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Guido Rosina

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  1. Guido Rosina

    L'ufficiale

    L’UFFICIALE Quel giorno di tarda primavera era stato ordinato l’ennesimo attacco alle trincee nemiche. Ancora una volta si era buttato fuori dal riparo lanciandosi su per il pendio, il fucile stretto in pugno, il cuore in gola e la mente piena di grida, scoppi, crepitii di mitraglia. Non pensava a nulla e, quasi senza rendersene conto, gridava “ Savoia “, il nemico arroccato lassù ad attenderlo, invisibile. Improvviso quell’ accecante bagliore. Chissà che cosa era successo, forse un’esplosione l’aveva buttato a gambe all’aria, tramortendolo. Non aveva avuto la percezione del tempo trascorso: quando ritornò in sé, l’attacco era finito. Corpi scomposti a terra, grida e lamenti, barelle con il loro carico di dolore: stessa, terribile scena che si ripeteva con rinnovata crudeltà. Vedeva intorno a sé strazi conosciuti ma, a differenza delle altre volte, percepiva un’inspiegabile senso di pace, come se quanto stava accadendo intorno non lo riguardasse. Pensò di essere stato ancora una volta fortunato, aveva rimediato solo una gran botta e quella piccola ferita all’altezza del cuore: poca cosa, non gli doleva e se ne era accorto soltanto per una minuscola lacerazione sulla divisa, un po’ arrossata di sangue. Accidenti, quella maledetta guerra non finiva mai: mesi di vita inattiva in trincee fangose o polverose, afflitto dal gelo penetrante o dal sole implacabile, tormentato da invulnerabili parassiti. Oppure folli attacchi di corsa contro mitragliatrici, attanagliato dal terrore: e il sangue, troppo sangue! Pensava a casa con struggente malinconia: i genitori, il fratellino con gli occhi pieni di ammirazione per la divisa, il canuto nonno che aveva dimenticato gli acciacchi della vecchiaia per accompagnarlo alla tradotta. Si sentiva stanco, svuotato di ogni energia come mai gli era successo. Improvvisamente lo vide: era un ufficiale alto e magro, fasciato in una divisa che si indovinava impeccabile sotto l’ampia mantella. Saliva il pendio con sicura eleganza, senza fretta né stanchezza, ma con fredda determinazione. Quando l’uomo gli fu vicino, non riuscì a vederlo in viso perché abbagliato dal sole, ma rabbrividì, sfiorato dalla frusciante mantella. L’ufficiale, con voce pacata e ferma, gli disse: “ Vieni “ e si allontanò. Avrebbe voluto dirgli che desiderava riposare ancora, che non c’era fretta di rientrare in trincea, che voleva pensare ancora un poco a casa, che si sentiva stanco come non mai. Ma non osò e si alzò; che strano, non aveva provato neppure il solito moto di insofferenza di quando doveva obbedire a ordini sgraditi. Chissà chi era quell’ufficiale che sapeva comandare così bene, che chiamava con gesti sicuri soldati obbedienti senza mugugno. Lo seguivano senza mugugnare. Erano scarmigliati, pallidi, le divise in disordine, sui loro visi poco più che adolescenti si leggeva stanchezza; e tanta tristezza. Con quei giovani aveva condiviso tutte le brutture della guerra maledetta ed era contento di rientrare in trincea in loro compagnia. Si alzò e tentò di pulire e rassettare al meglio la divisa. Rivide quella piccola lacerazione nella giacca, macchiata di sangue: non era gran cosa e non ci fece caso più di tanto. Raggiunse i compagni e parlarono delle solite cose, la guerra, le ragazze, la sperata licenza dopo quell’ennesimo attacco. Ma perché non c’era la solita confusione ed erano tutti pacati e seri? Intravide lontano quell’ufficiale comandare, sicuro di essere obbedito: provò un nuovo brivido nel rivedere l’ampia mantella. Giunto a destinazione avrebbe chiesto chi era quel militare così freddo e determinato. Camminavano, ma perché non ritornavano alle trincee e si avviavano, invece, verso quel bosco da lui immaginato e dove tante volte, prima di balzare all’attacco, aveva sognato di sdraiarsi? Solo allora si accorse che nessuno portava il fucile. Un buon soldato non abbandona mai l’arma: perché quell’ufficiale, che sapeva comandare con un solo gesto senza gridare, non aveva ordinato di prendere i fucili? Ma chi era quell’individuo misterioso? Rivide l’ampia mantella ondeggiare e capì. Chinò la testa e camminò verso quel bosco sconosciuto.
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