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Massy

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  1. Massy

    Produci, consuma e muori

    Hanno sistematicamente distrutto o occultato il più possibile le antiche conoscenze poiché esse contenevano il segreto della nostra identità e della vera natura della vita. Hanno manipolato tutte le maggiori indagini e ricerche volte a studiare le antiche conoscenze occulte e i manufatti antichi diffusi in tutto il mondo, assicurandosi che niente trapelasse della nostra vera natura e origine e che, nel caso in cui qualcosa emergesse, non venisse mai reso pubblico, né il suo vero valore venisse compreso. Hanno creato le religioni per imprigionare le menti della popolazione, riempirle di un senso di limitazione e di inferiorità e dipingere le conoscenze esoteriche come espressione del "male". Hanno fondato la "scienza" per legittimare solo la sfera fisica e negare l'esistenza di altre frequenze di vita e sopprimere la conoscenza del nostro io multidimensionale. Ciò viene fatto ricompensando quelli che si allineano al partito e distruggendo la reputazione di chi non lo fa. Hanno introdotto i media per sommergere e schiacciare le nostre menti con la realtà che vogliono imporci; e per attaccare, ridicolizzare, condannare e distruggere chiunque minacci di denunciare la truffa e l'illusione su cui essa si poggia. La manipolazione mediatica la loro arma. Hanno focalizzato il mondo e la comunicazione su tutto ciò che è materiale - soldi, le vincite al lotto, il possesso delle cose, e hanno stimolato in noi un'ossessione nei confronti del sesso come esperienza fisica piuttosto che spirituale. Il sesso basato esclusivamente sulla dimensione fisica mantiene a basso livello la nostra frequenza essendo un atto puramente fisico. Il sesso basato sull'amore aumenta la nostra frequenza poiché ci riconnette con la nostra scintilla di puro amore. Hanno isolato l'energia maschile e femminile, ponendole in contrapposizione e impedendone la fusione dell'energia maschile e femminile all'interno di tutti noi, fusione che potrebbe dar luogo a una terza forma di energia, una forza vibrazionale potenzialmente elevata, e che potrebbe liberarci da questa prigione vibrazionale, la Matrice. Hanno mantenuto e mantengono ancora basse le energie vibrazionali del pianeta Terra riempindoci di alimenti e bevande di medicinali e di aria di sostanze tossiche o nocive destinate a sopprimere in noi la capacità di sperimentare la nostra personalità multidimensionale e a bloccare i canali attraverso cui i nostri più elevati livelli possono comunicare con la dimensione fisica. In alcuni punti della Terra hanno celebrato riti per poter ridimensionare il campo vibazionale del pianeta fino a renderlo senza energia. Le guerre... Le guerre poi sono state creare da loro e ad ogni livello di conflitto si diffondeva dipendenza finanziaria e crescite sproporzionate di disoccupazione e di miseria, cosicchè noi potevamo rimanere sempre bassi di livello. La paura, il senso di colpa, la rabbia, il risentimento e la frustruzione nacquero negli esseri umani. Ci hanno posto condizioni e ci hanno ricattato pur di non svelare la loro identità minacciandoci di disintegrare la nostra bellezza interiore, la nostra capacità di vedere oltre. Solo applicandoci con la consapevolezza riusciremo a sconfiggerli. Eliminare immediatamente ogni autorità esterna, ritrovando lo spirito libero che c'è in noi, nella nostra individualità camminando cosi a testa alta davanti a loro. "Sono stanco, devo fare qualcosa. Devo migliorare la qualità della mia vita..."
  2. Massy

