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faddo

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  1. faddo

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    Non mi dilungherò molto, non sono in vena per ora. Sono un utente che sorvolò il forum ormai un anno fa. Torno tra voi perchè in questo forum si ricevono critiche vere ai racconti, inoltre il tempo libero mi ha concesso di tornare a scrivere qualcosa di mio che vorrei condividere. Spero di riuscire a reinserirmi in qualche modo. A Presto.
  2. faddo

    Come nascono le vostre storie?

    mmm....capisco, diciamo allora che le mie storie le penso in bagno
  3. faddo

    Come nascono le vostre storie?

    Troppo formale per me scendere a patti tra pensiero e parola quando non serve per forza. Siamo in un forum, non nel palazzo del ambasciatore del Belgio
  4. faddo

    Come nascono le vostre storie?

    Le penso quando cago.
  5. COMMENTO: http://www.writersdr...907#entry196907 Railey se ne uscì in silenzio, ma ora non era lei a dover spiegare il tutto agli amici increduli. Ero calmo, avevo finalmente detto tutto ciò che dovevo dirle pure io. Avrei dovuto raccontare della truffa, del processo dove ero accusato di complice e palo per una rapina, di chi era Railey, e dei miei lunghi quattro anni in prigione. Da quel momento sarebbero cambiate molte cose e sapevo già che la storia con Railey non sarebbe finita per davvero qui. A passo smorto mi diressi di nuovo verso la sedia dove stavo seduto prima, seguito dagli sguardi pieni di domande dei miei compagni e il primo a farle fu Kirk: Kirk: “Adam, ma...ma chi era quella? Ma poi...prigione?" Io con tono malinconico: Adam: “si chiama Railey, diciamo che lei....era...sì era la mia ragazza, per lo meno prima del...brutto fatto, quando sono finito in prigione" Tutti quanti a sentire queste semplici parole che spiegavano molto ma niente rimasero con dei volti indescrivibili; si capiva chiaramente che i dubbi erano ancora molti sparsi per i loro visi e il primo a rompere il silenzio breve che si era formato fu di nuovo Kirk: Kirk: “ma com'è che sei finito in prigione Adam, cazzo me ne sono andato da Selice quando avevi diciotto anni, non posso essermi perso così tanto della tua vita" Questa era la domanda a cui negli ultimi anni non volevo mai dare risposta, però ormai le circostanze mi avevano costretto a dover rivelare tutto: Adam: “beh, è stato tutto un errore in tribunale, al processo, ti ricordi Lenny vero?" Kirk pensandoci un po' disse: Kirk: “sì, all'incirca ricordo chi è" Adam: “Per colpa della disonestà sua sono finito nei guai, è un meschino, mi ha raggirato dicendomi che andava in banca a fare un prestito, aveva detto che aveva passato notti intere a fare su un progetto per un azienda, e invece si erano rivelati progetti per una rapina, io non l'avevo capito, era molto credibile come progetto, aveva i suoi ventisette anni, una laurea alle spalle e lo conoscevo da quando ero bambino, era praticamente un fratello maggiore; mi son ritrovato come complice senza volerlo, era pure armato". Presi fiato e poi continuai parlando della parte della mia vita che anche oggi fa male. Adam: “In quel momento mi fu chiaro chi erano i miei veri amici: nessuno, tutti testimoniarono contro di me, gli unici che non lo fecero furono Ronald e mia madre, che la sua anima riposi in pace, povera mia madre, tutti gli altri testimoniarono contro di me, vi rendete conto? Amici che frequentavo da anni che dissero ai giudici di alcune piccole macchie criminali, è successo solo che non avevo pagato due volte il conto al bar, avevo rubato da un supermercato una bibita e spesso facevo battute sarcastiche sul rapinare negozi, e tutto questo è bastato a loro per rendermi una persona malvagia ai loro occhi? Non era solo questo, Lenny, io e lui eravamo sempre stati ottimi amici e andavamo spesso in giro assieme, questa vicinanza aveva fatto credere ad altri che possa aver avuto influenze su di me. Aveva un avvocato straordinario, le sue parole erano disonestà convincente allo stato puro, beh era di famiglia ricca, normale avesse il miglior avvocato di tutta Peronedo e difficile che finisse in prigione il figlio di un importante impresario della zona che voleva aprire una azienda sua... persino la donna che amavo mi testimonio contro..." Presi di nuovo fiato e conclusi: Adam: “alla fine lui si è beccato trent'anni lo stesso ma pure io ci son finito di mezzo, non si è salvato il culo come sperava di fare, ma è riuscito a trascinar dentro la sua buca pure me, in un certo senso trascinandomi giù ha avuto pure uno sconto di pena credo, non ne sono certo, voci di corridoio in prigione, fu uno dei miei primi compagni di cella a dirmi che le cose funzionavano così nel nostro sistema giudiziario italiano, ma detto da un pedofilo non erano parole sicure”. Il silenzio si fece ancora più cupo, però sentivo di dover aggiungere ancora qualcosa: Adam: “beh, bene o male, però sembra che l'istituzionalizzazione non abbia avuto molto effetto su di me, meno male sono di psiche forte e pieno di autostima, questo mi ha permesso di darmi un futuro nonostante la fedina penale sporca”. Ronald, sapeva tutto ma preferì non proferire parola. Eveline uscita fuori dalla cucina con il piatto di pasta in mano disse: Eveline: “ecco qui signora, il suo piatto di pas...hey, dov'è la donna dai capelli arancioni?" Presi in mano il piatto di pasta e dissi: Adam: “non credo tornerà, dammi qua" Eveline cambiando la sua faccia da stupore per la fuga della cliente a rabbia per un sospetto nei miei confronti disse: Eveline: “cosa le hai detto Adam" Avevo la forchetta in mano e buttandola per terra con violenza e andandomene dissi: Adam: “il problema non sono io, è lei, io me ne vado!" Sbattei la porta con altrettanta violenza lasciandomi dietro una serie di sguardi: quello di Ronald che sembrava viaggiare nel tempo quelli di Lars, Demetria e Kirk che esprimevano tristezza pena ed infine quello di Eveline che...lasciamo perdere; lei resterà sempre e solo la zoccola che mi fa il caffè.
  6. faddo

