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Steve Warren

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    Veneto

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  1. Steve Warren

    Se aveste la possibilità di scegliere un editore

    Einaudi (stile libero) o Feltrinelli. Sul podio anche Mursia, per ragioni affettive (l'editore dei libri della vecchia ora di narrativa alle scuole medie, alcune decine di anni fa). Appena sotto Sperling & Kupfer, che però fa copertine fantastiche
  2. Steve Warren

    Se i libri del catalogo li ha scritti... l'editore

    Cari amici, nella giungla delle piccole CE capita di imbattersi anche in microrealtà editoriali (di dimensione familiare o addirittura solo coniugale) caratterizzate dal fatto che il catalogo, generalmente non fornitissimo né particolarmente accattivante, annovera tra i principali autori lo stesso editore (magari anche la morosa, il cugino, l'amico, la fidanzata, eccetera). Non ho mai pubblicato con realtà di questo tipo e, lo confesso, alla luce dei pochi contatti avuti via mail o telefonicamente, tendo ad avere un giudizio negativo. A parte realtà molto particolari per le quali andrebbe fatto un discorso diverso (come le rare cooperative fatte da autori) resto dell'idea che ognuno debba fare il suo mestiere. Però il mio potrebbe essere un pregiudizio. Voi che esperienze avete avuto al riguardo?
  3. Steve Warren

    Guanda

    Sì, è probabile che sia così. Io però dubito che la linea di distinzione tra chi è disponibile a inviare il cartaceo e chi no corrisponda a quella tra buoni e cattivi autori.
  4. Steve Warren

    Guanda

    Se tengono al cartaceo, non potrebbero, una volta ricevuto l'intero manoscritto via mail, stamparsi da soli le prime venti cartelle, invece di costringere l'autore a fare stampa e spedizione in proprio? Così, giusto una riflessione. Poi, d'accordo, ogni editore si regola come gli pare.
  5. Steve Warren

    Robin

    Devo completare precedente valutazione, che resta complessivamente positiva, ma con qualche distinguo. Riassumo senza entrare nei dettagli per mancanza di contraddittorio e ovviamente senza riportare la corrispondenza. In sostanza, a giugno invio un romanzo che alcune settimane dopo ottiene valutazione positva per la pubblicazione, con contratto totalmente free (a parte la franchigia sulle 100 copie) e 3 copie gratis. Mi restano però alcune perplessità. Innanzi tutto, sul mio stesso manoscritto. Mi rendo conto che il lavoro è migliorabile e mi avvalgo della collaborazione di colleghi che hanno già pubblicato con Longanesi e Laterza per un contributo di idee ed un editing strutturale che, benché sommario, oggettivamente migliora il mio lavoro e ne aumenta l'estensione. Ho inoltre dubbi sulla collana che mi viene proposta dall'editore, così ordino in libreria un paio di libri della collana in questione. L'aspetto positivo è che i libri arrivano in tempi ragionevoli (con molte altre piccole CE scordatevelo). L'aspetto negativo è che il confezionamento del prodotto e il livello delle opere non mi convince. Così chiedo all'editore di poter inviare l'opera revisionata e di valutare l'inserimento in una collana diversa. L'editore risponde velocemente e gentilmente (anche questo scordatevelo con qualche altra piccola CE) ma, dopo la nuova valutazione, il romanzo non interessa più. Ho ricevuto diverse altre proposte di pubblicazione free e quindi non ne farò un dramma, tra l'altro non ho nessuna fretta di pubblicare (e continuo a revisionare). Resto perplesso perché il miglioramento del romanzo è oggettivo e indiscutibile. Nel complesso, tuttavia, il mio giudizio resta positivo. Con questa CE trovate un interlocutore reattivo che dimostra di aver letto quello che avete scritto, niente mail standard o colpevoli silenzi.
  6. Steve Warren