    Ciò che segna, insegna

    Cio' che piu' segna insegna..è una regola di vita, perche' quello che fa male, emotivamante e umanamente, ci insegna a vivere, ma sopratutto ci aiuta a cercare di evitare quello che potrebbe di nuovo ferirci. Una regola che ben si applica all'amore, in tutte le sue manifestazioni negative, come negativo puo' essere un amore breve, finito male per mille motivi, che dentro lasciano decisamente segni profondi ma riparabili dal tempo, certi amori iniziano e bruciano nel breve volgere di un attimo, forse perche' troppo impetuosi e senza basi su cui poggiare, certi amori bruciano in fretta e per questo c'e' sempre chi rimane bruciato e di solito chi si brucia ha poi bisogno di tempo per curare le ferite provocate da quel fortissimo ed irresistibile calore umano. Ma questa regola di vita non è soltanto per l'amore ma per tutto ciò che può accadere nella nostra vita. Qualsiasi cosa accade di negativo è sempre motivo per guardare avanti in positivo. Spesso si vive anche in contesti nei quali abbiamo a che fare con molte sfaccettature come nel lavoro, a scuola, durante una vacanza con gli amici; esperienze semplici ma proprio per questo ricche di situazioni che potrebbero segnare il nostro tempo e scalfire la nostra esistenza. Sono del parere che come nelle relazioni amorose qualsiasi impedimento diventa un giovamento anche nelle altre manifestazioni quotidiane. Prendiamo la "resilienza", si lo so oramai questo termine è superato e inflazionato ma poniamo il caso che l'atto coraggioso di assorbire un urto senza rompersi (Wikipedia docet) ci aiuti a comprendere che un individuo umano è in grado di superare qualsiasi ostacolo ma soltanto se "segnato" dal dolore e dalla fatica subiti in quel tragitto. Posso piegarmi ma non spezzarmi, posso cadere nelle acque piu' profonde del mondo ma posso anche uscirne fuori a testa alta, respirando ancora l'aria. Quando si è toccato il fondo è ora di risalire anche se le ferite sanguinano, bruciano, e toccano l'anima fino a farla urlare di dolore, ma non possiamo permetterci di stare sul fondo a lungo aspettando i soccorsi.
  3. Massy

    Il commissario e il boss

    Si continuerà. Grazie.
  4. Voglio raccontarvi una storia, accaduta veramente e di cui ho avuto il piacere di visitare il luogo laddove si svolsero i fatti. Lomello è un piccolissimo paese in provincia di Pavia immersa tra campagne e risaie sulla provinciale 193bis sorge una villa abbandonata: Villa De Vecchi. La sua notorietà può essere paragonata a quella di un altra tenuta sovente al centro di storiacce di spettri e fantasmi, vale a dire Villa di De Vecchi di Cortenova, in Valsassina, meglio nota con il nome di “Casa Rossa”. Secondo la leggenda, a Villa De Vecchi la maledizione iniziò dopo che il proprietario della tenuta trovò la moglie assassinata e la figlia scomparsa. La storia di cui tanti in questo paese me ne hanno parlato è che un brutto giorno di fine estate del 1912 il proprietario di questa tenuta eretta in mezzo ai campi di riso tornò da una battuta di caccia. Ad attenderlo, sulla porta d’ingresso, avrebbe dovuto esserci la bella e giovane moglie sposata pochi mesi prima. Invece no, la sposina era all’ultimo piano della torretta della villa in compagnia di un giovane stalliere. Il proprietario lavò nel sangue il tradimento con due colpi di fucile, più un terzo per se stesso. Villa De Vecchi è in uno stato di abbandono totale. Abbandonata da oltre trent’anni, ma la proprietà, acquisita negli anni Settanta dal re del riso, Francesco Sempio, si è data da fare per limitarne il degrado e le incursioni di spiritisti, predatori e semplici curiosi. C’è un piccolo particolare che non quadra . Al bar del Paese di Lomello è appesa ad una parete la foto della villa datata 1931. molto probabilmente pochi giorni dopo la sua inaugurazione e, in piedi fermo avanti all’ingresso, si vede un uomo. Si tratta di Pietro Cerri, il proprietario che la fece ricosruire e chiamare Villa Cerri. C’è qulache piccola estemporaneità: se la Villa venne costruita nel 1931, non poteva certo esistere 1912, anno in cui viene fatto risale l’omicidio-suicidio che avrebbe dato avvio alla maledizione, e se il proprietario era vivo e vegeto davanti all’ingresso nel 1931, non poteva certo essersi suicidato nel 1912. A questo punto, chiarito che Villa Cerri non fu teatro di alcun fatto di sangue, rimane da capire come si sia potuta sviluppare la leggenda degli amanti maledetti. Una brutta vicenda che vide un’intera famiglia sterminata a colpi di coltello da un rapinatore, anche se alcuni dicono che ci fosse di mezzo una storia di corna. Alla fine, comunque, il colpevole venne preso e giustiziato nel fiume Agogna, una delle ultime esecuzioni capitali della Lomellina. La vicenda risale ai primi dell’800, quasi 100 anni prima della leggenda su Villa Cerri, ma forse, mescolata con un altra storia di tanti anni fa che parla di una tresca amorosa fra due ex dipendenti della tenuta, potrebbe essere stato il trampolino di lancio della leggenda.
  5. Massy

