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MarieInsane

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    Marie Insane
  • Compleanno 14/05/1994

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    Scrittura, disegno, cosplay, videogiochi, film, serie tv

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  1. MarieInsane

    scusa...perchè scrivi?

    Io scrivo per fare spazio nella mia testa. Ho tante cose lì dentro che rischiano di schiacciarmi, se non le metto per iscritto. E poi mi piace anche far prendere piccoli shock ai miei lettori coi colpi di scena
  2. Quella notte, anzi, quella mattina, mi svegliai alcune volte e riuscii a spiegare, grossomodo, cosa fosse successo, anche se me ne vergognavo oltremodo. Mi era successo qualcosa di orribile, ed io mi sentivo in colpa. E se fossi stata io a provocare Olaf? Magari era stata la scollatura, o la veste troppo leggera. Non riuscii ad abbandonare il pensiero di aver fatto qualcosa di sbagliato, nemmeno quando ripresi sonno. Nel momento in cui mi svegliai in mattinata, ebbi finalmente modo di capire tutte le conseguenze dell'accaduto; mi sentivo pessima, sarei voluta morire per non dover convivere con i pensieri che si aggiravano nella mia mente, quella sensazione di essere una donna abbattuta, spezzata, trafitta da una spada invisibile. Quello che un tempo avevo individuato come la mia dignità, quel sentimento particolare che non riuscivo a descrivere con parole, ma che avevo sempre sentito come mio, ora sembrava essermi stato rubato da Olaf. Era come se qualcosa mancasse, mi era stata asportata violentemente una parte che non sarei riuscita a recuperare in nessun modo. Ogni pensiero di in uomo, di avere una persona a fianco nel letto di cui fidarmi e con la quale viaggiare insieme alla scoperta dell'intimità, bruciato e le ceneri sigillate in una cassa di terrore forgiata dalle mie stesse lacrime. Ma tutti quei pensieri, tutte quelle cose venivano sovrastare dal mio ultimo e più chiaro pensiero, quello più concreto e papabile nel momento in cui udii la voce di Olaf riecheggiare lungo i corridoi di casa Heatswey. In quel momento nulla riuscì a tenermi a letto, perché già avevo avuto una preoccupazione che andava ben oltre tutte quelle riflessioni sulla mia dignità. Il mio comportamento, quel comportamento che avevo usato come difesa per non morire nei giorni a seguire per i troppi maltrattamenti, non sarebbe rimasto senza conseguenze, e proprio per questo era importante farmi perdonare dal mercante e riuscire a convincerlo di darmi una seconda possibilità. Gia sapevo che avrebbe parlato col signor Heatswey, quel buon signore dal quale tanto desideravo tornare. Lui non si era mai avvicinato a me in modo inopportuno, eppure aveva fatto sempre tantissimi apprezzamenti sul mio aspetto. Mi chiesi se anche lui fosse capace di azioni simili, se in fondo anche lui desiderasse soltanto saltarmi addosso. Mi reggevo a malapena in piedi, eppure corsi. Quella era una cosa importante, tanto che mi sarebbe sembrato da egoista fermarmi solo un attimo per riposarmi. Non si trattava solo di me, e questo mi metteva le ali. Mi fermai soltanto nel momento in cui mi trovai di fronte ad Olaf ed il padrone di casa. Abbassai lo sguardo e rimasi dritta, senza dare accenno di dolore. Il mio cuore stava per esplodere ed iniziai a risentire della mia fretta, ma l'importante era dimostrarmi dispiaciuta per la fuga, non per tutti gli altri accaduti. Mi sentivo male a dover tornare da lui, ma la prospettiva di lasciarlo, di pretendere di non essere più sua moglie, lasciando quindi ai miei genitori dei debiti per il denaro che il mercante aveva pagato, per me era ancor più orrenda. Mi faceva schifo quel uomo, ma lo schifo si poteva superare, il dolore sarebbe diventato solo un'abitudine fastidiosa prima o poi, o perlomeno lo speravo. 《 Mio signore.》Mi inchinai davanti a lui con leggerezza, nascondendo alla perfezione il mio disgusto. Eppure, se io fossi stata una donna di un certo rango, in quel momento gli avrei sputato in un occhio, dandogli contemporaneamente fuoco. 《 Eccola.》Fece una smorfia quando mi vide, ed io deglutii. Olaf si rivolse di nuovo ad Heatswey, sorridendo sotto i baffi per la freddezza con la quale mi aveva trattata. Sapeva di avermi colpito, lo sentiva. 《 Penso che tra noi sia tutto chiarito, ho fatto annullare il matrimonio e rimarremo esattamente come appena deciso...》 《 Annullato?》Non riuscii a trattenermi dall'interromperli, mi sembrò di sentirmi sprofondare, tanto che non riuscivo a badare alle buone maniere. Non mi sarebbe mai stato permesso di parlare con loro due in quel modo, ma probabilmente il signor Heatswey comprese il mio stato, decidendo di ignorare il mio comportamento. 《 Esattamente. È stata la prima cosa che ho fatto stamattina.》Sorrise fieramente, mentre io ebbi voglia di sputargli in faccia per davvero. 《 Ma mio signore, mi dispiace per il mio comportamento...》Mi inginocchiai.《 Mi dispiace, sono solo una ragazzina indegna e stupida, non sapevo come comportarmi, i patti erano altri e mi sono sentita confusa!》Era abbastanza difficile trovare quelle parole, perché non era quello che avrei voluto dirgli.《 Ma prometto, se riuscisse a perdonarmi, io sarei per lei la moglie perfetta, sarei disposta a subire tutte quelle cose ogni giorno, mio signore.》Già solo ad immaginarlo, mi percorsero dei brividi freddi, ma dovevo dire quelle cose, e probabilmente anche agire di conseguenza. 《 Abbiamo già trovato un altro accordo per te.》Sentire la voce dolce del signor Heatswey era quasi piacevole in confronto al pensiero di dovermi anche solo avvicinare ad Olaf. Si era preoccupato molto per me, ma purtroppo ultimamente lui aveva avuto i suoi problemi, motivo per cui aveva cercato qualcuno a cui vendermim e non sarebbe stato facile per lui annullare un patto.《 Magari vi lascio da soli, così potrete parlarne voi due.》Si voltò di nuovo verso Olaf, con sguardo preoccupato.《 Buona giornata , signor Avory.》Gli strinse la mano e si allontanò da noi, lasciandomi leggermente in preda al panico. Non ero pronta ad essere con lui da sola, ma forse era anche importante che mi abituassi a fare cose non proprio piacevoli. 《 Mio signore...》Non sapevo nemmeno che dire, nella mia testa c'era il vuoto, per la prima volta nella mia vita. 《 È inutile che fingi devozione, so che la mia presenza ti crea ribrezzo.》Mi osservò con attenzione mentre cercavo di fingere che non fosse vero, inutilmente. 《 La mia famiglia si troverà in difficoltà ora.》Ero sul punto di piangere. Per la prima volta dal suo arrivo, guardai in faccia Olaf, sulla sua guancia c'era un taglio enorme; probabilmente quando lui si era divincolato, dopo essere stato colpito con la spilla, quest'ultima gli aveva strappato via una parte della sua pelle. Io non me lo ricordavo, ma riuscivo a riportare alla mente il modo in cui era scattato in tutte le possibili direzioni, quindi mi sembrava una spiegazione logica.《 La prego, abbi pietà per una sola volta nella vita.》Mi sentii ancora più derubata della mia dignità, chiedendogli quelle cose. Stavo implorando un uomo, che non meritava nemmeno di vivere, di maltratarmi per il resto dei miei giorni. 《 Sono un uomo clemente, ho proposto un accordo che farà in modo che alla tua famiglia non tocchi nessuna punizione per il tuo comportamento.》Mi meravigliò sentire quelle cose, una certa leggerezza si fece strada nella mia testa, ero quasi sollevata. Mi alzai, persino.《 Rimarrai in mio possesso finché non avrò trovato qualcuno disposto a comprarti. Capirai, ovviamente, che non desidero avere un essere pericoloso come te in casa mia, quindi rimarrai qui.》Non riuscii a trattenermi dalla gioia, sul mio viso si fece strada un largo sorriso, ero felice di poter rimanere con la mia famiglia, non avrei potuto nasconderlo nemmeno impegnandomi.《 Non gioire, piccolo fiore, sto già contrattando con un parente, può trattarsi solo di giorni prima di arrivare ad una conclusione, dopodiché andrai via per sempre. Presto sarai sua. Ecco, ho promesso che alla tua famiglia non succederà nulla, però prometto altrettanto che tu non vedrai mai più giorno felice in vita tua.》Ora era lui a sorridere mentre io lentamente sbiancavo. Cosa significava?