    Il villaggio dei lupi - Cap I (III/III)

    Si son aggiunte due situazioni, quella del prete nella parte precendete che spiega cosa ci fa tutta sta folla in un paesino sperduto e quella della madre e figlia. Quando ci hai presentato Giulia e Melissa mi è saltata all'occhio subito come la sua situazione sia molto simile a quella di molti giovani che non riescono ad apprezzare la montagna trovandola noiosa e priva di svaghi, un contesto comune ma carino. Il sogno che ha fatto Melissa nella macchina, non l'ho ben capito, intendo, non ho capito il senso, se è un sogno rivelatorio o qualcosa da interpretare come in Freud, per esempio son stati citati molti elementi della natura in quel sogno e secondo Freud la natura si riferisce alla madre e in base a come in quel contesto viene vista la natura allo stesso modo si può interpretare il rapporto con la madre; nel senso se la terra è solida può dimostrare un rapporto con la madre molto affettuoso e un legame stretto, mentre se la terra è fangosa può simboleggiare dei conflitti con la figura materna; giusto qualche spunto di riflessione. Le descrizioni dei paesaggi e della casa sono convincenti e belle da leggere, per una volta non mi son annoiato leggendo delle descrizioni di qualcoa di comune come una casa (l'ambiente rustico però mi ha catturato e ha dato pure un primo elemento horror insieme al temporale) Giulia mi sembra un madre non direi apprensiva ma molto legata alla figlia forse anche perchè non avendo più il marito Melissa è l'unica cosa rimasta. Non ho ben capito che lavoro faccia Giulia, ma credo sia venditrice ambulante di oggetti (Credo!) Melissa appare proprio come la tipica ragazzina viziata di una metropoli quali Milano o Torino; un personaggio che mi sembra destinato ad una svolta nel suo modo di agire e di pensare, sembra proprio propenso a questo, oltre che a rivelarsi una futura ottima aiutante quando entrerà in gioco il vero e proprio elemento horror (dice di aver visto tanti film). La situazione per ora è ancora stabile, non vedo l'ora di vedere cosa farà svoltare questo racconto verso il vero e proprio horror, son curioso di capire l'elemento che lo renderà tale In generale un racconto che è partito molto bene per gli standard dei primi capitoli che di solito la gente tende a scrivere.
  7. COMMENTO: http://www.writersdr...902#entry196902 Dopo la discussione con Catherine stavo per tornare a finire il mio lavoro di annotazione quando in quel momento entrò l'unica persona che non volevo vedere, era lei, stavolta per davvero purtroppo, la professoressa Acrington Railey. Volevo scappare. Presi la mia 24 ore, buttai dentro i libri di fretta, mi alzai e a passo svelto simulavo una corsa camminando. Stavo per uscire dall'aula, però Railey mi fermo per un braccio e mi disse con voce davvero dolce ma flebile: "Railey: ti prego Adam, ti chiedo solo di parlare". Stetti un attimo a pensare. La sua dolce mano mi teneva fermo l'avambraccio, una presa sublime, mi ricordava molto quando noi due...ok brutto esempio, diciamo che mi ricordava le giornate passate al parco, su una panchina a tenerci per mano, guardando la gente passare e ridere ad ogni occasione buona, un misto di battute e di scenette divertente che animavano il parco. Finiva che lei mi prendeva l'avambraccio stringendomi tutto il gomito, eravamo in silenzio da un paio di minuti, e ci guardavamo negli occhi, tutto interrotto dal bacio, uno di quelli davvero pieni di passioni vere, dal sapore indescrivibile, attorno non ci accorgevamo più di cosa accadeva fino a quando le labbra si separavano. Bei tempi, ma in tutto questo ricordare e rimembrare niente mi convinceva ad ascoltarla, l'unica cosa che riuscii a dire in quel momento fu: "Adam: hai avuto vent'anni dal...brutto fatto per potermi parlare e cercarmi, e tu cosa hai fatto? eh...che cosa?" Railey non disse niente, mollò la presa che mi ricordava la gioventù ma per un momento mi rese pure insolitamente felice. Railey mi faceva davvero tenerezza, era un po' come Lucia dei promessi sposi, fragile, problematica, ma in ogni uomo creava una tenerezza d'animo spingendoli alla pietà, per lo meno posso essere fiero di aver resistito più di quanto non abbiano fatto alcuni personaggi del libro. Però sapevo bene quali dovevano essere le mie posizioni da mantenere, avevo i miei buoni motivi per aver voluto rompere i contatti con lei, poteva avere qualche speranza di rimediare al suo errore fatale, ma non ha mai voluto farlo. Non dovevo lasciarmi prendere dalla parte sentimentale fatta di ricordi dovevo reagire con razione in quel momento. Decisi di andare via prima. Tornato a casa appoggiai la mia 24 ore a terra e prendere dei soldi nella cassetta che tenevo in camera nascosta, mi accorsi troppo tardi la mattina che ero uscito senza banconote ma solo con qualche moneta. Andavo a pranzo come al solito al Bar da Rinos con gli stessi amici il mio a mangiare il classico panino per pranzo. Stavo uscendo