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Solitèr

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8 Neutrale

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  1. Solitèr

    Il conforto del quando piove

    @Roberto Ballardini ciao. Tutte le cose possono parlare specialmente, quando qualcuno è in grado di farsi portavoce. Ecco, tu sei colui che raccoglie le voci soffuse di chi non ha voce . Trovo i tuoi versi carichi della rabbia del mondo, molto sensibili a ciò che ci circonda, la natura stessa. Il suono della pioggia è ciò che più ti invita alla riflessione verso le tematiche più struggenti. Non mi piace il tic toc prolungato, ma la metrica mi pare buona ( per quanto la ritengo non fondamentale) Complimenti. ciao
  2. Solitèr

    Le palle indolenzite

    @Shut up and sleep ciao. Mi pare di capire che sei propenso all'ironia ( specialmente quella maschile). Mi auguro che anche tu sia aperto alle critiche e prenda il mio commento con la stessa ironia. Poco sentimentali mi appaiono i versi, dato l'argomento trattato. Confesso che sono molto legato alla poesia classica, e poco propenso, all'uso indiscriminato delle parole che esteriorizzano un certo scanzonato fraseggio. Comunque dimostri invettiva, controllo e padronanza della lingua. Spero di leggere qualcosa più melodico e ti saluto con una punta di ironia < fora dalle balle>
  3. Solitèr

    [MI 123] La fotocopia

    @Poeta Zaza ciao. Sono andato a vedere qual'era la traccia che hai usato per il contest, giusto per capire l'argomento in questione: < Si costrinse ad aprire gli occhi. Li richiuse subito dopo, promettendosi di non aprirli mai più; quello spettacolo andava oltre la sua soglia di sopportazione.> Tale traccia l'hai usata in modo proficuo, descrivendo una scena veramente imbarazzante per la protagonista. Noto che hai saputo usare i " maledetti 8.000 caratteri" usando la tecnica dello " sketct" ( breve scena di carattere comico, ironico o grottesco). Questo ti è servito per identificare al meglio la trama in cui la protagonista principale e la sua " spalla" si muovevano nel contesto della scena. Tutto è rilegato a pochi istanti e ad un unico piano sequenza. Ti è bastato poco realizzare, attraverso il loro dialogo, la storia di un rapporto tra uomo e donna , molto comune negli ambienti di lavoro. Il finale è " accattivante " davvero, anche se, ci si arriva in modo improvviso, dopo una lettura molto delicata. Voglio dirti che avresti dovuto continuare ( agli inizi lo fai) ad usare ironia e sarcasmo in modo da farne un racconto al 100% comico. La questione che noto è che il tuo stile poetico e di scrittura si è ( per un attimo) contaminato in un racconto dove, una certa traccia, ti ha costretto a trovare una situazione veramente imbarazzante. Quindi darei " quasi raggiunto " l'obbiettivo di dare un indirizzo prettamente comico al tuo racconto, e invece raggiunto pienamente, la potenzialità di essere " accattivante" quando lo vuoi essere. ciao e a rileggerti
  4. Solitèr

    Etna

    Pulsa il tuo cuore rovente, dentro al petto di roccia, la tua voce roca annuncia, inconfessabili propositi. Fluido incandescente giù per arditi pendii, scivolano lentamente, tracciando le vene ai fianchi. Sotto i nostri piedi vibra la terra arsa, fusa da immane fuoco che arde di passione. Animi umani esasperati, al timore hai piegato, rammenti loro, giorni tetri di fuoco e distruzione. Lunghe file in processione, tra veli di donne, visi appena schiariti, tra le fiaccole della notte. In fumo andranno i pensieri dispersi nel cielo terso, ancora stringerai patti con l'uomo di convivenza e pace? Si rinnova la vita ai tuoi piedi, circonda di agrumi e viti, animi sereni e felici dall'alto annunzi. Testimone rimarrai del mondo che hai visto nascere, plasmato come opera, artefice del tempo maestro . Ed un sussurro unanime percorrerà la valle, di preghiere a mani giunte; placati per il nostro bene!
  5. Solitèr