《 Ti pentirai di avermi fatto questo!》Indicò la ferita sulla guancia.《 Ci saranno giorni in cui rimpiangerai di non essere rimasta ieri sera, serate in cui desidererai le torture di ieri.》Se ne andò urtandomi con la spalla, talmente forte da farmi quasi cadere. Scoppiai in lacrime. La minaccia di Olaf mi faceva paura; avevo visto quanta crudeltà ci potesse essere in lui, non dubitavo delle sue parole. Rimasi lì almeno per mezz'ora, rannicchiata in un angolo, ma poi sentii qualcuno avvicinarsi e decisi di far finta di non aver mai sentito quelle minacce. Ora sapevo che il tempo con la mia famiglia fosse limitato, quindi decisi di godermelo, almeno per quegli ultimi giorni. La cosa faceva male in modo quasi insopportabile, ma dovevo essere forte ed imparare a tenere nascosti i miei problemi. Spiegai ai miei familiari che a breve sarei andata via, ma tenni per me le cose che aveva detto Olaf. Non volevo farli preoccupare, quindi decisi di far credere ai miei cari che semplicemente il mercante avesse capito che non fossimo compatibili, che avesse sbagliato, e che, come atto di gentilezza per scusarsi, mi avesse trovato una nuova dimora, che però ancora non conoscevo. Era difficile mentire, soprattutto a mia sorella, ma non volevo peggiorare le cose. La mia famiglia si sentiva ferita già fin troppo per l'accaduto, non avrei mai potuto pretendere che portassero anche quel peso sulle loro spalle. Quella sera stessa decisi di fare una passeggiata con mia sorella. Erano quelli i momenti che mi sarebbero mancati di più, quegli attimi in cui ci tenevamo per mano e passeggiavamo per il bosco, alla ricerca di bacche e legna da ardere, e magari qualche piccolo tesoro dimenticato da qualcuno. Una volta avevamo trovato una bambola di pezza trasandata, ed io avevo impiegato serate su serate a ricucirne i pezzi rotti, a creare dei vestiti per quella piccola bambolina con qualsiasi pezzo di stoffa avessi trovato in giro per casa, e nel momento in cui la avevo consegnata a mia sorella, coi suoi abiti nuovi, bottoni al posto degli occhi - che prima erano stati entrambi ricamati con fili colorati, ne trovai i resti - e le cuciture simili a delle cicatrici, la mia piccola era scoppiata a piangere tra le mie braccia. Ancora a volte Joana, così il nome di mia sorella, dormiva con la bambola di pezza, e a vederla mi si scaldava il cuore. Lei era l'immagine dell'amore fatto persona. 《 Chi è quella?》Mi sentii abbastanza scossa quando vidi in lontananza Olaf con una ragazzina, aveva forse l'età di mia sorella. Presi Joana e la tirai dietro un cespuglio, non avevo voglia di certo di essere vista da lui. 《 È la signora Weathey con sua figlia, a quanto pare.》Joana si sedette per terra, 《 Chi sarebbe? Cosa ci fa con quel porco?》Il pensiero che Olaf potesse già pensare ad un'altra moglie, ancora più giovane di me, mi faceva inorridire. Non volevo che nessuna bambina o donna subisse qualcosa di simile a quello che era successo a me. 《 Sono mesi che la signora Weathey ha problemi con sua figlia. La sento sempre in chiesa, si lamenta di lei e cerca un posto in cui mandarla, credo la odi. Probabilmente sta chiedendo consiglio a lui, dato che conosce il mondo. A volte io e quella ragazza giochiamo insieme, ma è abbastanza strana.》Mi osservò con un qualcosa di curioso nello sguardo. Dalla sera prima, a volte mi guardava in quel modo, ed io mi chiedevo quale pensiero oscuro la tormentatsse. Certo, poteva solo riguardare l'accaduto, ma Joana sapeva che di certo non la avrei uccisa per una domanda fastidiosa. Jo era sempre stata curiosa, e spiegarle un dettaglio dell'accaduto non mi avrebbe dato fastidio, anzi, forse si sarebbe tranquillizzata a sapere quei dettagli, a poter studiare l'atto in modo da essere pronta a difendersi ed evitare i miei errori, se ne avesse avuto bisogno. Anche lei, prima o poi, sarebbe diventata una giovane donna, anche se la cosa faceva particolarmente male a me, che in lei vedevo sempre una piccola bambina.《 Elaine, il tuo occhio è orribile.》Notò.《 Spero non si infetti.》Le sorrisi, sedendomi vicino a lei. Anche io avevo quella speranza, ma avevo usato degli infusi di erbe e probabilmente sarebbe andato a migliorare nei giorni a seguire.《 Posso chiederti una cosa?》Le tremava il labbro inferiore. Mi sentii scombussolata nel sapere che quel avvenimento suscitasse tanto dolore in mia sorella. Annuii. Jo sospirò e rimase in silenzio per alcuni secondi.《 Come ti senti?》Tirai un sospiro di sollievo, quando finalmente riuscì a formulare la frase. Le sorrisi e poi abbassai lo sguardo. Avevo capito la domanda, e a lei non avrei potuto mentire. 《 Non vuoi saperlo veramente.》Le risposi, e fu la prima volta che quel giorno rispondessi con sincerità a quella domanda. 《 Se potessi, prenderei il tuo posto,... almeno non soffriresti.》Rimasi scossa dalle parole di Jo. Immaginare che qualcuno abusasse di lei in quel modo, mi creava paura, lei era come una figlia per me ed io avevo sempre avuto il compito di proteggerla. Ero più grande di soli due anni, ma Jo per me non era mai stata solo una sorella. 《 Perché dici così? Hai appena tredici anni, immaginare che queste cose succedano ad una bambina della tua età, mi mette i brividi!》Le accarezzai il viso. 《 Ma tu sei così bella. Ho sempre immaginato che tu un giorno sposassi un uomo nobile e bellissimo e gentile. Lo sai anche tu che ora le possibilità che succeda sono diminuite. Ecco, se potessi, prenderei il tuo posto, così potresti vivere felice un giorno.》Jo si alzò e si allontanò, prima che potessi dirle quanto fosse una considerazione stupida. La raggiunsi e la presi per la mano. Esattamente quelle cose mi sarebbero mancate di più di mia sorella. Lei era così pura e nobile d'animo. Decisi di non infierire e preferii parlare di altro, era più scossa di me. Il giorno dopo fui svegliata da mia sorella e dal mio fratellino più piccolo, Bartie. Saltellavano felicemente intorno a me, canticchiando una melodia allegra e battendo le mani. Mi dovetti trattenere dal piangere, perché mi resi conto in quel momento che non avrei più visto scene simili in futuro, li avrei abbandonati, e non sarebbero mai più successe quelle cose in mia presenza. 《 Eli, c'è un uomo che vuole parlare con te, sciacquati il viso e corri da lui!》Sentii dire mia madre. Balzai in piedi e mi vstii velocemente. Mi lavai il viso, constatando che il mio occhio fosse migliorato, anche se ancora continuava ad essere gonfio e dolorante. L'uomo che era venuto per me, sicuramente era stato mandato dal mio futuro padrone, e questo mi fece vergognare ulteriormente per lo stato in cui si trovava il mio viso. Sarei voluta essere bella, ed invece ero ferita. Decisi di mettere uno dei miei vestiti più carini, volevo fare buona impressione, non mettere a rischio la prospettiva di essere venduta, non fare adirare ulteriormente Olaf. Contava solo il benessere della mia famiglia, non volevo metterlo a rischio una seconda volta. Mia madre mi accompagnò nella stanza in cui il signore mi attendeva e poi andò via, senza nemmeno presentarsi. L'uomo era accompagnato da due ragazze bellissime di poco più grandi di me stessa. Mi vergognai ancora di più di non essere proprio presentabile, data la loro bellezza. Mi fecero delle domande normalissime inizialmente; mi fu chiesto il nome, l'età,cosa avessi fatto fino a quel giorno, la provenienza. Anche Olaf aveva mandato un servo per farmi domande del genere prima del matrimonio, non mi sembrò nulla di troppo strano. 《 Benissimo. Ora potresti alzarti e spogliarti?》Concluse l'uomo. Rimasi pietrificata e non riuscii a capire il senso di quella frase. Quale motivo poteva mai avere di vedermi nuda? Era un'altra delle idee di Olaf, giusto per infierire ancora? 《 Mio signore, non credo sia una cosa necessaria...》Non riuscivo a trovare le parole adatte, volevo rimanere rispettosa, ma anche esprimere la mia disapprovazione. 