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lennox

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  1. Ciao @queffe, ti ringrazio per il cortese messaggio e colgo l'occasione per tornare in topic dicendo che non comprerei un libro in cui si suggerisce che l'uso di qualsiasi componente della lingua italiana è pregiudiziale ad una eventuale pubblicazione. Il contenuto dei miei precedenti messaggi è da intendersi come argomentazione a supporto di questa personale preferenza. Ciao
  2. Ciao Ippolita, anche se non rispondevi direttamente a me, devo dire son contento di scoprire che c'era dell'ironia nel tuo messaggio e che, almeno tu, non li consideri errori per principio. In particolare mi sembra di capire bene quello che dici quando scrivi: "Questo tipo di uniformità la trovo giustissima in una collana, ma non in un romanzo. Il rischio, a mio avviso, è l'omogeneizzazione.". Ciao
  3. Ciao @Marcello, rispondevo semplicemente ad una frase di Ippolita, qualche messaggio più su, ripresa poi da Aporema Edizioni. Ho trovato interessante la tua osservazione in cui sostieni, se capisco bene quello che volevi dire, che le regole editoriali non siano più quelle di trent'anni fa e che gli avverbi oggi non siano più di moda. Per curiosità ho cercato gli avverbi in -mente in un campione di estratti messi a disposizione da Amazon di libri pubblicati di recente e questo è quello che ho trovato: - Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi: 26 - Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti: 28 - Gianrico Carofiglio, La misura del tempo: 43 - Antonio Scurati, M (vincitore del premio Strega): 85 Ciao
  4. Io, scusate se vado off-topic, questa regola per cui sarebbe proibito usare gli avverbi in -mente non la conoscevo. Mi sembra, puramente a titolo di esempio, non la conoscesse neanche Giorgio Manganelli (Milano, 15 novembre 1922 – Roma, 28 maggio 1990 è stato uno scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario italiano, nonché uno dei teorici più coerenti della neoavanguardia, dice Wikipedia) quando nel 1986 scriveva: e in cui, se non sbaglio, conto l'uso di otto avverbi in -mente (sette avverbi unici). Sembra, oltretutto, non la conoscesse neanche Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985 è stato uno scrittore e partigiano italiano, dice sempre Wikipedia) perché se apro la prima pagina de "Il barone rampante" (Einaudi, 1957), ci trovo: dove, se non sbaglio, conto l'uso di due avverbi in -mente. Se questa regola è stata instaurata recentemente, propongo di applicarla retroattivamente e rendere illegali tutti i libri che non la onorano. Propongo inoltre di revocare la licenza, se esiste, alle case editrici che tali libri hanno pubblicato. E non valga la scusa che la regola, al tempo, non era ancora stata rivelata: la legge, si sa, non ammette ignoranza.
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