    Se dei suoi giorni sapessi

    @Sira ciao. La tua poesia mi incuriosisce dal momento in cui, tentenni dal dare una diversa idea ai commenti che hai ricevuto. In effetti, non si identificano nel concreto, chi siano i protagonisti a cui ti rivolgi. Dato che hai volutamente celato l'arcano significato, addirittura, partendo con un esplicito " se ", io, a questo punto, mi esporrei alla soluzione qui sotto: secondo me tu ti riferisci all'Universo; chi mai può sapere dei suoi giorni? la fuliggine potrebbe essere metaforicamente rappresentante del Caos. Sono miliardi di polverose nebulose che nascondono la nascita del Mondo, tutto è ancora avvolto dal mistero. qui, ci vedrei il Giudizio del Divino, in quanto l'Unico in grado di giudicare il Creato. un Universo che apparirebbe buio ed incerto, ma che spazzato via da una possente " Idea di vita", produrrebbe la gioia di appartenere all'Universo creato a nostra origine e somiglianza. Questa tua chiusura mi da l'immagine dell'Universo adornato di stelle, dove la Vita è possibile. La caligine. i pensieri, non sarebbero altro che la negatività umana, in aperto contrasto con l'idea Universale di vita che ci sovrasta, e di cui non siamo neanche in grado di cogliere, e molto probabilmente, neanche degni. Spendo le ultime parole sulla composizione che hai usato, che mi appare coerente con la sinteticità del testo. Attendiamo tutti una risposta, ciao
  6. Solitèr

    Chi ha ancora voglia di scrivere?

    @Jack Tunder ciao. Hai detto una cazzata pazzesca! la letteratura vivrà finché noi rimarremo vivi! ( con la testa ) e i nuovi mondi ci daranno ulteriori motivi di scrivere! ciao
  7. Solitèr

    Taxi writer - Off topic

    @Poeta Zaza come potrei? sono stato squalificato
  8. Solitèr

    Taxi writer - Off topic

    ultima tappa a tutto gas... vinca il migliore
  9. Solitèr

    A letto senza cena

    @Isflores @AzarRudif ciao a tutti. Mi accorgo solo ora del vostro gentile passaggio. Grazie del commento, in attesa di poter leggervi e commentarvi.
  10. Solitèr

    Taxi writer - Prima tappa

    @Anglares ciao ma credo che ci sia un errore del sistema: io ho postato il testo che come organizzato negli spazi mi dava 7.998. Quando l'ho postato si è distribuito in modo difforme da come l'avevo organizzato io. Io tutti quegli spazi proprio non li ho messi. Se vai a vedere lo stesso mio testo postato qui sopra ti renderai conto che sono 7.934 caratteri. Devo essere escluso perché il sistema mi ha disordinato il testo? E poi faccio una domanda e mi taccio per sempre: ma dov'è lo spirito del contest? l'aiuto logistico che bisognerebbe dare ai nuovi arrivati dov'è?
  11. Solitèr

    Taxi writer - Prima tappa

    @Anglares ciao. Potresti dirmi di quanti caratteri ho sforato? Poi se ritieni degli errori dovuti alla poca dimestichezza delle infrazioni!.
  12. Solitèr