《 Non c'è bisogno di vergognarsi, vogliamo solo dare un'occhiata al tuo corpo, dopodiché potrai rivestirti.》Mi incoraggiò l'uomo. Le due ragazze si erano già alzate per aiutarmi. Non feci in tempo di rispondere che le ragazze mi stavano già togliendo il vestito. Rimasi nuda, infine, nonostante i tentativi di protesta. Una vergogna che non avevo mai provato prima, mi inondò improvvisamente, avrei voluto coprire ogni centimetro del mio corpo. L'uomo iniziò a scrivere qualcosa su un foglio sul quale aveva annotato le mie precedenti risposte, mi chiedevo se vi scrivesse tutti i miei difetti. Avevo il seno piccolo, della peluria rossiccia sull'inguine, il sedere piccolo. Se fossi stata un uomo, di certo non mi sarebbe piaciuta una donna come me, non mi sarei scelta da sola come serva per determinate cose. Certamente non avevo un fascino da bambina, ma non somigliavo per nulla ad una donna. 《 Signore, servirò un uomo?》Decisi di fare quella fatidica domanda. Certo che avrei servito un uomo, non era poi una cosa di cui dubitare, ma io con quel servire intendevo altro. Doveva pur esserci un motivo per cui quel tipo mi avesse chiesto di spogliarmi. Lui alzò lo sguardo dal foglietto e rimase in silenzio per qualche secondo. Sembrava cercare una risposta senza riuscire a trovare quella ideale e meno dolorosa. 《 Beh... sì, grossomodo direi proprio che servirai degli uomini...》L'uomo riabbassò subito la testa, quasi volesse farmi capire che non avesse voglia di rispondermi. Scrisse per alcuni secondi, e poi si rivolse di nuovo a me, che tremavo come una foglia. 《 Posso chiederti se sei vergine?》Quella domanda sembrava sconfortare più lui che me. Arrossii, e quasi automaticamente cercai di coprire il seno con le mani. Mi vergognavo ancora di più a parlarne, anche se da un certo punto di vista, l'unico a dover provare vergogna sarebbe dovuto essere Olaf. Io non avevo fatto nulla di male, la mia unica colpa era essere nata donna e ricadere nei suoi perversi gusti. 《 No, mio signore.》Deglutii le lacrime che sentivo salire lentamente. Avrei voluto dirgli quanto mi dispiacesse non esserlo, quanto fosse doloroso sapere che molte mie opportunità fossero state spazzate via in una sola notte. E invece rimasi in silenzio. Mi vergognavo persino di quella mia autocommiserazione. Se fossi stata una persona sola, mi sarei opposta a tutte quelle torture e avrei vendicato la mia dignità, e invece mi sentivo come legata da delle grosse catene che mi tenevano strette al mio senso di responsabilità, che mi impediva di fare qualcosa. 《 Bene, quindi le dichiarazioni del signor Avory sono state sincere anche su questo.》Decisi di non lasciarmi sconcertare da quel nome; era normale che un cliente mandasse qualcuno ad accertarsi delle condizioni della merce che desiderava acquistare, in quel caso me, quindi era altrettanto normale che Olaf fosse stato interrogato sulle mie condizioni, e allora probabilmente avrei sentito più spesso quel nome.《 Direi che puoi rivestirti. Domani stesso verranno a prenderti.》Mi sorrise per la prima volta da quando era lì. Non era un sorriso gentile, dava più l'impressione di essere triste, pieno di compassione. Mi resi conto di quanta pena dovessi fare a tutti, e questo mi tirava giù ulteriormente. Le ragazze mi aiutarono a rivestirmi, mentre il signore lasciava la stanza. Dopo quelle domande, mi chiedevo chi fosse stato il mio prossimo padrone, e che intenzioni avesse con me. Mi chiedevo se ci fossero state altre mani a dissacrare il mio piccolo tempio con forza, se davvero mi aspettasse tanto dolore. Da qualche parte nel mio cuore, speravo che il mio prossimo padrone fosse un uomo attraente e dolce, speravo di incontrare gentilezza. Certo, non mi aspettavo di venire trattata come una principessa, non volevo regali e non desideravo nemmeno che andasse ai miei tempi ed aspettasse che quelle ferite guarissero; volevo solo che mi trattasse con più gentilezza, che invece di entrare nel mio esile corpo violentemente, quelle mani mi regalassero delle carezze. Non mi aspettavo un grande amore, né di essere sposata o messa alla pari con qualcuno, semplicemente non volevo subire violenze da nessuno. Ovviamente quelle paure le tenni per me, decisi di inventare una storia per la mia famiglia. Non mi piaceva il pensiero di condividere il dolore con loro, se mi trovavo in quella ssituazione la colpa era solo mia, loro non meritavano quella pesantezza. Dissi loro soltanto che me me ne sarei andata il giorno dopo, non potevo proteggerli anche da quel dolore. La presero tutti con apparente calma, ma sapevo che stavano soffrendo quanto me. Non volevo scoprire chi fosse il mio padrone, non volevo sentire mani sul mio corpo, vivere in un'altra casa. Tutti quei pensieri sembravano orrendi, desideravo solo poter fermare il tempo e rimanere ferma in quel giorno. Il domani era troppo vicino, riuscivo a sentirne quasi il sapore nella bocca. Tra alcune ore avrei scoperto quale sarebbe stato il mio destino, ed io non ero pronta, io ero appena capace di lasciare la mia casa per alcune ore senza finire in pianti orrendi, non si poteva pretendere da me che fossi pronta ad andare via per sempre. 《 Sai cosa mi ha detto il signore che è venuto per me oggi!》Coccolavo mia sorella dopo pranzo, Jo era stata l'unica a rendere visibile il suo tormento per me. Joana non voleva lasciarmi andare ed era scoppiata in lacrime come una bambina, quindi mi sembrava solo giusto tentare di renderla più tranquilla, inventando cose belle. Facevo sempre così, inventavo un mondo pet lei, per evitare che sentisse dolore.《 L'uomo da cui andrò, è ricchissimo e giovanissimo! Dicono sia un principe venuto da lontano, un uomo dell'animo nobile e dall'aspetto piacevole!》Le sorridevo, parlando. Jo sembrava credere a quelle menzogne, ma in fondo era una bambina, probabilmente voleva anche credere a quelle cose.《 Dicono che sceglierà moglie tra le sue serve, e poi farà un viaggio per tutto il mondo con tutti coloro che lavorano per lui!》Stavo iniziando a credere anche io a quelle bugie. Più che altro desideravo fossero cose vere, con tanta forza che riuscivo già a vedermi nelle vesti della moglie del principe ricco e generoso. Mi vergognavo di quei sogni, ma erano pur solo sogni, ed io ero solo una ragazzina con un destino fin troppo crudele davanti. Volevo preservarmi almeno quel piacere.《 Quando torneremo, giuro che verrò da te e ti porterò un regalo da ogni paese che avrò visitato.》Le accarezzavo i capelli, mentre Jo ascoltava le mie parole con attenzione. Ero l'unica che riuscisse a raggiungerla e farla stare calma. 《 Promettimi che ritornerai da me e staremo insieme per sempre...》Jo era vicina alle lacrime, lo sentivo. 《 Certo che te lo prometto, mia piccola principessa.》 Le baciai la fronte. Non avevo mai visto una bambina più bella di mia sorella. Le accarezzai le guance calde, chiedendomi come facessi a meritare di avere tra le braccia tale meraviglia. 《 Ti amo, Eli. Ricordalo sempre, quando sarai triste perché non siamo più insieme.》Non risposi. Mi chiedevo se fosse giusto mentire così tanto, ma la realtà era troppo crudele. Come avrei mai potuto dire a quella ragazzina così pura e affettuosa, che un signore mi avesse chiesto di spogliarmi per capire se fossi una merce buona? Jo non era pronta a conoscere la crudeltà del mondo, lei era piccola e già che avesse capito cosa mi fosse successo la sera prima era troppo, avrei voluto proteggerla anche da quello. Dopo aver coltivato il campo per tutto il pomeriggio, il signor Heatswey mi permise di fare un bagno caldo nel bagno della casa. Dovevo essere pulita per la mattina seguente, non voleva fare brutta figura. Feci entrare anche mia sorella. Lei amava i bagni caldi, ma purtroppo generalmente la mia famiglia si lavava con l'acqua del fiume che scorreva là vicino, solo d'inverno ci era concesso riscaldare l'acqua. Dopo aver fatto il bagno, Joana andò a dormire, mentre io decisi di rimanere un altro po'. Mi osservavo allo specchio, notando quanto sembrassero vuoti i miei occhi da quando Olaf mi aveva derubata della mia felicità. Mi aveva rubato tutto, ogni speranza, ogni piccolo barlume di felicità. Fu quello il pensiero che mi accompagnò nella nostra stanza da letto, e con il quale mi addormentai, abbracciata a Jo.
  3. MarieInsane

