee politiche si riducano a questo Quando, alla fine del componimento, non sono altro che un mucchietto di ossa sbriciolate, in verità, sono in qualche modo rinsavita: so che il mio angelo distruttore interiore non porterebbe a una VERA RIVOLUZIONE (da qui il titolo: sto descrivendo una rivoluzione utopica, in quanto è utopica la sua riuscita sia in termini di capacità del singolo sia in termini di buona riuscita per l'umanità futura) e so che il pensiero organizzato è necessario. Sebbene di cose da dire ce ne sarebbero davvero molte, non scendo qui nei dettagli dei miei ideali politici perchè non credo sia la giusta sede... Di mia sponte mi limiterei a chiarire gli intenti poetici, insomma. Ma se credete sia importante per chiarirvi ulteriori punti, chiedetemi pure In ultima analisi sto qui descrivendo il nucleo pulsante ed emotivo dell'ideologia, di cui il pensiero politico, strategico, filosofico, idealizzato eccetera eccetera costutisce a mio avviso l'involucro. Ed attenzione, l'utilizzo del termine involucro non vuole significare che sia meno importante o meno presente, ma è atto a precisare l'ontologia di questi pensieri, che nascono dal cuore pulsante e si adagiano attorno ad esso, dandogli una direzione proteggendolo ed accrescendo sempre più il loro spessore. Hai ben intuito la mia giovane età! Il mio "involucro" si sta ancora formando, ma trovo la capacità di tornare al cuore qualcosa che non si dovrebbe perdere. Spero di essermi spiegata! Ho apprezzato molto questo tuo consiglio, una parte di me lo pensava mentre lo scrivevo! Non mi è venuta in mente una metafora più calzante ed ho pensato che, infondo, il giglio che emerge dalle impurità è qualcosa che esiste nel mondo naturale. Solo perchè gli orientali hanno il primato nessuno può utilizzare questa metafora così squisita senza cadere in quella tela? Forse in effetti no... Deludente, però. Non trovi?
  7. Mara Sverdrup

    Andata e ritorno [TW-1]

    Ciao @bwv582, sinceramente ho trovato il tuo racconto un po' deludente. L'idea del viaggio indietro nel tempo per scongiurare una nascita futura non è molto originale, per renderla interessante servirebbe un'interpretazione fresca, o uno stile narrativo particolare... Che non ho riscontrato. Un altro modo in cui avrebbe potuto avere senso sarebbe stato tenere il lettore nel mistero e far evolvere la storia, invece la spiegazione arriva direttamente dalla voce del figlio del futuro, che si limita a spiegare in modo didascalico la situazione: Capisco che in questo ci siano i limiti del racconto breve. In ogni caso è solo una mia opinione e ovviamente il mio intento non è quello di criticare, spero piuttosto che il mio sia un commento che possa esserti in qualche modo utile! E leggerò senz'altro qualcos'altro di tuo. A presto, buona giornata
  8. Mara Sverdrup

    Taxi writer - Off topic

    @mercy @Ippolita2018 grazie mille delle risposte!
  9. Mara Sverdrup

    Taxi writer - Off topic

    Ciao a tutti e tutte! L'idea del contest è davvero stimolante ed ingegnosa. Complimenti allo staff! Sono nuova nel forum and i'm in love. Il risultato finale sarà una rete dendritica di possibilità! Sarebbe bello anche votare come mettere insieme i vari segmenti di racconto. Anche se ne risulterebbe qualcosa di certamente folle a livello stilistico... sai che divertimento! Detto ciò, avrei una domanda: non avendo io partecipato alla prima tappa, posso ugualmente partecipare alla seconda?
  10. Mara Sverdrup

    Utopia Rivoluzionaria

    Aahh aureola della rabbia, corona d’oro sulla testa della volontà, io ti invoco! Nettare succulento, assembrati in grappoli di molecole tra i miei globuli rossi, scorri nelle mie arterie, aumentane la pressione e stringimi il pugno con cui strapperò il cuore agli impuniti erranti! Angelo di giustizia diverrò! Piume bianche zozzate di sangue bordò, o forse meglio dire di sangue blu finché il miele del mio pulpito non sarà tanto da squarciarmi il petto in un’esplosione termonucleare! Bioluminescente! In un urlo di strazio contro l’universo intero! E saluteremo insieme, fratelli miei, il venire della nuova umanità che da un brodo primordiale di nanotecnologie e polveri sottili emerge come il loto fa dalla fanghiglia ribelle nel suo brillare scintillante e luccicoso pugno in un occhio per la meschinità farabutta che prende corpo in lombrichi striscianti post-apocalittici in cravatta blu ricchi di proteine, il nostro pasto quotidiano, saranno. O forse, più probabilmente, di me non resterà che un mucchietto di ossa e penne fragili e impolverate, timidamente prostrate e vagamente pentite: scusate per il rumore io non volevo, mi scappava.
  11. Mara Sverdrup

