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Massimiliano Marconi

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  1. Massimiliano Marconi

    Piccolo tempo

    Commento a Anomalie naturali di Pincopalla Sei troppo bella Nneke. Il volto dall’ovale perfetto, incorniciato dalle onde d'inchiostro dei tuoi capelli; la pelle color dell'ebano ad avvolgere – come guaina sottile – un corpo che potrebbe far impazzire chiunque. Sei troppo bella Nneke, per attraversare il tuo piccolo tempo in un misero villaggio fatto di fango impastato col sangue. Sei troppo bella per fuggire, per attraversare il deserto e il mare rinchiusa in container neri di buio e di corpi accatastati. Ma tu lo fai. E abbandoni tutto e tutti per inseguire impossibili miraggi: di libertà che non sia troppo incerta, di vita che non sia troppo breve, di morte che non sia troppo violenta. Sei troppo bella Nneke, per affrontare fame e sete insaziabili, sole a picco e tempeste, mani torbide e sessi voraci, senza che tutto ciò incida nel tuo cuore cicatrici invisibili e profonde. Torture. Che sembrano continuare anche quando, arrivata in porto, diventi un animale nel gregge, un numero su uno schermo, un diverso da additare, un nemico da odiare. Ma poi – miracolo – incontri lui: corpo massiccio e dolce, mani grandi e gentili, morbida roccia per annidarci il cuore. Gli basta un sorriso, un breve cenno: scavalchi il recinto e diventi sua. Adesso sì che puoi chiamare vita ciò che era solo un miserabile trascorrere di giorni. Hai un uomo, hai una casa. Forse non proprio quelli che sognavi, ma cosa importa? E cosa importa se certe volte le sue richieste sembrano un po' strane. Lo sai, lo hai imparato, a lui piace giocare e ciò che piace a lui per te va bene. Così, come d'incanto, ecco che appaiono sigarette dal fumo denso e profumato; poi della polvere bianca che ti infarina il naso; e ogni gioco sembra già più nuovo e interessante. E tu sei troppo bella, Nneke, perché quel gioco sia solo fra voi due. È più divertente in tre, oppure in due, sì, ma senza lui. Sei troppo bella Nneke, anche solo per chiedere perché o – peggio ancora – per dire che, no, adesso non avresti voglia di giocare. Allora può accadere che ti parli, ti blandisca, ti spieghi che quei soldi servono, che non sono mai abbastanza, che lo fai perché entrambi possiate vivere tranquilli e felici... Ma più spesso capita che roccia torni roccia; che le sue grandi mani, non più così gentili, ti facciano male. Senza mai lasciare segni, però, perché al tuo corpo lui ci tiene. Sei troppo bella Nneke, anche quando, rannicchiata sul pavimento, terrorizzata dal suo braccio che incombe, piangi e lo implori: biko, biko, ka m gaa[1]. Lui ti guarda. E ride. E annuisce piano. Sì, sì, ti lascerà andare, un giorno. Ma non adesso: sei ancora troppo bella. [1] “Ti prego, lasciami andare”.
  2. Massimiliano Marconi