    [TW-1-fuori concorso] Amarsi a Belfast

    L'auto della Polizia percorreva a forte velocità le strade di Belfast. Il suono della sirena si fece più minaccioso, quando l'auto si infilò su di un vicolo del quartiere protestante di Shankill. Persino le pietre dei pavimenti lastricati non rimasero indifferenti, investite da tale vibrante foga. L'ispettore John Darryl ammonì l'autista, l'agente Berry: < cerca di non mettere sotto qualcuno>. L'auto terminava la sua corsa sulla scena dell'attentato. Il fumo dell'incendio si univa alla nebbia dell'inverno. < Ci sono due morti ispettore, uno è Rob Spencer, il proprietario dello Store, l'altro non lo abbiamo ancora identificato. Credo che ci sia poco da dire, è l'ennesimo attentato dell'IRA>. L'ispettore scosse la testa e rispose: < Da quel maledetto bloody sunday del gennaio di un anno fa, questi posti non sono più sicuri; altro che disordini, è guerra civile. Non so quanto durerà questa scia di sangue, e mi sembra pessimo che il Governo mandi altri soldati in risposta; non ne verremo mai a capo, d'altronde questo attentato segue l'omicidio dei Mac Kinley da parte dell'Ulster; qui siamo alle faide quotidiane >. Poi una voce femminile si fece largo superando i controlli. Si avvicinò tanto che, i due uomini la riconobbero come Allison, la trentenne reporter del locale giornale. Alta, bionda, sguardo di chi la sa lunga ed è capace di metterti in difficoltà. Questo, avevano fatto innamorare l'ispettore John, con il quale intratteneva da un anno una solida storia d'amore. < Con lei me la sbrigo io >, fece John, strizzando l'occhio al collega. < Hai seguito il fumo, o è stato il botto a portarti qui?> esclamò John. La reporter parve lanciargli un'occhiata maliziosa: < Se aspettassi le tue chiamate, ogni volta che salta per aria qualcuno, mi rimarrebbe da fare solo il servizio sul funerale, invece di fare il mio lavoro di reporter >. John guardò teneramente Allison: < Lo sai bene che non ti posso dare soffiate, considerato che stiamo insieme; la gente già ci critica così > disse John. < Sì lo so, tranquillo, faccio le solite foto per il mio bollettino di guerra, o meglio, dei disordini, come piace definirli, il Governo di Londra >. Allison poi si allontanò da John, mimando un bacio e un “ a stasera”. Il giorno di ordinaria follia scemava, mentre ancora le sirene echeggiavano nell'aria; la stessa che attendeva con ansia, l'arrivo della prossima esplosione. John e Allison si ritrovarono a casa di lui per l'ora di cena. Parlarono del più e del meno, dato che si erano proposti, sin dall'inizio della loro storia di convivenza sotto lo stesso tetto, di non parlare mai di lavoro, e delle dure esperienze sulle strade di Belfast. Si erano promessi di evitare inutili prese di posizione in difesa delle loro diverse appartenenze religiose. Il loro lavoro doveva rimanere fuori dalla loro vita privata, anche perché entrambi, erano per la pacifica convivenza dei popoli. Ma l'aria sospesa, tra un lato e l'altro del tavolo, ancor più li divideva. Allison colse il taciturno stare di lui, come se qualcosa non andasse. < Cosa c'è John? Oggi sei silenzioso >. Lei affondò gli occhi su di lui, cercando di catturare risposte anche da un semplice espressione del suo viso. La notte calava su Belfast, su John ed Allison. Dormivano separati ai lati, lasciando un vuoto desolato in quel centro del letto, comunemente il luogo del loro incontro amoroso. Improvvisamente il silenzio della notte fu interrotto dal suonare di un cellulare. < Ma John, ti sei dimenticato di togliere la suoneria >, mormorò Allison, che benché assonnata, si sollevò con la schiena, puntando le mani sul materasso. La mano di lui si allungò verso il comodino e raggiunse il cellulare. Dal lato opposto qualcuno diede la notizia all'ispettore Darryl, il quale ascoltò in silenzio, e poi saltò giù dal letto. Il gesto non passò inosservato ad Allison che, a sua volta, si mise in piedi: < è successo qualcosa di grave?