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Wanderer

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  1. Wanderer

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    @ElleryQ Sono d'accordo sul fatto che la discriminante tra editore onesto e truffaldino non sia essere (sulla carta) a pagamento o meno. Ci sono certi editori gratuiti che si spacciano come gratuiti proprio per prendere in giro il malcapitato di turno, e poi inseriscono nei contratti delle clausole così penalizzanti da essere peggio di una "onesta" editoria a pagamento. Purtroppo, di questi casi ce ne sono parecchi e, purtroppo, sono paradossalmente figli (degeneri) di una maggiore consapevolezza. Una volta che l'editore sa che l'autore medio è consapevole, anche grazie a questo forum, inventa sempre nuovi modi per raggirarlo e per mascherare le proprie vere intenzioni. Sul fatto che oggi gli sprovveduti siano meno giustificabili è vero... ma è anche vero, per l'appunto, che gli editori a pagamento (mascherati) ne inventano sempre nuove, e a volte è difficile discernere anche per qualcuno più navigato! In linea generale, credo che l'editoria a pagamento sia comunque una truffa in partenza, nel senso che si fonda sullo sfruttamento della credulità altrui, spesso di persone fragili o avanti negli anni. Non si fonda sul vendere onestamente un servizio per quello che è, ma sull'illudere l'autore e spacciare quel servizio come qualcos'altro (ovvero come il lasciapassare per la celebrità!). Non essendoci un'etica editoriale, non essendoci alcuno scopo culturale, è anche più probabile che si vada incontro a ulteriori truffe nel non rispetto del contratto. Quando un editore a pagamento promette la promozione, va da sé che nella maggior parte dei casi è soltanto una promessa da marinaio, perché l'editore non ha alcun interesse economico né alcun movente per farla. Poi magari può accadere anche con un editore che non fa pagare contributi ma, almeno in teoria, se l'editore ha investito un minimo di denaro sull'opera, dovrebbe essere suo interesse promuoverla. Dico "in teoria" perché, con il print o demand e micro-tirature, oggettivamente il discorso di "investire un minimo di denaro" è relativo, ed effettivamente ci sono editori gratuiti che si limitano ad acquisire i diritti di un'opera, a stamparne qualche copia, e a fare lavorare l'autore per lui (organizzando presentazioni o altro), e tutto questo a investimento quasi zero. Comunque, a questo punto mi chiedo: dato che anche voi siete d'accordo che alcune case editrici "gratuite" sono in sostanza equiparabili a quelle a pagamento (come dici tu, quando non pagano le royalties... o magari quando per contratto le pagano dopo la 300 copia!), perché non prevedere dei criteri più stringenti per essere assegnati alla sezione "free" del forum? Se essere assegnati alla sezione "free" non equivale necessariamente a proporre onesti contratti... come può il malcapitato difendersi da queste forme subdole di pseudo-EAP? Sulla questione della regolamentazione legislativa, credo che prima o poi qualcuno si dovrebbe fare promotore di un'iniziativa per sensibilizzare le alte sfere... anche se temo che abbiano tutt'altre priorità. E l'Europa, in questi casi, dov'é?
  2. Wanderer

    Editoria a pagamento e legge: cosa sarebbe auspicabile?

