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Mirkos91

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  1. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Grazie della precisazione!
  2. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Non sapevo si usasse anche in siciliano; mio nonno non l'ha mai detto (lui palermitano, lei burina - ovvero dei castelli romani) e di ceffoni ne avrei meritati parecchi da piccolo
  3. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    La lettera "Z" è piena di perle romanesche , ve ne devo per forza lasciare un paio: Zuzzà: (v. zuzzare) ovvero "giocherellare"; è di fatto il tipico giocare dei bambini più piccoli. Mia nonna me lo diceva sempre: "Nun zuzzà troppo, che qua te se pijano!", quando me ne stavo al parco o in piazza. Zagajà: (v. zagajare) ovvero "balbettare" ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  4. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Lallera: "Sbronza" In dialetto romanesco, poi, l'equivalente maschile: Lallero, viene usato nella celebre frase: "Se, lallero. Mo magni" Lallero: in italiano è difficilmente traducibile; lo si trova in intercalari con situazioni assurde, poco probabili. Forse il significato più vicino è "addirittura" ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  5. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Scaciottà: verbo che indica l'essere fastidioso. L'etimologia è facile e deriva da un'altra frase molto famosa a Roma - e molto colorita, per cui cercherò di non riportarla completa: "Me fai venì'r latte a li co**ni" La frase di per sé ha lo stesso significato di "scaciottare"; quest'ultimo però indica una situazione più estrema, dove il latte è ormai diventato caciotta - ad indicare che il fastidio ha raggiunto un livello estremo. ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  6. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Mi prendo la libertà di inserirne due Ucello: "Uccello"; come spesso accade il dialetto romanesco tende a far decadere alcune doppie esistenti e a rafforzare la pronuncia dove invece questa è dolce. ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE Vapoforno: panetteria; sono molto legato a questo termine, che ormai sta scomparendo, perché uno dei più usati da mia nonna. Mi diceva sempre: "Mirké, annamosene ar vapoforno a pijà'na bella pizzetta, che là'a fanno bòna! Quella de'a pizzeria me dà er vortastommico" ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  7. Mirkos91

    Mi diletto col dialetto

    Ciocie: in dialetto romanesco indica le pantofole. Mia madre la usava spesso in frasi del tipo: "Dentro sta casa nun se trova mai gnente! Ndo stanno'e ciocie nòve? Quelle ch'ho comprato dar roscio ar mercato?" ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  8. Mirkos91

    La mattinata di Elvira

    Ringrazio tutti quanti per i commenti ricevuti: @Kiarka @Deborah Zan. @niccat13 @cynthia collu , sono davvero felice che abbiate dedicato del tempo al mio piccolo frammento. Mi dispiace di non essere troppo presente nel forum ma sto avendo delle settimane piene; sono riuscito però a riprendere in mano alcune parti del mio racconto e sto cercando di rivederlo in modo da dargli un'identità chiara e una migliore fruibilità. Farò tesoro delle vostre parole e di tutti i consigli ricevuti!
  9. Mirkos91

    La mattinata di Elvira

    Ciao @La Anders, grazie per aver commentato il mio frammento e per le delucidazioni date - che aggiungerò al testo finale. Dalle tue parole traspare una conferma a quello che è un mio dubbio da un po': quello di trovare difficile tornare a raccontare in italiano, dopo aver scritto tanto in "dialetto". Abituato a una certa dinamicità, ora mi sembra strano dover tornare ad alcuni "schemi" e "tempi" - dati anche dai personaggi molto diversi presenti in questa storia. Mi capita spesso di non riuscire a trovare più le parole e di bloccarmi su alcune costruzioni che adesso non mi sembrano più tanto familiari. Rinnovo, però, i miei ringraziamenti perché le tue indicazioni mi aiuteranno a sbloccarmi e a migliorare la mia scrittura.
  10. Mirkos91

    La sorprendente semantica dello strafalcione

    Di "Liofante" non ne sapevo nulla, grazie della dritta! Per mia nonna, noi nipoti da piccoli siamo tutti stati "pizzangrilli" - ma il termine può essere usato anche al femminile. Per quanto riguarda "bellentani" quello è solo al femminile
  11. Mirkos91

    La sorprendente semantica dello strafalcione

    Ho sempre amato gli strafalcioni - essendo cresciuto con mia nonna che tendeva a deformare tutte le parole, anche le più semplici. Un anno le regalai anche un piccolo dizionario - fatto in casa - con riportati tutti suoi vocaboli. Ve ne lascio qualcuno qui sotto di quelli che riesco a ricordare: Liofante: Elefante Bellentani: donna alta e avvenente Pizzangrillo: bambino piuttosto vivace
  12. Mirkos91

    gli arancini di zia Prudenza

    Andrò a dare un'occhiata con molto piacere!
  13. Mirkos91

    Un anniversario di matrimonio da festeggiare

    Ciao @Oscar Fate , lieto di leggere qualcosa di tuo - anche se un po' in ritardo dato l'alto numero di commenti. Ho molto apprezzato il tuo frammento, in cui ci sono veramente poche cose che fossi in te correggerei. Ma andiamo con ordine: La ripetizione della frase - cosa che in genere non amo - in questo contesto l'ho trovata geniale. Un mantra che si ripete per poi essere pesantemente contestualizzato dalla dura realtà dei fatti che mostrano una società tutta apparenza e niente sostanza, anche e soprattutto nelle relazioni. Il litigio di domenica pomeriggio alle 15.30 mi ricorda troppo il romanzo di Massimo Lolli "Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio"; un arco temporale che non è più "festivo" ma ha già tutto il sapore delle ansie e delle preoccupazioni di inizio settimana Solo una cosa: Questa frase mi disturba, non so bene neanche io il perché; quel "decisamente" con il "bellissima" non mi piace molto. Io lo toglierei. A rileggerti!
  14. Mirkos91