>. Lui la guardò e la invitò a rimettersi a letto; lei invece prese i suoi vestiti in fretta e furia. < Ti ho detto di stare qui, è inutile che ti alzi! >, la ammonì. < Io vengo con te, questo è il mio lavoro, te lo sei dimenticato ispettore Darryl?>. Qualcuno fu più veloce a infilarsi dentro l'auto, e partire a tutta velocità per le strade deserte e buie. John guardava dal retrovisore le luci dell'auto che lo seguiva, e a questo punto affondò il pedale sull'acceleratore. Pian piano, le luci dell'auto sparirono, non riuscendo a tenere il passo; John arrivò a destinazione. L'auto si fermò di botto, segnando l'asfalto gelido della scena dell'ennesimo delitto. Il buio faceva da padrone sotto il portoncino di quella casa, dove, un uomo in divisa, giaceva immobile riverso a terra, a metà tra i gradini e il marciapiede, mentre un rigagnolo di sangue, percorreva il sentiero di morte. John, rimase immobile di fronte alla sagoma che ancora emanava calore. < Questa volta hanno colpito duro!>, esclamò l'ispettore Darryl, mentre al suo fianco si accostava un agente che, torcia in mano, prese a illuminare il viso del morto: era il Tenente Holbert del secondo distretto. < L'Ira non ha aspettato molto a reagire, ispettore! >, disse l'agente. < A reagire a cosa ?>, ribatté sorpreso John. < Verso le tre e venti è stato ucciso a colpi di pistola Kelvin Jobs >. Il quadro dei due delitti era fin troppo chiaro; il Tenente Holbert era stato ucciso in rappresaglia a quello compiuto contro uno dei sostenitori della linea dura, contro le discriminazioni perpetrate sui lavoratori cattolici. I pensieri di John furono interrotti dall'arrivo di una altra auto, che si fermò nervosamente, e dalla quale, saltò fuori Allison. < Cosa ci fai qui?>, chiede John. < Mi vuoi spiegare perché mi hai seminato?> sbotta lei. < Spiegami come sei arrivata qui semmai! >, rincara John. < Forse avrò seguito qualche sirena?>, ribatte stizzita lei. < Io non ne ho sentito una >, insiste lui. Le domande a questo punto prendono a correre con ritmo serrato di botta e risposta: < John, mi spieghi questo tono che hai? Cosa mi nascondi? Cosa sono queste strane allusioni?>. Lui: < Ti faccio un'altra volta la domanda: cosa ci fai qui e come ci sei arrivata >. < Saranno affari miei!>, lei. < Allison, non fare la furba con me, sei arrivata subito qui neanche un munito dietro a me, evidente hai immaginato cosa era successo e chi era stato ammazzato>. < Adesso capisco! Caro mio ispettore >, fa lei. < La cosa è maledettamente seria, cara mia....>, lui. Un cupo silenzio scese tra loro , poi John si rivolse ad Allison con tono severo. < Ti devo confessare una cosa che non ti farà piacere; da sei mesi vi è un fascicolo d'indagine nei tuoi confronti, a causa dei tuoi strani rapporti con alcuni in odore di collaborazione con L'IRA. Sei stata vista nei disordini avvenuti a Derry, mentre con il viso coperto lanciavi una molotov; io non ho mai creduto a questo, ma adesso, non posso più credere che tu non abbia rapporti ambigui con loro; fino a quando non mi darai le risposte è meglio che non ci vediamo, e quando ti deciderai a darmele, lo dovrai fare alla luce del sole nel mio ufficio, presenti i miei superiori >. < John, le tue parole mi fanno molto male, siamo un anno insieme e solo adesso mi dici che sono indagata e che non ci possiamo più vedere? Ma non è che la tua promozione che gira per l'aria ha questo prezzo? Qualcuno ti ha consigliato di liberarti di una reporter cattolica?>. < Io ti amo Allison, non posso convivere col pensiero di ritrovarti un giorno, morta ammazzata per strada, dato che sei nella lista dell'Ulster, e non vorrei accorgermi che sei stata con me solo per avere notizie... >. < Potrei dirlo anch'io..>, fa lei. Il mondo sembra fermo sulla scena del crimine. L'addio forzato tra Iohn e Allison ha un solo testimone, l'ultimo morto a Belfast. < Stai in campana e guardati le spalle >, sono le ultime parole di John. < Fai altrettanto te, io faccio le solite foto e vado via... ti amo John ...> .
  13. Solitèr