    Infatti, non c'è dubbio che in molti casi si tratti di truffe legali, ovvero di sfruttamento della credulità/vanità di persone completamente sprovvedute. Ad oggi, gli unici modi per difendersi sono "a cose fatte", quando lo sprovveduto apre gli occhi, quando nei contratti emergono palesi elementi non conformi alla legge, o quando gli impegni non vengono rispettati. Tuttavia, credo che l'aspirante autore dovrebbe essere tutelato dallo Stato innanzitutto a monte. Personalmente ritengo assurdo che il contratto di edizione - che decenni fa era stato previsto dal legislatore in una certa forma, a certi fini, con certe tutele - possa essere forzato e stravolto a tal punto da farci entrare truffe legalizzate, o comunque forme di editoria che penalizzano gli autori, sfruttando spesso la loro ignoranza e credulità. Oggi l'editoria è cambiata rispetto a mezzo secolo fa, quando le case editrici erano un decimo di quelle attuali, e quando chi pubblicava non lo faceva quasi mai a pagamento. Il legislatore dovrebbe tenere conto della situazione attuale, e tutelare il cittadino da potenziali truffe. Se i contratti di edizione venissero distinti dalla vendita di servizi editoriali, perlomeno i venditori farebbero meglio il loro mestiere, invece di confondere autori e lettori, spacciandosi per editori. E l'autore saprebbe di stare comprando un servizio, e farebbe le sue valutazioni economiche, invece di illudersi di stare "pubblicando un libro" con un editore. Tralaltro, al 90% degli editori a pagamento non importa nulla di acquisire i diritti di pubblicazione di un'opera, dato che l'unico cliente di quell'opera sarà unicamente l'autore e i suoi conoscenti, e quell'opera probabilmente non andrà mai oltre la prima tiratura. Per un editore a pagamento, l'unico autentico vantaggio di acquisire i diritti può essere di poter ingabbiare l'autore tramite prelazioni, opzioni e altre operazioni semi-truffaldine, e poi magari proporgli di risolvere il contratto in cambio di altre copie da acquistare... Insomma, non c'è alcun dubbio che la "ratio" di certi contratti di edizione sia l'esatta antitesi della ratio legis che si trova dietro la legge sul diritto d'autore. Il fatto che certi contratti ai limiti del raggiro riescano ad essere "legali" è un problema che il legislatore si dovrebbe porre, a mio modesto avviso.
  3. Wanderer

    Presentazioni a pagamento

    Il problema, in quel caso, sarebbe l'acquisto del libro. Se fosse un po' più sviluppato il mercato dell'eBook sarebbe più facile... Invece, al peggio non c'è fine... del meglio nemmeno l'inizio!
  4. Wanderer

    a proposito di editoria e poesia

    Sono d'accordo sul fatto che il discorso è complesso, ma il fatto che "sia così" - ammesso che lo sia - non implica che debba essere così, né che è stato sempre così, né che sarà sempre così. Quello che dici è vero soprattutto per il Novecento, ovvero il secolo scorso, in cui la poesia si è allontanata dal sentire comune ed è diventata un genere di nicchia, chiudendosi in sé stessa. Tuttavia, per secoli, la poesia è stata un genere "popolare", e non è escluso che un domani lo sarà di nuovo. Per moltissimi versi, la poesia è ancora popolare, basta che sia poesia per musica. Quasi tutti concordano sul fatto che c'è molta più "vera poesia" nei testi di Battisti o De Andrè che non in tutti i cenacoli di poesia d'avanguardia messi insieme. Credo che due domande se le debbano fare, sia i poeti che gli editori di poesia. Se la poesia non si legge e "non vende", non è certo colpa dei lettori, semmai è colpa degli autori e di certi editori, che non riescono a produrre opere "popolari". Poi c'è da dire che esiste già una nuova tendenza di poesia "mainstream" che, negli ultimi anni, ha portato ad alcuni bestseller. I casi di Francesco Sole e Gio Evan sono i più eclatanti. D'accordo, molti considerano quei libri soltanto come una trovata commerciale, e in buona parte lo penso anche io. Ma intanto, piaccia o meno, hanno contribuito un minimo a fare tornare in auge la poesia tra i più giovani. Anche in questo caso, si può accettarlo o no, ma è pur sempre una declinazione della poesia nel mondo contemporaneo. Il rapporto tra editoria e poesia che hai descritto nel primo post è una possibilità, ma non è l'unica, e non è detto che non ce ne saranno altre. Se, come dici tu stessa, la situazione è "sconfortante" non significa che ci si debba adeguare a questo sconforto. Personalmente, io ho smesso di mandare proposte di poesia già da un po', per dedicarmi alla narrativa. Pubblicare a pagamento, o pubblicare per quattro gatti che se la cantano a vicenda, e che si premiano a vicenda, secondo me non rende un buon servizio alla poesia. Mi sembra molto più decoroso lasciare le poesie nel cassetto, come il buon vino, in attesa di tempi migliori.
  5. Sappiamo tutti che l’editoria a pagamento è legale, perché non c’è alcuna legge che la vieta, ma la domanda è: secondo voi dovrebbe rimanere tale o dovrebbe essere quantomeno regolata? Sarebbe mai possibile (o comunque auspicabile) un intervento legislativo o una modifica della legge sul diritto d’autore che limiti il fenomeno? Ovviamente, l’acquisto di servizi editoriali (che siano di editing, correzione bozze, stampa, promozione) dovrebbe essere sempre possibile per un autore, così come l'autopubblicazione, ma forse si dovrebbe distinguere tutto ciò dal contratto di edizione. Ovvero, forse per legge bisognerebbe distinguere l'editore dal venditore di servizi editoriali, ovvero il contratto di edizione a termine – quello per cui un autore cede a un editore i diritti su un’opera, ricevendo in cambio una percentuale e/o un anticipo – dall’acquisto di servizi editoriali, in cui l'autore paga, ma non dovrebbe cedere i diritti dell'opera. L'editore dovrebbe essere soltanto quello che acquisisce l'opera e riconosce una percentuale all'autore, tutti gli altri casi dovrebbero essere "altro", e regolati in altre forme. In altri termini: a mio avviso, non dovrebbe darsi la possibilità per un editore di acquisire i diritti di un'opera facendo pagare un autore, invece di pagarlo, perché è un controsenso in termini. Ed è questo controsenso a determinare un danno economico (e d'immagine) per migliaia di autori, oltre che essere un fenomeno deleterio per l'editoria intera. Secondo voi ci sarebbero dei modi per regolare questo fenomeno a livello legislativo, oppure è impossibile o comunque non auspicabile? Vi risulta che siano state già avanzate proposte del genere? Mi rivolgo in primo luogo agli esperti di questioni legali, ma anche a tutti gli altri.
  6. Wanderer