    Cosa state leggendo?

    Io al momento sto leggendo soltanto cose trashissime. È per divertimento, non vi preoccupate, ogni tanto ho bisogno di leggerezza. L'ultimo libro letto è stato "la maschera", e ora alle cose trash sto alternando un fumetto (spero valga come lettura), per l'esattezza un Manhwa, 'Killing Stalking'.
  4. MarieInsane

    Sbarco nella Terra degli Scrittori

    Benvenuta! In bocca al lupo per tutto!
  5. MarieInsane

    Mi presento anch'io!

    Grazie ad entrambe
  6. Erano quaranta perle bianche per lato. Quaranta minuscole perle ad impreziosire quella scollatura, che una vera scollatura non era. Non si trattava di un vestito degno di una donna nobile, ma non era nemmeno un vestito da serva. Era un vestito elegante e bello, ideale per quella figura sfuggente che ero. Una stoffa quasi trasparente avvolgeva dolcemente il mio corpo piatto, non ancora sviluppato in quasi nessun aspetto. A vederlo da lontano, quel vestito grazioso, quella stoffa, aveva qualcosa di impossibilmente leggero. Sembrava una grande piuma, la piuma di un grosso pavone bianco, fatto di tanti filini di una seta finissima. Una nuvola, ecco cosa sembrava. La trasparenza aumentava lungo le maniche, attribuendomi qualcosa di fatato, che non sarei riuscita ad immaginare nei miei sogni più fantasiosi. Il vestito era troppo semplice per appartenere ad una nobildonna, eppure qualsiasi principessa, da qualsiasi parte del mondo, si sarebbe sentita invidiosa di quel tessuto e della bellezza che attribuiva persino ad una ragazzina semplice come me. Certo, un po' si notava che non fosse stato progettato per un corpo talmente gracile, ma qualcosa attribuiva a quella scena un'atmosfera quasi magica, che copriva quei dettagli del tutto secondari. Le maniche erano ancora troppo lunghe per quelle piccole braccia, le spalle non riempivano completamente la parte superiore. Sulla schiena i lacci del vestito erano stati stretti fino al limite, ma ancora si piegava e fluttuava sul mio corpo, come se io fossi un manichino troppo piccolo. Una farfalla, ecco cosa ricordavo. Io tutta sembravo fluttuare, non toccavo veramente per terra. Mi muovevo con fare grazioso, mentre la stoffa scivolava sulla mia pelle. Ero bianca quasi quanto quel bellissimo vestito, ma non sembravo oscena. Il mio candore si sposava perfettamente con l'indumento, si completavano a vicenda, ma d'altronde non c'era ombra di dubbio che fossimo fatti l'uno per l'altro, io ed il vestito. In contrasto a tutto ciò, dei riccioli ramati cadevano sulle mie spalle con leggerezza ed allegria. Avevo le fiamme in testa, come diceva mia madre. I miei capelli di solito facevano di testa propria, erano quasi indomabili, ma quel giorno anche loro risultavano più eleganti. Non c'erano molte cose a decorarmi la testa, giusto un piccolo diadema fatto delle stesse perline che erano state utilizzate sul vestito. Al collo portavo una collana piccola e trasandata, che però mi rifiutavo di togliere. Era della mia sorellina, e forse sarebbe stata l'ultima cosa a ricordarmela, una volta lontana. Le scarpe erano anch'esse adornate da perle pregiate, che andavano dal bianco ad un azzurro appena accennato. Di azzurro c'era anche la perla dell'anello nuziale e un unico fiocco sulla mia pancia. Un po' mi chiedevo che senso avesse quel colore tanto freddo, ma io non avevo molta voce in capitolo, quindi ogni critica sarebbe stata vana. Il mio sguardo sfiorò appena il mio stesso volto, quando mi ritrovai davanti allo specchio, eppure quel momento bastò per farmi sorgere una marea di dubbi; non somigliavo a nessuno della mia famiglia, né padre, né madre, né fratelli, né sorelle. Eravamo diversi anche caratterialmente, e alcune volte, quando avevo molto tempo per guardarmi in uno specchio, mi chiedevo dove mi avessero trovata. Certo, occasioni del genere erano più uniche che rare, quindi forse semplicemente non ero riuscita ancora a studiare i miei stessi dettagli davanti ad uno specchio e confrontarli con quelli degli altri a sufficienza, ma già solo al tatto la mia pelle mi sembrava diversa dalla loro. Faceva strano vedermi col viso ed i capelli pulitissimi. Era strano vedermi senza sporcizia nel viso, pettinata perfettamente e vestita in quel modo. La vita non mi aveva mai concesso il lusso di essere bella, fosse anche stato solo per un'oretta. I miei genitori un tempo avevano avuto una vita normale, ma poi in qualche modo dei debiti li avevano obbligati alla servitù presso un nobile signore, il signor Heatswey, tutto ciò prima della nascita dei loro figli, che però ne stavano ancora risentendo. Mi toccai i capelli, abbassando lo sguardo. Ero bellissima, e mi vergognai per averlo pensato; non ero mai stata una persona dal forte narcisismo, anzi, non avevo mai dato peso al mio aspetto, ma forse erano le circostanze a farmi capire quanto fossi donna, nonostante la mia giovane età. Quindici anni, esattamente. Non ero più una bambina, stavo sbocciando come un bellissimo fiore, mi sentivo proprio cosí, solo che non mi ero mai ritenuta bellissima. Ero molto giovane rispetto al mio sposo, forse troppo giovane per reggere i desideri di un uomo talmente maturo, perciò i miei genitori avevano preso accordi sulla gestione del mio matrimonio nel momento preciso in cui il nobile uomo al quale appartenevamo, aveva annunciato che mi avesse venduta come sposa al ricco mercante, che si era presentato poco dopo a casa nostra: avevo un anno di tregua, un anno intero per prepararmi mentalmente a tutti gli obblighi e doveri di una brava moglie. Prima del termine di quel loro accordo, lui non avrebbe avuto permesso di toccarmi a meno che io non lo avessi desiderato, e saremmo vissuti come due estranei che per caso si trovavano nella stessa casa. Non sentivo rancore per essere stata venduta, era necessario e lo sapevo. Il nobile da cui lavoravamo si era preso anche un po' carico della mia famiglia, concedendole di servirlo invece di pagarlo, aveva avuto, nel suo piccolo, spese aggiuntive ed era solo giusto che cercasse di riprendersi i suoi soldi in quel periodo di crisi. Ci aveva sempre trattato col massimo rispetto. I miei genitori mi avevano preparata sin dall'infanzia ad un momento del genere e mi avevano fatto capire che fosse solo giusto così. Almeno il mercante aveva pagato bene per me, e sicuramente si sarebbero divertiti alla festa e avrebbero mangiato bene. Eppure ero triste, davvero triste. Era difficile lasciare i miei genitori, forse trasferirmi in paesi lontani