    Taxi writer - Prima tappa

    @Anglares ciao, mi sono perso nelle fasi per postare. Adesso vedo di controllare il numero dei caratteri, ma il mio contatore mi dava 7.998, poi ho aggiunto solo qualche virgola, mi spiace e riprovo.
  14. Solitèr

    Taxi writer - Prima tappa

    Amarsi a Belfast L'auto della Polizia percorreva a forte velocità le strade di Belfast. Il suono della sirena si fece più minaccioso, quando l'auto si infilò su di un vicolo del quartiere protestante di Shankill. Persino le pietre dei pavimenti lastricati non rimasero indifferenti, investite da tale vibrante foga. L'ispettore John Darryl ammonì l'autista, l'agente Berry: < cerca di non mettere sotto qualcuno>. L'auto terminava la sua corsa sulla scena dell'attentato. Il fumo dell'incendio si univa alla nebbia dell'inverno. < Ci sono due morti ispettore, uno è Rob Spencer, il proprietario dello Store, l'altro non lo abbiamo ancora identificato. Credo che ci sia poco da dire, è l'ennesimo attentato dell'IRA>. L'ispettore scosse la testa e rispose: < Da quel maledetto bloody sunday del gennaio di un anno fa, questi posti non sono più sicuri; altro che disordini, è guerra civile. Non so quanto durerà questa scia di sangue, e mi sembra pessimo che il Governo mandi altri soldati in risposta; non ne verremo mai a capo, d'altronde questo attentato segue l'omicidio dei Mac Kinley da parte dell'Ulster; qui siamo alle faide quotidiane >. Poi una voce femminile si fece largo superando i controlli. Si avvicinò tanto che, i due uomini la riconobbero come Allison, la trentenne reporter del locale giornale. Alta, bionda, sguardo di chi la sa lunga ed è capace di metterti in difficoltà. Questo, avevano fatto innamorare l'ispettore John, con il quale intratteneva da un anno una solida storia d'amore. < Con lei me la sbrigo io >, fece John, strizzando l'occhio al collega. < Hai seguito il fumo, o è stato il botto a portarti qui?> esclamò John. La reporter parve lanciargli un'occhiata maliziosa: < Se aspettassi le tue chiamate, ogni volta che salta per aria qualcuno, mi rimarrebbe da fare solo il servizio sul funerale, invece di fare il mio lavoro di reporter >. John guardò teneramente Allison: < Lo sai bene che non ti posso dare soffiate, considerato che stiamo insieme; la gente già ci critica così > disse John. < Sì lo so, tranquillo, faccio le solite foto per il mio bollettino di guerra, o meglio, dei disordini, come piace definirli, il Governo di Londra >. Allison poi si allontanò da John, mimando un bacio e un “ a stasera”. Il giorno di ordinaria follia scemava, mentre ancora le sirene echeggiavano nell'aria; la stessa che attendeva con ansia, l'arrivo della prossima esplosione. John e Allison si ritrovarono a casa di lui per l'ora di cena. Parlarono del più e del meno, dato che si erano proposti, sin dall'inizio della loro storia di convivenza sotto lo stesso tetto, di non parlare mai di lavoro, e delle dure esperienze sulle strade di Belfast. Si erano promessi di evitare inutili prese di posizione in difesa delle loro diverse appartenenze religiose. Il loro lavoro doveva rimanere fuori dalla loro vita privata, anche perché entrambi, erano per la pacifica convivenza dei popoli. Ma l'aria sospesa, tra un lato e l'altro del tavolo, ancor più li divideva. Allison colse il taciturno stare di lui, come se qualcosa non andasse. < Cosa c'è John? Oggi sei silenzioso >. Lei affondò gli occhi su di lui, cercando di catturare risposte anche da un semplice espressione del suo viso. La notte calava su Belfast, su John ed Allison. Dormivano separati ai lati, lasciando un vuoto desolato in quel centro del letto, comunemente il luogo del loro incontro amoroso. Improvvisamente il silenzio della notte fu interrotto dal suonare di un cellulare. < Ma John, ti sei dimenticato di togliere la suoneria >, mormorò Allison, che benché assonnata, si sollevò con la schiena, puntando le mani sul materasso. La mano di lui si allungò verso il comodino e raggiunse il cellulare. Dal lato opposto qualcuno diede la notizia all'ispettore Darryl, il quale ascoltò in silenzio, e poi saltò giù dal letto. Il gesto non passò inosservato ad Allison che, a sua volta, si mise in piedi: < è successo qualcosa di grave?