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Sunday Times

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  1. Sunday Times

    Palabanda Edizioni

    Il link non è più valido. Il dominio è scaduto e disponibile. Trovo strano che un'impresa lasci il sito con il proprio nome scadere. Ora è tutto su quello dello stampatore, le Arti Grafiche Pisano. Ultima data di riferimento 27 marzo 2019 per l'intervista a Gabriella Ranno, la direttrice, che vi elenca almeno cinque nuovi titoli in arrivo più alcuni autori di rilievo che starebbero per firmare con loro, provenienti da note CE, senza però fare nomi. Su Ibs e Unilibro non compaiono in catalogo altri titoli stampati dopo il 2017. Quindi ci sarebbe da chiedersi cosa ne è stato di quel programma ambizioso e magari se questa CE esiste ancora.
  2. Sunday Times

    Il " Libro nel cassetto ".

    Mi sembra che la cosa si complichi inutilmente. Intendo semplicemente quando un libro aspetta di trovare pubblicazione. Non mi risulta che appena finito un libro, schioccando le dita, venga pubblicato. Di solito c'è un periodo di attesa. É a questo stato che anche la domanda di certe CE fa riferimento. Anche se quella domanda spesso comprende chi ha un solo libro, anche poco o affatto revisionato, in attesa ci può essere un libro scartato da altri, da correggere, oppure corretto - i tre stadi da te citati - o parte di un insieme di opere. Non capisco l' essere così categorici date le possibilità che non mi pare tu abbia considerato. A quanto pare un modo di dire appropriato manca, se anche tu non hai una maniera per definire i tuoi lavori dopo che li hai finiti ma non ancora pubblicati. Mi dici solo che per te il cassetto non va bene, ma questo è un modo di dire generico, che significa semplicemente - per me - qualcosa di non pubblicato. A meno che tu non riesca a venderli prima di averli finiti, per contratto. Non parlo di un'opera che sta in un cassetto perchè l'autore ha i problemi da te elencati, quella è la tua idea, a me non interessa esprimere giudizi su casi ipotetici. Dico semplicemente che ci sono due modi di tenere un romanzo nel cassetto, il primo è quello che intasa la produzione letteraria, ma io mi riferisco qui a opere a cui si lavora regolarmente. Ti ricordo che il cassetto è una parte di mobile a sua volta mobile, si apre, il contenuto esce e ci si può lavorare quanto si vuole. Nel cassetto ci sta anche l'opera per cui si aspetta la pubblicazione giusta, quindi sono comprese anche proposte non accettate, per cui si resta in attesa di pubblicazione. Quanto a ciò che potrebbe sostiture il modo di dire, non ho chiesto una frase fatta, ma di tradurre con una frase un'immagine interiore, se c'è. Non certo però un'immagine della mia mente, ma della vostra, scelta da voi. Se volevo restare nella mia mente, non aprivo la discussione. Ci vuole parecchia fantasia per trovare questa richiesta in quello che ho scritto. É anche al di là di un OT. Se senza volere sono rientrata nel genere fantascienza o se l'immagine del cassetto piace, basta dirlo. Apriamo una discussione diversa. Intanto mi faccio dare un passaggio, già che ci siamo.
  3. Sunday Times

    Il " Libro nel cassetto ".

    L'inizio di quanto avevo scritto su questa frase che ogni tanto fa capolino da certi siti era: -"Avete un romanzo nel cassetto?" Lasciatecelo.- Quindi quoto le continue aperture del cassetto per rileggere in vario modo quanto scritto e correggere. Ma quello che la frase suggerisce è un altro tipo di romanzo, nelle intenzioni del sito, uno scritto e poi lasciato lì, solo soletto. Invece, per tutti quelli che soli soletti non sono, ma adeguatamente rivisti, pur non ancora pubblicati, perché non si ha fretta, perché si aspetta l'occasione buona, perché ora non è il momento o per tanti altri motivi, rifaccio la domanda, a cui solo Antares ha in parte risposto, nel senso che di risposte ne ha date cinque. Ma io ne chiedevo una, scelta come modo di dire al posto di quello vecchio. Nel caso classico di un'opera ancora da pubblicare, ma non un'opera dimenticata e non una che è sola al mondo, presupponendo che sia appunto in buona compagnia di altri vostri scritti, quale altra frase usereste? Non posso usare più di un punto interrogativo altrimenti mi sgridano, quindi non so in che altro modo chiedervelo. Possibile che tante menti creative non abbiano un altro modo per pensare al loro libro che vogliono pubblicare se non accettare che si definisca nel cassetto? Io se penso al mio chiuso lì dentro sto male per lui. Mi manca l'aria all'idea.
  4. Sunday Times

    Il " Libro nel cassetto ".