    La mattinata di Elvira

    Commento Quella che stava per cominciare sarebbe stata una giornata piena. Sentiva una strana vibrazione dal profondo delle ossa che aveva imparato a non sottovalutare; quello che molte persone avrebbero confuso per un leggero mal di pancia lei sapeva essere di più. Spesso le capitava di fermarsi in mezzo alla strada, di provare quella sensazione e di avere l’impressione di poter scrutare nel futuro dei soggetti che la circondavano. Si metteva così in un angolo, magari seduta su una panchina, osservando gli eventi accaderle di fronte – come alla vista di un film. In genere si trattava di piccole cose: bambini che cascavano sbucciandosi le ginocchia, biciclette che si schiantavano come razzi contro gli alberi, macchine che si scontravano creando ingorghi colossali a cui i romani sono ben abituati. Quella mattina però le cose erano molto diverse: la fitta le partiva da dietro e le corrispondeva sul davanti, stritolandole le budella come mai prima d’ora. «Questa deve essere importante» sussurrò mentre ripuliva la tazza con un rivolo d’acqua calda «Sarà meglio prendere le carte» L’orologio a dondolo, posto vicino all'ingresso della sala, rintoccava sonoramente lo scorrere del tempo, puntando dritto sulle 8.00. Elvira buttò un veloce sguardo sulle lancette, metabolizzò l’orario e poi si avvio nel corridoio. Sistemandosi teneramente i capelli vicino al collo si portò in camera da letto, lasciando la sala vuota e fortemente illuminata da una luce arancione che sapeva stranamente di mezzogiorno. I piedini avanzavano con ritmo serrato, sfiorando il pavimento di marmo che non veniva pulito accuratamente da ormai parecchi anni. Elvira, ormai, dava per assunto che la polvere ci dovesse essere; le piaceva pensare che quei corpuscoli fossero tante piccole persone, e che la trama del marmo fosse come una città vista dall'alto. La camera s’aprì davanti a lei svelando con poca luce un piccolo tavolino, subito sulla destra, prima dell'armadio, che riportava sopra un soffice panno nero che lasciava scorgere l’angolo di un tarocco. Crucciando le labbra, strette fino a rivelare una fitta rete di rughe giocose, si lanciò – rischiando d’inciampare per via dei calzini larghi – sul mazzo stringendolo al petto più che poteva. «Le carte, se non usate, vanno coperte» ripeteva a suo marito dopo ogni seduta, avvolgendole in tessuti pregiati ogni volta diversi «Altrimenti il demonio si porta via il potere e ti fa prevedere cose false e bizzarre» In realtà in cuor suo non aveva mai creduto all'opera del diavolo; o meglio, credeva alla sua esistenza ma non a un suo reale interesse per le questioni umane. Spesso raccontava a chi aveva desiderio di ascoltare – cosa piuttosto rara che in genere si concludeva con l’immagine di una vecchia che blatera da sola – che altri sono i “mostri” che amano impicciarsi delle questioni terrene. «Quando dite “il Diavolo” non vi state riferendo a lui in persona; credetemi quando vi dico che non ha nessun interesse nel farvi finire sotto una macchina o farvi perdere il portafogli» amava iniziare davanti ad una tazza di tè fumante e qualche biscottino allo zenzero «Ciò che vi capita è orchestrato da ben più minuscoli esserini e da qualche demone minore»
  15. Mirkos91

    gli arancini di zia Prudenza

    @annabella ciao, lieto di poter leggere altro di tuo dopo la buona impressione dell'altro frammento. In generale l'atmosfera che hai dipinto mi piace e risveglia in me una serie di ricordi "di paese" a cui sono molto affezionato e che tu hai riprodotto con tutti gli elementi surreali che li caratterizzano. Ci sono però degli appunti che devo farti: Essendo il soggetto al maschile "riuscita" diventa "riuscito" Ti è stata già fatta notare una certa ridondanza del termine "zia", ma anche con "piano" non hai scherzato ; in particolare in questa frase lo trovo assolutamente inutile, in quanto è chiaro l'argomento di conversazione. Perché invece di sottolineare ancora il piano non usi l'interno? Giocando con un numero piccolo si ricorda ancora una volta il fatto di doversi scontrare con quella porta immediatamente, senza però ripetersi. Eviterei di riusare "minimo" così vicino con un elemento sensoriale diverso dal primo. "disse la zia che senza aspettare alcuna risposta l'aveva già invitata imperativamente dentro casa" I miei parenti non hanno mai usato merletti per il divano, essendo questo ricoperto da una plastica trasparente per mantenerlo intatto nel tempo. L'idea però mi piace non poco! In genere mi piacciono i periodi lunghi, ritengo però che il fiato per arrivare alla fine di questo e di alcuni altri manchi un po'. Cercherei di rivedere queste cose durante la scrittura. Nel complesso rinnovo il mio giudizio positivo - non da professionista perché non lo sono - e aspetto di poter leggere altro.
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