quando guardando vicino alla scatola delle banconote notai che c'era uno scatolone che non sistemavo da anni piena di roba vecchia, tra questi vidi spuntare fuori qualcosa come un libro. Subito curioso lo guardai. Esattamente come avevo sospettato era il destino che ci aveva messo la mano, era un album con delle foto di me e Railey, non voletti andare avanti, non volevo lasciarmi trasportare dalla corrente e decisi di rimettere via quell'album prima che mi venissero certe strane idee. Arrivato al bar, apri la porta e con il cigarillos acceso in bocca dissi: Adam: “buongiorno gentaglia" Subito tutti si voltarono verso di me, e mentre tutti risposero salutandomi a coro, Eveline, da dietro il bancone, cominciò subito ad attaccarmi con le sue parole: Eveline: “hey non puoi fumare qua dentro!" E io in maniera sarcastica dissi: Adam: “lo faccio da anni, non capisco perchè oggi ti dia fastidio; cos'è hai paura che possa disturbare la tua miriade di clienti" ed Eveline disse, accompagnata da un sottofondo formato dai risolini degli altri disse: Eveline: “Il mio bar di sicuro non è un deserto" Tutti noi ci voltammo per vedere la miriade di gente che affollava il locale ed Eveline a vederci disse: "Eveline: certo, siete una clientela di comici, perchè non andate in qualche bar dove fanno cabaret? Odio quando fate così” Ronald molto sarcasticamente cercando di imitare il mio modo di fare disse: "Ronald: sì però intanto sei te quella che ci fa da mangiare" e concluse con una risatina senza fiato. In quel momento sentii la porta del locale aprirsi ed una voce femminile disse: "???: Scusi è libero un tavolo?" Dissi senza neanche voltarmi per vedere chi era Adam: “faresti prima a chiedere se ci sono dei tavoli occupati" Come sempre la mia battuta fu seguita dalle risate degli altri ed Eveline disse: Eveline: “falla finita...Sì certo si accomodi pure, cosa ordina?" ???: “Una pasta al pomodoro" Eveline: “sì arriva subito" Appena Eveline si barricò in cucina, io finii il cigarillos e stavo ancora aspettando il panino, senza volerlo mi girai e notai che la donna che si era seduta al tavolo non era una persona qualunque, ma la persecuzione degli ultimi due giorni, peggiore delle pubblicità del Mulino Bianco. Railey. Volevo voltarmi e far finta di non averla vista, ma per mia sfortuna quando io la guardai pure lei mi notò e disse: Railey: “Adam!" fece finta di non avermi visto, ma in realtà mi aveva già osservato da prima, aspettava solo che mi girassi anche solo per errore. In quel momento esclamai sottovoce: Adam: “ragazzi io devo andare mi spiace, ciao a tutti a domani mattina" Mi alzai e senza guardare Railey. A passo svelto, simile a quello in aula insegnanti. mi diressi verso la porta, anche stavolta Railey si buttò addosso a me e afferrò l'avambraccio nello stesso modo di due ore fa e di molti anni fa. Disse la frase che mi sciolse una volta per tutte e lo fece sotto gli occhi dei miei compagni di ogni giorno, tra la quale Ronald che riconobbe Railey, ma non disse niente per il momento. Eravamo faccia a faccia, dopo qualche secondo di silenzio, lei prese fiato e finalmente fece uscire le parole: Railey: “Adam, ascoltami almeno ora, ti prego o non ne avrai altra occasione e resterai a vivere nel dubbio senza esserti mai chiarito, fallo ora, ascoltami ti prego" Non riuscii a resistere. Adam: “Dimmi pure..." Railey in un primo momento mi disse parole in modo dolce e di seguito divenne più incisiva, quasi arrabbiata: "Railey: So cosa ti fa rabbia Adam, e ti chiedo scusa, ma durante quel periodo non son riuscito a trovarti, non sapevo dove ti avessero mandato, avevo paura di vederti, non sapevo nemmeno cosa dirti quando ti avrei rivisto, ti ho tradito, lo so, ma... il...brutto fatto, credi abbia colpito solo me?! da quando te ne sei andato ho passato giorni interi a piangere e a riflettere! Credi che non mi sia sentita in colpa per quello che ti ho fatto? tu piuttosto perchè non hai mai chiamato e non mi hai mai cercato da quando sei uscito di prigione?" In quel momento Railey per un suo errore sentimentale aveva rivelato la parte del mio passato che tenevo nascosta a tutti i miei amici, solo Ronald sapeva di questa storia, e si era promesso di non andare in giro a dirla. In quel momento Railey aveva la mano davanti alla bocca; si era accorta di ciò che aveva detto. Aveva detto parole proibite che non doveva dire. In quel momento Railey sudava, e i suoi occhi si riempivano lentamente di lacrime comprese l'errore fatale. In un secondo aveva rovinato la sua occasione di ricongiungersi con me. Sussurrò di sottofondo: Railey: “mi dispiace, non volevo". Conclusi dicendo con tono davvero calmo guardandola negli occhi lucidi: Adam: se ti fosse interessato veramente di me, non avresti mai testimoniato contro in tribunale, per quanto le false parole di Lenny fossero convincenti" Un silenzio di tomba, tutti immobili come in un fermo immagine. Riuscii a dire solo: Adam: “Vattene...”
  8. faddo