    Da quando le librerie hanno i cassetti? I libri, anche i manoscritti, hanno bisogno di aria, non si essere nascosti. Tanto non è un cassetto che li tiene al sicuro. Questa discussione nasce da un commento che ho fatto sulle cose che mi colpiscono nella visita ai siti delle CE. In particolare la domanda che a volte viene posta al visitatore: " Hai un libro nel cassetto? " " Questo è il posto che fa per te. Dopo tanto vagare ti puoi anche fermare." Se la cosa sembra ormai stonata a me, forse anche voi avreste qualcosa da dire, ridefinendo magari questo vecchio adagio. Forse dire "Avere un libro nel cassetto" viene da "Avere un sogno nel cassetto". Ma i sogni a parer mio vanno sì custoditi con cura, ma anche curati, cioè agiti, e quindi anche un libro nel cassetto deve rimanere vivo. A parte alcune eccezioni, menti sublimi che avranno scritto un' opera già perfetta e poi l'avranno deposta su un cuscino in attesa del principe azzurro, e che non fanno che confermare la regola, i sogni muoiono all'alba se non ci si lavora, e tanto più i libri. Quindi voi che nuova espressione usereste al posto di questa? "In ultimo da quella frase tanto consunta che sarebbe ora di cambiare: avete un manoscritto nel cassetto? Lasciatecelo. Perchè a parte che ce ne sono già decine di miglia in giro, la cui gran parte è ancora orfana e in cerca di tutori amorevoli, se sta nel cassetto vuol dire che non siete veri scrittori, perchè avete scritto solo quello, e poi che l'avete abbandonato, non l'avete nè corretto allo sfinimento, nè gli avete dato fratelii o sorelle, nemmeno la compagnia di un cane o un gatto."
  5. Questo è vero, ma come le discussioni sulle CE insegnano, su alcune in particolare, certe facce sono emblematiche, si tirano dietro storie di percentuali non pagate e cose così, pur avendo messo pagine di presentazione. Quindi più che la presenza o l'assenza ( che in effetti non è cosa buona ) io considerei l'effetto che fa la lettura di quello che viene proposto nelle poche righe di presentazione, posto che nessuno dirà che mente sapendo di mentire. Userà invece le solite belle parole. Se sono troppe, non va. Quindi direi che c'è una formula non scrivibile che suggerisce di entrare nel sito con la consapevolezza di un guerriero dentro a una foresta incantata, dove possono volare coltelli o uscire fate dagli alberi. Senza pregiudizi e con gli occhi bene aperti al minimo segnale di stridore, che può provenire da titoli improbabili e forzati, dalla farroginossità nel fornire informazioni, dallo spacciare una favolosa distribuzione che però è inutile se non sai come vendere tutte le copie che stampi, magari perchè non ci sono eventi in quel sito, c'è la stessa vita sociale del cimitero lungo la statale. Un analogo senso di vuoto ti entra nello stomaco quando apri quelle pagine "dedicate" ai poveri autori, che lì riposano in pace. In ultimo da quella frase tanto consunta che sarebbe ora di cambiare: avete un manoscritto nel cassetto? Lasciatecelo. Perchè a parte che ce ne sono già decine di miglia in giro, la cui gran parte è ancora orfana e in cerca di tutori amorevoli, se sta nel cassetto vuol dire che non siete veri scrittori, perchè avete scritto solo quello, e poi che l'avete abbandonato, non l'avete nè corretto allo sfinimento, nè gli avete dato fratelii o sorelle, nemmeno la compagnia di un cane o un gatto. E in scrittura la produzione solo migliora la qualità del soggetto, non crea fame, nè debito pubblico, anzi, tiene il soggetto lontano da un sacco di alternative meno interessanti. Quindi questo ci porta a un altro campanello che bisogna saper riconoscere: i luoghi comuni. Chi ci casca con tutte le scarpe che cos'è? Bisognerebbe aprire una nuova discussione per questo. Perchè in un sito la CE parla di sè e se si guarda bene, si vede tutto, anche quello che lei vorrebbe nasconderti.
  6. Non solo le ventisette collane col resto di due che da quante sono scivolano dal menu, e certe volte tutto scompare, quindi ti ritrovi in una vetrina desolatamente vuota, da piena di promesse che era. Ma i nomi improbabili in genere presi a man bassa dal mondo vegetale per cui, per andare a vedere se ci sono romanzi te la devi passare tutta questa tendina che ti si chiude sempre sul più bello. Perchè vai a sapere se per loro l'origano è sinonimo di giallo o di avventura. E che dire del lentisco. Non era meglio lasciare la poesia nei libri e pensare a stamparne qualcuno in più, che spruzzarla a caso nei menu delle collane? Dio come respiro quando quelle volte che mi ritrovo su un sito dove c'è ancora scritto, semplicemente, narrativa italiana, narrativa straniera, thriller, saggi, avventura, filosofia, poesia. Guarda caso sono quelli delle CE migliori.
  7. Sunday Times