    Una fantasmagorica gita

    Vado a raccontarvi una delle mie tante gite in moto per l’Italia del nord nelle quali ho avuto il piacere di essere innanzitutto accompagnato da due amici motociclisti e appassionati di paranormale che mi hanno aiutato a comprendere ancora di piu’ questo mondo cosi assurdo, irreale seppur cosi tangibile del mondo paranormale o di quelle attività elettromagnetiche in luoghi non piu’ abitati da persone fisiche ma da residui delle loro vite precedenti. Il castello di Landriano in provincia di Pavia è stato per me uno dei posti piu’ interessanti del nord-ovest d’Italia. Giugno 2017, giornata soleggiata e calda ma non afosa. Con la mia Harley Davidson in compagnia di Luca e Mary sulla Indian partimmo da Milano in direzione Landriano, nella bassa pavese. Il tragitto non presentò alcun problema e arrivammo a destinazione poco prima delle 10 di mattina. Un caffè al primo bar del paese (6000 abitanti) e due domande al benzinaio (i benzinai sanno tutto…) su come arrivare al castello. Una volta giunti al castelllo, nonostante fosse pieno giorno, l’atmosfera di quel luogo oramai abbandonato da moltissimi anni anche se oggi di proprietà privata, rilasciava qualcosa di strano. Suggestione forse…non lo so. Il castello risalirebbe all’anno 1037 e fu conteso da ostrogoti e bizantini. Nel 1531 Alessandro Landriani cedette la fortezza al gran cancelliere Francesco Taverna e la sua famiglia lo ha mantenuto per diversi secoli. Lasciammo le motociclette sulla stradina sterrata che fiancheggiava il lato ovest del castello e senza troppo dare nell’occhio ci incamminanno all’interno del maniero. Inutile fare una descrizione dello stato di degrado di quel luogo, lo lascio alla vostra immaginazione. Il mio carissimo amico Luca quando fummo giunti nell’anticamera principale del castello estrasse dallo zaino uno strumento molto particolare che misura la variazione di onde elettromagnetiche nell’area nella quale ci si trova. La prima fortissima sensazione fu quella di percepire uno spiffero di aria gelida sul viso anche se esternamente c’erano 28 gradi e dentro non era inferiore ai 22/23 gradi. Nessun segnale sul rilevatore di Luca. Salimmo le scale fino al piano superiore, stando attenti di non inciampare nei calcinacci e giunti sopra il rilevatore emise luci multicolori led e un segnale forte e assordante. Non c’erano alcune prese elettriche, tantomeno luci, lampade o cavi elettrici. Niente. Zero. Il rilevatore per alcuni minuti sembrò impazzito; in quell’area c’era qualcosa che avrebbe potuto rivelarsi molto imponente, molto decisa. Una forte sensazione di nausea a tutti e tre mentre Mary perse i sensi e dovette sdraiarsi sul pavimento. La giornata iniziava molto bene, quella che comunemente si può definire gita, si è rivelata una piccola tragedia. La nostra amica riprese i sensi ma disse di essere stata “toccata” da qualcosa o da qualcuno che era con noi tre in quella stanza ma che non si poteva vedere, tranne che nel segnale led dello strumento di rilevazione. In quelle condizioni di fortissimo disagio preferimmo abbandonare il castello e ripercorrere la via che portava a Milano, ed anche molto celermente. Attraverso alcuni documenti scopriamo che tra il XV e il XVI secolo visse una nobildonna di nome Giannetta. Si presume che tale Giannetta fosse una discendente diretta del castello e che fosse esperta nella preparazione di rimedi naturali per curare i problemi di salute. Fu proprio per questo che venne accusata di essere una strega dal generale Lautrec e venne condannata a morte sul rogo. Da allora il suo fantasma si aggira inquieto tra i vecchi ruderi di quella che fu la sua dimora apparendo ai coraggiosi temerari che si spingono fin lì per udire il suo malinconico canto. Non udimmo nessun canto, nessun lamento tantomeno nessun sussurro o parola, solo grande disagio fisico… Ah dimenticavo… Quando uscimmo da una porta delle porte laterali del castello per raggiungere le moto, percepimmo uno strano odore di legna bruciata, ma incendi in quei paraggi non c’erano.
  6. Massy