    Il villaggio dei lupi - Cap I (I/III)

    La prima parte mi ha subito catturato. Una narrazione molto piacevole e non complessa da leggere. Periodi comprensibili a chiunque. Di solito non commento le prime parti di un capitolo, ma tendo a commentare tutto alla fine, ma volevo aggiungere che già da qui merita molto come racconto e si capisce. I personaggi sono ben caratterizzati e rendono molto l'idea di adolescenti normali; anche se non ho ben capito se tra Fabio e Stefania c'è qualcosa nonostante siano cugini o è solo un modo affettuoso di fare; questo non l'ho ben capito, ma forse non l'ho voluto capire io in quanto l'amore tra cugini è una cosa che non capita spesso di leggere. Le descrizioni sono molto piacevoli da leggere e descrivono le scene non solo per come sono ma anche per gli effetti che fanno, come quando il rumore in piazza fa smuovere le mucche, o triando fuori il motorino Fabio, fa spostare le galline a destra e sinistra. Non riesco a intravvedere molto l'elemento Horror, apparte per quella scena della finestra. A proposito di quella scena, ma di norma la gente quando guida non guarda la strada? sembra che questo personaggio guardi tutto fuorchè la maledetta strada. Come trama per ora ha un inizio molto piacevole e quotidiano, proprio il genere di situazioni che mi piacciono; però devo ancora capire cosa ci facciano ste persone in un paesino del genere; probabilmente lo scoprirò andando avanti. I dialoghi sono molto ben strutturati e realistici per l'età che hanno i personaggi e non si risparmiano di certo le offese volgari. Mi metto subito a leggere le altri parti che sto racconto sta intrattenendo questa mia serata proprio per bene!
  9. Commento: La professoressa Railey Acrington se n'era uscita dall'aula e finalmente potevo cominciare la lezione; aperta la 24 ore presi i libri di testo e senza nemmeno aprirli feci una domanda all'intera classe, una domanda quasi scontata: Adam: “per caso, ma solo per caso, qualcuna di voi sa cosa significhi la parola psicologia?" Guardavo i volti di vari alunni: c'era chi guardava il banco per evitare il mio occhio che in quel momento emanava qualcosa peggiore di uno sguardo maligno, chi invece non stava ascoltando e infine c'era il più irritante di tutti, uno che dalla faccia sapeva poco e alzando la mano avrebbe offerto la sua testa su un piatto d'argento, era il momento adatto: Adam: “si parla pure, mmm...faccia ottusa", Il ragazzo subito ribadì chiedendomi: Ragazzo: “scusi, perchè faccia ottusa?" Adam: “che hai da darci faccia ottusa, la mano alzata significa molte cose, ma non qua dentro" Il ragazzo prese coraggio e superando la barriera prof-alunno, alunno-prof disse: Ragazzo: “La psicologia è lo studio dei matti" in quel momento partì una risata da parte degli alunni, io dissi: Adam: “si certo di matti, piante, sedie e formaggi...un altro?” Subito notai che c'erano tante mani alzate. Il mio sguardo prima era concentrato su faccia ottusa quindi mi pareva naturale che gli studenti avessero avuto il tempo per guardare nel libro e io dissi: Adam: “ok vorrei la risposta da uno che non ha guardato nel libro grazie" Subito si abbassarono quattro mani e ne rimasero due; dissi accorgendomi della faccia poco sincera di una delle ragazze: Adam: “ho detto tutte, non ci provare" Subito la ragazza in centro banco abbassò la mano e rimase una sola mano alzata Adam: “testa a spillo, parla pure" Ragazza: “Allora, la psicologia è una scienza che studia i processi mentali dell'uomo" In quel momento capii che era una ragazza sveglia e informata e chiesi: Adam: “il tuo nome?" Ragazza: “Julia Romanzi" Mi schiarì la voce con un colpo di tosse per poi continuare: Adam: “congratulazioni la tua risposta è esatta, mi piace come hai risposto, considera come incentivo il fatto che ora ti chiami per nome, e non vedo per davvero alcun libro sul banco, l'hai almeno portato?" Julia esitò un po' a rispondere a questa domanda, poteva sembrare un trabocchetto ma poi disse, presa un attimo dal panico: Julia: “...no” Adam: “male, ma brava lo stesso!” Julia: “grazie professore" In quel momento dissi ridendo: "Adam: bene Julia ora siete in due a meritare il nome proprio di battesimo, Carlotta, la nostra piccola sindacalista di estrema sinistra e Julia la saputella, bene bene, la classe mostra i suoi lati e i suoi angoli già dopo due giorni" e dissi aggiungendo con tono più marcato e incisivo, talmente incisivo che mi sentirono fino a cinque classi affianco: Adam: “decisamente però alcuni del gregge devono fare progressi, però è anche vero che siamo solo al secondo giorno come ho detto prima; ora prendete il libro e andate a pagina undici, primo capitolo, mi raccomando prendete appunti su ciò che dico se non sapete come si prendono appunti vuol dire che imparerete a nuotare al momento" La lezione andò avanti a lungo, dopo quell'ora ne avevo una in 1^C e poi un'altra senza niente da fare, nella quale rimasi a scuola ad aspettare che il tempo passasse e prepararmi per la lezione di domani. Suonata la campanella uscii senza dire nient'altro . Ora mi aspettava un'ora in 1^C e poi finalmente la pausa. L'ora in 1^C passò altrettanto lentamente, ed ebbi il piacere di conoscere certi alunni e vi assicuro che quando hanno visto me e come mi comportavo erano del tutto impauriti all'idea di avermi per i prossimi due anni e chissà se pure oltre. Finalmente l'ora di pace in sala insegnanti. Ero su un tavolo grande e quadrato fatto in legno d'acero che sorseggiavo il caffè più schifoso del mondo, quello delle macchinette, sapevo che prima o poi mi sarei abituato a quel sapore di acqua mista a caffè insaporito con qualcosa di misterioso. Tra un pensiero e un altro riguardo i caffè mi accorsi che avevo perso mezz'ora a trastullarmi, perciò presi subito il libro di psicologia e cominciai a preparare il tutto, dovevo farlo per giovedì, il mercoledì era il mio giorno libero e quindi ovviamente non ero a scuola. Il tempo passava e dopo varie sottolineature e discorsi scritti su di un block notes in parte arrivò la quinta ora. Gli alunni stavano affrontando la loro ultima ora di scuola, io avevo appena finito di preparare le lezioni e il discorso; sapete, fare i professori è un po' come fare gli attori, bisogna prepararsi, le battute a memoria prima di entrare in scena e bisogna cambiare la propria maschera di Pirandello da quella di normale uomo a quella di professore. In quel momento sentii i passi che fanno le tipiche scarpe di una donna, subito pensai che potesse essere proprio la professoressa che non volevo incontrare. Mi girai e la vidi, non era lei, era la professoressa di sostegno Catherine Arcibaldo, una donna dai toni un po' irritanti, alta quanto uno gnomo riccioluta come un cespuglio, il suo tono di voce era talmente alto da pungerti le orecchie, mi avevano avvertito che l'avrei dovuta conoscere per motivi scolastici. Questa scuola offre un servizio di istruzione anche a ragazzi disabili, e lei era lì in quel momento per ricordarmi un paio di cose. Catherine: “professor Navarro” Adam: “professoressa Arcibaldo, dimmi pure” Catherine: “volevo ricordarle ch...” La interruppi per controbattere Adam: “siamo colleghi stretti da quanto mi han detto, dammi pure del tu”. Catherine: “ok professore, volevo ricordarti che venerdì hai il primo incontro con i professori e i genitori del ragazzo disabile in 1^F per cominciare a strutturare il P.E.I alle 15.00, e alle 17.00 con genitori e professori del ragazzo autistico in 1^Q, per le prossime riunioni la avvertirò io di persona, preferisco non lasciare troppi incarichi ai bidelli, le cose fatte per sé vengon meglio non crede? Ha qualcosa da chiedermi lei?” Adam: “sì, perchè continui a usare la terza persona singolare, non ti preoccupare ti ho detto puoi darmi del tu, non mi formalizzo troppo tra colleghi” Catherine: “d'accordo, ora devo andare in aula di sostegno, a domani” Tanto domani era il mio giorno libero, pensai in quel momento. Il P.E.I era il piano educativo individualizzato che si fa per i ragazzi che hanno delle disabilità più o meno complesse, io insieme al mio unico collega di psicologia ci occupavamo di questo, per due motivi: era compito degli insegnanti di psicologia, e siccome per quest'anno abbiamo poche classi ci hanno dato tanto lavoro extra al di fuori delle classi.
  10. faddo