e non sapere se avessi avuto modo di rivederli, ma ancora più difficile, quasi struggente, era lasciare mia sorella. Lei era l'unica ragazza dopo di me, gli altri erano tutti maschi, quindi tra noi era sorto un legame davvero intimo, eravamo sorelle, non solo di sangue ma anche di spirito. Eravamo inseparabili, e non vederci con frequenza da quel giorno in poi mi provocava un certo dolore che raggiungeva sfere fisiche. Mi accarezzai le guance per non piangere e decisi di voltarmi. Ecco mia madre, quella bellissima donna. Il suo corpo rotondo era stata la cosa che avevo abbracciato da piccola, quando facevo brutti sogni, e solo ora mi rendevo conto di quanto fossero stati preziosi quei momenti. Mi chiedevo come si fosse sentita mia madre al suo matrimonio, se avesse avuto sulle labbra il suo bellissimo sorriso. Mia madre era un angelo sceso per donare felicità a chi guardava il suo volto, anche se lei stessa non sempre era felice, e sul suo viso vivevano tanti segni di una vita fin troppo difficile per una donna fragile quale era lei, nonostante la sua stazza e le spalle forti. A volte, guardandola, sembrava di poter leggere un libro davvero triste, pieno di rassegnazione ed insoddisfazione, ma solo le persone più vicine a lei notavano quelle cose, e solo raramente lasciava trasparire quel lato. Poi c'era mio padre, un uomo fallito ma non in senso negativo, un uomo che semplicemente non era baciato dalla fortuna, ma che metteva un po' del suo cuore in tutto. Anch'egli era fragile, seppur avesse costruito una corazza intorno a sé e vivesse solo per la famiglia, nascondendo i suoi pensieri oscuri. Erano una coppia così bella, e nonostante la loro bellezza fisica fosse ormai lontana anni e anni, qualcosa in loro bruciava continuamente. I miei fratelli erano già nella chiesa in cui si sarebbe svolta la cerimonia, a pochi passi dal luogo in cui mi stavo preparando. Per un attimo la mia mente si affolló di pensieri, e tutti riguardavano il mio futuro. Mi chiedevo come sarebbe stata la mia vita da quel giorno in poi, al fianco di che tipo di uomo mi sarei ritrovata. Osservai allo specchio i miei lineamenti aggraziati, mi sfiorai con le punte delle dita. Mi sentivo bene e felice, ma anche tanto sbagliata e triste in quel momento. Non ero pronta per un uomo, per essere una donna di casa. Io era pratica, ero brava a fare le cose da ragazzo, ma sapevo anche sbrigare le faccende di casa, non voglio dire che fossi proprio negata nelle cose tipiche da ragazza... ero solo più adatta a stare fuori ed occuparmi di legna da ardere, di caccia e della riparazione di utensili e della casa. Ero fine ed elegante quando dovevo, ma sentivo che un'esistenza passata a fare la donna di qualcuno non fosse proprio quello che desideravo dalla vita. Sentii una piccola lacrima salirmi all'occhio e decisi di non pensarci, in fondo non sapevo ancora nulla riguardo al mercante, conoscevo a malapena la sua età, che si aggirava intorno alla quarantina di anni, ed il suo nome. Magari era un uomo buono e dolce, o magari non gliene sarebbe importato nulla di me. Girai la testa giusto il necessario per vedere il volto di mia madre. Sorrideva e aveva le lacrime agli occhi. Non aveva mai visto sua figlia in vestiti talmente belli, era comprensibile. Mi aggiustó una spalla, che era scivolata un po' troppo in basso, e poi mi fece girare. Probabilmente si stava vedendo un po' riflessa in me, non tanto per l'aspetto quanto per la paura che stavo traspirando da tutti i pori. Non riuscivo a trattenermi, ero troppo emozionata, mi stava scoppiando il cuore. Mi sfiorò dolcemente il viso e mi bació la fronte. Mi prese la mano e attese che iniziassi a muovermi. Mi accompagnó fino a quando fummo scese le scale e uscite, ritrovandoci quindi di fronte alla Chiesa, dopodiché si allontanò con mio padre. Quella casetta era stata presa in affitto appositamente dal mercante in modo che tutta la mia e sua famiglia potesse prepararsi alla cerimonia. Della sua famiglia non era venuto nessuno, in realtà. Prima di sparire completamente dalla mia vista, mia madre mi sussurró ultime parole di conforto. 《 Sei bellissima, Elaine.》Lessi quelle parole sulle labbra di mia madre, e mi sentii subito fiera di me. Sospirai per trattenere le lacrime che sembravano combattere per uscire. Mi sentivo male, non volevo entrare in quella chiesa, non volevo sposarmi. Sentii della musica suonare dall'interno, il segno che fosse arrivato il momento per me di entrare. Mio padre mi stava attendendo, voleva portarmi all'altare e vedere compiere finalmente quel gesto, che mi avrebbe assicurato un futuro da donna benestante. Una leggera pelle d'oca mi attraversò il corpo, dei brividi freddi scesero lungo la schiena mentre intraprendevo quei faticosissimi passi. Qualcosa mi tratteneva, ma dovevo procedere, quindi camminavo con fatica verso la porta del mio destino. Mentre cercavo la porta, il nodo nella mia gola cresceva a dismisura. Mi ritrovai nella sala senza sapere come, tutti i volti intorno mi parvero delle maschere ed il mio leggero vestito sembrava trasformarsi in piombo. All'altare vidi il mio sposo, mio padre mi prese per il braccio e mi accompagnó da lui, e da quel momento in poi tutto assunse una certa meccanicità per me. Non riuscivo a percepire molto di quello che stava succedendo intorno a me, era un po' come vedere tutto chiaramente ma non riuscire a capire nulla, in fondo. Forse era la paura a farmi un effetto strano, a creare quel senso di nausea. Mi risvegliai quando il mercante mi baciò la fronte, sentii applausi, vidi i volti sorridenti dei miei famigliari, e mi sforzai a sorridere con loro, risultando quasi patetica. Tutte le altre cose successero in fretta e li vissi come in una sorta di trance. Mi ritrovai nell'osteria a festeggiare. Mio padre aveva bevuto un po', mia madre ballava con i miei fratellini, il mercante, il cui nome era Olaf, parlava con suoi amici e colleghi. Aveva raccontato che quella osteria fosse sua, ed in effetti non era nemmeno lontana da casa sua, quindi probabilmente non mi aveva mentito. Aveva tante case, sparse un po' ovunque. Realizzai con un certo terrore che, da quel momento in poi, quella sarebbe stata anche casa mia, almeno per il periodo in cui saremmo rimasti in città. La cosa mi sembrò soffocante. Decisi di fare come mio padre e bere qualcosa, anche se quel vino mi diede una nausea insopportabile dopo il primo calice, senza che nemmeno sentissi un minimo di ubriachezza. C'era fin troppa gente, troppi