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Wanderer

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    Sono appassionato di musica, libri e tarocchi. Vuoi lette le carte o vuoi imparare a leggerle? Contattami! :)

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  1. Esordire con una casa editrice "big" è difficile tanto quanto arrivarci in un secondo momento. Non è detto che passare attraverso piccoli editori faciliti il percorso per arrivare alla grande, anzi in alcuni casi lo può ostacolare... Io comunque non parlavo solo di grossi editori come gruppo Mondadori, Giunti o Feltrinelli, ma anche di case editrici medie. Vedo ad esempio che tu hai pubblicato un romanzo con Elliot, che può anche rientrare nei parametri, dato che supera la "prova Wikipedia"
  2. Wanderer

    Comunicazione e identità sui social

    Secondo me, ormai siamo giunti a un livello tale di ridondanza dei social network, che sorge un legittimo dubbio: uno scrittore si fa notare più per la sua presenza social o per la sua assenza? Più per la sua sovraesposizione mediatica o per il suo restare dietro le quinte? Più per la "personalizzazione" della sua opera o per il suo anonimato? Il caso Elena Ferrante, che non è un "caso" costruito intorno ai social, anzi è praticamente assente dai social (tranne per alcune pagine create dai fan) credo che offra parecchi spunti di riflessione... magari quello è un caso limite, però induce a pensare che un'altra via è sempre possibile. In quest'altra via, l'opera è l'unica cosa che conta, fino al punto che l'autore può diventare invisibile e virtualmente "inesistente".
  3. Wanderer

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    @Avv.Lenti In effetti, per avere avuto il dubbio, io stesso sospettavo ci fossero dei potenziali aspetti problematici.. speravo che così non fosse, ma è bene saperlo! Grazie per avermi fornito il suo parere. Dovrò faticare per trovare uno pseudonimo più originale che mi aggrada, ma almeno dormirò sonni tranquilli
  4. Premetto che non voglio offendere nessuno, né piccolo editore, né autore che ha pubblicato con un piccolo editore... si parla solo per avere un confronto. Secondo me le case editrici sono troppe, ma quelle medio-grosse, quelle che contano, sono relativamente poche, ed è giusto che sia così. Io ho preso come parametro l’esistenza di una voce su Wikipedia, perché è qualcosa che l’editore può non creare a scopo promozionale, ma deve essere fondata su un “peso” editoriale riconosciuto pubblicamente, pena la rimozione della pagina. Non credo affatto che sia facile giungere a un editore “di peso”... ma non è nemmeno impossibile, come dimostrano alcune testimonianze che ho letto nel forum (ad esempio, quella nel thread su Newton Compton). Credo che noi scrittori dovremmo credere nella meritocrazia, e cercare di puntare in alto, anche perché l'alternativa opposta, quella alla portata di tutti, è l'editoria a pagamento... Personalmente, dopo una pubblicazione con un piccolo editore, preferisco tenere l’opera nel cassetto che non pubblicarla di nuovo con un piccolo editore, anche se gratuito. Finché non si è pronti per fare un salto di qualità, forse è meglio restare nel cassetto! Un’eccezione, come ho scritto, può essere rappresentata da certe opere di “nicchia”, o per il genere, o per la tematica, o per lo stile... in questo caso, trovo giustificato pubblicare anche con un piccolo editore, oppure auto-pubblicarsi, perché in ogni caso non ci sarebbe un'alternativa più valida.
  5. Grande verità! Non gradisco gli atteggiamenti di quegli aspiranti scrittori che considerano tutti "aspiranti scrittori", eccetto sé stessi. Secondo me, finché uno scrittore non riesce ad approdare a una casa editrice degna di nota (di quelle presenti su Wikipedia) rimane comunque un aspirante, e non è certo ingaggiando una guerra tra poveri che le case editrici lo noteranno...
  6. Dal mio punto di vista, pubblicare con una piccola casa editrice ha senso se l'opera stessa appartiene a un genere di nicchia, ovvero se il piccolo editore punta a conquistare quella piccola fetta di mercato a cui si rivolge il libro. In questo caso, l'opera non potrebbe comunque essere pubblicata da altri editori di fascia più alta, perché non rientra nei loro orientamenti. Se invece si tratta di letteratura di più largo "consumo", che in teoria potrebbe essere pubblicata dai medio-grandi editori, allora accontentarsi di pubblicare con una piccola CE, per quanto gratuita, equivale spesso a ricevere parecchie delusioni, e in certi casi è quasi come non pubblicare. Se credi nella tua opera, aspetta di trovare un buon editore che ci creda almeno quanto te. Se invece hai dubbi sull'opera, invece di accontentarti di un piccolo editore, migliorala ancora!
  7. Wanderer