    Tempo di vivere - Cap 1

    Come primo capitolo mi lascia un po' vuoto; non accade molto che possa veramente attirare il lettore dentro il racconto; però d'altronde sono il primo a pensare che scrivere un "primo capitolo" non sia mai facile in quanto non sarà mai perfetto come si spera. Il personaggio principale, lo trovo piuttosto banale, ma il contesto dove viene inserito verso la fine del capitolo penso che la porteranno a farlo diventare un personaggio MOLTO interessante; i cambiamenti mi piacciono, e vedere il protagonista che da una situazione disadagiata riesce a migliorarsi è qualcosa che mi cattura. Il convento come ambientazione non mi piace molto, ma aspetto di vedere come prosegue. Di solito le descrizioni tendono ad annoiarmi un po', invece queste sono leggere e scorrevoli da leggere, non ho avuto problemi anzi ho capito tutto al volevo senza rileggere nemmeno una parola, molto brava. La situazione della biblioteca forse si è svolta un po' in fretta, sarebbe stato bello avere un dialogo botta e risposta che portasse davvero suor Marietta a voler rivelare un segreto così grande; però è anche vero che spesso l'umano tende a fidarsi in base al primo impatto che fa una persona, anche solo dall'apparenza, quindi non direi che la scena è surreale, direi che è fatta in maniera un po' rapida. Non sono esperto in grammatica, quindi non azzardo giudizi sull'argomento. Il racconto non è brutto, ma l'inizio è un po' come quando la macchina nei giorni freddi d'inverno tende a non partire; devi solo scaldare un po' il motore senza perderti d'animo. Son sicuro che un secondo capitolo un po' più lungo e con più spiegaizoni possa accendere il motore del racconto.
  11. faddo