    Il commissario e il boss

    Il commissario Montini e l’inseparabile agente Aletti, che non macnava mai di accompagnarlo nelle indagini, arrivarono sul luogo dell’incidente stradale proprio mentre gli uomini della scientifica iniziavano i loro rilievi di prammatica. Montini era già stato sommariamente informato via radio da una pattuglia della Polizia Stradale di quanto era accaduto su quella strada appena fuori dalla periferia cittadina. <<Eh, certo che il nostro amico Colombo l’ha proprio scampata bella! – commentò Aletti scuotendo il capo. – Certa gentaglia ha davvero la pellaccia dura! >> Il commissario Montini annuì: Bruno Colombo era un noto boss della malavita e capeggiava una gang che aveva dato parecchio filo da torcere alle forze dell’ordine, ma fin’ora non si era mai riusciti ad incastrarlo come meritava. Quel giorno, a quanto pareva, era scampato miracolosamente a un doppio rischio: non solo era riuscito a sfuggire ai rapitori, appartenenti ad una gang rivale, ma era uscito incolume dall’incidente stradale in ci i suoi potenziali killer avevano invece perso la vita. Adesso era lì che fumava tranquillamente il suo sigaro, mentre osservava gli agenti intenti ai rilievi. Appena vide Montini, gli sorrise con un’aria falsamente cortese. Prima di ascoltare il suo racconto, il commissario preferì dare un’occhiata alla macchina, schiantata contro un muretto che costeggiava la strada per un breve tratto. Era un vecchio modello di coupè a due porte: il cadavere del rapitore al volante aveva l capo reclinato sul poggiatesta del sedile anteriore destro.. L’atra vittima era seduta compostamente sul sedile posteriore sinistro, pareva quasi che dormisse. Il boss Colombo si motrava desideroso di raccontare quello che era successo. Cosi prima di ancora che Montini gli rivolgesse delle domande dirette, gli si avvicino e disse: << Caro commissario, immagino che lei voglia sapere come si sono svolti esattamente i fatti...>>. << Naturalmente. Infatti sono proprio curioso di sapere come lei sia riuscito a cavarsela>>. << Eh, che vuole a quanto pare, la mia buona stella non mi ha abbandonato… Sero che questo non le dispiaccia...>>. << Ma le pare? Sono contento che lei sia uscito sano e salvo, anche se le confesso che vorrei vederla in ottima salute, ma dietro alla sbarre>>. << Lei ha sempre voglia di scherzare, commissario, eh? Beh, ma ora sti aa sentire quello che è accaduto: ero appena uscito di casa quando sono stato aggredito da questi due scagnozzi della banda dei Castellani, mi hanno colto di sorpresa e prima che potessi reagire in qualche modo, mi hanno cacciato sul sedile posteriore destro della loro auto. Poi sono partiti a tutta velocità. Avevo il presentimento che sarebbe accaduto un incidente, anche perchè l’uomo al volante mi sembrava un pò brillo. Infatti a un certo punto, dopo quella curva, la vettura ha sbandato; il conducente non è stato in grado di controllarla e si è schiantata contro questo muro. L’urto è stato terrribile, ma miracolosamente non ho subito alcun danno. Cosi ho approfitato, senza esitare della situazione favorevole e, immediatamente dopo l’impatto, sono balzato giu’ dall’auto e sono scappato, senza preoccuparmi della sorte dei due scagnozzi dei Castellani. Poco dopo ho incontrato una macchina della polizia e ho chiesto aiuto...>>. << Sempre a sua disposizione per aiutarla… a finire in galera… – replicò Montini. – Penso proprio che questa sia la volta buona, caro il mio Colombo: infatti la storiella che mi ha raccontato non è per niente credibile… Sicuramente ha costruito questa messinscena per coprire l’omicidio dei due scagnozzi...>>. Il volto del boss Colombo divenne all’improssivo bianco. << Colombo, lei ha detto che saltato giu’ dall’auto agevolmente subito dopo l’incidente invece non è possibile che lei sia uscito dalla parte posteriore dell’auto quando quest’auto ha solo due porte e non quattro. Inoltre sui sedili anteriori c’erano i due scagnozzi che lei ha ucciso e non c’era via di uscita perchè questi sbarravano l’accesso alle portiere.>>
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