invitati, non mi sentivo a mio agio ed inoltre tutti sembravano scrutarmi come un animale, come carne da macello che andava ispezionata prima di essere venduta. Credetti persino di riuscire a sentire delle signore anziane parlar male di me, e tutto sommato il clima per me non era particolarmente caloroso. Mi sentivo strana quando camminavo, come se il pavimento sotto i miei piedi stesse per cedere. Il mio corpo sembrava volermi far capire quanto fosse tutto sbagliato, agendo dall'interno, facendomi stare male. Infine decisi di restare con mia sorella, con lei mi veniva facile fingere di essere felice, lei era troppo piccola, dovevo nasconderle quanto fosse crudele a volte la vita. La trattavo come il mio stesso cuore, nulla di brutto doveva toccarla. Passai la serata in quel modo, mangiai moltissimo, per la prima volta nella mia vita riuscii ad assicurarmi due pezzi interi di una torta che ritenni squisita, ed infine, nonostante tutte le cose negative, decisi che ci fossero anche aspetti positivi in quella sera, e in quel matrimonio in generale; sicuramente avrei avuto sempre abbastanza da mangiare, un letto comodissimo, una bella casa con un caminetto acceso nelle serate gelide, vestiti pregiati e belli, amici importanti. Avrei potuto dare cose alla mia famiglia, indumenti e cibo, ed il prezzo da pagare in cambio non mi sembrava nemmeno troppo alto. Certo, rimaneva un retrogusto amaro, ma era il mio destino sacrificare la possibilità di trovare l'amore della mia vita per il bene di tutti. Non ero mica l'unica, di tutte le donne che conoscevo, nessuna si era sposata per amore. Non era qualcosa a cui aspirare, più che altro appariva come una leggenda nella quale sperare. La mezzanotte era passata da un bel po' quando il mio sposo ed io decidemmo di ritirarci a casa, che io ancora non avevo mai visto dall'esterno. Era un villone dai colori chiari e gentili con delle grandi finestre, a poca distanza dall'osteria. Quello non fu un cammino lungo, a differenza di quello che avevo percorso per arrivare all'altare. Mi sentii felice di potermi finalmente sdraiare e riposare e fantasticare sulla mia vita futura. Appena varcata la porta mi accolse un odore dolce di spezie e fiori. Due signore gentilissime presero il mio cappotto e mi fecero accomodare sul divano. Erano le signore che si occupavano della casa, e da quella sera a venire si sarebbero occupate anche di me. Il pensiero che quelle due signore fossero una sorta di serve personali per me, mi lusingava e mi faceva sentir felice, perché erano davvero delle donne dolcissime. Mi aiutarono ad uscire da quel bellissimo vestito e quasi tutti gli indumenti intimi ed infilarmi nella mia veste da notte, una mi pettinò i capelli, mentre l'altra mi preparava la stanza. Per quel breve momento mi sentii davvero benvenuta e a casa, ed il pensiero di rimanere là per tutta la vita, mi sembrò un sogno irreale e magicamente felice. Era uno di quei sogni dai quali doleva risvegliarsi. Le due signore mi consegnarono preparata ad Olaf, che nel frattempo si era vestito in modo più leggero, con dei pantaloni decisamente più comodi ed una camicia meno soffocante. Dovetti ammettere che non fosse un uomo brutto, e forse prima o poi mi sarei potuta abituare a lui, al fatto di svegliarmi accanto a lui. Forse, e dico forse, non avrei trovato problemi a regalargli il mio corpo ed il mio onore, conoscendolo meglio. Olaf volle portarmi su per le scale, nella mia stanza, di persona, quindi le due donne ebbero il permesso di ritirarsi nella loro dimora, una casetta a parte, annessa attraverso un corridoio alla nostra villa. Pure casa della mia famiglia era annessa a quella del signor Heatswey in quel modo, solo che la villa del signor Heatswey era decisamente più piccola. Olaf prese la mia mano e mi accompagnó di sopra. Salendo le scale ebbi modo di vedere una parte della casa che non avevo ancora scorto, così bello e pieno di decorazioni. Vivere là mi sembrò qualcosa di paradisiaco, avrei passato le giornate a studiare tutti quegli angoli belli ed artistici. Magari avrei iniziato a disegnare, essere artista in quel luogo colorato era quasi d'obbligo, un gesto spontaneo. Quando Olaf aprì la porta di quella che sarebbe stata la mia stanza per un anno, mi si fermò il cuore; non avevo mai visto nulla di più bello in vita mia, nulla di più accogliente. Il pavimento era di un marmo dal colore giallastro, tendente un po' ad un rosa spento, non troppo acceso. Ricordava un po' una versione sbiadita del colore delle mie pochissime lentiggini, e quindi amai quel dettaglio già solo per quello. Il mio letto a baldacchino era poco più piccolo di un letto matrimoniale, lavorato in legno massiccio e scuro che contrastava benissimo il rosa antico della coperta e del cuscino. Sotto quella coperta dovevano esserci almeno altre venti coperte, tanto che era soffice e grosso, non avrei mai più patito il freddo durante la notte. Il materasso doveva essere morbido, immaginavo che dormire su di esso fosse come dormire su una nuvola. Sul davanzale della finestra c'erano dei fiori, che somigliavano tanto ai fiori che qualcuno aveva dipinto amorevolmente sull'armadio, dello stesso legno scuro e massiccio del letto. Il soffitto invece era azzurro e ricordava tanto un cielo d'estate. Gia riuscivo a vedermi sdraiata lì, ad immaginare mille cose la sera, osservando quel mio piccolo pezzo di cielo personale che, pur non potendo subire cambiamenti come un cielo reale, manteneva un certo fascino. Scorsi solo alla fine delle bambole di porcellana negli angoli. Non avevo mai avuto bambole in vita mia ed il pensiero di poterle finalmente toccare con le mie mani mi sembrò surreale. Sfiorai con le mani le tende del mio letto e capii che si trattava di finissima seta. Mi venne quasi da piangere dall'emozione, ero commossa, ma riuscii a trattenermi solo per non fare brutta figura con lui. 《 Perdonami se è così semplice, ma non sapevo cosa potesse piacerti, quindi non ho fatto modificare troppo la stanza.》Mi sorrise, poggiando la chiave della stanza sul comodino. Non seppi cosa rispondere in quel momento, mi mancava il respiro. Iniziai a ripetere mentalmente le sue parole una ad una, come a studiarle. 《 Semplice...》Sussurrai infine. Lui sorrise di nuovo, quando mi voltai a guardarlo. C'era qualcosa nei suoi occhi che non mi piaceva affatto, ora che avevo modo di osservarli più a fondo. Erano freddi e crudeli. Mi sfiorò le mani e per un attimo ebbi paura. Era come se mi attraversasse un fantasma, come se una scossa elettrica percorresse il mio corpo. Tra di noi crebbe una strana tensione che mi mise ansia; qualcosa lì non era giusto, lo sentivo.