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    @Avv.Lenti Interessante il caso che riporta, anche se mi sembra di capire che quel musicista scelse il cognome Dolby proprio ispirato dal marchio... quindi in quel caso c'era una dichiarata intenzione di suggerire un collegamento, ed è comprensibile che possa aver creato problemi, dato che il campo di pertinenza era il medesimo, la musica. E' come se io fossi un pop-artist e scegliessi di chiamarmi Marco Coca-Cola... Diverso, credo, sarebbe se io mi chiamo Marco Nike, perché scrivo opere ispirate alla cultura classica, e sono un cultore della Nike di Samotracia... Sono comunque d'accordo sul fatto che è meglio evitare di poter avere problemi. Solo su una cosa, purtroppo, non sono molto d'accordo: il regno della fantasia, ai tempi di internet, non ha confini così illimitati... quasi qualunque nome di fantasia o parola che abbia un bel suono corrisponde già a qualcosa, ed è facile individuare uno più marchi (o persone, o associazioni) che si chiamano in quel modo, seppure magari non sono grandi marchi o multinazionali. Magari è soltanto una piccola azienda tedesca che produce ferri da stiro... ma fino a quale punto uno può stare tranquillo? E fino a quale altro punto, d'altro canto, ci si può sentire limitati, in particolare se si adottano parole che sono di pubblico dominio in altri ambiti?
  8. Wanderer

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    Ovviamente, non ho alcuna voglia di rischiare, proprio per questo chiedevo lumi... ma d'altro canto mi dispiace rinunciare a uno pseudonimo che ho trovato faticosamente soltanto perché, in via puramente teorica, potrebbero configurarsi problemi. Il punto è che si tratta di una parola che non "appartiene" in via esclusiva a quel marchio (è un termine greco, ed esiste come cognome all'estero), e soltanto dopo averla individuata ho scoperto l'esistenza del marchio (nonché l'esistenza di qualche associazione che ha la stesso nome). Per quello che so, un marchio viene registrato soltanto per alcune categorie merceologiche, e non può essere registrato per tutte. Siamo quindi sicuri che ci sia incompatibilità - per fare un esempio - tra l'azienda che produce zaini e che si chiama "Invicta" e lo scrittore che decide di mettere come pseudonimo Giovanni Invicta?
  9. Wanderer

    self publishing con nome d'arte non registrato

    @Avv.Lenti Grazie...
  10. Wanderer

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Mi piacerebbe conoscere la sua opinione, sempre su questioni relative agli pseudonimi, anche nel quesito che avevo posto nella medesima sezione del forum...
  11. Wanderer

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Importante precisazione che contribuisce a chiarificare, grazie. Secondo me, il punto è che persone diverse assumono pseudonimi (o nomi d'arte) per motivi molto diversi, quindi bisogna valutare caso per caso. Il caso Elena Ferrante secondo me è un caso relativamente raro, almeno al giorno d'oggi, mentre era più ricorrente in passato. Nella maggior parte dei casi, oggi, un autore che assume uno pseudonimo (o nome d'arte) non lo fa per nascondere al pubblico la propria identità, bensì lo fa per lo stesso motivo di un musicista: magari perché, per motivi soggettivi o per esigenze di mercato, ritiene che il proprio nome sia poco artistico, poco interessante, poco appetibile... ovvero, perché vuole presentarsi con un alter-ego, che connoti alcuni aspetti della propria personalità artistica, distinguendola dalla propria vita quotidiana, senza tuttavia nascondere la propria identità.
  12. Wanderer