    Grand Theft Auto San Andreas in Real Life

    (Racconto comico ideato in un giorno di noia, avevo intenzione di condividerlo con qualcuno. Preferibile la lettura a chi ha giocato il gioco, pieno di ironia riguardo il gioco stesso). Commento: http://www.writersdr...ta/#entry195893 Sentivo la testa pesante quando mi risvegliai, non ricordavo nulla della serata passata, tranne che avevo appena comprato una delle prime edizioni di un nuovo videogioco uscito quest'anno, GTA San Andreas. Quella sera mi ero messo a provarlo, ma ancora prima di finire il caricamento mi addormentai, ricordo solo questo, dopo non ne ho il minimo ricordo. Il sole era alto in cielo; ero disteso per terra e sentivo il massiccio e duro marciapiede che mi premeva la schiena e pensai che qualcuno aveva dovuto portarmi qua; non avevo né le chiavi di casa, né un cellulare, neanche un portafoglio: "Forse mi hanno rapinato dopo avermi dato una botta in testa ieri? ma com'è possibile, io chiudo sempre la porta di camera mia". Alla fine arreso decisi che era ora di alzarsi e tornare a casa. "Meglio andar a casa, chissà ora che diavolo potrò raccontare a mia madre, cavolo sarà infuriata, posso pur sempre dirle ch..." dissi mentre riprendevo coscienza, ma a mia gran sorpresa il mio risveglio fu in un luogo della mia città della quella non ne conoscevo l'ubicazione e le case era strane sembravano fatte male, quasi a computer. "Ohi! che scherzo è? un sogno! di sicuro è un sogno, ahahah, pensavo di essermi perso..." dissi urlando, presi una pausa di riflessione per poi continuare: "Col cazzo che è un sogno, merda merda merda! come diavolo ci sono finito qui, devo aver bevuto, di sicuro non c'è altra spiegazione ahahah, stupidi cocktail fatti in casa" Camminai fuori da quel vicolo dove mi trovavo, ma prima di uscire vidi una cosa che in un primo momento mi spaventò molto, ovvero una bicicletta con sopra una icona blu luminescente, il tutto mi fece pensare inizialmente ad un qualche scherzo simpatico o degli effetti per un film, ma eliminate queste cazzate dalla mia testa notai che sotto di me c'era una scritta su sfondo nero e cornice nera, con scritto: "Premi Triangolo per salire/scendere dalla bicicletta; sali sulla bicicletta e dirigiti a Ganton, se non sai come arrivarci segui il segnale CJ sulla minimappa in basso a sinistra" Appena notai quella scritta sentivo che la pazzia stava per cogliermi nelsedere e giocarmi brutti scherzi, così mi venne spontaneo urlare, anche se nessuno mi avrebbe sentito: "Che?! ma cosa significa che devo premere triangolo, dove lo vedi triangolo, cosa devo fare? e poi perchè sotto in parte ci sta una mappa della città, cos'è un gps o roba del genere? tutto ciò non ha senso, poi è troppo in basso non riesco a vedere niente, non posso nemmeno consultarla vicino ai miei occhi, mi tocca abbassarmi e prenderla? perchè devo scomodarmi per fare tutto questo!? Da quando per terra trovi cose del genere, e questa barra è una specie di aiuto, è per caso una caccia al tesoro? non voglio arrivare in posti come isoli dei caraibi frequentati da pirati finocchi!" Guardai meglio la bici e notai che era una bmx dalla carrozzeria argentata, molto basilare come stile. "Che scherzo è? una bici non legata che non hanno rubato? Dove credono che siamo nell'Italia degli anni venti?" dissi ironicamente Immediatamente mi abbassai e cercai di prendere la mappa, ma non c'era verso di prenderla, perchè quando mi abbassavo pure la mappa si abbassava insieme a me, quindi era irraggiungibile. Dopo mille tentivi mi accasciai a terra stanco e guardando la bici dissi: "Ma a che cavolo sto a pensare...devo solo salire sulla bici, che scemo" Presa la bici e montato sopra cominciai a pedalare pian piano; l'icona blu era sparita come se l'unico scopo di quella icone fosse segnalarmi la bicicletta. Per ora volevo fare un giro per capire dove mi trovavo e cosa ci facevo qui, inoltre cercare risposte per le mille domande che avevo. Appena arrivato in strada una macchina stava per prendermi sotto, ma frenò in tempo, io nel bel mezzo della rabbia mista alla confusione urlai: "Stronzo, sta attento quando guidi volevi uccidermi?!" Dalla macchina uscì un tipo vestito di viola che prese una pistola e cominciò a spararmi senza dire nulla. Subito tornai a pedalare fuggendo in preda al panico, quando un proiettile mi si conficcò sulla spalla. Non sentii dolore anche se urlare, seppur per poco, mi venne spontaneo. Nello stesso momento ebbi pure l'occasione per scoprire che sopra di me a destra ci stava una sbarra rossa e un contatore color verde con scritto: 350$, forse erano i soldi che avevo dietro con me,ma il problema è che io non avevo alcun portafoglio, dove li avevo quei soldi; notai pure un icona che indicava un pugno e infine l'ora in digitale . Quelle