    La Repubblica delle "Conversazioni".

    Devo dire che per me è lo stesso. Se non posso leggere nel silenzio, non riesco a far risuonare dentro di me le cose. Ho bisogno di due cose: vedere e silenzio.
  8. Sunday Times

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Ragazzi vi vorrei ricordare che però qua dovremmo inserire informazioni sul modo di leggere. Così sta diventando una panoramica di usi e costumi. Ve lo dico perchè ho un senso dell'ordine piuttosto scandinavo, tanto per restare in tema con gli ultimi post. E visto quello che si trova per terra la mattina, non mi sembra male dare una controllata a chi sta fuori con i vetri in mano. Detto questo metto un croce su tutti gli OT e che riposino in pace.
  9. Sunday Times

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Quali sono queste limitazioni?
  10. Sunday Times

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    volevo dire : l'assenza del fardello cattolico. A proposito dei cataloghi di lettura, certi siti ti propongono le loro raccolte settimanali e anche natalizie, a maggior ragione. Sono newletters che in qualche modo sono la versione non cartacea del catalogo islandese. Però sono tutti "interessati" dato che hanno tutti una provenienza commerciale. Meglio di niente, direte voi Poi mi viene una domanda, cara Antares, ci hai pensato con quanti libri si pubblicano in Italia, all'enciclopedia che dovremmo pubblicare ogni Natale per contenerli?
  11. Sunday Times

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Grazie di queste riflessioni tutto sommato sempre legate alla lettura anche se è vero che camminiamo sul filo dell'OT. Dico la mia, e per questo non vorrei però aprire una discussione a parte. Fino a poco tempo fa anche io avrei fatto l'equazione depressione suicidio. Ora non è più così. C'è un'intera gamma di sensazioni che l'essere umano può provare riguardo a ciò che ha fatto nella vita, sia quando le cose compiute sono state fatte come voleva che quando no, scambiate a torto per depressione. La personalità riflette a vario titolo quello che l'anima prova, e se l'anima ha deciso di fare altre esperienze altrove, questo è legittimo, nel percorso di un essere che è essenzialmente spirito e occasionalmente corpo. Quando si muore, a mio avviso, lo si fa perchè si è deciso di farlo, anche se si va sotto a un tram. Chi si suicida rende l'atto decisionale solo più evidente. Quindi sono d'accordo con Antares che in questo caso il fardello cattolico serva a sentirsi più liberi di prendere certe decisioni senza tutte le remore che ci sono altrove. Sia chiaro che qui non sto quotando il suicidio, sto solo dicendo che non è, secondo me, quello che sembra. E probabilmente la grande propensione al leggere, alla vita interiore, fa il resto nel prendere queste "decisioni".
  12. Sunday Times

    La Repubblica delle "Conversazioni".