>. Lui la guardò e la invitò a rimettersi a letto; lei invece prese i suoi vestiti in fretta e furia. < Ti ho detto di stare qui, è inutile che ti alzi! >, la ammonì. < Io vengo con te, questo è il mio lavoro, te lo sei dimenticato ispettore Darryl?>. Qualcuno fu più veloce a infilarsi dentro l'auto, e partire a tutta velocità per le strade deserte e buie. John guardava dal retrovisore le luci dell'auto che lo seguiva, e a questo punto affondò il pedale sull'acceleratore. Pian piano, le luci dell'auto sparirono, non riuscendo a tenere il passo; John arrivò a destinazione. L'auto si fermò di botto, segnando l'asfalto gelido della scena dell'ennesimo delitto. Il buio faceva da padrone sotto il portoncino di quella casa, dove, un uomo in divisa, giaceva immobile riverso a terra, a metà tra i gradini e il marciapiede, mentre un rigagnolo di sangue, percorreva il sentiero di morte. John, rimase immobile di fronte alla sagoma che ancora emanava calore. < Questa volta hanno colpito duro!>, esclamò l'ispettore Darryl, mentre al suo fianco si accostava un agente che, torcia in mano, prese a illuminare il viso del morto: era il Tenente Holbert del secondo distretto. < L'Ira non ha aspettato molto a reagire, ispettore! >, disse l'agente. < A reagire a cosa ?>, ribatté sorpreso John. < Verso le tre e venti è stato ucciso a colpi di pistola Kelvin Jobs >. Il quadro dei due delitti era fin troppo chiaro; il Tenente Holbert era stato ucciso in rappresaglia a quello compiuto contro uno dei sostenitori della linea dura, contro le discriminazioni perpetrate sui lavoratori cattolici. I pensieri di John furono interrotti dall'arrivo di una altra auto, che si fermò nervosamente, e dalla quale, saltò fuori Allison. < Cosa ci fai qui?>, chiede John. < Mi vuoi spiegare perché mi hai seminato?> sbotta lei. < Spiegami come sei arrivata qui semmai! >, rincara John. < Forse avrò seguito qualche sirena?>, ribatte stizzita lei. < Io non ne ho sentito una >, insiste lui. Le domande a questo punto prendono a correre con ritmo serrato di botta e risposta: < John, mi spieghi questo tono che hai? Cosa mi nascondi? Cosa sono queste strane allusioni?>. Lui: < Ti faccio un'altra volta la domanda: cosa ci fai qui e come ci sei arrivata >. < Saranno affari miei!>, lei. < Allison, non fare la furba con me, sei arrivata subito qui neanche un munito dietro a me, evidente hai immaginato cosa era successo e chi era stato ammazzato>. < Adesso capisco! Caro mio ispettore >, fa lei. < La cosa è maledettamente seria, cara mia....>, lui. Un cupo silenzio scese tra loro , poi John si rivolse ad Allison con tono severo. < Ti devo confessare una cosa che non ti farà piacere; da sei mesi vi è un fascicolo d'indagine nei tuoi confronti, a causa dei tuoi strani rapporti con alcuni in odore di collaborazione con L'IRA. Sei stata vista nei disordini avvenuti a Derry, mentre con il viso coperto lanciavi una molotov; io non ho mai creduto a questo, ma adesso, non posso più credere che tu non abbia rapporti ambigui con loro; fino a quando non mi darai le risposte è meglio che non ci vediamo, e quando ti deciderai a darmele, lo dovrai fare alla luce del sole nel mio ufficio, presenti i miei superiori >. < John, le tue parole mi fanno molto male, siamo un anno insieme e solo adesso mi dici che sono indagata e che non ci possiamo più vedere? Ma non è che la tua promozione che gira per l'aria ha questo prezzo? Qualcuno ti ha consigliato di liberarti di una reporter cattolica?>. < Io ti amo Allison, non posso convivere col pensiero di ritrovarti un giorno, morta ammazzata per strada, dato che sei nella lista dell'Ulster, e non vorrei accorgermi che sei stata con me solo per avere notizie... >. < Potrei dirlo anch'io..>, fa lei. Il mondo sembra fermo sulla scena del crimine. L'addio forzato tra Iohn e Allison ha un solo testimone, l'ultimo morto a Belfast. < Stai in campana e guardati le spalle >, sono le ultime parole di John. < Fai altrettanto te, io faccio le solite foto e vado via... ti amo John ...> .
  15. Solitèr