    Consigli opinioni su casa editrice Robin

    @luca castiglione Sulla casa editrice in questione non so dirti, ma ti rimando al thread apposito, come ti hanno già consigliato gli altri. Sul fatto di acquistare copie per pubblicare, personalmente ti consiglio di non accettare mai soluzioni del genere, che conducono quasi sempre ad esperienze deludenti. Nemmeno agli esordi, secondo me, è giustificabile acquistare copie per pubblicare. Se lo scopo iniziale è farsi conoscere, si può pubblicare gratis online in vari siti, blog o riviste. In alternativa, ci si può autopubblicare, cosa che in poesia è ancora più facile, perché richiede molto poco editing e un'impaginazione più elementare.
  7. Wanderer

    Presentazioni a pagamento

    Come dice @Silverwillow, può avere un vago senso solo per autori molto famosi, tipo Baricco, quelli le cui presentazioni sono dei firmacopie, e i libri vengono comprati dai "fan" a scatola chiusa. In questo caso, può essere anche un modo per limitare un po' gli ingressi, dato che magari si prevede un'alta presenza di gente. In tutti gli altri casi, mi sembra un'assurdità, che penalizza gli autori e potenzialmente anche gli editori.
  8. Wanderer

    a proposito di editoria e poesia

    Secondo me invece ha importanza soprattutto in poesia, perché è l'unica, vera, tangibile discriminante tra chi scrive per hobby (il 95%) e riesce ad affermarsi (il 5%). Ci sono troppi "poeti" e troppi pochi lettori, e la soluzione di certo non è fare pubblicare tutti e moltiplicare il numero delle case editrici. Se oggi la poesia non vende, se la poesia non si legge, dipende innanzitutto dagli stessi poeti, che spesso sono prigionieri del proprio egocentrismo e della propria vanità, e non riescono a produrre opere capaci di toccare temi universali e di superare la prova del tempo. Quei pochi che ci riescono, vengono pubblicati dai grandi marchi editoriali, e non a pagamento. Le case editrici che contano, in poesia, sono meno di quelle che si possano contare sulle dita di una mano, e sono marchi storici che hanno una collana di poesia, ma non sono specialiste in poesia (con la sola eccezione, forse, di Passigli). Poi c'è un sottobosco di piccole case editrici specialiste in poesia, che magari lavorano bene, e che sono diventate "autorevoli" tra piccole nicchie di lettori, ma che non vanno oltre quello, e che difficilmente produrranno opere destinate a durare nel tempo, che entreranno nella storia della letteratura. Al contrario, contribuiscono a rendere la poesia un genere effimero, a relegarla ai margini dell'editoria che conta, a danno di quelle che sono le caratteristiche perenni della poesia: la sua universalità e la sua durata nel tempo. Per il resto, temo che, per moltissimi versi, la situazione della poesia in Italia sia ancora rimasta ferma al Novecento, fossilizzata sui retaggi delle avanguardie, in un loop di sterile autocompiacimento che - giustamente - lascia del tutto indifferenti gran parte di lettori, me compreso. Forse, la poesia riuscirà a tornare "popolare" soltanto quando si entrerà in una vera fase di post-modernità, e recupererà i suoi strumenti (la metrica, la sonorità) andati perduti, pur utilizzandoli in modo diverso che in passato. In fondo, è successo già nella musica d'arte. A un certo punto, una ventina di anni fa, la gente ha cominciato a stancarsi di sentire rumori sconclusionati nelle sale da concerto, e si è tornati a un modo più classico e "popolare" di comporre. Senza nostalgie del passato, ma senza più avere il complesso di dover essere "moderni". La vera poesia, a mio avviso, non è quella che insegue un'espressione "moderna", che è destinata ad essere effimera. Ma è quella che si rivolge a tutte le epoche, e che tocca "corde" atemporali e universali, come la grande musica.