    [TW-1] Petricore

    Ciao @Rhomer, piacere di leggerti. Sono nel forum da una settimana circa e credo che il tuo racconto sia tra le cose più interessanti che abbia letto sin'ora, mi hai conquistata. Le immagini sono così palpabili che posso sentire il sapore della ruggine mentre leggo. E mi ha lasciato addosso la sensazione di un trip inquietante, che tutto può divenire. Sarei curiosa di sapere qual'è la tua visione, l'interpretazione "originale" fra le tante possibili, in particolar modo sull'insistenza con cui ti riferisci ai luoghi in rovina... Ma forse rovinerebbe il fascino del mistero. Giulio io l'ho interpretato come il messia. è evidente che sa cose che gli altri non sanno e che si può prendere le sue libertà con Dio-groviglio di ruggine. Inizialmente etichettato come pazzo visionario (ogni buon messia deve passare per questo stadio suvvia). Punto di snodo tra le forze ultraterrene e i nuovi equilibri biosferici. Mi chiedo però: è questo l'unico Dio possibile? Sembra essere un Dio onnipresente che improvvisamente si manifesta, emerge dal suo stato quiescente... In questo gioco di forze quale potrebbe essere l'antitesi della ruggine? Probabilmente sono uscita fuori tema, ma come ti dicevo il tuo racconto mi ha stuzzicato molte corde eheh A presto e complimenti!
  12. Mara Sverdrup

    Se la salvezza fosse un diritto

    Ciao @Milarepa, piacere di leggerti! Anzi di ri-leggerti è un testo molto concettuale, il tuo. E questo l'ho trovato un concetto brillante ed evocativo, oltre che potente nella resa poetica. Sono interdetta sull'interpretazione del finale. Potrebbe forse essere in riferimento all'autodeterminazione del destino? In quest'ottica, l'unica "salvezza" possibile per l'uomo altro non è se non quello che ci siamo costruiti e che chi siamo ha fatto si che emergesse nel corso della nostra vita. Questo perchè ciò di cui siamo circondati rispecchierebbe profondamente la condizione del nostro animo. Dunque ogni percorso di vita, dal più brillante al più miserabile (facendo finta per un momento sia possibile fare una simile distinzione ), rappresenta l'unica possibile salvezza per il singolo di cui si parla. Credo però che tutto ciò sia un mio viaggio. Mi farebbe piacere sapere a cosa ti riferivi! Buona serata, e complimenti.
  13. Mara Sverdrup

    Bulbi Oculari

    Ciao @Gianfranco P, e ben arrivato! Sono nuova anche io. Spero di leggerti presto. I coerenti in cammino sono coloro i quali ammettono di non poter nulla contro l'entropia e non tentano di domarla aumentando la contraddizione. Grazie per il tuo commento, buona giornata
  14. Mara Sverdrup

    Bulbi Oculari

    Ciao @Floriana, L'entropia è la forza cosmica per la quale un sistema, se non opera una forza per contrastarla e dunque disperde calore, tenderà al caos della casualità.Ii sistemi biologici, gli ecosistemi, sono un esempio di ordine mantenuto con un dispendio di energia, contro l'entropia. L'universo è entropico. Un "perchè" un po' aulico Qui intendi che sei distante a livello di immagine, non sono riuscita a farti calare nell'immaginario della poesia? Comunque, bello il tuo consiglio di dividere in strofe puntate! Tuttavia non è nel mio stile, almeno in questo caso: volevo che fosse un fiume. Però mi rendo conto della struttura pesante, come mi hanno fatto notare anche gli altri. Grazie mille per la tua lettura attenta e i tuoi consigli preziosi! Buona giornata
  15. Mara Sverdrup

    Bulbi Oculari

    @Domenico S. buongiorno! Bel collegamento. Non fa per me però capisco cosa intendi, e apprezzo il consiglio! Saper incanalare quel che si vuole esprimere è parte importante del processo creativo. Grazie per il tuo commento attento, a presto!
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