    [TW-1-fuori concorso] Amarsi a Belfast

    Amarsi a Belfast L'auto della Polizia percorreva a forte velocità le strade di Belfast. Il suono della sirena si fece più minaccioso, quando l'auto si infilò su di un vicolo del quartiere protestante di Shankill. Persino le pietre dei pavimenti lastricati non rimasero indifferenti, investite da tale vibrante foga. L'ispettore John Darryl ammonì l'autista, l'agente Berry: < cerca di non mettere sotto qualcuno>. L'auto terminava la sua corsa sulla scena dell'attentato. Il fumo dell'incendio si univa alla nebbia dell'inverno. < Ci sono due morti ispettore, uno è Rob Spencer, il proprietario dello Store, l'altro non lo abbiamo ancora identificato. Credo che ci sia poco da dire, è l'ennesimo attentato dell'IRA>. L'ispettore scosse la testa e rispose: < Da quel maledetto bloody sunday del gennaio di un anno fa, questi posti non sono più sicuri; altro che disordini, è guerra civile. Non so quanto durerà questa scia di sangue, e mi sembra pessimo che il Governo mandi altri soldati in risposta; non ne verremo mai a capo, d'altronde questo attentato segue l'omicidio dei Mac Kinley da parte dell'Ulster; qui siamo alle faide quotidiane >. Poi una voce femminile si fece largo superando i controlli. Si avvicinò tantochè, i due uomini riconobbero Allison; la trentenne reporter del locale giornale. Alta, bionda, sguardo di chi la sa lunga ed è capace di metterti in difficoltà. Questo, avevano fatto innamorare l'ispettore John, con il quale intratteneva da un anno una solida storia d'amore. < Con lei me la sbrigo io >, fece John, strizzando l'occhio al collega. < Hai seguito il fumo, o è stato il botto a portarti qui?>, esclamò John. La reporter parve lanciargli un'occhiata maliziosa: < Se aspettassi le tue chiamate, ogni volta che salta per aria qualcuno, mi rimarrebbe da fare solo il servizio sul funerale, invece di fare il mio lavoro di reporter >. John guardò teneramente Allison: < Lo sai bene che non ti posso dare soffiate, considerato che stiamo insieme; la gente già ci critica così > disse John. < Sì, lo so, tranquillo, faccio le solite foto per il mio bollettino di guerra, o meglio, dei disordini, come piace definirli, il Governo di Londra >. Allison poi si allontanò da John, mimando un bacio e un “ a stasera”. Il giorno di ordinaria follia scemava, mentre ancora le sirene echeggiavano nell'aria; la stessa che attendeva con ansia, l'arrivo della prossima esplosione. John e Allison si ritrovarono a casa di lui per l'ora di cena. Parlarono del più e del meno, dato che si erano proposti, sin dall'inizio della loro storia di convivenza sotto lo stesso tetto, di non parlare mai di lavoro, e delle dure esperienze sulle strade di Belfast. Si erano promessi di evitare inutili prese di posizione in difesa delle loro diverse appartenenze religiose. Il loro lavoro doveva rimanere fuori dalla loro vita privata, anche perché entrambi, erano per la pacifica convivenza dei popoli. Ma l'aria sospesa, tra un lato e l'altro del tavolo, ancor più li divideva. Allison colse il taciturno stare di lui, come se qualcosa non andasse. < Cosa c'è John? Oggi sei silenzioso >. Lei affondò gli occhi su di lui, cercando di catturare risposte anche da un semplice espressione del suo viso. La notte calava su Belfast, su John ed Allison. Dormivano separati ai lati, lasciando un vuoto desolato in quel centro del letto, comunemente il luogo del loro incontro amoroso. Improvvisamente il silenzio della notte fu interrotto dal suonare di un cellulare. < Ma John, ti sei dimenticato di togliere la suoneria >, mormorò Allison, che benché assonnata, si sollevò con la schiena, puntando le mani sul materasso. La mano di lui si allungò verso il comodino e raggiunse il cellulare. Dal lato opposto qualcuno diede la notizia all'ispettore Darryl, il quale ascoltò in silenzio, e poi saltò giù dal letto. Il gesto non passò inosservato ad Allison che, a sua volta, si mise in piedi: < è successo qualcosa di grave?