《 Mio signore...》Decisi di interrompere la serata lì per non dar modo alle mie paure di prendere il sopravvento, e per non dare modo a lui di spaventarmi ulteriormente. Dovevo essere solo felice quella sera, ero intrappolata in un dolce sogno.《 Sono molto stanca, credo di voler dormire ora...》 《 Elaine...》Mi interruppe. Sentii dei brividi scendermi lungo la schiena, la mia testa stava iniziando di nuovo ad andarsene per fatti suoi, quasi a volermi proteggere dalle cose brutte, ma questa volta riuscii a non ricadere in qualcosa di meccanico, le impedii di abbandonarmi.《Non ti sei mai chiesta perché ho scelto proprio te?》Ora teneva strette le mie mani. Ebbi paura. Io me lo ero chiesta, avevo studiato ogni dettaglio di quel matrimonio, e quella era una di quelle cose a cui non avevo ancora trovato risposta. 《 Sì, in realtà...》Balbettai. Avevo abbassato lo sguardo dalla paura. Ero un esserino debole anche di carattere, non riuscivo a sostenere il suo sguardo. 《 Ti osservo da un po' di tempo. Sei una ragazza bellissima, ma non bella nel senso stretto. Tu hai una bellezza pura, è qualcosa che viene da dentro di te, che mi attira.》Si avvicinò a me, che ora tremavo come una foglia. Riuscivo a sentire l'odore del suo alito, la cosa mi fece abbastanza schifo.《 C'è dell'innocenza in te, e questo mi piace. Se raccogli un fiore, scegli quello più bello, quello che più smuove qualcosa in te, e vedendo te ho sentito il bisogno di appropriarmi di te, come tu faresti con un bel fiore.》Mi accarezzò il viso. Mi creò disagio sentire quelle mani ruvide sul mio volto, erano leggermente sudate e non volevo avere il suo sudore addosso. Le mie labbra tremavano dalla paura, stava succedendo qualcosa che non era giusto per me, qualcosa che faceva male ancora prima di iniziare. E poi quella frase era davvero strana. 《 Ma mio signore...》Sussurrai, cercando con tutte le mie forze di sorridere. Le mie guance si stavano tingendo di rosso, lo sentivo. Ogni volta che succedeva le sentivo tirare, come se qualcuno mi avesse tirato schiaffi e pizzicotti.《 Strappando un fiore lo si ferisce, lo si priva della sua vita. Gli viene arrecato solo dolore. Il desiderio di strappare un fiore rappresenta il desiderio di infliggergli infinite pene solo per uno stupido piacere personale!》Alzai leggermente la voce senza però smettere di sorridere, risultando comunque una figura abbastanza patetica. Anche la mia vocina era debole e piccola. 《 Sì, credo ciò descriva perfettamente quel che susciti in me.》Smisi di trattenermi sentendo le mie paure confermate con quelle parole. Delle lacrime mi rigarono il viso mentre stringevo i pugni. Sentivo la disperazione strapparmi dall'interno, non sapevo come reagire. 《 Mio signore, lei ha un patto con mio padre...》Cercai di voltare la testa ma lui mi trattenne con le mani. Il suo alito iniziava a darmi fastidio quanto il suo sudore. Non volevo nulla di lui addosso. 《 Tuo padre non è qui.》Chiusi gli occhi, non sopportavo la vista di Olaf in quel momento. Era come guardare in faccia la morte, non c'era nulla di piacevole.» Qui dentro ci siamo solo io e te.《 Le sue mani scivolarono sul mio seno, mentre cercavo di liberarmi dalla sua presa. Fu una cosa improvvisa che mi fece sentire molto insicura e piccola. Lui era molto grande e forte in confronto a me, e sapevo già di non avere nessuna possibilità contro di lui.《 Finché sarai qui, lui non saprà nulla.》Aveva le mani grandi, la sua presa era forte e decisa. Quella presa mi segnò, il modo in cui mi fece sentire indifesa era doloroso. Era come capire che non sarei mai stata più di una piccola mosca, intrappolata nella tela di un grosso ragno. Da un momento all'altro avrebbe potuto sbranarmi. 《 Mio signore, la prego, non mi faccia del male!》Avrei voluto implorarlo, ricordargli quanto fossi ancora giovane, quanto le sue azioni fossero schifose, ma non riuscivo a trovare altre parole. Mi ignorò e mi spinse, in modo da obbligarmi a voltarmi di spalle verso di lui. Iniziò a girarmi la testa con violenza, stava per uscirmi sangue dal naso, cosa che succedeva a volte, quando ero molto agitata. Mi tirò su il vestito e premette con forza una mano in mezzo alle mie cosce. Emisi un piccolo urlo, sia per lo spavento, che per il dolore che quel movimento brusco mi aveva provocato. Era stata una cosa troppo veloce. Gli tirai una gomitata ed un calcio allo stinco quando ne ebbi possibilità, ma lui rispose prontamente buttandomi sul letto e tirandomi un pugno. Rimasi stordita per un attimo, in uno stato che si trovava a metà strada tra l'incoscienza e la prontezza, mi ritrovai quel tipo massiccio sdraiato su di me, e finalmente una paura, che fino a quel momento era rimasta debole, si fece strada nella mia testa. Mi chiedevo se fosse quello il mio destino, subire quelle violenze giorno dopo giorno per tutta la mia vita, se fossi davvero arrivata a quel che si sarebbe potuto definire la fine della mia vita. Ero giovane, avevo dei sogni anch'io, e desideravo soltanto avere una possibilità di realizzarli, e quello non era per nulla produttivo. Chiusi gli occhi, forse in quel modo sarebbe stato più sopportabile tutto. Riuscivo a sentire qualcosa di gonfio spingere contro il mio corpo, celato ancora dietro i pantaloni dell'uomo. » Mio signore, la prego, lei è un uomo nobile, e credo lo sia anche di animo, faccio appello alla sua ragione ed alla sua enorme empatia, abbi compassione di me e la smetta...« La mia voce era appena udibile. Non so nemmeno come facessi a parlare ed esprimere tutte quelle parole inutili, il pensiero di urlare e basta non mi sfiorò nemmeno. 《 Non ho mai detto di essere un uomo capace di provare compassione.》Mi teneva dai polsi con una mano, mentre con l'altra cercava di aprirsi i pantaloni. Ero come paralizzata, anche se fosse successo qualcosa per mettere la situazione a mio favore, non sarei stata capace di scappare in quello stato. Ero solo triste e distrutta. Non riuscivo nemmeno più a piangere, in realtà. Sentivo qualcosa spingere per uscire, gli occhi mi facevano già male, ma non succedeva nulla. L'uomo mi baciò sulle labbra ed io non seppi da quale pulpito mi fosse venuto in mente di mordere le sue. Strinsi i denti il più forte possibile, tanto che lui iniziò ad urlare e riuscii a sentire un leggero sapore metallico nella bocca. Mi lasciò giusto il tempo necessario per far sorgere in me la speranza di raggiungere la porta e fuggire, ma purtroppo un ulteriore pugno soffocò quella speranza. Mi ritrovai di nuovo sul letto senza capire come. Non ci vedevo perfettamente, mi aveva colpita dritta sull'occhio. Lo vidi prendere una cosa ma non capii esattamente cosa fosse. La paura si stava trasformando in panico, capivo che non sarei mai riuscita a sfuggire a quella situazione, e questo era agghiacciante. 