    Anomalie naturali

    Ciao @Pincopalla Proprio come sarebbe accaduto alla tua protagonista, nemmeno io, nel tuo racconto, ho "trovato alcuna anomalia, nessuna stonatura, ma pura consonanza". Se posso sfruttare la tua metafora ambientale, direi che trama e stile convivono perfettamente nel loro adatto ecosistema. Biocenosi e biotopo: "un fiore di cappero tra le rocce", appunto. Mi è piaciuta molto anche la struttura circolare che hai dato alla storia, con l'incipit che anticipa e racchiude il finale. Un po' come Matilda, che "mangiò le ciliegie prima della frittata". A proposito di Matilda. È certamente un personaggio degno di tale appellativo. Molto ben delineata, "selvatica" al punto giusto e con quel bellissimo tocco, un po' animalesco, degli occhi di colore diverso. E poi ama i gatti: già questo, per me, è un bonus da cento punti. Forse può suonare un po' scontata la scelta di contrapporle/affiancarle una coinquilina agli antipodi, ma in questo caso direi che l'espediente non stona affatto; anzi, lo trovo decisamente funzionale. Altrettanto funzionali i vari rimandi, quasi speculari all'interno del testo, al carattere di lei e ai suoi desideri e/o frustrazioni. Cito per esempio: "la sua naturale introversione si era persino inselvatichita nel corso degli anni", che si riflette nella battuta "«Selvatica,» proseguì Giulia «più asociale di Tutankhamon … la mummia, capisci?»"; oppure "era diventata insofferente e malinconica: colpa del grigiume cittadino e dell’apatico ambiente universitario. Aveva bisogno di ossigenarsi" che riecheggia la frase che appare verso il finale "avrebbe lasciato un ricettacolo asfittico per un nido arioso dove potersi meravigliare di nuovo, respirare e mangiare albicocche appena colte". E, sempre nella stessa frase, trovo molto efficace la contrapposizione fra "ricettacolo asfittico" e "nido arioso". In definitiva, ho trovato il tuo racconto molto ben scritto. Non ho incontrato refusi né errori grammaticali o sintattici e il testo scorre piacevolmente sotto gli occhi del lettore. Metafore e similitudini di stampo botanico si sposano perfettamente con il contesto, con l'atmosfera, e danno la giusta misura di una "consapevolezza ragionata della perfezione del Creato". Aggiungo, a proposito di questa frase, solo una piccola annotazione di carattere strettamente personale: al posto di "creato" avrei preferito un semplice "natura", che mi sembra meno connotativo e più adatto all'atmosfera del racconto. Dunque, non mi resta altro che farti i miei sentiti complimenti per questo bel testo. PS: nell'accettare l'incarico, Matilda porterà con sé Schizzo, vero?
  3. Massimiliano Marconi

    La materia dei sogni

    @Franeciao Chissà... Potrebbe. Intanto, grazie mille per la lettura.
  4. Massimiliano Marconi

    Segreti

    @Franeciao Grazie!!!
  5. Massimiliano Marconi

    Segreti

    Grazie a te, @Nightafter per la condivisione del tuo ricordo e la bellissima e appropriata citazione di Gozzano. Spero che questo mio testo possa farti da appetizer, e ti invogli a leggere anche altre cose che ho pubblicato qui su WD. Alle prossime letture...
  6. Massimiliano Marconi

    Segreti

    Chissà, @Pincopalla: magari sarà il protagonista del tuo prossimo lavoro... Nel caso, mi raccomando, fammi sapere.
  7. Massimiliano Marconi

    Segreti

    Grazie @Pincopalla. Grazie per il tempo che mi hai dedicato e per le annotazioni puntuali lasciate. Non mi dispiacciono affatto, anzi. Un'unica cosa: il protagonista si chiama Marco, non Luca. A parte il fatto che sono entrambi nomi di evangelisti, non vedo altre somiglianze... Alle prossime letture e grazie ancora
  8. Massimiliano Marconi

    La materia dei sogni

    @Poeta Zaza, @Adelaide J. Pellitteri, @Renoir, @Alberto Tosciri, @Floriana, @Milarepa. Grazie davvero di cuore per le vostre letture attente e le bellissime parole spese per il mio racconto. Ho trovato nei vostri commenti un sacco di ottimi suggerimenti e spunti di riflessione. E vi prego di scusarmi per il ritardo nel rispondervi: una piccola pausa e qualche giorno di vacanza lontano da computer & affini. Grazie ancora e alle prossime letture
  9. Massimiliano Marconi

    Segreti

    Prima di tutto, grazie davvero a @SantiagoN e a @Colored Shadows Prod per aver letto il mio testo. In particolare, direi che l'analisi di @Colored Shadows Prod è molto attenta e puntuale e la terrò nella dovuta considerazione. Sono d'accordo con quasi tutti i rilievi fatti e aggiungo soltanto che alcuni particolari (come per esempio il fatto che Simona - a causa della malattia - era in congedo e passava ogni tanto a trovare i colleghi in ufficio) sono "saltati" per far rientrare negli 8.000 caratteri canonici un testo che in origine ne aveva circa 9.000. Grazie ancora e alle prossime letture
  10. Massimiliano Marconi