    La domanda sulle Università è pertinente all'argomento, ma non ci scalda il cuore, lo capisco. Sarebbe meglio chiedersi se a noi piace leggere agli altri le nostre cose. O se ci piace sentire/ sentirle leggere. Non è affatto scontato che piaccia sentir leggere, per esempio i video di Writers on Writers, essendo per la maggior parte in inglese, hanno un sottotesto, che per me è perfetto. Così vedo e leggo. Soprattutto per la poesia per me è indispensabile, non riesco a coglierla dalla voce altrui. In effetti la bellezza di questi video, per me, non è tanto costituita dalla lettura in sè, quanto dallo scoprire cosa ama leggere qualcuno, e dallo scoprire un testo che può affascinarmi e dopo posso scoprire per conto mio. Quindi voi amate sentir leggere o no? e vi piace leggere agli altri, i vostri o gli altrui scritti? e quali di più?
  13. Sunday Times

    La Repubblica delle "Conversazioni".

    Vi segnalo che per il 15° anniversario del Festival Le Conversazioni, gli organizzatori hanno raccolto letture di amici e partecipanti in 52 "volumi", ospitati in uno scaffale dedicato nel sito di Repubblica e pubblicati a cadenza settimanale. Così nasce Writers on Writers, dal nome, penso, sia di una prestigiosa collana della Princetown Univeristy Press dedicata appunto alle visioni di scrittori contemporanei su altri scrittori, del passato o del presente, che della sua omologa australiana dell'Università di Melbourne. Ho aperto questa conversazione essenzialemente per dare l'informazione, ma se volessimo a questo punto ci potremmo chiedere se ci sono altri esempi di pubblicazioni universitarie letterarie che hanno poi influenzato altri media, o che per altri versi si possono definire felici. Per prima cosa bisognerebbe vedere se da noi ce ne sono. Riguardo agli Writers on Writers su Repubblica questo è il link: https://video.repubblica.it/dossier/le-conversazioni-antonio-monda-scrittori-leggono-scrittori Il viaggio è iniziato il 15 maggio, volume uno : Ian McEwan legge un racconto di Forster, Milena Mazzucco tre passi di Marina Cvetaeva sulla figura del poeta, Salman Rushide le Cosmocomiche di Calvino. Ora siamo al volume ventisei : Matt Dillon legge il dodicesimo capitolo di Moby Dick, Larissa MacFarquahr un passaggio da Il paradiso perduto di Milton, Helena Janeczek un racconto di Bachmann, e Diego Da Slva con un brano dal Giovane Holden. Chiude Antonio Monda con l'incipit de Lo strano Caso del Dottor Jekyll e mister Hyde. Buon ascolto a tutti
  14. Sunday Times

    Consiglio editoriale

    Non ci avevo pensato, cerco di fare attenzione a quello che scrivo, la sfilza di punti è uscita alla stregua di un emoticon che non avrei trovato, dato che non li uso molto e per avere quel significato sarei dovuta andare a pescare tra quelli in movimento, che rubano spazio e attenzione al testo, e anche questo mi chiedo che parte abbia in una buona scrittura. La scrittura fa parte poi, secondo me, di un canone più vasto, dell'espressione. Ora qui semplicemente io vedo regole di un tipo per la scrittura ed altre per l'espressione in genere, e mi sembra una contraddizione, certi emoticons "demenziali" sono permessi e una sgarrambata di punti interrogativi no, ma detto questo una regola è una regola, e non ci ricascherò.
  15. Sunday Times

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Non saprei, apparentemente è così, ma per certi aspetti invece i nordici sono fisicamente più attivi. Loro vanno più in bici, usano meno la macchina. Se ne fregano del freddo e fanno il bagno nell'acqua gelida. La socialità non so se sia maggiore da noi, la loro si esprime diversamente, ma è alta, se si pensa che ci sono asili gratuti e credo anche aiuti finanziari di vario tipo che da noi sono arrivati solo ora col nome di reddito di cittadinanza. Forse questo è senso del sociale e non socialità, comunque io ora resterei in attesa di altre osservazioni sui modi scrivere o di leggere. Andare alla radice della mediterraneità temo ci porterebbe in OT.
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