《 Se non vuoi obbedire evidentemente è arrivato il momento di usare la forza.》Lo sentii sussurrare. Non ci diedi peso in quel momento, mi faceva male la testa e tutto mi sembrava lontano di nuovo. La voce di Olaf era solo un eco nella mia testa. Sentii qualcosa entrare dentro di me, era doloroso, ma ciononostante non riuscii a capire se si trattasse di dita, oggetti o altro. Capii ben poco di quel che successe dopo, pur sentendo quel profondo dolore che mi affliggeva. Non avevo perso i sensi, erano più che altro la paura ed il dolore a pietrificarmi, rendermi debole e meno presente mentalmente. Ero sicura che, se avessi subito quelle stesse torture per due sere di fila, sarei morta, non ne ero capace, già il pensiero mi consumava viva. Decisi di arrendermi, di lasciarlo fare, ero esausta, e probabilmente non sarei riuscita a fare nulla contro la sua forza. Lasciai vagare lo sguardo attorno nella stanza, quando qualcosa mi punse in vicinanza del seno. L'uomo vi si era poggiato ed aveva aperto quel che sembrava una grande spilla attaccata alla sua camicia. Probabilmente aveva il compito di tenere chiusa una manica che ora sventolava aperta dal suo braccio. Non sembrava essersene accorto, ed io stessa inizialmente non capii perché la avessi preso in mano, liberata per caso, facendo attenzione che lui non vedesse, poi ad un certo punto mi resi conto di avere un'arma fra le mani. Era piccola, ma usata nel modo giusto sarebbe stata capace di infliggere dolore. Non so da dove mi fossero arrivate quelle forze, ma in un momento di distrazione da parte di Olaf riuscii a conficcargli quella spilla in una guancia. Olaf urlò e si scaraventò giù dal letto lamentandosi. Io dal canto mio non ero più in me stessa, feci tutto automaticamente; nel momento in cui Olaf si buttò per terra, balzai in piedi e mi scaraventai fuori dalla porta. Percorsi le scale alla cieca nell'oscurità, ma per fortuna riuscii a non cadere. Il bagliore della luna mi aiutò ad orientarmi e trovare la porta per uscire, nel momento preciso in cui sentii la porta di sopra aprirsi e Olaf urlarmi contro. Ero quasi nuda, il mio vestito era stato strappato da mio marito, in faccia probabilmente avevo migliaia di lividi e sentivo del sangue caldo scendermi lungo le cosce, ma tutto ciò non era importante in quel momento, io dovevo raggiungere casa mia. Era il mio unico pensiero, dovevo arrivare nell'unico luogo sicuro al mondo. Con forza innaturale iniziai a correre. Vedevo un po' annebbiato, ma avevo trascorso la mia infanzia in quella città, più o meno riuscivo ad orientarmi anche solo vedendo parzialmente gli edifici. Ad esempio, quando vidi un edificio rosa seppi di essere vicina alla chiesa in cui mia madre era stata battezzata, che dal canto suo affacciava su una piazza. Da quella piazza c'era una scorciatoia che portava dritta lungo il sentiero dei campi del signor Heatswey, e quindi sulla via di casa. Più mi avvicinavo, meno il vento sembrava essere freddo, il dolore lentamente spariva ed i passi apparivano più leggeri. Era come correre volando. Inciampai sui due gradini davanti alla porta, bussai freneticamente e finalmente sentii dei passi avvicinarsi. Certo, Olaf sicuramente non mi aveva seguito fin lí, ma la paura di non essere sola mi aveva accompagnata durante tutto il tragitto. Qualcuno aprì la porta ma non ebbi modo di riconoscerlo, di nuovo la mia vista si era annebbiata. Ora che mi trovavo quasi al sicuro, qualcosa in me stava cambiando. I dolori erano tornati ed il sangue che mi stava scendendo dalle gambe, stava iniziando a diventare fastidioso. Riconobbi la voce di mia madre, che mi chiedeva cosa fosse successo, ma non ebbi modo di rispondere. Il vento freddo mi stava frustando alle spalle, aumentando il mio malessere generale. Per la prima volta mi resi conto per davvero cosa fosse successo quella sera e di come fossi conciata, di che cosa stessi suscitando nelle persone che mi vedevano. Ero lì, metà viso nero dai pugni, un occhio mezzo chiuso perché si era gonfiato, sangue che scendeva dalle mie labbra, il vestito strappato in brandelli, su tutto il mio corpo avevo lividi, sulla schiena graffi perché il mercante aveva usato una cintura per castigarmi per la mia ribellione, e poi quel sangue che scendeva lungo le mie gambe che non sembrava nulla di naturale, quel tirare nella pancia che mi faceva assumere una posizione piegata. Dovevo essere una figura abbastanza pietosa. La mia testa iniziò a girare quando sentii anche la voce di mio padre e dei miei fratelli chiedermi cosa fosse successo. Non capii se fossi entrata o meno, non vedevo né sentivo quasi più nulla e le mie gambe iniziavano a cedere. Ebbi voglia di piangere ma non ebbi la forza, avevo degli scatti di ricordi dell'accaduto che mi fecero realizzare quanto tempo avessi passato nelle mani di quel sadico. Era quasi l'alba. Lentamente sentii una certa leggerezza prendere il sopravvento, chiusi gli occhi e mi abbandonai ad essa.
  7. MarieInsane

    Mi presento anch'io!

    Grazie mille! Ho capito ora come si cita un messaggio, sono lenta a capire stavo giusto cercando il regolamento, sei cascata a pennello!
  8. MarieInsane

    Mi presento anch'io!

    Grazie mille! Tempo permettendo, appena capisco bene come funziona il sito, spero di pubblicare qualcosa!
  9. MarieInsane

    Mi presento anch'io!

    Salve a tutti! Sono Maria Francesca, ma per tutti ormai mi chiamo Marie Insane. Sono una persona dalle origini tedesche che vive nel sud Italia, per l'esattezza a Cosenza. Scrivo da tantissismo tempo, circa da quando avevo nove anni. Adoro le storie violente e con un sacco di prese a male, infatti le mie stesse storie ne sono piene. Adoro anche il disegno ed il cosplay, infatti faccio tutti i miei costumi da me e passo le giornate dividendomi tra queste tre passioni principali. Sono non binaria ma potete usare i pronomi che preferite, anche perché non esiste un vero equivalente di they/them in italiano, quindi andate un po' a sentimento.
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