    Segreti

    Commento a Bambini del futuro. Marco si rollò una sigaretta, prese il suo libro e uscì in cortile. Era già notte fonda e il buio era riuscito a stemperare il caldo e l’afa che lo avevano costretto in casa per quasi tutto il giorno. In maglietta e calzoncini corti, salutò il leggero brivido che gli si propagò per tutto il corpo a contatto con l’aria fresca. Anna e i ragazzi erano già a letto e il gran silenzio, rotto soltanto da un lontano frinire di cicale, era ideale per immergersi nella lettura. Sistemò la sedia accanto al lampioncino, fece scattare il Bic e si sedette sbuffando una nuvoletta di fumo. Sotto al piccolo cono di luce aprì il libro e iniziò a leggere. E tutto si aspettava fuorché di ritrovarsi all’improvviso catapultato nel passato, a oltre trent’anni di distanza, per colpa di una breve frase scritta là, quasi in fondo alla pagina: un segreto, per rimanere tale… Un segreto… Aveva conosciuto Simona in occasione di un incarico a tempo determinato che entrambi avevano ottenuto presso una grossa società finanziaria e tutti e due erano stati assegnati allo stesso reparto. Marco, grazie alle sue conoscenze linguistiche, lavorava come traduttore e Simona come video-terminalista e analista. Una ragazza carina ma non troppo appariscente in confronto ad altre del loro stesso gruppo di lavoro. Molto riservata, quasi timida, la sentiva molto affine a sé proprio per quei tratti caratteriali un po’ schivi, defilati. Ma aveva notato subito anche i suoi meravigliosi occhi celesti che spiccavano in un volto altrimenti piuttosto anonimo incorniciato da un caschetto di capelli così neri da virare a tratti in riflessi di un blu profondo. Passarono i mesi e per molti dei ragazzi del gruppo il contratto di lavoro divenne a tempo indeterminato. Marco e Simona, quasi senza soluzione di continuità, si ritrovarono nello stesso ufficio, con gli stessi colleghi di prima e con i quali avevano acquisito una sempre maggiore confidenza. Una volta assunti in via definitiva, i loro gusci di timidezza si erano quasi del tutto dissolti e riuscivano a chiacchierare e scherzare con gli altri in modo più spigliato. Fu allora che venne fuori un’altra caratteristica di Simona: la sua risata squillante, piena di vita, che risuonava per l’ufficio in occasione di una battuta particolarmente spiritosa o di qualche piccante confidenza fra donne. Ma mostrava anche un carattere forte e deciso; una visione del mondo aperta e positiva sia nei confronti del lavoro che delle persone. Per Marco restava comunque una semplice collega con la quale era bello scambiare quattro chiacchiere leggere durante la pausa caffè o l’ora di pranzo. Niente di più. E poi, per la verità, in quel periodo quasi tutti i suoi pensieri ruotavano intorno a un importante traguardo che si stava avvicinando: la sua relazione sentimentale con Anna era ormai ben consolidata e anche la situazione economica, con l’arrivo del posto fisso, andava consolidandosi; così avevano deciso di sposarsi e avevano anche fissato le nozze per la fine di settembre di quello stesso anno. Poi accadde qualcosa di totalmente inaspettato. E Marco imparò a sue spese quanto fosse importante non dar mai niente per scontato, specialmente in campo sentimentale. La sua relazione ormai ben consolidata fu sul punto di collassare sotto l’effetto di un subdolo e violento terremoto che lo investì in pieno proprio all’inizio di settembre. Forse per una reazione irrazionale alle nuove responsabilità alle quali stava andando incontro; forse per una sorta di sindrome da addio al celibato; forse per quella strana tendenza che ci spinge a infatuarsi di qualcuno nel quale in fondo ci riconosciamo, di qualcuno che magari risponde ad aspettative inconsce e misteriose; forse per mille altre inspiegabili ragioni… Fatto sta che improvvisamente si rese conto di guardare Simona con occhi del tutto diversi; che ogni sguardo che incrociava il suo lo metteva in subbuglio; che ogni suo scoppio di risate lo lasciava senza fiato; che, in parole povere, se n’era innamorato