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Legge alla mano, io leggo questo: Articolo 27: Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell'articolo 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica è di cinquant'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata. Se prima della scadenza di detto termine l'autore si è rivelato o la rivelazione è fatta dalle persone indicate dall'articolo 23 o da persone autorizzate dall'autore, nelle forme stabilite dall'articolo seguente, si applica il termine di durata determinato nell'articolo 25. Per tutti gli altri casi, quindi, vale l'articolo 25: I diritti di utilizzazione economica dell'opera durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del cinquantesimo anno solare dopo la sua morte. L'unica differenza, mi sembra, è che nel primo caso in teoria - non essendo noto l'autore - non si può nemmeno sapere quando sia deceduto, quindi il termine viene calcolato sulla prima pubblicazione, e non sul decesso. In entrambi gli articoli [25 e 27] ci sono note che riportano l'estensione del termine da 50 a 70 anni, avvenuta nel 1996. Per il resto, non vedo differenza, anche perché i diritti di utilizzazione economica non sono pars pro toto della proprietà intellettuale dell'opera, che mi sembra resti immutata in tutti i casi, in quanto comprende i diritti morali, comunque inalienabili. L'articolo 8, in ogni caso, recita: È reputato autore dell'opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale nelle forme d'uso, ovvero, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radio-diffusione dell'opera stessa. Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d'arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero. Quindi, mi corregga se sbaglio, quella potenziale "limitazione" dell'articolo 27 vale soltanto in pochissimi casi specifici, ovvero soltanto quando l'opera è rimasta anonima, quando l'autore dietro lo pseudonimo è deceduto senza essersi mai rivelato, ovvero quando lo pseudonimo non è "notoriamente conosciuto come equivalente al nome vero". O mi sono perso qualche altro articolo?
  13. Wanderer

    self publishing con nome d'arte non registrato

    Scusi, ma perché più breve? Qual è la norma che lo stabilisce? Nella misura in cui l'autore è in grado di fornire una prova della paternità dell'opera - e magari anche una data certa - che differenza c'è?
  14. Wanderer

    Partita Iva sì o no?

    La partita IVA non la devi assolutamente aprire per forza, perché per il fisco italiano puoi percepire redditi da diritti d'autore senza partita IVA, e senza alcuna soglia. Personalmente, trovo insensato per un autore aprire una partiva IVA, dato che può beneficiare di un regime fiscale privilegiato, che lo distingue da altre categorie professionali. L'unico caso in cui può essere giustificata è quando l'autore svolge altre attività collaterali che la richiedono, come ad esempio la correzione di bozze, se svolte in modo professionale e continuativo. Nel caso che poni, anche se non hai un editore tradizionale, Amazon fiscalmente fa le veci dell'editore, in quanto i libri o gli eBook non li vendi tu direttamente, bensì li vende Amazon per conto tuo. Quindi non c'è alcuna necessità né ragione valida per aprire una partita IVA. Diverso è il caso se ti stampi il libro in tipografia e vendi tu stesso le copie su Ebay oppure su Amazon, in questo caso registrandoti come venditore. Oppure, se vendi un eBook autoprodotto direttamente dal tuo blog, con pagamento diretto tramite Paypal. In quel caso, oltre un un certo tempo e oltre una certa soglia di vendita (che non puoi più giustificare come "vendita occasionale", specie nel caso dell'eBook), devi aprire la partita IVA, perché a quel punto per il fisco non sei più solo un autore, un artista, ma stai anche esercitando attività d'impresa. Spero che qualcuno più esperto mi correggerà se sbaglio...
  15. Wanderer

    Aspetti legali nella scelta di uno pseudonimo

    Chiedo scusa in anticipo se la questione è stata affrontata altrove, ma ho un dubbio sulla scelta di uno pseudonimo, e più in generale sulle norme che è bene tenere presenti per la scelta di uno pseudonimo, per non incorrere in possibili violazioni di diritti altrui. Presumo che non sia consigliabile assumere come pseudonimo un nome e cognome già esistenti, per non incorrere in un eventuale reato di sostituzione di persona. A parte questo, ci sono altri vincoli o aspetti legali? Ci sono potenziali incompatibilità con nomi usati nei marchi registrati? Nel mio caso, sarei orientato verso uno pseudonimo composto da un nome italiano e da una parola inesistente come cognome in Italia (ma è un cognome che esiste in altri paesi). Tuttavia, ho visto che esiste una nota azienda internazionale, che è un marchio registrato in diversi paesi, tra cui l'Italia, che si chiama con quella stessa parola, la quale non è una parola di uso comune (come potrebbe essere "Leone") ma nemmeno una parola creativa che riconduce univocamente a un marchio (come potrebbe essere "Nivea"), bensì una via di mezzo tra le due cose, come potrebbe essere "Nike". Ci potrebbe essere una potenziale incompatibilità? Grazie se qualcuno esperto vorrà risolvere questo piccolo dubbio...
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