due cose mi fecero ragionare oltre che aprire gli occhi e dopo esser scappato lontano da quel pazzoide che mi aveva sparato, scesi per nascondermi in un'altro vicolo della città e fu a quel punto che dagli scenari, le persone che camminavano senza parlare, il sole che non mi accecava se lo guardavo, le finestre senza riflesso e molti altri dettagli, capii una cosa: "Quella è la mia barra della vita? e quella roba verde i soldi che ho e quella forse indica l'arma che sto usando ora...cosa? ma i pugni non sono un arma, invece quella dev'essere l'ora...aspetta...perchè sono le 16.00? non ho nemmeno cenato ne fatto colazione ne nient'altro, aspetta...ma allora...cosa? ma allora...sono entrato dentro il gioco?! ma com'è successo?! ho vent'anni e le segnalazioni sulla copertina del gioco dicevano che è un gioco per +18, quindi non credo di aver infranto qualche legge o altro, allora perchè ci son dentro il gioco? Ohi che diavoleria è, dovrei essere in mutande in camera mia a giocare e bere birra, magari chiudendo la serata con l'ultimo numero di Playboy, non a preder tempo in una città americana dal nome confuso piena di messicani e negri, qualcuno mi aiuti!" Pensai che forse avrei trovato risposta andando nel segnalino "CJ" sulla minimappa. Presi di nuovo la bici in mano e cominciai a dirigermi di fretta verso quel luogo. Una macchina sfrecciò da un incrocio e andado a schiantarmici addosso feci un volo di qualche metro in avanti. "Cazzo...che male...perchè diavolo mettono i semafori in sto gioco se poi le macchine passano con il rosso, credevo che la chiamassero Intelligenza Artificale non Deficenza artificiale" esclamai a gran voce. Per mia sfortuna quella macchina era un taxi e dalla vettura gialla uscì un tizio con una mazza da baseball pronte a riempirmi di botte. Tipico yankee armato di fortuna che escalamava frasi razziste e insulse in una lingua a meta tra l'urdu e l'inglese. Subito cominciai a provare a picchiare il buzzurro tassista, sferrai qualche pugno, non sembrava reagire in alcun modo il nemico, era come se i miei pugni lo scalfissero a tal punto da fargli perdere equilibrio e concentrazione. Dopo poco era finito a terra, era morto. "Ah! -urlai a gran voce- cazzo! ho ucciso un uomo, no no no, non posso averlo fatto io, sono innocente, non ho mai nemmeno alzato le mani contro un mio compagno di cla....aspetta...sono in un videogioco...non ho fatto niente di strano penso" Mi guardai attorno e notai che le persone nemmeno mi stavano degnando di uno sguardo. "Ma che problemi hanno i personaggi in questo gioco, se uccido un cittadino a mani nude neanche si spaventano? e poi ho solo dato due o tre pugni, che tipo di problemi avete seriamente! è così normale vedere gente morire in questo gioco?" Guardai il cadavere e notai che era scomparso "stronzo di Houdini" commentai notando l'asfalto con la macchia di sangue, ma la mia attenzione fu catturata da un'altra cosa da una mazzetta di soldi che roteava per terra e da una mazza da baseball che roteava in maniera simile all'altro oggetto. "Che follia è questa? sul serio è una convention di maghi? Houdini e Coperfield si trovano in questo gioco? L'hanno forse programmato?" continuai urlando. Arrabbiato e incredulo diedi un calcio alla mazza che volo colpendo la volante della polizia. Sopra di me comparve una stella, non capivo a cosa significasse ma quando collegai i due concetti mi fu ben chiaro. Subito i polizziotti scesi dalla macchina cominciarono a cercare di picchiarmi con i manganelli. Scappai correndo a piedi. "Cazzate, nella vita reale non ti pestano ad ogni occasione, e poi non dovrebbero dire frasi da film come per esempio ti dichiaro in arresto hai il diritto di stare in silenzio e quelle cavolate che ne seguono?". Scappai tra una via e l'altra senza farmi prendere. Arrivato in un vicolo trovai un fucile, lo presi, cambiai arma, di seguito pure l'icona delle armi attualmente in uso cambiò dal simbolo di una mano a quella di un fucile con scritto sotto "7" ovvero il numero di colpi che avevo. "Ok, sono in un videogioco, un gioco sparatutto, è ora di comportarsi da uomo, meno domande più az..." venni sparato in piena testa da un polizziotto che comparve da dietro l'angolo prima di finire la frase. Mi era rimasta poca vita da prima e sembrava che questa fosse la fine dei miei giochi. Presi il fucile e subito sparai! Questo è quello che feci contro la mia playstation usando il fucile di mio nonno quando mi risvegliai; meno male ero da solo a casa, altrimenti avrei dovuto spiegare davvero troppe cose pure ai miei genitori. Era tutto un sogno per davvero alla fine. "Sto gioco mi ha rotto il cazzo, anzi, tutti i videogiochi mi hanno rotto, ora basta, esco di casa e mi trovo un lavoro, ho vent'anni e farò qualcosa della mia vita lo giuro!"
  12. faddo