come un ragazzino e che tutta quella situazione lo faceva sentire da cani. E la cosa che lo faceva stare ancora peggio era che in quella specie di attrazione fatale la componente fisica, sessuale, era presente sì, ma relegata in un angolo. A godersi le luci della ribalta c’era una sensazione, o un sentimento, di tutt’altra natura. Finché una mattina in cui si ritrovarono da soli nella stanza del caffè Marco decise di sfidare il celeste immenso dei suoi occhi ed esordì con un “Simona, io…”. Ma non riuscì a dire altro. Lui fin troppo trasparente, lei fin troppo intelligente e sensibile. Simona poggiò semplicemente la punta delle dita sulle labbra di Marco e lo fece tacere. Scosse la testa, con un leggero ondeggiare dei suoi capelli corvini, e sulle ali di un sorriso impossibile disse: “Ti ricordi? Domani c'è il rinfresco per i colleghi e ho promesso di darti una mano nei preparativi”. Una piccola frase sospesa, apparentemente incongrua, ma che, per riportarlo con i piedi per terra, funzionò meglio di cento discorsi logici e appropriati. Anche se l'impatto col suolo non fu certo dei più morbidi. Da quel giorno in poi le loro vite seguirono ognuna il proprio percorso. Marco, rientrato in carreggiata, si era sposato con Anna; Simona aveva iniziato una relazione che, a giudicare dalla bella luminosità del suo viso e dei suoi occhi, doveva essere molto soddisfacente. Poi, nei mesi seguenti, anche dei piccoli cambiamenti nell’organizzazione del personale fecero sì che a entrambi fossero cambiati mansione e ufficio. E, come si dice in questi casi, “lontano dagli occhi…”. In seguito lei venne trasferita in un’altra filiale e per Simona e Marco divenne ancora più difficile incontrarsi, se non in qualche rara riunione organizzativa. Grazie comunque a quelle occasioni e per il tramite di alcuni comuni amici e colleghi Marco venne a sapere, negli anni, che lei si era sposata, che aveva avuto una figlia e che c’era poi stata una separazione piuttosto burrascosa da suo marito. E purtroppo venne a sapere anche un’altra cosa, una notizia che lo colpì duro, forte e preciso come un pugno nello stomaco: Simona aveva un tumore. Un cancro aggressivo, resistente a interventi e terapie. Ma le notizie che gli arrivavano non facevano altro che confermare la grande forza, il coraggio con il quale lei affrontava dolore e cure senza quasi fare una piega; l'intatta voglia di vivere che la spingeva in giro per il mondo non appena riscontrava in sé il minimo segno di miglioramento. Senza comunque mai trascurare sua figlia né le amicizie nate anche con i colleghi di lavoro. Dall’inizio della malattia, Marco ebbe modo di rivederla. In quelle occasioni non gli apparve mai vinta, abbattuta. Tutt’altro. Gli occhi sempre vivaci, il sorriso aperto e la risata argentina che vibrava a esaltare racconti di viaggio e successi scolastici della figlia. Anche l’ultima volta che passò dall’ufficio, Marco ritrovò la Simona di sempre. Ma nell’abbracciarla percepì distintamente la fragilità del suo corpo. Da aver paura di stringerla troppo, tanto gli parve sottile. E solo un paio di settimane dopo, un’amica comune lo chiamo al telefono per dirgli che Simona se n’era andata, che aveva mollato, che dopo tante battaglie si era arresa. Era stata sconfitta. Non prima però di aver accompagnato la figlia fino all'ottimo esito dell'esame di maturità. Sentì un forte bruciore fra le dita e cadde dal flusso dei ricordi. La sigaretta si era consumata fino a raggiungere la pelle. Ma anche gli occhi bruciavano. Gettò lontano il mozzicone, stranito, pensando tristemente a come quel suo cedimento, ormai così lontano nel tempo, fosse sempre rimasto un segreto fra lui e Simona. Un segreto… Tornò su quella frase, che sembrava essere stata scritta proprio per lui, proprio per loro. E la frase era ancora lì. Confusa, sbiadita, l’inchiostro sfumato dalle lacrime che ci erano cadute sopra; ma era ancora lì: un segreto, per rimanere tale, deve essere noto a non più di due persone, e una delle due deve essere morta.
  11. Massimiliano Marconi