>. Lui la guardò e la invitò a rimettersi a letto; lei invece prese i suoi vestiti in fretta e furia. < Ti ho detto di stare qui, è inutile che ti alzi! >, la ammonì. < Io vengo con te, questo è il mio lavoro, te lo sei dimenticato ispettore Darryl?>. Qualcuno fu più veloce a infilarsi dentro l'auto, e partire a tutta velocità per le strade deserte e buie. John guardava dal retrovisore le luci dell'auto che lo seguiva, e a questo punto affondò il pedale sull'acceleratore. Pian piano, le luci dell'auto sparirono, non riuscendo a tenere il passo; John arrivò a destinazione. L'auto si fermò di botto, segnando l'asfalto gelido della scena, dell'ennesimo delitto. Il buio faceva da padrone sotto il portoncino di quella casa, dove, un uomo in divisa, giaceva immobile riverso a terra, a metà tra i gradini e il marciapiede, mentre un rigagnolo di sangue, percorreva il sentiero di morte. John, rimase immobile di fronte alla sagoma che ancora emanava calore. < Questa volta hanno colpito duro!>, esclamò l'ispettore Darryl, mentre al suo fianco si accostava un agente che, torcia in mano, prese a illuminare il viso del morto: era il Tenente Holbert del secondo distretto. < L'Ira non ha aspettato molto a reagire, ispettore! >, disse l'agente. < A reagire a cosa ?>, ribatté sorpreso John. < Verso le tre e venti è stato ucciso a colpi di pistola Kelvin Jobs >. Il quadro dei due delitti era fin troppo chiaro; il Tenente Holbert era stato ucciso in rappresaglia a quello compiuto contro uno dei sostenitori della linea dura, contro le discriminazioni perpetrate sui lavoratori cattolici. I pensieri di John furono interrotti dall'arrivo di una altra auto, che si fermò nervosamente, e dalla quale, saltò fuori Allison. < Cosa ci fai qui?>, chiede John. < Mi vuoi spiegare perché mi hai seminato?> sbotta lei. < Spiegami come sei arrivata qui semmai! >, rincara John. < Forse avrò seguito qualche sirena?>, ribatte stizzita lei. < Io non ne ho sentito una >, insiste lui. Le domande a questo punto prendono a correre con ritmo serrato di botta e risposta: < John, mi spieghi questo tono che hai? Cosa mi nascondi? Cosa sono queste strane allusioni?>. Lui: < Ti faccio un'altra volta la domanda: cosa ci fai qui e come ci sei arrivata >. < Saranno affari miei!>, lei. < Allison, non fare la furba con me, sei arrivata subito qui neanche un munito da me, evidente hai immaginato cosa era successo e chi era stato ammazzato>. < Adesso capisco! Caro mio ispettore >. < La cosa è maledettamente seria, cara mia....>. Un cupo silenzio scese tra loro , poi John si rivolse ad Allison con tono severo. < Ti devo confessare una cosa che non ti farà piacere; da sei mesi vi è un fascicolo d'indagine nei tuoi confronti, a causa dei tuoi strani rapporti con alcuni in odore di collaborazione con L'IRA. Sei stata vista nei disordini avvenuti a Derry, mentre con il viso coperto lanciavi una molotov; io non ho mai creduto a questo, ma adesso, non posso più credere che tu non abbia rapporti ambigui con loro; fino a quando non mi darai le risposte è meglio che non ci vediamo, e quando ti deciderai a darmele, lo dovrai fare alla luce del sole nel mio ufficio, presenti i miei superiori >. < John, le tue parole mi fanno molto male, siamo un anno insieme e solo adesso mi dici che sono indagata e che non ci possiamo più vedere? Ma non è che, la tua promozione che gira per l'aria, ha questo prezzo? Qualcuno ti ha consigliato di liberarti di una reporter cattolica?>. < Io ti amo Allison, non posso convivere col pensiero di ritrovarti un giorno, morta ammazzata per strada, dato che sei nella lista dell'Ulster, e non vorrei accorgermi che sei stata con me solo per avere notizie... >. < Potrei dire la stessa cosa...>, fa lei. Il mondo sembra fermo sulla scena del crimine. L'addio forzato tra John e Allison ha un solo testimone, l'ultimo morto a Belfast. < Stai in campana e guardati le spalle >, sono le ultime parole di John. < Fai altrettanto te; io faccio le solite foto e vado via... ti amo John ...> .
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