    Riflessioni sui sogni di carta

    Molto carina l'idea della critica sul mondo d'oggi attraverso non tanto il come è, ma come gli altri vorrebbero che fosse ma non è. Dal punto di vista grammaticale non posso dirti molto, non sono esperto in materia. La parte delle due sorelle in contrasto è un po' un classico ma di sicuro rende molto bene quando parlando di contrasti si parla del loro carattere: Una appare dedita al lavoro, molto attaccata al mondo reale, con ambizioni terrene ma allo stesso tempo non dimentica di aver anche una sorella minore a cui badare, Cristina invece è persa nel suo mondo perchè non accetta la tristezza che procurà il suo mondo, sembra quasi psicotica da come non ne parli, da come ne parli sembra solo fantasiosa e persa nel suo mondo; non so cosa volessi realmente trasmettere. Non mi è piaciuto il come l'hai fatta sparire, mi ha lasciato con la stessa sensazione che ti lascia quando comprendi che il gelato al fior di latte è bianco e quello al limone pure, intendo dire, che non ho capito molto bene che è successo: perchè è scappata? Come ha fatto a non accorgersi di una persona che a due centimetri si alza e scappa? Non è che l'hanno rapita? dove è finita realmente? Per il resto ho trovato la lettura, rapida piacevole e non troppo dettagliata ma nemmeno sintetica, però nessun dialogo, peccato la personalità si esprime meglio attraverso le dirette parole in prima persona dei personaggi. Ho apprezzato il racconto in massima e non ho ben capito dove stai l'esperimento di preciso, l'ho trovato un racconto da leggersi, tutto qui
  13. faddo

    Paranormale: ci sarà qualcosa di vero?

    Buona serata anche a te, l'importante è che tu abbia superato tutto.
  14. faddo

    Paranormale: ci sarà qualcosa di vero?

    vero il problema è se la realtà diventa negativa non è facile combatterla, ma quando fai un giro su te stesso e cominci a vedere quella difficoltà in positivo tutto sembra più facile. è lo stesso meccanismo che oggi mi ha fatto correre per la mia prima volta per 15 minuti di fila senza mai rallentare e camminare, un meccanismo strano e ne tanto facile da attuare subito, ma se i primi sorrisi saranno forzati vedrai che dopo diventerà automatico e naturale. Nessuno ha mai detto che sia facile girare le cose dal negativo al positivo nella tua testa, ma nessuno ha mai detto che sia impossibile, tutta una questione di forza, non arrendersi è la chiave. Ti buttano per terra, ti rialzi, dove sta il problema?
  15. faddo

    Paranormale: ci sarà qualcosa di vero?

    Storia interessante devo dire, affascinante anzi!
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