    Mondadori

    Certo che venti mesi sono proprio tanti, tantissimi, una vita. E adesso ti tengono ancora sulla graticola. Mi unisco ai complimenti per questa occasione e la perseveranza nel non pubblicare
  7. Io credo che questa sia, per molti aspiranti autori, la domanda delle domande. Leggendo il dibattito che ne è scaturito, mi pare che tutti abbiano dato interessanti contributi di idee e di esperienze. Io, personalmente, fare (e faccio) così. Diamoci un termine. Che ne so, 4 mesi, 6 mesi, 10 mesi, ognuno si regola come crede. Dipende dall'età, dalla voglia di pubblicare comunque o di pubblicare in un certo modo (essendo disposti al limite anche a non pubblicare), dalle circostanze, dalla famiglia, dal tempo che uno ha a disposizione (tenendo però presente che quando uno pensa di averne poco, di tempo, la vita decide per te altre priorità e ti accorgi che dopo ne hai anche meno). Un termine va fissato, perché non credo che Mondadori dica di sì dopo un anno dall'invio del manoscritto (se dovesse succedere, comunque, un rimedio c'è). Fissato il termine, si prendono in considerazione le offerte di pubblicazione che non scadono prima di quel termine. E' vero, ci sono piccole case editrici che danno due settimane di tempo, altre che danno dieci giorni di tempo. Da accettare solo, secondo me, se uno ha già collezionato dodici "no" e quel solo "sì". Ma ci sono anche piccoli editori che ti consentono di prenderti il tempo che ti serve, perché si rendono benissimo conto che se arriva l'ok da Feltrinelli non possono competere. (Sono gli stessi editori di buon senso che, se vi arriva la proposta da Mondadori un anno dopo e, pur avendo firmato, non avete ancora pubblicato con loro, vi fanno un favore e rescindono il contratto). Quando il termine che vi siete posti sta per scadere, decidete con chi pubblicare, in base a tutta una serie di valutazioni. L'appeal dell'editore (date un occhio a sito, catalogo, pagina facebook), le condizioni contrattuali (occhio soprattutto alla franchigia sulle vendite, ovvero il numero di copie sulle quali, benché vendute, non vi verranno pagati i diritti), la qualità della distribuzione e del prodotto (per testarle entrambe in un colpo solo andate in libreria e ordinate un volume delle case editrici "in ballottaggio" per la vostra scelta, così verificate quanto tempo ci impiega da arrivare, eleganza della stampa ecc.), il rapporto che riuscite ad instaurare con l'editore, anche solo via mail. Se poi vi viene sollecitata la presenza a fiere o promozioni, anche la distanza geografica conta.
  8. Steve Warren

    Classifica Case Editrici per le nostre aspettative.

    Ops. Sono abbastanza d'accordo, ma mi pare che si esageri con la prospettiva "oggettiva" (il "manoscritto") e si trascuri quella "soggettiva" (chi l'ha scritto). Devo pensare che star televisive, calciatori, opinionisti, blogger, influencer, personaggi della cronaca (perché pare che se nella vita ti succede qualcosa che finisce sui media tutti vogliano farti scrivere un libro anche se non sai scrivere), specialisti di instant book (Covid ma non solo) non abbiano mai toppato nella prima pagina del loro libro? Perché io me li ritrovo tutti in libreria, questi, proprio tutti. E a pensar male, sentendoli parlare in tivù o dando un'occhiata al loro curriculum "letterario", posso pensare che la loro prima pagina (quando non ci sia chi ha scritto per loro) non fosse proprio immacolata. E a pensar male, posso anche pensare che ciò nonostante siano stati pubblicati a preferenza di altri autori, non altrettanto famosi, non protagonisti di passerelle televisive o fatti di nera. E questi ultimi sì, magari, avevano scritto una discreta priuma pagina.
  9. Steve Warren

    Adelphi

    Anch'io trovo poco elegante il riferimento ai "requisiti" nella mail standard di risposta negativa, perché il tono pare supponentemente spregiativo. Più in generale, credo che le big, che possono mettere in moto apparati di valutazione non indifferenti (o almeno credo) dovrebbero evitare assolutamente la mail standard, che fa molto sciatto e burocratico, e le espone a critiche come queste (e altre), e magari trasforma gli scrittori respinti in lettori persi. Meglio due righe di motivazione specifica (quale il problema, se il manoscritto è stato davvero letto?) o un aureo silenzio. Ma è un punto di vista soggettivo.
  10. Steve Warren

    Classifica Case Editrici per le nostre aspettative.