    Bambini del futuro

    Ciao @Nicolò85. Mi sono imbattuto nel tuo testo perché il mio racconto Capanne è nella stessa lista settimanale per il contest della Sesta Luna. È stato proprio il titolo Bambini del futuro ad attirarmi, in quanto riecheggiava quello di un romanzo di Ian McEwan (Bambini nel tempo) che allora mi era piaciuto molto. Anche il tuo incipit mi ha colpito: "Alla fine si riduce tutto a un solo attimo. La preparazione può durare giorni, mesi, anni, ma l'esito è sempre relegato in pochi istanti, pochi attimi che decidono le sorti presenti e future. Ciò che ci resta è solo il passato." Un incipit che sembrava promettere molto, che solleticava la mia curiosità di lettore; che in definitiva mi ha preso per mano e mi ha convinto ad arrivare fino in fondo. Ma più andavo avanti nella lettura, più aumentava la delusione: mi trovavo di fronte a una promessa non mantenuta. Perché questo testo non è un racconto, ma (per tua stessa ammissione in risposta a un altro commento) è semplicemente una riflessione. Riportando le tue stesse parole, "In realtà era una riflessione, non un racconto con un capo e una coda". Quindi, come posso commentarlo? Per scrupolo, sono andato a riconsultare i punti che ogni commento dovrebbe affrontare. - trama: non esiste; non c'è nessuna narrazione, nessuna storia; - personaggi: non ce ne sono, a parte una sorta di oratore che tiene una specie di comizio; - contenuti: ecco, di questi se ne possono trovare molti, anzi, forse addirittura troppi: tanti ingredienti (purtroppo) non molto ben amalgamati; - grammatica e sintassi: ok, non ho trovato errori né refusi ma alcune volte un po' di confusione nell'espressione dei concetti (alcuni dei quali mi sembrano essere stati cacciati dentro a forza); - giudizio finale: né positivo né negativo, perché (come dicevo sopra) questo non è un racconto. Essendo una riflessione, un'esposizione di opinioni personali, potrei eventualmente dire se sono o non sono d'accordo, non certo esprimere un giudizio di merito. Ti faccio i miei complimenti per la vittoria del concorso: probabilmente il tema era tale che il tuo svolgimento lo ha colto in pieno. A me sinceramente non è piaciuto. Anche perché, parlando proprio di svolgimento, mi è sembrato un po' superficiale: troppi argomenti, nessuno dei quali risulta abbastanza approfondito. Forse bastava trattarne uno solo (per esempio mi sarebbe sembrato molto intrigante il tema fili/burattini/burattinai) ma svolto in forma di racconto, con la sua trama, la sua situazione, i suoi personaggi. Alla prossima lettura.
  12. Massimiliano Marconi

    Capanne

    Ti ringrazio molto @Alberto Tosciri, per l'accoglienza e le belle parole che hai speso per il mio racconto autobiografico. E mi fa molto piacere rilevare che ha suscitato in te emozioni e sensazioni che si specchiano in quelle che ho rivissuto io stesso nel ricordare e nello scrivere. Aggiungo solo una piccola precisazione. Quando dici ti rispondo che non avrebbe potuto farlo, poiché l'incidente mi capitò quando ero già piuttosto lontano dalla loro casa; ero praticamente a metà strada, e decisi che forse era meglio se proseguivo verso casa mia. Per tutto il resto, mi trovi perfettamente d'accordo. Soprattutto per quanto riguarda i "calci al pallone", pratica del tutto estranea a entrambi (e, a onor del vero, le figurine che ci scambiavamo erano quelle della collezione Uomini Illustri, non dei calciatori).
  13. Massimiliano Marconi

    I racconti della Sesta luna - Sesto ciclo

    Niente da scusare. Grazie mille.
  14. Massimiliano Marconi

    I racconti della Sesta luna - Sesto ciclo

    Ciao @Sira, non dovrebbe esserci anche il mio Capanne? L’ho pubblicato il 3 giugno. Grazie
  15. Massimiliano Marconi

    Capanne

    Grazie mille @Poeta Zaza. Una lettura molto puntuale e attenta. Anche tu mi suggerisci di inserire maggior brio, o, come dice @Luigi Amendola, "ritmo"; di far risaltare di più emozioni e sensazioni. Mi sa che dovrò proprio tenerne conto.
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