  9. Confermo quanto detto da @L'antipatico, non c'è il minimo dubbio che opere pre-1900 siano di pubblico dominio (anche al netto delle varianti nazionali sul Copyright). Confermo anche il discorso della copertina, che se è originale è a sua volta protetta dal diritto d'autore, ma che in ogni caso è un discorso a sé rispetto al contenuto del libro. La traduzione letteraria per la legge italiana è un'opera a carattere creativo (se ha un minimo di originalità), ed è tutelata nell'atto stesso della sua creazione, non meno di un romanzo originale. Tuttavia, se mai sorgesse un contenzioso, l'autore deve essere in grado di dimostrare la paternità, fornendo una prova di anteriorità. Personalmente, ti consiglio sempre di depositare una traduzione prima di auto-pubblicarla, ovvero di creare una prova di data certa associata al tuo nome. Ad esempio tramite PEC, oppure marca temporale.
  10. Wanderer

    Concorso di poesia Mamma Natura [26/09/2020]

    Dire che questo concorso è uno specchietto per le allodole (ovvero per improvvisati poeti) è un eufemismo. L'obiettivo è soltanto, in modo più o meno surrogato, fomentare la EAP. Se andate nel sito poetiepoesia, troverete un video in cui, addirittura, si giustifica in modo esplicito l'editoria a pagamento (utilizzando i soliti luoghi comuni secondo cui Saba o Montale hanno pubblicato a pagamento, come se questo giustificasse chiunque che non sia Saba o Montale a pubblicare a pagamento... e come se si potessero equiparare epoche diverse dell'editoria!) Più chiaro di così... si apprezza quasi l'onestà!
  11. Wanderer

    Gioco dei Racconti Minimi

    La memoria E dov'è quel ponte? Nessuno lo ricorda. Lì persi il mio amore.
  12. @Pal Anche io ho attualmente il tuo stesso dubbio, in prospettiva di un'opera che sto completando. Secondo me, dipende a quali case editrici stai puntando. Così come l'editore ha un target di lettori, l'autore deve avere un target di editori. Se il proprio target è un editore piccolo o medio-piccolo (o comunque ci si può accontentare di questo), allora secondo me si perde più tempo e potenziale denaro con le agenzie. Se invece il target è un editore medio o medio-grosso, è probabile (ma non sicuro) che inviando soltanto ad agenzie si risparmi un po' di tempo e si abbia qualche chance in più.
  13. Wanderer

    La vera narrativa è solo in prima persona al presente?

    Io direi che è sostanzialmente l'opposto: la "vera" narrativa è soprattutto in terza persona. La prima persona, da secoli, identifica il genere della poesia lirica, non della narrativa.
  14. Wanderer

    Adelphi

    Anche io sarei curioso, ma secondo me in generale è difficile conoscere un autore Adelphi... dato che per l'85% pubblicano opere di autori deceduti! Temo che il loro metodo di selezione sia totalmente avulso dagli invii spontanei, e forse anche svincolato dalle agenzie. Con ogni probabilità, sono loro stessi ad andare a cercare gli autori che decidono di pubblicare, e non viceversa.
  15. Wanderer

    Gioco dei Racconti Minimi

    Più che micro-racconti mi sembrano haiku... La partenza: Passi sopra il ponte. Qualcuno parte. Nessuno sa per dove.
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