    Si dice che molte big non leggano neanche i manoscritti ricevuti (ma questa, ok, è solo vox populi), poi è un dato di fatto che molte di esse non abbiano più neanche istruzioni per l'invio di manoscritti, quindi "ti stroncano" già in partenza, perché scelgono altri canali (agenzie letterarie, autori già sotto contratto ecc.). Ogni tanto arriva la risposta automatica e qui mettono le mani avanti parlando di "rigorosissima selezione" (cit.) e lasciando intendere che è inutile sperarci. Magari bastasse la bontà del testo. Non bastò neanche al Premio Strega 2007 che qualche anno prima pubblicò il suo primo romanzo con una microcasa editrice (nella prefazione dell'edizione revisionata e pubblicata da una big lui racconta che il suo primo lavoro si trovava solo in TRE librerie si Roma). Insomma, l'impressione è che alla big ci arrivi o perché sei già famoso o hai fatto sfracelli di vendite con un'opera pubblicata da una piccola/media CE e allora ti chiamano loro. Parlo in generale, poi l'eccezione ci può stare, come Cenerentola al ballo. Credo che le CE medie (per quanto sia difficile identificarle in una categoria, perché ci sono anche piccole CE che pubblicano 90 titoli l'anno ma, per esempio, non fanno editing) siano più aperte rispetto alle big al tradizionale "invio manoscritti". Ma magari mi sbaglio.
  11. Steve Warren

    Classifica Case Editrici per le nostre aspettative.

    Concordo, e infatti non condividevo la categorizzazione di partenza. Se un aspirante scrittore si rivolge a Sellerio (o equivalente) pensando di avere più chance perché tanto è una "media" e non una "big" è assai probabile che resti deluso
  12. Steve Warren

    Classifica Case Editrici per le nostre aspettative.

    Scusami, senza nessuna volontà di polemica, ma secondo me non è un criterio decisivo. A questa Fiera partecipa e organizza eventi anche il Gruppo Editoriale L'Espresso (ora Gedi-La Stampa), che è il più grosso gruppo editoriale italiano
  13. Steve Warren

    Presentazione

    Forse perché scrivendo per un quotidiano in realtà "pubblico" ogni giorno o quasi. Se uno lavora in una pasticceria difficilmente gli viene una voglia matta di dolci. Poi se decide di fare il dolce della sua vita, una vera opera d'arte, un libro invece dei "soliti" articoli, gli viene da essere perfezionista e pignolo anche in eccesso, non è mai soddisfatto del suo lavoro. Un giornalista che decide di diventare scrittore è come un calciatore professionista di serie C che la chance di una stagione da disputare in serie A. Conosce il mestiere, ma ha paura dell'impatto col grande pubblico, non conosce l'ambiente e non sa se ne è all'altezza
  14. Steve Warren

    Ugo Mursia Editore

    Inviando un manoscritto, anche in questi giorni, arriva la risposta automatica in cui si informa che la segreteria editoriale contatterà gli autori ritenuti interessanti entro tre mesi. Quindi presumo che la selezione dei manoscritti prosegua.
  15. Steve Warren

    Presentazione

    Buongiorno, mi chiamo Franco e vivo a Venezia. Lavoro come redattore di un quotidiano per il maggiore gruppo editoriale italiano. Sono un ircocervo perché mi trovo a volte dalla parte di chi scrive e a volte dalla parte di chi edita, valuta e recensisce. Scrivo molto per lavoro, ma non ho ancora pubblicato libri, a differenza della gran parte dei miei colleghi. Credo sia fondamentale il contributo di questo blog per diffondere la conoscenza dei profili delle case editrici, soprattutto quelle piccole.
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